sabato 28 febbraio 2026
L'azzardo di Trump lo isola
Sono inoltre attesi
contraccolpi tra i principati della penisola arabica. Sia che il regime
change fallisca sia, peggio, che riesca. Sono regimi personali, familiari
(“stati patrimoniali” nel vecchio diritto), che si reggono con la protezione
americana, per i quali la protezione, che ha portato agli “accordi di Abramo,
potrebbe ora risultare ingombrante – l’Arabia Saudita si è già aperto varchi in
altre direzioni.
Ungaretti poeta dell'amore
Coraggiosa rivisitazione
del “massimo poeta italiano del Novecento” – cosa non vera, ma al cinema dei personaggi
tutto deve essere eccezionale.
Popolizio dà spessore alla
rievocazione facendo di Ungaretti soprattutto un poeta dell’amore – del figlio
morto come delle attrazioni fatali. In parallelo, quasi una stessa vicenda, col
lavoro dell’attore, dell’impersonazione di cose e persone come identificazione,
ma ripetuta e ripetitiva – “parole, parole”, che altro, come in poesia. Ma si scontra,
lui o la produttrice-ideatrice Gloria Giorgianni, con un materiale documentario
irrisorio. Malgrado tutto, il focoso Ungaretti era riservato.
Notevoli naturalmente i commenti
critici, per essere entusiasti. Ma sopra tutto le testimonianze a sorpresa delle
ottantenni, quasi, Iva Zanicchi e Enrica Bonaccorti, piene di aneddoti, vivaci
come ragazzine. Insieme con Bruna Bianco, lei con tutti i suoi ottanta, benché
più bella di prima, che con Ungaretti condivise l’ultima fiammata di amore fisico,
lui di 78, lei di 26, a partire dal 1966. Ma purtroppo non le ha viste quasi nessuno - Rai 3 spende i suoi gioielli come tappabuchi.
Massimo Popolizio, Vita
di un uomo. Giuseppe Ungaretti, Rai 3, RaiPlay
venerdì 27 febbraio 2026
Secondi pensieri - 579
zeulig
Identità – Screditata
per ragioni politiche, nella polemica politica, ma solo chi ha radici è, può essere,
cittadino del mondo – l’apolidismo, lo statuto del primo Novecento per i senza
patria, quasi onorario, una medaglia al petto, non è più negli ordinamenti, e
anzi è svanito, sostituito dallo statuto di profugo, che invece è qualifica
identitaria. La ragione politico-legale innestando sulla condizione
identitaria. Simone Weil lo spiega diffusamente lungamente in “Enracinement”,
il radicamento (tradotto come “La prima radice”), scritto nel 1942 in esilio forzato.
Ernesto De Martino allarga l’orizzonte alla società: solo chi ha radici, chi viene
da un posto preciso e si collega a una comunità, interagisce nella società.
Ma, poi, nella stessa polemica politica si nega l’identità
per affermare i diritti (l’identità) altrui – si nega una identità per
affermarne un’altra.
Integrazione –
Pasolini, sul “Corriere della sera”, il grande quotidiano della grande borghesia,
il 15 giugno 1975 abiurava solenne dalla “Trilogia della vita”, i tre film sui
racconti classici, cui aveva dedicato tre o quattro anni d’intensa attività e
di vita: “Io penso che, prima, non si debba mai in nessun caso temere la
strumentalizzazione da parte del Potere e della sua cultura. Basta comportarsi
come se questa eventualità pericolosa non esistesse. Ciò che conta è anzitutto la
sincerità e la necessità di ciò che si deve dire…. Ma penso anche che, dopo, bisogna rendersi
conto di quanto si è stati strumentalizzati, eventualmente, dal potere
integrante. E allora se la propria sincerità o necessità sono state asservite e
manipolate, io penso che si debba avere addirittura il coraggio di abiurarvi. Io
abiuro dalla ‘Trilogia della vita’, benché non mi penta di averla fatta”.
