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mercoledì 9 settembre 2026

Il mondo com'è (500)

astolfo

Bafometto – Houellebecq, “Annientare”, pp. 427 segg., ne fa – ne fa fare a uno specialista dei servizi segreti, che denomina Delano Durand – una biografia quasi storica, fuori dalle dicerie che lo accompagnano, si accompagnano alla parola: “Se vogliamo giocarcela pesante, direi che il nome data dal Medio Evo, e che probabilmente è una deformazione di Maometto. Lo si ritrova per la prima volta in una lettera di Anselmo di Ribemont, compagno di Goffredo di Buglione, del 1089, in cui racconta l’assedio di Antiochia. Per i cavalieri cristiani del Medio Evo i mussulmani non erano altro che adoratori del diavolo…. In breve, c’è che Bafometto è stato in seguito adorato dai Templari, è d’altronde una delle principali cause della distruzione  dell’ordine del Tempio, prima di essere rireso dai massoni di rito scozzese, e in questo momento è molto popolare nei gruppi Extreme Metal e Death Metal, principalmente norvegesi, è una vera star in quegli ambienti lì. Il personaggio è piuttosto ambiguo, ha una testa di capro, ed è barbuto, ma nello stesso tempo ha seni di donna”.
L’ultimo raccontato, e il più conosciuto, quello di Pierre Klossowski, è un misto di magia e erotismo, trascendenza e perversione – dedicato a Michel Foucault, opera del 1965 (ma wikipedia vuole he “la sua figura” aleggi “costantemente nel romanzo ‘Il pendolo di Foucault’”, di U. Eco, 1988). Pierre Klossowski, il fratello maggiore del più noto Balthus, Balthasar Klossowski, curava molto questo modo di essere, del mistero, teatrale, che appariva ai concerti di Santa Cecilia, tra 1969 e 1970, quando era all’Institut francese a Roma, in ampio tabarro, cappellone a larga falda e occhiali scuri, in piedi su una qualche tribuna – la sua opera, di cui “Il bafometto” considera il compimento, Deleuze dice “unità di teologia e pornografìa... qualcosa che chiamerei pornologia superiore”.
 
Church of Euthanasia – La Chiesa dell’Eutanasia (CoE) è “una religione e un’organizzazione ecologista radicale (deep ecology)”. Avviata nel 1992 a Boston, nell’ex New England inglesizzante e puritano dei Padri Fondatori, da Chris (Christine) Korda, una musicista elettronica e attivista ambientale, e da Robert Kimberk, “pastore Kim”, si vuole insieme radicale e tollerante: si è costituita per propagandare le virtù del suicidio. Ma è diventata presto famosa, quattro anni dopo la nascita, alle elezioni presidenziali del 1996, per aver e lanciato la candidatura di “Una Bomber”, Theodore Kaczynski – il “matematico dotatissimo” delle biografie, auotore di una innovativa  dimostrazione del “teorema di Wedderburn”, già professore a Berkeley, che si era isolato in una capanna remota nel Montana, dove fabbricava bombe artigianali che mandava a personalità a suo avviso implicate nello sviluppo delle tecnologie (di cui anche lui, come già il filosofo tedesco Heidegegr, diffidava), facendo nel complesso tre morti e una ventina di feriti, prima di essere scoperto (condannato all’ergastolo, forse vi è morto).
La “chiesa” si dichiara “una fondazione educativa senza scopo di lucro dedicata a ripristinare l’equilibrio tra gli esseri umani e le specie rimanenti sulla Terra”. Da perseguire “attraverso una massiccia riduzione volontaria della popolazione”.
Korda la vorrebbe “l’unica religione anti-umana al mondo”. All’insegna di un unico comandamento, “non procreare” - con l’invito “salva il pianeta, ucciditi”. Basato su quattro “pilastri”: il suicidio (“facoltativo ma incoraggiato”), l’aboRto (“può essere necessario per evitare la procreazione”), il cannibalismo (“obbligatorio se insisti a mangiare carne”, ma solo se qualcuno è già morto) e la sodomia (qualsiasi atto sessuale non destinato alla procreazione”).
Ad ogni buon conto, la chiesa propaganda la riduzione della popolazione solo con mezzi volontari – rifiutando specificamente, che non si creino equivoci, l’assassinio e l’eugenetica come mezzi per favorirla. E promuove l’ambientalismo più radicale. Attiva sui social, non dà numeri sugli adepti.
 
Jena – Accanto alla Sassonia-Anhalt oggi nelle cronache allarmate per avere aperto in Germania la strada all’estrema destra politica, del partito Alternative fūr Deutschland, c’è la Turingia, che per prima per la verità ha aperto la porta a Afd, giù due anni fa, col 33 per cento del voto. E la Turingia è il Land di molta storia tedesca, e della migliore, Erfurt, Weimar, illustrata da Goethe, e Jena. Da quest’ultima in particolare – oggi amministrata peraltro da un Thomas Nitzsche, l’“ultimo dei Liberali”, in Germania specie protetta (sono confluiti tutti in Afd). Che a  fine Settcento “con la sua università realizzò una chimica umana e intellettuale che non ebbe eguali nel resto della Germania”,  Alberto Rollo, appassionato e narratore (“Le attitudini”) del primo romanticismo su “Robinson”, 6 settembre. E influenzo al cuore, si può aggiungere, praticamente la indirizzò, la cultura tedesca nell’Otto e Novecento. “La presenza di Schiller era una calamita irresistibile per molti giovani”, ricorda Rollo: “Le lezioni accademiche di Fichte ridisegnarono il ruolo fondamentale della filosofia. L’arrivo dei fratelli Wilhelm e Friedrich Schlegel, con le rispettive compagne Caroline e Dorothea, rivoluzionò il clima culturale. Friedrich fu amico di Novalis e tutti frequentavano i fratelli von Humboldt prima che Alexander, il naturalista, cominciasse a girare il mondo”. La rivista degli Schlegel, “Athenäum”, “nei due anni d vita, tra il 1799 e il 1800, riassunse gli entusiasmi e il respiro filosofico, poetico e scientifico di Jena. Fu un biennio fulminante. Circoscritta fra Kant e Hegel, fra Schiller e Goethe, la grandezza di ‘Athenäum’ fu quella di un gruppo di anticonformisti che prese le distanze dagli eccessi della rivoluzione francese e accese la rivoluzione del pensiero, non disgiunta da quella spirituale e poetica. Era una banda estroversa, che s’aggirava per strade, taverne, aule, controfilosofando (secondo il loro lessico comune). C’era tanto erotismo tra quei giovani. Si dice che i figli non riconosciuti siano stati molti, come gli intrecci amorosi e provocatori in casa Schlegel raccontati nel romanzo ‘Lucinda’”. Senza dimenticare Schelling, per il quale l’autore di “Lucinde” sarà lasciato dalla moglie Caroline – per sposare l’irresistibile Schelling.  
Una ricostruzione un po’ maschilista, contraria allo spirito del primo romanticismo, per larga parte influenzato da scrittrici e poetesse, dentro e fuori del matrimonio. E manca lo spirito di Hölderlin, presenza capitale, del primo, e del secondo e del terzo romanticismo, che a Tubinga era stato amico fraterno di Hegel e Schelling. Mentre Novalis, altra presenza capitale a Jena, è solo citato (della presenza di Novalis si può recuperare ciò che ne scrivemmo vent’anni fa nel romanzo “La gioia del giorno”: “Novalis, il poeta dei rapimenti che studiò da ingegnere, lascia freddi. Non per l’ingegneria: un signore che s’innamora di una dodicenne, la quale a tredici anni s’ammala e a quindici muore, la morte spesso non è simbolica, è storia indigeribile. Sarà invidia, forse l’amore bambino soltanto esiste, poi è tattica. Di uno che, con meno anni, godeva a Jena la compagnia di Schiller, Fichte, Schelling, von Humboldt, talvolta Goethe”). Novalis, al secolo Friedrich von Hardenberg, nobile, etereo, fidanzato a una tredicenne, nei cui occhi vedeva riflesso l’azzurro del cielo, agli stati generali del romanticismo a Jena, da lui elevati a “comitato di salute pubblica dell’universo”, promosse una gilda di mercanti abbastanza ricchi da provvedere “ai fini generali della poesia”.

A Jena l’aria secca induceva a bere vino – il comunismo ha poi dimenticato come si fa, come si fa il vino. Da Lipsia vi si trasferì Leibniz. Hegel vi inventò la storia, l’anima del mondo” vedendovi a cavallo per le strade della città, nelle sembianze di Napoleone – che però non era alto di statura.  Nietzsche vi fu tenuto coatto, dal professor Binswanger inflessibile, benché suonasse il piano (Nietzsche), finché non morì.
Prende il nome di Jena nelle storie della letteratura il primo Romanticismo, detto anche “iniziale”. A Jena e fuori Jena, a Berlino e Francoforte, il primo Romanticismo fu animato anche da scrittrici e poetesse. Da prime attrici, sul proscenio, e non come figure di recupero. Tra esse eminenti Karoline von Günderrode (1780–1806), e Bettine von Arnim Brentano, otre a Dorothea Veit Schlegel e Caroline Schlegel-Schelling.  
 
Misasi - “Moro non amava i giochi enigmistici”, afferma risoluto Bartezzaghi, per fare piazza pulita delle ipotesi che le lettere di Moro dal carcere nascondessero messaggi criptati. Un esercizio, ricorda, che Sciascia fece a vuoto. Mentre (almeno) un indizio evidente c’è: un riferimento a Misasi (per Sismi) come quello che può aiutare. L’on. Misasi era un Dc cosentino che si faceva crescere in sed e nazionale per creare un’alternativa alla onnipresenza del socialista Mancini in Calabria. Schivo, riservato, negli anni di De Mita avrà il suo massimo incarico come segretario amministrativo della Dc).
Una indicazione evidente, tanto è incongrua (incongrua la chiave Misasi in senso proprio, riferita alla persona), che su questo sito avevamo messo in evidenza una dozzina d’anni fa: “C’è un richiamo incongruo, nelle lettere dal carcere di Moro, all’onorevole Misasi come uno capace di venire a capo del suo problema. Misasi, poi con De Mita segretario amministrativo della Dc, era allora un deputato calabrese, con qualche incarico pregresso di sottosegretario. Il suo nome era palesemente un anagramma scoperto per il Sismi, il servizio di controspionaggio militare. Un nome che apriva una pista. Tanto scoperta quanto rifiutata e anzi in nessun modo praticata”.
 
