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A Sud del Sud - il Sud visto da sotto (617)
Giuseppe Leuzzi
“Motta, Milano 1919”, “con Bruno Barbieri”, emiliano, lancia
un panettone “alla mediterranea”. Di gusto poco mediterraneo, per la verità, ma
non è questo il punto: il Mediterraneo, aggettivo e sostantivo, è ancora a premio.
Panarea e Pantelleria sono bene isole lombarde, milanesi. Sono ben dépendances
padane, è il Sud che è antipatico.
Il Procuratore Capo di Caltanissetta
De Luca, nel 1992 giovane aggiunto a Palermo, accusa alla commissione parlamentare Antimafia mezza o tre quarti della Procura di Palermo all’epoca
quali complici o favoreggiatori delle stragi contro i giudici Falcone e Borsellino.
Dice cose che si sapevano, e che continuano a dirsi, inutilmente. Il Procuratore
Pignatone è il più accusato, ma non si difende.
Non è visto da destra dopo il
visto da sinistra. Oppure sì. La giustizia è allora, quando c'è, solo politica.
La giustizia è l’avvocato
giusto
“L’altro ispettore” - l’originale
miniserie sulle morti sul lavoro e sulle indagini che sarebbe possibile svolgere
per prevenirle o sanzionarle - la Rai fa finuire al rovescio: l’arresto per
mafia dell’ispettore. Contro tutte le regole, e la narrazione sottostante. Cinque
secondi brutali, con la Procuratrice, sua compagna d’infanzia e di letto, e i Carabinieri
che gli mettono le manette e la parola fine. Fine della storia del coraggioso e
intelligente ispettore che tanti reati ha scoperto e punito, a Lucca, nelle
puntate precedenti.
Qualcosa si subodorava, perché
il giovane ispettore si faceva arrivare a Lucca da Reggio Calabria, dove era
rimasto vedovo. Provenienza e condizione dovevano nascondere qualcosa – secondo
le regole dei gialli. Però, si diceva, la miniserie è basata sui romanzi e l’esperienza
personale di Pasquale Sgrò, originario di Reggio e una vita ispettore del lavoro
a Lucca (dove tuttora è in attitività con un suo proprio Studio Sgro, di
consulenza per prevenzione infortuni, igiene del lavoro, normative ambientali),
e Reggio sarà un’evocazione casuale. E invece no?
Un racconto che finisce capovolto
non ha senso. Il finale dev’essere un invito a una seconda serie, a seguire “L’altro
ispettore” la stagione prossima. Bizzarro, ma è l’unica spiegazione possibile.
Ma, se così è – così è –, si propone,
la Rai propone, una narrazione in cui si denncia la delittuosità della
giustizia. Che è terribile, da vedere in tv, da denunciare, ma è un dato di fatto.
L’ispettore coraggioso si è
incontrato a Lucca, e poi scontrato, con un’altra compagna di scuola, molto bella,
molto ricca, e molto potente. Gestora ora di un’azienda fondata dal padre, un
avvocato famoso a Lucca per vincere tutte le cause – e specialmente quelle di
incidenti sul lavoro. Lo spettatore è portato a immaginare che l’influenza si
estenda anche sulle Procure odierne, a Reggio Calabria come a Lucca – tanto più
che un’associazione mafiosa non si nega a nessuno.
Se così è, una rivoluzione. Ma
di un sentito normale in Calabria, a Reggio Calabria. Dove ci sono stati
avvocati che vincevano sempre le cause. Il più famoso che si ricordi è
l’avvocato Mazzeo di Palmi, che era stato anche presidente democristiano della
provincia, e candidato non fortunato al Senato. A Reggio l’avvocato Panuccio
era famoso per vincere sempre le cause in Appello – le cause civili, dove sono in
ballo i soldi, con un presidente molto autoritario. Poi, quando a Palmi la
Procura della Repubblica passò a sinistra, le cause le vincevano gli avvocati
Bajetta e William Gioffré.
L’Aspromonte è
francese
Alla fine, la controversa etimologia
di Aspromonte più valida è la traduzione dal francese, lingua nella quale il toponimo
ricorre per la prima vota, nel poema cavalleresco che s’intitolò Chanson d’Aspremont,
che i re normanni di Sicilia commissionarono per la Terza Crociata, o Crociata
dei Re, che portò a Messina per una lunga preparazione, tra il 1189 e il
1190, i regnanti europei. Di un francese ancora imbevuto di langue d’oc, dell’Occitania, la
Francia meridionale, provenzale.
