domenica 26 luglio 2026
La protesta a Kiev è contro la coscrizione
Si manifesta, in piazza, a Kiev, in un Paese in guerra da quattro anni e mezzo, per un ministro della Difesa, Fedorov, dismesso dal presidente che lo aveva nominato appena sei mesi prima, dopo una decina d’anni di stretta collaborazione – Fedorov è il mago del miracolo social Zelensky. Se ne scrive, da più inviati ogni giorno, ma senza dire il motivo della dismissione, e della protesta: Fedorov, 35 anni, sociologo esperto in comunicazione online, era per una leva militare contenuta, avendo puntato, peraltro con successo, su un armamento mobile e leggero, essenzialmente i droni, serviti da un tracciamento elettronico precisissimo, con i quali aveva inferto alla Russia colpi a effetto. Il capo delle Forze armate, generale Sirskyi, voleva mantenere i suoi programmi di coscrizione.
Autoritratto - si dice Fanny, s'intende Ingeborg
Come
una bella donna viene manipolata, fino all’autodistruzione. Dapprima da un signor
Goldmann, che si presenta come teatrante, e ne fa unpatrice da legggenda, ma è
un ebreo unicamente interessato agli affari. Poi, fino all’alcol e alla
demenza, da un giovane provinviale austriaco di nessuna qualità che la
appassiona fino alla follia per otto lunghi anni, mentre ha altri amori, e si
spoaa anche, tentandole tutte a Vienna, fino a improvvisarsi romanziere – di un
romanzo “scritto” da Fanny. La storia di un assassinio. Seppure nella forma
dello sfruttamento e dell’abbandono.
Un
romanzo rimasto allo stato di frammento – neanche di progetto. Segue, mentre
Fanny muore, una gara fra l’Austria, colta, garbata, signorile, e la goffa,
primitiva Germania, nella forma di due scrittori, quello di Fanny e uno di Germania
che vive di tecnologia - e di “tutto cattivo”, aria, cibi, eloquio, amori,
donne.
Titolo
faulkneriano per un racconto molto austriaco - a tratti con sintassi alla
Bernhard, alla Dürrenmatt. Con dentro la Colpa, il dissidio Austria-Germania, il
maschio avvoltoio. E un sospetto di autobiografia: la relazione di Bachmann con
Paul Celan, il poeta ebreo, poi con lo scrittore Max Frisch, finita con vaste
recriminazioni, nel quadro della Colpa che in Bachmann è ricorrente, perché
familiare – mentre la bellezza di Fanny è quella di Ingeborg, “delle spalle”.
Un
racconto “scritto”, ma in forma di bozza: avrebbe dovuto lievitare nel secondo
volume del ciclo di tre romanzi che Bachmann aveva ideato dopo l’esordio nella
narrativa con i racconti de “Il trentesimo anno”. Un ciclo cui aveva dato un
nome, “Cause di morte”, e una scansione: “Malina”, poi pubblicato nel 1971, questo
“Requiem, rimasto frammentario, e “Il caso Franza” recentemente recuperato, anch’esso
non concluso ma articolato – voluminoso. Di una donna bella e generosa ma figlia
della Colpa – di uno dei tanti austriaci hitleriani, e per questo, quando della
violenza tedesca ebbe la prova, con l’ Anschluss,
l’annessione brutale dell’Austria alla Germania, suicida.
Originale
l’impianto, sebbene solo abbozzato, fuori dagli schemi, da quello che poi si
sarebbe detto il politicamente corretto. Molto pesa, alla partenza, la Colpa, sebbene
in sordina. Ma anche l’anti-Colpa, le pieghe del semitismo – non polemica, ma
vigile, per il cinismo del signor Goldmann, affarista-gentiluomo, che si approfitta
delle grazie di Fanny. Senza diventare un racconto femminista - Bachmnn, di
formazione filosofa, diffidava dell’“impegno”: altre donne sono carrieriste,
qual è l’uso.
In
questa forma il raccono è stato messo a punto dalle curatrici dell’opera omnia di Bachmann (al vol. III dei
quattro volumi dell’editore monacense Piper, 1978), Christine Koschel e Inge von
Weidenbaum.
Ingeborg
Bachmann, Requiem per Fanny Goldmann,
Adelphi, pp. 73 € 7
sabato 25 luglio 2026
Cronache dell'altro mondo - dell'Intelligenza porno (415)
Meta ha scaricato un “enorme ammontare”
di materiale pornografico per “nutrire” la sua IA.
Soprattutto video. Insieme con
altro materiale non propriamente decente,
oltre ai film per adulti protetti da copyright: pistole stampabili in 3D, deepfake di celebrities, soprattutto
di nudi, e milioni di pin sottratti da hacker. Dopo avere piratato, ma questo
si sa, milioni di libri, benché coperti da diritti, sempre per addestrare
i propri modelli di IA.
Della entrata di Meta nel mercato
porno si è saputo per la causa intentata contro da Strike 3, società madre di Vixen Media Group,
prolifica produttrice di film per adulti: 2.973 video protetti da copyright sarebbero stati piratati
da Meta.
(“The Atlantic”)
La commedia plautina della remigrazione
Si avanza Vannacci-Jannacci-Fantacci ((Fantozzi?), con piglio cesareo come una macchietta. E se li tira dietro
come formicole, direbbero nella sua Livorno (è spezzino, ma non poteva “nascere”
che a Livorno, al “Vernacoliere”), a muso in giù, finalmente sgravati. Di che?
Del niente. Vannacci è un riempitivo, anche se non si sa di che cosa. Si sa
cioè, ma non è quello che dice: non solo lui ma ognuno dei suoi a vederli un
po’ curvi, si può pensare che abbia bisogno almeno di un\a immigrato\a, e quindi?
Sembra di essere,
potrebbe essere, siamo, in una commedia plautina, degli equivoci – le commedie
vanno per agnizioni (scoperte improvvise) e equivoci. Del generale trombone,
con pennacchio, e dei parà finti-fanti, che esibiscono artigli benché senza
denti, naturalmente furbi, più che cattivi. Il genere “lasciateci divertire”,
male non facciamo – è vero, sono stagionati: hanno pure votato Cicciolina, e
Beppe Grillo (qui con qualche danno, anzi grosso, 260 miliardi, di euro). “Gli
sconfitti ma non vnti” di padre Bianchi, quindi di radicale, estrema, sinistra
– “Ai tanti che si credono sconfitti in questa umanità di oggi mai d ire: «Siete fuori». Sotto la cenere la
brace riprenderà ancora”, f.to Enzo Bianchi. Vannacci dunque o della
sopravvivenza – “e lasciateci divertire”.
In Fancia, al tempo di Le Pen
padre, quindi ancora non molti anni fa, una decina, i delitti alla persona, contro stranieri
africani, erano uno, anche due al giorno, con assassinii anche mirati,
organizzati. In Italia no, sono stati
contro gli immigrati quelli che ne hanno personalmente bisogno (e cura), compresi i partiti,
come la Lega e ora Vannacci, che li vogliono coniugi (rispettati), addetti stampa, consiglieri comunali, onorevoli,
e perfino ministri.
Le felicità non ha limiti
Comincia
allegro, con “Hey Mambo italiano”,
cantato da un crooner, Antoine
Toussaint, che è il cantante fracese più amato. E continua allegro, fra morti e
moribondi. Antoine non ce la fa più a stare in scena, e decide di scomparire.
