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mercoledì 9 settembre 2026

Il mondo com'è (500)

astolfo

Bafometto – Houellebecq, “Annientare”, pp. 427 segg., ne fa – ne fa fare a uno specialista dei servizi segreti, che denomina Delano Durand – una biografia quasi storica, fuori dalle dicerie che lo accompagnano, si accompagnano alla parola: “Se vogliamo giocarcela pesante, direi che il nome data dal Medio Evo, e che probabilmente è una deformazione di Maometto. Lo si ritrova per la prima volta in una lettera di Anselmo di Ribemont, compagno di Goffredo di Buglione, del 1089, in cui racconta l’assedio di Antiochia. Per i cavalieri cristiani del Medio Evo i mussulmani non erano altro che adoratori del diavolo…. In breve, c’è che Bafometto è stato in seguito adorato dai Templari, è d’altronde una delle principali cause della distruzione  dell’ordine del Tempio, prima di essere rireso dai massoni di rito scozzese, e in questo momento è molto popolare nei gruppi Extreme Metal e Death Metal, principalmente norvegesi, è una vera star in quegli ambienti lì. Il personaggio è piuttosto ambiguo, ha una testa di capro, ed è barbuto, ma nello stesso tempo ha seni di donna”.
L’ultimo raccontato, e il più conosciuto, quello di Pierre Klossowski, è un misto di magia e erotismo, trascendenza e perversione – dedicato a Michel Foucault, opera del 1965 (ma wikipedia vuole he “la sua figura” aleggi “costantemente nel romanzo ‘Il pendolo di Foucault’”, di U. Eco, 1988). Pierre Klossowski, il fratello maggiore del più noto Balthus, Balthasar Klossowski, curava molto questo modo di essere, del mistero, teatrale, che appariva ai concerti di Santa Cecilia, tra 1969 e 1970, quando era all’Institut francese a Roma, in ampio tabarro, cappellone a larga falda e occhiali scuri, in piedi su una qualche tribuna – la sua opera, di cui “Il bafometto” considera il compimento, Deleuze dice “unità di teologia e pornografìa... qualcosa che chiamerei pornologia superiore”.
 
Church of Euthanasia – La Chiesa dell’Eutanasia (CoE) è “una religione e un’organizzazione ecologista radicale (deep ecology)”. Avviata nel 1992 a Boston, nell’ex New England inglesizzante e puritano dei Padri Fondatori, da Chris (Christine) Korda, una musicista elettronica e attivista ambientale, e da Robert Kimberk, “pastore Kim”, si vuole insieme radicale e tollerante: si è costituita per propagandare le virtù del suicidio. Ma è diventata presto famosa, quattro anni dopo la nascita, alle elezioni presidenziali del 1996, per aver e lanciato la candidatura di “Una Bomber”, Theodore Kaczynski – il “matematico dotatissimo” delle biografie, auotore di una innovativa  dimostrazione del “teorema di Wedderburn”, già professore a Berkeley, che si era isolato in una capanna remota nel Montana, dove fabbricava bombe artigianali che mandava a personalità a suo avviso implicate nello sviluppo delle tecnologie (di cui anche lui, come già il filosofo tedesco Heidegegr, diffidava), facendo nel complesso tre morti e una ventina di feriti, prima di essere scoperto (condannato all’ergastolo, forse vi è morto).
La “chiesa” si dichiara “una fondazione educativa senza scopo di lucro dedicata a ripristinare l’equilibrio tra gli esseri umani e le specie rimanenti sulla Terra”. Da perseguire “attraverso una massiccia riduzione volontaria della popolazione”.
Korda la vorrebbe “l’unica religione anti-umana al mondo”. All’insegna di un unico comandamento, “non procreare” - con l’invito “salva il pianeta, ucciditi”. Basato su quattro “pilastri”: il suicidio (“facoltativo ma incoraggiato”), l’aboRto (“può essere necessario per evitare la procreazione”), il cannibalismo (“obbligatorio se insisti a mangiare carne”, ma solo se qualcuno è già morto) e la sodomia (qualsiasi atto sessuale non destinato alla procreazione”).
Ad ogni buon conto, la chiesa propaganda la riduzione della popolazione solo con mezzi volontari – rifiutando specificamente, che non si creino equivoci, l’assassinio e l’eugenetica come mezzi per favorirla. E promuove l’ambientalismo più radicale. Attiva sui social, non dà numeri sugli adepti.
 
Jena – Accanto alla Sassonia-Anhalt oggi nelle cronache allarmate per avere aperto in Germania la strada all’estrema destra politica, del partito Alternative fūr Deutschland, c’è la Turingia, che per prima per la verità ha aperto la porta a Afd, giù due anni fa, col 33 per cento del voto. E la Turingia è il Land di molta storia tedesca, e della migliore, Erfurt, Weimar, illustrata da Goethe, e Jena. Da quest’ultima in particolare – oggi amministrata peraltro da un Thomas Nitzsche, l’“ultimo dei Liberali”, in Germania specie protetta (sono confluiti tutti in Afd). Che a  fine Settcento “con la sua università realizzò una chimica umana e intellettuale che non ebbe eguali nel resto della Germania”,  Alberto Rollo, appassionato e narratore (“Le attitudini”) del primo romanticismo su “Robinson”, 6 settembre. E influenzo al cuore, si può aggiungere, praticamente la indirizzò, la cultura tedesca nell’Otto e Novecento. “La presenza di Schiller era una calamita irresistibile per molti giovani”, ricorda Rollo: “Le lezioni accademiche di Fichte ridisegnarono il ruolo fondamentale della filosofia. L’arrivo dei fratelli Wilhelm e Friedrich Schlegel, con le rispettive compagne Caroline e Dorothea, rivoluzionò il clima culturale. Friedrich fu amico di Novalis e tutti frequentavano i fratelli von Humboldt prima che Alexander, il naturalista, cominciasse a girare il mondo”. La rivista degli Schlegel, “Athenäum”, “nei due anni d vita, tra il 1799 e il 1800, riassunse gli entusiasmi e il respiro filosofico, poetico e scientifico di Jena. Fu un biennio fulminante. Circoscritta fra Kant e Hegel, fra Schiller e Goethe, la grandezza di ‘Athenäum’ fu quella di un gruppo di anticonformisti che prese le distanze dagli eccessi della rivoluzione francese e accese la rivoluzione del pensiero, non disgiunta da quella spirituale e poetica. Era una banda estroversa, che s’aggirava per strade, taverne, aule, controfilosofando (secondo il loro lessico comune). C’era tanto erotismo tra quei giovani. Si dice che i figli non riconosciuti siano stati molti, come gli intrecci amorosi e provocatori in casa Schlegel raccontati nel romanzo ‘Lucinda’”. Senza dimenticare Schelling, per il quale l’autore di “Lucinde” sarà lasciato dalla moglie Caroline – per sposare l’irresistibile Schelling.  
Una ricostruzione un po’ maschilista, contraria allo spirito del primo romanticismo, per larga parte influenzato da scrittrici e poetesse, dentro e fuori del matrimonio. E manca lo spirito di Hölderlin, presenza capitale, del primo, e del secondo e del terzo romanticismo, che a Tubinga era stato amico fraterno di Hegel e Schelling. Mentre Novalis, altra presenza capitale a Jena, è solo citato (della presenza di Novalis si può recuperare ciò che ne scrivemmo vent’anni fa nel romanzo “La gioia del giorno”: “Novalis, il poeta dei rapimenti che studiò da ingegnere, lascia freddi. Non per l’ingegneria: un signore che s’innamora di una dodicenne, la quale a tredici anni s’ammala e a quindici muore, la morte spesso non è simbolica, è storia indigeribile. Sarà invidia, forse l’amore bambino soltanto esiste, poi è tattica. Di uno che, con meno anni, godeva a Jena la compagnia di Schiller, Fichte, Schelling, von Humboldt, talvolta Goethe”). Novalis, al secolo Friedrich von Hardenberg, nobile, etereo, fidanzato a una tredicenne, nei cui occhi vedeva riflesso l’azzurro del cielo, agli stati generali del romanticismo a Jena, da lui elevati a “comitato di salute pubblica dell’universo”, promosse una gilda di mercanti abbastanza ricchi da provvedere “ai fini generali della poesia”.