La combinazione di mons e aspros,
la montagna e il biancastro, non regge. Perché il versante jonico della
Montagna sarà pure stato brullo - lo era a fino a qualche decennio fa – tanto da
apparire “bianco” ai coloni greci, ma il combinato aspro-monte in questa
derivazione lega una parola latina a una greca, e non è possibile (tra la
grecità e la romanità passano cinque secoli buoni). L’Aspromonte non c’è in Pausania
e nell’antica trattatistica, emerge nel 12mo secolo col poema. Che fa di “Risa”,
Reggio Calabria, la roccaforte contro i Saraceni – come in effetti a lungo era
stata.
Aspro, secco, rude, ruvido è aspre
in occitano, il “francese meridionale” - nella forma âpre in francese.
Aspremont è in Francia un paese collinare delle Alpi Marittime – Aspermùnt in
lingua “nizzarda”, residuo della langue d’oc. Come patronimico il sito
Geneanet lo registra 116 209 volte! In forme tutte francofone: Apremon,
Aspremon, Appremond, Appremont, Dappremont, d’Aspremont, Dapremon, Daspremont,
Daspremon, d’Ampremont, d’Apremon, Aprenom, Appremon, Premon, Premont, Premond, Promon, Promont, Promond, Apromon, Appromont, Apromont.
C’è stato anche un casato
nobiliare d’Aspremont – dei d’Aspremont o Apremont: originario della Lorena, Apremont-la-Forêt,
da prima del XIImo secolo, estinto nel sec. XVmo. Di cui è disponibile online
una circostanziata ministoria.
Aspromonte wikipedia lo dà “desueto in italiano”.
Sudismi\sadismi - Sud Cayenna
“Il Sole 24 Ore” fa la
classifica delle città dove si vive meglio, e copre gli ultimi 25 posti con
città meridionali, dove si vive cioè peggio. Né va meglio in cima alla
classifica: tra le quaranta dove si vive meglio c’è solo Cagliari, al 39mo o
40mo posto – e senza particolare enfasi (forse solo perché i milanesi usano
ancora fare i bagni di mare in Sardegna).
Lo stesso per gli ospedali. Si
compila una graduatoria, naturalmente scientifica, su criteri misurabili, su una base amplissima, 1.117
strutture pubbliche e private, da cui risulta che fra i 15 ospedali migliori
sono uno è meridionale - il quindicesimo, il policlinico universitario Federico
II di Napoli. Qui la graduatoria è più significativa: 15 sono gli ospedali che
rispettano tutti gli standard fissati per legge dieci anni fa. E fanno capirre perché
le regioni meridionali si indebitano per la sanità con le altre regioni. Ma è
anche vero che – il fatto è accertabile, tra familiari, amici e conoscenti – la pubblictà
è sulla salute più che mai l’anima del commercio.
Il Sud non si sa vendere – per il gusto della lagna?
Ma il Nord (o è Milano?) è all’opposto, senza misura.
Cronache della
differenza: Milano
Il menu di Davide
Oldani per il dopo-Scala: “Spaghetti 3D Artisia, vellutata di zucca con semi
tostati, polvere di caffè e sciroppo al balsamico, il baccalà tiepido setato
con uvetta appassita, rustìn negàa di vitello - piatto tipico, con quel
sound del dialetto milanese che quasi diventa internazionale”.
Si decide di giocare
Milan-Como in Australia, per “valorizzare il brand all’estero. Con due giornate (48 ore) di volo e alternanza climatica. Poi
si decide di no, perché gli australiani vogliono arbitri locali. “Non esiste”,
opina il perfido Jack O’Malley sul “Foglio”, “non si può mica rischiare di scoprire
che sono più bravi degli arbitri italiani”. Italiani o lumbard?
Di “illuminismo
delirante”, Giovani Agosti, esegeta e amico di Arbasino, lo vuole “assolutamente
lombardo”. Benché, premette, “Roma sia stata la città in cui ha vissuto più a
lungo e in cui si può dire rinato”: “Era come quelle ville lombarde nelle quali
una facciata perfettamente neoclassica convive con un romantico giardino all’inglese”.
Di “anima logica e razionale” e “spirito indomabile, ingredienti che
confguravano una sorta di illuminismo delirante, tipico del carattere lombardo”.
