mercoledì 9 settembre 2026
Il mondo com'è (500)
astolfo
Bafometto – Houellebecq, “Annientare”, pp. 427 segg., ne fa – ne fa fare a uno
specialista dei servizi segreti, che denomina Delano Durand – una biografia
quasi storica, fuori dalle dicerie che lo accompagnano, si accompagnano alla
parola: “Se vogliamo giocarcela pesante, direi che il nome data dal Medio Evo, e
che probabilmente è una deformazione di Maometto. Lo si ritrova per la prima
volta in una lettera di Anselmo di Ribemont, compagno di Goffredo di Buglione,
del 1089, in cui racconta l’assedio di Antiochia. Per i cavalieri cristiani del
Medio Evo i mussulmani non erano altro che adoratori del diavolo…. In breve, c’è
che Bafometto è stato in seguito adorato dai Templari, è d’altronde una delle
principali cause della distruzione
dell’ordine del Tempio, prima di essere rireso dai massoni di rito
scozzese, e in questo momento è molto popolare nei gruppi Extreme Metal e Death
Metal, principalmente norvegesi, è una vera star in quegli ambienti lì. Il
personaggio è piuttosto ambiguo, ha una testa di capro, ed è barbuto, ma nello
stesso tempo ha seni di donna”.
L’estremismo in Germania e la ezione di Berlusconi (Giolitti)
La vittoria di Afd nel remoto e marginale
Sassonia-Anhalt è molto meno paurosa del bombastico, sconosciuto, rozzo e
provinciale Bossi stravotato a Milano nel 1990, argomentava questo sito lunedì
http://www.antiit.com/2026/09/se-la-lega-fa-paura-in-germania.html
Non è l’unica differenza, tanto più per
la Germania, tra la paura forgiata oggi e la sorpresa – alquanto distruttiva –
del 1990. La differenza più grande sta nel recupero che dell’avventuroso, secessionista,
razzista Bossi, e dei neofascisti del Msi, fece un altro lombardo, Berlusconi.
Per un semplice fatto che già Craxi aveva intuito qualche ano prima: che con le estreme
bisogna parlare, se sono in Parlamento – quella che nel gergo storico italiano
si dice, solitamente in positivo, “politica giolittiana”: quattro anni dopo
Bossi era un cane da governo.
La Germania, la Cdu-Csu soprattutto, la
Democrazia Cristiana tedesca, ha provato a mettere fuorilegge un partito
basandosi sui servizi segreti. Un’assurdità estromettere un partito dal Parlamento
con i servizi segreti - ci sono leggi in materia, su fascismo e su nazismo, per
il resto bisogna solo confrontarsi.
Altrove si fa finta di nulla. In Francia,
da trenta o quarant’anni, la destra viene tenuta fuori dai governi, nazionali e
locali, mettendo assieme al secondo turno tutto il resto, dalla sinistra alla destra
concorrente. In Germania ci si è gingillati con i servizi segreti. In Italia
Giolitti aveva segnato la via, dato che i socialisti erano lì da tempo, e numerosi,
in Parlamento. Le destra è più indigesta? Berlusconi ha dimostrato di no.
La cosa curiosa è che, non solo le
sinistre per motivi politici, anche storici “giolittiani” come Galli della
Loggia, non hanno capito Berlusconi e parlano di “crisi delle democrazie”. In
crisi non è la democrazia: si vota, e con le destre la partecipazione è sempre
più elevata – cioè, si vota credendo al voto. La democrazia ci sta per dare la parola a tutti quanti. Entro limiti certo – di legge, costituzionali.
La Grande Paura di Afd, verrebbe da
concludere, è solo una delle tante Grandi Paure di questa epoca di Grande
Abbondanza, che non finisce di essere ingorda – per scaramanzia? ma tropo
grassa lo è davvero.
Gli Usa non ce la fanno, l’Europa dovrà fare da sé
“La sicurezza
nazionale è lo scopo primario del governo federale. Per gran parte della
storia americana, la difesa ha rappresentato la maggior parte della spesa
federale”. Ora le priorità sono cambiate, per il governo federale, e la difesa
è una voce fra le tante. Di una spesa pubblica incomprimibile e in continua
espasione. Fino ad accumulare deficit e debito impensabili.
Questa espansione,
che è anche un limite alla elasticità della spesa, si è fatta mentre il mondo è cresciuto
e si è rafforzato, anche minutamente. Mentre con il debito portato agli estremi
limiti per tutti gli altri impegni federali, la difesa in America è diventata è
un settore poco finanziato – molto al di sotto degli impegni “mondiali”.
Nel mezzo della guerra
senza capo né coda con l’Iran, e alla viglia dell’11 settembre, il giornale fa
il punto della preparedness militare degli Stati Uniti. Un altro conflitto
mondiale non potrebbe essere combattuto dagli Stati Uniti da una posizione
dominante.
Un conto dettagliato
fa l’opinione editoriale degli impegni americani per la difesa. E in particolare
delle basi all’estero. Che dovranno essere ridotte o cancellate, anche solo per
motivi di bilancio. E la questione riguarderà in primo luogo e soprattutto l’Europa.
The Us cannot
afford a major war. What if the war comes anyway?, editoriale, 7
settembre, “The Washington Post”, in libera lettura, leggibile anche in italiano,
Gli Stati Uniti non possono permettersi una guerra di grandi proporzioni. E
se, malgrado tutto, scoppiasse?
martedì 8 settembre 2026
Problemi di base pratici - 930
spock
Perché
camminare sulla strada è più sicuro che sul marciapiedi?
Specialmente
col bastone?
Perché i
cantieri aprono e non chiudono?
Perché i pomodori
sono immarcescibili, e le mele – c’è un anti-age anche per frutta e ortaggi?
Perché la frutta
bella non ha sapore?
