Meloni al centro anche in Italia
Non solo Manfred Weber, Popolari europei,
è sempre a Roma, e la Cdu-Csu, i democristiani tedeschi, con l’antitaliano Dobrindt
in testa, guardano a Roma per disinnescare l’ascesa alla loro destra di Afd. Anche
a Londra si guarda a Roma su come disinnescare la destra della ingovernabilita. E nella stessa
Roma la presidente del consiglio Meloni, ex missina da battaglia, sempre più occupa
il centro - tanto più ora, che il Fondo Monetario ne rivaluta la politica economica, rivedendo al rialzo le stime del pil - quindi con un migliorato rapporto debito/pil.
Tra un Salvini sempre più “trinariciuto”,
anche se non sa di che, e l’evanescente Forza Italia di Tajani, che dice sì a
tutto ma deve sperare in una elezione anticipata, che freni gli abbandoni, per
Vannacci o per Salvini, Meloni tiene la barra del governo. E ci è riuscita
senza sforzo.
Il presidente del consiglio non ha in Italia
nessun potere – non nomina i ministri, non li può dimettere, non può decidere
una politica da solo (Prodi lo sa bene, affondato da Mastella, da Bertinotti, Berlusconi fu messo in crisi da un certo Follini). È un coordinatore. Ha bisogno di una strategia che tenga
assieme le coalizioni, dato che l’Italia rifugge dai governi stabili, come si vede
dalle tante sue leggi elettorali – niente presidenzialismo, niente premierato, o
cancellierato (nemmeno voto a due turni), un capo del governo eletto. Che solo inducono peraltro al non voto - sono fatte complicate per scoraggiare il voto.
Meloni è al centro perché si è fatta
centro? In termini italiani la nuova Dc, in Italia oltre che in Europa – e senza
le correnti, almeno per ora, i concorrenti in famiglia.
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