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mercoledì 22 aprile 2026

Secondi pensieri - 582

zeulig


Felicità - Per Nietzsche “la felicità diventa felicità quando si riesce a dimenticare”. Ora che dimentichiamo così in fretta, sommersi dalle “informazioni”, accresciamo invece l’infelicità? Di noi e degli altri.

Identità – L’identità s’identifica (realizza) in un rapporto di mutua necessità ed appartenenza. Non può essere a sé, isolata, esaustiva, si sa, si definisce in rapporto con l’Altro. È il tema anche di Freud, da ebreo professo “benché non praticante”, che sul tema si interroga nell’irrisolto “romanzo” “L’Uomo Mosé e la religione monoteistica”.
Riesaminando il “romanzo” di Freud, in “Freud e il non europeo”, Edward W. Said riflette che nessuna identità (collettiva, nazionale) è possibile “senza la repressione di questa frattura, di questa mancanza originaria, dovuta al fatto che Mosé fosse egizio, e che perciò rimase sempre al di fuori dell’identità dentro la quale così tanti invece sono rimasti, e hanno sofferto – e più tardi, peraltro, persino trionfato”.
Said personalmente ne era ossessionato. Che nelle memorie, “Sempre nel posto sbagliato”, assegna all’identità un “estraniamento” continuo, interminabile, un costante displacement.
Said, come già Freud, sorvola sul fatto che Mosé, che ha inventato l’Esodo e creato l’ebraismo, col Dio monoteista, è rifiutato su base razziale – endogamica, di procreazione matrilineare.
Foucault la ipotizza come un espistème, insieme inconscio e consensuale – creazione culturale. Ma senza gli inevitabili punti o momenti di disaccordo o di controversia, come gliene fa l’appunto la storica Zemon Davis?

Intellettuale – Lo scrittore Paolo Di Paolo non ne viene a capo nella lectio inaugurale della Festa della Resistenza alla Fondazione Feltrinelli (anticipata su “Robinson”, 12 aprile). Se non con Gobetti, un secolo fa: “L’uomo di libri e di scienza cercherà dunque di tenere lontane le tenebre del nuovo Medioevo continuando a lavorare come se fosse in un mondo civile”. La caratura aristocratica, cioè, ma è possibile considerare il mondo incivile, e l’intellettuale profeta di gloom&doom, predicatore messianico? L’intellettuale come araldo e artefice della palingenesi, della “rivoluzione”, della fine della storia, del regno di Astraea?
Edward Said, che sul tema ha tenuto nel 1993 le Reith Lectures – la serie di lezioni annuali a tema della radio Bbc - lo vede con semplicità come è, o dovrebbe essere: un esiliato e un dilettante che ha o si prende il compito di “dire la verità” al potere, quale che sia, “anche a rischio di ostracismo o prigionia”. Dire la verità – che è contestata e contestabile, ma è doveroso esercitarvisi
Più spesso, e anche alle feste della Resistenza, dall’intellettuale si vuol la “trasformazione della realtà”. Che è impossibile, roba di magia - un po’, parecchio, assurdo più che presuntuoso. L’intellettuale per eccellenza, dacché, sarà un secolo, la categoria è stata nucleata, è Karl Marx, ideologo e anche organizzatore e capo di partito, occhiuto. In aspetto meno epico e radicale, come Gobetti, Gramsci, ma anche Luigi Einaudi, è studioso e applicato.
Fuori dall’“impegno”, ideale, ideologico, l’intellettualità si caratterizza per l’ambiguità. L’ambiguità  è il passepartout – un ruolo, una psicologia, una chiave letteraria – del riduzionismo intellettuale. Tipico della cultura urbana, che ininterrottamente fa la cultura dal Settecento, dall’unificazione cioè della cultura, fra colta e popolare, in un genere medio, borghese, regolato, con canoni classificabili e per questo semplificati. Per tutte le esperienze cancellate della narrazione – della rappresentazione – si supplisce con l’ambiguità: specchio, doppio, mimetismo, ermafroditismo. E per l’antico vezzo di celarsi.

Ipocrisia – L’età della verità, libera per tutti, non se ne può dire la celebrazione, dell’ipocrisia? 
Piacerebbe, certamente, dire le cose. Ma non sono più i tempi di Darwin: l’epoca è di riassetto e chiacchiere. Sembra l’opera di Borges, grande impolitico, la critica di un’opera che non esiste. 
E su tutto ondate di moralismo raggelante. Come dire: “Siamo nati tutti morti”, e calcarsi il sombrero in testa. Che forse non è una colpa. La storia, la piccola micragnosa storia, si lega per un fine filamento diabolico, la periodica insorgenza dell’argomentazione impropria, inconclusiva, che esclude la ragione e la realtà. A lungo, p.es., da un secolo e mezzo, nella forma della dialettica, che non porta in nessun posto (è un artificio retorico) ma si voleva sistema del mondo e del reale. 

Queer theory - Riduzionista, in quanto assolutista, come ogni teoria non veramente critica – o come ogni teoria, che più che creazione mentale si vuole realtà, esclusiva? È il contrario, nel caso, del termine: queer è ciò che sta in mezzo, strano cioè nuovo e un po’anche indistinto, liminale. Nello specifico, del rapporto uomo-donna, nasce dalla considerazione del rapporto costruito storicamente, culturalmente uomo-donna, delle rispettive caratterizzazioni, per decostruirle e depurarle. Ma fino ad annullare ogni differenza? Tutte le specie convivono, ognuna diversa dall’altra. 

Non una teoria, un manifesto. Uno dei tanti, per l’affermazione dei “diritti”, nell’ “età dei diritti”. Che si vogliono totalitari, oltre che imperativi. Al limite del disordine distruttivo – c’è un disordine creativo, che però si pone dei limiti.


Storia – “Un’arte di pensare - Natalie Zemon Davis, “La passione della storia”, 53-54) – che ci dà la possibilità di riflettere, di ritornare alla documentazione o di affrontarla con nuove domande,…. parlerei di un atto di fertilità, o di fecondazione”.  
La storia è “meticcia”, la storia e la storiografia - sempre Zemon Davis, p.81: “Troppo spesso ci si dimentica che la nostra storiografia è influenzata da numerosi dati concettuali che derivano dall’esperienza di conquista di altri mondi e dall’esperienza coloniale. Non è una creazione autonoma, è essa stessa meticcia. Il meticciato mentale è una vecchia storia. Ma si tratta pure di un problema spesso occultato, poco conosciuto. Tendiamo troppo a ignorare che nei fenomeni d’incontro tra culture e stili di vita non sono all’opera solo la violenza e l’incomprensione. Dalle esperienze imperialiste e di conquista scaturiscono fenomeni di amalgama, di scambio”.

Verità –  Ma c’è, endogamica, di procreazione matrilineare. 
C’è (anche) quella di Nietzsche, nel momento stesso in cui la nega(va).

zeulig@antiit.eu 


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