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Con la Germania a destra sarà dura
Si dice Germania,
ma s’intende il governo. Si dice il governo Merz, ma non si intende il cancelliere,
uno che sembra finto, messo là per ammortizzare il passaggio della Dc tedesca,
la Cdu-Csu, dalla finta sinistra di Merkel a una solida destra, in grado di
disinnescare la sfida di Alernative für Deutschland. E questo non lo fa Merz, lo
fa Alexander Dobrindt.
L’uomo forte è il
ministro dell’Interno e capo della Csu, “un bavarese talmente raffinato che sembra finto”, così ritratto una quindicina d’anni fa su questo sito, allora
capo della Csu, la Dc bavarese. Con barca di lungo pescaggio - e residenza, si suppone,
sulla Costa Brava, allora molto pregiata, non solo dai mafiosi italiani (le sue
intemperanze scaricava sul Mediterraneo, ma su Grecia e Italia, Spagna esclusa). Quello che nel 2016 disse no alla
Fiat di Marchionne, il salvatore dell’auto, in Europa e negli Usa, che si
proponeva di tirare la Opel fuori dai guai – no, disse Dobrindt, ci vogliono
quarti di nobiltà, meglio la Francia, meglio Peugeot (che di Opel tedesche in
Germania ora ne produce meno che di Fiat in Italia).
Dobrindt
ricorre variamente in questo sito. Per capire con chi avrà da
fare Piantedosi per gli immigrati che non piacciono, se ne può leggere nel nostro
“Gentile Germania”, 2014:
“Giovanile, velista, spigliato, un bavarese così raffinato da parere finto,
Alexander Dobrindt ha impazzato contro l’Italia per tutto il 2012, fino a
Natale, nel quadro d’una crociata anti-mediterranea, Spagna esclusa – per
essere la Spagna mezzo visigota? o mezzo atlantica: su che mare ha casa
l’onorevole Dobrindt? “Vedo la Grecia fuori dall’euro nel 2013”, confidò
alla Bild alla vigilia delle ferie estive. Alla vigilia di
Ferragosto attaccò l’Italia sul Tagesspiel, pigliandosela con
Draghi, in quanto presidente Bce: “Salta all’occhio che Draghi si
attiva sempre e fa acquistare Btp dalla Bce ogni volta che l’Italia è alle
strette”. E intimandogli: “Decida da che parte sta: dalla parte dell’Unione
nella stabilità o da quella dei Paesi in crisi, che tentano, zitti e mosca, di
mettere le mani sui soldi dei contribuenti tedeschi”.
“Il Tagespiel lo commentò beffardo (i bavaresi non hanno
buona stampa in Germania) con la prima del Giornale di
Berlusconi: un QUARTO REICH a tutta pagina. Sommario: “I no
della Merkel e della Germania rimettono in ginocchio noi e l’Europa”. E di
spalla: “I tedeschi salvatori dell’euro? Macché, spende di più l’Italia”. Ma
niente, a fine mese Dobrindt tornò alla carica, precipitando un’altra crisi per
l’Italia e la Grecia, sempre via Bild, in quattro punti: 1) “Più
tempo per la Grecia significa più oneri per la Germania. Non lo permetteremo.
Ciò che ci vuole è una roadmap, che parta da un’ordinata uscita
della Grecia dall’euro”; 2) Draghi, comprando titoli di paesi deboli, aiuta la
speculazione e “fa della Bce una banca dell’inflazione”: a) “La politica di
Draghi è ad alto rischio, per l’import trans-frontaliero del caro interessi”,
b) “Draghi usa la Bce come uno scambiatore, per trasferire denaro dai solidi
Nord ai Sud deficitari”. A novembre Dobrindt si ripeté, sempre con la Bild:
“Il condono del debito greco sarebbe la rottura degli argini”. Con scarso esito
a quel punto, la speculazione fu poco incisiva e Dobrindt sparì. Anche perché,
dopo tanto tuonare, lui stesso precisava: “Il salvataggio della Grecia costa al
contribuente tedesco per la prima volta soldi veri”.”
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