Ma per andare in Svizzera prende l’Alta Velocità, e chi c’incontra? Una svitata
cinquantenne, carcerata (proprio per avere fatto “scomparire” un precedente
uomo), in licenza premio per assistere al matrimonio della figlia. E da cosa,
come si dice, nasce cosa, e soprattutto un po’, anzi molta dopo tanta
solitudine, felicità. La vita ha sempre una sorpresa dietro l’angolo, a volte
brutta a volte anche buona. Una storia di due persone più grandi dei loro ruoli
sociali, che non si lasciano sfuggire le occasioni, che creano.
Per
il ciclo Rai 3 “Voilà le cinéma”, film francesi nuovi, del 2024-2025. Che il
genere commedia brillante sembrano preferire – Améris comunque ne è maestro
riconosciuto. Un genere molto franeese, il racconto di costumi, aggiornato ai
temi d’attualità: la periferia, anche con l’orto, il quartiere, il condominio,
i genitori, i figli (le figlie soprattutto – ci sono più attrici giovani che
attori giovani?), il telefonino, i social (il genere tinder, l’amore a caso). In tono leggero, quello del vecchio teatro boulevardier, disimpegnato ma brillante.
Evidentemente un filone d’oro del cinema francese.
Jean
Pierre Améris, Amiamoci finché siamo vivi, Rai 3, Raiplay
venerdì 24 luglio 2026
Letture - 618
letterautore
Augusteo - "Quello scempio architettonici che viene chiamato pizza Augusto Imperatore", ha un momento d'ira Flaiano critico cinematografico ricordando nel 1967 il primo incontro con Totò, di cui un'acuta anamnesi ("si, lo so, ma sa...", ora nella raccolta "Chiuso per noia"), " con il vecchio Augusteo ridotto come un osso e servito tra i cipressi romanisti in un vassoio di parcheggi" - e non c'era ancora il mastodontico cubo dell'archistar Richard Meier.
Baby-boomers – Effetto sorprendente
della guerra, Houellebecq fa notare al personaggio con cui s’identifica del romanzone
“Annientare”: “I baby-boomer erano un
fenomeno molto sorprendente, come lo stesso baby
boom Le guerre erano in generale seguite da un’ondata di denatalità,
accompagnate da un crollo psichico. Mettendo in luce l‘assurdità della
condizione umana, avevano un effetto potentemente demoralizzatore”. Nella guerra
mondiale in maniera evidente, poiché era stata “combattuta a un livello di assurdità
senza precedenti” e “di una immoralità specialmente eclatante. Così, molto
logicamente, la guerra era stata seguita da una generazione mediocre, cinica e incosciente
e, soprattutto, da una generazione poco numerosa : a partire dal 1935 la cifra
delle nascite in Francia era caduta sotto quella dei decessi. È tutto al contrario
che si era prodotto negli anni 1950, anche in realtà negli ani 1940, in piena
guerra, e questo non si poteva spiegare …che per il carattere ideologico, politico
e morale della seconda guerra mondiale”.
Dialetto – Funziona
a teatro, nota Fliano recensendo “Napoli milionaria” (“Napoli e ditorni”, in
“Chiuso per noia”) per una ragione, acustica: “Verosimilmente, le commedie dialettali interessano non per le
conclusioni ma per la «musica», perché la usualità dei loro concetti mette lo
spettatore a suo agio, lo invita a un giudizio dimesso. La loro forza sta nel
dispensare gli autori da quel doveroso controllo che ogni lingua, cioè ogni educazione, pone subito ala coscienza artistica. In nessuna sala, come in
quella dove si rappresenta una commedia in dialetto, succederà di sentire
nell’aria profondi legami tra platea e palcoscenico. Il pubblico non giudicherà
mai l’Azione,
ma la rivivrà palesemente. Il silenzio tra battuta e battuta sarà anch'esso
espresso in dialetto, i gesti degli attori saranno solecismi indispensabili.
Niente verrà accolto con più gioia di un qualsiasi accenno alle minuzie dell’intimità
domestica, della vita quotidiana: tutto il teatro dialettale è fatto diiminuzie
sottolineate”.
Faulkner – Ora premio
Nobel, “ultracinquantenne”, scrive Mario Andreose sulla “Domenica” del “Sole 24
Ore” in una nota biografica che si vuole propedeutica alla riproposta di
Faulkner presso la sua Nave di Teseo, “dispone della scorta, a turno, di giovani donne, perfino coetanee della figlia
Jill”, con le quali anche si scrive, per modo che la moglie Estelle a casa ne
abbia “aggiornamento in tempo reale, senza che questo potesse provocare
sconquassi di sorta, perché in terra sudista ci vuole ben altro per minare un matrimonio”.
“Estelle”,
prosegue Andreose, “anoressica solo d’aspetto, è stata il più grande amore di
Faulkner, che, ritenuto non all’altezza dalla famiglia di lei in un primo
approccio, seppe aspettare il
divorzio dal suo precedente matrimonio con la nascita di due figlie, per
poterla finalmente impalmare”. Un “sodalizio familiare” che Andreose presume
“non intaccato dallo svanire della passione amorosa”, poiché “saldo rimaneva il
legame alcolico… Capitava alla figlia Jill ditornare a casa e di trovarli stesi per terra o nel loro letto apparentemente privi di sensi e insozzati dai loro
escrementi…”
Di
“Requienm per una monaca”, 1951, Abdreose ricorda cheCamus fece la traduzione e
l’adattamento in forma teatrale, coli titolo che in francese suona "Requiem pour
une nonne”, un'assonanza strana per un orecchio italiano, nonne-nonna – l’adattamento fu anche messo in scena, nella stagione
1956\57 al teatro parigino des Mathurins (altre rappredentazioni non risultano).
Francia-Germania – Un rapporto
“sessuale” lo vuole (malizioso?) Houellebecq in “Annientare”: “Era sessuale”,
riflette il suo personaggio, superconsulente ministeriale, a proposito del
presidente francese che deve “tendere le labbra a tutte le guance di
cancelliere tedesche che il destino gli darebbe da baciare”: “Comunque, tra la Francia e la Germania, era bizzarramente sessuale, e da parecchio tempo”.
Mussolini – “Dopo la
Conciliazione pensai che Mussolini non se ne sarebbe andato mai più. Se
non
faceva la guerra, forse c’era ancora” – Mario Soldati, “Quando l’America era
una sposa”,
intervista
con Enzo Biagi, sul “Corriere della sera” il 30 novembre 1977.
Odissea –
Flaiano dà molto credito, recensendo “2001. Odissea nello spazio”, il film di
Kubrick, ad Arthur G. Clark, lo scrittore di fantascienza che ne è
sceneggiatore, a cui si deve il “misterioso e ubiquo parallelepipedo … che turba
gli spettatori”. Perché, spiega, “nella evoluzione del pensiero scientifico un
fatto è chiaro, che non c’è mistero del mondo fisico il quale non conduca a un
mistero che è al di là di noi stessi. Tutte le strade dell’intelligenza, tutte
le scorciatoie delle teorie e delle ipotesi portano fatalmente ad un abisso, o
ad un ostacolo (il parallelepipedo di Clark&Kubrick) che la natura umana
non può superare” (“2001, Odissea al parallelepipedo”, ora in “Chiuso per
noia”).
Se l’“Iliade”
è il poema della forza (Simone Weil), l’“Odissea è quello della metafisica?
Ottava – “Musicista in
origine”, Savinio dice di sé in una parentesi dell’introduzione (”La verità sull’ultimo
viaggio”) al suo dramma “Capitano Ulisse”, “la musica mi è venuta a fastidio.