Angelina Zampanelli – Benedetto Croce visse per vent’anni, fino alla morte di lei, molto compianta, con Angelina Zampanelli, sua amante (oggi si direbbe compagna) e musa. “More uxorio”, come marito e moglie, anche se attenti a non procreare: nella stessa casa, lei a titolo di padrona di casa, con gli amici e all’occhio dei conoscenti, insieme anche nei frequenti viaggi. Angelina aveva 23 anni quando si incontrarono, Benedetto 27, e già in qualche modo Croce. Era il 1893, e il luogo dell’incontro, casuale, Salerno. Angelina era di famiglia modesta e di pochi studi, ma “bella, alta, estroversa, e intelligente”. Romagnola, di Savignano.
Da allora e per tutta la (sua breve) vita Angelina fu “Donna Nella” (in casa Angelinella) e “la signora Croce”. Per tutti, conoscenti di Croce, colleghi, giornalisti politici, frequentatori della casa,  e del pubblico, napoletano e non. Presenza specialmente apprezzata dai frequentatori abituali di casa Croce, che variamente la citano: Di Giacomo, Giustino Fortunato, Torraca, l’editore Ricciardi, Roberto Bracco, Michelangelo Schipa.
Seguì Croce nelle sue varie abitazioni, dapprima a viale Elena, poi a via Atri, e negli ultimi suoi due anni, dal 1911, a palazzo Filomarino. Viaggiavano anche insieme molto a Parigi, a Firenze, in lunghe villeggiature in Romagna. “E poi in Abruzzo” - racconta Nello Ajello , “Solo per amore”, su “la Repubblica” del 22 marzo 1994 – e a Perugia, a Palermo (in casa dei Gentile), sul lago Maggiore, in Svizzera. Fuori di casa, Angelina si conferma “vivace”, “fresca”, “allegra”, così come la descriverà più tardi, rimpiangendola, il filosofo. Gentile, Prezzolini, Renato Serra saranno variamente attratti dalla sua avvenenza priva di fatuità. Prezzolini la disse “donna di imperiale bellezza”.
Fu una convivenza spensierata e felice, durata fino alla morte di lei, nel 1913 – soffriva di cuore, i primi sintomi si manifestarono nel 1905, e portarono a un rallentamento dei viaggi. E un ricordo non macchiato dai pettegolezzi, dopo morte. Fausto Nicolini, primo biografo, dettaglista, di Croce non la menziona nemmeno. Un altro crociano, Edmondo Cione, ne ha scritto come di “un’antica attrice di café chantant”. Pettegolezzo che sarà ripreso da Abbagnano nei “Ricordi di un filosofo”, “una sciantosa” – con l’aggiunta, inventata, di un matrimonio in extremis (falsa notizia forse trascritta da un altro filosofo che per primo l’aveva adombrata, Augusto Guzzo – il quale, però,  ammirava “donna Angelani”). La verità del rapporto è stata ristabilita da Gennaro Ssso, in “Per invigilare me stesso”, l’edizione dei “taccuini di lavoro” di Croce.
Nessun dubbio invece sull’aspetto fisico, di grazie e bellezza. Che alcune fotografie e qualche ritratto testimoniano. Uno, dipinto da Salvatore Postiglione, rimarrà nella biblioteca di Croce a palazzo Filomarino anche dopo il suo matrimonio. Quando Angela si ammalò, Croce ne soffrì – si sa da lettere e note di amici e conoscenti, preoccupati per la sua stessa salute: Gentile, Prezzolini, Torraca, lo scrittore Enrico Ruta - lo stato d’animo di Croce, testimonia Ruta, somiglia a un’“agonia”.
“Donna Nella” morì a Raiano, in Abruzzo, dove l’aria si pensava che le giovasse. A 43 anni, di  broncopolmonite con sopraggiunta pleurite. Croce ne subì un crollo psicologico, secondo gli amici che lo frequentavano. Benedetto, scrisse Ruta a Prezzolini, “il freddo loico, l’uomo che tiene una femmina per igiene e per divertirsi come con un grazioso cagnolino, ha pianto con me tutte le sue lacrime... Non ho mai visto un uomo che ama la sua donna con tale passione”. Alla cugina Teresina, Croce confidava: “La ferita che mi si è aperta nel cuore non si rimarginerà mai”.
Con Renato Serra si ricomponeva presto filosoficamente, seppure amaro: “Noi dobbiamo amare e legarci, ma dobbiamo essere pronti a distaccarci senza cadere. E per non cadere, non c' è altro modo che svolgere in sé il senso dei doveri verso la vita. Altrimenti cosa resta? Il lurido suicidio o il lurido manicomio”. Filosofia confermata da Ruta qualche anno dopo: “Davanti a Croce era un trivio: uccidersi, impazzire o ammogliarsi. La casa vuota era intollerabile”.  Il 7 marzo 1914, a cinque mesi e mezzo dalla morte di Angelina, Croce ha già sposato Adele Rossi, una giovane torinese sbarcata a Napoli per preparare la tesi laurea, che ha frequentato palazzo Filomarino vivente ancora Angelina. Il cui ritratto rimarrà nella biblioteca.
 
astofo@antiit.eu

L’estremismo in Germania e la ezione di Berlusconi (Giolitti)

La vittoria di Afd nel remoto e marginale Sassonia-Anhalt è molto meno paurosa del bombastico, sconosciuto, rozzo e provinciale Bossi stravotato a Milano nel 1990, argomentava questo sito lunedì
http://www.antiit.com/2026/09/se-la-lega-fa-paura-in-germania.html
Non è l’unica differenza, tanto più per la Germania, tra la paura forgiata oggi e la sorpresa – alquanto distruttiva – del 1990. La differenza più grande sta nel recupero che dell’avventuroso, secessionista, razzista Bossi, e dei neofascisti del Msi, fece un altro lombardo, Berlusconi. Per un semplice fatto che già Craxi aveva intuito qualche ano prima: che con le estreme bisogna parlare, se sono in Parlamento – quella che nel gergo storico italiano si dice, solitamente in positivo, “politica giolittiana”: quattro anni dopo Bossi era un cane da governo.
La Germania, la Cdu-Csu soprattutto, la Democrazia Cristiana tedesca, ha provato a mettere fuorilegge un partito basandosi sui servizi segreti. Un’assurdità estromettere un partito dal Parlamento con i servizi segreti - ci sono leggi in materia, su fascismo e su nazismo, per il resto bisogna solo confrontarsi.
Altrove si fa finta di nulla. In Francia, da trenta o quarant’anni, la destra viene tenuta fuori dai governi, nazionali e locali, mettendo assieme al secondo turno tutto il resto, dalla sinistra alla destra concorrente. In Germania ci si è gingillati con i servizi segreti. In Italia Giolitti aveva segnato la via, dato che i socialisti erano lì da tempo, e numerosi, in Parlamento. Le destra è più indigesta? Berlusconi ha dimostrato di no.
La cosa curiosa è che, non solo le sinistre per motivi politici, anche storici “giolittiani” come Galli della Loggia, non hanno capito Berlusconi e parlano di “crisi delle democrazie”. In crisi non è la democrazia: si vota, e con le destre la partecipazione è sempre più elevata – cioè, si vota credendo al voto. La democrazia ci sta per dare la parola a tutti quanti. Entro limiti certo – di legge, costituzionali.
La Grande Paura di Afd, verrebbe da concludere, è solo una delle tante Grandi Paure di questa epoca di Grande Abbondanza, che non finisce di essere ingorda – per scaramanzia? ma tropo grassa lo è davvero.

Gli Usa non ce la fanno, l’Europa dovrà fare da sé

“La sicurezza nazionale è lo scopo primario del governo federale. Per gran parte della storia americana, la difesa ha rappresentato la maggior parte della spesa federale”. Ora le priorità sono cambiate, per il governo federale, e la difesa è una voce fra le tante. Di una spesa pubblica incomprimibile e in continua espasione. Fino ad accumulare deficit e debito impensabili.
Questa espansione, che è anche un limite alla elasticità della spesa, si è fatta mentre il mondo è cresciuto e si è rafforzato, anche minutamente. Mentre con il debito portato agli estremi limiti per tutti gli altri impegni federali, la difesa in America è diventata è un settore poco finanziato – molto al di sotto degli impegni “mondiali”.
Nel mezzo della guerra senza capo né coda con l’Iran, e alla viglia dell’11 settembre, il giornale fa il punto della preparedness militare degli Stati Uniti. Un altro conflitto mondiale non potrebbe essere combattuto dagli Stati Uniti da una posizione dominante.
Un conto dettagliato fa l’opinione editoriale degli impegni americani per la difesa. E in particolare delle basi all’estero. Che dovranno essere ridotte o cancellate, anche solo per motivi di bilancio. E la questione riguarderà in primo luogo e soprattutto l’Europa.
The Us cannot afford a major war. What if the war comes anyway?
, editoriale, 7 settembre, “The Washington Post”, in libera lettura, leggibile anche in italiano,
Gli Stati Uniti non possono permettersi una guerra di grandi proporzioni. E se, malgrado tutto, scoppiasse?

martedì 8 settembre 2026

Problemi di base pratici - 930

spock


Perché camminare sulla strada è più sicuro che sul marciapiedi?
 
Specialmente col bastone?
 
Perché i cantieri aprono e non chiudono?
 
Perché i pomodori sono immarcescibili, e le mele – c’è un anti-age anche per frutta e ortaggi?
 
Perché la frutta bella non ha sapore?
 
Perché la paletta del gelato si ricicla nell’organico - e il tappo di sughero?


spock@antiit.eu

Idillio amaro in campagna

“Andare verso la campagna” come “Andare verso il popolo” di Moravia nei “Racconti romani”: ci sono sorprese, non gradevoli. Anche in clima green. Specie per gli sprovveduti. Oggi come nel Sessantotto, quando “si andava” verso la Sabina o verso il Cilento, “tanto non costa nulla”, e c’era solo da faticare: pulire, raschiare, inchiodare, difendersi dai topi, e in qualche modo scaldarsi. Qui si aggiunge – siamo in Toscana? – la perfidia locale della multa per abusivismo, per avere sostituito le tavole rotte del pollaio con un paio nuove: fa ambiente, protetto, anche il rotto.
Insomma, fra aneddoti veri (la multa per abusivismo nel pollaio) e altri inventati (il carotaggio alla ricerca dell’acqua che pesca nel pozzo nero), un disastro: anche in campagna ci vuole giudizio (tutto funzionerà a meraviglia quando subentra una coppia che sa piantare i cocomeri, e poi farli crescere.
Mano leggera del regista di Mondaini e Vianello, e di Ficarra e Picone. E ruoli da protagonisti per Giulia Bevilacqua e Lastrico, ma su un’aneddotica poco inventiva. Con un ruolo burbero e simpatico per il burbero e simpatico Pennacchi. Il titolo echeggia "Benvenuti al Sud", ma la maga non scatta.
Meglio che in campagna, la libertà si conquisterà in barca. Sulla scia di Conrad.
Giambattista Avellino, Benvenuti in campagna, Sky Cinema

lunedì 7 settembre 2026

Se la Lega fa paura in Germania

Con Afd non rinasce il nazismo in Germania. È estremista ma non troppo, e in campo da tempo senza aver vinto niente, o quasi. Bossi al confronto, con appena un paio di anni di attività politica, in provincia, e un “programma”, una serie di uscite senza capo né coda, ben più radicali di Afd, “remigrazioni” e “fascismo” compresi, fu lanciato dalla Lombardia al voto nazionale del 1990, con quasi il 20 per cento dei suffragi. Dalla Lombardia. E in particolare da Milano. E per la capitale morale d’Italia da Milano 1, la circoscrizione degli intelletuali e dei ricchi.
Afd trionfa in Sassonia-Anhalt, un Land piccolo, con la popolazione più povera e più vecchia della Germania – dal 1989 si è emigrato in massa verso l’Ovest. Ha una capitale importante storicamente, Magdeburgo, ma solo due milioni di abitanti. Dei quali hanno votato 1,2 milioni. Mezzo milione dei quali, poco più, per Afd, la destra estrema. Da qui il giornalismo del panico: il nazismo è tornato.
Si può, bisogna, mettere la vittoria di Afd in Sassonia-Anhalt in quadro. Bossi aveva un “programma”, si fa per dire, molto più radicale, senza essere radicato, aveva voce da un paio d’anni, e come personaggio marginale e bislacco (Afd è in attività da un quindicennio, e strutturata come partito, dove si discute), quando nel 1990 la Lombardia, Milano, lo portarono al proscenio – e poi gli diedero, sempre Milano, anche se non più la Milano 1, ripetute sindacature. Una Lega Lombarda, non dei pochi e vecchi. Malgrado un “programma” da manicomio: la “Padania”, l’indipendenza della “Padania”, la secessione, il marco come moneta, le Camicie Verdi, l’ampolla di non si sa che.
Una Lega che fu subito adottata dal Tri-Veneto. Col “matrimonio” del Doge e altre scemenze. Nonché col vilipendio del Parlamento. Col professor Miglio, la Milano migliore, che argomentava placido: “Quando sbuco col treno su Firenze mi sento all’estero”.
La grande differenza è questa. Che Sassonia-Anhalt, anche con Afd, non potrà peggiorare, è proprio il buco del culo della Germania. Mentre Milano cosa ha avuto dalla Lega? Un quarto di secolo di barbaro provincialismo, oltre alle scemenze e agli odii – l’ha riscattata Moratti vent’anni fa, che non è lombarda.   
La Germania avrà bisogno di venticinque anni per capire di che è fatta Afd? È da dubitare.

