lunedì 20 luglio 2020
Il mondo dentro WeChat – l'incubo Cina
“La Cina ha ripreso il suo posto al centro del mondo come vuole il suo nome, Zhongguo, «terra di mezzo»”. Attraveso WeChat, la superapp che ha eliminato nella giornata di Pieranni ogni altra attività o contatto, organizzando, prevedendo e controllando tutto, nei dettagli. Avendo sopravanzato, di gran lunga dice Pieranni ammiratissimo, il suo format originario, Facebook – che Facebook sia il format originario di WeChat Pieranni non lo dice, ma è così. A grande disperazione di Mark Zuckerberg, “che parla un ottimo mandarino”, “la cui moglie, Priscilla Chan, nasce da genitori di etnia Hoa”, e che “negli ultimi anni si è recato con una certa continuità in Cina con un obiettivo preciso”, copiare WeChat.
domenica 19 luglio 2020
Ombre - 522
L’Olanda
non ha mai posto problemi all’Unione Europea, e anzi ha avuto personalità di
peso in campo europeo, socialisti e democristiani, ultimi Timmermans e
Balkenende. Rutte, liberale, che si esalta come “il leader europeo più longevo
dopo Angela Merkel”, è a capo di un governo di coalizione, di cui il suo partito
non è il maggiore – lui è solo gradito all’estrema destra, necessaria al governo. Ma non esiste una Olanda fuori o contro la Ue la destra estrema è forte solo a parole, sui benevoli social.
“La rinazionalizzazione di Autostrade, la
prescrizione abolita, il reddito di cittadinanza, navigatori inclusi, il Mes e
il no vax, la scuola e Roma: ma cosa abbiamo fato per meritarci questo
flagello?”. Il “Corriere della sera confina in queste sei righe, tra le lettere
al giornale, questa precisa analisi dei governi Conte-grillini, di Franco
Debenedetti.
Com’eravamo
malinconico di Veltroni con Occhetto, il segretario del Pci che liquidò il
partito. Occhetto si commuove: “Avevamo aperto da tempo un’analisi critica
delle nobili corresponsabilità di Togliatti nel momento staliniano”. Momento
staliniano? Corresponsabilità nobili ? Un’analisi critica nel 1992? Cosa si
legge nel “Corriere della sera” nel 2020.
Occhetto
dice anche una cosa semplice: la sinistra italiana fu imbalsamata dal Pci
quando nel 1956 scelse Mosca invece dell’autonomia. Una cosa evidente, di cui
però non c’è traccia nelle storie della Repubblica, di Ginzberg et al, tutti per caso ex Pci - e DC naturalmente, Gotor et al.. È così
difficile da capire?
Va
il Pd al governo e gli arrivi di immigrati irregolari triplicano, da tremila a
diecimila. Si dice per solidarietà ma è
solo un favore alle mafie dell’immigrazione – lo sanno perfino i muri:
l’immigrazione allo sbando è all’80-90 per cento business mafioso, tra
esazioni, ricatti, maltrattamenti, sfruttamento.
Il
Tribunale di Monaco sanziona Elon Musk per pubblicità ingannevole: il messaggio
“pilota automatico” legato agli Adas di bordo delle proprie auto, in particolare
della Model 3, è “ingannevole”. Cioè, ci sono tedeschi ricchi - qualche
migliaio, la Model 3, benché utilitaria della casa, costa sui 50 mila euro -
che si bevono la pubblicità? Oppure: l’ecobusiness ha tale attrattiva che si
crede a tutto.
Fuori
i Benetton, certo, che una qualche responsabilità hanno nei disastri di Autostrade,
più di una, ma ne escono con una plusvalenza. Si ri-nazionalizza la società al
costo di 8-10 miliardi. Un’assurdità. Che però non si rileva.
Niente
aumento, anzi riduzione dei pedaggi autostradali, promette il governo
nazionalizzando Autostrade. E nessuno lo censura: com’è possibile?
Nel
furbo cafarnao di Grillo ora è la volta del “niente dividendi”. Che è una
sciocchezza ma i media la propongono seriamente.
Grillo,
che è ricco, ha messo i soldi in obbligazioni?
La
Corte di Giustizia Europea annulla le tasse a Apple in Irlanda e a Starbucks in
Olanda, e impone al Lussemburgo di farle pagare a Fca. La giustizia è
naturalmente uguale per tutti, in Europa: Apple non ha concorrenti, Starbuscks
ce li ha, in Italia, e Fca ce li ha in Europa. L’Italia non fa parte
dell’Europa?
Facile
prevedere che quando Fca-Peugeot si domicilierà in Olanda, anche l’Olanda sarà
sanzionata come il Lussembrugo.
Per
quanto, la Francia ha anch’essa i suoi santi a Bruxelles.
Marina
Terragni evoca sulla “Nazione” la “Santa Inqueerizione”, geniale solecismo: una
galleria di segapalle inimmaginabile, specialmente cattiva con le donne – con
le donne sembra impossibile, ma queer è
neutro, gli consente tutto. Ce n’è una,
canadese (ma si può dire “canadese”?), che non nomineremo per dispetto, regina
dei followers, che ha fatto chiudere
bottega a molte estetiste, “quasi tutte immigrate latinoamericane”, che non
avevano depilato il suo “scroto femminile”.
Sembra
ridicolo e lo è, ma è la contemporaneità.
J.K.Rowling,
l’inventrice di Harry Potter, è sotto attacco per essersi confermata donna
invece che “persona che mestrua”. Su twitter e facebook. I social sono veicoli
pubblicitari che si basano sulla stupidità – la digitalizzazione della civiltà
“tabloid”, del pettegolezzo.
Franco
Cardini argomenta che santa Sophia moschea ha la storia dalla sua parte. Mentre
il contrario è vero, nei suoi diciassette secoli di vita. Essendo nata nel 330
come “Megale Ekklesia”, grande chiesa, o “Mater ecclesiarum”, argomento lo
stesso storico. Ma la parola d’ordine in certi ambienti, anche negli studi
medievistici, è di dare ragione all’islam.
Triste
il papa per l’islamizzazione di Santa Sofia. Lui che non ha fatto che patrocinare
tutti i leader islamici possibili, a cominciare da Erdogan. Non sa che l’amicizia
con l’islam esige una buona dose di forza. Il papa è più buono o dabbenuomo?
Non
ha avuto altra diplomazia il papa Francesco che il filo-islamismo. Visite e
omaggi a capi-tribù e rais, che poco peraltro lo considerano.
