giovedì 16 aprile 2026
Hormuz riapre quando chiude Hezbollah
Trump ostenta il viso dell’arme, nel mentre che assicura la pace – “dettagli”. Perché tutto era stato già deciso - per le diplomazie europee non ci sono dubbi. A Islamabad si trattava di mettere l’imprinting a una sua pace, di Trump. Con qualche impedimento spettacolare, come la non firma del suo vice-presidente. Ma il solo punto conteso è l’arricchimento dell’uranio in Iran, che è già stato regolato nel 2015 da un accordo, P5 + 1, Joint Comprehensive Plan, firmato a Vienna il 14 luglio 2015, dall’Iran con i cinque membri permanenti del consiglio di sicurezza dell’Onu, più la Germania, e dall’Unione Europea. L’accordo troncava il regime si sanzioni. Tre anni dopo Trump ha denunciato l’accordo. Al quale ora si ritorna.
Riscoprirsi a settant’anni, in rima
Di virgiliano, come da titolo, c’è poco: ritmo e
rima, Patrizia Vaulduga parte incazzata contro i guerrafondai “liberati”. Più
non si sfidano a duello ma si divertono ad assassinare, impuniti, in massa,
inattaccabili. Al punto che la morte fa solo rima con se stessa, come in
copertina: “Padroni della guerra e della morte,\ che gestite patrimoni di
morte\ e fate investimenti sulla morte,\ cosa posso augurarvi se non morte?”
Come darle torto. Ma noi, “i nessuno”? “Siamo merce
al mercato del virtuale”. Altro centro. Se non che il mondo resta fuori,
Patrizia fa settant’anni. Sembra che vada sempre di fretta, l’endecasillabo è marciante,
e invece segna il passo. Irritata, perché per il perimetro interiore l’osservazione
non è buona: “Ci sono almeno state evoluzioni\ sotto l’aspetto affetti… o anche
passioni?”. No, sempre “con sogni vecchi niente vita nuova”, da vent’anni, dal
fu Giovanni Raboni. Non più vedova, inconsolabile, ma sì. Se a settant’anni di
sé può aggiungere, famosamente: “Nasco alla morte….strana gestazione”.
Dopo una lunga pausa, interrotta da un ritorno all’origine,
“Belluno”, Valduga si risveglia con le bombe, per fare i conti con i signori della
guerra. Con l’età. E con Milano, che l’ha adottata ventenne ma le è matrigna - “Di
Milano che finge d’esser viva\ meglio Venezia morta per davvero”.
Dalla lingua l’età non si direbbe. E dal brio: la plaquette
viene dotata di una perfida appendice. Dove Raboni usa il vetriolo contro la pax
americana (“Avvenire”, 1970, recensendo il film agiografico “”Tora! Tora! Tora!”),
e contro la sua Milano (che lo ha dimenticato, Patrizia non cessa di ripeterlo),
sul suo “Corriere della sera”, “Le mosche della capitale”, il 9 aprile 1992 (dopo
il “mariuolo” Chiesa, certo).
Con qualche dubbio: “Ma sono stata, almeno qualche
volta?”. E un ricordo grato dei vent’anni, accudita dal geniale Tadeusz Kantor
- la memorialistica può essere, è, potente analgesico, di consolazione, quand’anche
fosse irritata, anche rabbiosa.
Patrizia Valduga, Lacrimae rerum, Einaudi, pp.
78 € 10
mercoledì 15 aprile 2026
Letture - 611
letterautore
Antropologia – Oggi è
rovesciata, si esercita sul Nord del mondo, Europa o America del Nord? Si domandava nel 2004 la storica Natalie Zemon
Davis (“La passione della storia”) e si rispondeva: “Per ragioni pratiche e
politiche…. Non ci sono più isole etnologicamente «utopiche» nel Pacifico…” E: “Molto
spesso i governi postcoloniali non gradiscono antropologi occidentali!”.
Fortuna – È efficace
quando è avversa. È uno dei paradossi di Boezio, “La consolazione di Filosofia”,
8, 3-4. Filosofia consola Boezio, al domicilio coatto, sicuro condannato, così:
“Credo che agli uomini giovi di più la sorte avversa di quella favorevole;
questa infatti, mostrandosi lusinghiera, mente sempre con l’apparenza della
prosperità, quella, mostrandosi instabile con i suoi cambiamenti, è sempre
vera. Una inganna, l’altra istruisce; una, con l’apparenza di beni menzogneri,
blandisce le menti che ne godono, l’altra le libera rendendoli consapevoli di
quanto fragile sia la prosperità; … una è volubile, insicura, sempre ignara di
sé, l’altra sobria e pronta, prudente perché avvezza alle avversità….”.
Hölderlin – “Era pazzo o
fingeva”, si chiede Mario Praz con Frederik Prokosch, in “Voci”, p. 223: “C’è
un’ambiguità allucinante, dal principio alla fine. Forse doveva
impazzire dopo tanta sublimità.
