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domenica 27 ottobre 2019

Problemi di base tassativi bis - 517

spock


L’Imu sulle chiese, l’iva sull’ostia?

E il bollo sulle elemosine?

Il papa si dispiacerebbe?

Perché non tassare le chiacchiere, specie in tv?

E la deambulazione, il calpestio non è un diritto?

Esentando i ricchi del pianeta, Amazon, Google, e Facecbook con Instagram?


spock@antiit.eu

Simenon turista, svagato

Una frana. Un tentativo di prosa di viaggio del tutto al disotto del narratore. Con l’aggravante che per una quindicina d’anni, fino al 1946, Simenon ha fatto anche il reporter, il narratore di viaggi. Già il viaggio in America, l’ultimo, 1946, non era granché, “Des phoques aux cocotiers e aux serpents à sonnette. L’Amérique en auto. Questo lo supera, nel niente.
Il titolo originale è didascalico, “Il Mediterraneo in goletta o Mare Nostrum: 1934”. Quellì’anno Simenon parte in crociera, su una goletta, che parte da Porquerolles e lo porta all’Elba, in Sicilia, a Malta, e in Tunisia. Vuole raccontare persone e fatti strani, ma non resta nulla. Racconta come un qualsiasi turista fa al ritorno, ai vicini e familiari: come di curiosità, strane per lo più.
Un uomo del Nord che non sa e non si trova nel Mediterraneo, nela classicità, nella greco-romanità? Un europeo senza studi? Non è probabile, non negli anni 1920-1930, ma è possibile. Senza sensibilità è più probabile. Conoscere il cuore umano come il Simenon dei racconti “duri” non è la stesa cosa che avere sensibilità per la storia e per la cultura.
Georges Simenon, Il Mediterraneo in barca, Adelphi, pp. 189 € 16

venerdì 25 ottobre 2019

Il governo del ghigno

È perfino eccessiva la meschinità di Conte che si monta una conferenza stampa sulla sua testimonianza al Comitato parlamentare servizi segreti sul Russiagate di Trump per dire Salvini al soldo dei russi. Anche a essere feroci antileghisti. Lo stesso giorno in cui il ministro di Trump, Barr, può dire, grazie al medesimo Conte, che il Russiagate fu montato dall’Fbi a Roma, e aprire un procedimento che, in Italia, punta Renzi e il suo governo - questo Conte 2  non sarà nato per nulla.
Una persona astiosa, senza nessun background politico, messo lì da Mattarella, tenuto su da Trump. È un già visto. Oggi reitera il prefetto Gabrielli. Il capo della Polizia non si evita un sorriso alla Conte per dire che l’assassinio del giovane all’Appio Latino “ucciso a 24 anni per un gesto di coraggio”, titolo di “Repubblica”, non è “la storia di due poveri ragazzi scippati”. E dunque: si può uccidere?
La novità di questo 2019 è il vecchio copione dei Cossiga, De Mita, Andreotti. L’anima dell’Italia a questo punto, immarcescibile. Come è di tutte le anime, specie se cristiane, anche se demo-cristiane.  

La verità, si prega, sul 1994


La mini-serie di Accorsi non risolve le ambiguità, e si accartoccia. La terza serie, che si annuncia l’ultima, di questa “ricostruzione” del terremoto politico milanese non evidenzia le ambiguità del massacro che precedette la “discesa in campo”, e quindi finisce nel nulla, insipida. Non chiarisce nemmeno la berlusconeide. Non potendo colpevolizzare i vinti, vittime (Occhetto escluso naturalmente, che fu un vinto ma si pensava Attila, con Di Pietro... e purtroppo Nanni Moretti). E non avendo potuto canonizzare quelli che ne furono gli eroi, essendo nel frattempo decaduti. Qualcuno di estrema destra, qualche sciocco Pci marciante, e qualcuno imbroglione di suo.
Resta un dramma, una serie di drammi, senza autore, casuali. E questo non solo non è vero, non soddisfa alla visione. Certo, non ci sono nell’“evento” scene memorabili. Ma sarebbe bastato dirlo per creare qualche interesse. I defenestratori preferiscono tacere – mai evento così drammatico fu più carente di testimonianze - e nessuno gliene chiede conto.
Sky Original, 1994

giovedì 24 ottobre 2019

La mafia dei diritti

Si saluta la costituzionalità del diritto ai permessi anche per gli ergastolani mafiosi come un segno di libertà. Si saluta un po’ per vezzo avvocatesco, e un po’ per stupidità. Quella che si fa vanto dell buona coscienza. Di Manconi si capisce, è sempre stato contro ogni ingiustizia, ma anche di giudici come Colombo e Spataro che dei diritti degli imputati se ne sono sempre sbattuti – che non è stupidità, ovvio,  solo ipocrisia.
“La pena  deve rieducare”, dice Spadaro. Si parla di diritti di imputati di delitti plurimi che non  hanno mostrato alcun segno di ravvedimento.
Il giudice deve avere la libertà di decidere, dice Colombo. Che invece di fatto espone il giudice a pressioni inevitabili da parte dei mafiosi. Stiamo parlando non di singoli delinquenti ma di delinquenza organizzata – ma meglio sarebbe dirla organata, tribale, di sangue.
E quanta violenza nella difesa dei diritti dei mafiosi. “La mafia è tutt’altro che sconfitta”, osserva pacata Maria Falcone, “così si vanifica la battaglia di chi è morto per fermare i clan”. Lo dice su “la “Repubblica”. Lo stesso giornale che apre con l’invettiva di Manconi: “Non è vero che  - sul piano simbolico, emotivo o della memoria storica – qualcuno ha riammazzato Facone e Borsellino (come strillava un titolo non saprei dire se più imbecile o più farabutto)”. Però, che violenza il pacifista Manconi - sul piano di fatto.
Il diritto costituzionale sancito dalla Consulta porterà anche  un allentamento dei “pentimenti”. E questo è da decidere se sarà un male oppure un bene.