Perché la paletta
del gelato si ricicla nell’organico - e il tappo di sughero?
spock@antiit.eu
Idillio amaro in campagna
“Andare verso la
campagna” come “Andare verso il popolo” di Moravia nei “Racconti romani”: ci
sono sorprese, non gradevoli. Anche in clima green. Specie per gli sprovveduti.
Oggi come nel Sessantotto, quando “si andava” verso la Sabina o verso il Cilento,
“tanto non costa nulla”, e c’era solo da faticare: pulire, raschiare,
inchiodare, difendersi dai topi, e in qualche modo scaldarsi. Qui si aggiunge –
siamo in Toscana? – la perfidia locale della multa per abusivismo, per avere
sostituito le tavole rotte del pollaio con un paio nuove: fa ambiente, protetto,
anche il rotto.
Insomma, fra
aneddoti veri (la multa per abusivismo nel pollaio) e altri inventati (il
carotaggio alla ricerca dell’acqua che pesca nel pozzo nero), un disastro: anche
in campagna ci vuole giudizio (tutto funzionerà a meraviglia quando subentra una
coppia che sa piantare i cocomeri, e poi farli crescere.
Mano leggera del
regista di Mondaini e Vianello, e di Ficarra e Picone. E ruoli da protagonisti per
Giulia Bevilacqua e Lastrico, ma su un’aneddotica poco inventiva. Con un ruolo burbero
e simpatico per il burbero e simpatico Pennacchi. Il titolo echeggia "Benvenuti al Sud", ma la maga non scatta.
Meglio che in campagna,
la libertà si conquisterà in barca. Sulla scia di Conrad.
Giambattista Avellino,
Benvenuti in campagna, Sky Cinema
lunedì 7 settembre 2026
Se la Lega fa paura in Germania
Con Afd non rinasce il nazismo in Germania. È estremista ma non troppo, e in campo da tempo senza aver vinto niente, o quasi. Bossi al confronto, con appena un paio di anni di attività politica, in provincia, e un “programma”, una serie
di uscite senza capo né coda, ben più radicali di Afd, “remigrazioni” e “fascismo”
compresi, fu lanciato dalla Lombardia al voto nazionale del
1990, con quasi il 20 per cento dei suffragi. Dalla Lombardia. E in particolare da Milano. E per la capitale morale d’Italia
da Milano 1, la circoscrizione degli intelletuali e dei ricchi.
Afd trionfa in Sassonia-Anhalt, un Land
piccolo, con la popolazione più povera e più vecchia della Germania – dal 1989
si è emigrato in massa verso l’Ovest. Ha una capitale importante storicamente,
Magdeburgo, ma solo due milioni di abitanti. Dei quali hanno votato 1,2
milioni. Mezzo milione dei quali, poco più, per Afd, la destra estrema. Da qui
il giornalismo del panico: il nazismo è tornato.
Si può, bisogna, mettere la vittoria di
Afd in Sassonia-Anhalt in quadro. Bossi aveva un “programma”, si fa per dire, molto
più radicale, senza essere radicato, aveva voce da un paio d’anni, e come personaggio
marginale e bislacco (Afd è in attività da un quindicennio, e strutturata come partito,
dove si discute), quando nel 1990 la Lombardia, Milano, lo portarono al proscenio
– e poi gli diedero, sempre Milano, anche se non più la Milano 1, ripetute sindacature. Una Lega Lombarda, non
dei pochi e vecchi. Malgrado un “programma”
da manicomio: la “Padania”, l’indipendenza della “Padania”, la secessione, il marco come moneta,
le Camicie Verdi, l’ampolla di non si sa che.
Una Lega che fu subito adottata dal
Tri-Veneto. Col “matrimonio” del Doge e altre scemenze. Nonché col vilipendio del
Parlamento. Col professor Miglio, la Milano migliore, che argomentava placido: “Quando
sbuco col treno su Firenze mi sento all’estero”.
La grande differenza è questa. Che
Sassonia-Anhalt, anche con Afd, non potrà peggiorare, è proprio il buco del culo
della Germania. Mentre Milano cosa ha avuto dalla Lega? Un quarto di secolo di barbaro provincialismo,
oltre alle scemenze e agli odii – l’ha riscattata Moratti vent’anni fa, che non
è lombarda.
La Germania avrà bisogno di venticinque
anni per capire di che è fatta Afd? È da dubitare.
Stop al russo a Odessa
“Una città a maggioranza russofona in
Ucraina sta valutando il divieto della lingua nelle arti”, annuncia la Bbc
(siamo di nuovo a Radio Londra…..). Non una città qualsiasi, Odessa, cioè
cosmpolitismo, tradizioni, tolleranza: “Odessa, la terza città più grande dell’Ucraina,
deciderà in settimana un controverso piano per “vietare la lingua russa nelle
arti”.
“La proposta al vaglio dei consiglieri
comunali mira ad inasprire le restrizioni già imposte dalla legislazione
nazionale all’ingresso dei cittadini russi. La questione è particolarmente
significativa perché Odessa è una città a stragrande maggioranza russofona,
sebbene il divieto riguarderebbe solo gli spazi pubblici e l’uso quotidiano
della lingua russa rimarrebbe inalterato.
“Per milioni di ucraini, il russo è la
prima lingua, compresi molti soldati che difendono il paese nella guerra contro
la Russia, anche se l’ucraino è l’unica lingua ufficiale. È parlato dalla
maggioranza della popolazione, e alcuni lo considerano uno strumento di
influenza russa.
“La proposta presentata a Odessa, città
quotidianamente bersaglio di attacchi di droni e missili russi, prevede la
completa interruzione di contenuti in lingua russa nella musica e nella
letteratura, nelle strade, nei parchi, nelle istituzioni pubbliche e nei luoghi
di spettacolo e artistici statali. Si raccomanda inoltre un divieto negli spazi
privati.