Ma,
poi, che altra immagine del papa si sarebbero potuti fare? Di un prete che si
pensa chissachì. L’islam ha la tendenza a considerare gli altri un po’ scemi:
non si dialoga con l’islam professandosi deboli.
Grillo
insolentisce Roma per far vincere Raggi alle comunali l’anno prossimo. La quale
vincerà. Non così facile come la volta scorsa, quando Berlusconi impedito spacchettò
il suo voto su tre candidati in maniera da impedire la sicura vittoria di uno
del suo schieramento – non potendosi candidare, non voleva ombre, e liquidava i
“delfini” uno dopo l’altro, dopo averli “bruciati” con nomine inconsulte. Ma
Raggi andrà al ballottaggio, e questa volta vincerà al secondo turno con i voti
del partito Democratico. Una che ha fatto solo danni a Roma.
Su
dividono con cura gli immigrati irregolari. Diecimila nei primi sei mesi dalla
Turchia in Grecia, 8.500 dal Marocco alla Spagna, e 8.000 dalla Libia e la
Turchia all’Italia. Un business molto ben regolato.
Il metodo Céline
Céline si intervista, per una
volta
bonario. Se la prende con Gallimard, che si arricchisce a sue spese, ma per finta. Si sente isolato, è il 1955,
dopo averlo voluto tutta la vita, insolentendo questo e quello, e ora vuole
fare pace: “Mi hanno messo l’etichetta di attentatore, stupratore della lingua
francese… fin dal ’32”, lamenta. Fin dai suoi inizi di scrittore, come a dire:
non sono stato mai accettato. Ma anche questo per finta: lo ricorda per
ribadirlo, che lui ha cambiato, sì, stravolto, rivoluzionato la lingua
narrativa.
Un libro di Céline su Céline. Con
temi e modi non nuovi nella sua vasta produzione, di prima della guerra e
subito dopo. Ma pieno di umori e quasi ridente. Come per lasciarsi dietro la
fama sulfurea, di cui fa materia di scherzo. Col metodo sempre dell’abominio e
la colpa.
Lo scritto è occasionale ma
ponderato e curato.La sua pubblicazione prese tre numeri della rivista
Gallimard, “Nouvelle N.R.F.”, in un dialogo difficoltoso col
direttore-redattore Paulhan, Céline ci teneva. Naturalmente a suo modo, come
qui reitera, solo per soldi. Di fatto, per spiegare come ha lavorato e lavora.
Col vecchio commento
dell’edizione Einaudi, di Gianni Celati, e una nuova presentazione di Marina
Cardelli.
Louis-Ferdinand Céline, Colloqui con il professor Y, Quodlibet,
pp. 148 € 15
sabato 18 luglio 2020
Ecobusiness
astolfo
Di che parliamo quando parliamo di
protezione dell’ambiente.
Di
che parliamo quando parliamo di protezione dell’ambiente.
Il Tribunale di Monaco di
Baviera sanziona Elon Musk per pubblicità ingannevole: il messaggio “pilota
automatico” legato agli Adas (Advanced Driver Assistance Systems, i sistemi
avanzati di assistenza alal guida) di bordo delle proprie auto, in particolare
della Model 3, non è vero. Cioè, ci sono tedeschi ricchi, qualche migliaio, non
molti, poiché la Model 3 costa 120 mila euro, che si bevono la pubblicità?
Oppure: l’ecobusiness ha tale attrattiva che si crede a tutto.
Tesla,
500 mila auto vendute, vale in Borsa il doppio di Toyota, il primo produttore
mondiale di automobili, 10 milioni di auto.
Una sola giornata di aumenti in Borsa di Tesla vale da sola tutta la quotazione
di Fca.
Tre giornate di incrementi di Tesla in Borsa valgono più della quotazione di
Gm, Ford e Fca messe assieme.
L’agricoltura
è la massima produttrice di CO2.
Si finanziano le colture bio. I tanti prodotti bio strapieni di zuccheri,
amidi, grassi. Che vogliono il
doppio della superficie da coltivare per quantità di prodotto, con consumo di
terra e aumento di gas serra. E più nitrati, che inquinano le falde
acquifere.
Si vendono le
lampadine led, carissime, con l’assicurazione nell’involucro che durano venti
anni per un consumo di tre ore al giorno, che invece si fulminano dopo pochi
mesi.
Si vendono le
lampadine led come “risparmio di consumi”, mentre il consumo (la “materia
energia” della bolletta) incide sul costo dell’elettricità per il 10 per cento,
non di più. Il restante 90 per cento va al dispacciamento, che ogni
utente ha pagato da decenni – la rendita di Terna, e degli altri gestori di
rete. E alle energie alternative, della cui produttività e del cui apporto ai
consumi e alla protezione ambientale nulla si sa benché richiesto dalle
leggi - una rendita per gli affaristi dell’alternativo.
Gillette,
da quando è Procter and Gamble, una delle promotrici dell’Earth Day, la Festa
della Terra, moltiplica le plastiche, usa e getta, invece che i contenitori e i
rasoi a lunga tenuta.
Lo
stesso le macchine tedesche, sempre nuove, ogni mese, ogni settimna, ogni
giorno. Tutte molto impegnate per salvare la Terra.
Cina
e India sono i massimi inquinatori, perché hanno grandi popolazioni, e perché usano combustibili fossili. Per
l’effetto anche della globalizzazione, del relativo arricchimento di questi
semicontinenti asiatici a lungo alla soglia della povertà. Per la prima volta
nei tremila anni della storia umana, tutta l’umanità accede a un livello degno
– mediamente - di vita, a danno dell’ambiente.
Un
milione 850 mila le vetture circolanti a Roma. Più 170 mila veicoli
industriali. Più 450 mila motocicli: quasi 2 milioni e mezzo di veicoli a
motore (i numeri sono arrotondati rispetto agli ultimi dati censiti, nel 2017:
1.764.533 rispettivamente per le tre voci, 156.801, e 393.144). Per una popolazione di 2,9 milioni.
Roma è la seconda città al mondo per “ore perse”nel traffico – la prima è Bogotà.
Aspettando l’idrogeno
L’idrogeno
rinuoverebbe buona parte dei problemi ambientali, quelli derivanti dai
combustibili fossili, specie nella circolazione, ma necessita di forti
investimenti. “Nei“Nei prossimi dieci anni lidrogeno potrà costare meno del
petrolio”, spiega Alverà della Snam, ma ci vuole ancora uno sforzo di
investimento: “Con il sole si può creare idrogeno fatto da rinnovabili e i
prezzi stanno scendendo velocemente. Nel 2010 costava 710 dollari per
megawattora, oggi siamo a 125 dollari e si potrà arrivare a 25 dollari per
megawattora”, cioè meno degli idrocarburi.