Intellettuale – “L’artista e l’intellettuale
sono tra le poche restanti personalità equipaggiate a resistere e a combattere la
stereotipizzazione e la conseguente morte di cose genuinamente viventi. Una
percezione libera ora implica la capacità di smascherare continuamente e
schiacciare gli stereotipi di visione e intelligenza con cui le comunicazioni
moderne ci sommergono”, C, Wright Mills, “Power, Politics, and People”, già nel
1944 (in “The collected Essays of C. Wright Mills, p. 299). Dove proseguiva: “Questi
mondi di arte di massa e pensiero di massa sono sempre più orientati sulle
esigenze della politica” – invece che, politica compresa, del business (pubblicità).
“Un compito degli intellettuali è di abbattere gli stereotipi e le
categorie riduttive che limitano così tanto il pensiero umano e la
comunicazione” - Edward W. Said, “Representations of the Intellectual”, p. 26.
Luci – C’è luce e
luce, differente per i luoghi oltre che per le ore? “Il sole di Capri aveva una
luce particolare. Non era una luce arida come quella della Spagna, né orlata di
arcobaleno come quella del Portogallo, né immersa in ombre lilla come la luce
sopra la Senna. Non aveva la profondità della luce di Roma, né l’austerità della
luce siciliana. Aveva l’opacità del diamante….” – F. Prokosch, “Voci”, 248.
Mozart – “Un contadino”
lo dice Gide, pianista di lunga pratica, a Frederic Proksch, che ne riferisce marginalmente
in “Voci”, p.268. In una conversazione in cui critica il virtuosismo, la tendenza
degli interpreti a sovrapporsi ai musicisti – la tentazione, o bisogno, di
bravura, di dimostrare quanti arpeggi si possono costruire su un accordo, moltiplicando
le note: “Bisogna andarci piano con Chopin, è da criminali voler scoprire
troppe cose. Non solo con Chopin. Anche con Mozart. E perfino con
Beethoven. Con Beethoven la tentazione è irresistibile. Con Mozart e Chopin
bisogna evitare come il colera ogni tendenza a complicare, a elaborare. I contadini
sono strana gente. Per me Mozart è un contadino. Nei contadini c’è un’essenza
terrestre che li salva dalla volgarità”.
Pound – “Ezra Pound
abita ancora in un villaggio, e il suo mondo è una sorta di villaggio”, così Gertrude
Stein ne parla con Frederic Prokosch in “Voci”, p. 115: “La gente, quando vive
in un villaggio, continua a voler spiegare le cose”.
Romanticismo e classicismo - “Ma si fondono l’uno nell’altro e s’intrecciano”, Praz a
Prokosch, in “Voci”, p.223, “e ciò che li
tiene uniti è la comune consapevolezza di un antico terrore. Dimentichi le
foreste e le cascate, dimentichi i boschetti e i templi: alla fine romanticismo
e classicismo si danno la mano e danzano insieme un tango mortale”.
Romanzi giappponesi – “C’era in Giappone tutto quel mondo che si osserva nei romanzi giapponesi
e che si usa definire «mondo fluttuante» - la storica Natalie Zemon Davis
ricorda a un certo della rievocazione della sua attività (“La passione della storia”,
p.80), a proposito di un suo soggiorno a Tokyo nel 1997 - “noi diremmo forse un mondo dei «marginali,
mondo che gravitava intorno ai teatri, alle geishe, agli intellettuali
«bohèmiens»”.
Torino – “Torino è
stata una delle capitali della Controriforma, san carlo Borromeo era piemontese,
come Pio V, il papa di Lepanto. E Torino ha esercitato un ruolo pedagogico – i
liberali che fecero il Risorgimento, i comunisti, gli azionisti - che l’ha resa
antipatica al resto della nazione. Ora Torino non è più nulla, ha un’identità
spappolata” - Aldo Cazzulo, “Corriere della sera”,5 aprile.
Vico - “C’era anche
Vico”, ricorda della sua formazione la storica Zemon Davis nel libro intervista
con lo storico Denis Crouzet, “La passione della storia”, pp.132-133. “Per due ragioni”,
spiega: “Innanzitutto il suo orientamento, come diremmo oggi, pluridisciplinare”.
Per “il suo modo di mettere la letteratura e altre espressioni culturali in relazione
…. con la poesia, i racconti, l’economia politica. Ai miei occhi è straordinario!
E poi c’era anche il suo sforzo di descrivere il movimento rivoluzionario. Oggi
trovo che sia tropo schematico, ma quando lo leggevo ero sedotta dal suo metodo
quasi antropologico.
“Ho cominciato a immergermi in Vico quando ero studentessa, prima di
impegnarmi nel dottorato. All’inizio ho dovuto leggerlo in francese, perché a
quell’epoca non conoscevo ancora l’italiano.