A Jena l’aria secca induceva a bere vino – il comunismo ha poi dimenticato come si fa, come si fa il vino. Da Lipsia vi si trasferì Leibniz. Hegel vi inventò la storia, l’anima del mondo” vedendovi a cavallo per le strade della città, nelle sembianze di Napoleone – che però non era alto di statura.  Nietzsche vi fu tenuto coatto, dal professor Binswanger inflessibile, benché suonasse il piano (Nietzsche), finché non morì.
Prende il nome di Jena nelle storie della letteratura il primo Romanticismo, detto anche “iniziale”. A Jena e fuori Jena, a Berlino e Francoforte, il primo Romanticismo fu animato anche da scrittrici e poetesse. Da prime attrici, sul proscenio, e non come figure di recupero. Tra esse eminenti Karoline von Günderrode (1780–1806), e Bettine von Arnim Brentano, otre a Dorothea Veit Schlegel e Caroline Schlegel-Schelling.  
 
Misasi - “Moro non amava i giochi enigmistici”, afferma risoluto Bartezzaghi, per fare piazza pulita delle ipotesi che le lettere di Moro dal carcere nascondessero messaggi criptati. Un esercizio, ricorda, che Sciascia fece a vuoto. Mentre (almeno) un indizio evidente c’è: un riferimento a Misasi (per Sismi) come quello che può aiutare. L’on. Misasi era un Dc cosentino che si faceva crescere in sed e nazionale per creare un’alternativa alla onnipresenza del socialista Mancini in Calabria. Schivo, riservato, negli anni di De Mita avrà il suo massimo incarico come segretario amministrativo della Dc).
Una indicazione evidente, tanto è incongrua (incongrua la chiave Misasi in senso proprio, riferita alla persona), che su questo sito avevamo messo in evidenza una dozzina d’anni fa: “C’è un richiamo incongruo, nelle lettere dal carcere di Moro, all’onorevole Misasi come uno capace di venire a capo del suo problema. Misasi, poi con De Mita segretario amministrativo della Dc, era allora un deputato calabrese, con qualche incarico pregresso di sottosegretario. Il suo nome era palesemente un anagramma scoperto per il Sismi, il servizio di controspionaggio militare. Un nome che apriva una pista. Tanto scoperta quanto rifiutata e anzi in nessun modo praticata”.
 
Angelina Zampanelli – Benedetto Croce visse per vent’anni, fino alla morte di lei, molto compianta, con Angelina Zampanelli, sua amante (oggi si direbbe compagna) e musa. “More uxorio”, come marito e moglie, anche se attenti a non procreare: nella stessa casa, lei a titolo di padrona di casa, con gli amici e all’occhio dei conoscenti, insieme anche nei frequenti viaggi. Angelina aveva 23 anni quando si incontrarono, Benedetto 27, e già in qualche modo Croce. Era il 1893, e il luogo dell’incontro, casuale, Salerno. Angelina era di famiglia modesta e di pochi studi, ma “bella, alta, estroversa, e intelligente”. Romagnola, di Savignano.
Da allora e per tutta la (sua breve) vita Angelina fu “Donna Nella” (in casa Angelinella) e “la signora Croce”. Per tutti, conoscenti di Croce, colleghi, giornalisti politici, frequentatori della casa,  e del pubblico, napoletano e non. Presenza specialmente apprezzata dai frequentatori abituali di casa Croce, che variamente la citano: Di Giacomo, Giustino Fortunato, Torraca, l’editore Ricciardi, Roberto Bracco, Michelangelo Schipa.
Seguì Croce nelle sue varie abitazioni, dapprima a viale Elena, poi a via Atri, e negli ultimi suoi due anni, dal 1911, a palazzo Filomarino. Viaggiavano anche insieme molto a Parigi, a Firenze, in lunghe villeggiature in Romagna. “E poi in Abruzzo” - racconta Nello Ajello , “Solo per amore”, su “la Repubblica” del 22 marzo 1994 – e a Perugia, a Palermo (in casa dei Gentile), sul lago Maggiore, in Svizzera. Fuori di casa, Angelina si conferma “vivace”, “fresca”, “allegra”, così come la descriverà più tardi, rimpiangendola, il filosofo. Gentile, Prezzolini, Renato Serra saranno variamente attratti dalla sua avvenenza priva di fatuità. Prezzolini la disse “donna di imperiale bellezza”.
Fu una convivenza spensierata e felice, durata fino alla morte di lei, nel 1913 – soffriva di cuore, i primi sintomi si manifestarono nel 1905, e portarono a un rallentamento dei viaggi. E un ricordo non macchiato dai pettegolezzi, dopo morte. Fausto Nicolini, primo biografo, dettaglista, di Croce non la menziona nemmeno. Un altro crociano, Edmondo Cione, ne ha scritto come di “un’antica attrice di café chantant”. Pettegolezzo che sarà ripreso da Abbagnano nei “Ricordi di un filosofo”, “una sciantosa” – con l’aggiunta, inventata, di un matrimonio in extremis (falsa notizia forse trascritta da un altro filosofo che per primo l’aveva adombrata, Augusto Guzzo – il quale, però,  ammirava “donna Angelani”). La verità del rapporto è stata ristabilita da Gennaro Ssso, in “Per invigilare me stesso”, l’edizione dei “taccuini di lavoro” di Croce.
Nessun dubbio invece sull’aspetto fisico, di grazie e bellezza. Che alcune fotografie e qualche ritratto testimoniano. Uno, dipinto da Salvatore Postiglione, rimarrà nella biblioteca di Croce a palazzo Filomarino anche dopo il suo matrimonio. Quando Angela si ammalò, Croce ne soffrì – si sa da lettere e note di amici e conoscenti, preoccupati per la sua stessa salute: Gentile, Prezzolini, Torraca, lo scrittore Enrico Ruta - lo stato d’animo di Croce, testimonia Ruta, somiglia a un’“agonia”.
“Donna Nella” morì a Raiano, in Abruzzo, dove l’aria si pensava che le giovasse. A 43 anni, di  broncopolmonite con sopraggiunta pleurite. Croce ne subì un crollo psicologico, secondo gli amici che lo frequentavano. Benedetto, scrisse Ruta a Prezzolini, “il freddo loico, l’uomo che tiene una femmina per igiene e per divertirsi come con un grazioso cagnolino, ha pianto con me tutte le sue lacrime... Non ho mai visto un uomo che ama la sua donna con tale passione”. Alla cugina Teresina, Croce confidava: “La ferita che mi si è aperta nel cuore non si rimarginerà mai”.
Con Renato Serra si ricomponeva presto filosoficamente, seppure amaro: “Noi dobbiamo amare e legarci, ma dobbiamo essere pronti a distaccarci senza cadere. E per non cadere, non c' è altro modo che svolgere in sé il senso dei doveri verso la vita. Altrimenti cosa resta? Il lurido suicidio o il lurido manicomio”. Filosofia confermata da Ruta qualche anno dopo: “Davanti a Croce era un trivio: uccidersi, impazzire o ammogliarsi. La casa vuota era intollerabile”.  Il 7 marzo 1914, a cinque mesi e mezzo dalla morte di Angelina, Croce ha già sposato Adele Rossi, una giovane torinese sbarcata a Napoli per preparare la tesi laurea, che ha frequentato palazzo Filomarino vivente ancora Angelina. Il cui ritratto rimarrà nella biblioteca.
 
