lunedì 22 giugno 2026
Appalti, fisco, abusi (246)
75 nuovi autovelox vanta il sindaco di Roma. Un business. Si
registrano molti incidenti contro i pedoni a Roma ma non per la velocità. Per
imperizia, di guidatori e passanti. E/o per la scarsa o nulla visibilità.
Rifare le strisce pedonali costa, e non rende?
Contro la Bibbia di Israele
La morte della storia biblica,
o bislismo, sotto i colpi della storiografia israeliana? Come l’archeologia e
la storiografia, anche gli studi biblici, nei quali Whitelam aveva maturato un’autorità
indiscussa, sono state disorganizzate dall’evoluzione di Israele verso uno Stato
tribale. Che ha indotto a una revisione di tutti i canoni, storici, archeologici
e biblistici per ricondurre la Bibbia alla condizione attuale di Israele. Molti
biblisti se ne sono offesi, e protestano – non se ne sente parlare perché è la
questione di minor rumore attorno a Israele da molti anni, ma negli studi di
settore è un terremoto continuo.
In questo saggio, in
ricordo dell’“autorevolezza” del biblista inglese Philip Davies, Whitelam, che
dovrebbe essere oggi ottantenne, biblista animatore e direttore di una “scuola
di Kopenhagen”, nonché di un’editrice di studi biblici, recensisce in lungo e
in largo il volume che sembrò ribaltare nel 2003 gli sudi biblici in favore della
storia d’Irasele, “A Biblical History of Israel”, di Ian William Provan, V. Philis
Long, e Tremper Longmann. Una lunga, puntigliosa, contestazione delle “prove”
archeologiche, e di quelle storiche. Con senso però di sconfitta – da qui la
lamentazione sulla fine degli “studi biblici” - sotto l’ascia israeliana.
Whitelam, un’autorità nel
suo campo, ha allargato le sue argomentazioni in un volume dal titolo “L’invenzione dell’antico Israele. La storia
negata della Palestina”. Non un libro politico, in favore dei palestinesi oggi,
un libro di studio, ma molto polemico.
Whitelam, The Death
of Biblical History. Academia.edu, free online, leggibile anche in italiano, La morte della
storia biblica)
domenica 21 giugno 2026
Problemi di base artistici - 920
spock
“Il mondo è
bello da guardare, ma la maggior parte della gente non lo vede”, David Hockney?
“L’arte
accade”, James Abbott Whistler?
L’arte è
espressione del tempo?
O l’arte fa il
tempo?
“L’arte è
sempre politica – non è mai stata neutrale, tantomeno oggi”, Arturo Carlo
Quintavalle?
“L’arte apre a
ciò che è possibile, non tutto è immediato e prevedibile”, Papa Leone XIV?
spock@antiit.eu
L'America degli oligarchi
Il solo Musk ha una
ricchezza equivalente a quella di metà degli americani, la fascia minore del
ceto medio – 170-180 milioni di persone… Aveva, quando Sanders scriveva. Prima
del collocamento in Borsa di Space X, il viaggio su Marte, altri miliardi in
cassa, che probabilmente hanno fatto Elon Musk più ricco di un buon 55- 60 per cento degli
americani messi assieme.
Non è il solo segnale
della concentrazione della ricchezza in America. 475 delle 500 maggiori aziende
americane hanno come “socio di riferimento” uno dei tre principali fondi di investimento,
Blackrock, Vanguard, State Street. E concentrata è l’informazione: sei gruppi
controllano il 90 per cento dei media, emittenti o editrici, e come
audience.
Un blocco d’interessi
che domina la politica, col finanziamento delle campagne elettorali. Un
predominio dichiarato comunque nel caso di Trump, con i big dell’industria
dell’informazione schierati pubblicamente al suo fianco.
Non c’è solo l’America. Sanders
non risparmia in particolare, nella vecchia logica anti-sovietica, socialista
ma patriota, Putin e la nuova nomenklatura russa: in Russia i 500
maggiori “oligarchi” possiedono il 99,8 per cento di tutta la ricchezza. Sarà vero - come dire
che la popolazione vive dello 0,2 per cento del pil….? Ma sugli Stati Uniti è
documentato.
La democrazia americana,
che pure un secolo fa aveva scelto e costruito una legislazione anti-monopolio,
vive ora all’ora del monopolio. Decantandone pure le virtù: concentrazione,
ricerca, innovazione. Se non che la concentrazione degli interessi è ora tale
che non solo insidia la democrazia, la libera formazione ed espressione della
convinzione politica, ma domina sia la politica che il libero mercato. Cui pure
si rifà.
Un saggio breve, a
parte le professioni di socialismo, e folgorante – bestseller per passaparola
all’istante, perfino per un pubblico distratto, apolitico?, quale quello italiano.
La concentrazione del potere è in America non solo anti-democratica, è anche
anti-mercato, alla cui ideologia falsamente si appella. Sanders non porta molti
dati, ma quelli che utilizza bastano a configurare una tendenza sempre più
verticistica e non democratica, checchè gli Stati Uniti pensino o dicano di se
stessi.
L’ottantacinquenne
Sanders, l’ultimo socialista americano, il senatore con più anzianità, che fa
gruppo al Congresso col partito Democratico (per il quale ha anche provato a sfidare Hillary
Clinton per la nomina al voto presidenziale del 2016), sempre battagliero, denuncia
per proporre: tasse, investimenti sociali, sanità per tutti, quattro o cinque
milioni di alloggi pubblici cuscinetto per la bolla immobiliare. Che in America
sono utopia. Ma la disuguaglianza radicale dimostra con poche pennellate incontestabile.
Bernie Sanders, Contro
l’oligarchia, Chiarelettere, pp. 112 € 15
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