Vico come lettura in parallelo con Marx. “L’ho letto insieme a Marx”, continua
Zemon Davis, “che è più duro, più critico. Sono felice di averli affrontati
contemporaneamente, perché in Marx apprezzavo il fatto che esponesse in termini
satirici il rapporto tra la letteratura e le classi dominanti, mentre Vico era
più
”.
letterautore@antiit.eu
Cronache dell’altro mondo – assicurative (399)
Guida alla”Fast and Furious”, collisioni con
giganteschi autoarticolati, un incredibile numero di incidenti tra automobili
piene di passeggeri e i 18 ruote. Da dieci anni, alla periferia di New Orleans.
Tanti da allarmare le assicurazioni.
Gli incidenti erano localizzati, in un tratto di 14 miglia della
Interstate 10. Che però in tutti i calcoli attuariali, in tutte le ipotesi, risultava
sempre a rischio zero. Moltiplicandosi gli incidenti, ultimamente ben 246 collisioni con autoarticolati sono state registrate, indagini private sono
state avviate, e hanno scoperto che alcuni avvocati a percentuale, specialisti
di vertenze contro le assicurazioni, aveva assoldato quelli che chiamavano “avanzi
di galera” (slammmers), per provocare con i mezzi pesanti a tutta
velocità “strisciate” con automobili piene di passeggeri - più gente in macchina,
più cause per liquidazioni.
Un avvocato ha pagato uno slammer 1.300 dollari per ogni passeggero
trasportato - un avvocato che arrivava a fare 25 cause per danni al mese.
Slammers e
passeggeri rischiavano la vita, per un grosso premio. Gente dei sobborghi
poveri di New Orleans, a predominanza afro.
Giallo Shakespeare, in-edito
Will,
Shakespeare of course (ma chissà, Sakesbirre? Scontespir? Scachespeare?
Sicechsepare? Scarsesber? Sgripir? Sghechesper? Sghrpwer? Sgrichspir? Sckechesberro?
Sciachespero? Scachespeare? Schertspir? Segheswer? Pennacchi imita il camilleresco,
ribattezzato patavino-padovano, nella versione “Catarella”) sbarca a Padova. Si
professa guantaio, e correttore di bozze. Ma si confessa incaricato
(segretamente, of course) di cercare un Edward Kelly, (giovane)
favorito di lord Southampton - di cui sa già tutto, che si è fatto frate ma
frequenta i ragazzi inglesi. I quali, chissà perché, numerosi sono a Padova,
all’università, e per di più, bevitori di birra e maneschi, invisi ai patavini.
Tutto
infatti avviene a Padova, che è la città di Pennacchi e il centro del mondo,
della Serenissima, e anche dei Capuleti (Cappelletti) e Montecchi – con tutto
quello che Will ci monterà sopra. Ci saranno di mezzo, oltre un
Saviolo-Pennacchi, mezza età e mezza pancetta, preti, nobili, mezzane, medici,
maghi, “veri” e presunti, lamie e fattucchiere, uomini d’arme e no, e qualche
omicidio. Con un sospetto di gaytudine diffusa, Will compreso - dalle cui opere
si trae un largo fraseggio, con i thou, hath, etc., l’inglese
biblico (si colloquia anche con citazioni dalla Bibbia). Incontri
sgradevoli, sempre a Padova, con l’arcinemico Marlowe. Oltre, naturalmente, ai
Capuleti e ai Montecchi.
Un
divertimento? Non si ride. Un guazzabuglio. Pennacchi, attore simpatico,
specialista dei ruoli di “spalla”, burbero-faceto, ama Shakespeare
(“Shakespeare and me” è un suo titolo) e prova a metterlo in scena. Ma senza editing,
evidentemente.
Andrea
Pennacchi, Se la rosa non avesse il suo nome, Feltrinelli, p. 299 €
11,90 (promozione Feltrinelli, 2 libri Ue € 11.90)
martedì 14 aprile 2026
Il mondo com'è (494)
astolfo
Candy – Esordisce alla prima
Fiera di Milano dopoguerra, nel 1946, “ancora in forma rudimentale”, come la prima
lavatrice, “la macchina per il lavaggio automatico della biancheria e dei
panni” - Amalia Ercoli Finzi, “Introduzione “ a Di Paolo-Guanciale, “Miracolo a
Milano”, Il Saggiatore: “Di nome Candy dal titolo di una canzone di Nat King
Cole, proposta da una piccola ditta di Monza, la Officine Meccaniche Eden
Fumagalli specializzata nella produzione artigianale di meccanica strumentale, suggerito al proprietario
dal figlio Enzo, reduce dalla prigionia negli Stati Uniti”. Era “la Candy 50,
poi sostituita dalla Candy-Bimatic, la prima semiautomatica”.