“Eventualmente”, Pasolini non vuole cortocircuitarsi, ama
il suo pubblico. “Sincerità” e “necessità”, Pasolini è sempre stato un ideologo
autoreferente – giustificazionista di se sesso, la realtà reinterpretando e
risistematizzando a ogni giro di tempo o di strada – da vero Autore, senza mai
darsi una pausa. L’integrazione è tema degli anni 1960-1970. Italiano, per via
dell’ideologia “marxista-leninista”, in realtà comunista, del partito Comunista
Italiano. Oggi dissoltasi, con la dissoluzione del Potere – dapprima militare (monopolio
della violenza), poi militare-industriale (Galbraith), oggi tecnologico, nelle cose,
impalpabile, benché non celato.
Due culture distinte, del potere e del non potere? Pasolini
razzolava nelle “contraddizioni”, erano il fieno del polemismo, del giornalismo
d’assalto.
Intellettuale -
Si cerca e non si trova, in Italia come in Francia, Spagna, Germania, i paesi dell'intelligentsja,
l’intellettuale di destra. Alberto Castoldi ha lasciato una dettagliata antologia
degli “Intellettuali e Fronte Popolare in Francia”, nel1936-1938, in cui non trova
posto per Céline. Né c’è posto oggi per Houellebecq, sì come autore poiché “funziona”
ma non come intellettuale di destra – “non merita il Nobel perché è di destra”.
Anarcoide di destra, come Céline – o sempre nel Novecento, Pound, Hamsun. E in Italia,
ciascuno di loro a suo modo, anche Malaparte, Berto, lo stesso Gadda, antimussoliniano,
o Pirandello. Mentre alcuni degli intellettuali più influenti del primo Novecento
sono inequivocabilmente di destra – oltre i Céline, Pound e Hamsun, Mircea Éliade,
Ionesco, Cioran. O il futurismo, anche nelle sue applicazioni sovietiche.
Stato –
“Una formazione che ha avuto un’evoluzione diversa, lacerante, nelle nazioni latine”?
È la lezione dell’allora cardinale Ratzinger alla Biblioteca del Senato il 13
maggio 2004: “Con la Rivoluzione Francese per la prima volta in assoluto nella
storia sorge lo Stato puramente secolare, che abbandona e mette da parte la
garanzia divina e la normazione divina dell’elemento politico, considerandole come
una visione mitologica del mondo e dichiara Dio stesso come affare privato, che
non fa parte della vita pubblica e della comune formazione del volete. Questa
viene ora vista solamente come un affare della ragione, per la quale Dio non appare
chiaramente conoscibile: religione e fede in Dio appartengono all’ambito del
sentimento, non a quello della ragione”. Ne è derivata una frattura – “un nuovo
scisma”. Non risentito in Germania, “perché qui si è ripercosso più
lentamente”. Ma radicale nel mondo latino: “Questa lacerazione negli ultimi due
secoli è penetrata nelle nazioni latine come una frattura profonda, mentre il
cristianesimo protestante in un primo tempo ebbe vita facile nel concedere
spazio alle idee liberali e illuministe all’interno di sé, senza che la cornice
di un ampio consenso cristiano di fondo dovesse in tal modo venire distrutta”,
Virtuosismi –
Restano nelle arti legati solo musica, una prerogativa, dei pianisti e violinisti,
forse per contagio dal jazz, ma era già un virtuoso Pagani, come Liszt, ed è rimasta
arte di esecuzione – l’arte per eccellenza degli esecutori. Nel pianismo non
c’è più, p.es., la serena classicità, naturale ma studiata, di Rubinstein o Benedetti
Michelangeli, intesa a rendere, riprodurre, al meglio l’originale, come concepito
dagli autori, Chopin, Schubert, Beethoven, ma un subisso di note, “interpretative”,
variazioni sul tema, che unicamente testimoniano la bravura dell’esecutore – l’autore
resta come pretesto, un tema del virtuosismo. Di creatività fanciullesca, di moltiplicazione-semplificazione
di accordi, temi, arie, di costruzioni in forma di variazioni. E precarie,
improvvisazioni, non ripetibili; per una impressione di meraviglia, per natura
fuggevole, comunque di realizzazione volutamente passeggera – di cui resti la
memoria ma non l’opera.