Roma infetta


Gianni Lemmetti, l’assessore al Bilancio che Grillo ha scovato a Livorno per salvare la sindaca
Raggi dalla galera, disciplinato dopo tanti abbandoni improvvisi, va a casa a Camajore nel week-end, al costo di 112 euro. Niente, per 800 km., di cui 303 in autostrada. Ma è quanto basta ai giornali romani per montare una canea. Paginate montano da settimane ormai, tutti i tribunali d’Italia sono sollecitati, Corte dei Conti, Tar, Procure, sempre meglio che lavorare, con dichiarazioni, distinguom, sì però, tuttavia. Per chi? Per cosa? Per gusto del niente, o per non dire altro?
Sono curiosi, questi scandali non scandali. Buzzi capomafia. Il sindaco Marino cacciato dal notaio perché una Panda rossa dela sua famiglia una notte era parcheggiata in divieto di sosta. Quante paginate su questo, per quanti giorni, settimane e mesi. Una città si direbbe miserabile – non si può non pensare che non sia i suoi giornali.
Naturalmente Roma non lo è. Ma la sua carne è infetta.
Il primo ricordo di Roma è che la moglie del presidente della Repubblica, donna Carla Gronchi, siccome era (stata) una bella donna, se la faceva con questo e con quello. Mentre Roma è citta dove si scopa poco e niente.

Problemi di base tassativi - 516

spock


Perché non tassare Whatsapp , come in Libano,  e Skype, una platea di cinquanta milioni di contribuenti?

E le cipolle come in  India – quelle di Tropea sono di lusso?

Anche i carcerati perché no, quelli del 41 bis in libera uscita?


E l’Iva sulle messe?

Il bollo sulle elemosine?

Un’impostina sui mendicanti, altri evasori integrali?

E il ticket sui giardinetti?

Agli evasori ricchi bisogna mettere le manette o togliere gli avvocati?

spock@antiit.eu

Il giallo è meglio sullo schermo

La mini-serie non ha superato il 10 per cento di pubblico tv. Ma non può: il personaggio è arcigno, il volto ribelle della legge – e poi la rete, Rai 2, non ha traino. Ma è un successo di stima, anche per gli inserzionisti, e quindi si replicherà.
Succede con Schiavone come con Montalbano, che invece non scende sotto il 30 per cento, nemmeno alle repliche, che sono ormai n. I film attraggono, più dei romanzi e racconti su cui si innestano. Manzini a leggerlo, anche Camilleri a rileggerlo, hanno buchi e stanchezze. I film che se ne traggono vanno invece come freccerosse.
Merito di Spada e Sironi, i registi: delle immagini, delle caratterizzazioni, che hanno saputo recuperare, del montaggio. Che danno ritmo al racconto e spessore alla scena, carattere, densità. L’Aosta di Spada avrà di che lamentarsi, così rigida e frigida, grigia – sarà Spada specialista dei ghiacci, dopo il blockbuster “Hotel Gagarin”, come Sironi del mare e la luce? - ma c’è, è palpabile, più dei testi a cui la serie si ispira.
Simone Spada, Rocco Schiavone

mercoledì 23 ottobre 2019

A Sud del Sud - il Sud visto da sotto (406)

Giuseppe Leuzzi


Plaxy Exton, inglese, e Giorgio Locatelli, lombardo, chef stellato nel loro ristorante londinese, “La Locanda”, e giudice di Masterchef, nel 2020 apriranno un ristorante in Montenegro. Lo chiameranno “Sabia”, nel resort di lusso One and Only. Dove, dice lei, “faremo cucina del Sud Italia”. Le idee del Sud non mancano, ma non al Sud.

Simenon, “Il Mediterraneo in barca”, trova in Italia, in Sicilia, a Siracusa, dei “disoccupati prima dell’invenzione della disoccupazione”, in corsivo a sottolineare la meraviglia: “Gente che non fa niente perché è bello non far niente o piuttosto perché è inutile fare alcunché”.  Il turismo può essere dannoso, è una vecchia tesi.

“La statua della giustizia, con la spada in mano e la bilancia da pesar i fagioli, potrà forse andare come riempitivo architettonico; ma mi lascia freddo me, come uomo, che pur si commuove all’idea di giustizia”, C.E.Gadda, “Divagazioni e garbuglio”, p. 70.

Il “Corriere Economia” può censire “le 250 locomotive del Veneto”, locomotive economiche. Di un’area che era classificata “depressa” cinquant’anni fa. Che crescono “il doppio dell’Italia”. E fatturano in media 65,3  milioni. Di tutto quello che c’era, di attività apparentemente a scarso valore aggiunto, si è fatto un tesoro: occhiali, scarpe, legno, maglieria, vino.

Sudisimi\sadismi
Mafie e stupidità
Sul “Corriere della sera” delle buone azioni, “Il bello dell’Italia”, Goffredo Buccini protesta contro “l’infinito repertorio dei luoghi comuni sulla Calabria ( ingiusto e superficiale quanto ogni catalogo del genere)”. Non gli piace che per Cosenza si faccia eccezione: “Ma Cosenza è diversa…”. Sotto il titolo: “La diversità culturale che non si merita un altro caso Calabria”.
Spiega che “Cosenza è la prova che correndo si può battere il destino. È la Calabria possibile, la meno banale”. Poi confina Reggio nella “fossa mefitica” della rivolta del 1970: “Non bastano a  salvarla i Bronzi di Riace, imprigionati in un museo difficile da raggiungere, non serve la sciagurata stagione dello struscio e del cornetto alla panna comprato da Peppe Scopelliti a costo di dissestare i conti comunali. Reggio era e resta la porta d’affari della Locride in cui il boss Paolo Di Stefano uscendo di galera nell’80, fa il giro dei negozi per pagare le scarpe che i reggini s’erano comprati «a nome della famiglia» mentre lui stava dentro: 60 milioni di lirette, giusto per dire al figliolo ed erede «da oggi chisti camminano sulle scarpe nostre»”.
Criptico, in fatto di cornetti alla pana e struscio, ma chiaro. Che le mafie siano affare di stupidità, a questa bisognava pensarci.