Charivari – I movimenti dei gilets
jaunes, o dei “forconi”, nella Francia Cinquecento – noti in Inghilterra
invece come skimmington, o tin-panning, delle “padelle”, le
pentole, o tin-panning. Movimenti contadini di protesta,
rapidi e violenti, spesso senza una causa precisa. L’analogo in Inghilterra era
lievemente diverso, una parata dai tratti burleschi, con la “musica” dei rumori,
contro
uno più concittadini, più spesso per motivi di letto - coniugi infedeli, mariti sottomessi, mogli santippe
(con figuranti, oltre che con la “musica grezza”).
Eilat-Ashkelon – L’unico sbocco
sicuro del petrolio del Golfo è attraverso Israele? Un “intervento” (non richiesto?) dello scrittore iraniano Tolouei
oggi sul “Corriere della sera” evoca “il gasdotto di Eilat-Ashqelon in Israele,
costruito grazie agli investimenti iraniani durante il regno dello Scià”, come “uno
dei princiali concorrenti allo Stretto di Hormuz nel trasferimenti di risorse
energetiche”. È vero - se non che non è un gasdotto ma un oleodotto, il Tipline
(Trans-Israel Pipeline), o Oleodotto Europa-Asia, tra il golfo di Aqaba e il
Mediterraneo.
L’oleodotto funziona, malgrado la guerra, e trasporta
verso Israele e il Mediterraneo, con un breve percorso, greggio iracheno, kuwaitiano
e emiratino, e in senso inverso, con una capacità di trasporto ridotta, prima della guerra e
della chiusura di Hormuz, petrolio russo per i mercati asiatici – questo spiega
la premura di Putin di farsi mediatore nella guerra.
Dacché, con l’avvento di Khomeiny, l’Iran si è fatto nemico
di Israele, l’inimicizia ha portato a una singolare contesa giuridica. La quota
iraniana dell’oleodotto non è stata nazionalizzata da Israele. Ma la società proprietaria
della condotta, di diritto israeliano, non paga la quota di royalties di
Teheran.
L’oleodotto è lungo 254 km e ha un diametro di 42 pollici
(107 cm) con una capacità diversa di trasporto nelle due direzioni: fino a 400
mila barili al giorno da Ashkelon a Eilat, e una capacità tripla (grazie al
potenziamento delle stazioni di pompaggio) in seno inverso, dal Golfo al Mediterraneo
– approssimativamente 20 e 60 milioni di tonnellate di greggio annue. Da
Ashkelon al Golfo trasporta essenzialmente greggio russo, dal Mediterraneo verso
l’Oriente, India e Cina i maggiori mercati.
L’oleodotto è gestito dalla Eilat Ashkelon Pipeline
Company, o Europa Asia Pipeline Company (Eapc), la società che lo scià e
Israele avevano fondato nel 1968 – un favore a Israele per circonvenire l’ostilità
dei paesi arabi dopo la sconfitta dell’Egitto di Nasser l’anno prima nella guerra
dei Sei Giorni. Poi, dopo l’avvento del khomeinismo a Teheran e la rottura delle
relazioni, Israele ha fatto propria la società. Senza rimborso. Una lunga
contesa giuridica ne è seguita, conclusa nel 2015 in un tribunale svizzero, con
la condanna di Israele a un risarcimento, quantificato in 1,1 miliardi di dollari.
Risarcimento che Israele non ha effettuato, sulla base di una sua propria legge
che non consente relazioni economiche con un nemico.
Israele non è nuovo a complicazioni giuridiche di questo genere.
Dal 1967 al 1974, quando occupava il Sinai, pompava il petrolio dei giacimenti
italo-egiziani come preda di guerra. Ma riconosceva le royalties alla
parte italiana (Eni).
Millenarismo – L’attesa della
fine del mondo, o spirito avventista, è parte dello “stile paranoide” di
lettura della realtà nella riflessione di Richard Hofstadter, “Lo stile paranoide
nella politica americana” – in realtà dell’opinione pubblica in America. Nella
quale fa un excursus (in nota, 8-89) sull’avventismo, a proposito dei
fondatore, William Miller - ma
ritenendolo anche un’evoluzione “delle tendenze principali del protestantesimo
americano”: “L’esempio americano probabilmente più spettacolare dello spirito
avventista è il caso di William Miller, che si fece conoscere a New York negli anni
Trenta dell’Ottocento. Nato in una famiglia di predicatori battisti, Miller
cominciò a occuparsi dele profezie millenariste, effettuò dei calcoli e
annunciò il ritorno di Cristo una prima volta per il 1843, poi una seconda volta
per il22 ottobre del 1844, e divenne così il leader di una setta avventista dal
seguito considerevole. Il giorno stabilito, i milleriti si adunarono in preghiera,
molti abbandonarono le loro occupazioni mondane e alcuni si disfecero dei loro
bei. Il movimento di Miller tramontò dopo il giorno fatale, ma altri
avventisti, più cauti nell’uso di date, proseguirono in quello spirito”.
