sabato 13 dicembre 2025

A Sud del Sud - il Sud visto da sotto (617)

Giuseppe Leuzzi


“Motta, Milano 1919”, “con Bruno Barbieri”, emiliano, lancia un panettone “alla mediterranea”. Di gusto poco mediterraneo, per la verità, ma non è questo il punto: il Mediterraneo, aggettivo e sostantivo, è ancora a premio. Panarea e Pantelleria sono bene isole lombarde, milanesi. Sono ben dépendances padane, è il Sud che è antipatico.
 
Il Procuratore Capo di Caltanissetta De Luca, nel 1992 giovane aggiunto a Palermo, accusa alla commissione  parlamentare Antimafia mezza o tre quarti della Procura di Palermo all’epoca quali complici o favoreggiatori delle stragi contro i giudici Falcone e Borsellino. Dice cose che si sapevano, e che continuano a dirsi, inutilmente. Il Procuratore Pignatone è il più accusato, ma non si difende.
Non è visto da destra dopo il visto da sinistra. Oppure sì. La giustizia è allora, quando c'è, solo politica.
 
La giustizia è l’avvocato giusto
“L’altro ispettore” - l’originale miniserie sulle morti sul lavoro e sulle indagini che sarebbe possibile svolgere per prevenirle o sanzionarle - la Rai fa finuire al rovescio: l’arresto per mafia dell’ispettore. Contro tutte le regole, e la narrazione sottostante. Cinque secondi brutali, con la Procuratrice, sua compagna d’infanzia e di letto, e i Carabinieri che gli mettono le manette e la parola fine. Fine della storia del coraggioso e intelligente ispettore che tanti reati ha scoperto e punito, a Lucca, nelle puntate precedenti.
Qualcosa si subodorava, perché il giovane ispettore si faceva arrivare a Lucca da Reggio Calabria, dove era rimasto vedovo. Provenienza e condizione dovevano nascondere qualcosa – secondo le regole dei gialli. Però, si diceva, la miniserie è basata sui romanzi e l’esperienza personale di Pasquale Sgrò, originario di Reggio e una vita ispettore del lavoro a Lucca (dove tuttora è in attitività con un suo proprio Studio Sgro, di consulenza per prevenzione infortuni, igiene del lavoro, normative ambientali), e Reggio sarà un’evocazione casuale. E invece no?
Un racconto che finisce capovolto non ha senso. Il finale dev’essere un invito a una seconda serie, a seguire “L’altro ispettore” la stagione prossima. Bizzarro, ma è l’unica spiegazione possibile.
Ma, se così è – così è –, si propone, la Rai propone, una narrazione in cui si denncia la delittuosità della giustizia. Che è terribile, da vedere in tv, da denunciare, ma è un dato di fatto.
L’ispettore coraggioso si è incontrato a Lucca, e poi scontrato, con un’altra compagna di scuola, molto bella, molto ricca, e molto potente. Gestora ora di un’azienda fondata dal padre, un avvocato famoso a Lucca per vincere tutte le cause – e specialmente quelle di incidenti sul lavoro. Lo spettatore è portato a immaginare che l’influenza si estenda anche sulle Procure odierne, a Reggio Calabria come a Lucca – tanto più che un’associazione mafiosa non si nega a nessuno.
Se così è, una rivoluzione. Ma di un sentito normale in Calabria, a Reggio Calabria. Dove ci sono stati avvocati che vincevano sempre le cause. Il più famoso che si ricordi è l’avvocato Mazzeo di Palmi, che era stato anche presidente democristiano della provincia, e candidato non fortunato al Senato. A Reggio l’avvocato Panuccio era famoso per vincere sempre le cause in Appello – le cause civili, dove sono in ballo i soldi, con un presidente molto autoritario. Poi, quando a Palmi la Procura della Repubblica passò a sinistra, le cause le vincevano gli avvocati Bajetta e William Gioffré.
 