L’esecutore si vuole sempre più autore. Un personaggio, non solo un
esecutore, ma per “quella” esecuzione, come una sorte d ri-creazione – in entrambi
i sensi.
zeulig@antiit.eu
È la fine del mondo ma niente paura, la vita è moltitudine
Il
teatro al cinema, partendo dalla fine. Un film a scatole cinesi, affascinante –
sobrio, sui toni colloquiali, quotidiani, ma sempre sorprendente. Una storia
anche a ritroso, contro tutti i canoni, che comincia dalla fine. E un film come
un teatro, niente inseguimenti, al più dialoghi a distanza col telefono. E con
l’ultimo atto recitato per primo.
Il
terzo atto, la fine del mondo, se la raccontano, ignari, un insegante e la sua
ex, una infermiera, che le notti solitarie si telefonano. Si raccontano una
giornata strana, in cui sembra che la, faglia del Nord California si sia
attivata, incendi indomabili si sono sprigionati qua e là negli States, e alluvioni, a Livorno le acque hanno invaso la città, e frane,
voragini, traffico bloccato, gente che arriva esausta a casa, a piedi, la mattina
dopo, consigli inutili su come evitare il blocco del traffico, volendo ancora
andare a lavorare, o recuperare la macchina nell’intasamento. La normalità nell’anormalità.
Su cui si proietta come beffarda, a ogni piega a ogni sguardo, una pubblicità, “Grazie
Charles “Chuck” Krantz per i 39 anni fantastici”. Come una pubblicità politica,
di uno che si candida – a sindaco, a senatore – di cui però nessuno ha mai
sentito.
Ma
al secondo atto “Chuck” è vivo. Cioè, è morto, ma esiste: la scritta onnipresente
è il ricordo della moglie e del figlio affezionati, che lo ringraziano di aver vissuto
39 fantastici anni, per sé e per loro. Si prosegue sempre a ritroso, con Chuck
adulto col figlio. Poi con i nonni, ai quali è stato affidato infante per la morte
incidentale dei genitori. Sempre a ritroso, col divieto del nonno di entrare nella
soffitta. Dove da ultimo Chuck si troverà morto.
Con
una morale. Una vita breve, destinata alla morte, come tutti, la vita è sempre
breve, ma molteplice: Chuck, come tutti, avrà vissuto contenendo-vivendo “moltitudini”.
La storia è cominciata con Walt Whitman storpiato dagli scolari ignoranti o svogliati,
il verso “contengo moltitudini”, dal “Canto di me stesso”.
Non
è un thriller, la curiosità si accende a mano a mano con lo sviluppo del
racconto – non c’è una fine, una causa, un mistero da indovinate. Dal racconto “La
vita di Chuck” di Stephen King (nella raccolta “Se scorre il sangue”).
Chiwetel
Eijofor, l’insegnante solitario del primo atto, e Annalise Basso, l’infermiera,
danno il tono “ordinario” alla fine del mondo che è l’attrattiva del film. Che poi “Chuck” da ultimo e da giovane, Tom
Hiddleston e Jacob Tremblay, perpetuano.
Mike
Flanagan, The Life of Chuck, Sky Cinema, Now
giovedì 26 febbraio 2026
Problemi di base variabili - 903
spock
Ora gli
arbitri vogliono fare la tv?
Ma gli arbitri
sono mai andati al cinema, sanno come si fa?
O la tv: l’hanno
mai vista, loro che si vogliono ora padroni dell’immagine?
Che ci stanno
a fare gli arbitri, non è meglio un regista di cinema?
O un
montatore, anche un cineoperatore – uno che se ne intenda della vaghezza delle
immagini?
Si guardano
gli arbitri, un po’ calvi, un po’ con la pancetta, che si sono impossessati del
calcio per farsi registi tv, uno dice: ma è vero? e com’è possibile, che potere
hanno?
spock@antiit.eu
Appalti, fisco, abusi (245)
Il governo che “non mette la mani in tasca agli italiani” ha raddoppiato
col nuovo prontuario farmaceutico il numero dei medicinali passati a parafarmaci,
per escluderli dalla copertura assicurativa e dalla deducibilità fiscale. O li esclude
dalla copertura sanitaria - farmaci di largo uso, come l’esomepreazolo e, pare,
le statine. Il cui prezzo raddoppiato nella circostanza, e va pagato tutto
subito.