Stop al russo a Odessa

“Una città a maggioranza russofona in Ucraina sta valutando il divieto della lingua nelle arti”, annuncia la Bbc (siamo di nuovo a Radio Londra…..). Non una città qualsiasi, Odessa, cioè cosmpolitismo, tradizioni, tolleranza: “Odessa, la terza città più grande dell’Ucraina, deciderà in settimana un controverso piano per “vietare la lingua russa nelle arti”.
“La proposta al vaglio dei consiglieri comunali mira ad inasprire le restrizioni già imposte dalla legislazione nazionale all’ingresso dei cittadini russi. La questione è particolarmente significativa perché Odessa è una città a stragrande maggioranza russofona, sebbene il divieto riguarderebbe solo gli spazi pubblici e l’uso quotidiano della lingua russa rimarrebbe inalterato.
“Per milioni di ucraini, il russo è la prima lingua, compresi molti soldati che difendono il paese nella guerra contro la Russia, anche se l’ucraino è l’unica lingua ufficiale. È parlato dalla maggioranza della popolazione, e alcuni lo considerano uno strumento di influenza russa.
“La proposta presentata a Odessa, città quotidianamente bersaglio di attacchi di droni e missili russi, prevede la completa interruzione di contenuti in lingua russa nella musica e nella letteratura, nelle strade, nei parchi, nelle istituzioni pubbliche e nei luoghi di spettacolo e artistici statali. Si raccomanda inoltre un divieto negli spazi privati.
“In una città famosa per scrittori e musicisti di lingua russa, la proposta ha suscitato forti reazioni. Il divieto si estenderebbe negli spazi pubblici anche alle vecchie canzoni di Odessa, pressoché universalmente conosciute in tutta la ex Unione Sovietica. Tutti i libri in lingua russa verrebbero rimossi dagli scaffali delle biblioteche pubbliche. Attualmente, possono essere esposti, ma non in posizione di rilievo”.
Non è una curiosità, è il cuore del problema: cancellare due o tre secoli di storia – il principio della storia che non va avanti ma guarda all’indietro, preposterous, assurdo, che tanti danno sta facendo in Medio Oriente (anche a Israele, che lo pratica). In Ucraina c’e già, con la presidenza Zelensky dal 2019, è all’origine della guerra e il cuore del problema – e lo è ancora nei paesi baltici, in Polonia, perfino in Romania (la Bessarabia, oggi Moldavia). Come già 35 anni fa nelle stragi tra gli slavi dell’ex Jugoslavia.
L’Europa all’ora degli slavi, di un tribalismo vivo e fervido, esclusivo, non sarà facile. Mentre si celebrano, ipocritamente?, gli accordi De Gasperi-Gruber, che vietarono la storia rivolta all’indietro – saggiamente: a quale indietro fermarsi, a quello del più forte? in quale momento?).

Cronache dell’altro mondo – socialiste di lusso (424)

Non c’è solo Alexandra Ocasio-Cortez arbitra dell’eleganza da sinistra. “La sezione newyorkese dei Democratic Socialists of America si trasferisce in una nuova lussuosa sede, mentre il «figlio di papà» Gustavo Gordillo e la sua compagna si assicurano lauti stipendi”, tuona implacabile il “New York Posti”, alfiere della destra nella città democratica, di proprietà di Murdoch: “Dalla misera sede storica nel Lower East Side, la sezione di New York dei Democratic Socialists of America passa in due nuovi uffici, di ottima collocazione, uno a Midtown e uno a Bed-Stuy. La presidente Grace Mausser ne ha dato la notizia ai compagni presentando il bilancio della sezione. Con la proposta al contempo di assegnare a lei, e al co-presidente Gustavo Gordillo, uno stipendio di 95 mila dolari.
“Il nuovo ufficio di Manhattan si trova in un edificio di 14 piani sulla West 35th Street a Hudson Yards, completo di portiere, sicurezza 24 ore su 24 e terrazza panoramica arredata. Con un costo di 15.000 dollari al mese, rappresenterà la seconda spesa mensile più ingente della sezione, dopo gli stipendi di Mausser e Gordillo. I loro nuovi proprietari di casa - la famiglia Chetrit - hanno dovuto affrontare numerose cause collettive promosse dagli inquilini di Brooklyn, per avere presumibilmente eluso le leggi sulla stabilizzazione degli affitti”.
Effetto del sindaco Mamdani, democratico socialista, argomenta il giornale, che mentre fa la guerra ai proprietari di immobili per gli affitti, non bada a spese per il suo. E contro il co-presidente Gordillo, punta di diamante dello schieramento pro-Palestina e anti-Israele, il quotidiano di Murdoch denuncia anche un tenore di vita milionario: nato ricco, vive in una casa dei suoi da un milione e mezzo di dollari a Brooklyn - una “casa a schiera” ma di due piani, “di quasi 200 metri quadrati, in un quartiere alberato in fase di riqualificazione a Bed-Stuy”.

Santa maternità - la Grande Madre Bruni Tedeschi

Un film sulla maternità, imprevista per lo più o casuale, negata, mortale (la madre muore dando alla luce la bambina), desiderata, mancata (sentita come mancanza). In un putiferio da vita ordinaria: famiglie allargate, anche a nonne e zie che non sano, e non gli interessa, oltre che a madri o padri che hanno anche figli ma è come se non lo avessero, e qualcuno che vorrebbe bene un figlio ma sbaglia sempre tutto, mentre il bambino o la bambina si lega a estranei simpatetici.
Un film femminile e femminista – i maschi sono mezzi personaggi, mediocri, perfino idioti. Ma tradizionale: un inno alla maternità, nel mentre che la si discute.
Un film un po’ sorprendente per la cinematografia francese, che si vuole all’ultimo grido, e un po’woke. Nelle corde della regista. E tagliato, quasi, sui modi di essere e di recitare, oltre che sul personaggio, di Valeria Bruni Tedeschi, la protagonista: donna di molta empatia, ma rassegnata ai “compagni” a tempo - “allora, ci rivediamo l’altro giovedì”. Che finisce per “sanare” tutte le situazioni – un ruolo cult, anche per l’espressione che trova giusta, a ogni inquadratura. Una santa. Ma materna, per istinto. Anche degli uomini adulti.
Carine Tardieu, L’Attachement
-La Tenerezza, Sky Cinema, Now

domenica 6 settembre 2026

Letture - 621

letterautore


Americani
- “Non siamo nati Americani”, intende Sabino Cassese domenica l’altra nel suo commento sul “Corriere della sera”. Deluso fin dal titolo: “America, nostra illusione”. Per cominciare: “Quando e perché l’Europa ha iniziato a coltivare il mito dell’America come maestra di democrazia e guida dell’Occidente”, punto interrogativo. Colpa degli entusiasmi, dice Cassese imperterrito, di Chateaubriand e poi di Tocqueville, che hanno “sottovalutato gi aspetti e i momenti critici della storia americana”. La schiavitù  l’isolazionismo (la Dottrina Monroe).
Una riflessione che il giornale mostra di non condividere – l’illustre giurista ha meno spazio di Danilo Taino. Ma sulla stessa linea proseguiva nello stesso giorno “La Lettura”, con la guerra civie, la caccia ai nativi americani (buona parte dei film western, in effetti), le quattro presidenze di F.D.Roosevelt. O il maccarthismo. Con la proposta di riconoscerci nel titolo di Emilio Cecchi, “fine americanista”, “America amara”, piuttosto che in quello  di Soldati, “America primo  amore”.
 
Brancati
– Era Longanesi? In “L’inconsapevole approccio”, il saggio-introduzione che scrisse nel 1963 per “Le opere di Dio”, il suo secondo romanzo, Berto racconta, fra le traversie incorse per pubblicare il suo primo romanzo, “Il cielo è rosso”, l’incontro, poi decisivo, con Longanesi. Longanesi lo ricevette (Berto andava a nome di Comisso), “sfogliò il grosso dattiloscritto”, e gli disse di tornare il giorno dopo. “Il giorno dopo aveva già deciso di pubblicare il romanzo, ma voleva metterci un po’ le mani, egli aveva intuito e gusto infallibili, in fin dei conti era stato lui a «fare» il ‘Don Giovanni in Sicilia’ di Brancati”.
Seguirono contestazioni (“troppe descrizioni”, titolo, percentuali), ma la cosa poi si fece.
 
Dimitri
- Il santo Dimitri è così ricordato da Camus ne “I giusti” da uno dei suoi rivoluzionari, il più puro e duro, Stepan: “Aveva appuntamento nella steppa con Dio in persona, e vi si affrettava, quando incontrò un contadino il cui carro si era impantanato. Allora santo Dimitri lo aiutò. Il fango era spesso, la pozza profonda, bisognò battagliarci per un’ora. E quando ebbero finito santo Dimitri corse all’appuntamento. Ma Dio non era più là”.
 
Gaza - “Gaza ha origini antiche, e il suo nome appare neo documenti militari del faraone Thutmose III, nel XV secolo prima della nostra era”. Parte spedito Armando Torno sulla “Domenica” del “Sole 24 Ore” 30 agosto. E subito raddoppia: e fu anche cristiana. Presentando due volumoni, di 736 e 688 pagine, che coprono solo dei personaggi minori del cristianesimo, Barsanofio e Giovanni di Gaza. Gli integristi israeliani avranno vita dura.
 
Innovazione - “Nell’“Isola misteriosa”, il romanzo di Verne, l’ingegner Cyrus Smith riconosce i minerali di ferro e li fonde, fabbrica acido solforico e nitroglicerina. Per farlo, oggi servirebbe un’équipe interdisciplinare” - Giorgio Parisi, “I cervelli delle pecore” (“La Lettura” oggi) – “abbiamo perso quelle capacità perché non ci servivano più, e ne abbiamo acquisite altre”.
 
Miguel Gotor - “Quel Miguel Gotor”, nota Bartezzaghi nella sua rubrica “Lessico e nuvole”, lo storico di Aldo Moro, “il cui nome-e-cognome... si anagramma in «Tu leggi Moro»”.
 
Kiev - A Mcensk, Russia europea, al confine occidentale, si leggono nel secondo Ottocento, al più, “le vite dei santi di Kiev” – come di quelle che sono in ogni casa (Katerina L’vovna, la “Lady Macbeth nel distretto di Mcensk”, il racconto di Leskov, 1899, moglie di ricco mercante, “di leggere non ne aveva voglia, e di libri, a parte le vite dei santi di Kiev, in casa non ce n’erano”.
 
Lettura - E' donna. Due donne su tre, secondo le statistiche sempre attente di Guliano Vigini su “La Lettura”, legge almeno un libro, solo un uomo su due. Le statistiche esatte sono: lettori il 62,6 per cento dell’universo femminile, di quello maschile il 51,2 per cento.
 
Meneghello - Di Meneghello, tra Vicenza e Treviso, non c’è solo Luigi, lo scrittore di Cambridge, c’è anche una Antonietta Meneghèl, attesta Berto nella prefazione (“L’inconsapevole approccio”) a “Le opere d Dio, pp. 13-14), di cui sua madre fu “compagna d’infanzia” – “la quale era per il momento sconosciuta, ma avrebbe ben tosto acquistato larga fama e ancor più larghe ricchezze cantando sotto il nome di Toti Dal Monte”.
 
Montale – La prima e unica edizione del premio letterario Firenze, assegnato nel 1948 all’esordiente Berto per “Il cielo è rosso”, fu contestato da Carlo Coccioli, candidato sconfitto, per un fatto di datazione, se il romanzo di Berto era uscito nel 1947, come il regolamento prevedeva, o non a fine 1946. Lo racconta Berto nella prefazione che accompagna dal 1963 il suo secondo romanzo, “Le opere di Do” (“L’inconsapevole approccio”, p. 48), ma non per il reclamo di Coccioli: “Un secondo incidente, sotto ceti aspetti più doloroso ancora, fu la confidenza fatta dal poeta Montale al giovane romanziere che lui non aveva letto il libro, e tuttavia aveva egualmente votato a favore perché l’editore Longanesi lo aveva pregato di farlo”. Membro influente della ristretta commissione del premio, con Pancrazi, Palazzeschi e Momigliano, presidente Silvio Benco.
 
