sabato 29 giugno 2024
L’Occidente si squaglia
In America, la potenza che guida il mondo, la scelta è fra Trump e Biden. Fra un inaffidabile e un incapace. A Bruxelles, e nelle capitali europee che contano, cioè che governano, quattro piazzisti, che si occupano di vendere un caccia o una Volkswagen in più - e senza più base elettorale. Nel mezzo di una guerra, per la quale America e Europa chiamano all’“armiamoci e partite”. Non sapendo che fare.
Assalto al Congresso Usa, abbiamo sbagliato
Si sottovaluta –
si irride – la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti che derubrica il
capo d’accusa principale degli eventi del 6 gennaio 2020, “ostruzione di una
procedura ufficiale” – la proclamazione al Congresso dei risultati del voto
presidenziale. L’ostruzione è punita da una legge del 2002 (scandalo Enron), nel
senso che si punisce la distruzione o manomissione fraudolenta di documenti.
Secondo la Corte
Suprema ora numerose condanne giù avvenute sulla base di questa legge devono
essere riviste, in quanto essa si applica a circostanze limitate e puntuali,
come le manomisisoni di carte gestionali e\o finanziarie.
Si dice, si lascia
intendere: è la Corte Suprema nominata da Trump. No: è la sentenza di 6 giudici favorevoli
e 3 contrari. Favorevole anche una giudice dichiaratamente di sinistra, Ketanji
Brown Jackson. E il presidente della Corte, il giurista John Roberts, nominato
vent’anni fa da Bush jr, ma avallato al Senato da uno schieramento bi-partisan,
e spesso schierato, nell’attività giurisdizionale di questi anni, con i giudici
liberal.
Il vero problema
non è la Corte Usa di destra. Il problema è che narrazione abbiamo avuto e
abbiamo degli eventi del 6 gennaio.
Festa Puccini, a denti stretti
Confinata dalla Rai sulla 3, ma venduta a molte tv
in mondovisione, la celebrazione di Puccini nella sua città per i cento anni
dalla morte. Un recital in sé di grande livello, con interpreti speciali
delle arie più celebri, le soprano
Buratto, Sicilia e la giovane russa Fridman, e i tenori Ganci, Meli e Dmitri
Korchak – russo anche lui, il più pulito anche in campo maschile.
Un concerto lungamente preparato da Muti, da qualche anno ambasciatore dell’opera italiana nel mondo come “musica alta”. Concertandolo
lungamente con i 120 professori della sua orchestra giovanile, “Luigi
Cherubini”. Ma una celebrazione con un sospetto di isolamento, di solitudine.
Come se Puccini per un qualche motivo non fosse nel mainstream culturale italiano, cosiddetto di sinistra. O il maestro
Muti vittima ancora, dopo venti anni, dell’ostracismo Cgil-ex Pci alla Scala.
Sembra assurdo, e lo è, ma non si trova altra soluzione – solo Lucca ricorda
Puccini, uno degli operisti più eseguiti in America e in Estremo Oriente
(Giappone, Corea), in questo centenario. Solo le cronache locali, lucchesi, ne parlano.
Il ministero della Cultura, che ha voluto la celebrazione (evento), è naturalmente benemerito. Non fosse per la vieta esternazione del ministro su melodramma belcanto, opera patrimonio italiano. Mentre è bello che il belcanto sia diffuso - Sicilia, di Cosenza, è di formazione francese, Fridman e Korchak, liricissimi non sono russi?
Riccardo Muti, Puccini secondo Muti, Lucca Summer Festival, Rai 3, Raiplay
venerdì 28 giugno 2024
Ombre - 726
Non si saprebbe per chi tifare, fra il truce Trump e l’incredibile Biden. Uno che sta governando il mondo, lo governa da tre o quattro anni.
Ma come
si fa, come si arriva a una tale scelta elettorale? L’America sarà più forte
che mai, anzi lo è, negli anni 1980 Europa e Stati Uniti si equivalevano, ha spiegato
Mario Draghi nel suo report europeo,
oggi il pil americano vale un 40 per cento in più, distacco abissale. Ma, senza
politica? O l’America First, che è stata di Biden più che di Trump, paga?
Amareggiato
dall’antisemitismo della sinistra in Francia, del suo Fronte Popolare, il filosofo Finkielkraut immagina così, intervistato da Montefiori sul “Corriere della sera”, il dopo-elezioni, dopo la
prevista vittoria della destra: “Manifestazioni, e un clima quasi insurrezionale.
Sarebbe scandaloso, perché gli elettori vanno rispettati. Legittimo manifestare
contro gli atti di un governo, ma non contro un voto democratico, e proclamando
di difendere la democrazia. Solito antifascismo di paccottiglia”. Per esempio, in Italia, di Conte – chi era costui (Giuseppe, non Antonio)?
I
due commissari d’esame che litigano a Venezia sulla vera traduzione di Platone
(uno Pseudo-Platone, n. d. r., la cosa non è senza importanza) sanno di commedia, no, di
farsa. Ma è l’esame di maturità. Di chi?
C’è gente che insegna il greco e pretende la “vera” traduzione, esatta,
matematica. Per questo ogni pochi anni ritraduciamo Omero, e Platone?
“Ho scoperto che può capitare che suoni il campanello a mezzanotte
perché i carabinieri ti recapitano un mandato di comparizione”, lamenta su “7”
il filosofo Caffo, che la ex compagna ha citato in Tribunale per
maltrattamenti. Lo stesso lamenta, lo stesso giorno, Luca Barbareschi – gli hanno suonato alle
cinque del mattino. I carabinieri lavorano di notte?
No, i carabinieri amano il segreto. È capitato di essere convocati
alla stazione con l’invito coperto, cioè senza dire il motivo, che era in entrambi
i casi un divieto di sosta di un’automobile da anni venduta. Contestazione
comunicata dal maresciallo dopo lunga attesa in stazione. Con l’obbligo poi del
ritorno, con attesa, per documentare l’avvenuta cessione. Il segreto aggiunge o
non toglie all’autorevolezza?