Michael
Moore, ecologista, è scomunicato per avere documentato in un film
l’ecobusiness. A partire dall’Earth Day, la festa dela Terra, proclamata nel
1969 dall’industria petrolifera. Tutto quello che si sa, che le macchine eletriche
e ibride vanno comunqne a combustibili fossili, che il beneficio
dell’elettricità da fonti rinnovabili è minimo al confronto dei danni al
paesaggio e alla natura, e che si tagliano foreste per farne biomasse. Tutte
cose che si sanno, ma non si possono dire: i padri dell’Earth Day sanno come
fare l’opinione.
Nel
mese di marzo l’inquinamento a Roma non è diminuito ma aumentato. Secondo le
misurazioni di IQAir, una società svizzera che fa le rilevazioni per conto del
Comune di Roma. Che usa evidentemente rilevatori guasti. O fa il lavoro per
modo di dire. Senza senso del ridicolo. Senza pudore anche – ma l’ecobusiness è
spudorato.
Tacciono
i rilevatori dell’inquinamento dell’aria. Per non dire che la terra muore di
circolazione automobilistica – e di imballaggi (vendite online, a domicilio)?
Ecoshopping
Abbiamo
tutti un termos. Ce n’era necessità?
Abbiamo
tutti una o due sporte grandi di plastica resistente, per la spesa. Ce n’era
necessità?
Si
fa dell’ambiente un bisogno per lo shopping – inquinante.
Si
vendono - sono un must, un obbligo morale e sociale - macchine elettriche che costano
due volte e anche tre una macchina a scoppio, e non vengono utilizzate: non si
può, non ci sono stazioni di ricarica, la ricarica è lenta e lunga, anche di
ore, l’elettricità costa, la macchina non ha autonomia.
“Dottor
Jekyll e gentile signora”, 1979, del “ciclo Edwige Fenech”, vede Paolo
Villaggio impegnatoin tutti i crimini conro l’ambiente che ora si prospettano.
L’ecologia ha un passo lento. Anche ora che si rilancia come business.
Consumiamo
ogni anno 160 metri cubi di acqua pro capite. Contro i 60 della Germania.
Perché in Italia fa più caldo? No, fa più caldo, afoso, in Germania. In Italia
la metà dell’acqua si perde nelle
condotte rotte – non esattamente, il 42 per cento.
Consumiamo
160 mc di acqua in aggiunta agli ettolitri di acqua minerale. L’Italia è il
paese secondo al mondo per consumo di acque minerali, dietro il Messico. Primo
in Europa, 206 litri l’anno a persona.
Fare multe
I
Comuni di Magliano in Toscana e Montalto di Castro hanno tra le maggiori
entrate – la maggiore entrata singola – le multe per eccesso di velocità
sull’Aurelia. Capitalizzano la loro opposizione all’autostrada
Civitavecchia-Rosignano.
L’Aurelia
è in bassa Maremma il salvadanaio dei Comuni. Tutti si sono dotati di
rilevatori di velocità. Ma non per la sicurezza. La sicurezza l’avrebbero
meglio garantita con l’autostrada. E la protezione dell’ambiente, dai fumi, dai
rumori. L’Aurelia senza autostrada hanno invece antropizzato al punto da farne
una conurbazione. Perfino sui fiumi. Orbetello, che probabilmente non è seconda
a Magliano e Montalto per multe sull’Aurelia, ci ha costruito Albinia, un
mostro e uno scandalo.
Il
comune di Magliano ha solo 4 km. di Aurelia, Ma supera in entrate da limiti di
velocità il comune di Montalto.
I
due Comuni hanno almeno una dozzina di escamotages per eludere l’obbligo di segnalare
preventivamente il controllo della velocità. Il più comune è appostare il
rilevatore immediatamente dietro il segnale che riduce la velocità, al quale
non si può rispondere con brusche frenate, per evitare il tamponamento.
Il
tratto di Aurelia Civitavecchia-Grosseto Sud, 90
km., ha 782 segnali tradali, di cui 150-160 di variazione della velocità
massima consentita.
Moda green
Alta
moda green: tessuti creati
con alghe, bottoni in polvere di marmo, borse in foglia di legno o pelle di
salmone, occhiali in fibra di fico d’india. Per creare i quali complessi
processi di lavorazione sono stati necessari, con emissione di CO2, e scarti
potenzialmente venefici sono stati prodotti.
Australia,
il maggiore produttore, utilizzatore ed esportatore di carbone. La vendetta
dell’ambiente?
Ma
sono state incriminate 140 persone per avere appiccato i fuochi – 50 dei quali
minori. La protezione ambientale si vendica?
Una
borraccia per ogni scolaro, mezzo milione di borracce. E nelle università,
negli ospedali, nelle aziende? Una borraccia per ogni italiano adulto, 50 e più
milioni di borracce. È l’ultima frontiera dell’ecobusiness.
La
plastica è riciclabile. Le borracce, che sono miste, plastica e ferro?
Le
borracce dopo il sacchetto di “plastica riciclabile”. Tutti i sacchetti sono
riciclabili, ma quelli Montefibre sono meglio.
Tre
ricoperture obbligatorie – “lo vuole l’Unione Europea” – al supermercato per
ogni formaggio dolce, anche piccolo. L’ecobusines è l’industria degli
imballaggi?”
“Nel
2006 c’erano solo 25 gli Stati Uniti a inventarsi lo shale gas (gas dalle argille,
ndr ) e grandi oil companies a fare anni residui di
riserve (di gas naturale, n.d.r.) e il prezzo era salito alle stelle. Questo ha
portato scoperte di successo in aree prima inesplorate: in dieci anni siamo
passati a oltre 200 anni di riserve residue e il prezzo negli Stati Uniti si è
ridotto di circa dieci volte”, Marco Alverà, amministratore
delegato Snam.
(continua)
I
Autostrade è una truffa
Si
diceva bietolone, incapace, confusionario, pirla o cazzaro nel loro linguaggio
semplificato, si dirà grillino? Spenderanno sette-dieci miliardi per salvare un
gruppo, Autostrade, mezzo fallito. In pratica per consentire ai Benetton di
uscirne senza danno, anzi con qualche plusvalenza. Promettendo per di più
ribassi di tariffe, cioè altre perdite, da coprire con soldi pubblici – il
gruppo essendo allora pubblico.
