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L’Europa dall’Atlantico agli Urali
“L’Europa non ha veri
motivi per non vivere pacificamente dall’Atlantico agli Urali. Anzi, ha ovvi
motivi per farlo, come anni di passati politica estera tedesca, osteggiata
dagli anglosassoni, vedeva bene” – la Ostpolitik, divisata e varata da Willy
Brandt mezzo secolo fa. E d’altra parte la Russia, come “il mondo intero, ha
molti più motivi per collaborare che per farsi guerra”. In mondo è vario,
insomma, e non va soggetto all’egemonia “anglosassone”, cioè americana.
Rovelli, fisico tourné
analista politico, rovescia i luoghi comuni della nostra, purtroppo
quotidiana, “informazione” – che, lui non lo dice, ma sembra piuttosto una
“lezioncina”, stanca. Lo fa anche a costo di trascurare che è la Russia ad
attaccare l’Ucraina, e non viceversa – certo, sulla politica zelenskyana di
caccia al russo, in un Paese che ne aveva alcuni milioni, da secoli. Ma è vero
che “di sicuro, la Russia non ha alcuna intenzione, né modo, di invadere
Parigi, Berlino o Londra”. E nel Baltico “problemi seri”, di acque territoriali
e risorse, “possono trovare soluzioni ragionevoli” – sottinteso: se non ci sono
gli “anglosassoni” di mezzo.
Rovelli forse non lo sa,
ma il suo linguaggio è quello del generale De Gaulle negli anni 1960 –
anglosassoni, Urali ... Allora a nessun effetto (solo Fanfani, in tutta
l’Europa, lo ascoltava). Oggi, però, sarebbe da dire: “Purtroppo”. Ma allora
c’era la guerra fredda, con minaccia nucleare, oggi no, e il “gollismo” ha un
altro suono, quello della verità. È da tempo che gli interessi dell’Europa non
collimano con le politiche e\o gli interessi degli Stati Uniti. E che gli Stati
Uniti, per errore o strategia, accumulano iniziative anti-europee: la Serbia,
la Libia, il gas e il petrolio russo, che loro hanno sostituiti (e toglierli
dal mercato è come innalzare i prezzi), il mar Rosso, i dazi, Hormuz.
Rovelli di più prova, da
fisico?, da battitore libero, a rifare la storia. Le responsabilità della
Polonia nell’avvio della seconda guerra mondiale – e l’annessione della Galizia
e mezza Prussia germaniche dopo la guerra? La proliferazione nucleare, nota e
ignota - Israele? Iran?. La stigmatizzazione, che pure non si fa, dell’America
per avere sdoganato l’uso dell’arma atomica.
La raccolta dei saggi di
Rovelli non si direbbe tanto sulle colpe dei fisici quanto dell’America. Che ci
ha portati a mali passi. È tanto che non si sentiva più l’antiamericanismo.
Dichiarato, radicale. Esagerato, al fondo. In una presentazione del libro
Rovelli attacca in questi termini le basi americane: “Che l’Italia ospiti le
bombe atomiche degli Usa è uno scandalo…. Questo ci rende il primo obiettivo in
caso di guerra nucleare. Non servono per proteggerci. Servono per farci sacrificare
per proteggere gli americani”. Mentre nel libro elogia le bombe russe - quelle
sì, ci proteggono: “La Russia non ha alcuna capacità militare di arrivare in
Europa occidentale, ma ha una straordinaria capacità di deterrenza contro attacchi
esterni: 4.000 testate nucleari” – e “non è né ha intenzione né modo di essere
un nemico dell’Europa, se non nella misura in cui l’Europa, o gli anglosassoni,
non lo trasformano in tale”. La verità è che in guerra ognuno è un bersaglio. La
difesa è la capacità di contrasto\reazione, propria o alleata. Le bombe Usa
difendono l’Italia, qualora diventasse bersaglio (non si sa mai…). Mentre Sigonella
e gli altri no alle guerre Usa dicono che gli accordi Usa-Italia sono corretti
e sani.
Ma molto di quello che
Rovelli dice è solo fatti: L’Europa all’ora degli odi baltici e slavi contro la
Russia significa la fine dell’Europa – una Europetta, come l’Italietta.
Una struttura agile per
una lettura semplice. Il libro trascrive la miniserie di video del “Corriere
della sera” – podcast con immagini - sulla storia della bomba e sul rischio
nucleare oggi, di proliferazione o anche di uso, non solo di minaccia, deterrente.
Carlo Rovelli, La
cattiva coscienza dei fisici, Solferino, pp. 144 € 15,50
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