sabato 12 agosto 2023
Michela dannunziana
“I figli nascono con le ali e poi volano via, nessuna mamma ha il diritto di fermarli”, la mamma di Michela, Costanza, trova queste parole in morte della figlia che l’aveva ripudiata: non è la donna vilipesa, rifiutata a diciott’anni per una mamma de anima “più vigile di quella naturale”. Michela andava di corsa, e il sacrificio della mamma, quella vera, era parte della partenza. Ha vissuto come in teatro: ha voluto essere una scrittrice che si rappresentava, e lo ha fatto fino all’ultimo – malgrado, s’immagina, le sofferenze. Il funerale, la parte voluta, personale, e quella politica, ne è epitome.
MIchelangelo femminista, Michela meno
Ripubblichiamo la recensione di uno dei libri più importanti di Michela Murgia, del 20 maggio 2011
Michelangelo, bambino senza madre (e senza padre), fu sempre femminista, affettuoso, giocoso, malinconico, appassionato, didascalico perfino e programmatico. La Madonna è soggetto privilegiato d’altra parte nelle lettere e le arti: “De Maria nunquam satis”, secondo il motto di san Luigi Maria Grignion de Montfort. E la cosa vale pure per Stefano De Fiores, conterraneo di Corrado Alvaro (al quale ha dedicato numerosi e importanti scritti, soprattutto per i rapporti familiari), sacerdote, mariologo, professore al Marianum di Roma, un bambino che invece è cresciuto con la madre, orfano di padre a cinque anni. Autore di una vasta serie di studi mariani, rielabora qui i suoi lavori precedenti in connessione con Michelangelo: la rilettura della figura di Maria nel “Giudizio universale” del 1993, e nel 2007 la lettura femminista che Michelangelo fa nel giudizio della genealogia del Cristo. Ma il personaggio non è più popolare, in una con la verginità, e anche con la maternità - che si vuole responsabile ma di più è rifiutata.
Questa sparizione è una delle chiavi della modernità, tanto più dopo il lungo pontificato di Giovanni Paolo II, acceso e forte marianista. che per tanti altri aspetti è beatificato e rimane vivo nella memoria. Ma non viene indagato, non in questa chiave, nemmeno da Michela Murgia.
Anche la sue “apparizioni” ne testimoniano la scomparsa. La misura si rileva al confronto con la tradizione. Maria è stata il soggetto prediletto delle arti nell’umanesimo e il rinascimento, figurazione costante di tutti i pittori di tutte le scuole. Nonché della poesia: circa 1.200 inni in latino censisce De Fiores, sui tempi del parto e del pianto della Vergine. Al punto da rovesciare da sola la lettura ancora canonica del Rinascimento, quella di Burckhardt, che ci vede un rovesciamento del medio Evo e un ritorno al paganesimo, o una prefigurazione del laicismo e quasi dell’ateismo. Maria come “la donna creatrice di vita e custode della morte” (Charles de Tolnay), e nell’Annunciazione la bellezza vergine. Una devozione che è speciale, e non lo è: la dignità femminile era all’opera nel secondo Quattrocento e nel primo Cinquecento. De Fiores conta altrettante “Dignità” e “Eccellenze” delle donne quante se ne scrivevano di queste pubblicazioni alla moda, per gli uomini. Michelangelo è specialmente devoto, che il cardinale Ravasi dice “cantore costante e appassionato di Maria”. Dalle prime sue prove di scultore, e in tutta la storia umana, come egli la concepisce: “Nella Creazione di Adamo”, nota De Fiores, “Dio è accompagnato da una figura femminile, archetipo della donna immacolata che sarà Maria”. La genealogia di Cristo nella Cappella Sistina sarà maschile come, e con più intensità, femminile. De Fiores censisce undici rappresentazioni michelangiolesche della Madonna, in due tele e nove sculture (e in innumerevoli disegni, alcuni passati ad amici perché li trasponessero in dipinti su tela: Sebastiano Del piombo, Pontormo, Daniele da Volterra, Ascanio Condivi), tutte qui sontuosamente riprodotte, anche nei particolari. La prima fu, a quindici anni, la sua prima opera riconosciuta, lo stiacciato della Madonna della Scala, il tipo iconografico della Galaktotrofusa, la Madonna che allatta – soggetto del primo affresco cristiano, del II secolo, nelle catacombe di Priscilla a Roma. De Fiores le commenta tutte, con un avvertimento preliminare: “Michelangelo si stacca dalla tradizione medievale della Salve, Regina, per avvicinare Maria alla condizione umana”, la Madonna che allatta, che gioca, che piange. Sarà, il soggetto vero di Michelangelo, “l’unione infrangibile” tra il Figlio e la Madre. E dunque il mistero che non è mistero della maternità, il principio della creazione. Su questa traccia, la “interpretazione al femminile degli antenati nelle volte della Cappella Sistina”, saggio centrale del libro, è la novità maggiore. Il procedimento è semplice: raffrontare la genealogia di Matteo (1,1-17) con le figure di Michelangelo:”Mentre il primo evangelista offre una lista tutta basata su quaranta uomini di cui uno genera l’altro (recensisce solo cinque donne, Tamar, Racab, Rut, Betsabea,cui aggiunge Maria Madre di Gesù), con meraviglia si osserva che Michelangelo nelle lunette e nelle vele dell’ampia volta della Sistina aggiunge sempre una donna in qualità di madre o di sposa”. Un secondo studio affronta la sorprendente figurazione di Maria accanto al Cristo giudice, nel “Giudizio Universale”. Il primo progetto del “Giudizio” vedeva Maria interceditrice. In quello realizzato dopo qualche anno, invece, Maria sta accanto al Cristo giudice in raccoglimento, “secondo il modello della Venere rannicchiata e piuttosto passiva”. Per capire perché De Fiores parte da lontano. Dalla religiosità accentuata di Michelangelo nell’età matura. Insieme con Vasari fecero la visita giubilare delle sette chiese nell’anno santo del 1550, discutendo di arte tra una chiesa e l’altra. E dal rapporto specialissimo con Vittoria Colonna, la marchesa di Pescara. Donna appassionata, si può dire, della fede. Nell’ambito della “chiesa di Viterbo”. Della speciale religiosità coltivata dal cardinale inglese Reginald Pole a Viterbo, devozionale e teologica. E della predicazione di Bernardino Ochino, che molto ridimensiona Maria nella redenzione. “Un filo comune lega Bernardino Ochino, Vittoria Colonna e Michelangelo”, scrive De Fiores: “La convergenza nel proclamare la salvezza nel sacrifico di Cristo, i cui frutti sono attingibili solo mediante la fede”. Un filo non luterano, come voleva l’Aretino per invidia, ma ben dentro “l’area riformista cattolica”, attraverso Vittoria Colonna, sicura mediatrice, buona cattolica cioè (si veda qui il “Pianto della marchesa di Pescara sopra la Passione di Christo”). E seguendo forse il suggerimento del Verolano, il latinista maestro di Alessandro Farnese, papa Paolo III, il secondo definitivo committente di Michelangelo. Due disegni di Michelangelo per la marchesa attestano questa variazione dei ruoli, la “Pietà” e il “Crocifisso”. Nel secondo la novità è anche scritta, con la citazione del verso di Dante: “Non vi si pensa quanto sangue costa”. Maria così passa “nello stesso alone luminoso di Cristo, mentre prima (Michelangelo) la poneva supplicante dinnanzi a lui”, passando “da interceditrice a muta spettatrice”. Bizzarramente, si può aggiungere, poiché il colmo di fede va da un più a un meno: l’immagine (il ruolo) di Maria cambia, si ridimensiona, per la scoperta del “Christo, dolce, soave et tanto buono” di Bernardino Ochino, mediato da Vittoria Colonna. “Dall’opposizione tra una Maria misericordiosa e un Dio irato” del primo progetto, conclude De Fiores, “che rischiava di fare di lei una sostituta dell’amore divino misericordioso che salva, qui si transita verso una cristologia che mette in primo piano il Salvatore del mondo nella sua infinita misericordia e giustizia, e Maria come la prima salvata”.