astofo@antiit.eu

L’estremismo in Germania e la ezione di Berlusconi (Giolitti)

La vittoria di Afd nel remoto e marginale Sassonia-Anhalt è molto meno paurosa del bombastico, sconosciuto, rozzo e provinciale Bossi stravotato a Milano nel 1990, argomentava questo sito lunedì
http://www.antiit.com/2026/09/se-la-lega-fa-paura-in-germania.html
Non è l’unica differenza, tanto più per la Germania, tra la paura forgiata oggi e la sorpresa – alquanto distruttiva – del 1990. La differenza più grande sta nel recupero che dell’avventuroso, secessionista, razzista Bossi, e dei neofascisti del Msi, fece un altro lombardo, Berlusconi. Per un semplice fatto che già Craxi aveva intuito qualche ano prima: che con le estreme bisogna parlare, se sono in Parlamento – quella che nel gergo storico italiano si dice, solitamente in positivo, “politica giolittiana”: quattro anni dopo Bossi era un cane da governo.
La Germania, la Cdu-Csu soprattutto, la Democrazia Cristiana tedesca, ha provato a mettere fuorilegge un partito basandosi sui servizi segreti. Un’assurdità estromettere un partito dal Parlamento con i servizi segreti - ci sono leggi in materia, su fascismo e su nazismo, per il resto bisogna solo confrontarsi.
Altrove si fa finta di nulla. In Francia, da trenta o quarant’anni, la destra viene tenuta fuori dai governi, nazionali e locali, mettendo assieme al secondo turno tutto il resto, dalla sinistra alla destra concorrente. In Germania ci si è gingillati con i servizi segreti. In Italia Giolitti aveva segnato la via, dato che i socialisti erano lì da tempo, e numerosi, in Parlamento. Le destra è più indigesta? Berlusconi ha dimostrato di no.
La cosa curiosa è che, non solo le sinistre per motivi politici, anche storici “giolittiani” come Galli della Loggia, non hanno capito Berlusconi e parlano di “crisi delle democrazie”. In crisi non è la democrazia: si vota, e con le destre la partecipazione è sempre più elevata – cioè, si vota credendo al voto. La democrazia ci sta per dare la parola a tutti quanti. Entro limiti certo – di legge, costituzionali.
La Grande Paura di Afd, verrebbe da concludere, è solo una delle tante Grandi Paure di questa epoca di Grande Abbondanza, che non finisce di essere ingorda – per scaramanzia? ma tropo grassa lo è davvero.

Gli Usa non ce la fanno, l’Europa dovrà fare da sé

“La sicurezza nazionale è lo scopo primario del governo federale. Per gran parte della storia americana, la difesa ha rappresentato la maggior parte della spesa federale”. Ora le priorità sono cambiate, per il governo federale, e la difesa è una voce fra le tante. Di una spesa pubblica incomprimibile e in continua espasione. Fino ad accumulare deficit e debito impensabili.
Questa espansione, che è anche un limite alla elasticità della spesa, si è fatta mentre il mondo è cresciuto e si è rafforzato, anche minutamente. Mentre con il debito portato agli estremi limiti per tutti gli altri impegni federali, la difesa in America è diventata è un settore poco finanziato – molto al di sotto degli impegni “mondiali”.
Nel mezzo della guerra senza capo né coda con l’Iran, e alla viglia dell’11 settembre, il giornale fa il punto della preparedness militare degli Stati Uniti. Un altro conflitto mondiale non potrebbe essere combattuto dagli Stati Uniti da una posizione dominante.
Un conto dettagliato fa l’opinione editoriale degli impegni americani per la difesa. E in particolare delle basi all’estero. Che dovranno essere ridotte o cancellate, anche solo per motivi di bilancio. E la questione riguarderà in primo luogo e soprattutto l’Europa.
The Us cannot afford a major war. What if the war comes anyway?
, editoriale, 7 settembre, “The Washington Post”, in libera lettura, leggibile anche in italiano,
Gli Stati Uniti non possono permettersi una guerra di grandi proporzioni. E se, malgrado tutto, scoppiasse?

martedì 8 settembre 2026

Problemi di base pratici - 930

spock


Perché camminare sulla strada è più sicuro che sul marciapiedi?
 
Specialmente col bastone?
 
Perché i cantieri aprono e non chiudono?
 
Perché i pomodori sono immarcescibili, e le mele – c’è un anti-age anche per frutta e ortaggi?
 
Perché la frutta bella non ha sapore?
 
Perché la paletta del gelato si ricicla nell’organico - e il tappo di sughero?


spock@antiit.eu

Idillio amaro in campagna

“Andare verso la campagna” come “Andare verso il popolo” di Moravia nei “Racconti romani”: ci sono sorprese, non gradevoli. Anche in clima green. Specie per gli sprovveduti. Oggi come nel Sessantotto, quando “si andava” verso la Sabina o verso il Cilento, “tanto non costa nulla”, e c’era solo da faticare: pulire, raschiare, inchiodare, difendersi dai topi, e in qualche modo scaldarsi. Qui si aggiunge – siamo in Toscana? – la perfidia locale della multa per abusivismo, per avere sostituito le tavole rotte del pollaio con un paio nuove: fa ambiente, protetto, anche il rotto.
Insomma, fra aneddoti veri (la multa per abusivismo nel pollaio) e altri inventati (il carotaggio alla ricerca dell’acqua che pesca nel pozzo nero), un disastro: anche in campagna ci vuole giudizio (tutto funzionerà a meraviglia quando subentra una coppia che sa piantare i cocomeri, e poi farli crescere.
Mano leggera del regista di Mondaini e Vianello, e di Ficarra e Picone. E ruoli da protagonisti per Giulia Bevilacqua e Lastrico, ma su un’aneddotica poco inventiva. Con un ruolo burbero e simpatico per il burbero e simpatico Pennacchi. Il titolo echeggia "Benvenuti al Sud", ma la maga non scatta.
Meglio che in campagna, la libertà si conquisterà in barca. Sulla scia di Conrad.
Giambattista Avellino, Benvenuti in campagna, Sky Cinema

