Il Natale impossibile di Pirandello
“Cerco un’anima,
in cui rivivere”, Gesù confessa a Pirandello in sogno la notte di Natale – “era
festa ovunque”. Dopo esserselo portato dietro per “una sterminata pianura”,
cespugli di rovi, “la morbida sabbia di una stretta spiaggia”, col mare di
fronte, e “di nuovo per le vie deserte di una grande città”. Pirandello non
raccoglie l’invito: “E la casa e i miei cari e i miei sogni?”. Non un rimprovero
in risposta, solo tristezza. E la fine del sogno: “È qui, è qui, Gesù, il mio
tormento!”, Pirandello si scusa con se stesso: “Qui, senza requie e senza posa,
debbo da mane a sera rompermi la testa”.
Un racconto breve,
un sogno, del 1896. Quattro anni dopo essersi stabilito a Roma, di ritorno dalla
Germania. Due anni dopo il matrimonio ad Agrigento. Un anno dopo la nascita del
primo figlio. E senza più, si supone, il sussidio paterno.
Pirandello si ricordava
molto religioso, bigotto, da bambino. Salvo perdere presto la fiducia nella chiesa
prr un fatto minimo, uan riffa truccata dal parroco per far vincere a lui,
Luigi, un’immaginetta sacra. Un aneddoto “piradelliano” – assortito da una professione
di forte religiosità intima, da una ricerca perpetua di misticismo.
Luigi Pirandello, Sogno
di Natale, “Novelle per un anno”, vol. II (free online)
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