Fra
i tanti complimenti del “milanese” Stendhal due poco noti sono nel saggio inedito
sulla lingua italiana che infine si pubblica, “Dei pericoli della lingua italiana”. Milano è “la più felice di tutte le città d’Italia” - che sono tutte
felici, sottintende (“Complimenti a Monti”). E la sua lingua è la migliore –
detto in immaginoso italiano: “Val più un’idea vera in preto meneghino, che
un’idea commune rivestita di superbe toscaniche spoglie”.
Il
siculo Caltagirone padrone di Milano, non si crederebbe. Resta da vedere come pagherà.
I precedenti sono stati onerosi: Michelangelo Virgillito, Michele Sindona, Enrico
Cuccia, Salvatore Ligresti. La città tenta, e poi distrugge. I
Quattro Cavalieri di Catania prosperarono, migliori imprese di costruzioni d’Italia,
finché non sbarcarono a Milano. Per farsi incoronare. Ricoperti di mafia, persero
tutto – in pochi mesi il lavoro di più vite.
Non
era difficile prevederlo qualche settimana fa. Milano è divisa, come per la Nuova
Urbanistica: l’indagine va avanti, con molte pezze d’appoggio, l’opinione ha
riserve, “Il Sole 24 Ore” e il “Corriere della sera” - gli interessi sono sempre
cauti. Ma non c’è dubbio che per Caltagirone finirà male – nella fattispecie
anche malissimo.
Marracash,
narrano le bio, “fino all’età di dieci anni ha vissuto in una casa di ringhiera
di via Bramante, per un periodo in un monolocale che il padre (operaio, n.d.r.)
condivideva con cinque colleghi”. Negli anni 1980.
Oggi via Bramante, “piena
di buchi, diventerà uno sterrato”, denuncia Giovanni Storti – “potremmo
chiamarla viottolo di campagna”. Via Bramante, pensare, piazza della Lega
Lombarda. Quando si dice la Nuova Urbanistica.
Si lamenta per una pagina, può lamentarsi per una pagina,
Attilio Fontana, leghista, presidente della Regione Lombardia, perché non c’erano
né Mattarella né Meloni alla prima della Scala, solo il ministro della Cultura:
“Bossi aveva agione: alla politica romana il Nord dà fastidio”. E non sa che
pratica un detto meridionale: “Chiagne e fotti”.
Il suo omonimo direttore del
“Corriere”, Luciano, ciociaro, gli ha dato la tribuna ingenuamente?
Il vittimismo della Lega non cessa di stupire. Provinciale,
paesano, di cortile. Di una città e un mondo che si vogliono, si celebrano, si premiano
anche, tra i primi: intelligenti, svelti, laboriosi, e non generosi, se non altro
per interesse, ma micragnosi. Di questo Fontana si sa solo che aveva il problema
di non potersi ricandidare, quando sarà, dopo due elezioni vinte. Ma è la
Lombardia, che lo ha votato e lo rivoterebbe.
Fontana, il leghista, presidente della regione
Lombardia, vuole essere preciso, si potrebbe sospettarlo di mancato razzismo:
“I nostri principi, i valori e le modalità di fare politica sono quelli che più
intercettano l’anima dei lombardi, dei nordici in genere”.
“Cinquemila in fila per un omaggio a Ornella Vanoni”.
Solo cinquemila? Milano non si spende. Ma il presidente Fontana qui ha
ragione: non è taccagneria, è lavorerio – la camera ardente è stata aperta un
lunedì. A Roma sarebbe stato diverso, questo è vero: un funerale della stessa
milanesissima Vanoni avrebbe trascinato le folle – e non per una sola mattina
lavorativa, e non in teatro, piccolo benché grande, al Campidoglio, come
minimo.
Come che andrà, l’apertura
dell’Olimpiade invernale per la Befana è già un esito formidabile. Una Olimpiade
invernale a Milano. A vent’anni, meno, di quella di Torino - un successo
promozionale già enorme. Senza avere la neve – con quella di altre due Regioni,
benché anch’esse leghiste. E una cerimonia pubblicitaria in mondovisione per l’apertura,
in uno stadio, San Siro, da demolire.
Anche un iperromano come Malagò
a presiedere la Fondazione Milano-Cortina, e a portare l’Olimpiade invernale a
Milano, contro ogni ragione, è notevole. Mentre la sua città, Roma, rinunciava
a una candidatura sicura – sicura di non farcela.
leuzzi@antiit.eu
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