“In una città famosa per scrittori e
musicisti di lingua russa, la proposta ha suscitato forti reazioni. Il divieto si estenderebbe negli spazi
pubblici anche alle vecchie canzoni di Odessa, pressoché universalmente
conosciute in tutta la ex Unione Sovietica. Tutti i libri in lingua russa
verrebbero rimossi dagli scaffali delle biblioteche pubbliche. Attualmente,
possono essere esposti, ma non in posizione di rilievo”.
Non è una curiosità, è il cuore del
problema: cancellare due o tre secoli di storia – il principio della storia che
non va avanti ma guarda all’indietro, preposterous, assurdo, che tanti
danno sta facendo in Medio Oriente (anche a Israele, che lo pratica). In Ucraina
c’e già, con la presidenza Zelensky dal 2019, è all’origine della guerra e il
cuore del problema – e lo è ancora nei paesi baltici, in Polonia, perfino in Romania
(la Bessarabia, oggi Moldavia). Come già 35 anni fa nelle stragi tra gli slavi
dell’ex Jugoslavia.
L’Europa all’ora degli slavi, di un
tribalismo vivo e fervido, esclusivo, non sarà facile. Mentre si celebrano, ipocritamente?,
gli accordi De Gasperi-Gruber, che vietarono la storia rivolta all’indietro – saggiamente:
a quale indietro fermarsi, a quello del più forte? in quale momento?).
Cronache dell’altro mondo – socialiste di lusso (424)
Non c’è solo Alexandra Ocasio-Cortez
arbitra dell’eleganza da sinistra. “La sezione newyorkese dei Democratic
Socialists of America si trasferisce in una nuova lussuosa sede, mentre il «figlio
di papà» Gustavo Gordillo e la sua compagna si assicurano lauti stipendi”,
tuona implacabile il “New York Posti”, alfiere della destra nella città
democratica, di proprietà di Murdoch: “Dalla misera sede storica nel Lower East
Side, la sezione di New York dei Democratic Socialists of America passa in due
nuovi uffici, di ottima collocazione, uno a Midtown e uno a Bed-Stuy. La
presidente Grace Mausser ne ha dato la notizia ai compagni presentando il
bilancio della sezione. Con la proposta al contempo di assegnare a lei, e al
co-presidente Gustavo Gordillo, uno stipendio di 95 mila dolari.
“Il nuovo ufficio di Manhattan si trova
in un edificio di 14 piani sulla West 35th Street a Hudson Yards, completo di
portiere, sicurezza 24 ore su 24 e terrazza panoramica arredata. Con un costo
di 15.000 dollari al mese, rappresenterà la seconda spesa mensile più ingente
della sezione, dopo gli stipendi di Mausser e Gordillo. I loro nuovi
proprietari di casa - la famiglia Chetrit - hanno dovuto affrontare numerose cause
collettive promosse dagli inquilini di Brooklyn, per avere presumibilmente
eluso le leggi sulla stabilizzazione degli affitti”.
Effetto del sindaco Mamdani, democratico socialista, argomenta il giornale, che mentre fa la guerra ai proprietari di
immobili per gli affitti, non bada a spese per il suo. E contro il
co-presidente Gordillo, punta di diamante dello schieramento pro-Palestina e
anti-Israele, il quotidiano di Murdoch denuncia anche un tenore di vita
milionario: nato ricco, vive in una casa dei suoi da un milione e mezzo di dollari
a Brooklyn - una “casa a schiera” ma di due piani, “di quasi 200 metri
quadrati, in un quartiere alberato in fase di riqualificazione a Bed-Stuy”.
Santa maternità - la Grande Madre Bruni Tedeschi
Un film sulla
maternità, imprevista per lo più o casuale, negata, mortale (la madre muore
dando alla luce la bambina), desiderata, mancata (sentita come mancanza). In un
putiferio da vita ordinaria: famiglie allargate, anche a nonne e zie che non sano,
e non gli interessa, oltre che a madri o padri che hanno anche figli ma è come
se non lo avessero, e qualcuno che vorrebbe bene un figlio ma sbaglia sempre
tutto, mentre il bambino o la bambina si lega a estranei simpatetici.
Un film femminile
e femminista – i maschi sono mezzi personaggi, mediocri, perfino idioti.
Ma tradizionale: un inno alla maternità, nel mentre che la si discute.
Un film un po’
sorprendente per la cinematografia francese, che si vuole all’ultimo grido, e
un po’woke. Nelle corde della regista. E tagliato, quasi, sui modi di
essere e di recitare, oltre che sul personaggio, di Valeria Bruni Tedeschi, la
protagonista: donna di molta empatia, ma rassegnata ai “compagni” a tempo - “allora,
ci rivediamo l’altro giovedì”. Che finisce per “sanare” tutte le situazioni – un
ruolo cult, anche per l’espressione che trova giusta, a ogni
inquadratura. Una santa. Ma materna, per istinto. Anche degli uomini adulti.
Carine Tardieu, L’Attachement-La
Tenerezza, Sky Cinema, Now
domenica 6 settembre 2026
Letture - 621
letterautore
Americani - “Non siamo
nati Americani”, intende Sabino Cassese domenica l’altra nel suo commento sul “Corriere
della sera”. Deluso fin dal titolo: “America, nostra illusione”. Per cominciare:
“Quando e perché l’Europa ha iniziato a coltivare il mito dell’America come
maestra di democrazia e guida dell’Occidente”, punto interrogativo. Colpa degli
entusiasmi, dice Cassese imperterrito, di Chateaubriand e poi di Tocqueville, che
hanno “sottovalutato gi aspetti e i momenti critici della storia americana”. La
schiavitù l’isolazionismo (la Dottrina
Monroe).
Una riflessione che il giornale mostra di non condividere – l’illustre giurista
ha meno spazio di Danilo Taino. Ma sulla stessa linea proseguiva nello stesso
giorno “La Lettura”, con la guerra civie, la caccia ai nativi americani (buona parte dei film western, in effetti), le quattro presidenze
di F.D.Roosevelt. O il maccarthismo. Con la proposta di riconoscerci nel titolo
di Emilio Cecchi, “fine americanista”, “America amara”, piuttosto che in quello di Soldati, “America primo amore”.