Quaresima – Da “quadragesima”, cioè i quaranta giorni di preparazione alla Pasqua: “Quaranta è nella Bibbia un numero compiuto e perfetto, un arco temporale emblematico” - Giancarlo Ravasi, “La forza del digiuno. Anche di parole”.
Il digiuno accomuna le tre religioni monoteiste, cristiani, mussulmani ed ebrei: “L’astinenza come segno di lutto, penitenza e ascesi”.
Digiuno anche di parole come il silenzio negli esercizi spirituali di Loyola.
 
Riduttore – È, era, al cinema l’autore della “riduzione” di un romanzo per il cinema. Flaiano ne fa l’elogio recensendo, il 19 giugno 1949, l’“Anna Karenina” di Duvivier – che non apprezza: un buon “riduttore” sa reinventare la storia per il cinema. Perché “la verità è che il cinema non è così brutto come credono i romanzieri, e nemmeno così bambino”. Ha un suo linguaggio al quale rapportare i buoni racconti…. Graham Greene sostiene che un film ha maggiori probabilità di buona riuscita se tratto da un romanzo che da un soggetto di poche righe”, argomenta Flaiano: ma, “se la sua regola fosse giusta, dovremmo credere che i romanzi di Tolstoj sono mediocri, perché sempre mediocri risultano film che se ne traggono.... E anche Flaubert non sapeva scrivere un romanzo, se dobbiamo credere al cinema. E che pensare di Stendhal? I suoi romanzi vengono così traviati….”.
 
Ungrounding - Sarebbe “sradicamento” in sento lato, ma vuole essere un neologismo per lo politica di Israele a Gaza e nei confronti dei residui palestinesi. L’architetto israeliano Eyal Weizman, che lo ha coniato, intende esattamente lo scoperchiamento e la distruzione di Gaza, della città sotterranea costruita da Hamas a Gaza, che l’esercito israeliano, in tre anni ormai di occupazione e distruzione, non sarebbe riuscito a sradicare che in parte.

letterautore@antiit.eu

Cronache dell’altro mondo – socialiste (423)

Alexandra Ocasio-Cortes, la deputata democratico-socialista di New York, ha decretato l’abbandono dell’ideologia woke. Per un passaggio da woke 1 a woke 2? A un impegno più costante dei socialisti dentro il partito Demcratico: numerose primarie per il voto di medio termine a novembre vedono dei candidati democratici di sinistra, e un buon numero di candidature sono state vinte.
È l’effetto Mamdani, il sindaco di New York plebiscitato su una piattaforma di sinistra radicale  (contro i proprietari di case, etc.) un anno fa? È quello che sostiene il “New York Post”, il quotidiano di destra di proprietà di Murdoch, che ha Mamdani come suo tema, e obiettivo, quotidiano. Ma le piattaforme dei candidati democratico-socialista vincenti alle primarie sono diversificati, a seconda dei problemi locali.

 

Quel giovanotto senza morale sembra ora di famiglia

A suo tempo, 1999, il ricordo è di un film freddo, giusto il talento – o il bisogno – demolitore di Patricia Highsmith, l’inventrice del personaggio – un immoralista alla Gide (senza morale). Rivedendolo, non ha più la secchezza e le asperità della prima programmazione, una delle tante storie fredde dell’immaginario distruttivo di Highsmith (non si ricorda, non si programma più, la prima riduzione al cinema del romanzo, nel 1960, opera di René Clément, col morbido Alain Delon al posto del muso chiuso e l’occhio velato di Matt Damon). Rivedendolo, acquista prevedibilità, quasi familiarità.
Effetto dela seconda visione - rispetto all’aspettativa? O la sensibilità è cambiata? In trent’anni? Più indurita – più a suo agio con la violenza cupa?
Anthony Minghella, Il talento di Mr. Ripley, Sky Cinema

sabato 5 settembre 2026

Ombre - 835

“L’ex conduttore: «Di Pasquale mi è molto fedele»”. Non fedele, molto fedele - si dice dei cani. L’ex conduttore è Ranucci, Di Pasquale è Claudia Di Pasquale. Ranucci perfido lo ha detto per azzopparla? Nobiltà del giornalismo? Anzi, del giornalismo democratico? Dei bassifondi.  Muta del resto lei, Di Pasquale - i cani guaiscono, latrano, abbaiano, agitano la coda.
 
“È semplice”, dice il presidente Mattarella, novello mugnaio di Saint Souci (quello di “c’ è un giudice a Berlino”): “La Ue ha successo, giochi le sue carte”. Si muova, prenda coraggio, prenda forza.
In astratto, è così. Poi la Ue è Bruxelles.
 
“Con un presidente democratico non tornerà il libero scambio”. La globalizzazione è finita. Ci vuole un ex sindaco di New York, De Blasio, per dire anche in Italia quello che si sa anche solo a una prima occhiata - basta darla. La globalizzazione gli Usa – non Trump – l’hanno imposta 35 anni fa, e gli Usa, non Trump, la dichiarano perenta: hanno disseminato molto benessere ma troppa potenza, incontrollabile, per il mondo.
 
“Raid in Giordania, soldati Usa uccisi”. Non è un titolo di oggi ma del 29 gennaio 2024, due anni e mezzo fa. Una guerra endemica. Di cui l’America non viene a capo.
 
“«Avrete casa sulla spiaggia». Tra gli ultrà che già disegnano nuove colonie nella Striscia”. Come dire: nulla di nuovo sotto il sole - ammesso che i coloni siano “ultrà”.
Manca l’“assalto alla chiesa italiana a Istanbul”, con molto terrore e un morto, per completare la prima pagina del “Corriere della sera” del 29 gennaio 2024. Ma è rimediabile.  
 
Trump bombarda Hormuz, ogni pochi giorni, e la benzina sale. È come se. Naturalmente non è vero. Ma altra ragione per questa guerra non c’è.
Non solo la benzina, salgono anche i titoli energetici in Borsa: l’Eni è raddoppiato di valore – quasi oppiato, dopo una vita di Borsa piatta.
 
La coppia anglo-australiana che aveva scambiato l’Abruzzo per la natura potrà rivedere i figli, che le sono stati sottratti da un anno, ma a rate, poco tempo ogni pochi giorni, e sotto sorveglianza sociale. Il ridicolo, in coppa all’assurda ferocia. Nel nome della legge. Perché la famiglia vive senza le ciocie? E per di più parla ostrogoto? Ora, però, questi giudici abruzzesi, perché li paghiamo noi, non potrebbero pagarseli gli abruzzesi? Perché Salvini non fa una devolution giudiziaria, ciascuno paga per i suoi?
 
“Ceuta, il j’accuse di Sanchez: per il premier spagnolo «reti russe e israeliane» avrebbero fomentato l’assalto di luglio con una menzogna. Dubbi anche sul voto in Islanda”. Se Sanchez non è solo – il presidente del governo spagnolo è in caduta libera - per Putin è fatta: l’Europa già vaneggia.
 
“Il governo esibisce un pil 2026 dell’1 per cento”. Esibisce, cioè non ce l’ha. Si può cadere nel ridicolo per affermare la propria identità politica. Nel caso progressista. Cioè nell’irrilevanza: la sinistra mantiene ancora i suoi voti, ma non ha più gli argomenti. E questa la vera novità, non il populismo. Ovvero che il populismo sa di cosa parla, di cosa si parla, nel Paese, tra i lavoratori.
 
Ogni volta che c’è uno scandalo alla Rai, come questo di Ranucci, per quanto inverosimile, subentra presto la noia, e un senso di viscido. Di un’azienda viva, che ha una programmazione buona e anche ottima, p.es. di film (a sostegno dei film italiani), e incappa sempre nello squallore - cioè produce squallore. Per la sottopolitica, di cui si vuole preda, peraltro indefettibilmente democristiana (si vede dalla carriera delle donne). Come si fa a non sostituire un Ranucci, che scandalo è questo?
 
Malen non è, non può essere, un calciatore da due reti e mezza a partita. È avvantaggiato dal gioco di Gasperini. E poi è una mezza tacca, un acquisto in saldo di gennaio. Mentre la Juventus, per dire, ne comprava tre o quattro, di soli centravanti, al doppio del prezzo, senza utilizzarli, essendo dei brocchi. Perché i contratti sono opachi? Quali sono i veri rapporti tra direttori sportivi e procuratori, che hanno tutti sede nei paradisi fiscali?
 
Si spendono lacrime, nei giornali italiani, per “il principe Harry”, un poveretto che, forse perché orfano, si vestiva da SS, con Megan Markle, un’attricetta americana che ci riprova, a sfruttare la Mecca britannica, dopo un primo affondo sfortunato. La coppia, sfruttato in America il glamour della duchessa americana, licenziata da Netflix e Spotify per scarso rendimento, ci riprova a Londra. E allora? L’Inghilterra è ridotta così male?
 
“Il voto a destra è un consenso che arriva in maniera maggioritaria da chi ha poco studiato”. Statisticamente sarà vero, ma politicamente? Una frase non dal sen fuggita ma studiata che rivela la vera natura del Pd, nella persona del suo presidente, che pure è vecchia gloria Pci. Un consesso inventato da Prodi per rifare la Dc, con i voti del Pci.   
 
La ong tedesca Sea Watch, sanzionata dall’Interno per non avere consegnato sei naufraghi soccorsi nelle acque territoriali libiche alle autorità libiche, risponde: “Non riconosciamo le autorità libiche”.
Riconosce i trafficanti libici che le segnalano con SOS i gommoni e le carrette che immettono in mare.
Non riconosce le autorità libiche come non riconosce quelle italiane. Ma non per anarchia, poiché si finanzia col governo tedesco.    


Fui fascista, sì, negli anni del fascismo

Con una prefazione di Giulia Caminito, e con una, molto più robusta, dello stesso Berto, quasi la metà del libro, intitolata "L'inconsapevole approccio", dove spiega come arrivò a fare lo scrittore. Di fatto, come fu fascista, fino ai trent’anni, e all’internamento a Hereford, nel Texas, dopo essere stato catturato dagli americani in Nord Africa, dove era volontario. Un’autodifesa più che un atto di accusa. E un chiarimento con se stesso e con la critica, più che con i lettori, che a lungo, imperando Botteghe Oscure, lo teneva ai margini del mondo letterario. Con questa autoapologia, un selfie d’annata ma dichiarato, Berto ripubblicava nel 1963 il lungo racconto del titolo, il primo “professionale”, di cui ricorda l’origine e le vicende “editoriali”, in “un inconsapevole approccio neorealistico”, in realtà scritto sotto la guida e l’influsso del compagno di prigionia Corrado Tumiati, e in stile che sarà poi “hemingwayano” ma dietro la lettura di Saroyan e Steinbeck – di questo soprattutto. Il racconto-romanzo era stato pubblicato in un primo tempo a puntate su "Il Ponte", la rivista fiorentina di Calamandrei e Enriques Agnoletti, creata e gestita in ambito resistenziale - da qui la necessità della successiva presentazione-spiegazione? 
“Le opere di Dio” fu il secondo romanzo pubblicato da Berto, nel 1948. Il primo era stato “Il cielo è rosso”, un tema che sarà poi di Parise, altro veneto di provincia: un gruppo di ragazzi si arrangia a vivere in una città di rovine. “Le opere d Dio” è una storia di sfollamenti: un capofamiglia, la moglie, la figlia, il figlio, una nuora, e un nipotino. Una storia di pace, nella guerra. E della narrazione come sfida - senza avere letto Svevo o Verga, anzi senza nemmeno sapere di essi, ripete Berto: della normalità, del piccolo, del minuto, dell’insignificante perfino. Nella lunga perorazione in forma di agiografia che precede il racconto, Berto se lo fa dire da Corrado Tumiati, a proposito di “Il cielo è rosso” (recensione su “Corriere del Po”, 5 gennaio 1947): “La prima dote di Berto è quella di sapere «raccontare», di creare dei «personaggi», di creare una «atmosfera»”. Al tempo di questi due romanzi-racconti, “Il cielo è rosso” e “Le opere d Dio”, “Berto non sapeva nulla”, attesta lui stesso, oltre che di Hemingway, “né di Pavese né di Vittorini”.
Ma più che dell’ambiente letterario, diviso equamente tra favorevoli e contrari, o semplicemente distratti, con cui Berto fa ripetutamente i conti (terribile, malevola?, la confidenza che gli fa Monale, dopo avergli assegnato il Premio Firenze, nella sua prima e unica edizione, che lui il libro non lo aveva nemmeno sfogliato, lo aveva premiato perché glielo aveva chiesto Longanesi), la lunga autobiografia è una excusatio non petita del lungo passato fascista convinto, fino ai trent’anni. Senza perdersi del fascismo nulla: da Balilla al GUF, e poi, da laureato in Lettere, da insegnante, e da federale – nel suo paese, Mogliano Veneto – e negli intervalli volontario di ogni guerra, dall’Etiopia (a vent’anni) al Nord Africa. Qualche volta perfino respinto dall’autorità medico-sanitaria dell’esercito, e allora si arruola nelle Camicie Nere. Fino alla provvida cattura da parte degli americani. Che si offrono anche per un’altra piccola rivincita: a Hereford Berto scrisse anche due racconti, “È passata la guerra” e “Sosta Cassino”, che in America (e in Inghilterra) sono stati pubblicati, insieme a “Le opere di Dio”, in  Italia no – non nel 1963, quando scrisse questa presentazione-autobio. Quasi tutta la sua produzione in cattività è pubblicata in traduzione, eccetto “Il seme tra le spine” - “uno dei suoi racconti più riusciti”, autocertifica sempre lo stesso Berto, “sicura anticipazione del Berto che verrà fuori dopo il 1960” (dopo “Il male oscuro”, n.d.r.): la storia dell’infatuazione per “una nurse molto magra e non più tanto giovane”, all’ospedale di Hereford dove era stato operato di “un paio d ernie”.
Giuseppe Berto,
Le opere di Dio, Neri Pozza, pp. 192 € 20

