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venerdì 2 agosto 2013

Ponzio Pilato e il sinedrio

Non si può dire Ponzio Pilato, altrimenti Berlusconi... E poi Napolitano è tutti noi. Insomma, non si può dire. Ma che ci sta a fare? È sempre lo stesso di quando stava nel Partito, sa ma non fa.
Veramente anche Pilato seppe ma non fece. Ma Napolitano lo ha fatto per tutta la vita e non si può pretendere che cambi a novant’anni.
Ora Napolitano difende la magistratura, perché, giustamente, che ne sarebbe dell’Italia se si sapesse che anche i giudici sono gaglioffi? E tuttavia, lui è il capo della magistratura, come fa a non vedere che lo prendono in giro? Cioè, l’ha visto, quando volevano incriminarlo a Palermo – e chi poi, un giudice che funziona solo con Crozza. Ma se l’è dimenticato. E tutto come nel Pci, dove ha passato la sua migliore vita.
Dice che no, in realtà ha parlato per promettere la riforma della giustizia, ha paura che Berlusconi gli scippi il governo e gli rovini le vacanze. Speriamo di no, ma allora che stanno lì a lavorare, per il giaguaro?
Dice: soprattutto vuole salvare la riforma della Costituzione. Vuole salvare l’Italia, che ha bisogno di una riforma della Costituzione: un esecutivo in grado di governare, e una giustizia meno lavativa. Lui è stato presidente della Camera e sa che una repubblica assembleare non funziona, nemmenoal minimo. Ma non vede chi e come vuole impedirla? Possibile che non lo veda? Che i giudici qui non commettono irritualità ma veri e propri delitti. La giustizia politica, che è sempre un delitto, in questo dopo-elezioni è diventata sfacciata, non è chi non lo vede.
Totò
Il sinedrio che ha condannato Berlusconi è roba, a quello che s’è visto in tv, da film di Totò. Tanto più sapendo che è la sezione feriale, composta da chi deve farsi a Roma i due mesi più caldi mentre gli altri si fanno due mesi di ferie. Ma è, pur nella sua insignificanza, un tribunale speciale: formalistico e abulico nelle prospettazioni, ma con una sentenza già scritta (è quella del Procuratore Generale, dell’accusa). Un ultimo atto scontato – Berlusconi aveva già redatta, polita e registrata la sua mozione degli affetti. A fronte dell’ingiusto processo dichiaratamente politico a Gramsci, bisogna dire che il Tribunale Speciale fascista si garantiva almeno sul piano formale. 
Non si dice ma è successa una cosa grave: un procedimeto è stato dirottato dal suo giudice naturale. Questo non si può far in base ai codici, presuppone anzi una sentenza precostituita, ma la Cassazione l’ha fatto:
ha assegnato alla sezione feriale il processo Berlusconi al posto del suo giudice naturale, competente per i reati fiscali, la seconda o la terza sezione della Cassazione. Per un motivo che non si può dire ma si sa: che queste sezioni in altri procedimenti non avevano avallato il non può non sapere, mentre il giudice Esposito evidentemente no. Dirottare un procedimento è un reato. Ma non per i napolitani che ci governano – per molto meno il presidente della Repubblica ha protestato, anche con la Cassazione.
I diritti Rcs 
La corsa a condannare Berlusconi dopo la fine impietosa della tentata liquidazione politica con Monti. E dopo la fine del Pd e di Fini, i protettori politici dei giudici. L’urgenza. La sezione feriale. La decisione presa prima del dibattimento, con chiarezza, che si voleva anzi che si sapesse. Per lo stesso reato, “non poteva non sapere”, per il quale Berlusconi era già stato assolto in Cassazione due volte. I turpi segreti che i cronisti giudiziari si rubano e si imputano. Con la connivenza dei procuratori della Repubblica e dei giudici.Una sezione speciale chiamata a interinare la famosa sentenza dell’irruento giudice D’Avossa, che ha condannato Berlusconi per non potere non sapere, assolvendo il presidente dell’azienda che ha commesso a suo giudizio l’evasione fiscale, quello che controlla i bilanci e li firma. Quando si farà la storia, D’Avossa avrà senz’altro un posto. Ma non è tutta la lista delle turpitudini di questa giustizia.
Non è il primo caso, sono vent’anni che Milano “fa” la giustizia. Senza curarsi delle prove, mai o quasi mai.
Perseguendo, per un reato non provato, certi soggetti, mentre non persegue per lo stesso reato, provato, altri. Un caso riguarda proprio i diritti cinematografici sovrappagati all’estero (documentato nel 1997 nel nostro “Mediobanca Editore”,  un libro tuttora in commercio): Montezemolo esportò in due anni, a partire dal maggio 1991, in qualità di amministratore delegato di Rcs Video, 250 milioni di dollari, praticamente senza contropartita – “Rcs Video has a virtually unlimited availability of money”, annunciava a febbraio del 1993 la rivista “Video Age”, più scandalizzata che connivente, una disponibilità di denaro virtualmente illimitata. Nessuna indagine, benché i reati ipotizzati fossero gravi: evasione fiscale, costituzione di fondi neri, distrazione di fondi societari. Anzi, la denuncia di Kpmg, i revisori dei conti, veniva cassata dalla Procura. La stessa che, ma questo lo saprà anche Napolitano, cancellava i cinque partiti democratici per lasciare soli Fini e Occhetto. Gli sconfitti della storia, asservibili al partito dei giudici senza residui. Non per caso, ma di proposito, secondo un disegno. Vuoi mettere Napolitano con Di Pietro?

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