Schlein irride Meloni, snobbata da due personaggi minori e
perdenti, Macron e Scholz. Mattarella invece la sostiene, sostiene Meloni, come
è giusto, e sarebbe giusto soprattutto da un punto di vista europeo. Ottimo
ticket Pd, l’intelligenza e l’intransigenza? La verità è che Schlein non deve
avere capito di che si tratta: rappresenta l’unico partito di sinistra uscito
bene dal voto in Europa, e ha accettato un Parlamento presieduto e gestito da
tutti eccetto che da qualcuno dei suoi.
In particolare Schlein si è fatta scippare la presidenza del gruppo parlamentare Socialisti&Democratici,
che toccava di diritto al Pd come partito con più parlamentari. Nel gruppo si fa l'agenda del Parlamento europeo. Sanchez e Scholz, che hanno condotto la trattativa per i socialisti-democratici, non le hanno nemmeno telefonato. È un problema di partito, ma riguarda anche l'Italia. Che il richiamo di Mattarella non si riferisse a questo vulnus?
Come si fa a escludere la rappresentanza italiana dalle commissioni in Parlamento? Come si a non parlarne, male, di questi Weber, Tusk, Scholz, Macron, personaggi peraltro di poca intelligenza politica? Come si fa a non capire che il fenomeno Meloni non è accidentale, che Italia non vuol dire pochezza o stupidità, che la Francia seguirà (si sa da almeno un anno) e la Germania pure - solo Scholz non lo capisce. Il progressismo si vuole stupido? Non un briciolo di cultura politica nei media?
È una malignità, ma l’opposizione strenua al premierato,
che è una buona riforma, da almeno quarant’anni necessaria, si fa perché la
sfida sarebbe tra Schlein e Meloni? E non ci sarebbe gara.
Ma come si fa a tifare Macron e Scholz, due personaggi
incapaci, volgari, presuntuosi? Mercantilisti - piccoli bottegai. Con una Kallas, della famiglia Kallas, fautrice
della guerra alla Russia, per conto di un paese di poco più di un milione di
abitanti, con più immigrati, anche russi, che nazionali. Una che considera i russi, che abitavano il Paese prima dei Kallas, vome occupanti. Con la Ue alla 14ma
ondata di sanzioni.
L'arcivescovo “francescano” di Firenze il giorno dopo la
consacrazione si procura una Panda, usata, per andare a Barbiana, peraltro oggi
disabitata, 136 abitanti, il paese dove insegnava don Milani. Per uscire sul
giornale? Non si sa che pensare del pauperismo esibito da Francesco e i suoi
nominativi - a parte i massoni. Senza nessun senso del sacro, un papa cosa
offre? Buoni siamo tutti, non è difficile.
Manfred Weber, il capo dei Popolari, tedeschi ed europei,
pratica la politica dei due forni. A sinistra per le poltrone, a destra per governare. Un Andreotti, ma spudorato - i tedeschi, si sa, non sono eleganti, non sanno
fingere. Di mezzo ci va l’Italia. Di cui Weber è Grande Amico, come no, quando
può e sempre a Roma. Nel 2019 da Salvini, nel 2022 da Meloni. I tedeschi, come
si sa, non hanno il senso dell’economia di scambio - è roba meridionale.
Il nuovo allenatore
del Napoli, la squadra di calcio, Antonio Conte, si presenta ai giornalisti napoletani, quattrocento, quanti
ne ospitava il Palazzo Reale, parlando per due ore. Mah, non lo faceva nemmeno
De Gaulle.
Marina
Berlusconi, beniamina del direttore del “Corriere della sera” Fontana, ex vice-direttore
dell’ “Unità” di Veltroni, riempie una pagina del “Corriere della sera” per
dire che si sente “più in sintonia con la sinistra di buon senso”. Nel mentre
che vara una nuova editrice, la Silvio Berlusconi editore, primo volume il
corposo “On Ledaership” di Tony Blair, l’ultimo premier laburista in Gran
Bretagna. E dire che suo padre l’hanno perseguitato in tutti i modi: il trasformismo
vincit omnia – il “democristianesimo”
eterno.
Tema
del libro di Blair è: si trovano nel mondo paesi con la stessa più o meno
popolazione, le stesse risorse, lo stesso potenziale, e tuttavia alcuni fioriscono, altri affondano. Perché? Semplicemente perché alcuni hanno leader che capiscono i principi del buon
governo, e altri no. Semplice, in effetti.
Bisogna
dare ragione a Feltri: “Con Toti ci hanno messo cinque minuti”. Per il “caporale”
di Latina non sono bastati cinque anni.
La guerra madre, di guerre
Oggi 110 anni fa, il 18 giugno 1914, un nazionalista
serbo, killer a tempo perso, Gavrilo Prinzip, aveva assistito la mattina a un
attentato fallito dei suoi compagni, e se ne stava appoggiato al muro, quado
vide materializzarsi davanti a lui, in automobile, il principe ereditario
dell’odiato impero austro-ungarico. Aveva con se la pistola e non sbagliò mira.
Cominciò “la guerra per finire tutte le guerre”.
La rivista riesuma per l’occasione un saggio
pubblicato oggi vent’anni fa. In sei settimane l’Europa passò, anche allora
come oggi, da “una lunga pace” - s’immaginava, e si organizzava a Amsterdam, la
pace perpetua - “al reciproco massacro”. Uno scontro che si disse “la guerra per
finire tutte le guerre”. L’esito è noto.
“Nel solo primo mese, più di un quarto di milione di
soldati francesi furono uccisi”, per limitare il calcolo al solo fronte
occidentale, senza quello italiano e quello russo. Tra Francia e Germania “più
di tre milioni di persone persero la vita”, in una guerra per un fronte che si
mosse “nemmeno cinque miglia” in tre anni.