Ci sono limiti insomma al ruolo universale, femminista, di Maria: il sacrificio di Cristo alla fine è inattingibile, se non mediante la fede. Su questa impossibilità interviene Michela Murgia. Non scoppiettante come all’esordio, “Il mondo deve sapere”, sulle pene al call center, la nuova umanità. Ma brillante: il Dio che ha rovesciato i potenti e innalzato gli umili sceglie di fare di “una ragazza la massima complice della salvezza del mondo”. Maria è l’interlocutrice diretta dell’angelo, cioè di Dio. Quando la chiamata viene, è lei che chiede, accetta, fa: non c’è patriarcato. Nei vangeli è sempre determinata – caso unico, poiché tutti vi sono comprimari di Cristo.
Ma poi si sperde, Michela: la chiesa fa di Maria una vittima, al meglio, senza carattere, eccetera. La chiesa è sempre quella, insegna sempre la gerarchia tra i sessi. Anche Woytiła, il papa marianista, con la scusa della diversità, tema caro pure al femminismo. Anche Michelangelo: nella sua famosa “Pietà” a San Pietro è una ragazza, il figlio morto sembra suo padre. E qui uno si è già perso.
Michela Murgia esercita su Maria la sua irriverenza. Ne siamo capaci tutti, lei forse con più grazia. Ma la fede? Che se ne ricava oltre la bieca pratica femminista? Scherzo per scherzo, la donna è sempre inferiore al suo destino (al suo ruolo?) – come l’uomo del resto, il maschio. Un concetto meritava forse più sviluppo, su cui Michela Murgia s’intrattiene nella presentazione del libro più che nel libro: il ruolo della donna accudente. “Maria è l’archetipo della donna intesa come colei che cura, la cui vita trova il suo senso solo nel servizio dell’altro, vestale multitasking”, come ha detto a Marina Terragni. Esemplificando con se stessa: “Io sono una donna accudente”, che però non accetterebbe mai di doverlo essere. È un ruolo in espansione, con la crescita della popolazione anziana, e proibitivo più che mai, obbligato o volontario che sia. Ha cominciato a rifletterci Martha Nussbaum qualche anno fa (“Giustizia sociale e dignità umana”), ma c’è poco di nuovo, su questo il femminismo è in ritardo - perché non è più una cosa viva?
Stefano De Fiores, La Madonna in Michelangelo, Libreria Editrice Vaticana, pp.239 con nn.tavole, € 24
Michela Murgia, Ave Mary, Einaudi, pp. 170, € 16
venerdì 11 agosto 2023
Problemi di base amorevoli - 763
spock
“Ci devono essere sempre due per un
bacio”, R.L. Stevenson?
“In amore ci si dà la caccia a vicenda”, E. Juenger?
“La libertà di caccia fa ormai parte dei diritti
fondamentali”, E. Juenger?
L’amore è (non sarà) opera degli amanti?
“Si fa del male agli altri solo a guardarli – è l’amore che
mi ha chiarito su questo punto”, A. Camus?
“In un certo senso, è meglio uccidere che far soffrire”, A.
Camus?
spock@antiit.eu
Il Padrino è cosa americana
La
saga del “Padrino” è un dì fenomeno americano, anzi dell’American Dream – Corleone-Marlon
Brando è una sorta di principe della libertà di fare. “Con la pubblicazione del
“Padrino” di Mario Puzo nel 1969, la passione
di vecchia data del pubblico americano per la mafia finalmente venne
fuori. In pratica, era stata a lungo una parte accettata anche se minore della
vita urbana americana, e un business che non impensieriva molto. In teoria rappresentava
il crimine organizzato, il peccato, e lo squalo divoratore, quindi da esecrare
pubblicamente. Ma J. Edgar Hoover, col suo fiuto abituale per i sentimenti reali
dell’America di mezzo, attentamente evitò di sceglierla come un target, anzi si
rifiutò di ammetterne l’esistenza fino a che il traffico di eroina non la rese,
almeno per qualche tempo, impopolare”.
Recensendo
il nuovo romanzo di Mario Puzo, “The Sicilian”, lo storico inglese ci trova
questa differenza: che ”Il Padrino”, libro e film, era americano, molto americano,
mentre “Il Siciliano” riguarda un personaggio di un’isola remota, una storia un
po’ esotica, di uno che ha tutto per essere Robin Hood, se non che gli piace
uccidere. Questo romanzo non ha attecchito e non attecchirà, conclude Hobsbawum
dedicandogli da ultimo alcune righe, non ha niente di americano, e poi Robin
Hood è Robin Hood proprio perché non assassina
E.J.Hobsbawm,
Robin Hoodo, “The New York Review of
Books” 14 febbraio 1985, free online
giovedì 10 agosto 2023
Secondi pensieri - 520
zeulig
Accettazione – Fa la “realtà”. A partire da Dio – Dio esiste in quanto è accettato, in
concorso. Il possibile diventa reale nel momento in cui è accettato. Per questo
sono sostitutive (sostituite) realtà in comparabili: oggi i diritti in confronto
alla divinità, perlomeno nella sua formulazione di comandamenti, leggi e doveri
- o anche solo alla maternità, che invece è un “fatto”, fisiologico, sia pure
sotto un che di “divinità” (arcano). È la realizzazione della potenza
(potenziale, possibile).
“L’esistenza è il compimento del possibile” (Christian
von Wolf), se e in quanto il possibile viene accettato, è fatto “realtà”.
Big Bang – Un’esplosione evoca una fine, non un’origine. Esplosione di una massa in
qualche forma preesistente. Non c’è altra raffigurazione di un’esplosione che
meccanica. Uno spazio che nasce dall’inesteso, un tempo dall’atemporale?
Coscienza – “In realtà al coscienza si può ricondurre a una serie di funzioni
cognitive, cerebrali e corporee”, Riccardo Viale, “La Lettura”, 6 agosto. In
realtà a una serie non esaustiva, è questo il busillis.
