martedì 21 aprile 2026

Problemi di base macho-femministi bis - 912

spock

macho-femministi bis
 
Perché le donne sono cattive?
 
Perché lo sono in Italia?
 
È infetta l’aria in Italia?
 
La storia?
 
O la scuola, che è femminile, materna?
 
Cattive o scontente?


spock@antiit.eu

Il più grande processo del mondo

Sei giurati popolari e due togati, il presidente della Corte d’assise e il giudice a latere, discutono e si confrontano per 36 giorni, in camera di consiglio, isolati cioè dal mondo, per sbrogliare i giudizi e le pene del maxiprocesso di Palermo, 1986, contro centinaia di mafiosi. Ma non è un legal thriller all’americana. Il presidente, Alfredo Giordano, che si è assunto l’onere del processo, il più imponente al mondo, pare, nella storia della giustizia, e il suo giudice Pietro Grasso, oggi senatore, discutono sulle imputazioni, e sula determinazione delle condanne, anche un po’si azzuffano. I giudici popolari servono per allentare un po’ la tensione - come un gatto, che fa capolino nel cortile del reclusorio, dove i giurati “prendono l’aria”, come nelle carceri, e un pifferaio che chissà come si intrufola.
Un dialogo teatrale in realtà, fra Sergio Rubini e Massimo Popolizio, il presidente e il giudice subordinato,
che tengono viva la materia. Ma, poi, tutto è scontato, gli esiti e le pene essendo note.
Un atto – un film - “civile”, forse di proposito. In vista dei quarant’anni, quest’anno, dell’avvio del processo. Con 475 imputati da giudicare.
Fiorella Infascelli, La camera di consiglio, Sky Cinema, Now

 

lunedì 20 aprile 2026

Problemi di base macho-femministi - 911

spock


Perché le donne sono cattive con le donne?
 
Perché le donne sono cattive con gli uomini?
 
E con se stesse?
 
Come gli uomini?
 
Perché le donne sono cattive?
 
Perché si dice che lo siano?

spock@antiit.eu

Pasolini “preciso”

Rimasto fuori dalla copiosa editoria per i cinquant’anni della morte, il libro forse più significativo su Pasolini. Un florilegio di testi, tutti per qualche verso interessanti. E di immagini, dei film e di Pasolini.
Il libro si apre con una rara foto del padre, altrimenti ignoto. Carlo Alberto Pasolini è Pasolini figlio, fisicamente e somaticamente – anche nel cipiglio. Con una didascalia importante (tratta dall’intervista con Jon Hallyday, “Pasolini su Pasolini”: l’omosessualità (di cui P. si faceva peso e colpa, n.d.r.) non va attribuita all’“amore eccessivo, quasi mostruoso” verso la madre ma al padre: “Gran parte della mia vita erotica ed emozionale non dipende da odio contro di lui , ma da amore per lui, un amore che mi portavo dentro fin da quando avevo un anno e mezzo o forse due, non so”.
Le moltissime foto danno Pasolini sempre in posa, anche in costume da bagno, o in tenuta da sci. E ordinato, capelli, sorriso, gesto, anche nelle istantanee – curate fino al taglio, la luce, le ombre. Sempre “perbene”. Anche in borgata - farsi fotografare in borgata?
 Anche al mare, con Maria Callas e i suoi cagnetti, al vento. Era dei suoi anni vestirsi perfettamente – “correttamente” - e non casual, o sporchetti, comunque trasandati. Ma Pasolini è sempre “preciso”. Anche in tenuta da calciatore, anzi specie con gli scarpini, lustri.

Un album che è un regalo. Con una Nota introduttiva di Graziella Chiarcossi. Per la consulenza editoriale di Mario Desiati.
AA .VV., Album Pasolini, Oscar, pp. 316, ill. ril, pp.vv.

domenica 19 aprile 2026

Ombre - 820

“Piazza Affari regina d’Europa per valore delle cedole e rendimenti”, “Il Sole 24 Ore” a p. 1. A  p. 3, sempre in grande: “L’Italia con la crescita più bassa in Europa” – “meno della metà della crescita media Ue” e “meno di un terzo rispetto al G 7”. Pubblici vizi virtù private – si rovescia Mandeville e la “favola delle api”, le api operose.
 
Cazzullo incorona Conte, l’avvocato che si professa demitiano ora alla guida dei 5 Stelle. Riducendo con lui a bazzecola, due righine, in fondo, il reddito di famiglia e il superbonus. Senza ricordare che quest’anno paghiamo 51 miliardi di debito in più, portando al “primato continentale nel rapporto fra debito e pil”, grazie, si fa per dire, alla generosità dell’avvocato.
 
Sorprendente l’ingegnera Di Foggia che per fare il presidente dell’Eni vuole una buonuscita da Terna, altro gruppo pubblico, di sette milioni e mezzo. Sorprendente perché di Terna era amministratore delegato dopo una carriera, dice il cv, per la parità salariale. Vorrà portare tutte le donne in impresa al suo livello?
O non sarà, come l’avvocato Conte, una ex demitiana – sono sempre i primi in tutto, artigliano lo Stato come nulla?
 
