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sabato 17 ottobre 2020

Il virus siamo noi

I morti sono molti di meno, così come le terapie intensive (i casi gravi),  ma i contagi si accrescono ogni giorno come a marzo-aprile, e anche di più.
L’aumento non è esponenziale, ma ogni giorno il nuovo delta è superiore al precedente: la progressività è forte.
Non  c’è da preoccuparsi, si dice: questo è l’esito di tamponi, che ora si fanno dieci e venti volte più numerosi che in primavera, e si cercano i “positivi” anche tra i “contatti” dei contagiati, che spesso sono casi lievi oppure asintomatici. Ma non per questo le misure restrittive possono essere più lievi: si sta tornando rapidamente al lockdown, con le sue trerribili conseguene economiche e psicologiche.
Le strutture sanitarie, si dice ancora, sono meglio organizzate. E questo è meno vero. Alcune regioni, compresa la Lombardia, che più ne aveva sofferto, hanno fatto poco o nulla.
Le terapie intensive non sono sotto pressione, ma in Campania e Lombardia sono vicine al 30 per cento d’occupazione, soglia che l’Istituto superiore di sanità considera critica. Lo stesso Istituto stima che a breve la soglia sarà raggiunta in sette regioni.
Si poteva fare meglio senza sforzo. Specie nel trasporto pubblico, bus, tram e metropolitane, nelle ore di affollamento, la prima mattina, e alla chiusura delle scuole. Non costava per la aziende pubbliche di trasporto programmare trasporti adeguati agli orari di lavoro e scolastici; si è rimasti invece nella routine, con mezzi che vanno e vengono vuoti e altri che scoppiano. Intensificare le corse delle metropolitane. Usare la flotta sterminata dei bus turistici fermi da otto mesi. Usare i bus scolastici privati per portare i ragazzi a scuola invece che ammassati sui mezzi pubblici. Tanto si poteva fare che non si è fatto.  
 

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