“La coscienza non è un hard problem, cioè un problema irrisolvibile….ma una illusione che
nasce dalla sua dimensione e genesi religiosa”, id. Anche fuori della religione
– p.es. Platone, p.es. gli stoici. In un’altra dimensione, forse non darwiniana
– non darwiniana in senso stretto.
Dante – “L’idea che la perfezione debba essere priva di qualità sembra un
paradosso. Questo riguarda anche il paradiso,
nel senso che ad esso furono attribuite qualità cui certo
l’immaginazione non poteva rinunciare.
Il perfetto non può neppure avere un’immagine contraria che gli
corrisponda, nessun rovescio. L’invenzione dell’inferno non dimostra nulla
contro Dante, tuttavia attribuisce anche a lui una collocazione: extra muros della città eterna” –
“certo, ogni descrizione del paradiso è inferiore alla sua” – E. Jünger, “La
Forbice”, § 46.
Darwin – “È possibile interpretare anche la sua dottrina ad maiorem Dei gloriam” – E. Jünger, “La forbice”, § 117. Tutto era
nel paradiso terrestre, nell’eden – anche “i denti veleniferi”, anche
l’inquinamento, in potenza certo: “Pare dunque assurda la razione della chiesa
contro Darwin”. E al § 144: “La teoria di Darwin non pone alcun problema teologico”.
Diritti – “I diritti dell’uomo, un concetto tuttora ideale e controverso”, E. Jünger
(“La forbice”, § 207, ca 1987-1990). E non da un punto di vista reazionario o
conservatore : “Una migrazione incontrollata dei popoli potrebbe essere
esplosiva”.
Durata – In geologia ci sono terreni in cui si conserva “una certa instabilità
sismica”: “In maniera simile si comportano, da un punto di vista geostorico, quelle
regioni in cui il mito non si è ancora raffreddato”, E. Jünger, “La forbice”,
§34: “I terreni migliori sono quelli in cui dominarono popoli che, come i
Celti, gli Etruschi e gli Aztechi, sono certamente scomparsi da un punto di
vista politico, e tuttavia continuano ad abitare quelle terre”,
Jünger seguita facendo il caso dell’ “Asia Minore prima
di Alessandro, e addirittura prima di Erodoto”. E di “Alicarnasso, il Libano
con il sangue di Adone, l’antica Persia”.
Imperialismo
– Quello
coloniale è stato popolare da ultimo, nella decadenza, per un nazionalismo di
rivalsa. La decadenza è epoca di colpi di coda. Nel suo fulgore è sempre stato iniziativa
e interesse di pochi, contro le aspettative e le critiche dei molti, accompagnandosi
comunque alla guerra, a forme belliche. Dei pochi per interesse, o per disegno
politico, di conoscenza? Per entrambi, la ricerca del mero interesse non ne giustificherebbe
i costi.
Inumazione – È soltanto umana. Prossima alla humanitas
(humare, humanitas?)
come nome-funzione, come segno distintivo. Come conservazione,
fino alla fine dei tempi più che al consumo della carne, delle ossa? Come
memoria – segno memoriale. Finché dura la memoria dei viventi.
“1984” – “Da tempo abbiamo ormai superato
1984 di Orwell”, E. Jünger, “La
forbice”, § 73 (1987-1990 circa): “La tecnica ha raggiunto le dimensioni di un
linguaggio mondiale e questo fa sì che la partecipazione sociale dell’individuo
assuma in misura crescente un valore statistico”.
Paternità – Era totale dunque nel diritto e la pratica romane. Era totale in linea patrilineare, sui figli maschi. Il potere era temperato invece su moglie e figlie, anche sugli schiavi.
Il potere
del ladre sul figlio era temperato a sua volta dal parricidio. Praticamente
“libero”, non perseguibile.
Si poteva diventare padri – cioè capifamiglia -
anche infanti. Bastava essere maschi.
Psicoanalisi - “I giudizi negativi che nella nostra epoca vengono dati spesso alla scissione
della personalità non sono altro che un cumulo di sciocchezze. Tale scissione
si manifesta come uno dei principi che governano il mondo, nel bene oltre che
nel male”. – E. Junger, “Un incontro pericoloso”,73-74.
Purgatorio – Recente nel cristianesimo, ma la transizione è ovunque, nei riti. I
culti lo prevedono tutti, come traversata dello Stige, peregrinazioni in
Egitto, viaggi di Maometto, il ponte di Sirat.
Le Goff, che ne ha legato l’istituzione nel cristianesimo al commercio
delle indulgenze è probabilmente nel giusto storicamente, ma l’esigenza era
comune: ci vuole una transizione dal tempo all’eternità.
Record – L’affondamento del «Titanic» fu il cattivo presagio dei nostri giorni”, riflette E. Jünger a fine Novecento (“La forbice”, §56), che dice epoca di chimere, non di buon auspicio o presagio (“la chimera è un fenomeno del mondo titanico”). E commenta: “Il concetto di record era estraneo alle Olimpiadi e ai loro giochi, a differenza dai nostri.”
Storia – “La storia non ha alcuna meta; essa esiste” – E. Jünger, “La forbice”, § 168
“Una
frase di Agostino, di cui non ricordo precisamente la collocazione, dice che
tutto il nostro lambiccarci su ciò che era prima serve solo a riempire i
manicomi, e Umberto Eco, in un saggio di cui mi sto occupando giusto
stamattina,il 4 giugno 1988, dice che ogni tentativo di fondare un senso ultimo
conduce nell’insensato e sottrae al mondo il suo mistero”– id. § 173
“La cultura non risulta dalla storia, ma ne è
il presupposto” – id. § 263.
zeulig@antiit.eu
Alla scoperta dell'America
L’America
non lo attrae, New York, ma lo sorprende. Per il traffico ordinato, senza
polizia agli incroci.”Un paese che si coccupa veramente dei bambini. E degli
adolescenti. Istijntivamente generoso (la prima conferenza a New York ha un
ticket d’ingresso: alla fine si annuncia che l’incasso è per i bambini francesi
– siamo nel 1946: uno spettatore propone che all’uscita ciascuno dià di nuovo
la stessa somme del ticket, ma “tutti danno molto di più”). “L’ospitalità, la
cordialità è dello stesso tenore, immediata e senza ritorno”. Ma l’impressione
è forte di “repressione e di terribile esasperazione sessuale”. Con il
razzismo: “Abbiamo inviato in missione
qui un Martinichese. Lo hanno alloggiato a Harlem. Rispetto agli altri colleghi
francesi, nota per la prima volta che non è della stessa razza”. Il viceversa è
anche vero: “Nel bus, un americano medio si alza davanti a me per cedere il
posto a una vecchia signora nera”. Ma ha l’“impressione he solo i negri ci
mettono la vita, la passione e la nostalgia in questo paese che colonizzano
alla loro maniera”.