“Le guerre hanno esiti che possiamo con difficoltà
immaginare quando cominciano”. Di morte e niente più.
Adam Gopnik, Rethinking the War to End All Wars,
“The New Yorker”
giovedì 27 giugno 2024
I somari in commissione
Non ci può non plaudire
al vaffa di Livia Conchetto a Venezia, maturanda al classico e “promessa dell’atletica”, e delle sue
compagne alla commisione d’esame che si è permessa di fare “un’altra” versione
di Platone, o lo pseudo-Platone. Una delle tante commissioni che sanzionano “il
vero greco”, che come si sa non esiste. E senza avere insegnato alle classi ora
maturande, nei due anni di ginnasio e di covid, gli strumenti per fare la “vera”
versione dal greco. La grammatica insegnata bene, con
tutte le forme verbali irregolari, specie i verbi. A memoria - come si fa
altrimemti a collegare opsomai a orao?
Questa maturità sarà stata l’esame di
stupidità delle commissioni, dei quattro giuduci con superficiali rudimenti di didattica
moderna. La stessa per cui due
generazioni ormai non sanno fare addizioni e sottrazioni a due cifre, le
vecchie operazioni semplici, e la moglie del giornalaio deve usare la
macchinetta per dare il resto di 5 euro.
Negli anni 1980 all’Hilton di New York fu
impossibile avere la mattina un cambio di biglietto aereo per Roma, partenza la
sera tardi, da economica (non c’era posto) a prima – “deve ritornare nel
pomeriggio”. All’obiezione “ma mi rovina la giornata”, l’addetta scoppiando in
lacrime: “Io sacrifico la mia pausa pranzo per comprare le pile della
macchinetta” . Non sapeva fare la sottrazione, dalla tariffa di prima sottrarre
l’economica già pagata.
Allora, la cosa restava memorabile. Oggi
all’esame di Storia contemporanea a Scienze Politiche l’esaminando – purtroppo esaminanda
– può rispondere che Hitler era il presidente del Sudafrica. O che Garibaldi
combatté per l’Italia nata dalla Resistenza. E alla domanda “mi dica almeno il nome di
un paese slavo in Europa”, avere per risposta, dopo lunga ponderazione, “New
Delhi”.
La Nazionale dei segreti
Se Spalletti allena come parla, può la sua Nazionale giocare bene? Molti allenatori sono solo insegnanti di sostegno, poi i calciatori giocano come sanno. Ma se ne sono impediti – se devono pensare a cosa vuole l’allenatore, in ogni particolare momento?
E poi perché non ci dicono cosa urla Donnarumma ai suoi, portiere subissato di tiri velenosi nonché capitano della squadra, a ogni partita? Si vede che è arrabbiatissimo, ma non si puo’ sapere, a meno di non riconoscere il labiale, roba da sordomuti. I cronisti sportivi, che spendono tante parole inutili, stante il non-gioco del possesso palla, non ce lo dicono. Non è previsto, il direttore non vuole?
Poi tutto naturalmente finisce in gloria. E Spalletti passa dall’obbrobrio al peana, lui e la stampa sportiva. Cioè no, a una mezza settimana di tormenti, su quanto è forte in tutti i reparti, regolata, furba e fortunata la Svizzera. Il giornalismo sportivo è diseducativo – scoraggiante.
Si vince battendo la stampa
Per quanto,
questo Spalletti non sta bene a Aldo Grasso, filologo e filosofo dell’immagine –
dice che “profetizza”. E non sta bene naturalmente ai giornalisti, sportivi e
non, che si sa sono migliori di qualsiasi allenatore e di qualsiasi giocatore. Ma
sta facendo quello che Bearzot e Lippi fecero nel 1982 e nel 2006 - per scongiuro?
Bearzot e l’altro
quieto friulano Zoff arrivarono addirittura al silenzio stampa contro i
giornalisti. Prima di stapazzare l’Argentina (di Maradona…). Lippi prima e durante
il Mondiale tedesco dovette difendersi dalla canea dei giornalisti lombardi antijuventini
e dal suo stesso presidente federale Petrucci, fra storie di droghe, scommesse,
e ogni altro vituperio. Manca ora a Spalletti di battere la Svizzera, che
Argentima non è. Il resto degli scongiuri è fatto.
Certo, questa
Nazionale non ha la Juventus dentro, ha mezza Inter, che finora ha fatto flop - il
gran gioco dell’Inter campione del 2021 e del 2024 è stato degli stranieri, africani,
slavi molti, nordici, sudamericani.
Un novellino di bontà
Racconti del “Fabulierenbuch” del 1935, quando la
vena di di Hesse è già saldamente ancorata al “modello religioso, e persino
paraliturgico, del «leggendario»” (Cusatelli). Una pubblicazione come un addio?
Non del tutto. Sono racconti scritti molti anni prima, e con la guerra in mezzo,
tra il 1905 e il 1918. Esili, ma a cui
Hesse teneva, chiamandoli fabulieren,
favoleggiare.
Il più ambizioso è il primo, 1904, “Il narratore”:
mette in scema “un religioso dai capelli bianchi”, in “un convento situato
nell’alto Appennino toscano”, con in mano “né preghiere né meditazioni, e
nememno le Vitae Patrum, bensì una
raccolta di novelle”. È “un Novellino in lingua italiana”, le cui “pagine ben
stampate celavano ogni sorta di raffinatezze e di grossolanità”. Entriamo in
clima boccaccesco? No, il santo religioso, stimolato da giovani visitatori
ammirati, racconta come da ragazzo lui e suo cugino si erano invaghiti di una
bella donna, sposata, a un ricco bolognese.