Ho sperimentato tutte le possibilità dell’ottava. Restava l’illusione di un’ottava
più vasta, più sottile. Ma i quarti di tono sono fuori della musica, fuori del
mondo. Una tremenda sete mi ardeva di nuove porte aperte. Ma il quarto di tono
non è una porta: è un buco onde si casca nel vuoto. La musica perde il suo sguardo
di musica, si squaglia in una sonorità opaca che dà la nausea e il capogiro, in
un gioco da sordomuti, in jun passatempo di marziani che vivono nel gelo di un
pianeta vecchissimo”.
Premi letterari – “Premio Sandomenichino, il verdetto”, annuncia “la Nazione-Massa” su una pagina: “Svelate le cinquine di ogni sezione”, sette. È la 67ma edizione del premio, “uno dei più longevi su scala nazionale”. Hanno concorso “oltre 900 autori”. I premi sono simbolici, 100 o 200 euro. La premiazione si tiene in grande, al teatro di Massa, il “Guglielmi”. Il premio prende il nome dalla parrocchia della frazione Ronchi-Poveromo di Massa. Lo istituì nel 1958 il parroco padre Gesualdo Grassi, un frate molto attivo nell’immediato dopoguerra, che salvò, letteralmente intere famiglie della Versilia esposte per essere state fasciste e quindi a rischio della vita.
letterautore@antiit.eu
Fascino del fascismo
Il
titolo centrale della raccolta di saggi che Susan Sontag venne pubblicando
negli anni 1970 sulla “New ork Review of Books”, “Fascino fascista” , è un
polemico corpo a corpo con la società newyorchese liberal che celebrava la regista tedesca Leni Riefenstahl alla
pubblicazione del suo reportage fotografico
“I Nuba”. E con l’occasione al rispolvero dei film documentari per cui
Riefenstahl era stata celebre trent’anni prima, in Germania e anche fuori, “Olympia”,
sull’Olimpiade di Berlino, 1936, e “Il trionfo della volontà”, 1934, sul
congresso a Norimberga del partito Nazista. Film fino ad allora, bisogna anche
dire, praticamente invisibili, non proiettabili, per ragioni di opportunità
politica.
Sontag
è molto polemica, con editori, commentatori, critici, femministe – al punto da
meritarsi un rimprovero pubblico da Adrienne Rich, l’ultima sospettabile di
fascismo. Sontag vuole Riefenstahl colpevole comunque, benché assolta dalla commissione
di denazificazione, senza particolari problemi. Con argomentazione anche conclusiva: Riefenstahl è stata nazista,
comunque hitleriana, anche se senza colpe specifche che potevano e dovevano interdirla.
Fuori dal processo, però, quanto alle colpe naziste e postnaziste, meglio sorvolare -
anche da parte della Resistenza: le colpe meglio che siano oggettive, fattuali,
riscontrabili. E con la polemica insistita Sontag finisce per porre il problema, piuttosto che
risolverlo: il fascino del fascismo.
Il
fascino del fascismo, se c’è (ma c’è), è sempre minoritario, e resta inspiegato.
Della divisa, delle adunate, del finto bellicismo, del corpo. Di più tra i
minorati per qualche aspetto, psicologico o fisico. O se si vuole – ma perché sarebbero fascismo –
della bellezza, la simmetria, la competizine e, eh sì, l’ordine. È un’attrattiva
come un’altra finché non è nociva.
Il
saggio del titolo è una sorta di appendice alla bibbia del saturnismo, del
temperamento malinconico, il trattato di Robert Burton,”Anatomia della
malinconia”, con una nuova casistica. Sul tema sarà poi prodiga la Scadinavia –
Lars von Trier, Jon Fosse. Sontag ne tratta a proposito di Walter Benjamin. In
un ritratto che è la cosa migliore del volume – e probabilmente il migliore dei
tanti ritratti che di Benjamin si leggono, di Scholem, Adorno, Arendt, et al.
L’apertura
è un po’ terrificante, dello scrittore – lei scrittrice, a Parigi, per un anno –
alla maniera di san Gerolamo, in solitudine nella caverna: Susan Sontag vuole “diventare scrittrice”, e si isola in una stanza piccola, con
un letto, una sedia, un tavolino piccolo e una macchina da scrivere. Poi, col
Benjamin resuscitato, resuscita anche, con un testo breve ma a tutto tondo, originale ma vero, Roland
Barthes in morte.
Un
testo importante, ma molto datato, “Accostarsi ad Artaud”, prende un terzo del
volume – è l’introduzione, di cui si è voluta incaricare, della presentazione
di Artaud in America nel 1975, con l’antologia “Selected Writings” da lei
stessa curata. “L’Hitler di Sylberberg”, a proposito lunghissimo film documentario a più dispense sulla Germania di Hitler, e un ritratto di Canetti, “La mente come
passione”, completano la raccolta.
Susan
Sontag, Sotto il segno di Saturno,
nottetempo, pp. 207 €17
giovedì 23 luglio 2026
Problemi di base comunicativi - 925
spock
Che fine ha fatto Icardi – ma abbiamo ancora Wanda Nara?
Invecchia (scompare) prima l’uomo o la donna – o la donna
fa scomparire l’uomo?
Perché è prosperosa, aggressiva, promettente?
Ma un uomo re del gossip,
un influencer – uno solo?
Scommessa vincente è quella sulla follia degli uomini –
anche prima dei social?
“La volpe sa molte cose, ma il riccio sa qualcosa
d’importante”, Archiloco?
spock@antiit.eu
Come rapire un generale, tedesco, a Creta
Il
racconto del rapimento a Creta di un generale tedesco nel 1944, un atto dimostrativo
dei servizi britannici, il SOE. Portato a segno da un commando agli ordini dello
stesso scrittore, allora ventottenne, militarizzato col grado di maggiore, composto
da un paio di giovani agenti inglesi e da due cretesi (in realtà poi molti) della
Resistenza. Avviato dal SOE il 4 febbario, per vendicare Skorzeny. Ma “non alla
Skorzeny” dice Leigh Fermor subito, la “liberazione” di Mussolini quattro
giorni dopo l’armistizio di Cassibile, con dispiegamento di paracadutisti,
alianti e truppe di terra, attorno e sopra il Gran Sasso. Una rapimento alla
Anonima Sequestri si sarebbe detto poi. Non
difficile in sé, tanto più che il geneale alloggiava a villa Aryadne,
un’abitazione in campagna, fuori Heraklion, isolata e poco sorvegliata, che Sir Arthur Evans, l’archeologo
inventore della “ricostruzione” di Cnosso, si era fatto fare per sorvegliare da
vicino i lavori.
Il
racconto è soprattutto delle peripezie successive, per portare il generale fino
al Sud di Creta, a una caletta dove un motoscafo britannico , una notte non di
luna, lo avrebbe prelevato per portarlo in salvo - in prigione - a Brindisi (per
molte operazioni britanniche Brindisi diventò dopo l’armistizio il punto
d’appoggio alleato sul continente). Ventidue posti di blocco attorno a
Heraklion superati di volata – una scommessa: come se l’automobile del generale
portasse il generale, notoriamente disturbato dai controlli. E poi, abbandonata
l’auto quando l’allarme si fu generalizzato, un percorso rocambesco, per il monte
Ida, culla di Zeus, e altre montagne, e gole, e anfratti, fino alla caletta di
Rodakino. Il 14 maggio, dopo venti giorni. Vissuti vantaggiosamente grazie alla
guida e ala compiacenza di tanti cretesi, della Resistenza e non.