Una
concessionaria in perdita già nel bilancio 2019, malgrado la poca o nulla spesa
per la manutenzione. Un gruppo sotto scacco per i risarcimenti per il ponte
Morandi – si parte da 3,4 miliardi. Illiquido dopo i quattro mesi di
quarantena. Pieno di debiti (con la stessa Cassa Depositi e Prestiti ora
chiamata al salvataggio…) da troppo tempo rinnovati. Beneficiato, ora, prima
della nazionalizzazione, con giganteschi rimbalzi in Borsa.
Una nazionalizzazione truffa. Una
“soluzione” cucinata al Tesoro, il ricettacolo di tutti gli interessi. Meno
quelli degli italiani.
Dopo
tanti giornali e tanti commentatori solo Bechis ha scritto sul “Tempo” le cose
come stanno. Solo Bechis ci capisce? Impossibile.
Non ci resta che Pascoli
La farragine che si ripropone di studi pascoliani di Cesare Garboli - ci provò una vita e non
ne venne a capo – rimanda alla sua poetica, come Pascoli stesso
la sistemò in questo ampio scritto del 1897. Che sembra riduttivo – elementare: ovvio e generico insieme – della sua immensa erudizione, e della sua caparbietà
rinnovatrice, di rivoluzionario della metrica e la linguistica della poesia. E
forse lo è. Non si va oltre la lallazione, si direbbe, e il primo linguaggio
del bambino, come scoperta dei suoni. Ma è forse di più, come Agamben prova a
dimostrare.
Il “fanciullino” è di Platone,
spiega Pascoli alla prima riga, come di colui che non si spiega – non teme – la
morte. Là dove, nel dialogo “Fedro”, Cebes Tebano sfida Socrate, il
ragionatore: “O Socrate, prova a persuaderci… Forse c’è dentro di noi anche un
fanciullino che ha timore di simili cose; proviamoci a persuaderlo di non aver
paura della morte come di visacci d’orchi”. Subito dopo viene il colpo risolutivo: già i poemi omerici erano del
“fanciullino del cieco”. Eros non c’è nei poemi, perché riflettono
l’occhio del fanciullino che accompagna
“il poeta cieco”: “Non sono gli amori, non sono le donne, per belle e dee che
siano, che premono ai fanciulli; sì le aste bronzee e i carri da guerra e i
lunghi viaggi e le grandi traversie”.
Col proponimento utopico di una
comunicazione non artefatta – istruita, colta – ma istintiva, naturale. Di una
poetica spontanea: “Il mondo nasce per ognun che nasce al mondo”. Di una
poetica naturale di contro a quella dotta – erudita, saccente.
Non manca, non detto, un
substrato crociano, della poesia e della non poesia. Partendo da Seneca, dalla
prima polemica contro la retorica. La pseudo poesia si impone con le storie
della letteratura, con le classificazioni e i modelli. “La poesia consiste
nella visione d’un particolare inavvertito, fuori e dentro noi”.
Non una poetica
sistematica, una rapsodia di umori, seppure in omaggio alla “spontaneità” –
quanto spontanea? Con un saggio di Agamben,
“Pascoli e il pensiero della voce” - saggio foriero de “Il linguaggio e la
morte”, seminario “sul luogo della negatività”, 2008 – che fa da quarant’anni
l’attrattiva di questa edizione, fra le tante, della prosa pascoliana. Dedicato
a Gianfranco Contini, che probabilmente gliene ha dato l’idea: “Già Contini ha
notato il valore puramente fonosimbolico di «zillano»”. Ma lo stesso, nota
Agamben subito, è di molto altro Pascoli, le parole fonosimboliche sono molte.
Da questo Pascoli Agamben estrae – dalla poetica del
“Fanciullino” e dalla pratica di latinista, che della lingua morta fa la
“lingua dei poeti” - una teoresi che curiosamente si adatta alla poesia quale è
dato leggere da un paio di generazioni, allusiva al più, quando proprio “vuol
dire” qualcosa, onomatopeica. Arricchita, si fa per dire, di alloglossie e
eteroglossie - di parole strane.
E dunque, non ci resta che
Pascoli? Esprimere il non formulato. Problema nobile, spiega Agamben, poiché
sant’Agostino se lo poneva – forse per il sacro?
Pascoli sembra semplice ma è complicato.
Un rompicapo per molti, non solo Agamben, alcuni se ne sono occupati una vita, Sanguineti oltre che Garboli, e anche Contini. Agamben ne ha la chiave?
Pascoli gliene dà ampio appiglio. Non in questo “Fanciullino”, nel “Poeta di
lingua morta” cui Agamben fa riferimento. Della poesia che, come la religione, ha bisogno “delle parole che velano e perciò
incupiscono il loro significato, delle parole, intendo, estranee all’uso
presente”, ma poi sono quelle che danno “maggior vita al pensiero”. Da qui
l’acuta conclusione di Agamben: “Glossolalia e xenoglossia sono la cifra della morte della
lingua: esse rappresentano l’uscita del linguaggio dalla sua dimensione
semantica e il suo far ritorno nella sfera originale del puro voler-dire…
Pensiero e linguaggio, diremmo oggi, dei puri fonemi”. Una conquista, una regressione?
Pascoli ne sapeva di più, poiché – va’ a sapere ancora come – lui se la cava.
Giovanni Pascoli, Il fanciullino, Feltrinelli, pp. 73 €
7
venerdì 17 luglio 2020
Atto di superbia
Senza di me
Il mondo non esiste,
non pensa, non ricorda, non sa,
non capisce, spuma, s’infuria,
s’infiamma, sputa, ruggisce.
Dentro la gabbia
perché la libertà muore con me.
Antroposti disunitevi!
Rigoletto noir - distanziato
Carlo Fuortes, general manager
dell’Opera di Roma, ha dato un calcio alla quarantena col primo spettacolo
pubblico dopo quattro mesi di lockdown.
Un “Rigoletto” in una nuovissima edizione, diretta da Daniele Gatti, con
l’impronta caratterizzante del regista, Damiano Michieletto. Un “Rigoletto” noir, come il regista ha spiegato
ampiamente negli intervalli, e distanziato, ogni interprete lontano dagli altri. Con la corte di Mantova trasformata in banda
criminale, tra vecchie fuoriserie, per impedire assembramenti, specie del coro, pistole brandite, un palazzo ridotto a roulotte, Maddalena in guepière. E la musica in sottordine alla
scena, specie il canto: le arie sempre riconoscibili, di Iván Ayón Riva, duca di Mantova, e Roberto Frontali, Rigoletto, ma non inappuntabili, ognuno cantando praticamente per sé.
