martedì 7 luglio 2026
L'America ha bisogno dell'Europa
Si va al vertice Nato con le polveri bagnate. L’Europa ci va. Si sottostima storicamente, e politicamente, il bisogno che gli Stati Uniti hanno avuto e hanno dell’Europa. Forse per la scarsa caratura dei leader europei di fronte all’eccessivo Trump. Ma inequivocabile. Nella lunga resistenza all’espansionismo sovietico dopo l’appeasement rooseveltiano a Yalta. Compresa la fermentazione del “dissenso”, che è in ultima analisi ciò che ha disintegrato il sovietismo, più che gli scudi stellari di Reagan. E ne hanno ora bisogno nei riguardi dell’Asia, della Cina, e dell’India insorgente.
La Forza sia con l'America
Non fanno notizia
né opinione in America le intemperanze di Trump contro questo e quello, contro i leader
europei, dopo Obama e Biden: Macron, Merz, Meloni - le tre M dell’Europa? – e contro
il papa di Roma (non c’è stata una sollevazione dei cattolici, in Sud America sì, in America no). E nemmeno
contro questo o quel candidato deputato a Washington o un\a giornalista. Non se ne trova traccia nei media americani, se non marginali, come curiosità.
Specie non in quelli “autorevoli” (considerati), oggi detti mainstream, tutti accesi antitrumpiani.
La Forza non dà
fastidio in America, dal rodeo a Hiroshima. “Che la Forza sia con te” si augurava
in “Guerre stellari” come augurio paterno, nella forma di una forza mistica, unificante,
spiegavano i programmatori, sopra invidie e inimicizie. Ma è pur sempre la Forza.
Che non si augura a un nemico: la pax
americana.
Ma è la Dc che governa
Cazzulllo dà oggi
sul “Corriere della sera”, argomentando con i lettori, per defunta la Dc. E da
tempo. Mentre regna sovrana. Nella Funzione Pubblica, cioè nelle istituzioni.
Dal Quirinale e dalla Corte Costituzionale in giù. Naturalmente in Cassazione e
al Csm. Targata magari Pd o Forza Italia, e oggi un po’ Meloni, ma non vuol
dire – era il messaggio del cardinale Ruini, eminente politico, e rispettabile,
ai vescovi italiani trent’anni fa: diversificare. Nonché nelle cariche
direttive durature, alla Rai e negli enti economici, dai ministeri alle Procure – un po’ di sinistra e un po’ di
destra. Nella spesa pubblica: orientamenti (assistenzialismo, ma anche
incentivazione) e controllo centri di spesa. Anche negli investimenti, tramite
i grandi enti economici, oggi grandi gruppi, Ferrovie, Anas, Eni, Enel. Nelle
banche, tutte o quasi tutte emanazione delle fondazioni, tutte di area Dc:
Intesa, Unicredit, Bpm, perfino Mps – unica eccezione Bper, ma per un’ascesa
avventurosa (e quindi ricattabile?) Unipol ex Coop (ex Pci) consentita
benevolmente dalla Dc, col regalo dapprima di Sai, e poi della stessa Bper e
della Popolare Sondrio. E naturamente
nella politica. Col Pd, di cui è stata la forza creatrice, con l’Ulivo, e
resta quella dominante – il vero “partito” (Schlein è solo qualche voto online,
non ha nessun potere, e del resto nessuno la consulta, che sia la difesa, o il
risiko bancario). Avendo espresso i presidenti del consiglio della “Seconda Repubblica”,
Prodi e Berlusconi, e poi Letta, Renzi e Gentiloni – e un po’ Meloni.
Ma l’elenco delle persistenze sarebbe lungo. Basti sapere, come questo sito ha notato, che è naturalmente
sempre il Centro, cioè la “massa” Dc, a determinate le maggioranze nella “Seconda
Repubblica”, spostando il milione e mezzo di voti, il 4-5 per cento dei (pochi)
votanti, che fanno le maggioranze – le alternanze. Che sono di schieramento ma
non di politica, immutata.