Le donne del Sud
Non è più in uso ma il fantasma ne è sempre invadente della “donna del Sud”, dello stereotipo. Muta, inerte, inesistente, dopo aver fatto dieci o venti figli, e avvolta in teli neri. Si procede perciò con sorpresa, scorrendo una biografia di Campanella, che tra l’altro era un frate, domenicano, quindi piuttosto rigido in fatto di comunione delle anime, nonché filosofo, politicante, carcerato praticamente a vita, che vivesse tra le donne, non anonime, nel Cinque-Seicento. Intanto le sorelle, che erano numerose, ma tutte con un nome – un carattere. Anche la madre ha un nome e una sua storia: era Caterina Martello di Basile, e venne da un paese vicino a Stilo, per sposarvi uno “scarparo”. Delle quattro sorelle due si sposarono, Lucrezia e Giulia, Costanza si fece anch’essa  monaca, fu badessa, e scrisse poesie, Emilia, che Tommaso ricorderà più volte, “una sibilla”, aveva le visioni e soffriva di epilessia.
In fatto di visioni un’altra donna è importante per Campanella, di cui però non dà il nome: è la “maga di Stignano”, come la chiama in “Del senso delle cose e della magia”, paese vicino a Stilo, che lo ha iniziato ai misteri della magia.
A San Giorgio Morgeto, il convento dove fu avviato dopo il noviziato per studiarvi la filosofia, divenne il protetto di Isabella Del Tufo, gentildonna napoletana moglie del feudatario dei luoghi Giacomo II Milano, che col fratello Mario Del Tufo lo ospiterà Napoli quale precettore. Con Mario Del Tufo sarà anche nei di lui possedimenti a Minervino Murge,dove consolerà e studierà le “tarantolate”, il fenomeno del tarantismo.
Nella primavera-estate del 1599, nei preparativi per la rivolta della Calabria contro gli spagnoli, fu in rapporti stretti con Dianora Toraldo, vedova di Mario Galeota, signora di Monasterace, della marchesa Beatrice d’Aragona e sua figlia Isabella nel castello di Arena, e di donna Dianora Santaguida a Santa Caterina.
Un’altra Dianora, nome scelto dalla monaca di casa Eleonora Barisana, lo accudirà in carcere al Castelnuovo di Napoli dal 1603, con libri, manoscritti, carta, inchiostri. Forse ci fu dell’altro, e comunque la Barisana si meritò alcuni sonetti. Non fu la sola, altre donne aiutarono Campanella nel carcere di Napoli e si meritarono sonetti e ringraziamenti. Soprattutto una “Florida”, Giulia Gentile da Barletta. Orsola Benincasa ricorre la prima volta come destinataria di un sonetto di Campanella. “Alla signora Maria” è un sonetto dedicato a Maria Spìnola Centurione, degli Spìnola genovesi, i banchieri creditori della corte napoletana. Donna Ippolita Cavaniglia fu la maggiore benefattrice, figlia di Garzia Cavaniglia conte di Montella. Una “donna Olimpia” è anche menzionata. E la stessa moglie del castellano di Castelnuovo Alonso de Mendoza, donna Anna de Mendoza.
Di suo, Campanella farà nella “Città del sole” largo spazio alle donne, in condizioni di eguaglianza. Nella “Philosophia sensibus demonstrata” spingendosi a esaltare le donne eminenti dell’antichità, proprio nella sua Calabria: la poetessa Nosside, di Locri, e le filosofe Teano, dalla scuola pitagorica, forse moglie dello stesso Pitagora, Filtide, e Timica, moglie di Millia.
In generale, nei tanti scritti Campanella  solo stigmatizza delle donne gli eccessi nell’abbigliamento e i cosmetici. In questo contesto valorizzando le donne che in Calabria, come sintetizza un suo biografo, “non hanno spessi sandali né belletti né ozio, sono alte di statura, agili, robuste, vivaci nei movimenti, nei colori, nella voce”.

Sicilia
Ha fama di cattiva amministrazione. Ma colpisce nella Sicilia di Angela in tv la cura per palazzi, chiese, giardini, piazze, monumenti. La cura pubblica, di manufatti non più accudibili dalle vecchie proprietà ma sempre recuperati. Per le più diverse esigenze moderne, comunque ben temuti.
Colpisce la continuità: dei centri urbani, della memoria, del gusto.

Colpisce anche la quantità e la qualità di questi manufatti. Che si liquidano democraticamente come sangue cavato alla povera gente. Ma non c’era in Sicilia uno sfruttamento speciale rispetto a un bracciante padano. La diversità sta nel gusto.
Anche nella scelta dei materiali e nelle tecniche costruttive, se gli agglomerati urbani, anche non monumentali, sono durati attraverso i terremoti.

C’è costernazione tra i grandi magistrati siciliani a Roma, Pignatone e Prestipino, perché la loro Mafia Capitale è stata derubricata dai tribunali. Se non è mafia non è delitto?

La Sicilia è diventata quello che volevano diventasse. Un segno di forza questo invece non è.

Ercole Patti è scrittore apprezzato da Soldati: “Catanese, scrittore squisito, affascinante e mai abbastanza ammirato” (“Nuovi racconti del Maresciallo”, Patti era morto nel 1976). Premiato al Campiello, soggettista e sceneggiatore di film rinomati, “Un amore a Roma”. “L’amore difficile”, “Un bellissimo novembre”, “La seduzione”. Ignorato dalla vasta pubblicistica siciliana.

La pubblicistica siciliana è vasta, costante nei secoli alto livello, e di molteplici interessi: storia, folclore, filosofia, poesia, diritto, economia. Ma è ferma dal dopoguerra, dal cosiddetto secondo Novecento, che è ormai quasi un secolo, all’asse agrigentino: Pirandello, Sciascia (con un varco, modesto, al catanese Brancati, professore intravisto al ginnasio), e ora Camilleri. Attorno all’essere-non-essere, e al “traggediaturi”, mentre la Sicilia è tante cose: fantastica, positiva, comica, erutita.   

