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martedì 7 aprile 2026

La transizione verde sarà nucleare

Ha cominciato il cancelliere tedesco Merz, dichiarando “un errore strategico” l’abbandono della potenza elettrica nucleare, nel quadro della transizione verde, verso una produzione meno inquinante, da parte della cancelliera Merkel quindici anni fa. Merz si è mosso lungo la linea che l’Agenzia Internazionale per l’Energia (Iea) sostiene: 1) l’energia di fonte nucleare è per ora insostituibile, e anzi più che raddoppierà di peso sui consumi totali di energia, crescendo di 2,6 volte entro il 2050; 2) il nucleare è la fonte di produzione elettrica più stabile, 24 ore su 24.
Dopo la critica di Merz, subito i dodici Paesi Ue dotati di centrali nucleari (Francia, Spagna, Belgio, Olanda, Svezia, Finlandia, Cechia, Slovacchia, Ungheria, Slovenia, Romania e Bulgaria) hanno avviato il riconoscimento da parte dell’Unione Europea della necessità del nucleare nel quadro delle fonti di energia rinnovabili. 

Fuori dalla Ue, la Gran Bretagna ha adottato col precedente governo conservatore Suniak la costruzione di quattro nuove centrali nucleari, in un’ottica di transizione verde - “per raggiungere le zero emissioni nette entro il 2050 in modo sostenibileLa potenza nucleare dovrà essere portata a 24 GW entro il 2050, un valore quattro volte superiore a quello attuale – un obiettivo che richiede l’approvazione di uno o due nuovi reattori ogni cinque anni dal 2030 al 2044 - progetti da aggiungere ai due già varati.

La Francia, che ha adottato il “tutto nucleare” per la produzione di elettricità mezzo secolo fa, ha in attività 57 centrali, con le quali copre i due terzi del fabbisogno elettrico francese – esporta anche elettro-nucleare per tre miliardi l’anno, in gran parte verso l’Italia.

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