venerdì 4 settembre 2026

La dottrina Netanyahu non piace a Washington

La dottrina Netanyahu potrebbe sopravvivere a Netanyahu? S’interrogano gli Stati Uniti, a valle del fallito Blitzkrieg contro l’Iran, e del contemporaneo rilancio politico e militare del movimento dei coloni, in Cisgiordania, a Gerusalemme e a Gaza (che a Washington si classifica come terrorismo, per ora solo a fini classificatori, archivistici).

C’è dunque una “dottrina Netanyahu”, detta anche della “guerra senza fine”. Che si declinerebbe in questi termini – come esito dell’attacco di Hamas il 7 ottobre 2023: “Israele deve intraprendere azioni militari preventive contro ogni potenziale minaccia alla sicurezza che deve affrontare, indipendentemente dalle conseguenze”. Una dottrina d’attacco, senza alcuna considerazione dell’impreparazione, e\o della sguarnizione del dispositivo di difesa alla frontiera con Gaza.  
È una “dottrina” che non troverebbe sostenitori nell’amministrazione Trump, la più vicina a Netanyahu. perché significa una guerra senza fine, e un appoggio americano, in armamenti, anch’esso senza fine.
Il problema non viene posto in attesa delle elezioni il 27 ottobre. Ma si dà per scontato che questa dottrina faccia sua anche Gadi Eisenkot, l’ex generale che si presume lo sfidante più importante di Netanyahu al voto politico.  

I budget non sono brigate, l’Europa si difenda da sé

O “le ragioni a favore di una riduzione delle forze armate statunitensi”. La Nato è un’altra, non più “americana”, e non si torna indietro. Trump, come si sa, è per una riduzione dell’impegno militare americano in Europa (impegno convenzionale, escluso cioè l’ombrello nucleare). Già nel 1987, molto prima di “scendere in politica”, sul “New York Times” insisteva sul fatto che “l’America dovrebbe smettere di pagare per difendere paesi che possono permettersi di difendersi da soli”. Nella prima presidenza ha minacciato un ritiro ma poi non ne ha fatto nulla. Ora procede con limature anche sostanziali delle guarnigioni americane in Europa. E soprattutto insiste sull’aumento europeo delle spese militari – delle spese effettive (“i budget non sono brigate”). Ha adottato la linea della “ripartizione degli oneri" e ne ha avuto mefiati riscontri. Per prima cosa  “a ridosso dell’insediamento, il Segretario alla Difesa Pete Hegseth è volato a Bruxelles per informare i suoi omologhi che gli Stati Uniti avrebbero dovuto concentrarsi su priorità diverse dalla difesa europea”. Poi “il Pentagono ha lanciato una «Europe Posture Review», una valutazione critica degli schieramenti di truppe statunitensi e degli impegni di base nel continente. Annunciandola alla riunione ministeriale della Difesa della Nato, Hegseth è stato chiaro: «L’Europa può e deve assumersi la responsabilità primaria della propria difesa convenzionale».
“Un simile risultato equivarrebbe a una trasformazione dell’Alleanza transatlantica. Dalla fondazione della Nato gli Stati Uniti hanno garantito la difesa dell’Europa e detenuto la posizione di comando militare più elevata nell’Alleanza. A distanza di oltre 75 anni, rappresentano ancora circa il 60 per cento delle spese militari dei membri della Nato e mantengono circa 80 mila soldati di stanza nel continente e nel Regno Unito. Decenni di predominio americano hanno reso l’Europa dipendente dalla leadership, dalla tecnologia e dalla spesa degli Stati Uniti”. Ora si cambia – (quasi) certamente.
Un saggio pieno di dati, cifre, progetti e proposte. All’insegna della considerazione che “i budget non sono brigate”, i buoni propositi non bastano, l’Europa deve fare – spendere, armarsi. Come, aggiungono i due autori, cattedratici di politiche militari  , fu per il Giappone negli anni 1980. Anni di boom economico e di preoccupazione per la crescita della flotta sovietica. Gli Stati Uniti si rifiutarono di mandare più navi, e l’effetto fu il raddoppio della spesa militare nipponica in percentuale del pil in quindici anni.
Jennifer Kavanagh-Justin Logan, Leave Europe to the Europeans, “Foreign Affairs”, sett.-ott., in libera lettura, anche in italiano, Lasciare l’Europa agli europei

giovedì 3 settembre 2026

Cronache dell'altro mondo - populiste (422)

Populismo di destra oppure di sinistra? Le proteste di massa spontanee contro la localizzazione di data center hanno ravvivato il populismo  - il passaggio della politica, delle decisioni comunitarie, dai rappresentanti eletti agli elettori. Un populismo di cui si discute se sia di destra o non di sinistra. 

Un ammonimento del presidente Trump a non privarsi dei data center è rimasto inascoltato: le proteste continuano. Quindi si suppone che le proteste non siano del movimento MAGA che sostiene il presidente. Mentre si cominciano ad assimilare le imprese protagoniste dell'IA , spregiativsmente dette i magnati dell Silicon Vslley, ai robbber barrons di fine Ottocento, i grandi e violenti capitalisti che si assoggettarono l'economia  in forme oligopolistiche controllando la politica.

Cronache dell'altro mondo - anti-IA(421)

Si moltiplicano le proteste popolari in tuttibglibStati Uniti contro l'insediamento di data center per alimentare l'intelligenza artificiale, idrovori oltre che energivori, e fabbriche di CO2. Per ragioni anche parasindacali, oltre che ambientali, come si rileva anche dagli slogan della protesta.

Più consistenti e continuative sono infatti le proteste nel Middle West deindustrializzato. La memoria degli anni 1990 (globalizzazione uguale licenziamenti in massa) risuscita col depotenziamente del lavoro umano.

La scoperta della Calabria, un secolo e mezzo fa

Un titolo anodino per un racconto di viaggio fra i più apprezzabili e godibili del genere, benché vecchio di un secolo e mezzo - il geologo "prussiano" (ma era di Duisburg, nome che poi sempre la Calabria renderà diversamente famoso), italianista, approccio' la Calabria ai suoi quarant'anni  nel 1871, dopo altre escursioni nel Nord e nel Sud Italia - qui in compagnia  di "tre colleghi viennesi illustri", due specialisti di mineralogia e un curioso, non italianisti, unicamente interessati ai graniti.

Un racconto di viaggio dello stesso livello, per limitarsi alla Calabria, di quelli classici di Edward Ler e Norman Douglas. Curioso sempre - anche della curiosità dei bambini. Ammirativo: "La Magna Grecia e la Sicilia, le regioni più ricche e fertili del mondo". Severo, sull'assenza di igiene - e delle donne ( se si vedono, non parlano). Forte caratterista. Il sindaco di Siderno Falletti, già patriota, di ospitalità senza limiti. I baroni C. di Stilo, con arredi principeschi, ma con l'ambita cena sempre tardiva -  non prima delle dieci. L'ingegnere che tutto sa. Il geologo pure - ma per sicura e rispettata esperienza. L'arciprete giovialone e ospitale tanto quanto sporco, lui e le sue stanze. Le donne in fila all'acqua, o sotto le fascine al ritorno dai campi, l'uomo davanti, su una cavalcatura. La vivacità e l'ignoranza dei bambini - solo una volta gliene trovano uno, "un seienne", che sa leggere. Gli animali domestici in casa, compreso il porco. 

I lapidei di Serra San Bruno che lavorano i marmi di Carrara, "trasportati fin lassù, a forse piu di mille metri s.l.m.". Le ricostruzioni dettagliate dei luoghi dove ha alloggiato, di utilità storica, Messina, Reggio, Bova, Siderno-Caulonia, Stilo. E della geografia-geologia minuta. Con toponimi per una volta senza sbavature. La Cattolica di Stilo spiegata e descritta come mai dopo, per acume e precisione - "la Cattolica antica che con le sue cinque cupole ricorda la chiesa di Santa Sofia a Costantinopoli". La "scoperta" di San Giovanni "Vecchio", san Giovanni Theresti, che allora si presentava in forma di rudere, ex stalla, un porcile, ma con "dappertutto un senso di vastità, di grandezza, di selvaggio".

Un libro di viaggio, in Calabria, regione eccentrica, nel remoto 1871, che è un manuale dei libri di viaggio. Curioso e intelligente, preciso e vivido, di persone e cose. Un quadro mineralogico, per ambienti grandi e minimi, che poi non ha avuto aggiornamenti  e neppure considerazione - la Calabria? terra di terremoti.

E la storia. Le memorie del '47-'48, a Messina e a Gerace. Il Re Bomba Ferdinando II, tanto incapace quanto distruttivo. L'ospitalità greca  - "quella cortesia e finezza che i Calabresi usano quando trattano coi forestieri". Il braciere. La famiglia estesa alla servitù.  Le "dolomiti" di Canolo. I sequestri di persona a fini di riscatto, uso barbaresco.

La fruizione è resa più godibile da Teodoro Scamardi, il germanista. E anche più pregna,  dotandola di un'introduzione che colloca la Calabria popolare, tra ignoranza, povertà e sporcizia, usolamento (niente scuole niente strade, l'eredita' borbonica) alla vigilia della fuga, l'emigrazione, dieci anni dopo. Con sintesi fulminee e precise sul brigantaggio, sulla repressione postunitaria (sembra di leggere le cronache di Kappler 1943-44, tra Apuane e Appennino tosco-emiliano), sulla donna mulo, invisibile in casa, sull'analfabetismo. Un quadro eccellente della Calabria postunitaria, e della politica unitaria - tutti piemontesi, i colonnelli e i prefetti.

Gerhard vom Rath, Un'escursione in Calabria, Rubbettino, pp. 197, ril. Ill. € 7 90

mercoledì 2 settembre 2026

Cronache dell'altro mondo - anti-sorveglianza (420)

Flock è  un'azienda di impianti di video-sorveglianza  che memorizzano il traffico, per singoli veicoli. Un po' come in Italia i sistemi Tutor e Vergilius sul traffico autostradale.  Attiva da una decina d'anni, Flock è vittima quest'anno di una serie di sabitaggi. A opera di singoli, di gruppi anti-sorvegliaza (libertari), e di autorità statali. 