Cronache dell’altro mondo – eccezionali (410)
L’appello di
Trump al presidente della Fifa Infantino perché cancellasse la squalifica del calciatore
Usa Balogun è stato fatto nel nome della “eccezionalità” americana. E per questo
aspetto accettato da Infantino.
Erano stati gli
stessi Stati Uniti nel 2015, sempre nel nome della “eccezionalità”, della giurisdizione
esclusiva, a sradicare il vertice Fifa, Sepp Blatter e il candidato alla
successione Michel Platini – in favore di Gianni Infantino. Il DOJ, Department
of Justice, aveva promosso una lunga serie di accuse, compresi l’estorsione, la
truffa telematica, il riciclaggio e l’associazione a delinquere – accuse poi non
provate, ma alcuni incriminati, compreso il delegato americano Chuck Blazer, hanno
accettato la condanna con rito abbreviato, per uscire dal processo.
Balogun, il calciatore
che Trump ha voluto graziato, è uno di quelli a cui Trump avrebbe voluto toglier
e la cittadinanza – salvo parere contrario della Corte Suprema: americano solo
per nascita, casuale. Balogun è infatti un inglese, figlio di anglo-caraibici,
solo accidentalmente nato in America: alla madre, in stato di gravidanza
avanzato, non fu consentito di prendere l’aereo per Londra, dove avrebbe voluto
e dovuto far nascere il figlio. Uno dei tanti casi, anche per questo aspetto, della
“eccezionalità”,
(“The Atlantic”)
"Vogliamo tutto" in terza età
Il terzo racconto non c’entra con le nonne - se non di sbieco, madri più che nonne,
anzi giovani, e sole: è il più lungo, la metà del libro, un progetto di romanzo
probabilmente, di come la guerra dissecca le vite e gli animi, la prima e anche
la seconda guerra mondiale. È la vita di due amici pacifisti professi risucchiati
nella guerra del 1939, coscritti, su e giù per l’impero britannico, della vita
militare, dei loro avventurosi amori, del tanfo di morte che aleggia sulle vite
anche dei più giovani. Non un grande soggetto, sicuramente non originale,
eppure ancora notevole, tante e varie sono le vicissitudini.
“Le
nonne”, il primo racconto, e il secondo, “Victoria o gli Staveney”, tengono
fede al titolo della raccolta. Victoria è epitome della politica “inclusiva” del
millennio, con servizi sociali e tutto (case, sussidi, cure), che però non
“libera”. Victoria, orfana cresciuta dalla zia, assistente sociale, è bella, quasi
modella, ma inesperta e sperduta fra tanto benessere. Compresa la famiglia del
padre di sua figlia, così accogliente,
per programma e per temperamento, che della bambina
diventerà la vera famiglia, non più sua – Victoria finirà per sposare, benché
non molto religiosa, un parroco benevolente di una generazione più anziano di
lei, farà altri figli…. È il racconto, senza polemiche, del clash di culture, contro ogni volontà
inclusiva. Del nonno in specie, e della nonna – gente di teatro: la vita come
teatro.
“Le nonne” merita da solo la lettura. È il racconto
di due personaggi – oggi si direbbe “personagge” – epocali. Due donne sempre
amiche da scuola e sempre belle, che le loro vite hanno scelto di vivere sempre
vicine. E libere di costumi: nonne nel senso proprio del termine, ma sempre
attraenti, a sessant’anni anni hanno
deciso di mettere fine alla loro vita sessuale. Non per altro, ma perché
l’una andava a letto col figlio dell’altro, e i due giovani ora, seppure sempre
cotti, sono sposati e padri. Un incesto non incesto, ma altrettanto esclusivo,
forsennato. Cui la scoperta da parte delle nuore aggiunge pepe: la normalità
contro il piacere assoluto, dissoluto.
