skip to main |
skip to sidebar
Se gli emirati diventano una polveriera
Si fa l’ipotesi che l’attacco mirato al costoso velivolo italiano nella
base kuwaitiana”Ali Salem” può essere venuto dalle forze sciite filo-iraniane
dell’Iraq, che dista solo 40 km (un drone puòagire telecomandato per colpire con precisione un obiettivo voluto, ma non a grande distanza). Ma allora perché non dall’Arabia Saudita, che
dista solo 20 km.? O non piuttosto dall’interno del Kuwait, dato che la base è praticamene
alla periferia di Kuwait City – cioè ben nota, non remota o celata: quasi un
attacco a vista, che ne spiegherebbe la precisione.
È solo un’ipotesi. Ma in uno scenario allora catastrofico. Non si conoscono
forze filo-iraniane all’interno del Kuwait. Che però è stato il primo emirato
della regione a modernizzarsi, già negli anni 1960, essendo stato anche il primo
emirato capace di sedentarizzare con successo la popolazione beduina. Senza una
costituzione ma col parlamentarismo, res incognita nella regione. Salvo
rimangiarselo una decina d’anni dopo, quando il parlamentarismo minacciava di
prendersi sul serio. E avviare la sostituzione del personale d’ordine,
egiziano, libanese e “giordano” (palestinese) con pakistani, bengalesi e altri asiatici,
versati nell’arabo del Corano e nell’inglese, ma non sensibili politicamente.
Il Kuwait è anche l’avamposto dello schieramento militare occidentale a
difesa delle petromonarchie, dalla prima guerra del Golfo, contro la aggressione di Saddam Hussein. La presenza di gruppi
più o meno armati (armare un drone e dirigerlo a breve distanza non richiede
grosse capacità militari) all’interno degli emirati sarebbe una sorta di “inizio
della fine”: le petromonarchie sono entità politiche non strutturate, in
sostanza dei domini feudali.
Nessun commento:
Posta un commento