martedì 2 giugno 2026

La terza Guerra del Golfo (5) – la pace cinese

Primo obiettivo della presidenza Trump era il confronto con la Cina, arrivata nei primi anni 2020 a competere alla pari con gli Stati Uniti, e anzi a insidiarne la supremazia, economica e politica. Su questa strada Trump ha avviato il suo secondo mandato, con l’appeasement verso la Russia sull’Ucraina (forniture militari, sanzioni), per farla uscire dall’isolamento e dall’abbraccio con Pechino. Con la guerra all’Iran ha invece rimesso la Cina al centro della scena.
Con discrezione, al suo modo caratteristico, Pechino ha fornito all’Iran materiali e tecnologie militari sensibili, specie per i droni e la missilistica. E fa ora la pace, attraverso il Pakistan: la mediazione del Pakistan ha il peso che ha avuto in queste settimane perché orientata da Pechino
Avanzata dal “quartetto islamico”, Arabia Saudita, Egitto, Pakistan e Turchia a Islamabad il 24 marzo, si è definita dopo il sostegno cinese, e colloqui sino-pakistani, nella proposta in cinque punti per il cessate il fuoco che Stati Uniti e Iran hanno accettato il 7 aprile.

Pechino aveva già fatto fare, nel 2023 (Dichiarazione di Pechino), la pace fra Iran e Arabia Saudita, in guerra by proxy nello Yemen. Lo Stretto di Hormuz, il cui controllo doveva pesare sulla Cina, è ora sotto controllo della Cina - indiretto naturalmente, alla maniera cinese, confuciana, per non dire sorniona. Dalla Dottrina Carte alla Dottrina Xi?

(continua)

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