Non fu un fuoco di
paglia, Miller si iscriveva in una tradizione protestante, “non lontana dalle tendenze
principali del protestantesimo americano, secondo uno studio famoso di un
storico locale, Whitney R. Cross, sulla parte occidentale dello stato d New
York, degli Appalachi,“The Burned-Over District: The Social and Intellectual
History of Enthusiasmatic Religion in Western New York, 1800 – 1850 ”: I
milleriti non possono essere liquidati come contadini ignoranti, libertari di
frontiera, vittime impoverite del cambiamento economico o seguaci ipnotizzati
di un pazzo…. Il protestantesimo americano preso nel suo complesso è arrivato
molto vicino alle stesse convinzioni…. Tutti i protestanti si aspettavano un
qualche evento attorno al 1843 e nessun critico del fronte ortodosso ebbe niente
da ridire sui principi alla base dei calcoli di Miller” – gli assistenti e i
seguaci di Miller troveranno “il mondo insalvabile e i parlamenti corrotti, mentre
l’infedeltà, l’idolatria, la sudditanza alla chiesa di Roma, il settarismo, la
seduzione, la frode, l’assassinio proliferavano”.
Il senso della
protesta è una certa idea della storia, spiega Hofstdater: “La storia è una
cospirazione, messa in moto da forze demoniache dal potere trascendente…. Per
batterla c’è bisogno non dei soliti metodi di botta e risposta politico, ma di
una crociata senza quartiere”.
Barone de Morpurgo
–
Fu tra i protagonisti italiani del tennis negli anni 1920, dopo esserlo stato
in precedenza per l’Austria-Ungheria. Così lo scrittore americano Frederik
Prokosch lo ricorda in “Voci” – altre memorie non se ne conoscono. Solo ottavo,
nono, decimo nelle graduatorie mondiali, e mai più in là di una semifinale nei tornei
maggiori, Wimbledon, Montecarlo, Internazionali di Francia, Internazionali d’Italia,
ma perdendo sempre contro i fuoriclasse del momento, Bill Tilden, René Lacoste,
Jean Borotra (una volta peraltro sconfitto, all’Olimpiade di Parigi nel 1924, allo
spareggio per il terzo posto – un Borotra fresco del trionfo a Wimbledon), Henri
Cochet. A Wimbledon ha fatto anche una
finale, al torneo del 1925, nel doppio misto, insieme con la statunitense
Elizabeth Ryan – contro il solito Borotra, in duo con l’altra fuoriclasse
francese Suzanne Lengler.
Cambiò nazionalità
col passaggio di Trieste all’Italia dopo la Grande guerra. Ma fu a lungo
ignorato da Federtennis, che lo tesserò solo a fine 1923.
Di padre triestino,
ebreo, barone, di madre inglese, aveva fatto le scuole a Oxford, scoprendovi il
tennis. A partire dai 15 anni, nel 1911, gareggiò in Inghilterra con successo
nella categoria juniores. In guerra fu mobilitato nell’aviazione austriaca. Raggiunse
la vetta del successo nel 1930. Agli Internazionali d’Italia in finale in tutte
le specialità: singolare (sconfitto dal fuoriclasse Tilden in tre set), doppio
(con Paolo Gaslini, sconfitti dalla coppia Tilden-Wilbur Coen) e doppio misto
(qui vincente, con Lilì de Álvarez, contro Lucia Valerio e Pat Hughes). Agli Internazionali
di Francia dello stesso anno fu il primo
tennista italiano a disputare una semifinale di una prova del Grande Slam – sconfitto
da Cochet.
È in coppa Davis
che l’unica memoria del barone De Morpurgo resta negli annali: partecipa a
tutti i tornei dal 1923 al 1933, con 39 vittorie in singolo e 14 sconfitte, e
16 vittorie contro 10 sconfitte nel doppio. Figura tuttora al quarto posto come
numero di presenze in coppa, dopo Pietrangeli, Panatta e Sirola.
L’ultima uscita
nel 1935, a Wimbledon, sconfitto al primo turno da un giapponese, Jiro
Yamagishi. Morirà dimenticato, a 65 anni, nel 1961, in Svizzera, di polmonite
fulminante.
astolfo@antiit.eu
Giallo paraipnotico
A
ogni posa una piega si aggiunge – donna sola vittima di vicino maleducato, psichiatra
perseguitata dal paziente, psichiatra persecutrice, consulti meticolosamente
registrati in audiocassette, registrazioni trafugate, ipnosi e magia, paziente trascurata,
oppure amata?, Parigi occupata ai nazisti, un suicidio che forse è un assassinio…
La mente sconvolta della psichiatra – ci può stare, anzi grande soggetto –
naviga a zigzag nella confusione.
