Che il canto sia nazionale - f.to W. Whitman
Un gioco di parole
in inglese, tra “art” e “heart”, è uno dei tanti articoli che Whitman, qui
giovane di 26 anni, giornalista freelance per molti anni prima della
pubblicazione di “Foglie d’erba” nel 1855 – il 4 luglio, festa dell’Indipendenza
– collaboratore di decine di giornali e riviste, pubblicò nel 1845 sul “Broadway
Journal”. È la celebrazione di un gruppo di canto familiare, i Cheney Family Singers,
quattro fratelli e una sorella. Nel cui lavoro individuava uno “stile musicale
americano”, che riteneva necessario e proficuo.
“Abbiamo seguito
fin troppo a lungo, obbedienti e ingenui come bambini, le orme del Vecchio
Mondo. Abbiamo accolto i suoi tenori e i suoi buffoni, le sue compagnie d’opera
e i suoi cantanti, di ogni genere e provenienza; abbiamo ascoltato e applaudito
le canzoni composte per una diversa condizione sociale – forse create da un
genio regale, ma anche pensate per compiacere orecchie reali; ed è ora che tale
ascolto e tale accoglienza cessino. Lo spirito più sottile di una nazione si
esprime attraverso la sua musica – e la musica agisce reciprocamente sull'anima
stessa della nazione. I suoi effetti possono non essere visibili in un giorno o
in un anno, eppure questi effetti sono potenti e invisibili. Influenzano i
sentimenti religiosi – colorano i costumi e la morale – sono attivi persino
nella scelta dei legislatori e degli alti magistrati.
Con un
fotoritratto di Whitman irriconoscibile, pelo e abbigliamento molto curati,
molto “borghese”.
Walt Whitman, Art-singing
and Heart-singing, “The New York Review of Books”, free online, leggibile
anche in italiano, Canto artistico e canto del cuore).
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