Lo Stato-Mafia è un ritorno alla camilleriana “bolla di componenda”. Treccani non la registra, neanche il Battaglia. Wykipedia la registra parco, dopo Camilleri: “I Componenda sono accordi o transazioni informali finalizzati a risolvere un contenzioso tra le parti, una sorta di accordo stragiudiziale losco, non legale e non riconosciuto dall’ordinamento giuridico. Secondo Andrea Camilleri erano in uso in Sicilia”. “Traggediare” piace.
 “Tutto ciò che appartiene alla Sicilia finisce sempre per iscriversi in un tono sopra le righe,  rivela sempre una natura densa, eterogenea,  mescolata e fusa, violenta e raffinata insieme…” – Mario Soldati, “Nuovi racconti del Maresciallo”.

Vittorio Bersezio, “Le miserie del signor Travet”, che Soldati ricorda subito appresso, nel racconto “Travet”, ne faceva ancora un luogo di punizione: “Oh mi provr’om! I sun ruinà, i sun disperà… A veulu mia mort… Ah, sur Comendatur, elu vera l’on c’ha ma dime adess ‘l Cap Sessiun?... A veulu mandeme an Sicilia mi? Ma tant a’ vaò’ c’a ‘m büto adiritüra an mes d’na strà e c’a ‘m diuch’i chërpa lì Cuma ‘n can!”.

“Durante la guerra del ’15-18 il maggior numero d renitenti alla leva (mi rifaccio a documenti dello stato maggiore) e di disertori fu riscontrato fra i contadini soldati che provenivano dal Sud,specialmente siciliani e calabresi, i quali non capivano perché dovessero andare a difendere i cavolfiori dei contadino del Nord”, Camilleri, “Come la penso”, 210. A morire.

leuzzi@antiit.eu

Blues beat

Un centone dell’incontenibile, inesauribile, vena poetica dell’autore di “Sulla strada” – romanzo che anch’esso si può leggere, in originale, in prosa ritmata. Tutto in traduzione, senza gli originali, a opera di Bocchiola, Guerneri, Rota Sperti. Riunendo le raccolte singole che sono state via via composte postume, e tradotte, “Vecchio Angelo Mezzanotte”, “Il libro degli schizzi”, “Libro de blues”, “Libro degli haiku”. “La scrittura dell’eternità dorata” e il “Mexico city Blues”, più altri componimenti ancora sparsi e tradotti per la prima volta.
Un laboratorio più che un’opera poetica. Per chi ama lo scrittore e ne vuole approfondire anche il modo di lavorare: per accenni, echi, appunti, di impressioni, idee, propositi, illuminazioni, annotate come vengono negli innumerevoli taccuini che ha compilato, ne aveva sempre uno pronto in tasca. Parole libere per lo più, immediate, non lavorate, né organizzate.
Il ricco glossario è così forse la parte migliore, che tematizza e contestualizza i richiami personali e culturali. Soprattutto gli orientalismi, la cui immissione nel contesto americano e occidentale si fa ascendere alla cultura Beat e a Kerouac in particolare – con Allen Ginsberg, peraltro suo debitore e estimatore.
Jack Kerouac,I Blues di Jack Kerouac, Oscar, pp. 788 € 26

martedì 22 ottobre 2019

Ombre - 484

“La lybra cede al dollaro. La criptovaluta ha difficoltà a decollare”. È stata lanciata appena quattro mesi fa. Da Facebook, che è bene un social, benché potente. Ed è una moneta inesistente e inconsistente – virtuale si dice, per i gonzi. Ma è come se ci fosse sempre stata, un pilastro dell’economia mondiale. Facebook siamo noi: cioè noi siamo facebook, chiacchiere.

In Gran Bretagna i Conservatori si liberarono di Margaret Thatcher con un certo John Major il cui unico segno di distinzione erano i capelli in ordine, se li pettinava in continuazione. Resta nella memoria giusto per questo Si dirà lo stesso di Conte?
Che però non è neanche premier, giusto un presidente del consiglio, un primus inter pares, senza alcun potere sui ministri.

Tornano le polemiche tra fuorigioco, rigori è punizioni, malgrado il Var. Gli arbitri non si arrendono.

Chiacchiere sui pos obbligatori, che sono obbligatori già da cinque o sei anni. Mentre non si
impone il pagamento elettronico alle casse pubbliche, per ticket, esami, certificati,
bolli eccetera.

Tassativo Di Maio: non posso tassare l’idraulico e il meccanico. Con i quali siamo
tutti felici di poter non pagare l’Iva. Anche lui troverà conveniente pagare100
euro, e magari 90 con lo sconto, invece che 123 - 125 col bollo. O non ha mai pagato una fattura, un idraulico? 

Il berzitello non sa dove l'economia nera si raggruma. Non è il solo, non gli se ne può fare una colpa. Venendo da Napoli lo sa benissimo, ma lui è il tipo che non sa niente.
Si pensa all’economia in nero come al Grande Evasore, con i forzieri nei paradisi fiscali, per comodità? Per aggravarsi la coscienza.

Atlantia, che ha aperto Fiumicino e Ciampino alle linee low cost, rovinando Alitalia, ora si propone di salvarla. Come? A Londra, patria del liberismo, o a Parigi, bisogna prendere le low cost a due-tre ore di treno, disagevole.

“Boccia: “Sull’evasione non creare ansia, serve la certezza del diritto.: le manette dopo le sentenze, non prima”. L’unico intelligente sarà rimasto il presidente della Confindustria. Uno che non ha bisogno di fare il furbo.

Ricavi dei giornali in caduta costante nel mondo, documenta “Il Sole 24 Ore”: da 111,8 miliardi di euro nel 2014 a 94,2 quest’anno. Più accentuato il crollo in Italia: da 2 miliardi a 1,5 e a 1,3. In effetti, non c’è più ragione per comprarlo, è solo un’abitudine.