Le
note di viaggio, negli Stati Unti da marzo a maggio 1945, e in America del Sud,
essenzialmente il Brasile, da giugno ad agosto 1949. Che Camus ha lasciato
specialmente curate, in vista di una pubblicazione. Molti appunti del viaggio
in Sud America sono confluiti nel racconto “La pietra che cresce” (nella
raccolta “L’esilio e il regno”) e nelle divagazioni “Il mare da vicino”.
Con
alcuni peosonaggi, in navigazione, specialmente femminili, attraenti, o
bizzarre. E a New York “la moglie di Saint-Ex., una delirante” (a pranzo,
“racconta che e San Salvador suo padre ha avuto, da 17 legittime, quarantatré
bastardi, di cui ciascuno ha ricevuto un ettaro di terra”). Ma soprattutto il
futuro grande amico Nicola Chiaromonte. Che vede sempre insieme con Rubé
(Borgese?).
Note
di cose viste, ma anche molto autobiografiche. Di persona attraente, ai suoi
trent’anni, con un occhio per tutte le donne che incontra, conscio del suo glamour intellettuale, e sempre sportivo.
Ma valetudinario, in Sud America passa da un’influenza all’altra, è insonne, è depressivo
– in due occasioni scrive di avere pensato al suicidio. E, all’improvviso,
oscuri, faticosi, risvegli: “Vivere, è fare male, agli altri, e a se stessi
attraverso gli altri” - per la crisi con la moglie Francine, da innamorateto di
Maria Casarès? Sembrerebbe: “Perseguitato dall’idea del male che si fa agli
altri solo a guardarli. Far soffrire mi è stao a lungo indifferente, bisogna
confessarlo. È l’amore che ni ha chiarito su questo punto”.
Il
viaggio è specialmente affollato, vivace, in Brasile, anche se spesso solo di macumbe e condomblé folklorici, mentre non ama Bueos Airesa, a Montevideo
viene trattato male e in Cile è ostaggio di una delle solire proteste
sindacali, come sempre violente. Ma trova sempre spunti d’interesse, anche soo
nella spuma del mare o nei colori del sole, personaggi ad altorilievo, e letterati che lo intrattengono di grande
spessore, Murilo Mendese,Victoria Ocampo, altri di minor nome. Curioso semrpe
delle donne, per lo più belle e
simpatiche, “alcune anche si propongono direttamente”. Anche se dei due viaggi
per conferenze quello in Sud America è piuttosto disorganizzato.
In
America Latina la scoperta precoce di quello che sarà il Terzo Mondo, pur
provenendo Camus dall’Algeria: uno stato di estrema povertà, accanto ma
“separato” dal paese che prospera e si arricchisce.
Due
testi separati, riuniti nell’edizioncina francese a fini editoriali. Molti nomi
sono dati con iniziali dallo stesso Camus, alcuni, anche significativi, senza
nemmeno iniziali – “il più grande” poeta brasiliano. Al primo viaggio Camus è
un giornalista di fama, ma un autore ancora incerto, e per questo è sorvegliatissimo,
anche perché il gironale, “Combat”, di cui è l’animatore, esibisce il testatina
“Dalla Resistenza alla Rivoluzione”. E tuttavia anche in America un viaggio da
“vedette”, molto accudito, da personaggi eccellenti, per conferenze in college
prestigiosi, Vassar, Harvard – come più tardi altri ne farà da vedette in Italia, auspice Chiaromonte, e
in Grecia.
Albert
Camus, Journaux de voyages, Folio,
pp. 131 € 6
Diario di viaggio
in America del Sud,
Città Aperta, pp. 83 €15
mercoledì 9 agosto 2023
Le cattive abitudini del governo con le banche
A colpo d’occhio, i governi italiani
ci hanno sempre provato con le banche, con eccezione di Bpm, Intesa e Unicredit.
Provato a disintegrarle – con Bmp in verità ci hanno provato, ma il banco ha resistito.
I governi italiani del Millennio. Licenziato Fazio, si sono sbizzarriti nelle più
varie manovre – accorpamenti, spezzettamenti, chiusure, aperture, e credito
facile. Col solo effetto di fallimenti e parafallimenti, dalle banche del Centro-Italia,
Mps compreso, al Veneto, e fino alla Popolare di Bari.
Fazio è il governatore della
Banca d’Italia che con cautela era riuscito nell’impossibile traversata delle
banche dalla politica (banche Iri, casse di risparmio, Popolari) al mercato.
Col miracolo Unicredit – se si guarda alle componenti – e anche del gigante
Intesa, benché imperniato sulla Commerciale. Poi Bazoli, il patron di Intesa, ha voluto Fazio impiccato,
compagnucci della parrocchietta e tutto, perché gli aveva impedito di prendersi
anche Generali, e l’opera incompiuta è finita in un mezzo disastro.
In
Italia non c’è alternativa fra i governi delle banche (obbligo di conto corrente
Monti, obbligo di carta di credito Draghi) e il giustizialismo, di sinistra e
ora di destra? Si dice questa la politica dell’uomo della strada – “il
banchiere è una sanguisuga”. Che però in questo caso anche lui si sente offeso,
ha il suo modesto conto corrente anche lui. La tassa non è stata popolare, e fa
paura.
Sembra
un controsenso: la banca non è la nemica del popolo? Ma funziona così; “Non mettere
le mani in tasca”, come diceva il buonanima.
Fine anticipata della vacanza
In consiglio dei ministri è il
ministro dei Trasporti ad annunciare una supertassa sulle banche. Non il
ministro dell’Economia e delle Finanze, che supervede al fisco, non il
presidente del consiglio: un ministro che non c’entra. Se non perché è il capo
della Lega. Anzi, solo perché si chiama Salvini, e fa quello che vuole, forte
di un suo partito.
La tassa probabilmente non
inciderà sul patrimonio delle banche – sarebbe da galera. È stata imposta solo perché
la Spagna, socialista, l’ha imposta qualche tempo fa - ma in accordo con le banche. Imposta di autorità e in fretta. Il fisco si vuole
prudente e prevedibile. Ma per Salvini non fa differenza, ha fretta, di mostrarsi capo del governo.
Meloni, che pure si vede
confabulare da pari a pari, malgrado la statura, con i potenti della terra, con
Salvini non ci sa fare. Finché Salvini è stato buono, nove mesi, le cose sono
andate. Ora non più, partita la campagna
elettorale per le Europee, che sono fra nove mesi. Soprattutto non sarà facile per
il Paese: per l’indebitamento, per la produzione e la produttività, per i
problemi internazionali (i migranti, la Cina, la guerra, il Pnrr). Meloni in questi mesi è come se avesse corso, sempre indaffarata, ma era in vacanza, di potere. Che abbia fatto tutto Salvini, abbia fatto tutto per metterla in ombra, come una piccola figurante, prefigura però tutta una diversa Meloni, piccola in tutti i sensi, una che non può, e forse non sa. Ma in quale governo un ministro si alza e impone una tassa? Non nel governo italiano, che costituzionalmente è consiliare, di cui il capo è solo presidente - una debolezza doppia nella fattispecie?
