“Mamma” e “posto”, un viaggio a ritroso nel Sud
“Mamma” – che più tardi declinerà famosamente in “mammismo” - è una poesia
del 1915, in rapporto con la sua propria
mamma. Alla quale aveva dedicato il suo primo scritto, da liceale, sulla Madonna
di Polsi. Contro il padre, invece, sono molte note e anche versi. Prima della
resipiscenza finale, da padre lui stesso, e in morte del genitore - è tardivo il
riconoscimento che l’insistenza del padre a farlo “poeta”, a volere per lui la
migliore educazione, è una sua proiezione personale, di ascesa sociale, ma
anche un sacrificio, molti sacrifici.
La raccolta,
curata da Anne-Christine Faitrop-Porta, che si è assunta la fatica di
recuperare testi inediti e dispersi di Alvaro, è molto di più di “Memoria e
vita”, le venti pagine lasciate inedite di riaprezzamento del padre, di cui il sito
si è già occupato diffusamente: http://www.antiit.com/2023/09/un-paese-di-pastori-nel-primo-novecento.html
Uno scrigno dimenticato con molte gemme, anche rare (moltissime poesie disperse).
Un Novecento stringato e calmo, pieno di cose. Come, appunto, il padre: “La
ribellione della giovinezza non è l’unica reazione di Alvaro contro il padre”,
nota la curatrice, che ne trova traccia in un sonetto, raro nella metrica alvariana,
“Abile io fui..” – metrica scolastica, come il padre, maestro? E, anche qui,
una rivendicazione della “nobiltà” della madre, di famiglia di pastori, i
ricchi del paese.
Nel ricordo del padre, della Calabria, del Sud – un rapporto de loin, anche se ne caratterizza in
parte l’opera. Alvaro visse tutta la vita a Roma, e in vacanza andava a
Vallerano, sui monti Cimini, alto Lazio. A San Luca è stato visto per poche ore,
un solo giorno, per la morte della madre. E tuttavia, da un semplice fatto
minimo deriva in mezza pagina la “storia del Sud” - la narrazione del Sud, il
discorso su (lo storytelling): il
padre, maestro a stipendio, statale, non era un buon partito per la madre,
figlia di pastori – oggi si direbbe imprenditori. Ci vollero la guerra e i rivolgimenti
successivi “per riabilitare nell’idea paesana gli stipendiati”. Il “posto”,
dunque, è storia recente, “italiana”. Per questo e nel complesso un documento
antropologico della vita di paese, di un paese di pastori, tra Otto e
Novecento. Con una sintesi travolgente dell’economia e della società locali, e
del meridione com’è, come era e come lo si è voluto.
San Luca “era un paese cortese”, tra Otto e Novecento, la mafia arcigna e
assassina dei rapimenti di persona e delle faide è successiva, specie con la Repubblica.
I carcerati di altri paesi nel secondo dopoguerra, disertori, ladri per fame,
ladri organizzati, abigeatari, giovani impulsivi, ricordano (ricordavano) i compagni
di prigione di San Luca come quelli che “leggevano il giornale”, col culto del
pane fatto in casa - i pastori che leggevano il giornale, che scendevano in paese
la mattina per comprarlo, dopo avere fatto il carcere?, si possono
testimoniare.
Corrado Alvaro, Il viaggio, Falzea, pp, 315 € 18
Nessun commento:
Posta un commento