Quest’anno la pubblicità sui social supererà, in Italia e nel mondo, quella sui giornali. Col 13 per cento della spesa globale in pubblicità. Al terzo posto, dopo la tv (che raccoglie il 29 per cento), e la ricerca internet in abbonamento (17 er cento).

Il Tg 1 fa uno speciale sulla guerra turco-americana ai Curdi. Interessante. Ma lo apre con una interminabile sproloquio di Conte, il presidente del consiglio. Poi dice che la Rai perde ascolti.

Sono due mesi, o forse tre, che si parla di un Mifsud spione  Roma, al centro del Russiagate americano. E non si sa chi è. Finalmente “la Repubblica” manda due giornalisti a Lalta, il paese di Mifsud, che non più lontana della Sicilia e costa meno, e qualcosa subito si sa, anche molto.

“Per evitare l’aumento dell’Iva una raffica di mini-tasse” – “Il Sole 24 Ore” ne ha contate per cinque miliardi. A carico di banche e imprese, ma anche del contribuente. Come se i contribuenti fossero scemi. I furbi sono sempre troppo furbi.

“Il peccato ecologico nel diritto canonico” vuole introdurre il papa Veniale o capitale? E per quante avemaria – come si misura? Ci sarà un peccato per ogni moda, l’aggiornamento è questo.

L’Interno pubblica il dato statistico sugli arrivi di immigrati irregolari in Italia dall’1 gennaio 2019 al 18 ottobre, comparato con i dati riferiti allo stesso periodo degli anni 2017 (-91,90 per cento) e 2018 (-59). In cifra: 110.431, 21.840, 8.241 (di cui oltre cinquemila negli ultimi due mesi, nd.r.). Altro che propaganda,

“Industriali e ambientalisti, tutti contro la plastic tax”. Tutti insieme?
E andranno tutti all’inferno? Bisognerà raddoppiarlo.

“Bravo Presidente. Niente sconti a Trump” inneggia “la Repubblica” alla visita di Mattarella a Washington. Sui dazi, sulle spese Nato, sull’attacco di Erdogan ai curdi in Siria. Ma poi: “Russiagate, pronto rapporto Usa: accuse all’Italia”. Una quisquilia.

A corredo del titolone Federico Rampini, l’unico giornalista, in Italia e negli Usa,a interrogarsi sul fenomeno Trump, fa anche una sintesi dal conferenza stampa di Trump unitamente a Mattarella. In cui niente di Trump è folle o corrotto, e tutto è anzi inquadrato nella politica Usa degli ultimi quarant’anni, del dopo Muro, che si continua a non voler vedere.

Immigrati via mare in dieci mesi in Italia 8 mila, in Spagna 26 mila, in Grecia 45 mila.  In Italia muoiono, al largo di Lampedusa. Perché il trasbordo è lungo e pericoloso. M questo non si vle vedere: solo il numero conta.

Il male ineluttabile

Un Supereroe dei fumetti negativo, un assassino che ride, all’opera in un racconto di forte valenza filosofica, sul male, sull’origine del male. Senza colpa, ovvero la colpa è di tutti. E senza catarsi. In una Gotham City realistica, specchio delle frequenti insorgenze americane di piazza, dove il diritto degenera in violenza, generalizzata.
Un racconto senza una sbavatura, di sceneggiatura e filmografia. Curato e significate in ogni dettaglio. Cogente, come une necessità ineluttabile. Della violenza sui minori che si trasforma in violenza generalizzata: Joker vorrebbe solo fare il comico, ma uccide senza ripensamenti, sotto un fato ineluttabile.
Un film politicamente scorretto, sembra di proposito - un investimento sulla scorrettezza. Che sembra pagare, poiché è di successo. Una testimonianza non critica del populismo, sia nel racconto, la popolarità improvvisa, immediata, fino alla violenza, del Joker, sia nel riscontro, di critica e di pubblico.   
Todd Phillips, Joker



sabato 19 ottobre 2019

Problemi di base - 515

spock


Perché una famiglia ricca non sarebbe meglio di una povera?

Con lo psicoterapeuta per di più?

Bisogna che ci siano i poveri perché ci sia la carità?

I furbi sono furbi con se stessi?

Il sommo bene consiste nel nulla, Lao Tze?

“Quando la menzogna ottiene il diritto di cittadinanza non per questo diventa verità”, Stanislaw Jerzy Lec?

Ce n’è altra, di verità?


