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Il Pentagono ci ripensa, è un’altra guerra
L’appello di Trump agli alleati Nato e asiatici di mandare la marina militare
a Hormuz ha lasciato freddo lo stato maggiore americano: il coordinamento non s’improvvisa,
specie con la guerra in corso.
Discesa dal cielo al mare, e dall’Iran continentale al Golfo, Arrivata a
Hormuz l’offensiva americana si è inceppata. Israele non ha piani per una guerra
navale, e lo Stato maggiore americano nn ne avrebbe uno per il Golfo Persico-Arabico.
Di fatto, secondo gli ambienti governativi di Washington, Esercito e Marina si sarebbero
dissociati dall’ottimismo dell’Aviazione, prospettando una guerra di lungo periodo,
con strategie da aggiornare.
Non solo quindi nella diplomazia americana, compreso Rubio, il titolare
del Dipartimento di Stato, ci sono dubbi sulla guerra voluta dal presidente
Trump. Ci sarebbero dubbi anche nello Stato Maggiore interforze, che non aveva
piani per un’invasione dell’Ira, e ad essa obietterebbe.
Al fondo ci sarebbero anche dei malumori contro il presidente, per essersi
fatto trascinare alla guerra dal primo ministro israeliano Netanyahu – gli Stati
Uniti non hanno piani di guerra coordinati con lo Stato maggiore di Israele. In
agosto sarebbe stato diverso: la guerra si è limitata all’aviazione, le due
aviazioni hanno agito indipendentemente, e l’America non correva nessun pericolo. Allora la missione si ritenne conclusa
utilizzando i bombardieri Stealth B – 2, che volano operativamente anche a 15
km di altezza, fuori portata dei missili sam – suolo-aria – iraniani, vecchi modelli
sovietici dismessi dalla Russia.
Questa guerra si pensava risolta in partenza con la decapitazione fisica
degli ayatollah. Con l’ipotesi che l’Iran cedesse dopo i primi martellanti
bombardamenti. Gli ayatollah hanno resistito. E ora lo Stato Maggiore Usa
sarebbe diviso – ci sarebbe anche chi fa apertamente colpa all’Aviazione di
avere illuso il presidente.
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