Se gli Usa sono al carro degli ayatollah
La portaerei
senza acqua né cibo, gli arsenali vuoti per i bombardamenti sull’Iran – e per
avere venduto all’Europa, perché li venda all’Ucraina, missili anti-missili e
altra roba del genere. I generali che criticano il loro ministro, e ance il
Presiidente. Il Presidente che dice di volere solo pace e moltiplica i
bombardament, nelo Yemen, in Iran e dove capita – indiscriminati, come sono e
non possono non essere tutti i bombardamenti aerei, anche se i media li vogliono “mirati”, donne e bambini
non esclusi (anzi obiettivi che significano la pelle salva per il pilota). Gli
Stati Uniti sono soliti all’autoflagellazione, salva la coscienza – “siamo
poveri, disarmarti, mal guidati, cattivi e perdenti” – e questa all’Iran non fa
eccezione. Ma questa volta con più riscontri.
È un fatto che la
guerra all’Iran, che il Pentagono sapeva
- come lo sa chiunque sia mai stato in Iran, pre e post-khomeinista (un Paese troppo
grande per le bombe aeree, e inattaccabile da terra) - non doversi mai fare,
per nessun motivo, è sta fatta, due volte, ed è perduta. A tutti gli effetti:
politicamente, militarmente, economicamente. Per gli Stati Uniti, per gli europei
incolpevoli (colpevoli di non contare), e per le petromonarchie, già suddite americane
felici e contente che ora scappano da tutte le parti.
Si vule che Trump
sia stato subornato da Netanyahu, per i troppi affari della sua famiglia in
Israele. Puo’ darsi, ma questo non spiega l’errore Iran. Ben più vasto – la guerra
è un affare serio - e soprattutto ben noto in Israele, al governo e nella intelligence. Una diplomazia che sa tutto
di tutti, e una potenza militare senza eguali nel mondo intrappolatì da una
squadra di ayatollah, sia pure eredi di una cultura plurimillenaria degli affari
del mondo, è una situazione, se non già di cordoglio, molto imbarazzante. Molto:
le conseguenze non sono ancora chiarite, ma già molte cose sono cambiate, a
Hormuz e nella penisola arabica, negli approvvigionamenti energetici, e per l’Europa,
specie per i Paesi petrodipendenti come l’Italia.
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