spock

La sinfonia dell’amore


Una visione. Dall’idillio, col valzer sognante al secondo movimento, e gli elfi e le fate del terzo. Al sabba, cui Berlioz non fa mancare il “Dies Irae”, trademark dell’“impio” (non pio), ma con trilli giocosi dei violini. Una favola, la favole dell’amore. Un exploit dela forza di Beethoven. Che consacra lo sconosciuto, autodidatta, musicista. Una composizione subito famosa, di autore prima non considerate, per una storia inverosimilmente capricciosa – come tutte quelle di Berlioz con le donne.
La storia infatti è diversa – la musica non si fa condizionare dalla storia. La Sinfonia nacque ispirata dall’attrice Harriet Smithson, l’irlandese che recitava Shakespeare a Parigi. Che Berlioz, affatato, insistette per prendere in moglie, con un profluvio di lettere. Harriett resistette. E quando cedette le andò tutto storto.
Miss Smithson evitò a lungo ogni incontro col compositore, perfino le prime esecuzioni della “sua” sinfonia, da lei ispirata. Quando infine cedette, fu fischiata a teatro, ebbe il volto sfregiato dal fuoco, finì invalida e querula, e morì sola in povertà, ventisette anni dopo il fatale incontro, lasciando infine libero Berlioz, che da mesi faceva di nascosto il trasloco dalla loro casa coniugale, un pacchettino alla volta, di risposarsi immediatamente.
Scrivendo di “Lélio” a miss Smithson, 1832, due anni dopo la “Sinfonia fantastica”, Berlioz faceva, dopo quello che sarà lo “Chant d’amour” per tenore e arpa, la suprema confidenza: “L’amico, l’amante tuo, t’invoca in soccorso”. Glielo scriveva in alessandrino, prolisso come in musica, dopo averla chiamata Ofelia e Giulietta – aveva avuto il colpo di fulmine ascoltando Harriet in teatro nel ruolo di Ofelia: “Oh perché non ritrovarla, questa Giulietta, questa Ofelia che il mio cuore invoca! Perché non posso inebriarmi della gioia mista a tristezza che il vero amore offre, e una sera d’autunno, cullato con essa dal vento del Nord su qualche selvaggia brughiera, addomentarmi infine tra le sua braccia in un malinconico ed estremo riposo”. Miss Smithson non era superstiziosa. Non che si sappia. Ma, essendo Ofelia non soltanto sul palcoscenico, “sapeva” che la stessa lettera Berlioz l’aveva composta per la già nota pianista Camille Moke.
Camille, “grazisoa ragazza”, amica del pianista-compositore Ferdinand Hiller, a sua volta confidente delle pene amorose di Berlioz, sarà autrice di pettegolezzi micidiali su Harriet, di ritorno da fallite tournées in Olanda e Inghilterra, e sul punto di essere abbandonata dal pubblico parigino. Non era sola: “La compiango e la disprezzo”, scriveva  Berlioz all’amico Ferdinand, “è una donna ordinaria, dotata di un genio istintivo per esprimere gli strazi dell’animo umano, che essa non ha mai provato, e incapace di concepire un sentimento immenso e nobile come quello del quale la onoravo”. Scrive di Harriet, che poi sposerà, non di Camille. Della bella pianista, di cui ha avuto il letto e la promessa, il compositore ha anche la sorpresa a distanza di qualche settimana di saperla sposata.
“Non potevamo vivere insieme, né lasciarci”, dirà Hector in morte di Harriet Smithson. Per tre anni ha abitato nell’appartamento di lei, ottenendone un “vi amo” ma non il letto. Sposando nel 1833 la matura attrice la trova, scrisse a Liszt, “vergine, tutto quello che c’è di più vergine”. Nel 1848 Harriet, al quinto attacco, resta paralizzata. L’agonia sarà lunga sei anni. E solo allora Hector, a cinquant’anni, si sentirà libero, dopo l’interminabile trasloco, di sposare Maria Recio, una cantante che “canta come dodici gatti”, la cui stupidità aveva per anni fuggito, che lo teneva coi fianchi forti e gli impedirà l’amicizia di Wagner e ogni altra opportunità.
Già dieci anni prima a Praga, dopo essere stato riacciuffato a Weimar da Maria, che aveva disertato la notte a Mannheim, l’aveva presentata come sua nuova moglie, dicendo Harriet morta. Preparava le vacanze con Maria con la stessa metodica del trasloco finale, facendo uscire di casa per più giorni in pacchetti i materiali musicali e ciò che gli serviva per il viaggio, e la stessa Maria lasciò a Mannheim con analoga tecnica. Ma non si può dire nemmeno Berlioz uomo di nessuna amabilità, poiché tante donne lo importunarono con perseveranza. Il destino a volte si prevale della mediocrità delle persone e della storia.
Pappano ha esaltato, trascinante, i toni melodici. Fino a privarsi nel quinto movimento, del sabba, dei violini e le viole che con l’archetto percuotono lugubri il legno. Secondato dallo stato di grazie dei fiati, oltre che degli archi all’unisono. Il pianista Kissin, che ha voluto assistere alla “Sinfonia” dopo la sua performance, il Concerto n. 2 di Lizst, seguito da ben quattro bis, ne era estasiato.
Hector Berlioz, Sinfonia fantastica, Antonio Pappano, orchestra e coro dell’Accademia Santa Cecilia, Roma

venerdì 18 ottobre 2019

Problemi di base anagrafici - 514

spock


Togliere il voto a Grillo, settant’anni?

E la parola?

Grillo è stanco di votare?

E di recitare?

Si può dire tutto?

Di che stiamo parlando?

Verba volant?

Bisogna che ci siano i comici?


spock@antiit.eu

Letture - 400

letterautore

Austria-Vienna – Il paradiso dei mitteleuropei è rifiutato dai suoi Autori, il Nobel Handke e il Nobel-di-tutti Bernhard , come già da Ingeborg Bachmann. Anche l’altra Nobel, Jelinek, non è tenera. Handke e Bernhard si può supporre per motivi personali: entrambi illegittimi, nati da madri nubili con uomini sposati. Entrambi cresciuti con un patrigno, con la sola autorità paterna, a distanza, del nonno materno. Bachmann e Bernhard in polemica col tiepido antinazismo austriaco, bollato come nazismo. Handke, di madre slovena, arrivato al punto di coltivare lo slavismo, almeno fino alla guerra contro la Serbia, a preferenza del germanesimo. Bachmann e Handke hanno scelto di vivere fuori dell’Austria, Bernhard in continua polemica.

Auto elettrica – Gadda si diverte, scrivendo nel 1931, su una vecchia foto del principe di Galles, il futuro Edoardo VII, che all’Expo di Parigi nel 1900 “siede pieno di bonomia in una elefantesca carcassona ad accumulatori, che doveva certo raggiungere i 12 km. orari”. Velocità ritenuta temeraria.

Balzac – Ha 2.060 personaggi, secondo un “Répertoire de la Comédie Humaine” di Cerfberr e Christophe, citato in Pierre Abraham, “Créatures chez Balzac”, che qualche anno dopo prendeva le misure dell’autore sotto tutti i possibili aspetti scientifici – statistici, psicologici, etici, eccetera.

