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Il mondo com'è (493)
astolfo
Abate Barruel – Si può dire il padre
del complottismo – dello “stile paranoide” in politica, come lo chiama la Scienza
Politica. Il nome che tanto spesso ricorre nei romanzi di Eco è un gesuita
espulso dalla Francia nel 1783, per la soppressione dell’ordine da parte del
papa Clemente XIV, con la bolla “Redemptor”, che nella città libera di Amburgo
vent’anni più tardi, nel 1803, e nel generale contesto di reazione continentale
alla Rivoluzione francese, fu in grado di far stampare cinque volumi di
“Mémoires pour servir à l’histoire du Jacobinisme”, che divenne subito un classico.
Di elaborazione e “prova” della rivoluzione come cospirazione. Un primo caso –
il secondo in realtà, l’abate pubblicava dopo l’americano John Robison, che però
si era esibito in un solo volume, nel 1798, “Proofs of a Conspiracy against All
the Religions and Governments of Europe”. Come Robison (ma con più argomenti e
maggiore diffusione: la sua opera fu subito tradotta in inglese e pubblicata
sia a Londra che a New York), l’abate denunciava “una cospirazione tripla”. Ordita
cioè da anticristiani, massoni e Illuminati – la società segreta di Monaco di
Baviera, anni 1770, avversaria e concorrente della massoneria. Contro la religione
e la pace. “Dimostreremo ciò che è imperativo far sapere alle nazioni e ai loro
governanti”, premetteva l’abate: “A loro diremo: che ogni aspetto della Rivoluzione
francese, fin ai crimini più orribili, fu previsto, contemplato, architettato,
deciso, decretato; che tutto fu conseguenza della più profonda malvagità, e fu
preparato e prodotto da uomini che soli tirano le fila delle cospirazioni
intrecciate da tempo nelle società
segrete, e che sapevano come scegliere e accelerare i momenti favorevoli ai loro
piani. Sebbene nel quotidiano scorrere degli eventi storici siano capitate
circostanze che non sembravano in alcun modo effetto di cospirazioni, tuttavia
ci fu una causa con i suoi agenti segreti, che provocarono tali eventi, che
seppero come approfittare delle circostanze o perfino come far sì che venissero
in essere, e che indirizzarono ogni cosa al loro fine principale. Le
circostanze possono aver servito da pretesto e da occasione, ma la casa madre
della Rivoluzione, dei suoi grandi crimini, delle sue enormi atrocità, fu
sempre indipendente e autonoma, e consistette di complotti escogitati già da
lungo tempo e profondamente meditati”. Questa è la pagina iniziale, al volume
primo.
Manzoni, che lavorò
a lungo a una storia della rivoluzione francese in comparazione con la
rivoluzione italiana, senza arrivare a una stesura definitiva, di proposito
evitò l’abate Barruel e altre pubblicazioni analoghe – Manzoni morirà in odore
di giansenismo, se non di eresia, e comunque di sostenitore della Rivoluzione (la “Civiltà cattolica”, la pubblicazione dei gesuiti, non ne registrò nemmeno la
morte, e un anno dopo lo ricordò negativament.
Caboto – Scoprì il
baccalà. Ha, in breve, una biografia avventurosissima da Marco Belpoliti in “Nord
Nord”, p. 250: “Giovanni Caboto, un veneziano d’adozione, una delle vittime della
fama di Colombo, noto in Inghilterra come John Cabot, nato probabilmente a
Gaeta, anche se Kurlansky lo dà per genovese e lo suppone conoscente di
Colombo, anzi testimone di un suo trionfale ritorno dal secondo viaggio verso
le Indie. Caboto lavorava per il re d’Inghilterra ed esplorò le coste
settentrionali del Nord America in suo nome aprendo la strada alla
colonizzazione di quelle terre…. È lui che scopre la nuova fonte di merluzzo
nel 1497. In una lettera di tal Raimondo da Soncino al Duca di Milano si riferisce
che Caboto dice d’aver incontrato un
mare che pullula tanto di pesce da eclissare quello dell’Islanda: è la Terra Nuova
di cui parla Artusi. Uomo sfortunato, se ne partì di nuovo verso le terre scoperte.
Era l’anno 1498. E scomparve forse in mare. Nessun ne seppe più nulla”.
Complotto gesuita – Uno, reale, fu quello
di Guy Fawkes a Londra nel 1605 contro il Parlamento eletto e contro il re Giacomo
I, “La congiura delle polveri” o “Il tradimento dei gesuiti” (The Gunpowder
Plot - The Jesuit Treason). Nel
secolo seguente i gesuiti furono risentiti ovunque in Europa, anche nei paesi
cattolici, Portogallo, Spagna, Francia, Austria, Baviera, come un’organizzazione
troppo potente, in parte per essere collegati e influenti presso alcune case
regnanti, in parte perché messi nel mirino delle obbedienze massoniche. In Portogallo nel 1759 il marchese di Pombal,
massone, primo ministro, soppresse formalmente l’ordine, che l’anno prima aveva
accusato di ingerenza politica, e in particolare di essere coinvolti in un attentato
al re, Giuseppe I, attentato che forse non aveva avuto luogo, deportando i gesuiti
nelle Americhe e confiscandone i beni in Portogallo. Tre anni più tardi, nel
1762, i gesuiti vennero sotto accusa in Francia, alla corte di Luigi XV, aperta
agli Illuministi, in quanto “troppo potenti”. Nel 1767, cinque anni più tardi,
il re di Spagna Carlo III espulse i gesuiti col pretesto di “disobbedienza” alla
Corona – su pressione del partito del “regalismo”, che sosteneva il controllo
statale sula chiesa. Lo stesso fecero Giuseppe II a Vienna e il re di Napoli Ferdinando
IV. Nel 1773 il papa Clemente XIV soppresse l’ordine, con la bolla “Dominus ac
Redemptor”, sotto la pressione delle potenze cattoliche”, Austria, Spagna, Portogallo
– verso Prussia, Russia, la stessa Gran Bretagna, e per un breve tempo anche l’Olanda,
tutti paesi non cattolici. Senza argomenti
teologici, giusto “per ristabilire la pace nella Chiesa”. Dopo 41 anni, nel
1814, Pio VII ristabiliva l’ordine.
