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Il governo si fa il primo gruppo bancario nazionale, senza opposizione
Il governo è entrato come un bulldozer
nel mondo bancario e del risparmio, nel silenzio, anche delle opposizioni.
Con Mps-Bpm-Mediobanca ha già il terzo gruppo bancario nazionale, e con l’assorbimento
in corso di Generali si farà il primo. Per bancassurance, che è il settore più
redditizio, e per attivi. Nel silenzio delle opposizioni, che pure su ogni
altra quisquilia sono in armi ogni giorno e ogni momento del giorno.
Il
Parlamento discute e vota il nuovo Testo unico di finanza. Il cui punto focale è rendere
impossibile l’accertamento giudiziario del proibitissimo “concerto” tra soggetti
impegnati in raid finanziari. E uno sussidiario, ma non meno importane nella fattispecie, di prendere il controllo di una società quotata, Generali nel caso, col 40 per cento senza obbligo di opa generalizzata sul flottante, di obbligo di acquisto, cambiando la natura della società acquisita. Un mezzo terremoto, per un fine ben preciso - prendersi Generali per poco. E niente, anche qui silenzio,
nessuna protesta.
L’opposizione
non sa? “Non sapeva” nulla neanche quando il governo ha usato abusivamente il golden power – il potere di divieto - contro il progetto
Unicredit di acquisire Bpm, di cui era informato dal presidente stesso di Unicredit,
Padoan, per anni ministro del Tesoro e deputato Dem.
Il
governo in banca è una minaccia. C’è stato, ma col filtro Iri. E per la
necessaria decantazione dallo statalismo fascista – essendo nato peraltro,
anche sotto Mussolini, solo per causa di forza maggiore, per salvare il risparmio
e il credito nel Grande Crac del 1929-1931. Più grave oggi è che il governo intervenga per via surrettizia, e perfino contro la legge. Checché ne pensi la Consob del novantenne professor Savona.
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