Sordi umano, fa il padre
Vent’anni
dopo avere rifiutato “Il sorpasso” di Dino Risi (il ruolo andò a Gassman),
Sordi pentito ritenta l’operazione sfruttando il giovanissimo Verdone, reduce
da “Un sacco bello”. Si viaggia sempre lungo l’Aurelia, il legame è paterno (la
scoperta del figlio), i luoghi sono incantevoli, e le ragazze, con molte battute e gag carine,
ma l’effetto non è lo stesso.
Un
ruolo diverso per Sordi, non più da imbroglioncello, ma è solo un film onesto:
padre e figlio ventenne buon annulla e un po’ stolido, osservatore di gabbiani,
si scoprono. Sordi non è Risi e ne viene un copione di bontà.
Alberto
Sordi, In viaggio con papà, Rete
Quattro, Mediaset Infinity
martedì 8 agosto 2023
Attentati ai treni
Gli attentati ai treni sono sempre stati opera di neofascisti,
da Tuti in poi. Anzi dall’attentato alla Freccia del Sud, il treno dalla Sicilia
a Torino, il 22 luglio 1970, a Gioia Tauro, con sei morti e una sessantina di feriti.
Una tecnica diventata tattica, organizzata, due anni dopo, nella notte
tra il 21 e il 22 ottobre 1972, con la serie di ordigni, esplosi e non esplosi,
lungo le ferrovie in varie dislocazioni, da Latina a Gioia Tauro, per sabotare una
manifestazione dei metalmeccanici a Reggio Calabria contro i boia-chi-molla.
A Bologna quindi il 2 agosto 1980
si disse
subito di si, la strage è fascista. Ma subito dopo di no. Poi ci fu Cossiga,
col suo abitino di seminatore del dubbio, o “rottamatore” un po’ bipolare, che
nel 1991 disse che non erano stati i fascisti. E dietro Cossiga si mosse molta intellighentsia di sinistra. Infine sono emersi i telegrammi del
col. Giovannone, l'uomo dei servizi a Beirut, col suo accordo di non belligeranza
col terrorismo palestinese, allarmato da un’ennesima scissione, segnalando una
o più “schegge impazzite”.
In verità, l’accordo di Giovannone (e Eni, e altri: ospedali e
aiuti umanitari in cambio di protezione contro il terrorismo) con Arafat e l’Organnizzazione
per la Liberazione della Palestina non aveva protetto l’Italia, a Fiumicino e
altrove. Ma non c’è mai stata una forma di terrorismo palestinese come quella
di Bologna. E sui neofascisti per Bologna grava la condanna giudiziaria.
La condanna è un fatto. Ma in mezzo a tanti misfatti, per
primo il tortuosissimo processo (più processi) per piazza Fomtana - contro ogni
evidenza (per prima la pista anarchica voluta dal commissario Calabresi). Il
dubbio quindi ci sta. Per ora la strage alla stazione è dei neofascisti. Ma
indagare non dovrebbe nuocere.
Sicilia in allegria
Una
Sicilia che si prende in giro. Sulla mania dei primati: i Lestrigoni, giganti,
il re Artù nell’Etna, Shakespeare di Messina (questa è rubata:
Shakespeare-Florio-Crollalanza era di Bagnara in Calabria - ma è vero che
Messina-Palmi-Bagnara facevano nel Cinquecento città metropolitana, lo
Stretto). Sulle bellezze: non c’è immagine non curata per essere “bella”, ma
nessuna immagine obbligata dell’isola. Sulle spiritosaggini: un racconto pieno
di gag e battute, ma senza parere. Le suore smmozzatrici, a tariffa. L’isola
avvelenata, dove il pane è di segale cornuta, droga naturale - ma solo la sera,
un panino a testa. La mafia dello Speedy Pizzo. E l’ecologia: la setta cui
Dimartino è affiliato coltiva la metamorfosi in alberi. Con Vecchioni che fa
il complottista. E Erlend Øye se stesso.
Il
duo di cantautori Colapesce-Dimartino si fingono divisi dopo Sanremo 2021, e il
successo di “Musica leggerissima”, e si riuniscono per un film sulle leggende
della Sicilia, che viene pagato profumatamente (“ah, i tempi della ‘Piovra’ con
Michele Placido, quanti bigliettoni in nero”). Una rivisitazione della Sicilia
da completare in otto giorni. E all’avventura i due ex soci s’imbarcano, ogni
giorno una diversa. Il torneo di poesia dei Nebrodi. L’anello miracoloso
perduto in mare. E la ricerca del Graal che si manifesta una teiera.
Un
omaggio alla Sicilia. Colapesce e Dimartino, con la complicità di Nicolosi,
psichiatra e videomaker, ripercorrono eleganti le tracce dell’assurdo fatto in
casa, di Franchi e Ingrassia, Ficarra e Picone, di Angelo Musco a suo tempo, o
di Turi Ferro. Une vena isolana fertile. In fondo, lo abbiamo dimenticato, lo
stesso Pirandello era all’origine e al fondo uno scrittore comico - satirico,
ironico, scherzoso - e uno che tanto ebbe a scrivere, e non definitivamente,
sull’umorismo. Sullo sfondo di una
Sicilia non canonica, ma senza un’immagine che non sia bella.
Un
film d’autore. Che Nicolosi avrebbe ideato su un libro di fiabe siciliane,
dice, ricevuto in dono da Dimartino – soggetto e sceneggiatura figurano di
Nicolosi, Colapesce e Dimartino. Di suo il regista lavora con immagini veloci,
dei protagonisti , visti dall’alto più che frontali, o dal basso, o laterali,
quasi voci narranti, voci-quadro, e immagini invece che s’impongono come in una
galleria. Con molto ritmo, un montaggio secco, svelto.
Zavvo
Nicolosi, La primavera della mia vita,
Sky Cinema
lunedì 7 agosto 2023
Problemi di base bellicosi - 762
spock
La guerra fa bene a chi?
Le bombe intelligenti sono opera di un filantropo?
E le bombe a grappolo?
E quelle al neutrino, che colpiscono solo l’uomo?
Quando Alessandro Magno, Attila e Oppenheimer si pentono, è
per andare in paradiso?
L’odio nasce dalla guerra, o la guerra nasce dall’odio?
spock@antiit.eu
Il poeta è un minatore
La
poesia è “puro narcisismo finché il poeta si ferma ai singoli fatti esterni della
propria persona o biografia. Ma ogni narcisismo cessa appena il poeta riesce a
chiudersi e inabissarsi talmente in se stesso da scoprirvi e portare al giorno
quei mondi di luce che non sono soltanto dell’io ma di tutta la tribù”.
Il
poeta è un minatore. È poeta colui che riesce a calarsi più a fondo in quelle
che il grande Machado definiva “las
secretas galerias del alma”. Perché “quanto più il poeta s’immerge nel
propri io tanto più egli allontana da sé ogni facile accusa di solipsismo”.