Ma la questione
non si risolse con la bolla di Pio VII. Nel 1820 era la Russia a ostracizzare i
gesuiti. Altri bandi li colpirono in Spagna, nel 1834 e nel 1932 – saranno riammessi
da Franco, nel 1938.
Ku Klux Klan – Prese
abbigliamento e liturgia dalla chiesa cattolica. Fondato a Natale del 1865, a
Pulaski, nel Tennessee, da un gruppo di
Democratici che avevano combattuto la guerra civile con la Confederazione
sudista, si pose nell’alveo evo del nativismo, avviato trent’anni prima, in ottica
di guerra di religione “nativistica” contro i nuovi immigrati irlandesi,
polacchi e austrotedeschi, cattolici. Adottando, Richard Hofstadter spiega ne
libello “Lo stile paranoide nella politica americana”, una sorta di liturgia
para-cattolica: “Il Ku Klux Klan imitò il cattolicesimo al punto da indossare paramenti
sacerdotali, sviluppare un elaborato rituale e un’altrettanto elaborata
gerarchia”.
Nativismo – Nasce in America
con questo nome nel 1844, ma era già pratica corrente da circa un secolo, da
molto prima della rivoluzione indipendentista, e s’intendeva a protezione dei coloni,
non dei nativi americani. Dei coloni di origine britannica, contro gli immigrati
di altra nazionalità dall’Europa. In particolare contro i tedeschi, i
cosiddetti Pennsylvania Dutch. Si diffuse nel primo Ottocento, subito dopo la
paranoia del complotto massonico, in funzione anticattolica – contro
l’immigrazione irlandese e di lingua tedesca, di tedeschi e austriaci. Un
movimento contro il cattolicesimo, inteso come una cospirazione contro certi valori,
un certo stile di vita.
Due personaggi in
particolare l’animarono. Uno era l’inventore del telegrafo, nonché pittore di
grido, Samuel Finley Breese Morse – il cui padre, Jedidiah, si era già affermato
come denunciatore degli Illuminati, la setta bavarese. L’influenza del cattolicesimo,
perniciosa per la “libertà degli americani”, Morse denunciava dappertutto, nel
1835, col libello “Foreign Conspiracy against the Liberties of the United States”.
Nel mondo della Restaurazione, l’America si ergeva baluardo di libertà
politiche e religiose, e per questo stesso fatto si riteneva – si diceva - bersaglio
inevitabile di papi e despoti. Principalmente del principe di Metternich: “L’Austria
agisce oggi nel nostro Paese…Fa viaggiare per tutto il Paese i suoi missionari
gesuiti, li ha ben riforniti di denaro, ne ha creato una fontana intera perché
non sono mai al secco”. Presto qualche rampollo degli Asburgo verrà insediato
come imperatore degli Stati Uniti, eccetera.
Sempre contro
Metternich, sempre nel 1835, scese in campo anche Lyman Beecher – il padre di
Harriett Beecher Stowe, che sarà l’autrice della “Capanna dello zio Tom”. Con
un pamphlet che intitolò “A Plea for the West”: La battaglia è stata
ingaggiata dai cattolici nel Grande West, argomentava, il futuro del Paese, una
vasta marea di immigrati, ostile alle libere istituzioni, occupa il West, moltiplicando
le violenze, riempiendo le carceri, affollando gli ospizi, moltiplicando le tasse,
mandando “al timone del nostro Paese mani inesperte”. Tutto opera dei gesuiti,
organizzati da Metternich. A differenza di Morse, Beecher disapprovava la violazione
dei diritti civili dei cattolici e gli incendi dei conventi, ma invitava i
protestanti a una più intensa militanza.
L’anno dopo, nel
1836, usciva “il libro probabilmente più letto negli Stati Uniti in quel periodo”
(R. Hofstadter,”Lo stile paranoide nella politica americana”), presuntamente di
una canadese ventenne, Maria Monk: “Awful Disclosures”. Un concentrato di
nefandezze conventuali da “monaca di Monza”, che Maria Monk avrebbe vissuto in
prima persona, per sette anni, dai tredici ai venti anni. Libero accesso a
preti e monaci, anche attraverso tunnel segreti, gravidanze à gogo, neonati
schiacciati, affogati o strangolati alla nascita, poi bruciati etc. Monk cadde
presto in disgrazia: subito dopo la pubblicazione del libro, nell’ottobre dello
stesso 1836, un editore newyorchese di giornali protestanti, il col. William
Leete Stone, fece svolgere un’indagine nel convento teatro delle nefandezze
narrate, da cui risultò che l’autrice non c’era mai stata. Ma le “Awful
Disclosures of Maria Monk, or The Hidden Secrets of a Nun’s Life in a
Convent Exposed” fu il libro più letto negli
Stati Uniti - prima della “Capanna dello Zio Tom”. Tanto da consentire
grosse percentuali di diritti d’autore, che scatenarono tra gli aventi diritto,
veri o presunti, molteplici cause. Maria Monk, che da ragazza era stata in manicomio,
visse e morì in miseria – morì presto, nel 1849, di delirium tremens nell’ospedale
del penitenziario di Roosevelt Island, dove era stata carcerata per furto.
astolfo@antiit.eu
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