Il
generale kidnapped, rapito, si
chiamava Heinrich Kreipe, eroe di guerra tedesco sia sul fronte occidentale che
su quello russo, plurimedagliato, inviato a Creta, al comando di una
divisione di paracadutisti della
fanteria. Obiettivo dell’operazione era il predecessore di Kreipe, il generale
dei paracadutisti Müller, notorio criminale di guerra per i tanti eccessi
riconosciuti, ma l’avvicendamento tedesco, due mesi dopo lo sbarco di Leigh
Fermor, non cambiò i piani britannici.
Della
vicenda un altro racconto inglese è disponibile, pubblicato qualche settimana
prima di questo di Leigh Fermor, 2014, e
subito tradotto da Adelphi: W. Stanley Moss, “Brutti incontri al chiaro di luna”.
Un racconto pubblicato, benché molto tardivamente, dallo stesso autore - Moss
morirà quasi centenario, nel 2024. E presentato come diario di guerra. Come potrebbe
essere stato: ai primi del 1945, appena il commando cretese fu rientrato a Londra, Leigh Fermor si adoperava
presso vari editori per far pubblicare il diario del ragazzo Moss - finché il
SOE non lo decretò roba riservata, a guerra ancora in corso.
Moss,
secondo di Leigh Fermor nell’operazione, “capitano”, 22 anni, un ragazzone di
famiglia ebraica, vocazione poetica e modi spicci. Leigh Fermor, 28 anni,
“maggiore”, conoscitore dei luoghi, dei modi, dei costumi, della lingua, anche
nelle forme dialettali cretesi, e della orografia dell’isola - già narratore
squisito di viaggi. Il racconto di Moss è uscito con una postfazione postuma di
Leigh Fermor, “Paddy”, deceduto tre anni prima. Questo di Leigh Fermor è stato publicato
postumo, tardivamente - sulla scia del successo di Moss?
Ci
può essere una ragione nella renitenza di Leigh Fermor a vantare l’operazione
Creta. E una ragione per farne il suo resoconto. Il suo racconto è qui doppiato – stesso numero di pagine, perfino – dal rapporto ufficiale SOE. Che praticamente
non dà spazio alla Resistenza greca, dei cretesi. Forse nell’ottica dell’epoca,
la Resistenza greca, soprattutto quella continentale, essendo di suo molto
forte, e molto filosovietica, comunista. Il SOE si limita per questo a
magnificare l’operazione del suo commando.
Mentre Leigh Fermor scrive per dare il maggior merito ai suoi compagni, amici
fraterni, cretesi. E lo fa, con dovizia di particolari. Anche personali –
l’aneddotica è infinita sui tipi, le amicizie, le guasconate come la
riservatezza, o i “comparaggi” con le famiglie, padrino di battesimo “Paddy”
molto richiesto di bambini e bambine – il modo privilegiato di consacrare un
legame.
Poi c’è
anche, in apertura del volume, una saggio dello storico di Oxford Roderick Bailey,
che mette l’avventura in prospettiva, nella guerra del 1944. Per fare risaltare
l’evidenza: una “bravata” del SOE, di nessuna utilità militare (si lasciò
intendere che Kreipe fosse diventato una fonte d’informazione, ma non è vero), che
è costata ai cretesi molte sofferenze e morti, per le scontate rappresaglie. In
un certo senso questo dice anche Leigh, fermo ripetendo a ogni pagina quanto
deve ai comapgni cretesi.
L’addestrameto
del commando, Leigh Fermor, Moss, e
due membri della Resistenza cretese, Georgios Tyrakis e Emmanouel Paterakis,
era stato fatto in un campo SOE nell’allora Palestina, a Ramat Davi, a 20 km a
sud di Haifa. I Quattro furono poi paracadutati la notte del l4 febbraio 1945
sull’altopiano Katharo, a Creta, da un bombardiere inglese partito da Brindisi.
Ma solo Leigh Fermor poté paracadutarsi, un improvviso annuvolamento costrinse
il bombardiere a virare e gli altri tre membri del commando furono sbarcati al Cairo. Altri dubbi sull’operazione insorsero
il 30 marzo, per la sostituzione di Müller: il SOE voleva interrompere l’operazione,
ma quesata volta fu Leigh a prederne la difesa, come necessaria a risollevare il
morale della Resistenza cretese. E anche questo spiega forse perché poi ne ha
scritto il racconto, ma non lo ha pubblicato.
Patrick
Leigh Fermor, Abducting a General,
John Murray, pp. XXIX + 206, ill. € 15
mercoledì 22 luglio 2026
Ritorno al nucleare
Sessantatre reattori nucleari
sono in costruzione, che incrementaranno la potenza elettrica di 66,2 Gigawatt (GW). In aggiunta a
una dozzina di nuove centrali entrate in funzione nel 2024-.205.
Il nucleare è la fonte di energia
che più cresce. Secondo calcoli dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea) la
capacità nucleare globale dovrebbe raddoppiare entro il 2050.
Attestandosi sicuramente a 560
GW, ma con la concreta possibilità di quasi raddoppiare la potenza, a 992 GW – in base a una serie
di progetti nazionali in discussione.
Gli Stati Uniti sono
sempre il Paese con più capacità elettronucleare installata: 94 reattori per
96.4 GW. Segue la Francia, con 57 reattori, per 63 GW di potenza. Ma è l’Asia
che - insieme, in parte, con l’Est Europa
- più è impegnata nel nucleare. La Cina ha in attività 57 reattori, per 55,3 GW,
e 29 in costruzione, per 29.6 MW. L’India, che ha in attività sei reattori, per
4,2 MW, ha avviato la costruzione di altri sei, per 4,8 MW. Il Bangla Desh entra
nel settore con due centrali, per 22 MW. Il Giappone ci ripensa, dopo il blocco
seguito al disastro di Fukushima.
Poco in Africa.
Il Sudafrica è il solol Paese nucleare, con due cebtrali, per 2 MW. Ma l’Egitto
ha avviato la costruzione di quattro impianti, per 4,2 MW. In forte riprese è
il nucleare all’Est Europa, malgrado Chernobiò quarany’anni fa: l’Ucraina
costruisce due impianti nuovi per 2,2 MW complessivi, la Russia cinque, per 5
MW nuovi.
Negli Stati Uniti
l’industria nucleare, da tempo ferma sui livelli del 1980, dopo l’incidente di
Three Mile Island, riparte con gli SMR, small
modular reactor, piccoli reattori monomodulari (anche micro, MR), che si
dovrebbero commercializzare attorno al 2030 – una sessantina sono in progetto.
Il fascino di Ingeborg
Due ricordi di Ingeborg Bachmann, affettuosi. E una più lunga evocazione dei suoi ultimi giorni, da grande ustionata, sofferente. Tanto più al confronto delle memorie di spigliatezza arguzia, avvenenza, due vacanze passare insieme. A Vienna e a Klagenfurt. E, con più avventure, un mese al Poveromo-Ronchi. Dove viene, tra gli altri, a trovarle Italo Calvino, che non parla - dopo una quindicina di minuti mormora qualcosa come ehm (è venuto per invitarle a cena, nella pensione che lo ospita, dove se non altro parla Chichita). Più ingombrante l'editore Fischer, al cui invito non possono sottrarsi (ha creato al Forte una biblioteca con tutti i tascabili da lui editi): Jaeggy solo ne dice che si chiamava Bermann e ha preso il nome della moglie, Tutti Fischer - "la moglie si chiamava Tutti perché pare che conoscesse tutti. Ai tempi di Hemingway e Thomas Mann".