lunedì 7 settembre 2026

Se la Lega fa paura in Germania

Con Afd non rinasce il nazismo in Germania. È estremista ma non troppo, e in campo da tempo senza aver vinto niente, o quasi. Bossi al confronto, con appena un paio di anni di attività politica, in provincia, e un “programma”, una serie di uscite senza capo né coda, ben più radicali di Afd, “remigrazioni” e “fascismo” compresi, fu lanciato dalla Lombardia al voto nazionale del 1990, con quasi il 20 per cento dei suffragi. Dalla Lombardia. E in particolare da Milano. E per la capitale morale d’Italia da Milano 1, la circoscrizione degli intelletuali e dei ricchi.
Afd trionfa in Sassonia-Anhalt, un Land piccolo, con la popolazione più povera e più vecchia della Germania – dal 1989 si è emigrato in massa verso l’Ovest. Ha una capitale importante storicamente, Magdeburgo, ma solo due milioni di abitanti. Dei quali hanno votato 1,2 milioni. Mezzo milione dei quali, poco più, per Afd, la destra estrema. Da qui il giornalismo del panico: il nazismo è tornato.
Si può, bisogna, mettere la vittoria di Afd in Sassonia-Anhalt in quadro. Bossi aveva un “programma”, si fa per dire, molto più radicale, senza essere radicato, aveva voce da un paio d’anni, e come personaggio marginale e bislacco (Afd è in attività da un quindicennio, e strutturata come partito, dove si discute), quando nel 1990 la Lombardia, Milano, lo portarono al proscenio – e poi gli diedero, sempre Milano, anche se non più la Milano 1, ripetute sindacature. Una Lega Lombarda, non dei pochi e vecchi. Malgrado un “programma” da manicomio: la “Padania”, l’indipendenza della “Padania”, la secessione, il marco come moneta, le Camicie Verdi, l’ampolla di non si sa che.
Una Lega che fu subito adottata dal Tri-Veneto. Col “matrimonio” del Doge e altre scemenze. Nonché col vilipendio del Parlamento. Col professor Miglio, la Milano migliore, che argomentava placido: “Quando sbuco col treno su Firenze mi sento all’estero”.
La grande differenza è questa. Che Sassonia-Anhalt, anche con Afd, non potrà peggiorare, è proprio il buco del culo della Germania. Mentre Milano cosa ha avuto dalla Lega? Un quarto di secolo di barbaro provincialismo, oltre alle scemenze e agli odii – l’ha riscattata Moratti vent’anni fa, che non è lombarda.   
La Germania avrà bisogno di venticinque anni per capire di che è fatta Afd? È da dubitare.

Stop al russo a Odessa

“Una città a maggioranza russofona in Ucraina sta valutando il divieto della lingua nelle arti”, annuncia la Bbc (siamo di nuovo a Radio Londra…..). Non una città qualsiasi, Odessa, cioè cosmpolitismo, tradizioni, tolleranza: “Odessa, la terza città più grande dell’Ucraina, deciderà in settimana un controverso piano per “vietare la lingua russa nelle arti”.
“La proposta al vaglio dei consiglieri comunali mira ad inasprire le restrizioni già imposte dalla legislazione nazionale all’ingresso dei cittadini russi. La questione è particolarmente significativa perché Odessa è una città a stragrande maggioranza russofona, sebbene il divieto riguarderebbe solo gli spazi pubblici e l’uso quotidiano della lingua russa rimarrebbe inalterato.
“Per milioni di ucraini, il russo è la prima lingua, compresi molti soldati che difendono il paese nella guerra contro la Russia, anche se l’ucraino è l’unica lingua ufficiale. È parlato dalla maggioranza della popolazione, e alcuni lo considerano uno strumento di influenza russa.
“La proposta presentata a Odessa, città quotidianamente bersaglio di attacchi di droni e missili russi, prevede la completa interruzione di contenuti in lingua russa nella musica e nella letteratura, nelle strade, nei parchi, nelle istituzioni pubbliche e nei luoghi di spettacolo e artistici statali. Si raccomanda inoltre un divieto negli spazi privati.
“In una città famosa per scrittori e musicisti di lingua russa, la proposta ha suscitato forti reazioni. Il divieto si estenderebbe negli spazi pubblici anche alle vecchie canzoni di Odessa, pressoché universalmente conosciute in tutta la ex Unione Sovietica. Tutti i libri in lingua russa verrebbero rimossi dagli scaffali delle biblioteche pubbliche. Attualmente, possono essere esposti, ma non in posizione di rilievo”.
Non è una curiosità, è il cuore del problema: cancellare due o tre secoli di storia – il principio della storia che non va avanti ma guarda all’indietro, preposterous, assurdo, che tanti danno sta facendo in Medio Oriente (anche a Israele, che lo pratica). In Ucraina c’e già, con la presidenza Zelensky dal 2019, è all’origine della guerra e il cuore del problema – e lo è ancora nei paesi baltici, in Polonia, perfino in Romania (la Bessarabia, oggi Moldavia). Come già 35 anni fa nelle stragi tra gli slavi dell’ex Jugoslavia.
L’Europa all’ora degli slavi, di un tribalismo vivo e fervido, esclusivo, non sarà facile. Mentre si celebrano, ipocritamente?, gli accordi De Gasperi-Gruber, che vietarono la storia rivolta all’indietro – saggiamente: a quale indietro fermarsi, a quello del più forte? in quale momento?).

Cronache dell’altro mondo – socialiste di lusso (424)

Non c’è solo Alexandra Ocasio-Cortez arbitra dell’eleganza da sinistra. “La sezione newyorkese dei Democratic Socialists of America si trasferisce in una nuova lussuosa sede, mentre il «figlio di papà» Gustavo Gordillo e la sua compagna si assicurano lauti stipendi”, tuona implacabile il “New York Posti”, alfiere della destra nella città democratica, di proprietà di Murdoch: “Dalla misera sede storica nel Lower East Side, la sezione di New York dei Democratic Socialists of America passa in due nuovi uffici, di ottima collocazione, uno a Midtown e uno a Bed-Stuy. La presidente Grace Mausser ne ha dato la notizia ai compagni presentando il bilancio della sezione. Con la proposta al contempo di assegnare a lei, e al co-presidente Gustavo Gordillo, uno stipendio di 95 mila dolari.
“Il nuovo ufficio di Manhattan si trova in un edificio di 14 piani sulla West 35th Street a Hudson Yards, completo di portiere, sicurezza 24 ore su 24 e terrazza panoramica arredata. Con un costo di 15.000 dollari al mese, rappresenterà la seconda spesa mensile più ingente della sezione, dopo gli stipendi di Mausser e Gordillo. I loro nuovi proprietari di casa - la famiglia Chetrit - hanno dovuto affrontare numerose cause collettive promosse dagli inquilini di Brooklyn, per avere presumibilmente eluso le leggi sulla stabilizzazione degli affitti”.
Effetto del sindaco Mamdani, democratico socialista, argomenta il giornale, che mentre fa la guerra ai proprietari di immobili per gli affitti, non bada a spese per il suo. E contro il co-presidente Gordillo, punta di diamante dello schieramento pro-Palestina e anti-Israele, il quotidiano di Murdoch denuncia anche un tenore di vita milionario: nato ricco, vive in una casa dei suoi da un milione e mezzo di dollari a Brooklyn - una “casa a schiera” ma di due piani, “di quasi 200 metri quadrati, in un quartiere alberato in fase di riqualificazione a Bed-Stuy”.