Brancati – Era Longanesi?
In “L’inconsapevole approccio”, il saggio-introduzione che scrisse nel 1963 per
“Le opere di Dio”, il suo secondo romanzo, Berto racconta, fra le traversie
incorse per pubblicare il suo primo romanzo, “Il cielo è rosso”, l’incontro,
poi decisivo, con Longanesi. Longanesi lo ricevette (Berto andava a nome di Comisso),
“sfogliò il grosso dattiloscritto”, e gli disse di tornare il giorno dopo. “Il
giorno dopo aveva già deciso di pubblicare il romanzo, ma voleva metterci un
po’ le mani, egli aveva intuito e gusto infallibili, in fin dei conti era stato
lui a «fare» il ‘Don Giovanni in Sicilia’ di Brancati”.
Seguirono contestazioni (“troppe descrizioni”, titolo, percentuali), ma
la cosa poi si fece.
Dimitri - Il santo Dimitri
è così ricordato da Camus ne “I giusti” da uno dei suoi rivoluzionari, il più
puro e duro, Stepan: “Aveva appuntamento nella steppa con Dio in persona, e vi
si affrettava, quando incontrò un contadino il cui carro si era impantanato. Allora
santo Dimitri lo aiutò. Il fango era spesso, la pozza profonda, bisognò battagliarci
per un’ora. E quando ebbero finito santo Dimitri corse all’appuntamento. Ma Dio
non era più là”.
Gaza - “Gaza ha origini
antiche, e il suo nome appare neo documenti militari del faraone Thutmose III,
nel XV secolo prima della nostra era”. Parte spedito Armando Torno sulla “Domenica”
del “Sole 24 Ore” 30 agosto. E subito raddoppia: e fu anche cristiana. Presentando
due volumoni, di 736 e 688 pagine, che coprono solo dei personaggi minori del
cristianesimo, Barsanofio e Giovanni di Gaza. Gli integristi israeliani avranno
vita dura.
Innovazione - “Nell’“Isola
misteriosa”, il romanzo di Verne, l’ingegner Cyrus Smith riconosce i minerali di
ferro e li fonde, fabbrica acido solforico e nitroglicerina. Per farlo, oggi
servirebbe un’équipe interdisciplinare” - Giorgio Parisi, “I cervelli delle
pecore” (“La Lettura” oggi) – “abbiamo perso quelle capacità perché non ci
servivano più, e ne abbiamo acquisite altre”.
Miguel Gotor - “Quel Miguel
Gotor”, nota Bartezzaghi nella sua rubrica “Lessico e nuvole”, lo storico di Aldo
Moro, “il cui nome-e-cognome... si anagramma in «Tu leggi Moro»”.
Kiev - A Mcensk, Russia europea, al confine occidentale,
si leggono nel secondo Ottocento, al più, “le vite dei santi di Kiev” – come di
quelle che sono in ogni casa (Katerina L’vovna, la “Lady Macbeth nel distretto
di Mcensk”, il racconto di Leskov, 1899, moglie di ricco mercante, “di leggere
non ne aveva voglia, e di libri, a parte le vite dei santi di Kiev, in casa non
ce n’erano”.
Lettura - E' donna. Due
donne su tre, secondo le statistiche sempre attente di Guliano Vigini su “La
Lettura”, legge almeno un libro, solo un uomo su due. Le statistiche esatte
sono: lettori il 62,6 per cento dell’universo femminile, di quello maschile il
51,2 per cento.
Meneghello - Di Meneghello,
tra Vicenza e Treviso, non c’è solo Luigi, lo scrittore di Cambridge, c’è anche
una Antonietta Meneghèl, attesta Berto nella prefazione (“L’inconsapevole approccio”)
a “Le opere d Dio, pp. 13-14), di cui sua madre fu “compagna d’infanzia” – “la
quale era per il momento sconosciuta, ma avrebbe ben tosto acquistato larga
fama e ancor più larghe ricchezze cantando sotto il nome di Toti Dal Monte”.
Montale – La prima e unica edizione del premio letterario Firenze, assegnato nel
1948 all’esordiente Berto per “Il cielo è rosso”, fu contestato da Carlo Coccioli,
candidato sconfitto, per un fatto di datazione, se il romanzo di Berto era uscito
nel 1947, come il regolamento prevedeva, o non a fine 1946. Lo racconta Berto
nella prefazione che accompagna dal 1963 il suo secondo romanzo, “Le opere di
Do” (“L’inconsapevole approccio”, p. 48), ma non per il reclamo di Coccioli:
“Un secondo incidente, sotto ceti aspetti più doloroso ancora, fu la confidenza
fatta dal poeta Montale al giovane romanziere che lui non aveva letto il libro,
e tuttavia aveva egualmente votato a favore perché l’editore Longanesi lo aveva
pregato di farlo”. Membro influente della ristretta commissione del premio, con
Pancrazi, Palazzeschi e Momigliano, presidente Silvio Benco.
Quaresima – Da
“quadragesima”, cioè i quaranta giorni di preparazione alla Pasqua: “Quaranta è
nella Bibbia un numero compiuto e perfetto, un arco temporale emblematico” -
Giancarlo Ravasi, “La forza del digiuno. Anche di parole”.
Il
digiuno accomuna le tre religioni monoteiste, cristiani, mussulmani ed ebrei:
“L’astinenza come segno di lutto, penitenza e ascesi”.
Digiuno
anche di parole come il silenzio negli esercizi spirituali di Loyola.
Riduttore – È, era, al
cinema l’autore della “riduzione” di un romanzo per il cinema. Flaiano ne fa l’elogio
recensendo, il 19 giugno 1949, l’“Anna Karenina” di Duvivier – che non
apprezza: un buon “riduttore” sa reinventare la storia per il cinema. Perché
“la verità è che il cinema non è così brutto come credono i romanzieri, e nemmeno
così bambino”. Ha un suo linguaggio al quale rapportare i buoni racconti….