La “modernizzazione” non piace ai
musicofili, che però in questa occasione qualche ragione ce l’hanno: l’idea
sopravanza la musica. E il Circo Massimo, scelto per la distanziazione a preferenza della location tradizionale della stagione estiva dell’Opera
di Roma, le Terme di Caracalla, disperde il suono – è come al festival Puccini
a Torre del Lago, sentono solo le prime file.
Un grande spettacolo, comunque,
una scommessa riuscita. Con qualche limite, Micheletto si è prestato a fare da cavia, ma lo spettacolo può riprendere. Una ripresa onorata da un parterre d’eccezione, con tutte le
autorità istituzionali accanto al presidente Mattarella, in fondo Verdi è ancora Italia.
Giuseppe Verdi, Rigoletto, Teatro dell’Opera di Roma al
Circo Massimo
giovedì 16 luglio 2020
Il mondo com'è (407)
astolfo
Carlo Magno – Il “Padre dell’Europa” era mezzo francese e mezzo tedesco, essendo franco. Ma è stato spesso contestato da Francia e Germania come poco puro. Fu re dei Franchi nel 768, alla morte del padre, Pipino il Breve, l’ex maggiordomo di palazzo di Neustria e Austarsia. Re dei Longobardi nel 774, alla vittoria nella lunga guerra contro Desiderio, che patrocinava nella successione a Pipino i figli di Carlomanno, il fratello maggiore, defunto, di Carlo Magno. Desiderio fu imprigionato in un monastero, mentre suo figlio Adelchi fuggiva a Bisanzio (muore davanti al padre prigioniero nella tragedia di Manzoni). A Natale dell’800 incoronato Imperatore dei Romani a San Pietro in Roma. Hitler da ultimo ne contesterà la germanicità. Con due argomenti: aveva combattuto i Sassoni, e aveva “desiderato” un elefante dal califfo islamico Harun-al-Rashid. Una bestie che poi aveva esibito in pubblico, facendosi infine seppellire sotto un manto rosso decorato con elefantini.
Willy Ferrero – William, detto “Willy”, è stato direttore d’orchestra italiano nato a Portland nell’Oregon degli Stati Uniti, figlio di due acrobati di circo, Vittorio Ferrero e Nerina Moretti. Fui bambino prodigio, esibendosi nel 1910 a quattro anni a Parigi, al Trocadéro, e a sei a Roma, al Costanzi, il teatro odierno dell’Opera. Come bambino prodigio continuò a esibirsi fino ai dieci anni, davanti allo zar Nicola II, al re inglese Giorgio V, e ai papi pio X e Benedetto XV. Nel successivo decennio studiò a Vienna. Fu poi attivo tra le due guerre, ma con minore successo – bene a Roma all’Augusteo, male alla Scala. Solo in Russia, sotto il regime sovietico, mantenne inalterato il successo.
Il poeta russo Osip V.Mandel’stam annota di avere assistito ad alcuni suoi concerti nell’ottobre del 1935 nella cittadina di provincia di Voronez, dove era stato confinato da Stalin. Nel secondo dopoguerra si farà anche membro del Consiglio mondiale della Pace, creato nel 1950 da Stalin e Suslov, nell’ambito del Cominform, l’organizzazione dei partiti comunisti in Europa e nel mondo.
Alexei Tolstoj – Il “conte rosso”, di un ramo minore del casato dello scrittore, fu scrittore anche lui, e uomo politico, uomo d’apparato del Pcus, il partito Comunista Sovietico. È all’origine dell’arresto, la condanna e il confino del poeta Osip Mandel’stam, con la fine precoce un anno dopo. Per un motivo futile. Mandel’štam era venuto a diverbio con un vicino di pianerottolo, incaricato della sua sorveglianza in quanto elemento già infido. Il vicino, “Amir Sargidžan” (Sergej Borodin), aveva colpito al volto Nadežda Jakovlevna, la moglie del poeta, per provocare la coppia, e c’era riuscito: Mandel’štam aveva reagito. Per comporre il diverbio era stato istituito un giurì d’onore, presieduto dal “conte rosso”. Che non aveva biasimato il comportamento di Sagidžan-Borodin. Per protesta, Mandel’štam si dimise dal comitato moscovita dell’Unione degli scrittori. E un anno e mezzo dopo a Leningrado, trovandosi di fronte Aleksej Tolstoj nella sede della Casa Editrice degli Scrittori, lo schiaffeggiò in un accesso d’ira. Quattro - o sette, dipende dalle fonti – giorni dopo Mandel’štam fu arrestato di notte nel suo alloggio di Mosca. Dove ospitava Anna Achmatova, che fu testimone dell’arresto e ne ha fatto resoconto. Manldel’štam fu portato via la mattina, dopo una intera notte di perquisizione, benché l’alloggio fosse minuscolo – malgrado l’intervento di Pasternak, che intanto, allertato, si era rivolto per telefono a Bucharin, il secondo o il terzo nella graduatoria del potere sovietico. Dieci giorni dopo il poeta fu condannato a tre anni di confino, a Voronez, dove morirà.
Ossezia– La minuscola repubblica della Federazione Russa, dai difficili confini con la Cecenia, l’Inguscezia, e la Cabardino-Belcaria, nonché con la Georgia che le contende metà territorio, è origine storicamente non appetita. Molti furono vittime di Stalin per sostenere, anche solo in privato, che il dittatore georgiano era in realtà un osseta. Fra i tanti epiteti offensivi che il poeta Mandel’stam in un epigramma del 1934 proferisce contro Stalin c’è, finale, il “largo torace di osseta” (in alternativa, “non autorizzata”, a “largo culo di georgiano”). Osseta si voleva offensivo: “In Unione Sovietica, e soprattutto in Georgia, era diffusa la «leggenda» che la famiglia di Stalin fosse originaria dell’Ossezia”, minuscola etnia evidentemente non onorevole, “tanto più che il vero cognome di Iosif Stalin, Ďugašvili, ha il significato letterale di ‘figlio di osseta’” (Remo Faccani).
