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lunedì 16 marzo 2026

Il Pentagono ci ripensa, è un’altra guerra

L’appello di Trump agli alleati Nato e asiatici di mandare la marina militare a Hormuz ha lasciato freddo lo stato maggiore americano: il coordinamento non s’improvvisa, specie con la guerra in corso.
Discesa dal cielo al mare, e dall’Iran continentale al Golfo, Arrivata a Hormuz l’offensiva americana si è inceppata. Israele non ha piani per una guerra navale, e lo Stato maggiore americano nn ne avrebbe uno per il Golfo Persico-Arabico. Di fatto, secondo gli ambienti governativi di Washington, Esercito e Marina si sarebbero dissociati dall’ottimismo dell’Aviazione, prospettando una guerra di lungo periodo, con strategie da aggiornare.
Non solo quindi nella diplomazia americana, compreso Rubio, il titolare del Dipartimento di Stato, ci sono dubbi sulla guerra voluta dal presidente Trump. Ci sarebbero dubbi anche nello Stato Maggiore interforze, che non aveva piani per un’invasione dell’Ira, e ad essa obietterebbe.
Al fondo ci sarebbero anche dei malumori contro il presidente, per essersi fatto trascinare alla guerra dal primo ministro israeliano Netanyahu – gli Stati Uniti non hanno piani di guerra coordinati con lo Stato maggiore di Israele. In agosto sarebbe stato diverso: la guerra si è limitata all’aviazione, le due aviazioni hanno agito indipendentemente, e l’America non correva nessun pericolo. Allora la missione si ritenne conclusa utilizzando i bombardieri Stealth B – 2, che volano operativamente anche a 15 km di altezza, fuori portata dei missili sam – suolo-aria – iraniani, vecchi modelli sovietici dismessi dalla Russia.
Questa guerra si pensava risolta in partenza con la decapitazione fisica degli ayatollah. Con l’ipotesi che l’Iran cedesse dopo i primi martellanti bombardamenti. Gli ayatollah hanno resistito. E ora lo Stato Maggiore Usa sarebbe diviso – ci sarebbe anche chi fa apertamente colpa all’Aviazione di avere illuso il presidente.

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