Un gruppo vanta la disattivazione di 159 impianti  quest'anno, di cui 90 solo in agosto. Fantasiosi i sabotaggi, ocome segare i pali di sostegno, o ricoprire di vernice le videocamere.

In Florida il dipartimento del Traffico ha deciso la disTtivazione del sistema in tutte le strade statali. In Texas il governatore, repubblicano, ha deciso di non finanziare l'attività di rilevazione.


Legamenti d'amore e altri sortilegi

Una (piccola) serie, a puntate settimanali, di evocazione di magherie. Di sortilegi e incantesimi tradizionali - in Calabria, si arguisce dai contesti. Ma narrati al presente, in atto di svolgimento.

Un'opera singolare, e importante  di ricostruzione  e anche documentazione (testimonianze), di credenze e pratiche, "per virtù d'erbe e d'incanti" (formule magiche), molto presenti nella vita collettiva. Che, seppure remote, sempre in qualche misura la connotano.

Temi e materiali che il giornale propone cauto come "Miti e leggende". Che però  l'autrice, narratrice di suo, articola convinta e convincente. Niente nasce per niente.

Marina Rizzo, Incantesimi d'amore e 'legamenti  '"il Quotidiano del Sud", 1 settembre

martedì 1 settembre 2026

Tra Italia (destra) e Spagna (sinistra) nasce l'Europa poltica

"Italia e Spagna, nuova sfida". Soprattutto inedita; un sfida politica della destra italiana contro la sinistra spagnola. Che di suo è abbastanza sinistrata - il presidente del consiglio socialista a Madrid, al terzo mandato, viene dato in caduta libera. Ma non  è questa la novità.  La novità  è che il capo di un governo europeo attacchi un altro governo perché di fede politica opposta.

Meloni ha attaccato Sanchez su Ceuta, e insiste. Ma di fatto non su Ceuta, dove Sanchez ha operato con chiusura e durezza - più di quanta ne abbia mai manifestato Meloni, a Lampedusa o altrove. Meloni "fa politica": è contraria all'orientamento politico del governo di Madrid, e lo attacca con gli argomenti della destra spagnola.

L'Albania sgonfia il mercato migranti

È bastato che la soluzione Albania (il ricovero fuori dello spazio Schengen) fosse adottata a Bruxelles e l"immigrazione selvaggia all'improvviso si è sgonfiata, sulle rotte mediterranee e su quella continentale - tutte le statistiche concordano.  Per chi ha una meta, sia.essa la Germania o la Francia, l'Olanda, il Belgio, è inutile, oltre che costoso, avventurarsi. Se non si hanno i titoliboper il diritto d'asilo.

Ma il problema immigrazione si complica, non si risolve. I Paesi che hanno bisogno di immigrati, tra essi l'Italia, devono ancora darsi strumenti efficienti per controllare e avallare 200-300 mila ingressi l'anno - evitando o riducendo gli sbarchi forzosi, clandestini.



Contro le guerre farsi la pace

Nella eterna polemica di Aristofane, tra le risate,  contro la guerra "Gli Acarnesi" trascurati sono altrettanto radicali  e un po' più  da ridere della "Lisistrata", lo sciopero delle donne (a letto) - sono la prima commedia di Aristofane, la più antica tra quelle tramandate.

Atene è in guerra contro Sparta - la guerra del Peloponneso - da sei anni. Immaginarsi le distruzioni. Ma gli Acharnesi non demordono: poveri, contadini e carbonai (il coro), reclamano più guerra. Più devastazioni dell'"avversario" per compensare le proprie. Insensato: il cittadino probo lavoratore Diceopoli dice basta. Ma alla Pnice, dove la "ecclesia" si tiene dei cittadini, nessuno lo ascolta, l'assemblea è di maneggioni. Allora fa la pace da solo: si cerca un mediatore semi-divino e stipula una tregua privata di trent'anni con Sparta. La cosa funziona.

Un modello? Forse ci saremo costretti, a imitarlo. Castrizio, cattedratico di sociologia a Messina, è un altro reggino che, come già famosamente Saverio Siciliano, vive lingua e cultura greca, la classicità,  come propria. In quella forma, molto greca, tra pathos (immedesimazione) e distanza (ironia, se non irrisione). La forma del classico vivente. 

Daniele Castrizio, La sindrome di Diceopoli, "L'Altravoce-Il Quotidiano" 1settembre

lunedì 31 agosto 2026

A Sud del Sud - il Sud visto da sotto (642)

Giuseppe Leuzzi

Fratello del Sud

Rigoni Stern, in ritirata da Charkov, oggi Kharkiv, in uno dei suoi tanti ricordi della guerra di Russia, "Quasi una tregua", col suo battaglione, decimato ma rifocillato da tre giorni al caldo delle isbe, con scarpe ed equipaggiamento nuovi, incontra in mezzo alla strada "un soldato italiano inginocchiato nella neve .... grida verso di noi chiedendo aiuto; dall'aspetto e dal modo di parlare e di gestire mi sembra un nostro fratello del Sud. Un fante? Non ha fucile, in testa porta una bustina allacciata sotto il mento e chiede aiuto a noi che camminiamo al lato della via. Camminiamo".

Se avesse chiesto aiuto in veneto sarebbe stato diverso? Sì. "Mi resta doloroso questo ricordo", continua lo scrittore di Asiago: "Un rimorso che non so allontanare nemmeno dopo tanti anni. Potevamo, potevo, essergli di aiuto?"

L'intelligenza del Sud per il Nord

La "fuga dei cervelli" si scopre essere una scemenza (più giovani laureati vengono in Italia di quanti se ne ne vanno), ma non per il Sud. Che ha un saldo negativo, nel quinquennio 2019-2024, di 11 mila unità.  Uniformemente sparse fra le regioni, in rapporto alla popolazione: quasi 4 mila in Campania, quasi 3 mila in Sicilia, 2.500 in Puglia. È come sempre: il Sud lavora per l'Italia.

L'inverso si può anche dire: l'Italia lavora per il Sud? Guai a non dirlo. Ma a malincuore, facendo sempre i conti, con mille contestazioni, al governo del troppo poco troppo tardi. Se la Calabria, che è in Europa dal 1957, e qualche altra regione meridionale se la passano peggio delle regioni più sfavorite della UE di Prodi, la Ue allargata a Est, un motivo ci sarà. Che non è il.solito, l'Italia locale, se i locali emigrano sempre in massa, bene accetti.

Sociologia dell'antimafia

Anna Sergio, sociologa del Diritto e della Devianza  a Bologna, origini calabresi, formazione in Inghilterra, passa un mese a San Luca, luogo principe della devianza (sequestri, droga, Duisburg, faide) nel quadro di un suo progetto di ricerca, e lo trova un Paese normalissimo. Nei suoi confronti, di forestiera, e nel vivere quotidiano, suo e della comunità locale. La domanda provocando: perché avrebbe dovuto essere diverso? Perché così vuole la narrazione. Sergio non lo dice ma noi possiamo, perché lo sappiamo. Una narrazione indefettibilmemte a base di mafia, sotto ogni pretesto - una volta fatta la tara di Corrado Alvaro, il "suo" scrittore.

L'antimafia è oggi sociologica - vive (si nutre) di processi sociali. Di cui non viene a capo: la devianza, la complicità (omertà), i giuramenti di sangue, perfino la procreazione (i figli devono essere maschi). Intorno alla delinquenza si sono costruite in Sicilia prima, per l'autorità di Sciascia, in Calabria poi, per l'autorità del Sisde, o come si chiama, insomma dei Carabinieri (e del giudice Gratteri, tanto cordiale e simpatico), una società mafiosa, invece che, come tutti, vittima del malaffare. Che poi, con l'ausilio di queste teoriche, si fa a meno di perseguire  in ogni suo atto pratico, minacce, "avvertimenti", intimidazioni.

Sergi aveva bisogno di un progetto di ricerca per scoprirlo - per scoprire quella che deve essere stata la sua realtà quotidiana, dovunque sia nata? Sì, perché la narrazione della mafia ormai fa premio,  non solo per l'autorità di Sciascia, anche di Nicasio-Gratteri. a danno delle "comunita' locali, su questo non c'e dubbio. Se Sergi fosse capitata a San Luca incognita, inosservata, sicuramente si sarebbe imbattuta nell'appaltatore maneggione e vantone, nel vendicatore cupo, nel ragazzotto in superbike grazie all'orto di erba accanto al Bonamico, non intestato, demaniale. Che fanno San Luca  e non lo fanno. Perché "San Luca" è  un brand  basta la parola.

La mangiata

Nell'ottobre 2022 Stanley Tucci mandava in onda, per la sua serie "Searching for Italy", un 'intera trasmissione sulla Calabria, terra di origine di entrambi i genitori. Che non fu accolta bene nella regione, perché in un'intervista a Christiane Amanpour, parte della promozione del filmato, ricordava di essere stato ragazzo in Calabria, dopo Firenze, un anno che il padre, scultore e insegnante d'arte, aveva preso di sabbatico. A Cittanova, il paese d'origine della madre, che vi aveva fratelli e nipoti. Ricordo che Tucci manteneva grato, non fosse, accennava nell'intervista  per una certa cupezza ambientate, tra rapimenti, abusi sui fondi europei  una sorta d'immanenza mafiosa. Scandalo.

Ora Cittanova tenta un recupero, di Tucci, figlio finalmente riconosciuto, e di "Searching for Italy - Calabria". Lo fa con l'immagine di Cittanova attovagliata, decine, forse un centinaio, di commensali, su fondo agreste, lungo un enorme tavolo a U, attorno allo "stocco alla Cittanova", zeppole con alici, capretto arrosto. Una tipica "mangiata", che si fa, si faceva, di quantità più che di qualità. Proprio quello che Tucci ha documentato. Ma - e qui il dubbio sarebbe stato più giusto che non l'impressione di cupezza dell'intervista - avrebbe anche apprezzato, lui cresciuto con due pasti al giorno, cucinati dalla madre, con sobrietà e gusto?

La Calabria in macchina

Ci si aggira per i borghi calabresi di ascendenza greco-bizantina (il reggino e un po' del vibonese) con difficoltà e qualche pericolo: tutti vanno in macchina e, difettando i marciapiedi, bisogna fermarsi e cautelarisi a ogni passo. Il rimedio, rinunciare alla passeggiata e aggirarsi in macchina come i locali, non ha senso. Ed espone a irritazioni: due guidatori che si conoscono, incrociandosi,  è facile che si fermino appaiati, per un esercizio di palaver africano (come sta tua mamma? come sta tuo zio? e viceversa). E protestare non serve.

E pensare che "camminare", viaggiare a piedi, era considerato nella Calabria postunitaria una garanzia di sicurezza. Contro i briganti. Una viaggiatore del 1871 , il geologo tedesco Gerhard von Rath, che si avventuro' in Calabria provvisto di ogni sorta di commendatizie, ricevette a Catanzaro dal Procuratore il consiglio di recarsi a Tiriolo, come voleva  a piedi. Ci sarebbe voluta altrimenti una scorta armata dai sei agli otto uomini. Viaggiare a piedi era una sorta di protezione, scrisse von Rath nel racconto che ne trasse, "Un'escursione in Calabria", "siccome da queste parti viaggiano a piedi solo i poveracci": "Le Loro distinte persone", gli scriveva il Procuratore, "viaggiando a piedi  non costituirebbe verosimilmente un oggetto degno di un attentato". Ora che tutti vanno in macchina  come fanno i briganti a regolarsi?

leuzzi@antiit.eu

Giallo indizi

Uno dei tanti Poirot. In partenza da Parigi, piazza delle Concorde. Dove sotto "una bella pelliccia" cammina un brutto uomo. Il Treno Azzurro  o Treno dei Miliardari era il notturno superlusso Londra-Costa Azzurra  - quando gli inglesi erano ricchi. Un giallo di atmosfere.