San Pier Scheraggio – Era la sede del consiglio comunale di Firenze (quindi ha visto e ascoltato Dante e Boccaccio) prima della costruzione del Palazzo dei Priori (Palazzo della Signoria o Palazzo Vecchio) e metà Cinquecento. Una chiesa romanica, eccezionalmente affrescata - da Cimabue, con una famosa “Madonna col bambino”, popolarmente detta “Madonna della ninna nanna”. Inglobata e praticamente distrutta nel palazzo delle Magistrature o degli Uffizi, l’edificio del Vasari – si salvò il pulpito, trasportato nella chiesa di san Leonardo in Arcetri.
Deve il nome al
prospiciente fossato “di schiaraggio”, che correva lungo la prima cinta muraria
di Firenze: il collettore delle acque reflue del quartiere, o sestiere.
Vlasov – Fra le tante truppe mercenarie, dei territori occupati, che combatterono con la Germania nella guerra di Hitler, ucraini, croati, etc. – gli effettivi erano mezzo milione alla fine della guerra, dopo le tante diserzioni delle ultime settimane – ci fu anche un’armata russa, l’armata Vlasov. Dal nome del generale che la comandava, uno dei generali della difesa di Leningrado caduto prigioniero dei tedeschi. Della sua armata, che raggiunse i 200 mila effettivi, facevano parte soprattutto prigionieri russi di guerra, che così sfuggivano la fame e la miseria dei campi di prigionia, con pochi volontari.
Due i motivi del passaggio di Vlasov con la Germania. L’Unione Sovietica considerava i propri soldati caduti prigionieri dei tedeschi dei lavativi e quasi dei disertori. O almeno questa era la diceria. Per cui molti prigionieri diventarono in vario modo collaboranti dei tedeschi. Come forza lavoro volontaria, specie in agricoltura – molte famiglie di contadini tedeschi ebbero braccianti russi, prigionieri di guerra (ne parla anche Jünger nelle memorie): non retribuiti ma mantenuti. Vlasov aveva anche un motivo personale di rivalsa, non avendo condiviso i criteri di difesa di Leningrado, che secondo lui esponevano i soldati a sacrifici evitabili.
Stalinista ferreo, premiato in ogni azione militare cui aveva partecipato, era generale a soli 35 anni, nel 1935. Nella guerra contro la Germania, si era distinto nella difesa di Kiev e di Mosca, con molteplici riconoscimenti, tra essi il premio Lenin. Fu quindi a capo della Seconda Armata d’assalto, incaricato di rompere l’assedio di Leningrado: la missione fallì, dei 16 mila effettivi della Seconda armata d’assalto sopravvissero duemila, o meno, e Vlasov fu fatto prigioniero.
Attorno a Vlasov fu costituito un Esercito russo di liberazione (R.O.A., Russkaya Osvoboditelnaya Armiya), che combatté al fianco delle truppe di Hitler. Avrebbe dovuto o voluto, perché Hitler non se ne fidava, e comunque disprezzava gli slavi al punto da ritenerli non esistenti. Non se ne ricordano imprese speciali in guerra.
Finita la guerra, Vlasov e gli appartenenti alla sua armata furono consegnati dagli Alleati a Stalin. Si disse che erano stati liquidati uno per uno con un colpo di pistola ravvicinato alla nuca. Vlasov veramente lo fu , dopo un breve processo.
astolfo@antiit.euA occhi chiusi, tra verismo e neo realismo
Questo primo Tozzi - primo delle
trilogia autobiografica, ma scritto negli ultimi anni (esce nel 1919) - si può
leggere in chiave naturalistica o veristica, perché no: il padre padrone, la
madre esausta, ansiosa, inerme, i contadini passivi, rassegnati, gli
“assalariati” obbedienti al padrone. In una lingua di forte connotazione bozzettistica , desueta già all’epoca, una
sorta di rococò del mondo sordo della sopravvivenza. Di scuola toscana, provinciale,
campanilistica, anche se non alla Fucini, ma sì nel ricorso alla lingua di
borgo o di fattoria – come quella del coevo Pascoli, benché di matrice
romagnola (con Pascoli Tozzi condivide, coincidenza bizzarra?, il nazionalismo,
imperialista).
Si propone invece nella chiave
che Giacomo Debenedetti, il secondo scopritore di Tozzi fra i grandi critici
del Novecento, dopo G.A.Borgese e in antitesi a Borgese, propose nelle tarde
lezioni universitarie, 1963: di Tozzi scrittore visionario, nella sua spiccata
alterità al mondo. Al mondo di Siena, va precisato - l’orizzonte si amplia fino
a Firenze, ma Firenze è solo un nome, un recapito. Al suo personalissimo mondo dell’adolescenza
e la prima giovinezza. Non “una narrazione di cause e di effetti, ma di
comportamenti, di modi insindacabili di apparire e di esistere”. Per un “innato
antinaturalismo” - “il naturalismo narra in quanto spiega, Tozzi narra in
quanto non può spiegare”. Con gli occhi chiusi come Edipo, che si era accecato,
ma qui senza un motivo specifico: “Questo degli occhi chiusi, della cecità di
fronte alla vita, è propriamente il mito centrale di Tozzi”.
Di fatto un romanzo neo
realistico. La (piccola) borghesia è della roba. La campagna è povera e sporca,
e senza luce. I contadini saputi e sciocchi. La ragazza bella e povera abusata senza
eccessi, senza scandalo. Il
nato povero è tirchio, e stupido. Il padrone proletario è più cattivo del
signore. La ragazza bella e povera non ha coscienza – subconscio. Una prefigurazione
dell’“Albero degli zoccoli” di Ermanno Olmi, senza la pietas, e senza l’allegria. Con uno spruzzo di Freud, o di
psicologia analitica: la ragazza bella e povera non ha coscienza (subcosciente), una bestiola, gli adolescenti introversi, lui e lei, e quindi perduti,
in modi diversi, un Edipo incoercibile, una stolidità invincibile.
Curiosamente,
una scrittura che si ritroverà nei narratori americani del Sud rustico – delle narratrici,
Carson McCullers, Flannery O’Connor. Col bozzettismo toscano in agguato – ma
forese il mondo contadino non può andare oltre, come in Pascoli.
La storia è tutta nel primo
capoverso della nota bio-bibliografica di Ottavio Cecchi che accompagna il racconto,
quello della nascita di Federigo, che sarà Pietro nel romanzo, e dell’apparizione
di Isola, Ghìsola nel romanzo. Più gli autoritratti, di sé e di Isola, che Tozzi ha fatto nel tempo scrivendo alla futura moglie Emma Palagi, pubblicate
nella raccolta postuma “Novale”.