Una memoria di tristezza - il racconto è soprattutto della lunga agonia, i momenti lieti sono stati transeunti. Ma organizzata per una immagine di vita, vivacità, attrattiva.
Fleur Jaeggy, Gli ultimi giorni di Ingeborg, Adelphi, pp. 44 € 6
martedì 21 luglio 2026
Ombre - 831
Nella quotidiana
“apertura” anti-Trump sul sito di “The Atlantic” il pastonista Graham – o
Nichols, altro scrivano (se non è pseudonimo) addetto anti-Trump - enumera
dozzine di reati dei quali Trump è stato accusato nella prima presidenza,
malgrado i quali è ancora in sella. Se ne meraviglia, cioè, non si chiede se le
accuse erano sballate. E non dà buona impressione, anche a essere anti-Trump.
Il giornalismo di denuncia, in effetti, politico cioè ma non dichiarato, è
insopportabile giornalismo, perché, curiosamente, giornalismo vuole dire
informazione – il cui sottinteso è “corretta”.
Pagelle mediocri
per la Spagna calcio campione del mondo. Leggermente migliori per gli
argentini, gli avversari della Spagna nella finale – che non hanno mai giocato,
hanno solo contenuto la Spagna per 107 minuti, 124 coi recuperi. Il portiere
dell’Argentina è l’unico che ha l’8.
Come si fa a
giocare per due ore senza mai tirare in porta, almeno una volta? Sarà anche
questo calcio, ma come ha fatto l’Argentina ad arrivare in finale?
Paginate sul siluramente in Ucraina del ministro della Difesa Fedorov e sulla piazza che protesta contro il comandante militare Syrsky, senza dare, mai, neppure in piccolo, la ragione. Che Fedorov ha privilegiato la guerra tecnologica degli ultimi mesi, rubando la scena a Zelensky, e riducendo il reclutamento forzato. Mentre Syrsky ne è il sostenitore. Al punto di rifiutarsi di incontrare il ministro della Difesa. Avendo creato resistenze diffuse e tafferugli in piazza contro i reclutatori, p. es. a Leopoli.
Paginate sul siluramente in Ucraina del ministro della Difesa Fedorov e sulla piazza che protesta contro il comandante militare Syrsky, senza dare, mai, neppure in piccolo, la ragione. Che Fedorov ha privilegiato la guerra tecnologica degli ultimi mesi, rubando la scena a Zelensky, e riducendo il reclutamento forzato. Mentre Syrsky ne è il sostenitore. Al punto di rifiutarsi di incontrare il ministro della Difesa. Avendo creato resistenze diffuse e tafferugli in piazza contro i reclutatori, p. es. a Leopoli.
“Nel dicembre
2024”, scrive su “L’Economia” Guido Santevecchi, corrispondente (ex?) da
Pechino, “l’autorevole Gao” (Shanwen, capo economista di una banca
d’investimenti statale), “parlando a una conferenza negli Stati Uniti aveva
sostenuto che la crescita del pil cinese negli ultimi due o tre anni era stata
probabilmente meno della metà delle cifre ufficiali”. Immediata “scomunica del
Partito”. A gennaio 2025 un linfoma, e ora
la morte: la Lunga Marcia è inarrestabile.
“Al momento circa
600 milioni di cinesi vivono con circa 1.000 yuan al mese (meno di 130 euro)”,
Santevechi riesce a infilare nel “pezzo”. E già che c’è, in chiave di obituary, si fa forte ancora di Gao
Shanwen: “Le imprese di proprietà dello Stato cinese sono le gambe del partito
Comunista”.
C’è ancora la
censura – al “Corriere”, s’intende, in Cina si sa che non c’è? Avere un Santevecchi,
così pieno di cose da dire, e non utilizzarlo, il dissidio dev’essere troppo.
“Dal Botswana al
fronte”, molti giovani africani sono
stati arruolati da Putin per combattere Zelensky, naturalmente con l’inganno. Il
governo del Botswana protesta. Questa sembra inventata, dal controspionaggio
russo: questa volta i servizi britannici, della Russia da sempre specialisti,
potrebbero avere esagerato: quelli del Botswana, e gli altri africani assoldati
da Putin, non possono essere camuffati. Il “servizio” giornalistico infatti conclude,
facendo aggio sull’ìgnoranza dei giornalisti, che “il Botswana, ricco di materie
prime”, e anche ben governato, democratico. Mentre non è ricco – dell’ex Sud
Africa è il bantustan più povero, ed
è un regno tribale.
Leonardo Del
Vecchio si compra i giornali di Riffeser, “Nazione, “Carlino, “Giorno”, nomina
Orfeo direttore, e subito i giornali, moderati, diventano una piccola “Repubblica”:
non c’è interstizio anche locale che non abbia le stimmate del democristianesimo
di sinistra – sistema di potere che si presume democratico, aperto, liberale, e
invece è arcigno e duro. Tutto cambia subito: celebrazione del G 8 di Genova, Trump
bestia, il trucco delle preferenze (elettorali), il gioielliere assassino…. Con
gli stessi giornalisti – solo qualche collaboratore è cambiato, p.es. Bruno Vespa,
ma perché non se la sentiva o perché lo hanno allontanato?
Perché Trump se
la prende con la Cina, che gli truccherebbe il voto di novembre? Tutti ridono,
e invece un perché c’è: il cinese Xi si rifiuta di aiutare Trump a uscire dal
pantano Iran. La Cina si riforniva di petrolio in Iran. È, era, la cliente
quasi totalitaria, e quindi la vittima maggiore della chiusura di Hormuz. Però
non fa nulla. E, si può aggiungere, è destino che l’America debba sempre sbattere
contro i “musi gialli”, in Corea, in Vietnam, e ora a Hormuz? Certo, ne sanno una
più delle praterie.
Sulla “Nazione”,
unico giornale che se ne ricorda, prima della “svolta” Del Vecchio, lo storico
Andrea Spiri ricostruisce e in fondo celebra “Craxi-Psi, 50 anni di svolta” –
“Il 16 luglio 1976 Craxi fu eletto segretario, e il socialismo divenne riformista”.
Con altri buoni momenti di buon governo, dopo quelli del primo (vero)
centro-sinistra, anni 1960.
Che differenza
con Stefania Craxi, che al Senato fa la manutengola dei figli di Berlusconi,
A che fine non si sa.
Craxi-crisi, nomen omen? Di Craxi la memoria non deve restare buona: prima affossatore
del Psi, ora di Meloni?
In certo senso ammirabili
“la Repubblica” e il “Corriere della sera” che a giorni alterni s’inventano una
pagina su e per Matteo Renzi, che ormai rappresenta solo se stesso – forse. Un election manager non saprebbe fare
meglio. “la Repubblica” fa perfino tenerezza, che venerdì s’inventa, ultimo exploit di Orfeo direttore, una pagina
in cui Renzi discetta in inglese, lose-lose,win-win,
all-in, climate change, pro-pil,
pro-pal. Già famoso per il pidgin
english – in realtà suoni “smozzicati”, direbbero a Firenze (appresi in
Arabia, quando fu ricco testimonial del
Rinascimento saudita).