La
suspense inseguita alla Argento, per atmosfere. Però interrotte in
continuazione da contro-suspense, da pieghe realistiche, ordinarie. Un
genere che Jodie Foster, la psichiatra, in gioventù pluricandidata e
pluripremiata Oscar, dal “Silenzio degli innocenti” in qua, straordinario successo
di cassetta trent’anni fa, coltiva, con effetti da serie B.
Un
film che ha aperto l’ultimo Cannes, e non si vede perché – forse perché figura
film francese. Anche Auteuil sembra sorpreso di esserci: fa il marito
divorziato della psichiatra, per la quale si spende come detective, smascheratore,
inseguitore - e si confronta in una scena notturna impensabile, in un garage, col
nemico (supposto, non ne sappiamo nulla, se non che è collerico e ebreo) che è integralmente
nudo, reduce da una sveltina in terrazza sotto la pioggia, ma non si ride.
Rebecca
Zlotowski, Vita privata, Sky Cinema, Now
lunedì 13 aprile 2026
Ma l’Europa va (solo) a destra
Esultanza democratica per la vittoria di Magyar
a Budapest. Dove il Parlemento sarà diviso fra tre pariti di destra. Europeisti
(anche Orban o era) ma. Magyar è acclamato solo perché fa parte dei Popolari
eurpoei, la Dc transnazionale. Pupillo del resto di Orban.
Avviene in Ungheria
come già in Polonia. Tra una destra-destra (il vecchio governo con la vecchia
presidenza della Repubblica) e un destra-centro (la nuova presidenza col nuovo
governo).
Sono le solite fibrillazioni slavo-balcaniche?
Anche la Germania si avvia, per ora informalmente, verso una destra-centro. In
Ungheria e Polonia le sinistre (socialista, verde) non ci sono, in Germania
sono a rischio fuoriuscita dal Parlamento - sotto la soglia del 5 per cento.
Problemi di base futuribili - 910
spock
Tra un milione
di anni non saremo mai stati – la storia è breve?
Il futuro è
sempre anteriore?
Il futuro
futuro sfugge?
Come fa il futuro
a esistere?
Il futuro è un’ipotesi?
Il futuro si
fa strada facendo?
spock@antiit.eu
La storia è sempre un piacere
Che cosa “fa”
storia, e quali sono o devono essere i propositi dello storico, e i metodi, o
le esigenze, che lo storico deve porsi. Natalie Zemon Davis, che ha aperto un
filone di studi in America sulla storia della Francia nel Cinquecento, e nella
stessa storiografia francese ha aperto nuovi sbocchi e metodi di ricerca specie
per il Cinquecento – il personaggio di Martin Guerre, gli charivari,
sorta di “gilets jaunes”, movimenti improvvisi di protesta, in
ambito rurale, le “guerre” fra cattolici e protestanti, Rabelais ripreso nel manstream,
accostato a Montaigne – e per questo specialmente celebrata in Francia, discute
in forma d’intervista con Denis Crouzet, lui stesso storico dell’età moderna,
l’evoluzione e i criteri metodologici della storiografia. A coronamento di
mezzo secolo di ricerche e pubblicazioni, la prima nel 1955, l’ultima qui
censita nel 2006 (la bibliografia, sommaria, prende quindici pagine).
L’intervista è
lunga perché c’è molto da dire. A credito della storica, oltre la revisione del
Cinquecento francese, l’assunzione del femminismo negli studi storici, con
“Gender and Genre”, 1980, “le donne storiografe”, e “Donne ai margini”, le
prime ricerche storiche sugli indiani d’America (gli Algonchini), le complesse
articolazioni del rapporto fra antropologia e storiografia, la “scoperta” di
Leone l’Africano, lo scrittore afro alla corte di Leone X a Roma (e di
passaggio, in quanto primo autobiografo, di Leone di Modena, il rabbino
convertito primo “storico” di se stesso”), “Il dono”, una ricerca storiografica
sulla traccia, e sotto il controllo
professorale, da studente a Lione, di Marcel Mauss, e molto altro. Con rapidi ricordi degli studiosi con cui ha lavorato o si è confrontata, Le Roy
Ladurie, Carlo Ginzburg, de Certeau, Lévi-Strauss fra i tanti. Con due critiche radicali, tra
parentesi, a Foucault: sulla società come “epistéme insieme inconscio e
consensuale” (ci sono sempre “dei punti di disaccordo o di controversia”), e
sulla storia individuale come “nuova iscrizione del «potere», dell’ordine del
dominio, in una persona particolare…. Ci sono anche dei conflitti soggettivi!”. Con un
approccio, anche in tarda età, avventuroso e come gioioso, alla ricerca: “Provo
sempre un brivido prima di entrate in un archivio o in una biblioteca”, e “che
fortuna aver potuto leggere tante storie interessanti”. Come dire che anche la
storiografia è letteratura – creatività. Un
omaggio alla prima Grande Storica, la prima del genere femminile, da poco
scomparsa, in Canada dove aveva da ultimo insegnato, nel 2023, quindi di 95
anni, con ben cinquant’anni almeno di studi di ricerche e pubblicazioni –
compresi gli otto anni di esilio interno negli Stati Uniti, vittima anche lei
del maccarthysmo, privata del passaporto per otto anni. A cura di Angiolina
Arru, storica contemporanea, e Sofia Boesch Gajano, storica medievista.