Nel racconto del titolo un vecchio conoscitore di
sapienza antica, greca, scopre Shakespeare. Poi Hamusn. Poi Tolstoj, con le
poesie di Richard Dehmel. Poi, con sant’Agostino, Dostoevski. Ma non succede
nulla – qui come altrove. L’ultimo racconto, “Nel padiglione del giardino”, è
quello famoso di Waiblinger e Mörike che portano Hölderlin a passeggio, sulle
rive del Neckar e su in alto, al “padiglione” dell’aiutante maggiore Presse
“che in estate veniva sempre ceduto agli studenti e che già da qualche tempo, se
il tempo era buono, ospitava Waiblinger anche di giorno”.,
Con la presentazione di Cusatelli, il germanista
insigne che fu specialista dei rapporti culturali tra Italia e Germania, una
cronologia di Hesse, e una lunga nota bibliografica, specialmente curata per le
edizioni in italiano.
Hermann Hesse, L’uomo con molti libri, Studio
Tesi, pp. 123 € 12,50
mercoledì 26 giugno 2024
Problemi di base calcistici - 813
Se Spalletti allena come parla, può
la Nazionale giocare bene?
Perché l’allenatore dei croati sta composto tutta la partita e Spalletti si agita?
Perché la squadra croata sa cosa fare e quella italiana no?
E di spirito di squadra – il calcio non è sport di squadra, allenatore compreso?
Ma, poi, le buone squadre non sono fatte
di buoni calciatori?
Il Napoli “meravigliao” del 2023 non
era fatto di buoni calciatori – poi ceduti o in partenza?
Firenze salotto d’Europa, in casa Vernon Lee
In onore di Vernon Lee, quale mediatrice di cultura,
gli atti di un convegno dodici anni fa a Firenze, sua città di elezione nella
seconda metà di vita. Di un personaggio centrale fine Ottocento-primo
Novecento, nel rapporto culturale dell’Italia con l’Inghilterra, con Oscar
Wilde, il gruppo di Bloomsbury, H.G.Wells, Ouida, con numerosi contatti in Francia
e in Germania. E di una città al centro, allora, della vita culturale italiana,
letteraria e artistica, innovativa e conservativa, con l’editoria, le riviste,
gli autori.
“Aspetti
della cultura cosmopolita nel salotto di Vernon Lee: 1889-1935” è il tema. Il
convegno internazionale di studi è stato
organizzato dalla Regione Toscana nel 2012 a Firenze, uno degli ultimi eventi
culturali della città. Con contributi in francese, in inglese e in tedesco. E
numerose foto di “Violet del Palmerino” in età. E di Telemaco Signorini, il
pittore che forse lei più apprezzava.
Violet Paget era il nome della scrittrice che si
firmava Vernon Lee, “Il Palmerino” la piccola villa sotto Fiesole dove
risiedeva e riceveva. Oggi dimenticata, Vernon Lee è autrice di racconti straordinari,
della realtà ultrasensibile, che sembra esulare cioè dal sensibile e nvece lo
mola e raffina. Nonché di una serie di saggi sulla cultura italiana, sulla musica
e sulla pittura, a partire dal primo, sul Settecento, che le diede subito rinomanza.
Fu anche un “personaggio”, spesso nelle
cronache: arrivata in Italia da victorian
highbrow, con la puzza sotto il naso,
finita attivista anti-guerra nel 1914, e subito dopo per il diritto di voto alle
donne, che in Gran Bretagna sarà introdotto solo nel 1928 (in Italia nel 1946).
Notevole, benché apparentemente fuori tema, un
saggio sul “Diario fiorentino” di Rilke, che trascorse in città cinque
settimane ad aprile-maggio del 1898 – un
diario dedicato, ancora, benché viaggiasse con la moglie Clara Westhoff,
a Lou-Andreas Salome, la sua prima amante e forse il suo unico amore. In linea
con un genere allora in voga, il “diario fiorentino”, di Heinrich Mann, di
Thomas Mann, di altri scrittori tedeschi - un abbozzo della odierna (anni
1990-2000) “Toskana Fraktion” tra i
politici tedeschi.
Serena Cenni-Sophie Geoffroy-Elisa Bizzotto (a cura
di), Violet del Palmerino, pp. 255, ill., free online
martedì 25 giugno 2024
Netanyahu forever
Otto mesi per
distruggere Gaza, un’area grande quanto un quarto di Roma. E ora altri otto
mesi, o otto anni, perché no, per distruggere il Sud del Libano – che anch’esso
è indifeso, come la Striscia di Gaza. Non è una guerra, quella di Netanyahu,
cioè è una guerra, ma non con le armi, con le armi si fa presto – cosa c’è
contro l’esercito israeliano? La guerra è un modo di restare al governo. Almeno
altri otto mesi. Per poi, perché no, se necessario, passare allo Yemen, a
questi Huthi che appaiono e scompaiono. O anche, perché no, all’Iran – nel gioco
delle parti che Netanyahu gioca con gli ayatollah.
L’importante, la
sola cosa che conta, è restare al governo. La simmetria di Netanyahu con gli ayatollah
è chiara: governare attraverso un Nemico. Prima gli Usa per la teocrazia iraniana,
poi Israele, poi l’Arabia Saudita – una lunga guerra by proxy nello Yemen – e ora di nuovo, con l’Arabia Saudita al
fianco?, una nuova guerra contro Israele. Non da combattere, da minacciare – e se
Netanyahu invade il Libano, tanto peggio per i libanesi, due milioni di profughi
e due milioni di morti di fame, senza nemmeno un esercito – nel Medio Oriente.
Saranno queste,
così imbrogliate, le guerre di religione? Ma Netanyahu è un falso credente –
suo padre era un credente sincero, forse, lui per nessun aspetto. Solo l’ambizione.
Certo, a differenza degli ayatollah, Netanyahu è un capo eletto – dal 1996 per
pochi anni non è stato al potere.
