Il giudice Falcone in libertà
La serata a Villa
Taverna è per Giovanni Falcone, a fine maggio, all’aperto, grandi tavolate in
giardino. L’interno non è granché. Pareti tappezzate di quadri, tutti italiani,
tutti fine Ottocento, la migliore galleria forse di macchiaioli, ma monotono -
è un interno borghese dei Parioli, anche con poca fantasia. Il giardino, dove
sono apparecchiati i tavoli, è un vero parco invece, pieno di quinte e
sorprese, si ha l’impressione di stare all’aperto, non solo ci si sta.
Da una quinta, in
piena luce, appare il giudice Falcone. Che ride contento, seguito da una gentile
signora, modesta. Ride a qualcosa che il giudice onorevole Vitalone sta raccontando,
giovanile sotto la pelata. La luce è amplificata dalla sua consorte: la moglie
del giudice-onorevole, anch’essa molto affettuosa con Falcone, è sfavillante in
oro, capelli lunghi biondissimi, vestito oro, scarpe oro.
Il giudice Falcone è
figura nota, per averlo incontrato di fronte all’uscita dall’ascensore al
quarto piano del ministero. Il ministero della Giustizia è ipersorvegliato a
motivo del terrorismo, ma passati tutti i controlli, e pigiato il quarto piano
dell’ascensore, la sorpresa fu grande di trovarsi di fronte, al corridoio del quarto piano, all’uscita
dall’ascensore, il giudice, forse in una pausa dei cento passi nel corridoio del
ministero. Con lo sguardo perso. Ma anche una presenza, si può dire, familiare,
costante, al momento del parcheggio in centro, spostato per garantirne la
protezione, rimemorandolo ogni mattina.
Il giudice Falcone
appare lieta sorpresa alla fine del pranzo, di una tavolata a cui il
giornalista era stato seduto con un marine dell’ambasciata taciturno, bello e
molto elegante nella divisa ma assolutamente non interessato a niente. Con una signora,
anche, amica dell’ambasciatrice, che viene dal Wisconsin, dove ha avviato una
prospera attività di salsicce con le ciliegie. Interessante:
- L’idea non erano
le salsicce ma le ciliegie. Il Wisconsin (o era il Michigan?) produce molte
ciliegie - La signora aveva cominciato in piccolo, per scherzo, con gli amici,
e quindi il racconto era stato lungo. Anche per mancanza, si vede, di altri
argomenti, i pranzi seduti possono essere difficili.
Due giorni dopo, o erano tre?, a Torino, aprendo la
radio in macchina all’uscita dalla Fiera del Libro, l’agitazione era massima,
per la strage del giudice, della moglie, e della scorta alle porte di Palermo.
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