In
una collana chiamata “Piccola biblioteca di letteratura inutile” una conferenza
di Giorgio Caproni, nel 1982, a Roma, nel teatrino “Flaiano” a Santo Stefano
del Cacco, sulla sua poesia (in occasione dell’uscita di una sua raccolta) e
sul poetare in generale. Curata da Roberto Mosena, con un saggio di Flavio Santi,
ma raccolta da Pietro Tordi. Un attore che andava a caccia di voci sula poesia:
non mancava accademia, circoli, librerie, teatri dove se ne parlava, e registrava
gli interventi.
Oggi siamo tutti poeti, da TikTok in su, anzi da whattspad: un
male non può essere, anche se senza “scavare” molto - meglio una poesia social
come viene, che niente?
Giorgio
Caproni, Sulla poesia, Italo Svevo, pp. 72 € 13
domenica 6 agosto 2023
Ombre - 679
“Turisti
in calo fino al 30 per cento”. Turisti italiani – non si fa più vacanza, o allora
per due terzi degli anni precedenti, non si può. Ma fatturato di settore in crescita di 1,2 miliardi. È l’indice vero dell’inflazione.
Che non è al 6 per cento, e nemmeno al 7, chiunque faccia la spesa lo sa, i prezzi
sono più che raddoppiati – dei vegetali anche triplicati. Un residente a Roma
che esca a pranzo o a cena si meraviglia che ancora tanti stranieri possano
fare turismo in Italia.
Sei
procedimenti giudiziari, penali e civili, a carico di Trump sono stati
scaglionati nei diciotto mesi fino al voto presidenziale di novembre 2024.
Difficile non vedervi un’agenda politica. Negli Stati Uniti Procuratori di giustizia
sono di nomina politica (governatoriale o presidenziale). Ma nessun giornale lo
ricorda. Né si disse al tempo del Russiagate che era un dossier, pagato, commissionato
a una ex spia inglese dalla campagna elettorale di Hillary Clinton, con la
complicità della Cia. La democrazia si accompagna alla giustizia politica?
Domenica
è “Tensioni su Reddito e Pnrr”. Lunedì è “Rialzi e tensioni su prezzi e tassi:
rischi sulla ripresa”. Martedì è “Rallenta la crescita italiana”. Mercoledì è
“Battaglia sui fondi dl Pnrr”. Giovedì “Reddito, alta tensione in aula”.
Venerdì, “Scontro su salario e prezzi”. A corpo 48, in prima pagina, del giornale
più diffuso. Di cui niente è vero. Neanche come pettegolezzo: sono cose che che
non interessano a nessuno. Forse ai parlamentari? Ma i parlamentari non leggono,
non hanno tempo, i cellulari non gli lasciano un secondo – e poi li hanno ridotti,
ora sono solo seicento. Interesseranno ai padroni dei giornali, per ricattare
il governo?
Commemorandosi
la strage di Bologna, i titoli sono per Mattarella: “Accertata la matrice fascista”.
Cosa che ogni presidente ripete da anni, da quando i tribunali l’hanno
dichiarata. Mentre la notizia sarebbe che a dire “la responsabilità di questa strage
fascista, neofascista” è stato Larussa, che è ora il presidente del Senato, ma
tiene o teneva in corridoio in casa il busto di Mussolini. È come se non si
volesse passato il neofascismo, e nemmeno il fascismo. Anzi, non è “come se”, è proprio così, perché
non ci sono altri argomenti. Ma di fascismo “non si campa”.
La
Grande Mobilitazione annunciata (sperata, invocata) a Napoli, a Pisa, a Milano
(a Milano, il reddito di cittadinanza?) contro il governo per i
controlli sul reddito di cittadinanza non c’è stata, ma non si dice. Pochi ai
sit-in. Ma se ne mostrano solo gli striscioni, non i partecipanti. Che sono gli
impiegati Cgil e Usb, i comitati di base (i 5 Stelle fanno la voce grossa solo
sulla tastiera, non si scomodano ad andare in piazza).
Politicamente,
non sarebbe utile dire invece che non è una partita poveri-ricchi ma onesti-furbi
– i quali, essendo furbi, non si sono presentati in piazza. Onesti essendo i
percettori del reddito di cittadinanza con diritto.
“Le
aveva rubato le chiavi di casa e si era nascosto nell’armadio della stanza da
letto. Ha aspettato che si addormentasse e poi
l’ha assassinata colpendola alla
gola con un coltello. I pm che indagano sul femminicidio di Cologno Monzese
potrebbero contestare a Zakaria Atqaoui anche la premeditazione”. Perbacco!
Il
“Corriere della sera” scopre il garantismo in prima pagina. Con ben due
redattori.
Il
giorno prima lo stesso giornale scopriva che, finita in gloria la drammatica,
tragica, vitale rata di luglio del Pnrr, altre nuvole si addensano sulla
scadenza di dicembre, per la penna addirittura di Fubini, che pure conosce le
lingue: “Evasione e giustizia, le preoccupazioni di Bruxelles sul Pnrr. Sotto
esame le modifiche richieste e la quarta rata di fine anno”. Ora, delle due
l’una: o questo Pnrr è funesto (morboso, sospettoso). O la Commissione di
Bruxelles è un po’ depressa, che sempre sta in ansia per l’Italia. Anche a
Ferragosto.
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Il cambiamento in foto
Fino
al 20 agosto una larga esposizione di molti fotografi di varia provenienza, e
con varie narrazioni. Al centro la collettiva del titolo, che si vuole “l’unico
programma al mondo di fotografia sul cambiamento climatico basato su dati
concreti, gestito da Climate Outreach, un team di scienziati sociali e
specialisti della comunicazione”. Nell’insieme, la documentazione del
cambiamento in atto, non sempre nelle migliori intenzioni.
Star
della mostra il fotografo tibetano Xiangyu Long, sulla rapidissima trasformazine
del Tibet. Per effetto anche della globalizzazione e dell’omologazione, ormai
parte del “continente” Cina. Curioso il
suo “Tik Tok in Kham”, la vicenda di un pastore tibetano di yak diventato un influencer su TikTok, che trascina al cambiamento
tutta la comunità dove vive.
Gabo
Caruso, argentina, segue la transizione di genere di una bambina, Cora. L’austriaco
Klaus Pichler documenta con “The Petunia carnage” l’insensibilità alla natura. L’inglese
Arianne Clément, con la serie di foto “The Art of Aging”, va controcorrente,
mostrando pose naturali e svelte di persone anziane, fatte di semplicità,
grazia e perfino sensualità. Michele Martinelli, il documentarista lucchese, con
“Far South” fa vivere il carattere imponente, segreto della Sila.
Due
mostre complementari. “Identità e comunità” del collettivo Vaste Programma
(Giulia Vigna e Leonardo Magrelli i fondatori, nel 2017) sulle immagini dei
nuovi media. E “Anni interessanti” dell’Archivio Luce-Cinecittà, per la cura di
Enrico Menduni, che documenta l’Italia negli anni dal 1960 al 1975.
