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Usa vs. Cina in tre mosse – anzi quattro
C’è la Cina al primo posto della nuova “Strategia di difesa” Usa. La marginalizzazione dell’Europa ne è una conseguenza. C’è la Cina soprattutto al Pentagono. Dove l’opinione
ormai è comune che i veri dominus strategici sono i vice del segretario alla
Difesa Hegseth – di suo poco più di un bell’uomo, venendo dall’intrattenimento
televisivo. E tra i vice il più accreditato di autorevolezza è Elbridge Colby.
Nipote di William Colby, capo della Cia negli anni1970, cresciuto in Giappone,
fino all’università, studioso e analista di politica internazionale, già al dipartimento
della Difesa (assistente di un vice-segretario) col primo Trump. Autore nel 2021
di un libro, “The strategy of Denial”, nel senso di negare o prevenire la possibilità
che la Cina si faccia potenza egemone.
Questa la “dottrina Colby”, desunta dal suo libro. La Cina è il solo attore
internazionale nella posizione di minacciare seriamente gli interessi vitali
americani. Altri paesi come la Russia e l’Iran sono potenzialmente dannosi e sono
più aggressivi. Ma sono potenze più piccole, e con vicinati in grado di controbilanciarne
l’aggressività.
L’Asia è la più importante regione economica nel mercato mondiale e la
posizione della Cina dentro l’Asia le offre l’opportunità di imporre la sua egemonia.
La politica americana di difesa dovrebbe prevenire l’egemonia della Cina con alleanze
anti-egemoniche.
Per dare credibilità a queste alleanze gli Stati Uniti devono dare loro
la priorità rispetto ad altri teatri, e cioè il Medio Oriente e l’Europa.
Per essere efficaci, queste alleanze devono essere dichiaratamente
difensive – gli Stati Uniti non devono attentare al governo cinese né prevenire
lo sviluppo della Cina. Ma il Giappone è sulla strada per diventare la terza potenza militare mondiale, dopo Usa e Russia. Senza contare il riarmo che Trump ha deciso di Taiwan.
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