Burgess – Ha tradotto in italiano Joyce, “Finnegans Wake”, ha cominciato a tradurlo, insieme con la moglie Liana. Ne diede l’annuncio alla rivista “American Scholar” nel numero Inverno 1971-72: “Il nostro titolo di lavorazione, a proposito, è pHorbiCEtta: forbicetta significa «earwig»; si possono vedere le iniziali di Humphrey Chimpden Earwicker saltare fuori dalla parola in tutto o in parte”; si rivolge al mondo – orbi; è insieme papa e insetto”. 
Qualche anno dopo, 1975-77, Burgess collaborerà con Zeffirelli per “Gesù di Nazaret”. 
La Fondazione Burgess conserva una traduzione in italiano di 11 pagine. Una col titolo,  “pHorbiCEtta. James Joyce”, manoscritto e illustrato da Burgess, e forse dal figlio Andrew. Quattro pagine di prova di traduzione manoscritte, che corrispondono alla pagina 70 di “A shorter Finnegans Wake”, col dattiloscritto della stessa prova di traduzione, con una correzione autografa. Una pagina di traduzione provvisoria, corrispondente alla prima pagina del romanzo, con correzioni manoscritte di Burgess. Cinque righe di traduzione della prima pagina, con correzioni manoscritte di Liana Burgess e Anthony Burgess.  

Dialetto – Ha dato i migliori risultati nella prosa novecentesca con scrittori di cui non era la lingua madre, il romanesco di Gadda e Pasolini. Mentre il napoletano Eduardo italianizza. E il Pirandello siciliano è stato presto desueto – Camilleri non fa testo, il suo “siciliano” è legato a personaggi caratterizzati del ciclo Montalbano.  
Gadda nel 1954 faceva della pratica naturale del dialetto la condizione della sua riuscita letteraria. Recensendo l’“Hypnerotomachia Poliphili” del “trevigiano Francesco Colonna, frate, il tipo di umanista claustrale”, “una sorta d macchinone allegorico-fantastico-sensorio di una rara stoltezza,  redatto in un italiano-latino-greco della più strana qualità, nato dalla solitudine e dalla follia letteraria”: “La prosa del dissennato umanista perviene (involontariamente?)  ai confini della maccheronea e del grottesco…. Ci mostra in quale «impasse» è venuto a cacciarsi lo scrittore da tavolino che vuole inventare una lingua su documenti letterari senza tener conto della realtà realmente linguacciuta  di Padania, o di Toscana, o di Napoli”. 

Diritti – Verdi ebbe un anticipo di un milione di euro per “Otello”, mantenendo per sé i diritti d’autore – da documenti di Casa Ricordi esposti a New York, alla mostra “Verdi” alla Morgan Library and Museum.
Manzoni “ha fatto meno soldi di Moravia e Pasolini e Germi e Fellini”, secondo un indispettito Gadda (ne scrisse in tal senso a Citati il 26 luglio 1960). Indispettito contro Moravia che aveva diminuito Manzoni presentandolo nei Millenni Einaudi. “Il Manzoni era un signore, malato d nervi, un po’ fissato sulla cioccolata…come conservatore ha fatto meno soldi….”.

Fenici – Sono sconosciuti a Roma. Negli stessi luoghi, il Colosseo e il Foro Romano, dove una insistente pubblicità dice che sono celebrati in una grande mostra. La richiesta d’informazioni a due addetti all’informazione del Foro Romano, perfetti nelle divise, compiti al tratto, non due coatti rivestiti, sul dove la mostra annunciata fosse visitabile ha prodotto sguardi smarriti e non so. Non meglio è andata allo 060606, il centralino di informazioni di Roma Capitale, solitamente servizievole. Allo 060608, il centralino di Roma Capitale per gli spettacoli e “gli eventi”, uguale incertezza. Dissipata all’ultimo, per caso, per aver detto “Ma sì, i Fenici, i Cartaginesi”. L’operatrice si è allora illuminata: “Allora lei intende la mostra Carthago”.
Scontato che l’operatore pubblico è pagato per non lavorare, però: non deve avere la terza media?

Finnegans Wake – Fu subito indovinelli e sciarade. Mentre era ancora in mente a Joyce. Già nel 1929, mentre la scrittura era agli inizi, più programmatica che realizzata, il riferimento era a un “work in progress”, si pubblicava una corposa raccolta di saggi esplicativi, col debutto nelle lettere di Samuel Beckett. Non spessa, una ottantina di pagine, ma dal titolo finneganiano, “Our Exagmination round his factification for incamination of Work in progress”, e si avvaleva di una decina di contributi. Tra essi quelli di William Carlos Williams, Eugene Jolas, Marcel Brion, Robert McAlmond – si segnalava per l’assenza Pound, ostetrico e mallevadore dell’“Ulisse”.
Beckett apre la raccolta con otto pagine sulle influenze italiane maturate da Joyce: “Dante… Bruno. Vico… Joyce”.

Il volume, tradotto nel 1964 da Francesco Saba Sardi, con una prefazione di Sylvia Beach, era stato già segnalato da Eco nel 1962, con la parodia “My exagmination round his factification for incamination to reduplication with ridecolation of a portrait of the artist as Manzoni”, in cui fa attribuire “I promessi sposi” a Joyce – che ha poi incluso in “Diario minimo”.

Generazione X - Lamenta Scurati sul “Corriere della sera” “l’infecondità” della sua generazione, di quaranta-cinquantenni, la Generazione X, oggi “padri senza figli”. Curioso lamento in contemporanea col ritorno dei padri contro i figli, Del Vecchio e De Benedetti. Dopo il ritorno, qualche tempo prima, di Luciano Benetton e del poi defunto Caprotti. Di padri che si sono riprese le aziende che avevano legato ai figli. Troppi casi per essere “casi”: l’Italia è un Paese bloccato, anche generazionalmente. Non per colpa dei vecchi, dato che al ritorno sono migliori dei giovani.