“Le affinità elettive” di Goethe in salsa trasgressiva
all’estremo, bypassando il tabù. Ma senza scandalo, se non la cosa in sé. Per
le due nonne, per come (si) sono costruite dall’adolescenza in poi, la cosa è
perfino naturale. “Un amore così non deve dire il suo nome”, si dicono a un
certo punto le amiche, rinviando a Oscar
Wilde. Ma per “le nonne” il rapporto è solo ovvio, poiché c’è l’attrazione – la
relazione si sviluppa attraverso la morbosità adolescenziale dei ragazzi.
Un racconto e dei personaggi costruiti su una scia generazionale
sensibile: quella cosiddetta in Italia del ’68, dei tardi boomer. Quella del “vogliamo tutto”, senza residui. E delle
generazioni successive, dei loro figli e
nipoti, la X e la Y.
Lessing è grande narratrice, in grado di svelenire lo
scandalo. Curiosamente presto dimenticata, anche dalle cultrici della materia
femminismo, in epoca di self, sotto
forma di psicologismi e vissuti, benché Nobel appena vent’anni fa, nel 2007. E
di un vissuto perfino romanzesco – nata a Kermanshah, nell’Iran ancora Qajar, 1919,
dove visse fino ai sei anni, poi
cresciuta in Rhodesia, oggi Zimbawe, fino ai 20, quando “ritornò” in
Inghilterra, a Londra, scrittrice già formata – il suo primo romanzo, “The
Grass is singing”, è dell’anno dopo, ai ventun’anni.
Doris Lessing, Le
nonne, Feltrinelli, pp, 25 € 11
lunedì 6 luglio 2026
Ombre - 829
Il bullismo di
Trump, considerato che i suoi numerosi messaggi social sono proposti e redatti da una non piccola squadra di consulenti
all’immagine, non è temperamentale come si dice, è voluta: ogni tanto vuole,
gli serve, “fare i titoli”, con Meloni in piccolo, o col papa, Zelensky, la Ue,
la Nato. Sarebbe “strategico”, nel caso Meloni, se volesse far vincere in Italia
il Pd, “i comunisti”- curiosamente, mette a disagio tutti i corrispondenti da
Washington, anche gl anti-meloniani. E non è personale – Trump è un apatico, a
parte se stesso, incompassionate. Si parla di Meloni, del papa, di Xi il Buono, degli europei ingrati per non parlare di Iran, di Hormuz, di Ucraina?
Non si può
sapere, non c’è sondaggio possibile, ma non è folle pensare che Trump si aliena,
in Italia e nel mondo, più gente col trattamento imposto alla Fifa sul
centravanti della nazionale americana che con le sue intemperanze, invettive e aggressioni
– specie se il team Usa andrà avanti stanotte nel torneo. Lo sport è un linguaggio semplice, tutti capiscono tutto. Senza la
guerra fredda, sarà bastato Trump a rigenerare il “cattivo amerikano” degli anni
1970, perdente e facinoroso.
“Familiari, collaboratori,
funzionari, 126 indagati fedelissimi di Sánchez” in Spagna: “Sono più dei deputati
socialisti”, del partito del presidente del consiglio spagnolo. L’Italia
facilmente si associa alla Spagna, che però è un altro mondo. Ha una spina
dorsale. L’Italia è quella dell’“invito a comparire” del giudice Borrelli col “Corriere
della sera” – “basta la parola”, uno sguardo furbo, un ghigno: mafiosa più che
giudiziosa.
“Ultimo raccoglie
a Roma per il concerto 250 mila persone”. Giovani. Di cui 160 mila da fuori Roma. A
un prezzo medio del biglietto di € 66 – minimo 49 massimo 99, più sovrapprezzo
prevendita. I Beatles se lo sognavano, ed erano i Beatles. Ci contentiamo di
poco? Perché saranno ricordati questi anni 2000 – sul piano umano c’è aria di
niente?