Graham Greene sostiene che un film ha maggiori probabilità di buona riuscita se
tratto da un romanzo che da un soggetto di poche righe”, argomenta Flaiano: ma,
“se la sua regola fosse giusta, dovremmo credere che i romanzi di Tolstoj sono mediocri,
perché sempre mediocri risultano film che se ne traggono.... E anche Flaubert
non sapeva scrivere un romanzo, se dobbiamo credere al cinema. E che pensare di
Stendhal? I suoi romanzi vengono così traviati….”.
Ungrounding - Sarebbe “sradicamento”
in sento lato, ma vuole essere un neologismo per lo politica di Israele a Gaza
e nei confronti dei residui palestinesi. L’architetto israeliano Eyal Weizman, che
lo ha coniato, intende esattamente lo scoperchiamento e la distruzione di Gaza,
della città sotterranea costruita da Hamas a Gaza, che l’esercito israeliano,
in tre anni ormai di occupazione e distruzione, non sarebbe riuscito a sradicare
che in parte.
letterautore@antiit.eu
Cronache dell’altro mondo – socialiste (423)
Alexandra
Ocasio-Cortes, la deputata democratico-socialista di New York, ha decretato l’abbandono
dell’ideologia woke. Per un passaggio da woke 1 a woke 2? A
un impegno più costante dei socialisti dentro il partito Demcratico: numerose
primarie per il voto di medio termine a novembre vedono dei candidati
democratici di sinistra, e un buon numero di candidature sono state vinte.
È l’effetto Mamdani, il sindaco di New
York plebiscitato su una piattaforma di sinistra radicale (contro i proprietari di case, etc.) un anno
fa? È quello che sostiene il “New York Post”, il quotidiano di destra di
proprietà di Murdoch, che ha Mamdani come suo tema, e obiettivo, quotidiano. Ma
le piattaforme dei candidati democratico-socialista vincenti alle primarie sono
diversificati, a seconda dei problemi locali.
Quel giovanotto senza morale sembra ora di famiglia
A suo tempo, 1999,
il ricordo è di un film freddo, giusto il talento – o il bisogno – demolitore di
Patricia Highsmith, l’inventrice del personaggio – un immoralista alla Gide (senza
morale). Rivedendolo, non ha più la secchezza e le asperità della prima programmazione,
una delle tante storie fredde dell’immaginario distruttivo di Highsmith (non si
ricorda, non si programma più, la prima riduzione al cinema del romanzo, nel
1960, opera di René Clément, col morbido Alain Delon al posto del muso chiuso e
l’occhio velato di Matt Damon). Rivedendolo, acquista prevedibilità, quasi
familiarità.
Effetto dela
seconda visione - rispetto all’aspettativa? O la sensibilità è cambiata? In trent’anni?
Più indurita – più a suo agio con la violenza cupa?
Anthony Minghella,
Il talento di Mr. Ripley, Sky Cinema
sabato 5 settembre 2026
Ombre - 835
“L’ex conduttore: «Di Pasquale mi è
molto fedele»”. Non fedele, molto fedele - si dice dei cani. L’ex conduttore è
Ranucci, Di Pasquale è Claudia Di Pasquale. Ranucci perfido lo ha detto per
azzopparla? Nobiltà del giornalismo? Anzi, del giornalismo democratico? Dei
bassifondi. Muta del resto lei, Di Pasquale - i cani guaiscono, latrano, abbaiano, agitano la coda.
“È semplice”, dice il presidente Mattarella,
novello mugnaio di Saint Souci (quello di “c’ è un giudice a Berlino”): “La Ue ha successo,
giochi le sue carte”. Si muova, prenda coraggio, prenda forza.
In astratto, è così. Poi la Ue è
Bruxelles.
“Con un presidente democratico non
tornerà il libero scambio”. La globalizzazione è finita. Ci vuole un ex sindaco di New York, De
Blasio, per dire anche in Italia quello che si sa anche solo a una prima
occhiata - basta darla. La globalizzazione gli Usa – non Trump – l’hanno imposta 35 anni fa, e gli Usa, non Trump, la
dichiarano perenta: hanno disseminato molto benessere ma troppa potenza,
incontrollabile, per il mondo.
“Raid in Giordania, soldati Usa
uccisi”. Non è un titolo di oggi ma del 29 gennaio 2024, due anni e mezzo fa. Una
guerra endemica. Di cui l’America non viene a capo.
“«Avrete casa sulla spiaggia». Tra gli
ultrà che già disegnano nuove colonie nella Striscia”. Come dire: nulla di
nuovo sotto il sole - ammesso che i coloni siano “ultrà”.
Manca l’“assalto alla chiesa italiana a
Istanbul”, con molto terrore e un morto, per completare la prima pagina del “Corriere
della sera” del 29 gennaio 2024. Ma è rimediabile.
Trump bombarda Hormuz, ogni pochi giorni,
e la benzina sale. È come se. Naturalmente non è vero. Ma altra ragione per
questa guerra non c’è.
Non solo la benzina, salgono anche i titoli
energetici in Borsa: l’Eni è raddoppiato di valore – quasi oppiato, dopo una vita
di Borsa piatta.
La coppia anglo-australiana che aveva
scambiato l’Abruzzo per la natura potrà rivedere i figli, che le sono stati sottratti
da un anno, ma a rate, poco tempo ogni pochi giorni, e sotto sorveglianza sociale. Il ridicolo, in coppa all’assurda ferocia. Nel nome della legge. Perché la famiglia vive senza le ciocie? E per di più
parla ostrogoto? Ora, però, questi giudici abruzzesi, perché
li paghiamo noi, non potrebbero pagarseli gli abruzzesi? Perché Salvini non fa una
devolution giudiziaria, ciascuno paga per i suoi?