La vittoria è dell’astensione
Si celebra Firenze, la prima volta una donna sindaco, la nipote di Piero Bargellini, sindaco amato, dopo La Pira, sindaco strabenedetto, eccetera, ottant’anni di grate memorie repubblicane, mentre il voto vero è stato l’astensione. Ha votato a Firenze il 48 per cento, meno di uno su due – in una dozzina di sezioni, di aree residenziali prospicienti il centro storico ha votato uno su quattro. In una città di residenti reali, cioè non emigrati di fatto, per lavoro, per studio, o voglia di cambiamento - Firenze non è il Sud. E tra chi ha votato un buon terzo ha votato destra, cioè contro.
Uno su due fiorentini non osa votare a destra, ma è stufo. Forse soltanto stanco, ma è la stessa cosa. Una città che ha perso la moda, l’editoria, l’università (confinata all’autostrada, per ragioni immobiliaristiche), la finanza, le mostre, e la bigiotteria, come no, la pelletteria, la paglia, e il ferro battuto. Del resto, la città non presenta un bell’aspetto, dopo trent’anni di governo ininterrotto Pds-Ds-Pd, di affarismo piccolo e grande, di mercatini e fierucole di ambulanti, e le giostre al posto delle Giubbe Rosse, b&b dappertutto e pizze in piazza, magari al piazzale Michelangelo, con lo svuotamento di ogni presenza qualificante e intelligente, per la riduzione della città a porto turistico. Di che giustificare i renitenti. Con trenta, o quaranta, o sono cinquanta, anni di discussioni su una pista di aeroporto. Per non dire del secondo ingresso degli Uffizi, deciso con concorso internazionale trenta, quaranta? cinquanta?, anni fa, è poi non fatto. O le Cascine, parco unico della città, di grande lignaggio anche bello, lasciato allo spaccio libero, da mezzo secolo ormai - il poco che ne rimane dopo i ritagli per strade, incroci e parcheggi. Si è votato per cosa?
Una controttava assassina – Pasternak giallo
Curioso il racconto lungo del titolo, che fa
specifica questa raccolta – insieme con l'ultimo, "Lettere da Tula". Gli altri racconti, “Ženja Ljuvers” e “Il tratto di Apelle” erano parte della primissima traduzione dei racconti di Pasternak, Einaudi, 1960,
e della riedizione Mondadori vent’anni dopo, con la traduzione di Clara Coisson,
la prima prefata da Ripellino, la seconda postfata da Strada (questa è a cura
e, si presume, con un nuova traduzione, di Ljiljana Aviroviċ Rupeni). In chiave
E.T.A. Hoffmann, tra il fiabesco e il moderno giallo, sulle trasmigrazioni di
un maestro d’organo, che nello strumento, alla ricerca della controttava, ha perduto
il figlioletto. In una lingua che si direbbe poetica, o simbolista, alla
Mallarmé, alla Rimbaud, che crea la suspense
con le fioriture. Fantasiose, allegre, ma ripetitive. Facendo tesoro delle
conoscenze musicali di Pasternak, a partire dal primo viaggio in Germania con
la famiglia nel 1906, quando aveva sedici anni – i Pasternak erano ebrei colti
e musicali – e la Gedächtniskirche, la cattedrale cattolica di Berlino, lo
calamitava con l’organo. Un’esperienza di cui parlano entusiasti ancora nei
ricordi sia il fratello di Boris, Aleksandr Leonidovič, sia lo stesso
scrittore, “Autobiografia”, in passi che la curatrice riporta.
“La fanciullezza di Ženja Ljuvers”, già tradotto
come “L’infanzia di…..” – è speciale per
altro verso: è il “racconto” della psicologia di un’adolescente, di paure
cioè, ansie, sensi di colpa, infatuazioni, abbandoni. In un certa epoca, dice lo
stesso Pasternak sempre nell’“Autobiografia”: “Tutto ciò che i figli ricevevano
dai genitori arrivava nel momento sbagliato, dal di fuori, ed essi sentivano
che non era voluto da loro ma dovuto a cause estranee…”. Ma non si direbbe, il
racconto non è “morto” – datato, russo primo Novecento.
“Il tratto di Apelle” è l’Italia come si figurava,
vista da Heine, del classicismo – un’Italia che Pasternak conosceva poco, gli
serviva per uscire dal romanticismo di gioventù.
“Lettere da Tula”, il quarto racconto, spiega questo
distacco. Da tutto ciò che è o si vuole “artistico”, cioè autoreferente, snob,
“decadente”. Un racconto del 1918, che forse risente della nuova temperie
politica in Russia.
L’edizione 1987 di Studio Tesi è ripubblicata da
Edizioni Mediterranee con qualche svagatezza nei riferimenti bibliografici
delle tante citazioni (assenti), e nella composizione tipografica – Pasternak
nasce in copertina nel 1980 invece che nel 1890…
Boris. L. Pasternak, Storia di una controttava e
altri racconti, Studio Tesi, pp. 183 € 14,50
lunedì 24 giugno 2024
Stendhal inventore
“Ovvero il viaggio inventato di Stendhal in
Calabria”. Stendhal amava viaggiare, in Italia, ma non fu mai in Calabria,
anche se ne scrisse. Di se stesso dicendo, ricorda il compianto memorialista
napoletano, che era “très, très menteur”.
Fu in Sicilia - che molto gli “disse”, benché la trovasse “un pezzo d’Africa”
(che non conosceva) - ma saltando la Calabria. Alla maniera di Ferdinando IV,
che lui stesso ricorda, che fu in Sicilia, portato dagli inglesi, ma di suo non
aveva mai varcato l’Appennino o traversato il Sele per conoscere le terre di
cui era re.
Della Calabria dice quello che si diceva a Parigi,
dopo l’avventura napoleonica: che era terra di briganti, che si erano opposti
alla civiltà. Una fonte potrebbe essere stato l’abate Bartolomeo Nardini, che
nei “Pensieri e ricordi” di Palmieri di Micciché, 1823, fonte sua volta molto apprezzata da Stendhal, a
Parigi ne parla molto male (ignorato dalla Treccani, l’abate fu autore di un
lamento su “La rivoluzione napoletana del 1799” - la Calabria deve molto della sua fama a Napoli).
