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lunedì 22 giugno 2026

Appalti, fisco, abusi (246)

75 nuovi autovelox vanta il sindaco di Roma. Un business. Si registrano molti incidenti contro i pedoni a Roma ma non per la velocità. Per imperizia, di guidatori e passanti. E/o per la scarsa o nulla visibilità. Rifare le strisce pedonali costa, e non rende?
 
Fa il giro del mondo il cartello della propagandata mostra “Troia e Roma” al parco del Colosseo, che cita il proemio dell’“Illiade”, con due elle, e lo spone al canto XXII - quando il posto giusto, l’apertura del poema, è noto a un italiano su due. Un errore, certo – due errori. Ma dove? Nella politica degli appalti, curatela compresa, con cui si governa il Pd romano – un po’ per tutti.
 
“Il Vaticano pensa di costruire il nuovo Bambino Gesù”, l’ospedale pediatrico di Roma, “in un’altra area”, ex novo. Invece che nel parco del Forlanini, il grande ospedale nel centrale quartiere di Monteverde dismesso una quindicina di anni fa. Ufficialmente per le lungaggini burocratiche – non si sa se il parco appartiene allo Stato, oppure alla Regione. Di fatto perché ex infermieri, portantini e qualche medico ci hanno avviato palestre, massaggi, consultori (sotto forma di ong, naturalmente).
Che il Vaticano, il più potente immobiliarista d’Italia, non sia riuscito a imporsi, tra Campidoglio (sinistra) e Regione (destra), la dice lunga sul potere a Roma, della corruzione.
 
Col Forlanini, un parco di 28 ettari, più 170 mila mq di costruzioni, resta inutilizzabile a Roma l’Ospedale storico San Giacomo, che accoglieva i pellegrini all’entrata a piazza del Popolo. Una costruzione di quattro piani alti più un seminterrato, tra piazza del Popolo e il Tevere – via del Corso, via di Ripetta e via Canova (già San Giacomo). Chiuso nel 2008, e inutilizzato. Se non per qualche negozietto di “stracci”.
 
Dodici anni ci vogliono a Roma per fare una stazione della metro, con sconvolgimento di quartieri e circolazione, alla centralissima piazza Venezia e alla Chiesa Nuova - dodici anni almeno, tutti sanno che saranno venti e più.

Contro la Bibbia di Israele

 La morte della storia biblica, o bislismo, sotto i colpi della storiografia israeliana? Come l’archeologia e la storiografia, anche gli studi biblici, nei quali Whitelam aveva maturato un’autorità indiscussa, sono state disorganizzate dall’evoluzione di Israele verso uno Stato tribale. Che ha indotto a una revisione di tutti i canoni, storici, archeologici e biblistici per ricondurre la Bibbia alla condizione attuale di Israele. Molti biblisti se ne sono offesi, e protestano – non se ne sente parlare perché è la questione di minor rumore attorno a Israele da molti anni, ma negli studi di settore è un terremoto continuo.
In questo saggio, in ricordo dell’“autorevolezza” del biblista inglese Philip Davies, Whitelam, che dovrebbe essere oggi ottantenne, biblista animatore e direttore di una “scuola di Kopenhagen”, nonché di un’editrice di studi biblici, recensisce in lungo e in largo il volume che sembrò ribaltare nel 2003 gli sudi biblici in favore della storia d’Irasele, “A Biblical History of Israel”, di Ian William Provan, V. Philis Long, e Tremper Longmann. Una lunga, puntigliosa, contestazione delle “prove” archeologiche, e di quelle storiche. Con senso però di sconfitta – da qui la lamentazione sulla fine degli “studi biblici” - sotto l’ascia israeliana.
Whitelam, un’autorità nel suo campo, ha allargato le sue argomentazioni in un volume dal titolo  “L’invenzione dell’antico Israele. La storia negata della Palestina”. Non un libro politico, in favore dei palestinesi oggi, un libro di studio, ma molto polemico.  
Whitelam, The Death of Biblical History. Academia.edu, free online, leggibile anche in italiano, La morte della storia biblica)

domenica 21 giugno 2026

Problemi di base artistici - 920

spock


“Il mondo è bello da guardare, ma la maggior parte della gente non lo vede”, David Hockney?
 
“L’arte accade”, James Abbott Whistler?
 
L’arte è espressione del tempo?
 
O l’arte fa il tempo?
 
“L’arte è sempre politica – non è mai stata neutrale, tantomeno oggi”, Arturo Carlo Quintavalle?
 
“L’arte apre a ciò che è possibile, non tutto è immediato e prevedibile”, Papa Leone XIV?

spock@antiit.eu

L'America degli oligarchi

Il solo Musk ha una ricchezza equivalente a quella di metà degli americani, la fascia minore del ceto medio – 170-180 milioni di persone… Aveva, quando Sanders scriveva. Prima del collocamento in Borsa di Space X, il viaggio su Marte, altri miliardi in cassa, che probabilmente hanno fatto Elon Musk più ricco di un buon 55- 60 per cento degli americani messi assieme.
Non è il solo segnale della concentrazione della ricchezza in America. 475 delle 500 maggiori aziende americane hanno come “socio di riferimento” uno dei tre principali fondi di investimento, Blackrock, Vanguard, State Street. E concentrata è l’informazione: sei gruppi controllano il 90 per cento dei media, emittenti o editrici, e come audience.
Un blocco d’interessi che domina la politica, col finanziamento delle campagne elettorali. Un predominio dichiarato comunque nel caso di Trump, con i big dell’industria dell’informazione schierati pubblicamente al suo fianco.
Non c’è solo l’America. Sanders non risparmia in particolare, nella vecchia logica anti-sovietica, socialista ma patriota, Putin e la nuova nomenklatura russa: in Russia i 500 maggiori “oligarchi” possiedono il 99,8 per cento di tutta la ricchezza. Sarà vero -  come dire che la popolazione vive dello 0,2 per cento del pil….? Ma sugli Stati Uniti è documentato.
La democrazia americana, che pure un secolo fa aveva scelto e costruito una legislazione anti-monopolio, vive ora all’ora del monopolio. Decantandone pure le virtù: concentrazione, ricerca, innovazione. Se non che la concentrazione degli interessi è ora tale che non solo insidia la democrazia, la libera formazione ed espressione della convinzione politica, ma domina sia la politica che il libero mercato. Cui pure si rifà.
Un saggio breve, a parte le professioni di socialismo, e folgorante – bestseller per passaparola all’istante, perfino per un pubblico distratto, apolitico?, quale quello italiano. La concentrazione del potere è in America non solo anti-democratica, è anche anti-mercato, alla cui ideologia falsamente si appella. Sanders non porta molti dati, ma quelli che utilizza bastano a configurare una tendenza sempre più verticistica e non democratica, checchè gli Stati Uniti pensino o dicano di se stessi.
L’ottantacinquenne Sanders, l’ultimo socialista americano, il senatore con più anzianità, che fa gruppo al Congresso col partito Democratico (per il quale ha anche provato a sfidare Hillary Clinton per la nomina al voto presidenziale del 2016), sempre battagliero, denuncia per proporre: tasse, investimenti sociali, sanità per tutti, quattro o cinque milioni di alloggi pubblici cuscinetto per la bolla immobiliare. Che in America sono utopia. Ma la disuguaglianza radicale dimostra con poche pennellate incontestabile.
Bernie Sanders, Contro l’oligarchia, Chiarelettere, pp. 112 € 15