Natalie Zemon Davis, La passione della storia, Viella, pp.190 € 8,80 (remainders Ibs-la Feltrinelli)
domenica 12 aprile 2026
Ombre - 819
Vance a Islamabad era solo una prima presa di contatto – il vice-presidente Usa non ha nessun potere e non ha avuto nessuna delega. Ma l’Iran ha ottenuto di fatto un “attestato di vivenza”, dopo che Trump lo aveva dichiarato sepolto. E in realtà la guerra, per la parte americana, è finita: lo scrollone garantito da Nethanyahu e il suo sistema spionistico non è avvenuto, e una invasione da terra sarebbe una ecatombe.
Trump si è affidato ai più sicuri alleati nella regione, Pakistan e Turchia, benché fortemente anti-Israele. In funzione di mediatori, ma in realtà di ostetrici, per propiziare il non voluto parto. Si discute ancora dell’uranio arricchito, si dice che si discute, dopo quindici anni di accordi e disaccordi. Ma Teheran vuole – e otterrà – l’abolizione
delle sanzioni commerciali, dopo mezzo secolo. In cambio della libertà di transito
a Hormuz, cioè di niente.
Lamenta “Il Sole” che l’Italia è indietro
nell’uso dei fondi Ue per la ricerca scientifica. Li finanzia, come per tutto, al
12 per cento, ma li utilizza al 9. Dietro perfino la piccola Olanda – per non
dire della Spagna. Altrove ci sono procedure e personale specializzati per la
redazione e presentazione dei progetti, in Italia (Cnr) no.
L’Inghilterra ne era maestra, che si prendeva
la maggiore quota delle risorse prima della Brexit. E – “Il Sole” non si cura
di saperlo – ha fatto in modo di continuare ad attingervi anche senza finaziarle.
La Cassazione “libera” il prefetto in
pensione Piritore dal carcere preventivo che la Procura di Palermo ha chiesto e
il gip e il Riesame cittadini comminato, per avere “occultato” 46 anni fa, in forza
alla Mobile di Palermo, un guanto trovato nell’auto del killer di Piersanti Mattarella,
il presidente della Regione Sicilia. Mentre è quello che il guanto aveva
rivenuto, l’aveva fatto vedere al titolare dell’auto, rubata, e poi l’aveva depositato
in questura. Da ridere. come si fa(ceva)no le indagini. E la Procura di Palermo
oggi – che però non arrossisce.
E fortuna che Piritore non evoca nessun
politico, Palermo avrebbe smesso di lavorare per decenni.
Dice bene Meloni: ha perso il
referendum ma non il governo. E perché? Ha da fare 852 nomine nelle 152 società
del ministero dell’Economia e delle Finanze. Un tesoro: ce n’è per tutti. E poi
gli altri non se la passano meglio, Forza Italia e la Lega. E l’opposizione se
la passa meglio, le conviene insistere?
L’allenatore de Zerbi, che al Marsiglia
aveva avuto parole di elogio per il suo calciatore Mason Greenwood, “un bravo ragazzo”,
accusato ingiustamente a Londra di stupro e poi assolto, ora che è alla squadra
londinese del Tottenham è bersaglio dei media, soprattuto quelli “di sinistra”
(dabbene) come il “Guardian”, per averlo detto. È sbagliato fare colpa del purinanesimo
(ipocrisia) agli americani, è proprio inglese.
All’improvviso, sena motivo, parole di fuoco
di Claudio Ranieri, dirigente della Roma calcio contro l’allenatore Gasperini –
è stato un “quarta scelta”, non sa far giocare i giocatori che ha acquistato,
doveva fare della Roma un’Atalatnta. Senza motivo, e senza freno. Un mite, come
Ranieri.
L’aria della Roma calcio è infetta – si
rasserenava solo con Mourinho, il Grande Furbo. Ma non è (solo) il calcio, è l’aria
della Capitale: purché si chiacchieri.
“Scocca l’ora decisiva” ì la prima
pagina del “Corriere della sera”, edizione pomeridiana, l’1 settembre 1939,
alla vigilia della guerra - nella riproduzione anastatica che il quotidiano
offre per celebrar e i suoi 150 anni: “Le proposte di Hitler per Danzica e il
Corridoio leali ragionevoli ed eseguibilissime lasciate stoltamente cadere da
Varsavia e da Londra” E più in rilievo: “Inghilterra e compagni inchiodati alle
loro tremende responsabilità”. Sembra oggi, con le “proposte” di Trump e
Netanyahu stoltamente rifiutate da Teheran. Ma, certo, più in piccolo.