“Ceuta, il j’accuse di Sanchez:
per il premier spagnolo «reti russe e israeliane» avrebbero fomentato l’assalto
di luglio con una menzogna. Dubbi anche sul voto in Islanda”. Se Sanchez non è
solo – il presidente del governo spagnolo è in caduta libera - per Putin è
fatta: l’Europa già vaneggia.
“Il governo esibisce un pil 2026 dell’1
per cento”. Esibisce, cioè non ce l’ha. Si può cadere nel ridicolo per affermare
la propria identità politica. Nel caso progressista. Cioè nell’irrilevanza: la
sinistra mantiene ancora i suoi voti, ma non ha più gli argomenti. E questa la
vera novità, non il populismo. Ovvero che il populismo sa di cosa parla, di cosa
si parla, nel Paese, tra i lavoratori.
Ogni volta che c’è uno scandalo alla
Rai, come questo di Ranucci, per quanto inverosimile, subentra presto la noia,
e un senso di viscido. Di un’azienda viva, che ha
una programmazione buona e anche ottima, p.es. di film (a sostegno dei film
italiani), e incappa sempre nello squallore - cioè produce squallore. Per la sottopolitica, di cui si vuole preda, peraltro
indefettibilmente democristiana (si vede dalla carriera delle donne). Come si
fa a non sostituire un Ranucci, che scandalo è questo?
Malen non è, non può essere, un calciatore da due reti e mezza a partita. È avvantaggiato dal gioco di Gasperini.
E poi è una mezza tacca, un acquisto in saldo di gennaio. Mentre la Juventus, per dire, ne comprava tre o quattro,
di soli centravanti, al doppio del prezzo, senza utilizzarli, essendo dei brocchi.
Perché i contratti sono opachi? Quali sono i veri rapporti tra direttori sportivi e procuratori, che hanno tutti sede nei paradisi fiscali?
Si spendono lacrime, nei giornali italiani,
per “il principe Harry”, un poveretto che, forse perché orfano, si vestiva da
SS, con Megan Markle, un’attricetta americana che ci riprova, a sfruttare la Mecca
britannica, dopo un primo affondo sfortunato. La coppia, sfruttato in America il
glamour della duchessa americana, licenziata da Netflix e Spotify per
scarso rendimento, ci riprova a Londra. E allora? L’Inghilterra è ridotta così male?
“Il voto a destra è un consenso che
arriva in maniera maggioritaria da chi ha poco studiato”. Statisticamente sarà
vero, ma politicamente? Una frase non dal sen fuggita ma studiata che rivela la
vera natura del Pd, nella persona del suo presidente, che pure è vecchia gloria
Pci. Un consesso inventato da Prodi per rifare la Dc, con i voti del Pci.
La ong tedesca Sea Watch, sanzionata
dall’Interno per non avere consegnato sei naufraghi soccorsi nelle acque territoriali
libiche alle autorità libiche, risponde: “Non riconosciamo le autorità
libiche”.
Riconosce i trafficanti libici che le
segnalano con SOS i gommoni e le carrette che immettono in mare.
Non riconosce le autorità libiche come
non riconosce quelle italiane. Ma non per anarchia, poiché si finanzia col
governo tedesco.
Fui fascista, sì, negli anni del fascismo
Con una prefazione
di Giulia Caminito, e con una, molto più robusta, dello stesso Berto, quasi la
metà del libro, intitolata "L'inconsapevole approccio", dove spiega come arrivò a fare lo scrittore. Di fatto, come
fu fascista, fino ai trent’anni, e all’internamento a Hereford, nel Texas, dopo
essere stato catturato dagli americani in Nord Africa, dove era volontario. Un’autodifesa
più che un atto di accusa. E un chiarimento con se stesso e con la critica, più
che con i lettori, che a lungo, imperando Botteghe Oscure, lo teneva ai margini del
mondo letterario. Con questa autoapologia, un selfie d’annata ma
dichiarato, Berto ripubblicava nel 1963 il lungo racconto del titolo, il primo “professionale”,
di cui ricorda l’origine e le vicende “editoriali”, in “un inconsapevole approccio
neorealistico”, in realtà scritto sotto la guida e l’influsso del compagno di prigionia
Corrado Tumiati, e in stile che sarà poi “hemingwayano” ma dietro la lettura di
Saroyan e Steinbeck – di questo soprattutto. Il racconto-romanzo era stato pubblicato in un primo tempo a puntate su "Il Ponte", la rivista fiorentina di Calamandrei e Enriques Agnoletti, creata e gestita in ambito resistenziale - da qui la necessità della successiva presentazione-spiegazione?
“Le opere di Dio”
fu il secondo romanzo pubblicato da Berto, nel 1948. Il primo era stato “Il cielo
è rosso”, un tema che sarà poi di Parise, altro veneto di provincia: un gruppo di
ragazzi si arrangia a vivere in una città di rovine. “Le opere d Dio” è una storia
di sfollamenti: un capofamiglia, la moglie, la figlia, il figlio, una nuora, e
un nipotino. Una storia di pace, nella guerra. E della narrazione come sfida - senza
avere letto Svevo o Verga, anzi senza nemmeno sapere di essi, ripete Berto: della
normalità, del piccolo, del minuto, dell’insignificante perfino. Nella lunga perorazione
in forma di agiografia che precede il racconto, Berto se lo fa dire da Corrado
Tumiati, a proposito di “Il cielo è rosso” (recensione su “Corriere del Po”, 5
gennaio 1947): “La prima dote di Berto è quella di sapere «raccontare», di creare
dei «personaggi», di creare una «atmosfera»”. Al tempo di questi due romanzi-racconti,
“Il cielo è rosso” e “Le opere d Dio”, “Berto non sapeva nulla”, attesta lui stesso, oltre che di
Hemingway, “né di Pavese né di Vittorini”.
