Francesco o la gioia del creato
Una rilettura del personaggio,
in chiave di dinamismo, non di poverismo, e una lettura finale del “Cantico delle
creature”, che avrebbe accompagnato Francesco alla morte, nell’angusta
Porziuncola, intonato dai “frati”. Nella versione già di Paramont+ quattro anni
fa, robusta di innovativa e robusta filologia, sul personaggio, per più aspetti
non convenzionale, e sull’opera – preceduta da un breve aggiornamento per le celebrazioni
dell’ottavo centenario della morte, sulla persistenza del mito e del rito.
Il personaggio del
Medio Evo più conosciuto nel mondo. Più popolare in Italia. In poco tempo, da
solo, e senza apparati ha cambiato i sentimenti umani del mondo – è successo nella
storia dell’umanità tre o quattro volte.
Anche il nome è
una novità. Si chiamava Giovanni. Ma era giovane di mondo, andava in Francia,
alle fiere, col padre, e parlava francese. Fu per lui inventato dagli amici
il nome Francesco – ora probabilmente il più diffuso.
Il primo ambientalista, naturalista,
animalista, femminista, pacifista. Anche il primo “frate”, invenzione
lessicale di suo conio - prima si usava monaco, monaci.
Il “poverello di
Assisi”? No, questo è il Francesco di Bonaventura da Bagnoregio, tutta una
invenzione. Anche i suoi compagni, erano tutti notabili, notevoli per
patrimonio e intemperanze, conosciuti in
città e fuori.
“E dovranno
chiamarvi minori, ultimi. Ma dovete essere contenti, giullari di Dio felici,
e ringraziare, questa è la vostra letizia”.
Novità integrale
una “società” di laici. I “frati” non erano preti, non erano monaci.
Il primo miracolo
con Innocenzo III, il papa. Temibile potentissimo controllore della politica in
Europa – fino a scomunicare il re d’Inghilterra, reo d’insubordinazione.
Ascoltò lo sconosciuto Francesco, arrivato da Assisi con i suoi “frati” laici, e
se ne lasciò convincere, autorizzandone la regola.
Inncenzo III
autore da cardinale del “De Contemptu Mundi”, come fu ed è chiamato il trattato “De miseria
humanae conditionis”, tre libri di miserie, del corpo umano, delle ambizioni
umane, del decadimento fisico e la morte. Tutto l’opposto di Francesco, la gloria
del creato.
Così poi Sandro
Penna, altro umbro: “Il mondo che vi pare di catene\ tutto è tessuto d’armonie
profonde”. Verso la natura non un sentimento ecologico, ma una immedesimazione.
Una nuova primavera del mondo. Contro la fame, l’oppressione, la guerra, la
guerra, la guerra.
La stella del mattino
del Rinascimento italiano. Il Cantico delle creature ottocento anni fa una
rivoluzione: della lingua, la prima poesia in volgare italiano, e del messaggio,
la gioia del creato.
Roberto Benigni, Francesco
– il Cantico, Rai 1, RaiPlay
Nessun commento:
Posta un commento