Nel silenzio dell’opposizione – muta nel frangente. Quanto è forte la Big
Pharma della Little Italy.
Lo stesso governo, che “giammai penserà a una patrimoniale”, ne ha imposta
una, senza dirlo, come suo primo atto, tre anni fa: una spesa di 52 euro a
bimestre per “oneri di sistema” sull’elettricità anche quando la casa è chiusa.
Circa 200 euro l’anno di sovrattassa, giusto per avere la proprietà della casa.
Non molto, certo, una “patrimonialina”. Su sette milioni di “unità
abitative” – non tutte di ricchi, la maggior parte carichi familiari.
Anche questa senza la minima critica, né mediatica né politica.
Luxottica vende un modello, “Nuance”, come “apparecchio acustico a
conduzione aerea”, che nessuna assicurazione né l’Agenzia delle Entrate
riconoscono come supporto acustico – vendeva, perché dopo pochi mesi li ha
messi “in offerta”. Una furbata, da 1.100 euro. Che Agcom non considera
pubblicità ingannevole.
A Roma “Città Giudiziaria tra topi, crolli e degrado. Dopo due anni di lavori
di ristrutturazione, e 16 milioni di spesa. Disagi, stanze inagibili, feci di ratti
sui faldoni, nei piani alti riscaldamento intermittente, e secchi per raccogliere
l’acqua piovana, troppi palazzi imprigionati da impalcature dove nessuno lavora”.
Lamenta un giudice: “Due anni col naso turato, con un cantiere ipertrofico, e
nulla funziona”. Spiritoso: “Sequestriamo locali pubblici per molto meno”.
Una bellezza da amare
Cazzullo sfida Sanremo
col solito catalogo di reperti d’arte belli e bellissimi - e con la guida del
solito Dante. E ci riesce. Con immagini tutte per qualche aspetto “nuove” –
meglio illuminate, meglio colorate, più vive, da vicino e da lontano, meglio didascalizzate.
E per il commento, che Cazzullo ha detto col taglio giusto, esilarato e insieme
rapido, efficace.
Auditel gli dà
solo un 3,2 per cento di share - per 652.000 spettatori.
Ma, nella serata, è meglio di tutti - eccetto ovviamente il festival e Ccanale
5, e le cariatidi immutabili di “Chi lha visto?”.
Aldo Cazzullo, Una
giornata particolare - “Italia la grande bellezza”, La 7
mercoledì 25 febbraio 2026
L’Europa prigioniera delle faide slave
“Quale sarà il destino dei milioni di ucraini che vorrebbero il proprio
Paese nel «mondo russo» e non europeo? Potranno tornare a votare partiti filorussi,
parlare russo?” è la domanda. La risposta di Michailo Podolyak, “consigliere della
presidenza ucraina”, è: “Se a qualcuno piace può andare a vivere in Russia,
finché esisterà. Non ci sarà alcun «mondo russo» in Ucraina”.
C’era prima della guerra, prima della Crimea, delle “rivoluzioni
arancione”, cioè nazionaliste ucraine, e ora non ci sarà più. È comprensibile
dopo quattro anni di guerra. Ma è anche una faida, come ce ne sono sempre state
e se ne preannunciano a ogni curva, tra gli slavi: nella ex Jugoslavia, a partire
dalla sanguinosa caccia agli italiani in Istria, e poi alla dissoluzione, nel
1992-1993, nel Kossovo, ora in Ucraina, domani in Moldavia. Con la Polonia che
ha più di un conto in sospeso con la stessa Ucraina, compresa Lviv-Leopoli, e
con qualche paese baltico. La Polonia che ottant’anni dopo la guerra, e dopo essersi
presa un quinto o un quarto della Germania, e averne cacciato gli otto milioni
di tedeschi che lo abitavano, vuole dalla Germania i danni di guerra - un governo
li chiede e uno ci rinuncia, ma il sentiment è revanscista.
Il futuro dell’Europa all’ora slava è, al meglio, lo stallo – la composizione
di conflitti. Anche gravi, come ora l’amputazione della Russia.
La sagra del democristianesimo
Un rito. Il solito bombardamento
di venti-trenta canzoni, per lo più di sconosciuti – come tenere a mente la
pletora di rapper, di versi senza poesia, di melodie da prosa piana?