Ma più che dell’ambiente
letterario, diviso equamente tra favorevoli e contrari, o semplicemente
distratti, con cui Berto fa ripetutamente i conti (terribile, malevola?, la confidenza che gli fa Monale, dopo avergli assegnato il Premio Firenze, nella sua prima e unica edizione, che lui il libro non lo aveva nemmeno sfogliato, lo aveva premiato perché glielo aveva chiesto Longanesi), la lunga autobiografia è una
excusatio non petita del lungo passato fascista convinto, fino ai trent’anni. Senza perdersi del fascismo nulla: da Balilla al GUF, e poi, da laureato in Lettere, da insegnante, e da federale –
nel suo paese, Mogliano Veneto – e negli intervalli volontario di ogni guerra,
dall’Etiopia (a vent’anni) al Nord Africa. Qualche volta perfino respinto dall’autorità
medico-sanitaria dell’esercito, e allora si arruola nelle Camicie Nere. Fino alla
provvida cattura da parte degli americani. Che si offrono anche per un’altra
piccola rivincita: a Hereford Berto scrisse anche due racconti, “È passata la guerra”
e “Sosta Cassino”, che in America (e in Inghilterra) sono stati pubblicati,
insieme a “Le opere di Dio”, in Italia
no – non nel 1963, quando scrisse questa presentazione-autobio. Quasi tutta la
sua produzione in cattività è pubblicata in traduzione, eccetto “Il seme tra le spine” - “uno dei
suoi racconti più riusciti”, autocertifica sempre lo stesso Berto, “sicura anticipazione
del Berto che verrà fuori dopo il 1960” (dopo “Il male oscuro”, n.d.r.): la storia
dell’infatuazione per “una nurse molto magra e non più tanto giovane”, all’ospedale
di Hereford dove era stato operato di “un paio d ernie”.
Giuseppe Berto, Le
opere di Dio, Neri Pozza, pp. 192 € 20
venerdì 4 settembre 2026
La dottrina Netanyahu non piace a Washington
La dottrina Netanyahu potrebbe sopravvivere a Netanyahu? S’interrogano gli Stati Uniti, a valle del fallito Blitzkrieg contro l’Iran, e del contemporaneo rilancio politico e militare del movimento dei coloni, in Cisgiordania, a Gerusalemme e a Gaza (che a Washington si classifica come terrorismo, per ora solo a fini classificatori, archivistici).
C’è dunque una “dottrina Netanyahu”, detta anche della “guerra senza
fine”. Che si declinerebbe in questi termini – come esito dell’attacco di Hamas
il 7 ottobre 2023: “Israele deve intraprendere azioni militari preventive
contro ogni potenziale minaccia alla sicurezza che deve affrontare,
indipendentemente dalle conseguenze”. Una dottrina d’attacco, senza alcuna
considerazione dell’impreparazione, e\o della sguarnizione del dispositivo di
difesa alla frontiera con Gaza.
È una “dottrina” che non troverebbe sostenitori nell’amministrazione
Trump, la più vicina a Netanyahu. perché significa una guerra senza fine, e un
appoggio americano, in armamenti, anch’esso senza fine.
Il problema non viene posto in attesa delle elezioni il 27
ottobre. Ma si dà per scontato che questa dottrina faccia sua anche Gadi
Eisenkot, l’ex generale che si presume lo sfidante più importante di Netanyahu al
voto politico.
I budget non sono brigate, l’Europa si difenda da sé
O “le ragioni a
favore di una riduzione delle forze armate statunitensi”. La Nato è un’altra,
non più “americana”, e non si torna indietro. Trump, come si sa, è per una
riduzione dell’impegno militare americano in Europa (impegno convenzionale, escluso
cioè l’ombrello nucleare). Già nel 1987, molto prima di “scendere in politica”,
sul “New York Times” insisteva sul fatto che “l’America dovrebbe smettere di
pagare per difendere paesi che possono permettersi di difendersi da soli”. Nella
prima presidenza ha minacciato un ritiro ma poi non ne ha fatto nulla. Ora
procede con limature anche sostanziali delle guarnigioni americane in Europa. E
soprattutto insiste sull’aumento europeo delle spese militari – delle spese effettive
(“i budget non sono brigate”). Ha adottato la linea della “ripartizione degli oneri" e ne ha avuto mefiati riscontri. Per prima cosa “a ridosso dell’insediamento, il Segretario alla Difesa
Pete Hegseth è volato a Bruxelles per informare i suoi omologhi che gli Stati
Uniti avrebbero dovuto concentrarsi su priorità diverse dalla difesa europea”. Poi “il Pentagono ha lanciato una «Europe Posture Review», una valutazione critica
degli schieramenti di truppe statunitensi e degli impegni di base nel
continente. Annunciandola alla riunione ministeriale della Difesa della Nato,
Hegseth è stato chiaro: «L’Europa può e deve assumersi la responsabilità
primaria della propria difesa convenzionale».
“Un simile
risultato equivarrebbe a una trasformazione dell’Alleanza transatlantica. Dalla
fondazione della Nato gli Stati Uniti hanno garantito la difesa dell’Europa e
detenuto la posizione di comando militare più elevata nell’Alleanza. A distanza
di oltre 75 anni, rappresentano ancora circa il 60 per cento delle spese
militari dei membri della Nato e mantengono circa 80 mila soldati di stanza nel
continente e nel Regno Unito. Decenni di predominio americano hanno reso l’Europa
dipendente dalla leadership, dalla tecnologia e dalla spesa degli Stati Uniti”.
Ora si cambia – (quasi) certamente.
Un saggio pieno di
dati, cifre, progetti e proposte. All’insegna della considerazione che “i budget
non sono brigate”, i buoni propositi non bastano, l’Europa deve fare –
spendere, armarsi. Come, aggiungono i due autori, cattedratici di politiche militari , fu per il Giappone negli anni 1980. Anni di
boom economico e di preoccupazione per la crescita della flotta sovietica. Gli
Stati Uniti si rifiutarono di mandare più navi, e l’effetto fu il raddoppio della
spesa militare nipponica in percentuale del pil in quindici anni.
