Le eccellenze sono tornate
Vagando per l’Inps salviniano ridotto a
taglieggiatore, con “ricostituzioni” arbitrarie incontestabili, seppure di pensioni
contributive (cioè pagate), se non con cause amministrative (di dieci e più
anni, a settanta-ottanta di età), capita d’imbattersi in un fatto incredibile,
di cui non si è letto. I 43 dirigenti di prima fascia sono stati beneficiati dal
presidente leghista Gabriele Domenico Angiolino Fava, avvocato e intemerato
vice-presidente della Corte dei Conti, occhiutissimo tribunale degli sprechi pubblici,
di un aumento di 90 mila euro in un colpo solo, subito dopo la nomina. Dai 240 mila del tetto fissato
nel 2011 ai dirigenti pubblici ai 311 mila del primo presidente della
Cassazione – altro focolaio di legalità: 311 mila euro per non fare niente, l'attuariale fa tutto da solo. Forte di una sentenza della Corte
Costituzionale, presieduta dall’insigne legista (leghista legista?) Giovanni
Amoroso, anche lui professore, alla Libera Università di Casamassima.
Il tutto mentre l’Italia rigurgita di
austerità, sotto il ministro dell’Economia, cui si deve la scoperta di Fava. E della
solita campagna leghista per abbassare ogni anno di qualche mese l’età pensionabile.
Per fare fallire l’Inps prima? Come profetizza Alberto Brambilla, che non è
professore, ma è stato marito di Irene Pivetti, e da vent’anni profetizza il fallimento
dell’Inps, mentre varava, sempre vent’anni fa, da sottosegretario al Welfare,
la previdenza “complementare”, cioè privata (“L’Inps fallisce, salvatevi”) – varava i benefici
fiscali della previdenza privata.
Si scopre con l’occasione navigando che
i Supremi Giudici da tempo non osservavano il tetto alle retribuzioni. Si scopre
anche che il presidente Mattarella ha per appannaggio la metà degli Inps
salviniani, 170 mila euro. Per scelta del presidente (è la sua pensione da
professore universitario, contributiva), ma il suo appannaggio sarebbe stato
comunque di 220 mila euro.
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