Con i suoi indefettibili, almeno per le prime ma lunghissime tre ore, tredici
milioni di italiani - meno, pare, dell’anno scorso, ma pur sempre tanti.
Una sagra. Per quella che
è ormai una “cerimonia”, un rituale, una cresima (confermazione). Quest’anno in
chiaro, avendone l’onesto conduttore Conti spiegato in anteprima la natura: il
festival è “cristiano e democratico”. Da regime politico? No, il festival si ripete
uguale perché è la storia della repubblica. Insipida e-ma autoreferente.
Carlo Conti, 76°
festival della canzone italiana, Rai 1
martedì 24 febbraio 2026
Letture - 607
letterautore
Artiste – “Nella ‘Storia
dell’arte italiana’ di Giulio Carlo Argan, su cui ho studiato, non era citata
neppure una donna!”, Maria Grazia Chiuri. Argan sindaco comunista di Roma, 1976-1979:
la sua “Storia” è del 1968, quando già da oltre mezzo secolo, 1913, Longhi
aveva “scoperto” Artemisia Gentileschi.
Asciugatori delle Pareti – O inquilini asciugatori,”Trockenmieter” nella parlata di Berlino, in
uso nella Berlino guglielmina, che cresceva troppo, troppo in fretta: “Si era
diffusa l’abitudine di affittare gli appartamenti quando l’intonaco non era
ancora asciugato a inquilini che per la scomodità dell’ambiente pagavano una pigione
ridotta” – Saverio Campanini lo spiega, a proposito dello stesso Scholem, nel
lungo saggio con cui presenta gli studi di Gershom Scholem su Pico della Mirandola
e le sue fonti in materia di Qabbalah, “Cabbalisti cristiani”.
Caratteri nazionali – “All’America
devo i favori della fortuna”, spiega Peer Gynt ai compagni di avventure in
Marocco, all’atto quarto: “La biblioteca ben fornita proviene dalla giovane
scuola tedesca (siamo negli anni 1860. n.d.r.); la Francia mi ha dato l’abito,
i modi, e quel pochino di spirito, l’Inghilterra l’assiduità al lavoro e la acuta
percezione del mio interesse. Dagli ebrei ho imparato l’arte di aspettare, dagli
italiani il piacere del dolce far niente…”.
I caratteri nazionali erano in voga nel secondo Ottocento, l’epoca dei
nazionalismi – Ibsen scriveva “Peer Gynt”, a Casamicciola e poi a Sorrento, nell’estate
del 1867. Ma non si pensa diversamente oggi.
Il primo volume, oltre mille pagine, della “Storia d’Italia Einaudi” del
1972, sei volumi, dieci tomi, i curatori Romano e Vivanti hanno intitolato “I
caratteri originali”.
Complessità – La follia –
nell’accostamento di Guido Paduano, che ci ha scritto sopra un trattato, “Follia
e letteratura”, nella sintesi che ne fa a Gnoli su “Robinson”? “Non c’è un
denominatore comune nella follia. Per parafrasare una celebre frase: tutti i
sani sono uguali alla stessa maniera, mentre ogni folle è diverso a suo modo. Re
Lear e don Chisciotte sono quasi contemporanei e rappresentano il punto più
profondo al quale la follia si è spinta nell’abisso della complessità”.
Dante – La “Commedia”
“di base è un’autobiografia” - la stilista Maria Grazia Chiuri, costumista per
l’opera “Inferno” di Lucia Ronchetti all’Opera di Roma. Un selfie ante litteram?
È per questo, continua Chiuri, che “nei versi ci si può identificare ancora
adesso. Sottolinea l’importanza dell’amore come motore universale, parla di
etica e di decadenza politica, di esilio e sradicamento”.
Per Lucia
Rnchetti “la ‘Divina Commedia’ è una Bibbia studiata e ristudiata, il primo libro
erotico e horror avuto tra le mani”.
Etna –“L’unico vulcano
femmina della nostra Penisola”, Marco Belpoliti, “Nord Nord” - attribuito a
Nadia (Ballo?).