Jennifer
Kavanagh-Justin Logan, Leave Europe to the Europeans, “Foreign Affairs”,
sett.-ott., in libera lettura, anche in italiano, Lasciare l’Europa agli
europei
giovedì 3 settembre 2026
Cronache dell'altro mondo - populiste (422)
Populismo di destra oppure di sinistra? Le proteste di massa spontanee contro la localizzazione di data center hanno ravvivato il populismo - il passaggio della politica, delle decisioni comunitarie, dai rappresentanti eletti agli elettori. Un populismo di cui si discute se sia di destra o non di sinistra.
Un ammonimento del presidente Trump a non privarsi dei data center è rimasto inascoltato: le proteste continuano. Quindi si suppone che le proteste non siano del movimento MAGA che sostiene il presidente. Mentre si cominciano ad assimilare le imprese protagoniste dell'IA , spregiativsmente dette i magnati dell Silicon Vslley, ai robbber barrons di fine Ottocento, i grandi e violenti capitalisti che si assoggettarono l'economia in forme oligopolistiche controllando la politica.
Cronache dell'altro mondo - anti-IA(421)
Si moltiplicano le proteste popolari in tuttibglibStati Uniti contro l'insediamento di data center per alimentare l'intelligenza artificiale, idrovori oltre che energivori, e fabbriche di CO2. Per ragioni anche parasindacali, oltre che ambientali, come si rileva anche dagli slogan della protesta.
Più consistenti e continuative sono infatti le proteste nel Middle West deindustrializzato. La memoria degli anni 1990 (globalizzazione uguale licenziamenti in massa) risuscita col depotenziamente del lavoro umano.
La scoperta della Calabria, un secolo e mezzo fa
Un titolo anodino per un racconto di viaggio fra i più apprezzabili e godibili del genere, benché vecchio di un secolo e mezzo - il geologo "prussiano" (ma era di Duisburg, nome che poi sempre la Calabria renderà diversamente famoso), italianista, approccio' la Calabria ai suoi quarant'anni nel 1871, dopo altre escursioni nel Nord e nel Sud Italia - qui in compagnia di "tre colleghi viennesi illustri", due specialisti di mineralogia e un curioso, non italianisti, unicamente interessati ai graniti.
Un racconto di viaggio dello stesso livello, per limitarsi alla Calabria, di quelli classici di Edward Ler e Norman Douglas. Curioso sempre - anche della curiosità dei bambini. Ammirativo: "La Magna Grecia e la Sicilia, le regioni più ricche e fertili del mondo". Severo, sull'assenza di igiene - e delle donne ( se si vedono, non parlano). Forte caratterista. Il sindaco di Siderno Falletti, già patriota, di ospitalità senza limiti. I baroni C. di Stilo, con arredi principeschi, ma con l'ambita cena sempre tardiva - non prima delle dieci. L'ingegnere che tutto sa. Il geologo pure - ma per sicura e rispettata esperienza. L'arciprete giovialone e ospitale tanto quanto sporco, lui e le sue stanze. Le donne in fila all'acqua, o sotto le fascine al ritorno dai campi, l'uomo davanti, su una cavalcatura. La vivacità e l'ignoranza dei bambini - solo una volta gliene trovano uno, "un seienne", che sa leggere. Gli animali domestici in casa, compreso il porco.
I lapidei di Serra San Bruno che lavorano i marmi di Carrara, "trasportati fin lassù, a forse piu di mille metri s.l.m.". Le ricostruzioni dettagliate dei luoghi dove ha alloggiato, di utilità storica, Messina, Reggio, Bova, Siderno-Caulonia, Stilo. E della geografia-geologia minuta. Con toponimi per una volta senza sbavature. La Cattolica di Stilo spiegata e descritta come mai dopo, per acume e precisione - "la Cattolica antica che con le sue cinque cupole ricorda la chiesa di Santa Sofia a Costantinopoli". La "scoperta" di San Giovanni "Vecchio", san Giovanni Theresti, che allora si presentava in forma di rudere, ex stalla, un porcile, ma con "dappertutto un senso di vastità, di grandezza, di selvaggio".
Un libro di viaggio, in Calabria, regione eccentrica, nel remoto 1871, che è un manuale dei libri di viaggio. Curioso e intelligente, preciso e vivido, di persone e cose. Un quadro mineralogico, per ambienti grandi e minimi, che poi non ha avuto aggiornamenti e neppure considerazione - la Calabria? terra di terremoti.
E la storia. Le memorie del '47-'48, a Messina e a Gerace. Il Re Bomba Ferdinando II, tanto incapace quanto distruttivo. L'ospitalità greca - "quella cortesia e finezza che i Calabresi usano quando trattano coi forestieri". Il braciere. La famiglia estesa alla servitù. Le "dolomiti" di Canolo. I sequestri di persona a fini di riscatto, uso barbaresco.
La fruizione è resa più godibile da Teodoro Scamardi, il germanista. E anche più pregna, dotandola di un'introduzione che colloca la Calabria popolare, tra ignoranza, povertà e sporcizia, usolamento (niente scuole niente strade, l'eredita' borbonica) alla vigilia della fuga, l'emigrazione, dieci anni dopo. Con sintesi fulminee e precise sul brigantaggio, sulla repressione postunitaria (sembra di leggere le cronache di Kappler 1943-44, tra Apuane e Appennino tosco-emiliano), sulla donna mulo, invisibile in casa, sull'analfabetismo. Un quadro eccellente della Calabria postunitaria, e della politica unitaria - tutti piemontesi, i colonnelli e i prefetti.
Gerhard vom Rath, Un'escursione in Calabria, Rubbettino, pp. 197, ril. Ill. € 7 90
