giovedì 13 agosto 2026

Con la Germania a destra sarà dura

Si dice Germania, ma s’intende il governo. Si dice il governo Merz, ma non si intende il cancelliere, uno che sembra finto, messo là per ammortizzare il passaggio della Dc tedesca, la Cdu-Csu, dalla finta sinistra di Merkel a una solida destra, in grado di disinnescare la sfida di Alernative für Deutschland. E questo non lo fa Merz, lo fa Alexander Dobrindt.  
L’uomo forte è il ministro dell’Interno e capo della Csu, “un bavarese talmente raffinato che sembra finto”, così ritratto una quindicina d’anni fa su questo sito, allora capo della Csu, la Dc bavarese. Con barca di lungo pescaggio - e residenza, si suppone, sulla Costa Brava, allora molto pregiata, non solo dai mafiosi italiani (le sue intemperanze scaricava sul Mediterraneo, ma su Grecia e Italia, Spagna esclusa). Quello che nel 2016 disse no alla Fiat di Marchionne, il salvatore dell’auto, in Europa e negli Usa, che si proponeva di tirare la Opel fuori dai guai – no, disse Dobrindt, ci vogliono quarti di nobiltà, meglio la Francia, meglio Peugeot (che di Opel tedesche in Germania ora ne produce meno che di Fiat in Italia).
Dobrindt ricorre variamente in questo sito. Per capire con chi avrà da fare Piantedosi per gli immigrati che non piacciono, se ne può leggere nel nostro “Gentile Germania”, 2014:   
“Giovanile, velista, spigliato, un bavarese così raffinato da parere finto, Alexander Dobrindt ha impazzato contro l’Italia per tutto il 2012, fino a Natale, nel quadro d’una crociata anti-mediterranea, Spagna esclusa – per essere la Spagna mezzo visigota? o mezzo atlantica: su che mare ha casa l’onorevole Dobrindt? “Vedo la Grecia fuori dall’euro nel 2013”, confidò alla Bild alla vigilia delle ferie estive. Alla vigilia di Ferragosto attaccò l’Italia sul Tagesspiel, pigliandosela con Draghi, in quanto presidente Bce: “Salta all’occhio che Draghi si attiva sempre e fa acquistare Btp dalla Bce ogni volta che l’Italia è alle strette”. E intimandogli: “Decida da che parte sta: dalla parte dell’Unione nella stabilità o da quella dei Paesi in crisi, che tentano, zitti e mosca, di mettere le mani sui soldi dei contribuenti tedeschi”.
“Il Tagespiel lo commentò beffardo (i bavaresi non hanno buona stampa in Germania) con la prima del Giornale di Berlusconi: un QUARTO REICH a tutta pagina. Sommario: “I no della Merkel e della Germania rimettono in ginocchio noi e l’Europa”. E di spalla: “I tedeschi salvatori dell’euro? Macché, spende di più l’Italia”. Ma niente, a fine mese Dobrindt tornò alla carica, precipitando un’altra crisi per l’Italia e la Grecia, sempre via Bild, in quattro punti: 1) “Più tempo per la Grecia significa più oneri per la Germania. Non lo permetteremo. Ciò che ci vuole è una roadmap, che parta da un’ordinata uscita della Grecia dall’euro”; 2) Draghi, comprando titoli di paesi deboli, aiuta la speculazione e “fa della Bce una banca dell’inflazione”: a) “La politica di Draghi è ad alto rischio, per l’import trans-frontaliero del caro interessi”, b) “Draghi usa la Bce come uno scambiatore, per trasferire denaro dai solidi Nord ai Sud deficitari”. A novembre Dobrindt si ripeté, sempre con la Bild: “Il condono del debito greco sarebbe la rottura degli argini”. Con scarso esito a quel punto, la speculazione fu poco incisiva e Dobrindt sparì. Anche perché, dopo tanto tuonare, lui stesso precisava: “Il salvataggio della Grecia costa al contribuente tedesco per la prima volta soldi veri”.”

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