È curioso come ogni volta A.Christie sembri nuova  anche a una rilettura, probabile, o all'ennesimo trattamento delle lunghe serie TV di Poirot. Perché non contano i personaggi, né i labirinti mentali attraverso cui Poirot scioglie i nodi, ma il moltiplicarsi degli indizi: nello svolgimento, anche semplice, della vicenda, i colpevoli possono essere tanti  prima dello svelamento finale. A.Christie sfida il lettore, ci gioca.

Agatha Christie, Il mistero del treno azzurro, Gialli Economici Mondadori, pp. 93 su 2 colonne, pp. vv.. Oscar  pp. 236 € 12


domenica 30 agosto 2026

La fuga dei cervelli? Nei media

Uno dei tanti falsi problemi di cui si obera l'Italia, di cui l'Italia viene oberata, si sgonfia: più giovani laureati stranieri vengono a lavorare in Italia di quanti, italiani, vanno all'estero  :88 mila contro 78 mila nei cinque anni 2019-2024. Bastava dare il calcolo all'anagrafe, la Cgia di Mestreo lo ha fatto, e il dramma si sgonfia.

Vengono in Italia dall'Europa, il 28 per cento, dal Sud America, il 18, e per un terzo dall'Asia. Si stabiliscono nel Nord-Ovest, in Lombardia principalmente, e sotto l'Appennino, in Emilia-Romagn, Toscana e Lazio. Niente o quasi nel leghista Triveneto - meno dei partenti. Solo negativi i saldi nelle regioni meridionali.

La notizia non ha trovato spazio nei giornali. Che invece per anni hanno dato battaglia sulla fuga dei cervelli. Verrebbe da dire che la fuga dei cervelli è nei media. Un falso problema, uni dei tanti di cui si obera l'Italia,  come un nemico.


Quando la scuola funzionava, in appalto

Due viaggi (quasi) in contemporanea , di due personaggi diversi e distanti, una giovane framcese neo laureata in Lettere, inviata dalla Fondazione Rockefeller per studiare i progressi della lotta all'analfabetsmo, e un socialista belga, uomo politico e scrittore, nonché viaggiatore curioso, interessato alla legislazione sociale e alle condizioni dei lavoratori. "Due viaggi inchiesta", spiega l'editore come solo motivo per mettere insieme, per motivi editoriali, le narrazioni che ne seguirono.

Lo storico Saverio Napolitano mette i due rapporti-ricordi in contesto. Gli autori, e il loro interesse principale: all'alfabetizzazione. Sono testimonianze soprattutto efficaci di Animi, l'associazione nazionale per gli interessi del Mezzogiorno d'Italia, Creta e animata da Zanotti Bianco e Giuseppe Isnardi, col patrocinio e la collaborazione della migliore intellettualita', laica e cattolica, che per contratto col governo, fino alla creazione dell'Opera Balilla, provvedeva alla prima alfabetizzazione al Sud.

Le impressioni furono naturalmente positive. Con beneficio indiretto per il regime - di cui peraltro non si fa alcuna critica (è il limite dei viaggi settoriali). Ma è anche da dire che le scuole di Animi si presentavano bene: molte col metodo Montessori (Seminara, Scilla, Melicucca', Villa San Giovanni, Acri). Scuolececrefezioni all'aperto. In agro di Santo Stefano d'Aspromonte (oggi resort turistico, Gambarie d'Aspromonte) colonie-sanatori che in tre anni, 1926-1928, avevano ospitato 40 mila bambini minacciati dalla tubercolosi.

Helene Tuzet-Jules Desirée, In Calabria durante il fascismo, Rubbettino, pp. 149, ril. € 7 90

sabato 29 agosto 2026

Problemi di base rivoluzionari - 929

spock

"Morire per l'idea è il solo modo di essere all'altezza dell'idea", A. Camus?

"Non c'è felicità nell'odio", id.?

"Quelli che amano veramente la giustizia non hanno diritto all'amore", id.?

"È questo l'amore, tutto dare, tutto sacrificare, senza nulla sperare in cambio", id.?

"Si comincia per volere la giustizia è si finisce per organizzare una polizia", id.?

"L'ingiustizia separa, la vergogna, il dolore, il male che si fanno agli altri, il crimine separano", id.?

spock@antiit.eu




La cucina, specchio della famiglia

Il ritorno dell'attore e gastronomo italo-americano al Paese dei genitori, a quello del padre  in provincia di Cosenza  e a Cittanova, alle falde dell'Aspromonte,  dove la madre contava parentele strette, di quando era emigrata molto giovane, tra zii e cugini. Qui si improvvisa, con la parentela e le conoscenze, un grande pranzo in comune all'aperto  per decine di persone, attaccate- un pretesto per spiegare, servendoli, alcuni piatti locali.

È la reviviscenza di un uso comune, abbandonato senza più, senza nostalgia e neppure memoria, con la mutata, ridotta, ridottissima, struttura familiare, e la mutata convivialità, limitata per numero (le coppie) e per carica sentimentale.

Stanley Tucci, Searching for Italy - Calabria, CNN 2022, youtube

venerdì 28 agosto 2026

I berlusconeidi lanciano Vannacci

Vannacci in pole, alla prima corsa elettorale, non è male - è già una vittoria. Ma "veni, vidi, vici" il cesareo ex generale può con più plausibilita fin da ora vantare tra un mese a Reggio Calabria davanti allo Stretto, "il km più bello d'Italia". E senza aver fatto nessuna campagna bellicosa: alla sua prima prova elettorale ha già la vittoria in tasca, regalo dei berlusconeidi.

Si vota a Reggio per le suppletive, per il seggio alla Camera dell'on Cannizzaro, Forza Italia, plebiscitato sindaco della sua città.  Un seggio per sette-otto mesi, fino a quando le Camete si rinnoveranno per intero.

Forse per questo i figli di Berlusconi hanno voluto per il centro-destra la candidatura di un avvocato di Roma  -  uno degli avvocati del babbo (lo scudo contro l'assedio delle ragazze facili tutte d'improvviso tornate vergini). E due pesi massimi storici di Forza Italia hanno lasciato indispettiti per Vannacci. Uno, Domenica Giannetta, già parlamentare, ora influente consigliere regionale, si candida anche, e vincerà la suppletiva - "ho 11 mila voti", vanta creduto, che con i vannacciani porterà a 15-18 mila, quanto basta per vincere in una circoscrizione di 70-80 mila votanti, con cinque, forse sei, candidati.

Una partenza a razzo per il generale. Che ci potrà capitalizzare sopra in abbondanza. Assicurata dai figli di Berlusconi, contro la politica per cui il babbo potrebbe andare nella storia, aver portato al parlamentarismo la destra violenta, i fascisti neo ma puri e duri e i bossiani. Forse per inesperienza - la stupidità esiste? Forse per cattiveria, per interesse, per divertimento. Ma nel silenzio obbediente di Tajani, segretario o coordinatore di Forza Italia, e di Occhiuto, il presidente della Regione Calabria (cui il neo vannacciano Giannetta professa incondizionata devozione....). Forse bisogna proprio abolire il diritto di successione. Ma il problema è Forza Italia, Tajani, Occhiuto, incapace di dire alcunché: proprio un partito di plastica. Perché candidare a Reggio Calabris uno sconosciuto? Per lanciare con una vittoria subitanea il partito di Vsnnacci? Per stupidità o sono amici del giaguaro?


Il Medio Oriente non è più made in Usa

Il titolo non è un errore. Il Medio Oriente ha avuto da settant'anni lungo tempo un assetto "americano". Dalla guerra di Suez nel 1956 , che vide il presidente Eisenhower, il "generale della vittoria", schierarsi a favore dell'Egitto, del nazionalismo arabo, contro le potenze coloniali Francia e Gran Bretagna, che, aiutate da Israele, dal generale Dayan, volevano riprendersi il canale di Suez, che i generali egiziani avevano nazionalizzato. Sull'esempio egiziano, poi, un riassetto-modernizzazione del mondo arabo in forma bonapartista promuovendo, con la sostituzione delle inette monarchie dell'ultimo colonialismo con regimi forti, militari - fino  a Gheddafi in Libia, nel 1969. O, nelle petromonarchie, Kuwait, Arabia Saudita, Qatar, Emirati, con un decisa spinta alla modernizzazione delle vecchie dinastie. Questo assetto è ora saltato

O forse no. Ma è  saltato il controllo americano sull" area. Che naviga ora autonomamente, sul piano commerciale con Cina e India, e su quello militare con Pakistan e Turchia, seppure con armamento americano. Per i timori che suscita il militatismo di Israele e per l 'incapacità americana stessa di dettare l'ordine e l'agenda alla regione, ora manifesta  dopo una guerrs inconcludente di quattro mesi contro  l'Iran. Dopo un giro di walzer, si può aggiungere, una decina di anni fa  con la Russia di Putin, sul piano energetico e in funzione anti Is, della lotta comune contro il radicalismo islamico.

Non tutto è perduto  conclude lo studioso, l'America ha margini per rimontare: non c'è un riassetto  solo tentativi. Ma non se  ne vede traccia.

Marc Lynch insegna Relazioni Internazionali alla Washington University e vi coordina gli studi sul Medio Oriente.

Marc Lynch  The End of the the American Middle East , "Foreign Affairs", sett.,ott. 2026, leggibile online, anche in italiano, La fine del Medio Oriente americano

giovedì 27 agosto 2026

Se Washington è allineata su Israele

Una revisione sarebbe in corso al Dipartimento di Stato sulle politiche mediorientali, se sono troppo sbilanciate in favore di Israele. Innescata dall'inconsulto attacco di fine febbraio all'Iran, contro ogni analisi e raccomandazione della diplomazia. Estesa retroattivamente alla guerra di Gaza. E allargata alle attività dell'esercito e dei coloni israeliani in Cisgiordania, dove si sarebbe creata di fatto una situazione che renderà impossibile la soluzione due Stati perno della diplomazia americana.

Analisi del genere non sarebbero infrequenti. Una si ricorda, che fu anche pubblicata, sei- sette anni fa, sull'influenza delle lobbies ebraiche americane sulla politica estera ( per dire che non c'erano, o non pesavano). Probabilmente parte di più ampie indagini sul peso dei gruppi d'interesse sulla politica estera Usa.

Sulla sensibilità americana per l'influenza ebraica fa testo il vecchio "The Shattered Peace", la pace divisa, il capolavoro di esordio, cinquant'anni fa, di Daniel Yergin - allora storico diplomatico, poi convertito in storico e analista del petrolio e dell'energia, sulle origini della guerra fredda: ogni posizione ebraica al Dipartimento o negli Usa veniva misurata con l'Internazionale di Mosca, gia prima della guerra, negli anni 1930, come se il bolscevismo fosse opera di un'internazionale ebraica.

Ebrei tedeschi pro Hitler

Un consistente numero di ebrei in Germania fu sostenitore di Htler. Al voto che lo portò al potere e successivamente. Il suo antisemitismo professo considerando di facciata, per meglio identificarsi con gli elettori sprovveduti. Ebrei nazionalisti, reduci della Grande Guerra, e anticomunisti- Hitler vinse al voto in battaglia serrata col partito Comunista.

Ancora nel 1934, dopo l'incendio del Reichstag, le leggi speciali ("totalitarie"), e l'apertura dei mille lager politici, di confino degli oppositori, una Lega degli Ebrei Nazionali Tedeschi, che vantava diecimila iscritti, si esercitava contro il sionismo, contro il comunismo, contro le democrazie liberali, e contro il boicottaggio delle merci tedesche all'estero, in Europa.

Tymothy W. Ryback, The Jews who voted for Hitler  "The Atlantic", leggibile anche in italiano, Gli ebrei che votarono per Hitler

mercoledì 26 agosto 2026

Ma che ci raccontano - l'Ucraina ha vinto la guerra

L'Ucraina ha ribaltato le sorti della guerra, la Russia si è indebolita, i giovani russi si sottraggono alla leva, Putin è un uomo solo al comando, l'Europa compatta ha fatto la sua prima prova di potenza autonoma. Sono "notizie di guerra", quando cioè è lecito tutto dire, ma poiché noi non siamo in guerra andrebbero verificate, soppesate. Utilizzate, soprattutto, nel quadro di una strategia vincente o meno perdente. 