Santa maternità - la Grande Madre Bruni Tedeschi

Un film sulla maternità, imprevista per lo più o casuale, negata, mortale (la madre muore dando alla luce la bambina), desiderata, mancata (sentita come mancanza). In un putiferio da vita ordinaria: famiglie allargate, anche a nonne e zie che non sano, e non gli interessa, oltre che a madri o padri che hanno anche figli ma è come se non lo avessero, e qualcuno che vorrebbe bene un figlio ma sbaglia sempre tutto, mentre il bambino o la bambina si lega a estranei simpatetici.
Un film femminile e femminista – i maschi sono mezzi personaggi, mediocri, perfino idioti. Ma tradizionale: un inno alla maternità, nel mentre che la si discute.
Un film un po’ sorprendente per la cinematografia francese, che si vuole all’ultimo grido, e un po’woke. Nelle corde della regista. E tagliato, quasi, sui modi di essere e di recitare, oltre che sul personaggio, di Valeria Bruni Tedeschi, la protagonista: donna di molta empatia, ma rassegnata ai “compagni” a tempo - “allora, ci rivediamo l’altro giovedì”. Che finisce per “sanare” tutte le situazioni – un ruolo cult, anche per l’espressione che trova giusta, a ogni inquadratura. Una santa. Ma materna, per istinto. Anche degli uomini adulti.
Carine Tardieu, L’Attachement
-La Tenerezza, Sky Cinema, Now

domenica 6 settembre 2026

Letture - 621

letterautore


Americani
- “Non siamo nati Americani”, intende Sabino Cassese domenica l’altra nel suo commento sul “Corriere della sera”. Deluso fin dal titolo: “America, nostra illusione”. Per cominciare: “Quando e perché l’Europa ha iniziato a coltivare il mito dell’America come maestra di democrazia e guida dell’Occidente”, punto interrogativo. Colpa degli entusiasmi, dice Cassese imperterrito, di Chateaubriand e poi di Tocqueville, che hanno “sottovalutato gi aspetti e i momenti critici della storia americana”. La schiavitù  l’isolazionismo (la Dottrina Monroe).
Una riflessione che il giornale mostra di non condividere – l’illustre giurista ha meno spazio di Danilo Taino. Ma sulla stessa linea proseguiva nello stesso giorno “La Lettura”, con la guerra civie, la caccia ai nativi americani (buona parte dei film western, in effetti), le quattro presidenze di F.D.Roosevelt. O il maccarthismo. Con la proposta di riconoscerci nel titolo di Emilio Cecchi, “fine americanista”, “America amara”, piuttosto che in quello  di Soldati, “America primo  amore”.
 
Brancati
– Era Longanesi? In “L’inconsapevole approccio”, il saggio-introduzione che scrisse nel 1963 per “Le opere di Dio”, il suo secondo romanzo, Berto racconta, fra le traversie incorse per pubblicare il suo primo romanzo, “Il cielo è rosso”, l’incontro, poi decisivo, con Longanesi. Longanesi lo ricevette (Berto andava a nome di Comisso), “sfogliò il grosso dattiloscritto”, e gli disse di tornare il giorno dopo. “Il giorno dopo aveva già deciso di pubblicare il romanzo, ma voleva metterci un po’ le mani, egli aveva intuito e gusto infallibili, in fin dei conti era stato lui a «fare» il ‘Don Giovanni in Sicilia’ di Brancati”.
Seguirono contestazioni (“troppe descrizioni”, titolo, percentuali), ma la cosa poi si fece.
 
Dimitri
- Il santo Dimitri è così ricordato da Camus ne “I giusti” da uno dei suoi rivoluzionari, il più puro e duro, Stepan: “Aveva appuntamento nella steppa con Dio in persona, e vi si affrettava, quando incontrò un contadino il cui carro si era impantanato. Allora santo Dimitri lo aiutò. Il fango era spesso, la pozza profonda, bisognò battagliarci per un’ora. E quando ebbero finito santo Dimitri corse all’appuntamento. Ma Dio non era più là”.
 
Gaza - “Gaza ha origini antiche, e il suo nome appare neo documenti militari del faraone Thutmose III, nel XV secolo prima della nostra era”. Parte spedito Armando Torno sulla “Domenica” del “Sole 24 Ore” 30 agosto. E subito raddoppia: e fu anche cristiana. Presentando due volumoni, di 736 e 688 pagine, che coprono solo dei personaggi minori del cristianesimo, Barsanofio e Giovanni di Gaza. Gli integristi israeliani avranno vita dura.
 
Innovazione - “Nell’“Isola misteriosa”, il romanzo di Verne, l’ingegner Cyrus Smith riconosce i minerali di ferro e li fonde, fabbrica acido solforico e nitroglicerina. Per farlo, oggi servirebbe un’équipe interdisciplinare” - Giorgio Parisi, “I cervelli delle pecore” (“La Lettura” oggi) – “abbiamo perso quelle capacità perché non ci servivano più, e ne abbiamo acquisite altre”.
 
Miguel Gotor - “Quel Miguel Gotor”, nota Bartezzaghi nella sua rubrica “Lessico e nuvole”, lo storico di Aldo Moro, “il cui nome-e-cognome... si anagramma in «Tu leggi Moro»”.
 
Kiev - A Mcensk, Russia europea, al confine occidentale, si leggono nel secondo Ottocento, al più, “le vite dei santi di Kiev” – come di quelle che sono in ogni casa (Katerina L’vovna, la “Lady Macbeth nel distretto di Mcensk”, il racconto di Leskov, 1899, moglie di ricco mercante, “di leggere non ne aveva voglia, e di libri, a parte le vite dei santi di Kiev, in casa non ce n’erano”.
 
Lettura - E' donna. Due donne su tre, secondo le statistiche sempre attente di Guliano Vigini su “La Lettura”, legge almeno un libro, solo un uomo su due. Le statistiche esatte sono: lettori il 62,6 per cento dell’universo femminile, di quello maschile il 51,2 per cento.
 
Meneghello - Di Meneghello, tra Vicenza e Treviso, non c’è solo Luigi, lo scrittore di Cambridge, c’è anche una Antonietta Meneghèl, attesta Berto nella prefazione (“L’inconsapevole approccio”) a “Le opere d Dio, pp. 13-14), di cui sua madre fu “compagna d’infanzia” – “la quale era per il momento sconosciuta, ma avrebbe ben tosto acquistato larga fama e ancor più larghe ricchezze cantando sotto il nome di Toti Dal Monte”.
 
Montale – La prima e unica edizione del premio letterario Firenze, assegnato nel 1948 all’esordiente Berto per “Il cielo è rosso”, fu contestato da Carlo Coccioli, candidato sconfitto, per un fatto di datazione, se il romanzo di Berto era uscito nel 1947, come il regolamento prevedeva, o non a fine 1946. Lo racconta Berto nella prefazione che accompagna dal 1963 il suo secondo romanzo, “Le opere di Do” (“L’inconsapevole approccio”, p. 48), ma non per il reclamo di Coccioli: “Un secondo incidente, sotto ceti aspetti più doloroso ancora, fu la confidenza fatta dal poeta Montale al giovane romanziere che lui non aveva letto il libro, e tuttavia aveva egualmente votato a favore perché l’editore Longanesi lo aveva pregato di farlo”. Membro influente della ristretta commissione del premio, con Pancrazi, Palazzeschi e Momigliano, presidente Silvio Benco.
 
Quaresima – Da “quadragesima”, cioè i quaranta giorni di preparazione alla Pasqua: “Quaranta è nella Bibbia un numero compiuto e perfetto, un arco temporale emblematico” - Giancarlo Ravasi, “La forza del digiuno. Anche di parole”.
Il digiuno accomuna le tre religioni monoteiste, cristiani, mussulmani ed ebrei: “L’astinenza come segno di lutto, penitenza e ascesi”.
Digiuno anche di parole come il silenzio negli esercizi spirituali di Loyola.
 
Riduttore – È, era, al cinema l’autore della “riduzione” di un romanzo per il cinema. Flaiano ne fa l’elogio recensendo, il 19 giugno 1949, l’“Anna Karenina” di Duvivier – che non apprezza: un buon “riduttore” sa reinventare la storia per il cinema. Perché “la verità è che il cinema non è così brutto come credono i romanzieri, e nemmeno così bambino”. Ha un suo linguaggio al quale rapportare i buoni racconti…. Graham Greene sostiene che un film ha maggiori probabilità di buona riuscita se tratto da un romanzo che da un soggetto di poche righe”, argomenta Flaiano: ma, “se la sua regola fosse giusta, dovremmo credere che i romanzi di Tolstoj sono mediocri, perché sempre mediocri risultano film che se ne traggono.... E anche Flaubert non sapeva scrivere un romanzo, se dobbiamo credere al cinema. E che pensare di Stendhal? I suoi romanzi vengono così traviati….”.
 