Però, inventarsi
un candidato, da parte
del giornale ex di Scalfari e del “Corriere della sera”, un apartito, giusto
il vangelo di Scalfari, a ogni elezione, Montezemolo, Della Valle (sic!),
Cottareli, ora Renzi, o Calenda, è un esercizio futile, ma tanto più dev’essere
una prova di giornalismo, per i redattori e i direttori dei due quotidiani,
inventarsi il niente.
“Il pil rallenta
ancora”, Cottarelli lo calcola. Ma non rallenta da trent’anni, dagli anni 1990?
Non per altro, per burocrazia, fisco, alto costo dell’energia (la più cara d’Europa).
E per la democrazia debole – la manomissione della politica. Cose note,
notissime. Rimedi? Nessuno – o altrimenti con l’apertura di altre falle. L’Italia
è un paese ricco, ma di patrimonio: il reddito non basta più, intacca il
capitale – un Paese di ricchi improduttivi.
“Non stiamo impedendo questa fusione o
acquisizione”, di Unicredit con Commerzbank, “né abbiamo mai tentato di farlo”,
fa sapere il cancelliere tedesco Merz – “quello che abbiamo sempre sostenuto è
che le modalità con cui Commerzbank è stata presa di mira non incontrano la nostra
approvazione”. È vero: il governo tedesco aveva tutto il diritto di esercitare
il golden power, e non lo ha fatto. A
differenza dell’Italia di Giorgetti, che non vi aveva alcun diritto e lo ha
fatto, a protezione della “sua” banca. La Repubblica, benché ottantenne, è
sempre di “sottogoverno”.
Il reprint del “Corriere della sera” del Mondiale di calcio
1938 vinto dall’Italia sull’Ungheria, è un tripudio di “osanna”, una mostra di
stupidità sbalorditiva. Negli “anni del
consenso” (De Felice). Incontestabile, ma non spiegato. Questo reprint a distanza, in anastatica, invece
lo spiega, come nessuno storico- sociologo ha finora fatto: la stupidità
esiste.
Nel medesimo reprint si danno le notizie dai fronti
spagnoli, vittoriose ma non lusinghiere per le truppe italiane, ridotte a 5 e
17 righe, camuffate da“eroica resistenza”. Ma di questo la colpa non è solo italiana.
È proprio delle “notizie di guerra” : la guerra non è mai persa, alle brutte si
resiste, eroicamente.
Malinconica più che
marziale la sfilata di Macron col suo capo di Stato Maggiore sulla camionetta
“post-bellica” per gli Champs-Elysées, per appropriarsi della difesa europea.
Sparando parole con Zelensky e altri prim’attori della famosa difesa. L’Europa
è così, tutta chiacchiere. Ma la Francia semper ci aggiunge di suo, la gloriola.
Profanando pure il 14 luglio.
La vera battaglia
della Francia si combatteva, lo stesso 14 luglio, la sera con la Spagna al Mondiale
di calcio nord-americano. Una Francia svogliata oltre che, forse, incapace. Di
atleti – nessuno nato in Francia, giusto la perfidia dell’ex premier spagnolo
Rajoy – solo ricchi di soli, grazie agli sceicchi di Parigi.
Il giorno stesso
si scopre che la Francia è la maggiore acquirente di gas russo. Malgrado le
sanzioni che invece promuove – armiamoci e partite? Di gas di cui non ha bisogno,
che poi rivende ai tedeschi.
S i sa che le
sanzioni sono inefficaci, solo un espediente per affari poco puliti – la crescita
di un ricco girone di mediatori, pagato dai consumatori con il caro-prezzi. Ma con
Putin si va oltre: la Francia si fa merito di avere fermato, una volta in sei
mesi, un anno, un carretta russa che funge da nave petroliera, in ossequio alle
sanzioni. Nel mentre che commercia il gas russo, a spese dei tedeschi (e, sui
prezzi, anche dell’Italia).
Ci s’infogna nella
tragicomica vicenda Ranucci-Lavitola come
in uno scoop di “Report”. Corteggiamenti,
travisamenti, trabocchetti (in genere a spese degli addetti stampa di onorate
società, messi in mezzo e poi traditi da cinici reporter – cinici, insomma,
gente di rispetto, dell’informazione).
Infognarsi è il
verbo giusto, perché “Report” è maleodorante? E vuole farlo sapere –è fatto per
odorare male?
Il giornalismo delle mani lavate
Delle grandi interviste nelle quali Biagi si specializzò, sul “Corriere della sera” e
in televisione, si dice che all’Avvocato Agnelli, che gli confessava di avere
appena sgozzato sua moglie e di esserne sconvolto, Biagi chiedesse: “E che ne
dice dell’accoppiata Platini-Boniek?” Interviste in un certo senso pietrificate,
le sue, non maneggevoli o improvvisate come si vuole di ogno conversazione.
Biagi
era amabile e leggibile, ma seguiva la “scaletta”, immutabile – Tonino Tatò, il
segretario tuttofare dell’impacciato Berlinguer, si vantava di prevederne anche
la scansione dei tempi: l’origine (Sardegna), la famiglia (radicalismo,
massoneria, comunismo, cugini), la Figc, l’innamoramento, etc.
Qui
Berlinguer non c’è, né nessun altro politico - Severgnini ha scelto un po’ di
artisti (Natalia Ginzburg, Fellini, Mastroianni, Soldati, Fo), un paio di
personaggi “tutte noi”, Rada Kruscev e Maria Falcone), e il solo politico un po’
artista, Andreotti. Interviste godibili, ma rigide – “dirette differite”, come
venivano proponendosi e poi saranno la tecnica dei talk show, finte dirette, registrare prima perché non si sa mai. Con una sorpresa, in questa raccolta: Rada Kruscev, la figlia di Nikita, spiega la vita tranquilla sotto il terrore sovietico, ancora dopo la guerra, per una introiezione del regime che nessun trattato sociopolitico, allora e dopo, ha spiegato, anche se sparivano i vicini, gli amici e perfino congiunti stretti.
Queste
interviste sono peraltro l’unico gemere che si rimette in circolazione di Biagi,
che fu un grande bestsellerista e oggi nessuno ricorda. Biagi è, come Scalfari,
un egomaniaco socialista anti-socialista, terribili contro il Psi quando
governava e poi padrini del finto “Mani Pulite”. Nel nome della purezza, delle mani
lavate.
Enzo
Biagi, Le grandi interviste,
“Corriere della sera”, pp. 62, gratuito col quotidiano
lunedì 20 luglio 2026
Cronache dell'altro mondo - mondiali (414)
Il Mondiale nord-americano di
calcio 2026 è naturalmente record, ma inquesto caso per cifre e aspetti veramente rilevanti. Stadi
sempre pieni, da 65 mila spettatori, con prezzi alti e altissimi, da 560 a 2.200 dollari.
Un Mondiale dalla forte immagine.
E dall’enorme impatto economico: ha movimentato 11,5 miliardi invece dei 10 previsti. E prettamente
Usa, Messico e Canada entrano nella denominazione a fini decorativi.
Un calendario studiato per le
emittenti di tutto il mondo. Con entrate pubblicitarie quindi record – anche con la furbata del cool breaking, dieci minuti di pubblicità in più. La Rai ha monopolizzato nel prime time, il più caro per la pubblicità,
ascolti da due terzi e anche tre quarti della audience totale, benché in assenza della Nazionale italiana. Effetto
di una programmazione Fifa oculata. Con accessi e ambienti di lavoro agevoli per giornalisti e
operatori.
