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lunedì 16 marzo 2026

Se gli emirati diventano una polveriera

Si fa l’ipotesi che l’attacco mirato al costoso velivolo italiano nella base kuwaitiana”Ali Salem” può essere venuto dalle forze sciite filo-iraniane dell’Iraq, che dista solo 40 km (un drone puòagire telecomandato per colpire con precisione un obiettivo voluto, ma non a grande distanza). Ma allora perché non dall’Arabia Saudita, che dista solo 20 km.? O non piuttosto dall’interno del Kuwait, dato che la base è praticamene alla periferia di Kuwait City – cioè ben nota, non remota o celata: quasi un attacco a vista, che ne spiegherebbe la precisione.

È solo un’ipotesi. Ma in uno scenario allora catastrofico. Non si conoscono forze filo-iraniane all’interno del Kuwait. Che però è stato il primo emirato della regione a modernizzarsi, già negli anni 1960, essendo stato anche il primo emirato capace di sedentarizzare con successo la popolazione beduina. Senza una costituzione ma col parlamentarismo, res incognita nella regione. Salvo rimangiarselo una decina d’anni dopo, quando il parlamentarismo minacciava di prendersi sul serio. E avviare la sostituzione del personale d’ordine, egiziano, libanese e “giordano” (palestinese) con pakistani, bengalesi e altri asiatici, versati nell’arabo del Corano e nell’inglese, ma non sensibili politicamente.
Il Kuwait è anche l’avamposto dello schieramento militare occidentale a difesa delle petromonarchie, dalla prima guerra del Golfo, contro la aggressione di Saddam Hussein. La presenza di gruppi più o meno armati (armare un drone e dirigerlo a breve distanza non richiede grosse capacità militari) all’interno degli emirati sarebbe una sorta di “inizio della fine”: le petromonarchie sono entità politiche non strutturate, in sostanza dei domini feudali.

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