Dunque, senza
smentite, un milione di investitori che avevano acquistato la memecoin di Trump hanno perduto in 18
mesi 3,8 miliardi di dollari. Trump ci ha guadagnato invece, 800 milioni. Senza
scandalo. L’America decisamente è un altro mondo.
La sua criptovaluta
Trump aveva lanciato il 16 gennaio 2025, due giorni prima dell’Inauguration
Day, giornata di forti emozioni. Battezzandola World Liberty.
Il Canada, 40
milioni di abitanti, celebra i dieci anni della legge sull’eutanasia con 100 mila
morti. Più che per diabete e alzheinmer messi assieme: un morto canadese su venti
è stato fatto morire. È il T 4 di Hitler, non c’è dubbio, il programma di
eliminazione. Spontaneo e assistito quanto si vuole, ma basato sullo stesso principio:
l’esistenza difettosa è inutile.
“Il Sole 24 Ore
“sceglie di celebrare i 250 anni dell’indipendenza americana col debito: “Il
debito Usa verso i 40 mila miliardi”. Con “interessi passivi oltre i 1.000
miliardi di dollari”. È un segno di debolezza, o di potenza?
Curioso l’avventurismo
di Giorgetti, che si arroga il potere di decidere gli assetti bancari. Con
l’uso insistente della moral suasion,
che non gli compete, e col minacciato uso illegale del golden power. Come già il governatore della Banca d’Italia Fazio.
Che vi aveva titolo, ma subì all’epoca da Intesa, nella persona di Bazoli (Intesa più “Corriere
della sera”), una guerra culminata - da buon Dc di sinistra contro un Dc di
destra – con l’arresto. Curioso che l’intromissione illegale del ministro non
sia contestata da Intesa-Bper. Come già non lo fu da Unicredit.
Curioso anche che
la Lega, che non conta più nulla politicamente, ed è un partito politico e non una
banca, possa farsi una superbanca tramite Mps (Mps-Mediobanca-Generali-Bpm)
senza che sia criticata. Non una sola critica. Non dai mezzi d’informazione,
non dalle banche che disinvoltamente colpisce, Intesa ora dopo Unicredit – che
pure sono le più grandi. È bastato legnarle sugli utili, per due o tre anni
consecutivi?
“Nessun danno
erariale” dalle Park Towers, i due grattacieli del costruttore Bluestone in via
Crescenzago a Milano, di 81 e 59 metri di altezza, realizzati come “ristrutturazione
edilizia” di un magazzino di due piani, con semplice Scia, e quindi assolti con
lode dalla Corte dei Conti i funzionari comunali che, diversamente dalle altre
pratiche, quella Scia non aprirono: “Non c’è colpa”. Senza scandalo: la giustizia,
quella contabile per prima, ha la faccia di bronzo.
In alternativa, il
trio contabile delle Park Towers, i giudici Canu-Vinciguerra-Berruto, si fanno passare
per “resistenti” - al governo Meloni. La Resistenza in affari mancava. Nel
caso, però, bisogna dire, con strafottenza: “Non c’è colpa”, spiegano, al
Comune di Milano, in base a una mini-riforma Foti, cioè del governo Meloni, che vincola la “colpa grave” per “danno erariale”
a casi precisi. Furbo, il trio
Canu-Vinciguerra-Berruto.
“Olmert: “L’offensiva
di Gaza è una guerra senza scadenze”, un titolo troneggia sul “Corriere della
sera”. Vent’anni fa Olmert era primo ministro israeliano ad interim, rimpiazzava il “falco” generale Sharon malato. Da Sharon
a Netanyahu Israele non sembra averci guadagnato molto, sta sempre lì, in armi,
in Libano, a Gaza, in Cisgiordania.