Giallo  - “La Lettura” si dedica al giallo. Con cinque giallisti di fama, De Giovanni, Lucarelli, Lagercranz, Fiona Barton, Michael Connelly. Che sottolineano ognuno una ragione del successo di pubblico di questo genere, in Italia a lungo marginale. Ma nessuno che dica quella probabilmente più importante: la “popolarità” dei personaggi, più che gli intrecci, anche morbosi, o gli inquirenti, anche di peso, come Montalbano o Maigret. È il successo tv che lo dice: i gialli sono visti da “tutti”. Perché fanno partecipare “tutti”, la portinaia e il bifolco, il drogato e la ragazza pia. Si dice il realismo del giallo un realismo nuovo, non il “naturalismo” fine Ottocento, alla Zola, alla Verga. Ma in una vena ordinaria, della quotidianeità. Epico di fatto, ma dei piccoli e ignorati.  

Nievo – Gadda ne era conoscitore e estimatore, che lo apparenta più volte a Stendhal, nelle recensioni dei primi anni 1930 ora raccolte in “Divagazioni e garbuglio”. Recensendo il cugino Piero Gadda, gli trova (ironicamente) patrons Stendhal e Nievo, “i quali non sono così lontani fra di loro, almeno se si pensi a certo Stendhal della ‘Certosa’”. Per poi dire che Piero “va avanti benissimo per conto suo”, senza scomodare Stendhal, e senza Nievo: “Né il Nievo gli ha prestato la sua prosa robusta, elegantissima e classica, polposa e icastica, ma forse un po’ del suo tono e del suo clima, e di quel brio così dolcemente umano e satirico a un tempo,e di quella così chiara aura come chi dicesse una luce d’Italia, malinconica e serena oltre il migrare delle tempeste”.

Stendhal – “Livio e Cesare sono stendhaliani più che uno non pensi”, C.E.Gadda (“Divagazioni e garbuglio”, 60-61). Anche se “il senso tragico ed ossessivo della morte e dello scannamento vi domina (jam ad necem pervenerant) e quell’altro del presente volere, opposto al destino”.

letterautore@antiit.eu

Enciclopedia del populismo

Un libro di Scienza Politica infine “sul pezzo”: che dice di cosa parliamo. Sulla rivista “Trasgressioni”, che ha fondato e anima, Tarchi ha promosso una serie di saggi sui tanti aspetti del populismo: la storia, le tipologie, gli esiti. E soprattutto sul rapporto con la democrazia, di cui è espressione, la si voglia pure esasperata.
Un’indagine vasta e critica, benché vista da una posizione culturale che al populismo di questi anni 2010 ha dato avvio. Contestatrice di un assetto sociopolitico insoddisfacente dopo la fine delle ideologie – dopo la caduta del bolscevismo. Con contributi di provenienza varia, geografica, linguistica e politica.
La destra non è populista, spiega Tarchi, che al “Cesare Alfieri” di Firenze ha la cattedra che Sartori ha illustrato. Cioè lo è anche, ma il populismo non la esaurisce. Né il populismo si risolve nella destra.
Non una soluzione, ma un’indicazione - la politica non è una soluzione. Per chi fa politica e per chi si limita a votare. Di più per chi la commenta, che spesso non sa di che parla.
Marco Tarchi (a cura di), Anatomia del populismo, Diana Edizioni, pp. 365 € 19

giovedì 17 ottobre 2019

Il deserto di Trump

Non si capisce perché Trump si ritira dal Medio Oriente? Perché è desertico, come dice lui – “lì c’è abbastanza sabbia per tutti, per giocarci”? Oppure sì, si capisce: in politica estera, e soprattutto nelle strategie militari, tutto è calcolato. Ma non si sa. È calcolato da da chi? Dal Dipartimento di Stato, dal Pentagono, dalla Cia? Nel quadro di quale politica? Nemmeno ai “volenterosi” di tante coalizioni americane per il Medio Oriente, dal Libano all’Afghanistan, passando per la Somalia, viene dato un cenno di spiegazione.
In altre circostanze si sarebbe parlato di onore  disonore. Gli Stati Uniti, che hanno schierato i Curdi contro Assad e contro i terroristi islamici, ora li abbandonano. Trump non tiene in conto il concetto di onore, che pure vale in politica estera - la parola data, la fiducia reciproca - e pazienza. Ma dovrebbe nella sua etica sapere che i compagni di merende non sono affidabili. Ora sta tutto con Erdogan - garantisce ai Curdi cinque giorni di tregua, ma per ritirarsi dalle aree che hanno sempre abitato e che Erdogan vuole. Ma che cambiale ha su Erdogan, parlando in termini di diplomazia degli affari, che Erdogan è tenuto a pagare? Non ne ha.
Dice: i Curdi sono comunisti. Mah. Trump è ignorante, ma stupido non è
Ruhollah Zam, un oppositore degli ayatollah, in esilio in Francia, è indotto dai servizi segreti francesi, che lo proteggevano, a recarsi in Iraq, per finire in una trappola dei servizi segreti iraniani. Un favore, si dice, agli ayatollah per ottenere il rilascio di alcuni francesi arrestati in Iran per spionaggio. Il ricatto funziona, dunque.
Ma il khomeinismo è già passato per i servizi segreti francesi: l’oscuro ayatollah Khomeiny fu fatto arrivare in Francia, dopo una vita anonima in Iraq, e da lì montato mediaticamente fino ad abbattere lo scià, troppo filoamericano.
Nei rapporti con l’islam, cioè col Medio Oriente, qualcosa sfugge sempre: sono affari esoterici?
Anche l’abbandono del Medio Oriente alla Russia di Putin sfugge a ogni considerazione politica. A un Putin che invece si vuole bersaglio di sanzioni e boicottaggi. La politica estera non va per caso, è sempre analizzata e pesata. Perché dobbiamo boicottare la Russia, le nostre esportazioni in Russia, e regalarle mezzo Medio Oriente – Iran, Siria, Iraq – tra l’altro pieno di petrolio?
Resta un mistero anche l’alleanza stretta degli Stati Uniti con l’Arabia Saudita, ora anche militare. Non c’è sabbia anche lì? Per non dire dei regimi patrimoniali, che nella penisola arabica si tengono nel Duemila come gli analoghi feudi in Europa coi Normanni qualche secolo fa. Creando castelli. Ma non più stabili dei regimi militar-teocratici che Trump abbandona.