Ranucci o della giustizia politica
Non si dovrebbe mescolare il
giornalismo con la giustizia, ma è la realtà in Italia - non ce n’è altra: i
Procuratori fanno i giornalisti, i giornalisti fanno i Procuratori, e i
Tribunali seguono l’onda - chi si ricorda
una sentenza fuori onda? Il caso Ranucci, uno che non capisce nemmeno quello
che ha fatto, di balordo e anche di malvagio, fa il paio con l’inettitudine dei
giudici, ormai accodati al primo che passa e gli abbaia. L’ultima assemblea del
sindacato dei giudici, l’Anm, si ricorda perché, nell’Aula Magna della Cassazione,
il top del top, si alzò in piedi per applaudire l’ingresso di Ranucci - e ora sono i soli a non protestare contro il conduttore che si appropria della memoria di Falcone e Borsellino.
Che ora Ranucci sia risparmiato dalle indagini
sulla finta bomba a casa sua, e anche come direttore o caporedattore tv che si
fosse permesso un decimo degli attacchi, le insinuazioni, le malversazioni (sì,
il massacro dei vinai italiani, per nome, fatto senza contraddittorio da un redattore-vinaio
in proprio), è la normalità. Mentre altrove sarebbero state sanzionate in tribunale, in Italia
no, furono e sono osannate, perché “Ranucci è tutti noi”. E che tutti i giudici sono Ranucci, questa è la verità della cosa.
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