Il
Fiumefreddo Photo Festival alla seconda edizione si allarga alla vicina San
Lucido e si fa Fotografia Calabria Festival.
Associazione
Pensiero Paesaggio, Climate Visuals, Fiumefreddo Bruzio-San Lucido
sabato 5 agosto 2023
Problemi di base - 761
spock
La follia è pura?
La storia è prevedibile?
I genitori di figlie hanno più
probabilità di divorziare di quelli con fili maschi?
Solo quando le figlie raggiungono la
pubertà?
“Meno ti conosci, meglio stai”, Emanuele
Trevi?
E la psicoanalisi?
Perché ci dovrebbe essere nell’universo, per quanto infinito,
qualcosa di simile all’umanità, o anche soltanto alla terra, a ventimila anni
luce?
spock@antiit.eu
Cronache dell’altro mondo – processuali (243)
I processi a Trump, sei finora,
sono scaglionati lungo la campagna elettorale.
Il processo civile contro la
Trump Organization comincia il 2 ottobre.
Il processo penale per
diffamazione avviato da Jean Carroll comincia il 15 gennaio.
La class action per un “pyramid
scheme”, o metodo Ponzi, o Madoff, il 29 gennaio.
Il processo hush money (“acquisto” di
testimoni) il 25 marzo.
La denncia per i documenti
segreti tenuti in casa il 20 maggio.
Resta da calendarizzare il
processo per i fatti del 6 genaio 2020.
I processi avrebbero prosciugato
la liquidità di cui Trump dispone, compresi i fondi elettorali per le primarie
repubblicane.
Il miglior filosofo – se è esistito
Giurista,
astronomo, filosofo, interlocutore e ispiratore di Platone, che a lui intitolò
un dialogo celebre, per di più pitagorico, dunque un discepolo di Pitagora che
ha scritto, ha scritto un trattato, ma poi, Timeo di Locri è mai esistito? La parte
migliore del volumetto è il lavoro della curatrice, Cinzia Campus: la sua introduzine
e le lunghe note di traduzione - il trattato è poca cosa nel libro, una ventina
di pagine (con al centro una lunga serie di numeri armonici), e poca cosa in sé.
Che
non sia esistito è ipotesi inesatta. C’è nel “Timeo” di Platone: “Timeo di Locri,
in Italia, città dalle ottime leggi, ove
non è secondo a nessuno né per sostanze, né per nascita, ha rivestito le più
alte cariche e le magistrature nella città, ed ha toccato, a parer mio, la vetta
di tutta la filosofia”, degno interlocutore di Socrate. Quale filosofia, questa?
Platone insiste: “Il più valente tra noi nell’astronomia, e quello che maggiore
impegno ha profuso nella conoscenza della natura del tutto”. Anzi, addirittura,
sarebbe Timeo e non Platone l’autore del “Timeo”, secondo una malignità di Diogene
Laerzio: Platone avrebbe derivato il suo “Timeo” da alcuni “libercoli” comprati
a caro prezzo, di Filolao e di tre autori pitagorici (che Diogene Laerzio non menziona,
ma uno di questi si supporrebbe Timeo di Locri). Malignità ripresa da Proclo due secoli dopo.
Altre
notizie non abbondano. Platone lo nomina qualificandolo sempre di “pitagorico”. L’incontro di
Socrate con Timeo, che occasiona il dialogo di Platone, sarebbe avvenuto intorno
al 421 - “Timeo apparterrebbe quindi alla generazione di Filolao, contemporaneo
più vecchio di Socrate”. Cicerone accenna in un paio di passi a un incontro fra
Timeo e Platone in uno dei viaggi di Platone in Italia – ma anche lui credeva
che Platone si fosse ispirato a Pitagora.
Timeo
di Locri, Sulla natura del mondo e dell’anima, Ets, pp. 97 € 6,71
venerdì 4 agosto 2023
Letture - 528
letterautore
Amore
-
Il destino si può piegare in mille modi,
“ma non c’è assolutamente un modo per ognuno di innamorarsi”, Robert L. Stevenson,
“On falling in Love” (in “Virginibus puerisque”).Soprattutto non c’è per gli
scrittori, sembra dire, dall’esemplificazione che fa seguire alla massima: “Si
sa di Shakespeare, del problema che gli si è creato quando la regina Elisabetta gli chiese di inscenare Falstaff innamorato.
Non credo che Henry Fielding sia mai stato innamorato. Scott, se non fosse per
un passaggio o due in ‘Rob Roy’, mi darebbe la stessa impressione”.
Lo stesso Stevenson pensa della “innumerevole
armata di persone anemiche fatte con lo stampino che occupano ordinatamente la
faccia di questo pianeta” che la cosa è rara, per un motivo: “Il semplice
incidente di innamorarsi è altrettanto benefico quanto è stupefacente”.
È anche inclassificabile. Fra tutti i
sentimenti, “l’amore, in particolare, non supera un riesame storico; per tutti
quelli che lo hanno sperimentato, è uno dei fatti più incontestabili al mondo;
ma se si comincia a chiedere che cosa era in altri periodi e paesi, in Grecia
per esempio, i più diversi dubbi cominciano a insorgere”.
Analfabetismo
di ritorno –“L’ondata
di immagini favorisce un nuovo analfabetismo”, poteva rilevare E. Jünger a fine
anni 1980 in una serie di annotazioni occasionali poi pubblicate col titolo “La
forbice”, §164: “La scrittura è sostituita dai segni, si può osservare il peggioramento
dell’ortografia. Ne consegue l’involgarirsi della grammatica”.
E non aveva ancora gli emoticon, gli idiotismi,
stretti, obbligati e decidui, le abbreviazioni da iniziati, le sigle variabili
quasi quotidianamente – sempre da iniziati.
Braccio
teso –
Il saluto romano, poi fascista e nazista, era un segno di difesa e non di affermazione?
Così lo dice E. Jünger, “La forbice”, § 102, con “un significato magico”: “Il
braccio teso in avanti orizzontalmente, esibito a difesa dallo sguardo del
male, con un significato magico”.
Buon
costume –
Era “teoria dei moralisti dell’Ottocento che il buon costume varia a seconda
dei paralleli”” – E. Jünger, “Un incontro pericoloso”, p. 37.
Dante
–
Leopardi non lo sentiva “suo”, a fronte del Tasso. In un esteso passo dello
“Zibaldone”, 4255, a proposito delle sfortune dei due poeti, “sfortunatissimi”.
Entrambi onorati, di cui visitiamo riverenti i sepolcri. Ma, continua Leopardi,
“io, che ho pianto sopra quello del Tasso, non ho sentito alcun moto di
tenerezza a quello di Dante”. Se lo rimprovera, avendo “un altissima stima,
anzi ammirazione, verso Dante”. Tanto più che “le sventure di quello (Dante, n.d.r.)
furono senza dubbi reali e grandi”, mentre “di questo (Tasso, n..d.r.) appena
siamo certi che non fossero, almeno in gran parte, immaginarie”. E ne cerca il
perché. Se lo dà in quanto “veggiamo in Dante un uomo d’animo forte, d‘animo
bastante a reggere e sostenere la mala fortuna. Oltracciò un uomo che contrasta,
e combatte con essa, colla necessità, col fato”. Un ritratto in qualche modo
originale. Mentre “nel Tasso veggiamo uno
che è vinto dalla sua miseria, soccombente, atterrato”, etc.