Un minuscolo tassello della inesauribile
stendhaliana, la Calabria non c’entra. Unica curiosità è che secondo Léon
Lambert, un amico di Stendhal che molto viaggiava per l’Italia, a lui sempre
caro (lo aveva conosciuto a Marsiglia, dove risiedette tra il 1805 e il 1806
alle gonne dell’attrice Mélanie Guilbert), Puglia e Calabria erano fra le terre
più ricche del regno di Napoli. Ma gli uomini erano come morti. Soprattutto le
donne.
Atanasio Mozzillo, Stendhal au bout d’Italie,
Rubbettino, p. 96 € 5,15
domenica 23 giugno 2024
Ombre - 725
“Retate
in strada, blitz per la leva: i renitenti preoccupano Zelensky. In 660 mila
evitano il fronte”. Cioè, chi combatte,
chi ha combattuto finora? C’è poca verità su questa guerra, se non si sa nemmeno
chi la combatte. Come sui siluramenti dei capi militari e le cicliche purghe
per corruzione.
Come,
del resto, sulle origini o cause della guerra – di cui perciò non si può
intravedere o preparare una fine.
“A
maggio, subito dopo la condanna, Trump ha superato Biden nelle donazioni, specie
dei grandi capitalisti”. Che non sono scemi. Se hanno puntato su Trump, che per
ogni altro aspetto viene considerato inaffidabile, è che la democrazia in America
è arrivata a un limite: fautori dell’ordine prestabilito scelgono Trump perché
non si fidano dei processi “democratici”, cioè politici – di Procuratori, giudici
e giurie che (si) fanno la legge.
“Chi
adesso mi scrive ha un’età media tra gli ottanta e i cento anni”, spiega arguta
Natalia Aspesi, festeggiata dal “Venerdì di Repubblica” per i 95 anni, a Marco
Cicala: “È gente che è diventata vecchia con Repubblica…. Sono gli
stessi di qualche decennio fa, ma sono invecchiati e non ce ne sono di nuovi”.
Anche nelle lettere al giornale ricorrono spesso vecchi noi.
Suscita
sconcerto – prende di contropiede - la visita con abbracci di Putin in Vietnam.
Perché “il Vietnam” è la buona coscienza dei giornalisti – di quelli che
ancor sanno dove il Vietnam si trova e
come è nato. Perché sconcerto? Un po’ di storia. Anche di geografia, politica,
ed economica.
La guerra si prolunga a Gaza, siamo già nono mese, in
un territorio grande quanto una provincia italiana, e malgrado l’evidente
sproporzione di forze, per una altrettanto
evidente strategia di annientamento: Israele vuole annientare il nemico. È una
strategia, per quanto criticabile. Ma di questa guerra sappiamo tutto quanto
pensano e vogliono il governo e l’esercito israeliani - e cosa ne pensano e
dicono i tanti ebrei nel mondo. Poco o niente, al confronto, di cosa fanno o
pensano i palestinesi, la controparte – giusto foto di macerie, e di donne e
bambini in lacrime. È solo cattivo giornalismo?
La
Ferrari vale oggi 14 miliardi nel portafoglio della famiglia Agnelli-Elkann
(Exor) , mentre il gruppo Fiat-Peugeot-Citroen-Lancia-Maserati-Alfa Romeo-Opel-Chrysler-Dodge
vale 9,5 miliardi. Automobili?
C’è
voluto molto, nelle cronache della vergognosa Spagna-Italia, sia su Rai 1 sia
su Sky, dove pure c’erano gli esperti Caressa e Bergomi, per fare capire ai
cronisti, o fargli comunque dire, che l’Italia non toccava palla. Si va alla partita
con gli occhiali scuri, da “cecati”, con un copione già scritto e memorizzato?
Un
Platone-non-Platone (attribuzione contestata), citazioni errate, di Foscolo per
l’Italiano, di Cervantes per lo spagnolo, prese dai social?, e italiano delle
tesine approssimativo. Non sono errori – che si ripetono ogni anno – alla
maturità, è probabilmente il livello degli insegnanti di liceo, che scelgono
organizzano e redigono i quesiti, funzionari ministeriali e loro consulenti.
Si
dà alla Maturità classica un brano del “traducibile” Platone, preceduto da una
introduzione in italiano al brano scelto, e d a un “pre-testo” dello stesso,
con la traduzione. Cioè, come dire che la traduzione dal greco non possibile,
non con gli strumenti che i liceo ha dato agli studenti. Cioè, più che di maturità,
è un esame dell’“arrangiamoci”, di approssimazione, pochezza, imprecisione,
stellone.
Il cardinale Ruini, 93 anni
ma di buona memoria, spiega a Verderami sul “Corriere della sera” in prima
pagina quando e come l’allora presidente della Repubblica Scalfaro lo invitò, insieme con i capi della
Santa Sede, nel 1994, per far cadere Berlusconi, il primo governo Berlusconi,
di destra. Silenzio, nemmeno un commento. Uno pensa di esserselo lasciato
sfuggire ma no, i siti dei giornali sono muti al riguardo. Non negano, e non
biasimano.
Ma come vestono gli
sportivi, Del Piero, Adani, Spalletti, nella vetrina Europei? Devono vendere
qualcosa?
La
Romania batte l’Ucraina e i tifosi urlano «Putin, Putin»”. Sicuramente non
erano filo-russi, probabilmente anzi anti-russi, come tutti in Romania, e certo
non nazisti – che c’entrano? Ma bisognerebbe sapere un po’ dell’Est europeo,
degli “slavi”, ungheresi e rumeni compresi, i “moldavi” per esempio, che cosa
bolle in pentola.
È
li squadernato, nella storia anche recente, perché fare, da due anni e mezzo
ormai, ogni giorno quattro e sei e otto pagine sull’Ucraina con lamentazioni,
da prefiche professionali - al funerale?