Ungrounding - Sarebbe “sradicamento” in sento lato, ma vuole essere un neologismo per lo politica di Israele a Gaza e nei confronti dei residui palestinesi. L’architetto israeliano Eyal Weizman, che lo ha coniato, intende esattamente lo scoperchiamento e la distruzione di Gaza, della città sotterranea costruita da Hamas a Gaza, che l’esercito israeliano, in tre anni ormai di occupazione e distruzione, non sarebbe riuscito a sradicare che in parte.

letterautore@antiit.eu

Cronache dell’altro mondo – socialiste (423)

Alexandra Ocasio-Cortes, la deputata democratico-socialista di New York, ha decretato l’abbandono dell’ideologia woke. Per un passaggio da woke 1 a woke 2? A un impegno più costante dei socialisti dentro il partito Demcratico: numerose primarie per il voto di medio termine a novembre vedono dei candidati democratici di sinistra, e un buon numero di candidature sono state vinte.
È l’effetto Mamdani, il sindaco di New York plebiscitato su una piattaforma di sinistra radicale  (contro i proprietari di case, etc.) un anno fa? È quello che sostiene il “New York Post”, il quotidiano di destra di proprietà di Murdoch, che ha Mamdani come suo tema, e obiettivo, quotidiano. Ma le piattaforme dei candidati democratico-socialista vincenti alle primarie sono diversificati, a seconda dei problemi locali.

 

Quel giovanotto senza morale sembra ora di famiglia

A suo tempo, 1999, il ricordo è di un film freddo, giusto il talento – o il bisogno – demolitore di Patricia Highsmith, l’inventrice del personaggio – un immoralista alla Gide (senza morale). Rivedendolo, non ha più la secchezza e le asperità della prima programmazione, una delle tante storie fredde dell’immaginario distruttivo di Highsmith (non si ricorda, non si programma più, la prima riduzione al cinema del romanzo, nel 1960, opera di René Clément, col morbido Alain Delon al posto del muso chiuso e l’occhio velato di Matt Damon). Rivedendolo, acquista prevedibilità, quasi familiarità.
Effetto dela seconda visione - rispetto all’aspettativa? O la sensibilità è cambiata? In trent’anni? Più indurita – più a suo agio con la violenza cupa?
Anthony Minghella, Il talento di Mr. Ripley, Sky Cinema

sabato 5 settembre 2026

Ombre - 835

“L’ex conduttore: «Di Pasquale mi è molto fedele»”. Non fedele, molto fedele - si dice dei cani. L’ex conduttore è Ranucci, Di Pasquale è Claudia Di Pasquale. Ranucci perfido lo ha detto per azzopparla? Nobiltà del giornalismo? Anzi, del giornalismo democratico? Dei bassifondi.  Muta del resto lei, Di Pasquale - i cani guaiscono, latrano, abbaiano, agitano la coda.
 
“È semplice”, dice il presidente Mattarella, novello mugnaio di Saint Souci (quello di “c’ è un giudice a Berlino”): “La Ue ha successo, giochi le sue carte”. Si muova, prenda coraggio, prenda forza.
In astratto, è così. Poi la Ue è Bruxelles.
 
“Con un presidente democratico non tornerà il libero scambio”. La globalizzazione è finita. Ci vuole un ex sindaco di New York, De Blasio, per dire anche in Italia quello che si sa anche solo a una prima occhiata - basta darla. La globalizzazione gli Usa – non Trump – l’hanno imposta 35 anni fa, e gli Usa, non Trump, la dichiarano perenta: hanno disseminato molto benessere ma troppa potenza, incontrollabile, per il mondo.
 
“Raid in Giordania, soldati Usa uccisi”. Non è un titolo di oggi ma del 29 gennaio 2024, due anni e mezzo fa. Una guerra endemica. Di cui l’America non viene a capo.
 
“«Avrete casa sulla spiaggia». Tra gli ultrà che già disegnano nuove colonie nella Striscia”. Come dire: nulla di nuovo sotto il sole - ammesso che i coloni siano “ultrà”.
Manca l’“assalto alla chiesa italiana a Istanbul”, con molto terrore e un morto, per completare la prima pagina del “Corriere della sera” del 29 gennaio 2024. Ma è rimediabile.  
 
Trump bombarda Hormuz, ogni pochi giorni, e la benzina sale. È come se. Naturalmente non è vero. Ma altra ragione per questa guerra non c’è.
Non solo la benzina, salgono anche i titoli energetici in Borsa: l’Eni è raddoppiato di valore – quasi oppiato, dopo una vita di Borsa piatta.
 
La coppia anglo-australiana che aveva scambiato l’Abruzzo per la natura potrà rivedere i figli, che le sono stati sottratti da un anno, ma a rate, poco tempo ogni pochi giorni, e sotto sorveglianza sociale. Il ridicolo, in coppa all’assurda ferocia. Nel nome della legge. Perché la famiglia vive senza le ciocie? E per di più parla ostrogoto? Ora, però, questi giudici abruzzesi, perché li paghiamo noi, non potrebbero pagarseli gli abruzzesi? Perché Salvini non fa una devolution giudiziaria, ciascuno paga per i suoi?
 
“Ceuta, il j’accuse di Sanchez: per il premier spagnolo «reti russe e israeliane» avrebbero fomentato l’assalto di luglio con una menzogna. Dubbi anche sul voto in Islanda”. Se Sanchez non è solo – il presidente del governo spagnolo è in caduta libera - per Putin è fatta: l’Europa già vaneggia.
 
“Il governo esibisce un pil 2026 dell’1 per cento”. Esibisce, cioè non ce l’ha. Si può cadere nel ridicolo per affermare la propria identità politica. Nel caso progressista. Cioè nell’irrilevanza: la sinistra mantiene ancora i suoi voti, ma non ha più gli argomenti. E questa la vera novità, non il populismo. Ovvero che il populismo sa di cosa parla, di cosa si parla, nel Paese, tra i lavoratori.
 
Ogni volta che c’è uno scandalo alla Rai, come questo di Ranucci, per quanto inverosimile, subentra presto la noia, e un senso di viscido. Di un’azienda viva, che ha una programmazione buona e anche ottima, p.es. di film (a sostegno dei film italiani), e incappa sempre nello squallore - cioè produce squallore. Per la sottopolitica, di cui si vuole preda, peraltro indefettibilmente democristiana (si vede dalla carriera delle donne). Come si fa a non sostituire un Ranucci, che scandalo è questo?
 
Malen non è, non può essere, un calciatore da due reti e mezza a partita. È avvantaggiato dal gioco di Gasperini. E poi è una mezza tacca, un acquisto in saldo di gennaio. Mentre la Juventus, per dire, ne comprava tre o quattro, di soli centravanti, al doppio del prezzo, senza utilizzarli, essendo dei brocchi. Perché i contratti sono opachi? Quali sono i veri rapporti tra direttori sportivi e procuratori, che hanno tutti sede nei paradisi fiscali?
 
Si spendono lacrime, nei giornali italiani, per “il principe Harry”, un poveretto che, forse perché orfano, si vestiva da SS, con Megan Markle, un’attricetta americana che ci riprova, a sfruttare la Mecca britannica, dopo un primo affondo sfortunato. La coppia, sfruttato in America il glamour della duchessa americana, licenziata da Netflix e Spotify per scarso rendimento, ci riprova a Londra. E allora? L’Inghilterra è ridotta così male?
 