“Gattuso: senza
scandali non avremmo mai vinto”, il commento di “ringhio” per il ventennale del
Mondiale 2006, che il “Corriere della
sera”-reprint mostra in prima pagina: “Tutte le nostre squadre avevano e hanno
dei problemi con la giustizia sportiva, noi abbiamo dato qualcosa di più per questo
motivo”. L’Italia vince difendendosi. Ma dalla giustizia?
Certo, la
giustizia “sportiva”. E non era ancora ai livelli del Procuratore Chiné.
Manca l’Italia al
Mondiale nord-americano, ma di più manca la Cina. Un continente. Che tanto ci
ha speso, con Lippi, Cannavaro e altri allenatori, e qualche campione in
disarmo. Il presidente Xi ha sbagliato a sceglierli italiani?
Anche a
Montecarlo, dove l’attentato era mortale, si fa finta di nulla, con le “azioni”
terroristiche per mano ucraina. Come per altri assassinii, in Russia. E il famoso
attacco sottomarino al gasdotto tedesco NordStream, che la Germania aveva
voluto in mare per evitare i paesi Baltici e l’Ucraina. Si sottovaluta l’Ucraina, non sarà un vicino
facile.
La vittima
predestinata si fa valere che è un riccastro corrotto. E i segretari di
Zelensky?
Via con le vendite, quel romanzo è sospetto
L’estate
del 1936 fu funestata, in un certo senso, dalla smania di comprare, leggere,
discutere un voluminoso romanzo d’amore sulla guerra civile. Un romanzo che
entro l’anno avrà venduto un milione di copie, record assoluto. Benché costasse
3 dollari, prezzo allora ragguardevole. E lungo, un migliaio di pagine. Evidentemente però
lette, poiché se ne parlava ad abundantiam.
La
rivista celebra i novant’anni di “Via col vento”, il romanzo, ripubblicando la
revisione che dell’autrice e del libro è stata effettuata nel 1992, nel clima
incipiente della cultura woke, e della
revisione storica.
La
critica fa giustizia di tutte le critiche, allora e poi, con la “leggibilità”. Che
in effetti fu molto apprezzata – si parla sempre del libro, il film di Victor
Fleming deve molto a Vivien Leigh e Clark Gable, gli interpreti. “Uno degli aspetti più sorprendenti delle
prime reazioni critiche all’opera di Mitchell, sia a favore che contro, fu l’assoluta
concordanza su ciò che offriva – una narrazione potente – e su ciò che le
mancava: stile letterario e originalità…. Il libro di Mitchell veniva continuamente
elogiato per la sua “leggibilità”, come se questo non fosse il primo e più
semplice requisito di qualsiasi libro”. Che si dava per persa: “Per un vasto
pubblico la logica di questa premessa fondamentale era crollata nell’assurdità
già da qualche anno. Nell’ottobre del 1936”, quattro mesi dopo “Via col vento”,
“quando William Faulkner pubblicò una storia ben diversa del Sud e delle cause
e conseguenze della guerra, «Absalom, Absalom!», il «Times», in
una recensione tipica di quelle che il libro ricevette, lo definì «uno degli
stili di prosa più complessi, illeggibili e poco comunicativi mai apparsi in
stampa». Come «L’urlo e il furore»» e i
suoi predecessori”.
Scott Fitzgerald, che a Hollywood collaborò alla
riduzione cinematografica del romanzo, ne parlò però come se gli avesse dato di
stomaco. Mentre all’opposto, il “Journal” di Atlanta, Georgia, la roccaforte di
Mitchell, lo esaltava come il grande romanzo dopo la “Ricerca”, di Proust. Ma,
poi, anche i critici ci trovarono qualcosa, del Grande Romanzo: “Persino Cowley,
uno dei primi critici più severi di
Mitchell, giunse alla conclusione che, sebbene «Via col vento» non fosse
indubbiamente un grande romanzo, riusciva, quasi incredibilmente, a farci «piangere
sul letto di morte (e piangere davvero)», e a «esultare per un salvataggio
improvviso», e che possedeva «un coraggio ingenuo che ricorda i grandi
romanzieri del passato». Di fatto, tra i più ferventi sostenitori di Mitchell,
sia «Guerra e pace» che «Vanity Fair» venivano spesso citati nelle valutazioni
della portata storica del suo romanzo e del contrasto tra le sue due
protagoniste femminili”.