Il vuoto demografico
Sul “collasso demografico” e “come invertire la
rotta”. Non dell’Italia ma del Sud, dove il collasso non è solo delle nascite
ma anche delle “fughe”, verso un altrove. Per la precarietà sempre dominante,
sul presente e sul futuro.
Al Sud Esposito collega le aree interne, dove lo
spopolamento è da anni già fisicamente visibile – non s’incontra nessuno, o quasi.
La crisi demografica non è di ora, parte dagli anni 1980,
avverte Esposito. Poi si è aggravata, nessun rimedio è stato posto in atto, nella
distrazione. Con un radicale, ma non improvviso, peggioramento a inizio
millennio. Quando migrazioni, precarìetà e poco welfare hanno fatto precipitare
la fecondità meridionale, che fino ad allora aveva coperto i decenni di nascite
zero a Trieste o a Genova. Nel 2006 la corrente si era ribaltata, e la fecondità
meridionale è diventata la più bassa d’Italia.
Non una proposta, malgrado i sottotitoli - Esposito, giornalista, politico (con gli ex
giudici Di Pietro e De Magistris), non è uno specialista. Una disamina che pone
le basi per una risposta politica, non posponibile: i divari fra generazioni e
territori, il welfare, per anziani e per neonati, gli squilibri di genere,
femminile e, novità, anche maschili.
Con la prefazione dell’ex presidente dell’Istat
Blangiardo.
Marco Esposito, Vuoto a perdere, Rubbettino,
pp. 226 € 16
sabato 22 giugno 2024
Il Sud si disamora della destra
Le città maggiori,
Bari e Firenze, si confermano domani alla
sinistra, non c’è gara per i candidati
della destra. Ma la destra soffre anche in città che pure alle politiche l’hanno
votata a maggioranza: Lecce, Potenza, Vibo. Sono centri del Sud, che visibilmente
si disamora della destra al voto. Per non dire delle reazioni, tra rassegnate
e mordaci, alla lusinga del Ponte. Mentre si ritiene bastonato dalle autonomie lombardo-venete, ben di destra.
La tendenza, non
rilevata, è visibile al voto europeo. La Lega, primo partito anche al
Sud alle Europee 2019, ha raccoltl0o a maggio solo
il 6,8 per cento – un punto o poco più di Verdi\Sinistra. E il 6,99 nelle Isole. Benché trainata, in entrambe le aree, da Vannacci con 150 mila preferenze per area,
senza il quale la percentuale sarebbe stata più ridotta.
In totale Vannacci ha
avuto 530 mila preferenze, ma, malgrado il generale, la Lega ha perso 380 mila
voti rispetto al 2022. Alle Europee ha
perso consensi anche Fratelli d’Italia, 600 mila voti in meno rispetto alle
politiche del 2022. Il raffronto non è omogeneo, tra Politiche ed Europee,
anche per la diversa affluenza, ma il Pd ha incrementato i voti di 200 mila unità.
Il Sud poi vota
all’impazzata, si sa, come un animale smarrito. Però alle Europee, con tutto il
governo Meloni in carica, e si sa che il Sud è sensibile ai governi, ha dato alle destre 400 mila voti in meno – un calo solo
minimamente compensato dalle isole, con 40 mila voti in più. Malgrado lo squagliamento
5 Stelle, primo partito nel 2019 al Sud e nelle Isole, che si è dimezzato.
Repressione e liberazione, un’altra storia
La ricostruzione a ottant’anni della liberazione di
Firenze, con una dura guerriglia urbana contro camicie nere e truppe tedesche
nella parte Nord della città, mentre gli Alleati erano attardati a Sud dell’Arno,
i tedeschi avendo minato i ponti. Una battaglia che durò tutto un mese a
partire dall’11 agosto 1944. I gerarchi
fascisti e i tedeschi sono in ritirata, ma presidiano ancora la città, per
garantirsi le spalle, e ancora per quasi un mese saranno attivi e cattivi
contro ogni forma di Resistenza.
Dopo Napoli, Firenze fu la prima città che insorgeva
contro la Repubblica di Salò e l’occupante tedesco, anticipando le vicende
politiche e militari al Nord nei mesi successivi. Avvenne dopo una serie di
scioperi, a partire da febbrario, a Firenze alla Nuovo Pignone, e alla Manifattura Tabacchi, qui a opera
delle sigaraie, a Vicchio, a Empoli nle vetrerie, a Prato nel tessile. La
repressione è a opera dei fascisti di Salò. A Prato in concomitanza con un
disastroso bombardamento Alleato, che distrusse abitazioni e monumenti. I
partecipanti allo a Prato, o presunti tali, tutti uomini, 338, vengono avviati a Mauthausen -
ne ritorneranno 64.
L’occupazione era stata specialmente cattiva. Arresti
arbitrari e torture si operavano a Firenze a Villa Triste, a opera della banda
mussoliniana Carità. La deportazione degli ebrei fu particolarmente curata.
Dopo l’insurrezione i cecchini fascisti, sotto il manifesto “Ritorneremo”, continuarono
a lungo la folle corsa all’assassinio mirato di innocenti. Firenze aveva un
ruolo centrale per il fascismo repubblichino, con molte presenze di grandi
federali, e molta determinazione, fino alla ferocia.
Le ricostruzioni sono dello storico Matteo Mazzoni,
e di Valdo Spini - figlio dello storico Giorgio Spini, un esponente della sinistra
del partito Socialista, di cui fu il coordinatore (segretario) nell’estate del
1994, dopo essere stato ministro dell’Ambiente nei governi Amato e Ciampi.