“Il voto a destra è un consenso che arriva in maniera maggioritaria da chi ha poco studiato”. Statisticamente sarà vero, ma politicamente? Una frase non dal sen fuggita ma studiata che rivela la vera natura del Pd, nella persona del suo presidente, che pure è vecchia gloria Pci. Un consesso inventato da Prodi per rifare la Dc, con i voti del Pci.   
 
La ong tedesca Sea Watch, sanzionata dall’Interno per non avere consegnato sei naufraghi soccorsi nelle acque territoriali libiche alle autorità libiche, risponde: “Non riconosciamo le autorità libiche”.
Riconosce i trafficanti libici che le segnalano con SOS i gommoni e le carrette che immettono in mare.
Non riconosce le autorità libiche come non riconosce quelle italiane. Ma non per anarchia, poiché si finanzia col governo tedesco.    


Fui fascista, sì, negli anni del fascismo

Con una prefazione di Giulia Caminito, e con una, molto più robusta, dello stesso Berto, quasi la metà del libro, intitolata "L'inconsapevole approccio", dove spiega come arrivò a fare lo scrittore. Di fatto, come fu fascista, fino ai trent’anni, e all’internamento a Hereford, nel Texas, dopo essere stato catturato dagli americani in Nord Africa, dove era volontario. Un’autodifesa più che un atto di accusa. E un chiarimento con se stesso e con la critica, più che con i lettori, che a lungo, imperando Botteghe Oscure, lo teneva ai margini del mondo letterario. Con questa autoapologia, un selfie d’annata ma dichiarato, Berto ripubblicava nel 1963 il lungo racconto del titolo, il primo “professionale”, di cui ricorda l’origine e le vicende “editoriali”, in “un inconsapevole approccio neorealistico”, in realtà scritto sotto la guida e l’influsso del compagno di prigionia Corrado Tumiati, e in stile che sarà poi “hemingwayano” ma dietro la lettura di Saroyan e Steinbeck – di questo soprattutto. Il racconto-romanzo era stato pubblicato in un primo tempo a puntate su "Il Ponte", la rivista fiorentina di Calamandrei e Enriques Agnoletti, creata e gestita in ambito resistenziale - da qui la necessità della successiva presentazione-spiegazione? 
“Le opere di Dio” fu il secondo romanzo pubblicato da Berto, nel 1948. Il primo era stato “Il cielo è rosso”, un tema che sarà poi di Parise, altro veneto di provincia: un gruppo di ragazzi si arrangia a vivere in una città di rovine. “Le opere d Dio” è una storia di sfollamenti: un capofamiglia, la moglie, la figlia, il figlio, una nuora, e un nipotino. Una storia di pace, nella guerra. E della narrazione come sfida - senza avere letto Svevo o Verga, anzi senza nemmeno sapere di essi, ripete Berto: della normalità, del piccolo, del minuto, dell’insignificante perfino. Nella lunga perorazione in forma di agiografia che precede il racconto, Berto se lo fa dire da Corrado Tumiati, a proposito di “Il cielo è rosso” (recensione su “Corriere del Po”, 5 gennaio 1947): “La prima dote di Berto è quella di sapere «raccontare», di creare dei «personaggi», di creare una «atmosfera»”. Al tempo di questi due romanzi-racconti, “Il cielo è rosso” e “Le opere d Dio”, “Berto non sapeva nulla”, attesta lui stesso, oltre che di Hemingway, “né di Pavese né di Vittorini”.
Ma più che dell’ambiente letterario, diviso equamente tra favorevoli e contrari, o semplicemente distratti, con cui Berto fa ripetutamente i conti (terribile, malevola?, la confidenza che gli fa Monale, dopo avergli assegnato il Premio Firenze, nella sua prima e unica edizione, che lui il libro non lo aveva nemmeno sfogliato, lo aveva premiato perché glielo aveva chiesto Longanesi), la lunga autobiografia è una excusatio non petita del lungo passato fascista convinto, fino ai trent’anni. Senza perdersi del fascismo nulla: da Balilla al GUF, e poi, da laureato in Lettere, da insegnante, e da federale – nel suo paese, Mogliano Veneto – e negli intervalli volontario di ogni guerra, dall’Etiopia (a vent’anni) al Nord Africa. Qualche volta perfino respinto dall’autorità medico-sanitaria dell’esercito, e allora si arruola nelle Camicie Nere. Fino alla provvida cattura da parte degli americani. Che si offrono anche per un’altra piccola rivincita: a Hereford Berto scrisse anche due racconti, “È passata la guerra” e “Sosta Cassino”, che in America (e in Inghilterra) sono stati pubblicati, insieme a “Le opere di Dio”, in  Italia no – non nel 1963, quando scrisse questa presentazione-autobio. Quasi tutta la sua produzione in cattività è pubblicata in traduzione, eccetto “Il seme tra le spine” - “uno dei suoi racconti più riusciti”, autocertifica sempre lo stesso Berto, “sicura anticipazione del Berto che verrà fuori dopo il 1960” (dopo “Il male oscuro”, n.d.r.): la storia dell’infatuazione per “una nurse molto magra e non più tanto giovane”, all’ospedale di Hereford dove era stato operato di “un paio d ernie”.
Giuseppe Berto,
Le opere di Dio, Neri Pozza, pp. 192 € 20

venerdì 4 settembre 2026

La dottrina Netanyahu non piace a Washington

La dottrina Netanyahu potrebbe sopravvivere a Netanyahu? S’interrogano gli Stati Uniti, a valle del fallito Blitzkrieg contro l’Iran, e del contemporaneo rilancio politico e militare del movimento dei coloni, in Cisgiordania, a Gerusalemme e a Gaza (che a Washington si classifica come terrorismo, per ora solo a fini classificatori, archivistici).

C’è dunque una “dottrina Netanyahu”, detta anche della “guerra senza fine”. Che si declinerebbe in questi termini – come esito dell’attacco di Hamas il 7 ottobre 2023: “Israele deve intraprendere azioni militari preventive contro ogni potenziale minaccia alla sicurezza che deve affrontare, indipendentemente dalle conseguenze”. Una dottrina d’attacco, senza alcuna considerazione dell’impreparazione, e\o della sguarnizione del dispositivo di difesa alla frontiera con Gaza.  
È una “dottrina” che non troverebbe sostenitori nell’amministrazione Trump, la più vicina a Netanyahu. perché significa una guerra senza fine, e un appoggio americano, in armamenti, anch’esso senza fine.
Il problema non viene posto in attesa delle elezioni il 27 ottobre. Ma si dà per scontato che questa dottrina faccia sua anche Gadi Eisenkot, l’ex generale che si presume lo sfidante più importante di Netanyahu al voto politico.  