L’Aspromonte è francese
Alla fine, la controversa etimologia di Aspromonte più valida è la traduzione dal francese, lingua nella quale il toponimo ricorre per la prima vota, nel poema cavalleresco che s’intitolò Chanson d’Aspremont, che i re normanni di Sicilia commissionarono per la Terza Crociata, o Crociata dei Re, che portò a Messina per una lunga preparazione, tra il 1189 e il 1190, i regnanti europei. Di un francese ancora imbevuto di langue d’oc, dell’Occitania, la Francia meridionale, provenzale.
La combinazione di mons e aspros, la montagna e il biancastro, non regge. Perché il versante jonico della Montagna sarà pure stato brullo - lo era a fino a qualche decennio fa – tanto da apparire “bianco” ai coloni greci, ma il combinato aspro-monte in questa derivazione lega una parola latina a una greca, e non è possibile (tra la grecità e la romanità passano cinque secoli buoni). L’Aspromonte non c’è in Pausania e nell’antica trattatistica, emerge nel 12mo secolo col poema. Che fa di “Risa”, Reggio Calabria, la roccaforte contro i Saraceni – come in effetti a lungo era stata.
Aspro, secco, rude, ruvido è aspre in occitano, il “francese meridionale” - nella forma âpre in francese. Aspremont è in Francia un paese collinare delle Alpi Marittime – Aspermùnt in lingua “nizzarda”, residuo della langue d’oc. Come patronimico il sito Geneanet lo registra 116 209 volte! In forme tutte francofone: Apremon, Aspremon, Appremond, Appremont, Dappremont, d’Aspremont, Dapremon, Daspremont, Daspremon, d’Ampremont, d’Apremon, Aprenom, Appremon, Premon, Premont, Premond, Promon, Promont, Promond, Apromon, Appromont, Apromont.
C’è stato anche un casato nobiliare d’Aspremont – dei d’Aspremont o Apremont: originario della Lorena, Apremont-la-Forêt, da prima del XIImo secolo, estinto nel sec. XVmo. Di cui è disponibile online una circostanziata ministoria.   
Aspromonte wikipedia lo dà “desueto in italiano”.
 
Sudismi\sadismi - Sud Cayenna
“Il Sole 24 Ore” fa la classifica delle città dove si vive meglio, e copre gli ultimi 25 posti con città meridionali, dove si vive cioè peggio. Né va meglio in cima alla classifica: tra le quaranta dove si vive meglio c’è solo Cagliari, al 39mo o 40mo posto – e senza particolare enfasi (forse solo perché i milanesi usano ancora fare i bagni di mare in Sardegna).
Lo stesso per gli ospedali. Si compila una graduatoria, naturalmente scientifica, su criteri misurabili, su una base amplissima, 1.117 strutture pubbliche e private, da cui risulta che fra i 15 ospedali migliori sono uno è meridionale - il quindicesimo, il policlinico universitario Federico II di Napoli. Qui la graduatoria è più significativa: 15 sono gli ospedali che rispettano tutti gli standard fissati per legge dieci anni fa. E fanno capirre perché le regioni meridionali si indebitano per la sanità con le altre regioni. Ma è anche vero che – il fatto è accertabile, tra familiari, amici e conoscenti – la pubblictà è sulla salute più che mai l’anima del commercio.
Il Sud non si sa vendere – per il gusto della lagna? Ma il Nord (o è Milano?) è all’opposto, senza misura.
 
Cronache della differenza: Milano
Il menu di Davide Oldani per il dopo-Scala: “Spaghetti 3D Artisia, vellutata di zucca con semi tostati, polvere di caffè e sciroppo al balsamico, il baccalà tiepido setato con uvetta appassita, rustìn negàa di vitello - piatto tipico, con quel sound del dialetto milanese che quasi diventa internazionale”.
 
Si decide di giocare Milan-Como in Australia, per “valorizzare il brand all’estero. Con due giornate (48 ore) di volo e alternanza climatica. Poi si decide di no, perché gli australiani vogliono arbitri locali. “Non esiste”, opina il perfido Jack O’Malley sul “Foglio”, “non si può mica rischiare di scoprire che sono più bravi degli arbitri italiani”. Italiani o lumbard?
 
Di “illuminismo delirante”, Giovani Agosti, esegeta e amico di Arbasino, lo vuole “assolutamente lombardo”. Benché, premette, “Roma sia stata la città in cui ha vissuto più a lungo e in cui si può dire rinato”: “Era come quelle ville lombarde nelle quali una facciata perfettamente neoclassica convive con un romantico giardino all’inglese”. Di “anima logica e razionale” e “spirito indomabile, ingredienti che confguravano una sorta di illuminismo delirante, tipico del carattere lombardo”.
 