Gaza Dreamland – Il sogno di
Trump era già di “Peer Gynt”, nella sua fantasia in Marocco, al bordo del Sahara,
all’atto quarto: “Gli balena un’idea” nelle note di scena, annaffiare il deserto
- una cornucopia segue, di ogni bene e meraviglia.
Kafka – Cosa ne resta
a Praga? “È diventato una fonte di guadagno per un’intera città, fra gadget,
guide, musei, caffè. c’è sempre più Kafka a Praga, ma è sempre meno vivo. Questo
mi ha spinto a guardarlo dalla prospettiva di oggi”, Agnieszka Holland del suo
ultimo film, “Franz”.
Holland aveva studiato a Praga, alla Scuola del Cinema, all’epoca della
“Primavera” politica, 1968, quando Cecoslovacchia, Polonia et al. erano
parte dell’impero sovietico. E ricorda: “Milan Kundera insegnava storia della letteratura.
Trasmetteva il fascino di Kafka e della letteratura di lingua tedesca. Parlava
di Broch, Musil e altri autori di quel mondo. In Cecoslovacchia all’epoca erano
sconosciuti. Io in Polonia li avevo letti”.
Lotteria – Il lotto, che
il Devoto fa derivare dal gotico “klauts”, sorte, Marco Belpoliti in “Nord
Nord”, p.214, si compiace di associare a Lorenzo Lotto, che in Ancona, in tarda
età, “ridotto in miseria”, accudito dai frati domenicani, ne organizzò una: “La
mise in piedi nell’agosto del 1550, per vendere sedici quadri e trenta cartoni
che aveva preparato per le tarsie di Bergamo, ma vendette quasi nulla”.
Mutilazioni di guerra – Molto praticate dagli italiani in guerra, soprattutto nella Grande
Guerra, secondo gli alti comandi, da arte dei soldati per sfuggire al fronte, sono
prassi normale nel “Peer Gynt” di Ibsen, 1867, in aperura dell’atto terzo, dove
il coboldo protagonista di fughe oniriche “vede” tra i suoi esseri immaginari un
ragazzo che “s’è mozzato netto il dito. Un dito insostituibile! Tutto il dito!
Senza che nessuno lo obbligasse!” E poi si piega il perché: “Ah adesso mi
ricordo… È l’unico modo per liberarsi dal servizio del re. Dev’essere così.
Volevano mandarlo in guerra e lui, si capisce, non voleva partire. Ma mutilarsi….?
Per sempre?”.
Lucio Piccolo – “Teneva
concioni interminabili”, Belpoliti in “Nord Nord” , p. 80, sa fa dire da
Vincenzo Consolo, “Enzo”, che lo aveva praticato in gioventù – “un suo maestro
diceva lui”.
Poeti maledetti – Ma è solo
una definizione di Verlaine perseguitato dall’alcol e dagli ufficiali i giudiziari.
Lo ricorda Piero Boitani recensendone la riedizione nella Pléiade. Era il
titolo che appose all’antologia di Corbière, Rimbaud e Mallarmé, con se stesso
nel ruolo di curatore, con lo pseudonimo “Pauvre Lélian”, nel 1884.
Russia-Urss – L’ultimo impero
europeo? Ma con “il capovolgimento completo dei valori che avevano costruito l’Europa”
– card. Ratzinger (poi papa Benedetto XVI), “Conferenza alla Biblioteca del
Senato”, 13 maggio 2004, ora in “L’Occidente vincerà”). Per “il modello totalitario”,
che “si collegava a una filosofia della storia rigidamente materialistica e ateistica”.
Dopo la “rottura” operata dall’Illuminismo: “Non ci sono più valori indipendenti
dagli scopi del progresso, tutto può, in un dato momento, essere permesso e persino
necessario… Anche l’uomo può diventare uno strumento”. Ed è un fatto che “i sistemi
comunisti sono naufragati innanzitutto per il loro falso dogmatismo economico”.
Non per il totalitarismo, per il pil - è
la lezione che Deng Hsiao Ping aveva tratto dai fallimenti del maoismo, e su
cui ha impiantato il robusto impero cinese, seppure sempre comunista,
strumentale - semplicemente, rilevava Ratzinger vent’anni fa, “i
veterocomunisti sono diventati senza esitazioni liberali in economia”.
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