Dante
islamico –
Tante avventure nell’aldilà sono delle “Mille e una notte”.
Don
Giovanni –
È coetaneo della Costituzione americana. “Il più famoso libertino all’opera,
che impersona la libertà non solo dai vincoli sociali e politici ma dalla
sessualità, la religione, e la stessa morale, è sempre stato una figura inquietante”
- Larry Wolf, il cultore di Verdi, sulla “New York Review of Books”: “«Viva la
libertà!» canta Don Giovanni come i suoi ospiti arrivano per una festa serale,
e poiché l’opera fu composta nel 1787, nell’età dell’Illuminismo e alla vigilia
della Rivoluzione Francese, non è irragionevole chiedersi che specie di libertà
ha in mente. È la specie di libertà politica che fu stabilita nella Costituzione
americana, anch’essa scritta nel 1787….”.
Wolf continua riferendo il messaggio a
Da Ponte, il librettista, più che a Mozart. Ma evita di dire che Da Ponte era
lui stesso don Giovanni – tanto da essere bandito, prete scomunicato, da Venezia.
E che, dopo vari matrimoni, imprese fallimentari, peregrinazioni fra Praga, Dresda,
Londra, si stabilì in America – vi si stabilì con l’ultima famiglia, e vi
divenne insegnante, libraio e infine professore, alla Columbia.
U.
Eco –
“Umberto Eco, in un saggio di cui mi sto occupando giusto stamattina, il 4
giugno 1988, dice che ogni tentativo di fondare un senso ultimo conduce
nell’insensato e sottrae al mondo il suo mistero”– Ernst Jünger, “La forbice”,
§ 173. Tomista di formazione, Eco ha presto abbandonato la filosofia (la
metafisica) per le applicazioni pratiche del pensiero, la sociologia della letteratura,
la semiotica, il costume, il giornalismo.
Figure
–
“La fiaba fa riferimento di preferenza al regno animale, la parabola a quello
delle piante – il granello di senape, il loto, il fico, il giglio. Tutte queste
figure sono imparentate: sono simboli dell’uomo entro il regno vivente. Ritroviamo
invece esempi tratti dal mondo inanimato nei proverbi” – E. Jünger, “La
forbice”, §17.
Madre-figlia
–
Il rapporto conflittuale è uno dei primi temi dei primi romanzi. Miss Howe
scrive a Miss Harlowe in “Clarissa”, vol. II, lettera XIII: “Sai, mia madre
ogni tanto litiga con molta forza; sempre almeno molto caldamente. Mi capita
spesso di pensarla diversamente da lei, e entrambi pensiamo così bene delle
nostre ragioni che raramente siamo felici di aver convinto l’una l’altra. Un aso
molto comune, penso, in tutti i dibattiti veementi.
Lei dice che sono troppo intelligente.
Anglicizzato, troppo impertinente.
Io, che lei è troppo saggia. Cioè,
per metterla in altro modo in inglese, non
più così giovane come pure è stata”.
Mosè –
È citato per la
prima volta da Longino?
Fra le tante
perplessità
su chi era Mosè non poteva mancare Voltaire. Nel
breve scritto “Auteurs”, 1770 circa, rifacendosi alla “Histoire de la
philosophie” del “buon abate Bazin”, fa valere che “mai nessun autore ha citato un passaggio di Mosè prima di
Longino, che visse e morì al tempo dell’imperatore Aureliano”. Il nome era
noto, Giuseppe ne parla più volte, ma nessuno cita un detto o uno scritto,
nessuno dei profeti autori dei libri biblici. “Benché egli sia un autore
divino”, aggiungeva Voltaire. Che però non notava che i libri della Bibbia non si citano fra di loro.
Prima del “romanzo” (poi non pubblicato)
e dei tre saggi di Freud su Mosè, “un generale egiziano”, la sua figura era stata
al centro di un Antisemitismusdiskurs a
fine Settecento, un dibattito sull’antisemitismo.
Nel 1790 Schiller pubblicava sulla rivista “Thalia” “La missione di Mosè” –
Schiller è stato storico valente, prima che drammaturgo. C’era in corso la
rivoluzione francese, ma Schiller si impegnava a rielaborare, in parte
confutandola, la prolusione tenuta un anno prima a Jena dall’illuminista
framassone Carl Leonhard Reinhold. Con un testo fitto, di una quindicina di
pagine, come la prolusione. Schiller fa nascere la parola “ebrei” con la fuga
dall’Egitto, un nome spregiativo dato ai riottosi israeliti dal faraone, che li
aveva confinati in aree separate. Ma non fa di Mosè un egiziano, bensì il
figlio di un’ebrea fatto crescere con un trucco dalla figlia del faraone, e
quindi a scuola dai sacerdoti, dai quali apprende i Misteri di Iside. E lo dice
per questo un capo opportuno ma anomalo per gli ebrei.
Nazionalità
-
“Sarebbe belllo se nazioni e razze potessero comunicarsi le loro qualità; ma in
pratica, quando si guardano l’una con l’altra, hanno l’occhio solo ai difetti” -
R.L.Stevenson, “Village Communities of Painters”.
Psicologia
–
“Fabbrica i sogni che studia”, E. Jünger, “La forbice”, §75: “A volte pare che
i vecchi libri di sogni possano darci informazioni migliori di quelle che della moderna psicologia, che fabbrica i
sogni che studia”.
Santippe
–
Personaggio ricorrente delle narrazioni (p.es. l’ultimo racconto delle “Mille e
una notte”), la donna autoritaria, scomparsa dal secondo Novecento in qua –
scomparsa col femminismo che invece ne
sarebbe l’applicazione pratica?
Viaggio
–Non
si viaggia per viaggiare ma per aver viaggiato”, Alphonse Kerr, 1847.
letterautore@antiit.eu
Cronache dell’altro mondo – armate (242)
Fino al 60 per cento delle
famiglie americane potrebbe possedere armi.
La percentuale dichiarata dei
detentori di armi in casa è molto inferiore, poco più della metà, il 33 per
cento del totale della popolazione. Ma il Centro di Ricerca sulle Armi dell’università
Rutgers nel New Jersey dubita della veridicità delle dichiarazioni (le ricerche
si fanno a campione, il dato non è statistico), e prospetta che una metà di chi
dichiara di non possedere armi di fatto le detiene.
Una statistica di fine 2020 dà in
434 milioni di armi da braccio la produzione per il mercato privato nei
precedenti venticinque anni.
Nel 2002 sono stati venduti 17
milioni di armi per possesso privato.
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