Fra i tanti complimenti del “milanese” Stendhal due poco noti sono nel saggio inedito sulla lingua italiana che infine si pubblica, “Dei pericoli della lingua italiana”. Milano è “la più felice di tutte le città d’Italia” - che sono tutte felici, sottintende (“Complimenti a Monti”). E la sua lingua è la migliore – detto in immaginoso italiano: “Val più un’idea vera in preto meneghino, che un’idea commune rivestita di superbe toscaniche spoglie”.
 
Il siculo Caltagirone padrone di Milano, non si crederebbe. Resta da vedere come pagherà. I precedenti sono stati onerosi: Michelangelo Virgillito, Michele Sindona, Enrico Cuccia, Salvatore Ligresti. La città tenta, e poi distrugge. I Quattro Cavalieri di Catania prosperarono, migliori imprese di costruzioni d’Italia, finché non sbarcarono a Milano. Per farsi incoronare. Ricoperti di mafia, persero tutto – in pochi mesi il lavoro di più vite.
 
Non era difficile prevederlo qualche settimana fa. Milano è divisa, come per la Nuova Urbanistica: l’indagine va avanti, con molte pezze d’appoggio, l’opinione ha riserve, “Il Sole 24 Ore” e il “Corriere della sera” - gli interessi sono sempre cauti. Ma non c’è dubbio che per Caltagirone finirà male – nella fattispecie anche malissimo.
 
Marracash, narrano le bio, “fino all’età di dieci anni ha vissuto in una casa di ringhiera di via Bramante, per un periodo in un monolocale che il padre (operaio, n.d.r.) condivideva con cinque colleghi”. Negli anni 1980.
 
Oggi via Bramante, “piena di buchi, diventerà uno sterrato”, denuncia Giovanni Storti – “potremmo chiamarla viottolo di campagna”. Via Bramante, pensare, piazza della Lega Lombarda. Quando si dice la Nuova Urbanistica.
 
Si lamenta per una pagina, può lamentarsi per una pagina, Attilio Fontana, leghista, presidente della Regione Lombardia, perché non c’erano né Mattarella né Meloni alla prima della Scala, solo il ministro della Cultura: “Bossi aveva agione: alla politica romana il Nord dà fastidio”. E non sa che pratica un detto meridionale: “Chiagne e fotti”.
Il suo omonimo direttore del “Corriere”, Luciano, ciociaro, gli ha dato la tribuna ingenuamente?
 
Il vittimismo della Lega non cessa di stupire. Provinciale, paesano, di cortile. Di una città e un mondo che si vogliono, si celebrano, si premiano anche, tra i primi: intelligenti, svelti, laboriosi, e non generosi, se non altro per interesse, ma micragnosi. Di questo Fontana si sa solo che aveva il problema di non potersi ricandidare, quando sarà, dopo due elezioni vinte. Ma è la Lombardia, che lo ha votato e lo rivoterebbe.
 
Fontana, il leghista, presidente della regione Lombardia, vuole essere preciso, si potrebbe sospettarlo di mancato razzismo: “I nostri principi, i valori e le modalità di fare politica sono quelli che più intercettano l’anima dei lombardi, dei nordici in genere”.
 
“Cinquemila in fila per un omaggio a Ornella Vanoni”. Solo cinquemila? Milano non si spende. Ma il presidente Fontana qui ha ragione: non è taccagneria, è lavorerio – la camera ardente è stata aperta un lunedì. A Roma sarebbe stato diverso, questo è vero: un funerale della stessa milanesissima Vanoni avrebbe trascinato le folle – e non per una sola mattina lavorativa, e non in teatro, piccolo benché grande, al Campidoglio, come minimo.
 
Come che andrà, l’apertura dell’Olimpiade invernale per la Befana
 è già un esito formidabile. Una Olimpiade invernale a Milano. A vent’anni, meno, di quella di Torino - un successo promozionale già enorme. Senza avere la neve – con quella di altre due Regioni, benché anch’esse leghiste. E una cerimonia pubblicitaria in mondovisione per l’apertura, in uno stadio, San Siro, da demolire.

 
Anche un iperromano come Malagò a presiedere la Fondazione Milano-Cortina, e a portare l’Olimpiade invernale a Milano, contro ogni ragione, è notevole. Mentre la sua città, Roma, rinunciava a una candidatura sicura – sicura di non farcela.

leuzzi@antiit.eu

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