Con probabile effetto traino per il football europeo negli Stati Uniti. Dove la pratica è stata finora ristretta ai college - e, in quanto sport non violento, non di contatto, soprattutto n quelli femminili (gli Stati Uniti hanno già vinto almeno due Mondiali di calcio donne).
Cronache dell'altro mondo - social (413)
I social
sono il principale veicolo pubblicitario negli Stati Uniti. Più della metà
degli americani si informa da fonti in rete. Tre su quattro di questi in forma
prevalentemente di video – un mezzo in crescita rapidissima, il suo utlizzo
cresce a grande velocità.
I contenuti che trasmettono ansia e paura sono i più
visti. La viralità dei messaggi si lega alle paure, la rabbia, l'odio che
riescono ad accendere.
Cronache dell'altro mondo - monopolistiche (412)
Il mercato dei media è in America fortemente concentrato. Quello online, come si sa, da pochi soggetti, Meta, Google (You Tube), Microsoft – con Amazon per quanto concerne la pubblicità. Ma sono concentrati anche i media tradizionali.
Il 40 per cento di
tutte le emittenti tv locali è controllato da tre gruppi.
Nel 1996, presidente Clinton, un
regolamento separò, per le nuove imprese in rete, il piano giuridico (la testata) e i contenuti
(messaggi) scambiati sule relative piattaforme. Avviando un
processo di concentrazione. Nel
1980 cinquanta imprese controllavano il 90 per vento del mercato dei media,
nel 2020
ne bastavano solo sei.
Quando Napoli beatificava Firenze
Rispetto
alla memoria è meno scoppiettante, anche insistito. E chiaramente comicità da
vecchio cabaret, oggi stand-up comedy, di monologhi che Troisi
aveva maturato e rodato con i compagni della Smorfia a Napoli – qualcuno qui sceneggiato
anche con Lello Arena, altro reduce della Smorfia. Mentre viene fuori un film
su Firenze quale Firenze non ne ha più avuti, di località, soggetti, modi.
A conclusione la famosa gag del nome troppo lungo per il bambino atteso, Mas-si-mi-li-a-no,
“la madre finisce di chiamarlo e il bambino è già sparito”. Meglio Ugo - al più Ciro. Mentre Massimiliano è oggi il nome più in voga a Napoli, dell’allenatore Allegri naturalmente
adorato del Napoli calcio.
Massimo
Troisi, Ricomincio da tre, Rai 3,
RaiPlay
domenica 19 luglio 2026
Trump e la "Pravda" all'ora del mercato
Si esuma Caligola, l’imperatore che disprezzava il Senato (quello che voleva fare senatore il cavallo), a proposito delle intemperanze di Trump. Se non che Caligola era un imperatore, il terzo dopo Augusto e Tiberio, di una serie cioè non rodata, era della famiglia giusta, pronipote di Augusto, via la nonna materna Livia, ma aveva problemi fisici, ed è anche vittima dello “storico” Svetonio, a un secolo o due dopo la morte. Mentre Trump è uno che ha vinto due elezioni, presidenziali, praticamente da solo. La seconda volta facile, avendo gareggiato in pratica contro un presidente incapacitato. Ma la prima con un capolavoro politico: contro l'eredità di Obama presidente amato, e l’ingombrante carriera politica di Hillary Clinton, che infatti lo sopravanzò di due milioni abbondanti nel voto, seppe orchestare il bilanciamento con i voti statali, che nell’architettura costituzionale molto elaborata degli Stati Uniti “difendono" gli Stati poco popolati. L’ultimo arrivato ma non l’ultimo della classe, insomma.
Se si vuole avvicinarlo a qualcosa è piuttosto al regime sovietico. Che era democratico,”molto democratico”, con comitati e direttivi a ogni livello, ma decideva uno solo. Ha chiamato Truth, verità, il suo gionalino online, come la verità, Pravda, sovietica. Da dove manda e comanda ogni mattina le sue decisioni.
In linea anche
l’uso dei “Truth-Pravda”: questa decretava successi e insuccessi,
fino all'eliminazione fisica, quella decreta chi vince a Wall Street – se paga: chi paga bene può avere anticipazione di quelle che saranno le decisioni di Trump in
giornata, e regolarsi anticipando acquisti e vendite. Due “verità” entambe di mercato, uno politico e uno finanziario. Trump non è di buona famiglia, come lo
era Caligola, ma non è scemo.
L’opinione
pubblica (giornalismo) al tempo della “Pravda” non esisteva. Al tempo di “Truth”
è solo opinione pubblica – Trump parla incessantemente con i giornalisti, anche
mentre entra al bagno – e cioè niente, rigaggio.
“Truth”, la verità,
è la “Pravda” di Trump. Quella sovietica imponeva la verità del dittatore,
“Truth” quella di Trump, che è pur sempre uomo importante. La “Pravda” sanzionava,
anche brutalmente, “Truth” può dare dritte importanti in Borsa. Trump semplicemente si vende le dritte in anteprima, basta pagare.
Sarà un altro calcio
“E stato un Mondiale
epocale”, può titolare ”Il Sole 24 Ore”, “il calcio non sarà più lo stesso”:
poco meno di 12 miliardi di ricavi, un nuovo mercato sportivo negli Stati
Uniti, un diverso business dei Grandi
Eventi, e pubblicitario, fisico e mediatico.
Solo in Italia, e
senza la Nazionale, le partite trasmesse, non sempre in orario comod prime time, hanno raccolto una media di
4,6 milkioni di spettatori, una audience
da gande spettacolo. Con un investimento ad ampio orizzonte, già solo per costruire
stadi a grande capienza, e comodità, con aria condizionata e riscaldamento, e
l’adozione, o “invenzione” del calcio come (ennesimo) sport nazionale..
Che era un’idea
di Kissinger, anche questa - per questo si fece amico già negli ani 1970
dell’Avvocato Agnelli. Gli Stati Uniti sono un’altra dimensione. Al confronto
con l’Europa poi specialissima. Investienti solidi e intelligenti, invece dello
stitico calciomercatino che ci afflihgge – Firenze, che ha auvot un assaggio di
questa mentalità dostrtutiva, col Viola Park voluto e pagato da Rocco Commisso,
ancora non se ne rende conto (non sa che farsene).
Roggero è un processo politico
Giovedì Mattarella,
con la volgarissima (non se n’è accorto? grave) reprimenda a Nordio, un ministro
di cultura giuridica (e temperamento) ineccepibile. Domenica il cauto Minniti,
da garantista divenuto furbescamente cerchiobottista: “La sicurezza resta un cardine,
ma non è stata legittima difesa – si può discutere, dissentire, sulla pena, e
sul risarcimento”. E su che altro allora?
È imbizzarrito il
“dibbattito” sul gioielliere Mario Roggero. Condannato a 15 anni (ne ha 72), e
a un risarcimento di 2 milioni ai parenti delle vittime.
Il risarcimento è
da comici, se ce ne fossero ancora
liberi, non vincolati al politicamente corretto: un’assicurazione sulla vita, gratuita e
sostanziosa, ai ladri. Ma il processo è stato, è questa la percezione, un
processo “politico”: Oggero è uno di destra, dichiarato, e andava punito. E è
così che è andata, in Tribunale e in Appello, e probabilmente in Cassazione. Con
decisioni certamente “fondate”, “motivate”, eccetera, come dicono i legulei, ma in fotocopia. Cioè politiche, da parte di giudici fresche di parrucchiete, cui amabili cancelliere
aprono le porte, che la solenne cerimonia onorano come da attese – e sicura
ascesa, sociale tra i buoni-e-belli della Repubblica, e in carriera. Che non hanno giustamente mai subito un’aggressione a mano armata. Che
non vuol dire che non possano stabilire
fino a che punto una difesa è legittima – per quanto, lo choc conta pure, essere stati un’ora, mezz’ora, sotto armi puntate,
anche dopo che l’assalto è finito.