Puo darsi che l'Ucraina  non abbia una crisi potitica (corruzione), problemi col reclutsmento, il sistema elettrico collassato. Ma perderà il Donbass, regione vasta, mineraria, e strategica. Che consente alla Russia la continuità territoriale con la Crimea. Mentre l'Europa si è invischiata in una guerra che gli Stati Uniti hanno favorito per indebolirla, separandola dalla Russia - e hanno sostenuto militarmente poco, (dietro l'implausibile scusa dello shortage di armamento - una barzelletta - e comunque a spese degli arsenali europei, e politicamente zero.

Anche sotto il profilo della "guerra giusta", l'Ucraina non ha tutti i titoli. La guerra è sicuramente di aggressione. Ma la Russia ci è arrivata dopo una serie di provocazioni: manifestazioni di piazza,  sovvertimenti politici, contro risultati elettorali non contestati, discriminazioni contro la minoranza russa e russofila, soprattutto nel Donbass. E dopo gli accordi di Minsk, mediati dall'Europa, del 2015, per appianare i contrasti con la minoranza russa, sottoscritti anche dall'Ucraina, che il governo Zelensky non ha voluto applicare.

I governi americani Bush jr. E Obama-Biden hanno favorito l'ipotesi di una Ucraina dentro la Nato. Ipotesi in contrasto con gli accordi sottoscritti con Gorbaciov per avere il consenso alla riunificazione pacifica della Germania. Malgrado gli espliciti avvertimenti dell'ambasciata americana a Mosca, resi pubblici da wikileaks o dal Dipartimento di Stato, di una "linea rossa" che il Cremlino considerava insuperabile sulla base delle intese post 1989, una Ucraina dentro la Nato.

Gli Stati Uniti non considerano la Russia un nemico, che anzi corteggiano nel quadro del confronto pacifico, economico e non militare, con la Cina comunista. Hanno però favorito e finanziato la politica ucraina anti-russa dell'interno. E condotto, attraverso gli europei antirussi - i neo membri Polonia, Baltici, i neo membri Nato scandinavi - e i governi europei deboli di Francia e Gran Betagna,  la UE a tagliarsi i ponti con la Russia, col superamento della "linea rossa" Ucraina nella Nato. Nel quadro della mai abbandonata, seppure sottotraccia, strategia anti-Fortezza Europa.

Irrilevanti le considerazioni a margine. La Russia non è una democrazia. Nemmeno l'Ucraina lo è. I giovani russi protestano contro l'arruolamento. Anche i giovani ucraini hanno protestato, a Leopoli e altrove - sarebbe questo il motivo principale del siluramento, non altrimenti spiegato , e della popolarità, del ministro della Difesa Fedorov, che puntava sulla tecnologia come arma di difesa, con meno arruolamenti forzosi di giovani di leva.

Cronache dell'altro mondo - obese bis (419)

L'America non è più il Paese degli obesi? Ozempic e Wegowy avrebbero fatto il miracolo, in un anno, o poco più.

Un anno fa l'UNICEF rilevava più obesi che "gravemente denutriti" nella fascia d'età 5-19 anni, la popolazione scolastica.  Con addensamenti in alcune aree: Stati Uniti, Sud America, Nord Africa, Australia  - con una popolazione di ragazzi obesi sopra i due  quinti del totale dei ragazzi censiti.

In poco tempo, secondo rilevamenti a campione, i farmaci GLP-1 avrebbero operato miracoli negli Stati Uniti. 

Sartre come avrebbe potuto essere

E se questo falso racconto di formzione fosse un divertimento doppio, alle spalle di se stesso, giovane borghese nato più di quanio ce ne sono? Dopo dodici anni di vita da sogno, con una madre tutta per sé, in casa dei nonni materni Schweitzer, prevenienti e complici. Il racconto è di Lucien, bbino, ragazzo, giovane, che tutto indirizza ai maggiori successi, se non che il giovanotto finisce nella boheme  di estrema destra.

Sartre amava l'ironia, anche se fini presto per non praticarla, anchikosato nel monumento di se stesso - una sorta di Guida Spirituale dell'Occidente borghese- rivoluzionario. A doppio effetto in questo lungo racconto - uscito nel 1946 [nella raccolta, cinque racconti, intitolata "Il muro", nella quale è in edizione ET Èinaudi), giacché, se il Lucien finisce antisemita e insomma mezzo nazista, Sartre finirà mezzo comunista sovietizzante, premio Lenin in petto dopo aver rifiutato il Nobel.

Jean-Paul Sartre, Enfance d'un chef, Folio, pp. 130 € 2

martedì 25 agosto 2026

Ma che ci raccontano - immigrati di ritorno

All'improvviso l’Italia è invasa da immigrati di ritorno da tutta Europa - che l'Europa non vuole  e rimanda in Italia. Titoli si fanno allarmanti. Un,'invasione è minacciata. Dalla Germania per prima.

Poi dall'Austria ovviamente, e anche dalla Svizzera - che non fa parte dell'Europa, ma si sente un po' tedesca. E poi naturalmente dalla Scandinavia -  Svezia e Finlandia, non dalla Danimarca - che si sente anch'essa un po'  tedesca, e dall'Olanda, che non poteva mancare. Francia e Spagna, che invece con l'Italia sull'immigrazione litigano da sempre, "sono in standby", stanno alla finestra. 

Dramma. Poi silenzio. È che la Germania ha tre pratiche, su un centinaio di migliaia, di diritto d'asilo che, forse, pare dalle carte d'accompagnamento, non lo giustifichino. È una questione burocratica, e le burocrazie sono all'opera per non definirle, in un senso o nell'altro.

Perché tanto frastuono, allora? Per mettere in difficoltà il governo? Ma non è un servizio all'opposizione, che comunque si troverebbe anch'essa a gestire interminabili pratiche burocratiche - mentre nell'immediato si prenderebbe tutti i rifiuti. Altra ragione non c'e. Se non imitare i social, imoltiplicare e ingrossare le bufale.

Cronache dell"altro mondo - obese (418)

Trump non è più pazzo, come lo volevano gli psichiatri nella passata presidenza, ora è obeso: "È a 725 grammi dall' obesità".

È malattia grave? No, ma comporta uno stigma, sociale e anche dagli effetti pratici, ls cosiddetta "penalizzazione da obesità" (obesity penalty) - a danno soprattutto delle donne che vogliono lavorare  ms anche gli uomini in carriera.

L'America è il Paese con più obesi, in rapparto alla popolazione e in assoluto.

 

Si è giusti per sé

Kalyaev, giovane poeta neo rivoluzionario, è incaricato a Mosca dell'attentato al granduca Serge, che governa la città con pugno di ferro. Lanciando una bomba che Dora, rivoluzionaria sperimentata, ha preparato. Tra i mugugni degli altri rivoluzionari con più esperienza. 

Una prima volta Kalyaev esita, perché nella vettura sono col granduca i figli piccoli e la granduchessa. Animose discussioni seguono. Ma al secondo tentativo la bomba è lanciata. Nella repressione successiva la granduchessa Elisabeth offre la grazia, per pacificare gli animi. Ma Kalyaev la rifiuta, e va alla forca. Dora si prepara a sua volta al sacrificio per ricongiungersi all'amato. Non c'è giustizia, non c'è pace - forse in un aldilà che non esiste? 

Camus si è cimentato quattro volte col teatro. Questo dramma è l'ultimo, 1949, quando era difficile drammatizzare la rivoluzione, con la guerra fredda all'apice. La rivoluzione è dunque il rifiuto di sé stessi, o un atto (privato anch'esso) di amore.  Immedesimarsi nella temperie del pre-bolscevismo dev'essere stato difficile per Camus. Che del resto non si trova a suo agio nelle rivoluzioni, intese come violenza (terrorismo, sommossa). Critico. A volte caustico - "Si comincia per volere la giustizia e si finisce per organizzare una polizia". All'atto quarto la granduchessa e il capo della polizia hanno più argomenti. Una scommessa? Una sfida, ai professionisti della rivoluzione?

Kalyaev è ucraino. Ma non fa differenza.

Albert Camus  Les justes, Folio, pp. 150 € 6

lunedì 24 agosto 2026

Ma che ci raccontano - Lavitola

Settimane, mesi ormai, di Lavitola-Ranucci story e manca l'essenziale. Che il ristorante Cefalù non era trendy, non aveva tutta Roma in coda, vi si pranzava tranquillamente all' ultimo minuto. Non un bistrot, anche se arredato con buongusto - come i due bistrot del quartere, il Caffè Vert dell'architetto Quintiliani, e il Bixio della stilista Frida Giannini. Uno dei sei ristoranti del quartiere, nato come costola della pescheria che lo affianca, in un sito decentrato e anonimo, un strada di scorrimento, piccolo, stretto, su un marciapiedi non largo - in un'area che invece un caffè stile Futurismo nobilita.

Ranucci ci è capitato per incontrare una donna, amica o amante. Mieli e Cappellini ( direttore di "la Repubblica"), da soli, senza compagnia,  non per svago, nel sito decentrato e anonimo dove sta il Cefalù, per incontrarvi Ranucci? Per scoprire o concordare che?

Lavitola non nasce dal nulla, soprattutto per un giornalista. Ha un passato noto di maneggione e truffatore. Ha intascato oltre 20 milioni di contributi pubblici per un falso giornale di un falso partito socialista - forte di un'amicizia decisiva alla Direzione Editoria di Palazzo Chigi. Di questo è stato riconosciuto colpevole, ha fatto il carcere, e dovrà risarcire la somma. Il giornale faceva dirigere nominalmente da un nullafacente, che poi fece senatore con i voti di Di Pietro - e infine portò da Di Pietro a Berlusconi, che aveva bisogno di un voto in Senato. Per Berlusconi si era distinto poi nell'affare delle prosperose ragazze pugliesi desiderose di una notte nel "lettone di Putin", a palazzo Grazioli a Roma, residenza dell'allora Cav.

Tutto questo era noto a tutti i giornalisti. E tuttavia abbiamo visto un montaggio IA su molti giornali in cui un Lavitola giovanile, magro e bello sfoglia pensieroso un giornale con la testata del Psi, "Avanti!", nel suo ottocentesco corsivo, invece  che la imitazione, "L'Avanti!", con cui concorreva ai fondi per l'Editoria - il partito Socialista ha dovuto fare una lunga spiegazione, per dire quello  che tutti, nei giornali e online, sanno.

La fantasia sotto l'impegno

Curioso effetto di questa ripresa- suggestione ďi Benni nella scelta di racconti brevi e minimi del quotidiano: come di una ripresa-suggestione di temi e stilemi alla Malerba - con più di una punta alla Landolfi (distaccata per non farsi tragica). Ma sotto la cappa di un impegno quasi febbrile. Operoso, costante - come sotto catechismo, anche (tanto più) da penitente convinto. Ridere si, insomma, e scoperchiare false fondamenta, ma da apologo, con morale.

Stefano Benni, Ridere sul serio, "la Repubblica", nn. vv., in edicola


domenica 23 agosto 2026

Cronache dell'altro mondo - librarie (417)

 Un distruzione scandosa di molti libri, a migliaia, a milioni viene denunciata, opera dei colossi tecnologici per nutrire loro Intligenze Artificiali. Distruzioni fisiche  materiali, con rottura di copertine e rilegatura per favorire una lettura, digestione più rapida del testo. Quando si farà la storia dell'IA si racconterà anche questa paura (è una paura che si alimenta per fare aneddoto  per ricolizzarla)?

Molti libri sono già stati distrutti, da Google come da molti servizi bibliotecari e librari, per rendere fruibili in rete, scansionati, senza spesa e senza spostamento fisico, libri e riviste. Liberi da diritti. E senza distruzione del "libro", solo di una sua copia fra le tante stampate - con esclusione dei volumi di valore antiquario.

Il mondo che si vuole voce ha già dimenticato questa forma di velocizzazione, e gratuità, della lettura? O non legge?