I budget non sono brigate, l’Europa si difenda da sé

O “le ragioni a favore di una riduzione delle forze armate statunitensi”. La Nato è un’altra, non più “americana”, e non si torna indietro. Trump, come si sa, è per una riduzione dell’impegno militare americano in Europa (impegno convenzionale, escluso cioè l’ombrello nucleare). Già nel 1987, molto prima di “scendere in politica”, sul “New York Times” insisteva sul fatto che “l’America dovrebbe smettere di pagare per difendere paesi che possono permettersi di difendersi da soli”. Nella prima presidenza ha minacciato un ritiro ma poi non ne ha fatto nulla. Ora procede con limature anche sostanziali delle guarnigioni americane in Europa. E soprattutto insiste sull’aumento europeo delle spese militari – delle spese effettive (“i budget non sono brigate”). Ha adottato la linea della “ripartizione degli oneri" e ne ha avuto mefiati riscontri. Per prima cosa  “a ridosso dell’insediamento, il Segretario alla Difesa Pete Hegseth è volato a Bruxelles per informare i suoi omologhi che gli Stati Uniti avrebbero dovuto concentrarsi su priorità diverse dalla difesa europea”. Poi “il Pentagono ha lanciato una «Europe Posture Review», una valutazione critica degli schieramenti di truppe statunitensi e degli impegni di base nel continente. Annunciandola alla riunione ministeriale della Difesa della Nato, Hegseth è stato chiaro: «L’Europa può e deve assumersi la responsabilità primaria della propria difesa convenzionale».
“Un simile risultato equivarrebbe a una trasformazione dell’Alleanza transatlantica. Dalla fondazione della Nato gli Stati Uniti hanno garantito la difesa dell’Europa e detenuto la posizione di comando militare più elevata nell’Alleanza. A distanza di oltre 75 anni, rappresentano ancora circa il 60 per cento delle spese militari dei membri della Nato e mantengono circa 80 mila soldati di stanza nel continente e nel Regno Unito. Decenni di predominio americano hanno reso l’Europa dipendente dalla leadership, dalla tecnologia e dalla spesa degli Stati Uniti”. Ora si cambia – (quasi) certamente.
Un saggio pieno di dati, cifre, progetti e proposte. All’insegna della considerazione che “i budget non sono brigate”, i buoni propositi non bastano, l’Europa deve fare – spendere, armarsi. Come, aggiungono i due autori, cattedratici di politiche militari  , fu per il Giappone negli anni 1980. Anni di boom economico e di preoccupazione per la crescita della flotta sovietica. Gli Stati Uniti si rifiutarono di mandare più navi, e l’effetto fu il raddoppio della spesa militare nipponica in percentuale del pil in quindici anni.
Jennifer Kavanagh-Justin Logan, Leave Europe to the Europeans, “Foreign Affairs”, sett.-ott., in libera lettura, anche in italiano, Lasciare l’Europa agli europei

giovedì 3 settembre 2026

Cronache dell'altro mondo - populiste (422)

Populismo di destra oppure di sinistra? Le proteste di massa spontanee contro la localizzazione di data center hanno ravvivato il populismo  - il passaggio della politica, delle decisioni comunitarie, dai rappresentanti eletti agli elettori. Un populismo di cui si discute se sia di destra o non di sinistra. 

Un ammonimento del presidente Trump a non privarsi dei data center è rimasto inascoltato: le proteste continuano. Quindi si suppone che le proteste non siano del movimento MAGA che sostiene il presidente. Mentre si cominciano ad assimilare le imprese protagoniste dell'IA , spregiativsmente dette i magnati dell Silicon Vslley, ai robbber barrons di fine Ottocento, i grandi e violenti capitalisti che si assoggettarono l'economia  in forme oligopolistiche controllando la politica.

Cronache dell'altro mondo - anti-IA(421)

Si moltiplicano le proteste popolari in tuttibglibStati Uniti contro l'insediamento di data center per alimentare l'intelligenza artificiale, idrovori oltre che energivori, e fabbriche di CO2. Per ragioni anche parasindacali, oltre che ambientali, come si rileva anche dagli slogan della protesta.

Più consistenti e continuative sono infatti le proteste nel Middle West deindustrializzato. La memoria degli anni 1990 (globalizzazione uguale licenziamenti in massa) risuscita col depotenziamente del lavoro umano.

La scoperta della Calabria, un secolo e mezzo fa

Un titolo anodino per un racconto di viaggio fra i più apprezzabili e godibili del genere, benché vecchio di un secolo e mezzo - il geologo "prussiano" (ma era di Duisburg, nome che poi sempre la Calabria renderà diversamente famoso), italianista, approccio' la Calabria ai suoi quarant'anni  nel 1871, dopo altre escursioni nel Nord e nel Sud Italia - qui in compagnia  di "tre colleghi viennesi illustri", due specialisti di mineralogia e un curioso, non italianisti, unicamente interessati ai graniti.

Un racconto di viaggio dello stesso livello, per limitarsi alla Calabria, di quelli classici di Edward Ler e Norman Douglas. Curioso sempre - anche della curiosità dei bambini. Ammirativo: "La Magna Grecia e la Sicilia, le regioni più ricche e fertili del mondo". Severo, sull'assenza di igiene - e delle donne ( se si vedono, non parlano). Forte caratterista. Il sindaco di Siderno Falletti, già patriota, di ospitalità senza limiti. I baroni C. di Stilo, con arredi principeschi, ma con l'ambita cena sempre tardiva -  non prima delle dieci. L'ingegnere che tutto sa. Il geologo pure - ma per sicura e rispettata esperienza. L'arciprete giovialone e ospitale tanto quanto sporco, lui e le sue stanze. Le donne in fila all'acqua, o sotto le fascine al ritorno dai campi, l'uomo davanti, su una cavalcatura. La vivacità e l'ignoranza dei bambini - solo una volta gliene trovano uno, "un seienne", che sa leggere. Gli animali domestici in casa, compreso il porco. 

I lapidei di Serra San Bruno che lavorano i marmi di Carrara, "trasportati fin lassù, a forse piu di mille metri s.l.m.". Le ricostruzioni dettagliate dei luoghi dove ha alloggiato, di utilità storica, Messina, Reggio, Bova, Siderno-Caulonia, Stilo. E della geografia-geologia minuta. Con toponimi per una volta senza sbavature. La Cattolica di Stilo spiegata e descritta come mai dopo, per acume e precisione - "la Cattolica antica che con le sue cinque cupole ricorda la chiesa di Santa Sofia a Costantinopoli". La "scoperta" di San Giovanni "Vecchio", san Giovanni Theresti, che allora si presentava in forma di rudere, ex stalla, un porcile, ma con "dappertutto un senso di vastità, di grandezza, di selvaggio".

Un libro di viaggio, in Calabria, regione eccentrica, nel remoto 1871, che è un manuale dei libri di viaggio. Curioso e intelligente, preciso e vivido, di persone e cose. Un quadro mineralogico, per ambienti grandi e minimi, che poi non ha avuto aggiornamenti  e neppure considerazione - la Calabria? terra di terremoti.

E la storia. Le memorie del '47-'48, a Messina e a Gerace. Il Re Bomba Ferdinando II, tanto incapace quanto distruttivo. L'ospitalità greca  - "quella cortesia e finezza che i Calabresi usano quando trattano coi forestieri". Il braciere. La famiglia estesa alla servitù.  Le "dolomiti" di Canolo. I sequestri di persona a fini di riscatto, uso barbaresco.

La fruizione è resa più godibile da Teodoro Scamardi, il germanista. E anche più pregna,  dotandola di un'introduzione che colloca la Calabria popolare, tra ignoranza, povertà e sporcizia, usolamento (niente scuole niente strade, l'eredita' borbonica) alla vigilia della fuga, l'emigrazione, dieci anni dopo. Con sintesi fulminee e precise sul brigantaggio, sulla repressione postunitaria (sembra di leggere le cronache di Kappler 1943-44, tra Apuane e Appennino tosco-emiliano), sulla donna mulo, invisibile in casa, sull'analfabetismo. Un quadro eccellente della Calabria postunitaria, e della politica unitaria - tutti piemontesi, i colonnelli e i prefetti.

Gerhard vom Rath, Un'escursione in Calabria, Rubbettino, pp. 197, ril. Ill. € 7 90