I budget non sono brigate, l’Europa si difenda da sé
O “le ragioni a
favore di una riduzione delle forze armate statunitensi”. La Nato è un’altra,
non più “americana”, e non si torna indietro. Trump, come si sa, è per una
riduzione dell’impegno militare americano in Europa (impegno convenzionale, escluso
cioè l’ombrello nucleare). Già nel 1987, molto prima di “scendere in politica”,
sul “New York Times” insisteva sul fatto che “l’America dovrebbe smettere di
pagare per difendere paesi che possono permettersi di difendersi da soli”. Nella
prima presidenza ha minacciato un ritiro ma poi non ne ha fatto nulla. Ora
procede con limature anche sostanziali delle guarnigioni americane in Europa. E
soprattutto insiste sull’aumento europeo delle spese militari – delle spese effettive
(“i budget non sono brigate”). Ha adottato la linea della “ripartizione degli oneri" e ne ha avuto mefiati riscontri. Per prima cosa “a ridosso dell’insediamento, il Segretario alla Difesa
Pete Hegseth è volato a Bruxelles per informare i suoi omologhi che gli Stati
Uniti avrebbero dovuto concentrarsi su priorità diverse dalla difesa europea”. Poi “il Pentagono ha lanciato una «Europe Posture Review», una valutazione critica
degli schieramenti di truppe statunitensi e degli impegni di base nel
continente. Annunciandola alla riunione ministeriale della Difesa della Nato,
Hegseth è stato chiaro: «L’Europa può e deve assumersi la responsabilità
primaria della propria difesa convenzionale».
“Un simile
risultato equivarrebbe a una trasformazione dell’Alleanza transatlantica. Dalla
fondazione della Nato gli Stati Uniti hanno garantito la difesa dell’Europa e
detenuto la posizione di comando militare più elevata nell’Alleanza. A distanza
di oltre 75 anni, rappresentano ancora circa il 60 per cento delle spese
militari dei membri della Nato e mantengono circa 80 mila soldati di stanza nel
continente e nel Regno Unito. Decenni di predominio americano hanno reso l’Europa
dipendente dalla leadership, dalla tecnologia e dalla spesa degli Stati Uniti”.
Ora si cambia – (quasi) certamente.
Un saggio pieno di
dati, cifre, progetti e proposte. All’insegna della considerazione che “i budget
non sono brigate”, i buoni propositi non bastano, l’Europa deve fare –
spendere, armarsi. Come, aggiungono i due autori, cattedratici di politiche militari , fu per il Giappone negli anni 1980. Anni di
boom economico e di preoccupazione per la crescita della flotta sovietica. Gli
Stati Uniti si rifiutarono di mandare più navi, e l’effetto fu il raddoppio della
spesa militare nipponica in percentuale del pil in quindici anni.
Jennifer
Kavanagh-Justin Logan, Leave Europe to the Europeans, “Foreign Affairs”,
sett.-ott., in libera lettura, anche in italiano, Lasciare l’Europa agli
europei
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