Claudia
Roth Pierpont, A Study in Scarlett,
“The New Yorker”, free online, leggibile anche in italiano, Uno studio in rosso)
domenica 5 luglio 2026
I panini
Si
entra alla panetteria alle 4 del
pomeriggio, appena riaprono, è l’unico momento a luglio in cui non c’è da fare
la fila - soprattutto delle donne che sanno quello che vogliono, con esattezza,
e non cedono, le code possono essere lunghe. È fresco. Ed è vuoto. Nel senso
che non c’è nessuno dietro il banco. In attesa sono due giovani, corpulenti e
muti, evidentemente già in attesa. Africani, con la polo azzurra col bordino
tricolore dei gruppi sportivi miliari . Lancio del martello? Sollevamento pesi?
Della Polizia? Si direbbe. Hanno scarponcini con pantaloni da cavallerizzi, saranno motociclisti. Viene da chiedere, ma gli sguardi non s’incrociano, e
le domande non vengono pronunciate.
Si
aspetta, guardando di lato, ma non esce nessuno. Si aspetta ancora, si fa finta di consultare il
cellulare – è mossa obbligata, tutti lo fanno. Viene la tentazione di chiamare
forte “Ketty”, la panettiera, “la Rossa”.
Ma anche questa passa, aspettiamo. Finché una ragazzina esce dal retrobottega, con
due panini che evidentemente preparava. Ne mostra il riempitivo ai due atleti,
li incarta, batte lo scontrino, uno dei due paga, prende il resto con i panini,
i due si voltano, ed escono. Non una parola.
Ketty
occhieggia, come per vedere se ne sono andati. È congestionata, più del solito.
Non dice niente e non risponde al cenno con la testa, non guarda, non
vede. E il pensiero sorge che sia una delle tante, nipote o figlia di una non grata memoria
familiare – qui ce ne sono molte.
Questi
posti sono stati liberati, a giugno del 1944, dai goumier
marocchini e dai fucilieri senegalesi del generale De Lattre de Tassigny, con
licenza di saccheggio e stupro. Nel mentre che i nazifascisti montavano la linea
Gotica, da Marina di Massa al mare di
Pesaro, che per dieci mesi impegnò i
partigiani e le popolazioni, con decine di stragi, Fivizzano, Forno, Vinca, Valla,
Bardine, Sant’Anna di Stazzema, Pioppeti di Montemagno, Bergiola, Mezzano.
Un dolce per due
Donna
e uomo, i due registi uniscono le reciproche sensibilità e danno spessore e miracolo
a una vicenda semplice, molto “normale”: la vedova settantenne, sola, solitaria,
annoiata, in una delle inutili chiacchierate passatempo con vicine e amiche ha
un’idea, di fa, il suo dolce – come dice il titolo originale, “La mia torta
preferita”. E invitare qualcuno a goderselo. Per esempio il vechio amico
tassista, coetaneo, altreaanto solo e solitario. Non succede nulla, ma la gioia
di vivere sì. Un’attrice popolare ma in età riesce da sola, col suo dolce, a
creare un mondo. È il segreto del cinema iraniano – lo era prima dei film
politici, necessitati dall’incrudelirsi del regime: dare vita alle pieghe
minime, impercettibili, dell’esistenza, i bambini, i vecchi, la vita apparentemente
non-vita. Come fare poesia con la prosa.
Maryam
Moghaddam-Behtash Sanaeeha, Il mio
giardino persiano, Rai 3, RaiPlay
Iscriviti a:
Post (Atom)