Ben “il 61 per cento della popolazione israeliana è contrario al cessate il fuoco in Libano”. È cioè favorevole all’invasione. Il “popolo” per la guerra, con un esercito di leva, è una novità. f

Forse non solo la specialità di Israele. Un nuovo filone di studi necessita, il nazionalismo è sempre più forte delle guerre.
 
Mostrano i tg i bombardamenti di Tiro e Sidone come fossero due dei villaggi del sud del Libano. Mentre i Fenici di Tiro e Sidone sono stati per secoli i marinai e i mercanti del Mediterraneo. Orientale e anche occidentale – tra Solunto, Mozia, Palermo, e Cartagine. E le rovine monumentali lo testimoniavano ancora negli anni 1970, prima che Israele occupasse e distruggesse variamente il Libano.
 
Maurizio Molinari che fa una pagina su “la Repubblica” per il  signor Pahlavi: “Torno e do la spallata al regime di Teheran” sarebbe da ridere ma è da piangere. La politica estera ridotta, da uno che pure sa di che si tratta, a chiacchiere vuote. Assistito peraltro dal concorrente “Corriere della sera”, che esibisce una larga formazione di inviati e corrispondenti internazionali, di cui solo due sanno e dicono la cosa giusta, Rampini e Viviana Mazza – agli altri, ammesso che pratichino qualche lingua, si richiede il “colore”: ospedali, dottori, bambini, madri, morti e il tycoon.

  
Papa Leone impegnato per la pace lo portano in trionfo nel Camerun, paese di guerre senza fine, postcoloniali – dopo 66 anni – e tribali, con un capo di Stato 91nne che sta lì da sempre. Ma c’è di meglio dove un papa di pace potrebbe andare in Africa?


Dunque, Bpm e la Lega, col supporto dei Del Vecchio di Luxottica-Delfin, si riprendono Mps-Mediobanca-Generali. Il controllo di Roma su Milano era impossibile, e Caltagirone è stato fregato.
La Lega, sotto l’aplomb esagerato di un Giorgetti mite, aggredisce Piazza Affari alla Trump, d’assalto – il golden power contro Unicredit è ancora più stupefacente oggi di quando Giorgetti lo impose. Ma perderà il voto tra qualche mese -  lo farà perdere a Meloni, la filosofia della Lega è sempre quella, rodata con Berlusconi.
 
Si fa passare la divisione tra Caltagirone e i Del Vecchio su Mps come una furbata per disinnescare il “patto occulto” 2019 di cui li accusa la Procura di Milano. Ma non è il solo aspetto curioso del voto in consiglio per il nuovo Mps. Di fronte alla “istituzionalità” dei grandi fondi Usa, alla loro indifferenza ai giochetti di potere in materia di affari, non si sa che pensare di Giorgetti, dell’asta  acceleratissima per la vendita di Mps, del golden power contro una banca italianissima (non era un “campione nazionale”?) come Unicredit. 
 
Elegante “Il Messaggero” (Caltagirone) nella sconfitta a Mps-Mediobanca: grande titolo e nessuna acrimonia: “Lovaglio torna alla guida di Monte dei Paschi.”.
Il “fuori Lovaglio” era un jeu de dupes, un gioco di compari? 
 
Vance, che pure è intelligente (è buono scrittore, o non è lui?), che ammonisce: “Prevost dovrebbe essere cauto quando parla di teologia”, Prevost è il papa, non si sa se è più asservito al suo capo Trump, come è l’uso per i vice-presidenti Usa, oppure ironizza.
 
Claudia Conte ha solo una laurea telematica, presi in otto mesi, a trenta e passa anni, dopo aver vantato una laurea Luiss – dove ha solo pagato le tasse, per molti anni? Fatti suoi. Ma il ministro dell’Interno, custode e garante della nostra sicurezza, irretito da una svelta trentenne?
 
Romagnoli, recensendo sul “Venerdì di Repubblica” “Il giornalista e l’assassino”, un vecchio libro (1990) di una Janet Malcolm su un giornalista americano, Joe MGinnis, specializzato nel guadagnarsi la fiducia di persone coinvolte in delitti per poi “tradirli”, raccontandone le (vere o presunte) confidenze di malefatte, ricorda che questo giornalista lavorò anche in Italia. Sul Castel di Sangro, la squadra di calcio di “un paese abruzzese di seimila abitanti”, approdato alla serie B. Naturalmente “provandone” droghe, combines, intrighi. Ma non era la squadra di Gravina, poi presidente della Figc? Per dodici anni, e tre Mondiali falliti.
 
