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venerdì 13 febbraio 2026

La mistica ebraica per cristiani

Volendo andare alle fonti di Pico della Mirandola, delle portentose 900 “conclusioni”, le “tesi per un sincretismo di tutte le religioni e di tutte le scienze”, che Pico presentò nel 1485, “all’epoca un giovane di 23 anni”, con “inclusa anche la Qabbalah”, Scholem si addentra in una ricerca vertiginosa di qabbalisti di varia lingua e corrente, più mistica o numerica o magica, su cui il giovane conte poteva essersi informato. Giacché informato lo era, sulla Qabbalah, e anche bene.
Un excursus dettagliato è il frutto della ricerca. Su fonti anche rare e rarissime, voluminose o minime, e numerose. Tante da non credere, per una “scienza” o “sapienza” poco regolata, poco disciplinata, e poco diffusa e anzi riservata e misterica. Una ricerca più sorprendente ancora per i tanti cabbalisti che ebbero contatti continuati e dialogo con i teologi cristiani. E per i tanti cabbalisti convertiti, e non per opportunismo, specie nel Trecento in Spagna.
Una ricerca dettagliata e argomentata delle fonti, con molti rimandi in nota, le inevitabili ipotesi di collegamenti, più o meno sotterranei, e le inferenze, le divergenze, gli sviluppi, e i possibili motivi ed esiti delle opere. Un’opera di pura filologia. Notevole anche la corrente cabbalista che, passando sopra al tradizionale atteggiamento ebraico nei confronti del cristianesimo, sprezzante, le “Toledoth Jesu”, che Gesù e i discepoli vogliono maghi, stregoni e ciarlatani, li trova invece cabbalisti – “solo che avevano sbagliato…”.
Un saggio lungo, “La storia delle origini della Qabbalah cristiana”, e due interventi d’occasione. Uno per il premio Reuchlin, dal nome dell’umanista tedesco che riprese e sviluppò le “tesi” di Pico, “Lo studio della Qabbalah da Reuchlin a oggi”. E l’ultimo intervento pubblico di Scholem, il 6 novembre 1981 (morirà poco dopo), a Berlino, “La posizione della Qabbalah nella storia intellettuale europea”. Da umanista postmoderno, che aveva voluto vivere in Israele fin da giovane, sionista anche fanatico, che però non rinunciava a essere ma sentiva tedesco, europeo.
Saverio Campanini, lo specialista di ebraico a Bologna, che ha curato il volume, lo dota di una distesa postfazione, commestibile ai più, sulla Qabbalah, e su Scholem. Un “integralista”, si direbbe oggi, che però aveva scoperto la Qabbalah ai vent’anni e vi si era appassionato sulle pubblicazioni cristiane, di cabbalisti in qualche modo adepti oppure ebrei convertiti. E le sue ricerche tenne private fino agli ultimi anni. Quando “fu abbastanza sicuro di sé per concedere che, in fondo, i cabbalisti cristiani erano stati i suoi precursori”- ammissione evidentemente difficile, volendosi un sionista integrale. “Per tutta la sua carriera”, nota Campanini, “egli aveva tentato di liberare la Qabbalah dalle ipoteche della sua interpretazione cristiana, proprio per stabilirne la centralità pura e incontaminata all’interno di un programma pedagogico segnato dalla spinta ideale sionista e incardinato nella nuova statualità israeliana”. Aveva scoperto “la letteratura cabbalistica intorno al 1916 grazie all’opera di un cabbalista cristiano, il massone cattolico Franz Joseph Molitor”. E “quando decise di addottorarsi sul più antico testo cabbalistico, il ‘Bahir’, lo pubblicò sotto gli auspici di una fantomatica Società Johann Albrecht Widmannstadt”, dal nome di un collezionista di opere cabbalistiche, “società di cui “lo spiritus rector era un ebreo viennese battezzato, personaggio multiforme, storico dell’arte, economista e storico delle religioni, l’ineffabile Robert Eisler”. Che non era quel che s’intende “cabbalista cristiano”, ma si ricorda perché della collana che varò, ed ebbe solo due titoli, entrambi sono firmati da Scholem, “nel solco della migliore esperienza della Qabbalah cristiana”. Non solo gli inizi, anche gli sviluppi futuri Campanini documenta che furono a oltranza sulla stessa matrice.
Scholem, molto amico di W.Benjamin, era però molto esclusivo e polemico. P.es. con H. Arendt sul processo a Eichmann, come prima con Marc Bloch (“un autore cristiano”, ingiuria suprema), col quale si litigava l’amicizia (l’eredità spirituale, de non letteraria) di Benjamin, a chi ne era più amico.
Gershom Scholem, Cabbalisti cristiani, Adelphi, pp. 177 € 12

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