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lunedì 5 ottobre 2026

Francesco o la gioia del creato

Una rilettura del personaggio, in chiave di dinamismo, non di poverismo, e una lettura finale del “Cantico delle creature”, che avrebbe accompagnato Francesco alla morte, nell’angusta Porziuncola, intonato dai “frati”. Nella versione già di Paramont+ quattro anni fa, robusta di innovativa e robusta filologia, sul personaggio, per più aspetti non convenzionale, e sull’opera – preceduta da un breve aggiornamento per le celebrazioni dell’ottavo centenario della morte, sulla persistenza del mito e del rito. 
Il personaggio del Medio Evo più conosciuto nel mondo. Più popolare in Italia. In poco tempo, da solo, e senza apparati ha cambiato i sentimenti umani del mondo – è successo nella storia dell’umanità tre o quattro volte.
Anche il nome è una novità. Si chiamava Giovanni. Ma era giovane di mondo, andava in Francia, alle fiere, col padre, e parlava francese. Fu per lui inventato dagli amici il nome Francesco – ora probabilmente il più diffuso.
Il primo ambientalista, naturalista, animalista, femminista, pacifista. Anche il primo “frate”, invenzione lessicale di suo conio - prima si usava monaco, monaci.
Il “poverello di Assisi”? No, questo è il Francesco di Bonaventura da Bagnoregio, tutta una invenzione. Anche i suoi compagni, erano tutti notabili, notevoli per patrimonio e intemperanze,  conosciuti in città e fuori.
“E dovranno chiamarvi minori, ultimi. Ma dovete essere contenti, giullari di Dio felici, e ringraziare, questa è la vostra letizia”.
Novità integrale una “società” di laici. I “frati” non erano preti, non erano monaci.
Il primo miracolo con Innocenzo III, il papa. Temibile potentissimo controllore della politica in Europa – fino a scomunicare il re d’Inghilterra, reo d’insubordinazione. Ascoltò lo sconosciuto Francesco, arrivato da Assisi con i suoi “frati” laici, e se ne lasciò convincere, autorizzandone la regola.
Inncenzo III autore da cardinale del “De Contemptu Mundi”, come fu ed è chiamato il trattato “De miseria humanae conditionis”, tre libri di miserie, del corpo umano, delle ambizioni umane, del decadimento fisico e la morte. Tutto l’opposto di Francesco, la gloria del creato.
Così poi Sandro Penna, altro umbro: “Il mondo che vi pare di catene\ tutto è tessuto d’armonie profonde”. Verso la natura non un sentimento ecologico, ma una immedesimazione. Una nuova primavera del mondo. Contro la fame, l’oppressione, la guerra, la guerra, la guerra.
La stella del mattino del Rinascimento italiano. Il Cantico delle creature ottocento anni fa una rivoluzione: della lingua, la prima poesia in volgare italiano, e del messaggio, la gioia del creato.
Roberto Benigni, Francesco – il Cantico, Rai 1, RaiPlay


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