domenica 26 luglio 2026
La protesta a Kiev è contro la coscrizione
Si manifesta, in piazza, a Kiev, in un Paese in guerra da quattro anni e mezzo, per un ministro della Difesa, Fedorov, dismesso dal presidente che lo aveva nominato appena sei mesi prima, dopo una decina d’anni di stretta collaborazione – Fedorov è il mago del miracolo social Zelensky. Se ne scrive, da più inviati ogni giorno, ma senza dire il motivo della dismissione, e della protesta: Fedorov, 35 anni, sociologo esperto in comunicazione online, era per una leva militare contenuta, avendo puntato, peraltro con successo, su un armamento mobile e leggero, essenzialmente i droni, serviti da un tracciamento elettronico precisissimo, con i quali aveva inferto alla Russia colpi a effetto. Il capo delle Forze armate, generale Sirskyi, voleva mantenere i suoi programmi di coscrizione.
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Autoritratto - si dice Fanny, s'intende Ingeborg
Come
una bella donna viene manipolata, fino all’autodistruzione. Dapprima da un signor
Goldmann, che si presenta come teatrante, e ne fa unpatrice da legggenda, ma è
un ebreo unicamente interessato agli affari. Poi, fino all’alcol e alla
demenza, da un giovane provinviale austriaco di nessuna qualità che la
appassiona fino alla follia per otto lunghi anni, mentre ha altri amori, e si
spoaa anche, tentandole tutte a Vienna, fino a improvvisarsi romanziere – di un
romanzo “scritto” da Fanny. La storia di un assassinio. Seppure nella forma
dello sfruttamento e dell’abbandono.
Un
romanzo rimasto allo stato di frammento – neanche di progetto. Segue, mentre
Fanny muore, una gara fra l’Austria, colta, garbata, signorile, e la goffa,
primitiva Germania, nella forma di due scrittori, quello di Fanny e uno di Germania
che vive di tecnologia - e di “tutto cattivo”, aria, cibi, eloquio, amori,
donne.
Titolo
faulkneriano per un racconto molto austriaco - a tratti con sintassi alla
Bernhard, alla Dürrenmatt. Con dentro la Colpa, il dissidio Austria-Germania, il
maschio avvoltoio. E un sospetto di autobiografia: la relazione di Bachmann con
Paul Celan, il poeta ebreo, poi con lo scrittore Max Frisch, finita con vaste
recriminazioni, nel quadro della Colpa che in Bachmann è ricorrente, perché
familiare – mentre la bellezza di Fanny è quella di Ingeborg, “delle spalle”.
Un
racconto “scritto”, ma in forma di bozza: avrebbe dovuto lievitare nel secondo
volume del ciclo di tre romanzi che Bachmann aveva ideato dopo l’esordio nella
narrativa con i racconti de “Il trentesimo anno”. Un ciclo cui aveva dato un
nome, “Cause di morte”, e una scansione: “Malina”, poi pubblicato nel 1971, questo
“Requiem, rimasto frammentario, e “Il caso Franza” recentemente recuperato, anch’esso
non concluso ma articolato – voluminoso. Di una donna bella e generosa ma figlia
della Colpa – di uno dei tanti austriaci hitleriani, e per questo, quando della
violenza tedesca ebbe la prova, con l’ Anschluss,
l’annessione brutale dell’Austria alla Germania, suicida.
Originale
l’impianto, sebbene solo abbozzato, fuori dagli schemi, da quello che poi si
sarebbe detto il politicamente corretto. Molto pesa, alla partenza, la Colpa, sebbene
in sordina. Ma anche l’anti-Colpa, le pieghe del semitismo – non polemica, ma
vigile, per il cinismo del signor Goldmann, affarista-gentiluomo, che si approfitta
delle grazie di Fanny. Senza diventare un racconto femminista - Bachmnn, di
formazione filosofa, diffidava dell’“impegno”: altre donne sono carrieriste,
qual è l’uso.
In
questa forma il raccono è stato messo a punto dalle curatrici dell’opera omnia di Bachmann (al vol. III dei
quattro volumi dell’editore monacense Piper, 1978), Christine Koschel e Inge von
Weidenbaum.
Ingeborg
Bachmann, Requiem per Fanny Goldmann,
Adelphi, pp. 73 € 7
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