Il romanzo italiano forse con più
edizioni oggi in contemporanea, Oscar, Bur, Feltrinelli, Garzanti, Rusconi, Le
Lettere, Guida, Clandestine, Ecra – perché consigliato nelle scuole
(un’edizione è di Principato libri scolastici)? Paolo Giordano e Mondadori ne
propongono una anche per “bambini e ragazzi”, benché sia una storia di violenze.
Federigo Tozzi, Con gli occhi chiusi, Theoria,
remainders, pp. XXIII + 147€ 6
mercoledì 15 luglio 2020
grillo.it
Roma
de mmerda
Città
bella e zoccola
Tutta
monnezza su monnezza
Che
a Grillo ha dato la ricchezza
Da
Farage a Zingaretti
È
una politica da cretinetti
Ma
altrove Grillo
Sarebbe
un imbecille
Il voto al cesso
Il signor Cubeddu, democristiano tipico di Tivoli imprestato
ai 5 Stelle, è stato eletto alla Camera dei Deputati con 17 voti di preferenza,
e cinquemila 9schede bianche e nulle, all’uninominale. Ricontate le bianche e le
nulle, con la vecchia maggioranza 5 Stelle-Lega, è risultato invece perdente,
ampiamente. Vinceva una leghista.
Poi la maggioranza è cambiata, anche nella Giunta
parlamentare elezioni, che ha avuto l’idea di rivedere lo scrutinio, di
ricontrollare le schede. Non tutte, un 10 per cento. Non per altro, per un motivo
nobile: controllare che non si fossero stati brogli, e quindi responsabilità
penali. E il Tribunale prontamente ha risposto che il controllo non si può fare
perché le schede elettorali erano archiviate nel bagno, il bagno si è allagato,
e le schede non sono leggibili. Nemmeno il 10 per cento che la Giunta modesta
chiedeva. Il ricalcolo delle bianche e le nulle è stato così messo da parte.
Un gioco delle parti. Ridicolo anche. Ma senza vergogna. Ci
sono Parlamenti e Parlamenti, certo, ma un minimo di decenza dovrebbe essere
obbligatoria per tutti.
Letture - 427
letterautore
Camilleri – Quanto il “vigatese” deve a Vincenzo Consolo, 1992, “Retablo”, la fantasia settecentesca dello scrittore milanese di Sant’Agata di Militello? Il linguaggio anzitutto: un misto di siciliano e italiano che non è siciliano e non è italiano, ma è significante sia in italiano che in dialetto. Fantasioso in Consolo, inventivo, una sorta di avventura nella lingua, e non formulistico né ripetitivo, come quello di Camilleri – come vuole la serialità. E significante (radicato) come linguaggio, non “inventato”. Da “Retablo” vengono probabilmente – o comunque ne ripetono alcuni caratteri fissi - in Camilleri: il servo buono e scemo, altrimenti inconcepibile quale agente di Polizia, seppure demansionato a piantone, il brigante giudizioso, il pastore solitario e primitivo ma sapiente, il protagonista osservatore più che agente.
Dante – Dante “profeta” è dimensione trascurata da qualche tempo - da ultimo vi si è esercitato Bruno Nardi, “Dante profeta”, Laterza, 1942 – Nardi è lo studioso che per primo in Italia ha esaminato i condizionamenti della cultura araba e del neoplatonismo in Dante, più che della scolastica, dell’aristotelismo. Ora è ripresa dal Centro Dantesco dei Frati Minori di Imola, con un convegno di cui Giuseppe Ledda ha redatto gli atti, “Poesia e profezia nell’opera di Dante”. Profezie come visioni, allucinazioni, vendette - politiche per lo più, riguardanti la chiesa e il papato, da ghibellino.
In nota al “Fanciullino”, la poetica della poesia germinativa, spontanea, Pascoli spiega: “È superfluo aggiungere che per quanto non tutto nella Comedia sia poesia, e non tutta la poesia che v’è sia pura, per altro quel poema è nella sua concezione generale il più «poetico» dei poemi che al mondo sono e saranno. Nulla è più proprio della fanciullezza della nostra anima che la contemplazione dell’invisibile, la peregrinazione per il mistero, il conversare e piangere e sdegnarsi e godere coi morti”.
Elefante – Impersonò l’Oriente nel Medio Evo, la bizzarria il fasto e il potere orientali. Come tale ne desiderò uno Carlo Magno, come narra ora il medievista Giuseppe Albertono in “L’elefante di Carlo Magno”. La vicenda era stata narrata alcuni decenni fa dallo storico di Pisa Michele Luzzatti. Nel 797 il futuro imperatore dei Romani (si farà coronare a Natale dell’800), inviò al califfo Harun al-Rashid, quello delle “Mille e una notte”, tre ambasciatori con alcuni doni, in cambio dei quali chiedeva un elefante. Quattro anni dopo, ai primi dell’801, sbarcarono a Pisa due messi del califfo e uno dell’emiro di Tunisi, el Abbassiya. I tre dovevano spiegare a Carlo Magno, che si trovava a Pavia, che uno dei suoi tre ambasciatori, Isaac Iudeus, stava per tornare via Africa con un elefante in dono. Isaac Iudeus sbarcherà a settembre a Portovenere, con l'elefante promesso. Che riuscirà a recapitare vivo, nel luglio 802, a Carlo Magno a Aquisgrana.
Giallo d’autore –
Marco Tullio Giordana porta in teatro i progetti matrimoniali di Werner Henze,
gay professo e soddisfatto, con Ingeborg Bachmann, che ebbe molti amori, felici
e infelici, con Uwe Johnson probabilmente, Celan a più riprese, il marito Max
Frisch, Enzensberger, Reich-Ranicki, e alcuni altri. Erano coetanei, pressappoco,
avevano scelto Roma (Henze infine Marino), erano amici, avevano la lingua in comune,
collaboravano sul piano artistico, lei librettista di “Le cicale”,
“L’idiota”, “Il principe di Homburg”,
“Il re cervo” (da Carlo Gozzi), lui compositore. Che altro manca? Giordana ha
comprato, spiega a Emilia Costantini su “La Lettura”, da appassionato di
auto d’epoca, una Maserati 3500 Gt tra i cui vecchi proprietari figurava Henze.