Il problema è che
il processo è stato, ed è, politico – Mattarella (ignaro?) compreso. Fomentato
dai media con l’aggressività di
Oggero, che ha minacciato – senza fargli male… - un tipo che aveva insultato e
schiaffeggiato sua figlia. Mentre è solo odioso perché si professa di destra. E
questo non fa bene alle carriere dei giornalisti, oltre che dei giudici.
Come si fa a
stabilre che il processo è politico? Frequentando i tribunali - le
“sufficienze” dei giudici, l’aloofness
delle motivazioni. E con l’esperienza: il giudice politico “si vede”, a pelle, come
si vedeva nei ribunali di Khomeiny – quando si fregiavano di essere aperti e
liberi. Lì bastava un caporale che desse avvio, alla picola truppa che simulava
il pubblico – tutti in borghese ma con le teste rasate - il segnale di
sostenere rumorosamente il giudice mentre spolpava il giudicando già condannato,
qui ci vogliono giornali e giornalisti, sempre allineati e coperti, e Grandi Giurisperiti, candidati alla Consulta.
Bartali, così vicino così lontano
Un
ricordo di Bartali, breve ma con tutte le sue “cose”, la sua biogarfia. Le
impree nelle tappe più impervie, da sano e da malandato. Nelle tante
Milano-Sanremo, ai Tour, ai Giro. Il caratteraccio, detto alla fiorentina. E la
(quasi) santità – vera, di chiesa, qualcuno voleva beatificarlo. Un uomo,
insomma, a tutto campo, oltre che l’atleta che s’immagina, dal numero, e dalla
qualità, delle vittorie.Andrea Schhianchi riesce con poche aprole a sbozzarlo
per intero. Oltre che un campione eccelso – si dice non elegante come Coppi, e
invece aveva l’eleganza del rocciatore, non felino ma di volontà e resistenza
(la resilienza odierna).
I
tentativi reiterati del regime, che lui teneva in punta di bastone, per alimentare
il nazionalismo con le sue vittorie. Specie quando, con le imprese al Tour, era
diventato un beniamino francese. L’incoscienza, o se si vuole il patriottismo,
di girare per mezza Italia, fino a Roma, con i messaggi della Resistenza nelle
canne della bicicletta – tedecshi e repubblichini non lo fermavano, era un
campione, doveva allenarsi. Uno che ha
saavato anche, di suo, innumerevoli ebrei. E sempre, da giovane e da vecchio,
il carattere schietto, umorale più che popolareggiante.
Con
molta documentazione – numeri, carte, percorsi, Uno di noi: “Quando Gino parte
per il Tour de Ftance”, il suo primo, 1938, “ fa un caldo pazzesco” , basta già
questo per avvicinarcelo oggi. Se non fosse per il seguito: “Nel corso dell’ottava
tappa, da Pau a Luchon, transita per primo sull’Aubisque, sul Tourmalet e sull’Aspin…”.
Un altro mondo.
Andrea
Schianchi, Bartali, “La Gazzetta
dello sport”, pp. 139, ill. € 1,50 col quotidiano
sabato 18 luglio 2026
Problemi di base classici (824)
spock
Fanno i classici diventare il nuovo vecchio?
O il vecchio nuovo?
Sono i classici livellatori?
Perché tutto comincia con una guerra?
La poesia è melodica – era in antico – oppure no?
Anche quando canta(va) l’ira, in Omero, o lo degno, in
Dante?
spock@antiit.eu
Cronache dell’altro mondo – intelligenti (411)
Battaglia a colpi
di PAC SuperPAC (poliical action
committee), fondi liberi di finanziamento politico, in OpenA I. Di
dipendenti contro il Super PAC “Leading the Future” lanciato dal loro presidente
Greg Brockman. Il PAC di Brockman ha già raccolto “oltre 100 milioni”. I dipendenti
Open AI hanno subito sottoscritto per 250 mila doari il SuperPAC Guardrails
Alliance, appena lanciato, con una dotazione iniziale di 5 milioni, che si dichiara
“populista” e sindacale.
I dipendenti Open
AI hanno sottoscritto in segno di protesta contro i tanti licenziamenti
disposti da Brockman.
Si discute
l’effetto dell’intelligenza artificiale sul mondo del lavoro, ma il primo si è
avuto dentro lo stesso settore IA.
La famiglia oltre il divorzio
Lei
vuole divorziare perché non si sente realizzata. Lui le prova tutte, per ultimo
con la proposta di un’ultima vacanza insieme nei luoghi dove in passato più si
sono divertiti.
Un
pretesto, per una serie di gag.
Grazie a lui, José Garcia, più che a lei - Charlotte Gainsburg riesce a
mantenere la stessa espressione, scocciata, per un’ora e mezza, che è exploit notevole, però…
Un
film francese. Ma di una Francia 2026? Forse non metropolitana. È sommessamente
un inno alla famiglia, sempre unita, malgrado il divorzio. Perfino i figli
adolescenti sono della partita – scocciati, ma seguono i genitori farfalloni.
Florent
Bernard, La famiglia Leroy Rai 3,
RaiPlay
venerdì 17 luglio 2026
Verso una Spagna di origine straniera
Sono circa 12
milioni i residenti in Spagna di origine
straniera – tra essi anche i figli di almeno un genitore nato all’estero: un
quarto circa della popolazione. Con percentuali più alte tra i giovani, fino
ai 29 anni.
L’immigrazione è
particolarmente elevata dall’America Latina, per la lingua comune, e per le
relazioni speciali, politiche ed economiche, che Madrid mantiene col
subcontinente americano.
Nelle fasce dì
età inferiori, 0-19 anni l’Ine, l’Istat spagnolo, calcola (calcolava per il
2024) un 38,5 per cento di nati da almeno un genitore di origine straniera: il
39 per la fascia 0-4, il 36 per la fascia 5-19, il 31 in quelle 20-29. La
tendenza cioè è in crescita. Confermata dai decessi: l’Ine calcola che per ogni percento di decessi, i nati da entrambi i genitori spagnoli ne rimpiazzano la
metà. E il saldo ancora positivo della crescita demografica si deve solo all'1,5 per cento di nuova popolazione con retroterra migratorio. Nella regione di Madrid gli immigrati sono più numerosi: il 28 per cento è di origine straniera quanto a residenza, al 45 per le nascite, uno su due. A Siviglia invece le percentuali si dimezzano, al 15 e al 27 per cento.
L'amore che innamora
Una storia di amore povero. Tra un mugnaio e la giovane aiuto domestico che arriva al mulino. Tra le montagne. Un racconto di tristezze che dà un senso alla vita. Non si finisce di rileggerlo, sia pure a distanza. E di trovarlo nuovo – cioè ricco, intenso, benché semplice.
Un
racconto di vita vissuta, di un uomo tra due donne, niente di speciale, in
ambiente montano. Di un amore semplice, di sguardi, e contrastato - lui è
sposato, a una donna che s’improvvsa cerbero.
Un
racconto rincuorante, anche. Seppure di disgrazie: malattie, debiti, cattiverie.
Con
un saggio di Harold Bloom.
Edith
Wharton, Ethan Frome, Bur, pp. 139
€ 10