“Reiterati insulti dei dirigenti dell’Inter” contro il presidente del Como Suwaraso, nella partita che poi l’Inter ha vinto. Ma di questo abbiamo saputo due giorni dopo, per un post dell’indonesiano ai sostenitori della sua squadra, di scuse per la mancata reazione agli insulti (“sono nostri ospiti e meritano rispetto”). Cronache pietose – mentre si protesta e si sciopera per il rispetto del giornalismo.
 
Ha vinto Brignone, ma parla sempre Goggia. Di tutto. Di sci ma anche di guerre, studi, prodotti, promozioni. Ha agenti migliori? Il giornalismo all’orecchio delle pubbliche relazioni.
 
Israele ha adottato, ormai da tre settimane, la pena di morte, su base etnica. Con tanto di spilla celebrativa, in forma di cappio, dorata – o è d’oro? E non si è udito o letto un solo grido d’orrore, nemmeno una critica. Poi dice che c’è l’antisemitismo – sottotraccia, certo.
 

La tribù delle donne

“L’inizio della storia delle discriminazioni arriva a noi attraverso la voce del mito”, delle discriminazioni di genere. No, basterebbe Bachofen, il suo nomadismo – la donna perde ogni ruolo nel nomadismo – a ondate successive, dal bacino apparentemente inesauribile della Mongolia. “L’origine delle discrininazioni nella Grecia antica”, precisa il sottotitolo. Anche queste si possono ricondurre a Bachofen, la Grecia “antica” emerga, come dal nulla, dopo l’“invasione dal Nord”, dei fantomatici Dori. Ma Cantarella risale la traccia attraverso una rilettura tanto semplice quanto avvincente dei miti: fa di meno e di più, poiché il mito più non usa conoscere. È un invito quindi, il suo, a una sorta di riscoperta, narrata con precisione ed eleganza. Una serie di “meraviglie”, di miracoli, cui la sapienza greca, che era immaginazione, si è affidata per secoli – immortalandosi poi come classico.
Con Prometeo, la sfida agli dei, “l’intera umanità andava punita”. E la punizione fu Andora, la “prima donna”. Pandora non è Eva. È lei stessa la tentatrice, “un male bello” (Esiodo). Ma Prometeo non è solo, lo affianca il fratello Epimeteo, avventato, sventato. Pandora, sventata come Epimeteo, apre il vaso che doveva restare sempre chiuso e i mali si dispersero nel mondo: da lei discenderà “il genere maledetto” di Esiodo, “la tribù delle donne”.
Le donne faranno una razza a parte. Che Semonide di Amorgo, subito a ridosso di Esiodo, classifica. E la partizione si precisa: per l’uomo il logos, la capacità di ragionare, per la donna la metis, l’astuzia.
Zeus e Metis, spiega Cantarella, la storia è tutta qui. Zeus, che aveva paura di essere divorato dal padre Crono, come tutti gli altri suoi fratelli, è aiutato dalla compagna Metis, con una sostanza di sua conoscenza, di lei, a far vomitare a Crono tutti i figli che si era mangiati, in combutta con i quali Zeus è in grado di detronizzare Crono. Ma quando Metis confida a Zeus di essere incinta, Zeus si mangia anche lei, dando poi nascita lui stesso alla figlia – Atena. Inoltre, con Metis l’uomo Zeus aveva inglobato anche l’astuzia, e la sua creazione era completata, intelligenza più astuzia, l’uomo era un essere “quai invincibile”.
Poi intervenne la medicina, Ippocrate etc. Che indaga molto e non si spiega il mistero della maternità – dopo aver approntato uno scemenzario terapeutico per l’epilessia, il “morbo sacro”. Presto le donne, addomesticate, furono ridotte a due: la casalinga e la donna di piacere. Le figlie greche non ereditavano, andavano sposate alla pubertà, se non sposate erano vendute schiave. Di adulterio era imputabile solo la donna. La donna di Zeus - la donna non genera - è ancora la bandiera di Eschilo, all’Aeropago, a proposito del matricida Oreste. E non ha autorevolezza, cioè diritti. In epoca recenziore Aristotele lo spiega lungamente: “Il maschio rispetto alla femmina è tale che per natura l’uno è migliore l’altra peggiore, e l’uno comanda, l’altra è comandata”. Così il grecista Vidal-Naquet: “la polis, celebrata? Un club di soli uomini”.
Finché con Epicuro, e meglio ancora con i cinici, la verità non comincia a farsi strada, che donne e uomini hanno “le stesse virtù” – Antistene. Mentre fuori dalla Grecia continentale già da un secolo o due, con Pitagora, a Crotone, si ammetteva la donna alla discussione delle questioni politiche.
Bachofen Cantarella lo fa emergere alla fine. Ma non per il patriarcato, per il matriarcato, che per lil giurista svizzero, di passione storico e antropologo, fu epoca felice: gli imputa con ciò “l’antica condanna della donna alla sua materialità e di riflesso alla sua inferiorità”.
Eva Cantarella, Gli inganni di Pandora, Feltrinelli, pp. 90 € 11,40 (promozione Feltrinelli, 2 libri Ue € 11.90)