Una macchina in disarmo, piena di robaccia, ripulendo la quale emergono le leltere
d’amore tra Ingeborg e Henze. Non è l’unica sorpresa. Le lettere, scritte in
tedesco, inglese, francese e italiano “operistico”, sono databili con
difficoltà, perché scritte senza indicazione di tempo. Giordana con difficoltà
le sistema. Senonché – non è finita – “le lettere originali mi furono rubate in
casa”, spiega Giordana. E aggiunge, rendendosi conto dell’inverosimiglianza della
cosa: “Un furto su commissione? Da parte di chi?”
Le
lettere ritrovate, non datate, rubate, ne abbiamo già sentito. Però, una storia
di grandi amori tra una poetessa dai molti amanti e un musicista gay professo, ammirati e amati nel moto teutonico, esuli a Roma, è geniale.
Italia – Il
paese dei pini – un “logo Italia” sarebbe un pino solitario? Il “pino
solitario” di Luciano Virgili e Giacomo Rondinella. Mandel’štam ha gli “italici
pini solitari”, per dire la memoria felice, in un poemetto del 1923 molto nero,
pessimista, “Chi trova un ferro di cavallo”.
L’italiano
lo stesso poeta (“Compagna del Petrarca”), 1935, dice: “Compagna del Petrarca,
del Tasso, dell’Ariosto;\ lingua del tutto assurda, lingua dolce-salata; e
splendide gemellanze di quei suoni in combutta…”.
Nella
“Conversazione su Dante”, Mandel’štam aveva anche scritto:”Splendida è la fama
poetica dei vegliardi italiani, la loro giovane, ferina, voracità di armonia,
la loro sensuale concupiscenza nei confronti della rima. Il disio” - “vegliardi” il
curatore Remo Faccani intende “in quanto figli dell’«antichità culturale»
dell’Italia”.
Per
“lingua del tutto assurda” Mandel’stam intende, sempre in “Conversazione
su Dante”, “il carattere puerile della fonetica italiana, la sua stupenda
infantilità, la sua vicinanza al cinguettio dei bambini, un certo suo congenito
dadaismo”.
Mandel’stam
aveva debuttato con filastrocche per bambini e racconti per ragazzi.
In
una delle ultimissime, brevi, composizioni, “Lo dirò in brutta copia, a fior di
labbra”, Mandel’štam ricorda Leonardo, “L’ultima cena”: “E sotto il cielo
dimentichiamo spesso\ - sotto un purgatoriale cielo effimero -\ che il felice
deposito celeste\ è una mobile casa della vita”.
Il
“purgatoriale cielo effimero” il curatore principe di Mandel’štam, M.L.Gasparov,
assicura essere il refettorio di Santa Maria delle Grazie di Milano, che ospita
l’affresco. Nello stesso giorno in cui scrisse questi versi, 9 marzo 1937,
Mandel’štam ricordò in altro componimento, “Il cielo del cenacolo s’è invaghito del muro”,
anche l’opera di Leonardo.
Napoli – È grigia, disse subito Walter Benjamin: “Impressioni di viaggio fantastiche hanno colorato la città. In realtà grigia: un grigio rosso e ocra, un bianco-grigio. È molto grigia nei confronti del cielo e del mare”. Così la vede anche Costanzo nella fiction Rai da “L’amica geniale” della Ferrante. Ma si vuole colorata. Coloratissima la fa la Rai, nelle serie napoletane dei napoletani, Carlei, “I bastardi di Pizzofalcone”, e Corsicato, “Vivi e lascia vivere”. Con Ozpetek, “Napoli velata”.
Naturalismo – È la bistecca di Italo Svevo: così Gicomo Debenedetti, che non l’amava, irride al naturalismo-verismo in un saggio su Federigo Tozzi - il suo primo dei tanti interventi su Tozzi, “Con gli occhi chiusi”, pubblicato nel 1963 sulla rivista “Aut Aut”, n. 70, ripreso nella prima raccolta postuma dei suoi saggi, 1970, “Il personaggio-uomo”: “Un noto epigramma di Svevo, cinico solo in apparenza, dice: «Non è tanto che io goda di mangiarmi la bistecca, quanto del fatto che io la mangio e gli altri no». L’arte naturalista postulava un pubblico di mangiatori di bistecche”.
letterautore@antiit.eu
Santa Sofia – “ci sono moschee ben vive”
“E il ramo a frastagli dell’acero
si bagna in angoli curvi,
e screziate farfalle si lasciano
trasporre in disegni sui muri.
Ci sono moschee ben vive,
e forse – l’ho appena intuito –
noi siamo una Haghia Sophia
dal numero d’occhi infinito”.
Osip Mandel’štam, nov. 1933-genn.
1934 (trad. Remo Faccani)
Il componimento è dedicato a
Santa Sofia di Costantinopoli, il cui “nome domestico”, quello in uso tra il
poeta e la moglie, è alla greca, Hagia Sophia. Il commentatore M.L.Gasparov
spiega che il tema è la “raffigurazione della cupola vivente” della basilica,
per cui è “vivo” anche l’adattamento della basilica a moschea. Ai mosaici dei
serafini e cherubini che ornano le vele si riferirebbero gli “occhi”
innumerevoli del tempio, della fede come conoscenza, ecumenica.
Osip Mandel’štam, Ottanta poesie
martedì 14 luglio 2020
Sorella Sofia
Erdogan, il compagno di spuntini
Di
Berlusconi, di Trump e di Putin
Che
il velo e la mordacchia
ha
imposto alla Turchia
al
Profeta ora dedica
la
Santa Sofia,
in
omaggio a quale massoneria
Problemi di base di fede - 579
spock
“Si può essere santi
senza Dio”. A.Camus, “La peste”?
“La fede non sa e perciò crede”, Umberto Galimberti?
“«Verità di fede» è una contraddizione in termini, perché la
verità «sa» mentre la fede «crede» proprio perché «non sa»”, id.?
“La fede non è determinata dall’evidenza del contenuto o
dal ragionamento, ma da un fattore sterno: la volontà”, san Tommaso d’Aquino?
“A differenza dal sapere, la fede riduce in schiavitù ogni
intelletto, per cui l’intelletto, di fronte alla fede, è inquieto, anzi in uno stato
di infermità e di grande timore e tremore”, id.?
“Chi crede la fede verità assoluta non è un credente ma un
militante della fede”, Karl Jaspers?
“Larvatus prodeo”,
la divisa di Descartes, procedo mascherato, o Larvatus pro Deo, mascherato per Dio”, Jean-Noël Schifano?