Il preannuncio della guerra, sempre sul
“Corriere della sera” dell’1 settembre 1939, si commenta con un “fondo” di Aldo
Valori. Che a una minima ricerca si rivela essere stato “il fascista che non
amava il fascismo”. C’è anche questo, non si è mai abbastanza fascisti – o
convintamente. Ovverossia: il fascismo è
un ideale. Senza l’odio ricino e senza il manganello, assai simile a quello del
buongoverno. Cioè del governo – la democrazia si vuole governata.
Si rifà il processo al barman
Impagnatiello che ha ucciso la compagna incinta (di lui) con 39 (trentanove)
coltellate, ardue anche da contare, con l’aggravante della premeditazione. I
giudici in Assise, e in Appello, non ci avevano pensato.
“La Premier League? Per il mio vice (al
Tottenham, squadra di centro classifica, n.d.r.) il capo delle risorse umane ha
valutato 50 curriculum. Lì è tutto perfetto…. corrono di più ma soprattutto
corre più forte il pallone, devono imparare a passarselo meglio per questo, e i
campi di allenamento sono sempre rasati
e bagnati”: il calcio è semplice, spiega Paratici di ritorno dal Tottenham. La
serie A e l’Italia giocano col pallone a 10 all’ora – il “possesso palla”….
Poi viene Di Canio, che anche lui è
stato in Inghilterra: “Mahlen all’Aston Villa era la terza riserva, alla Roma
sembra un marziano” – anche Boga, che si vorrebbe un fenomeno alla Juventus,
era terza riserva al Nizza. “Lautaro segna con Pisa e Lecce e senti dite che è come
Kane, 49 gol in tutte le competizioni” - in un anno con ancora una ventina di partite
da giocare, “in tutte le competizioni”..
“Prima degli attacchi aerei, spiega
l’esperto israeliano, vengono adottate «misure per ridurre al minimo i danni
per i civili», con munizioni di precisione e sorveglianza aerea”. Munizioni di
precisione - pallottole on l’IA, schegge sensitive? S i può dire (e scrivere)
di tutto?
Poi l’articolo prosegue: “A Teheran una
sinagoga nel centro della città viene distrutta”. Senza ironia.
Senza nemmeno meravigliarsi: una
sinagoga al centro di Teheran?
Un anno, alla conferenza per la Sicurezza
di Monaco di Baviera, il vice-presidente Usa Vance tuonava contro l’Europa
anti-democratica, che non rispetta le opinioni dei cittadini - difendeva Afd,
il partito del 25 per cento che la Germania provava a dichiarare illegale (terrorista).
Oggi lo sesso Vance va in Ungheria per promuovere il premier uscente Orbàn al voto.
L’America non s’intromette.
“Il ‘foglietto’ dei rigoristi della
Bosnia rubato a Donnarumma finisce all’asta”. Robetta – Donnarumma aveva imbroccato
lo stesso il rigore decisivo, non ce l’ha fatta per millimetri? E poi, che
novità è, non siamo “profughi dalla Bosnia”, da trent’anni almeno?
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Giallo di paese
Un
commissario non onnisciente né taumaturgo, come vogliono i gialli. Nemmeno
fortunato, non specialmente. Uno in età, come lo sono i più, che si arrabatta
con amicizie (femminili) vecchie e nuove. Un commissario infatti che non è
venuto dal nulla: è stagionato e si occupa di persone e cose che conosce da sempre
– o, per essere precisi, di un mondo che lo conosce meglio di quanto lui si
conosca.
Un
“giallo” della normalità. Vita di paese, con le fisse del cibo, dei luoghi, dei
personaggi, pettegolezzi compresi e malignità, e conoscenze vecchie che si ritrovano.
Genitori, di ventenni, ragazzi soprattutto, disorientati, tra canne, mamme, e niente da
fare - non ci sono le zie, ma ci sono i cugini. E Bisio che ci mette la faccia
senza trucco, il commissario come il vecchio maresciallo dei Carabinieri, un po’
stordito dagli eventi. Qui anche dai ricordi, essendo tornato dove aveva
cominciato.
Un
mondo frusto. E senza sorprese. Che però ha il suo fascino – volendo proprio essere
frusto e senza sorprese? Certo, è una novità. Ma il segreto della ricetta è forse
la collocazione nell’Appennino emiliano – Castiglione dei Pepoli. Un mondo altro,
talmente è semplice. Per liberarsi-ci dalle fruste mafie, Napoli, la Sicilia, la
Calabria, Bari, la Rai le ha provate tutte: le Alpi, Torino, Ferrara perfino,
ora ci prova con l’Appennino emiliano.
Renato
De Maria, Uno sbirro in Appennino, Rai 1, RaiPlay
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