Una celebrazione pregevolissima. Con notevoli
medaglioni di personaggi di primo piano nella Resistenza, che non figurano
negli albi di storia. Molte donne: Anna
Maria Enriques, Tina Lorenzoni, Mary Cox, Maria Penna Cannaviello. L’eccidio della
famiglia Robert Einstein, il cugino di Albert Einstein che a Firenze era ingegnere
al Nuovo Pignone. Gli intrighi e intrallazzi attorno ai beni artistici. Un
ricordo di “Potente”, Aligi Barducci, comandante della divisione partigiana
Arno. I Carabinieri di Fiesole, trucidati dai tedeschi perché sospetti di optare
per la Resistenza.
Con molte fotografie, anche di manifesti d’epoca, e
materiale documentario in facsimile
Con molte fotografie, anche di manifesti d’epoca, e
materiale documentario in facsimile
Valdo Spini-MatteoMazzoni, 1944 Firenze insorge,
“la Repubblica”, pp.139, ill., gratuito in edicola
venerdì 21 giugno 2024
Secondi pensieri - 538
zeulig
Assoluto – “L’inaccessibile, com’è
vicino!”, esclama il poeta Osip Mandel’stam a mezzo di una delle sue “Ottave” –
la 4, del maggio 1932. Memore di Bergson, di cui aveva seguito le lezioni?
“L’Assoluto si rivela molto vicino a noi, e in una certa misura, in noi. È di
essenza psicologica, non matematica o logica. Vive con noi. Come noi, ma, per
certi aspetti, infinitamente più concentrato e più ripiegato su se stesso,
dura” – “L’evoluzione creatrice”.
Psicologico e non matematico? Un assoluto mobile,
volubile.
Corpo – La metafisica Vico voleva “corpolentissima” – quella
dei primi poeti. della immagini fisiche: “Non ragionata ed astratta…. Ma
sentita e immaginata quale dovett’essere di tai primi uomini, siccome quelli
ch’erano di niuno raziocinio e tutti robusti sensi e vigorisissime fantasie”,
quando alzarono lo sguardo al cielo. Contro il “cogito” cartesiano, astratto
dalla corporeità: la parola si forma nel “linguaggio muto de’ corpi”: “La
natura umana, in quanto ella è comune con le bestie, porta seco questa proprietà:
ch’i sensi sieno le sole vie ond’essa conosce le cose”.
Crisi – L’epoca si vuole di crisi benché in condizioni
materiali immensamente migliori per tutti (per la stragrande maggioranza degli
uomini e anche, per la prima volta, degli animali, di molte specie di animali),
di qualsiasi altra epoca della storia (reddito, merci, salute, igiene, carità,
e perfino liberazione dal lavoro). Vico direbbe che è l’effetto dello
scetticismo (pessimismo “cosmico”), barbarie della riflessione.
Lo scetticismo ha perduto gli
imperi e perde la ragione, direbbe sempre Giambattista Vico (“Autobiografia”,
lettera a Francesco Sola, 12 gennaio 1729): “Lo scetticismo, mettendo in dubbio
la verità, la qual unisce gli uomini, li dispone ad ogni motivo di proprio
piacere o di propria utilità che seguano il senso proprio, e sì dalle comunanze
civili li richiama allo stato dele solitudini…, di fieri ed immani che vivono tutti
divisi e soli nelle lor tane o covili, e la sapienza riposta degli
addottrinati, che dovrebbe reggere la volgare de’ popoli, le dà le più forti
spinte a precipitarsi ed a perdersi”.
La colpa? Di Renato delle Carte, dice Vico: lo
scetticismo è della ragione?
Politica – Non è, non dovrebbe essere per Giordano Bruno,
“Spaccio de la bestia trionfante”, di “pedanti e parabolanti, ma di quelli che
per adoprarsi nella perfezione del proprio e altrui intelletto, nel servizio
della communitade, nell’osservanza espressa circa gli attui della magnanimità,
giustizia e misericordia, piaceno agli dei”.
Dovrebbe ma non è. In assenza di “dei”? Di
giudizio sì.
Purezza – È, s’intende, semplicità? E per questo
apprezzabile, di grande valore. Si dice dei metalli rari e ricchi. Come anche,
si dice, “puro pensiero”, “pura intuizione”, “pura spirazione”.
Storia – “La storia è storia dell’umanità anche se una
gran parte dell’umanità è stata esclusa dalla storia”, Italo Calvino, “Lettere
a Chichita”, 2 luglio 1963, “e deve ritrovare questo suo valore universale anche
per coloro che ne sono stati esclusi”.
Tempo - “Fra tutte le nostre invenzioni, senz’altro la
più artificiosa”, per lo scrittore W.G.Sebald, “Austerlitz” , p.11. E tuttavia
i movimenti di sono, di luce, di calore, anche ciclici.
“Newton riteneva che il tempo fosse un fiume come
il Tamigi”, uniforme ovunque? Si, fluisce.
Lo stesso scrittore nello stesso libro fa opera
di memoria, vagante nel tempo, di memoria infine riconquistata, di persone,
avvenimenti e tempi che furono.
Lo stesso scrittore ha , qualche pagina dopo,
“l’abisso del tempo”.
Vangelo – È laico, perfino anticlericale. Non c’è altro Vangelo se non laico. Quelli
canonici sono il primo testo laico della storia, un testo sacro che demitizza
tutto - solo pena e amore contiene, amore della verità.
Verità - La verità è sempre quella dell’Agente segreto di Conrad: la stupidità delle buone intenzioni. O di san
Paolo, che proprio ai romani spiegò che il peccato lo fa la legge: “Senza la
legge il peccato è senza vita”. Non solo, ma “la legge che doveva portare alla
vita finisce per con-dannare alla morte”. È la doppiezza, associata all’infamia, che fa la grandezza
dell’uomo di Borges. O di Paul de Man, che in Borges l’ha scovata, impegnato a
cancellare il suo antisemitismo di quando Hitler vinceva la guerra, e porsi a sinistra.
La peste può essere così morbosa, quella di Atene in Tucidide, da allontanare le
bestie che si cibano di cadaveri.
La
verità si fa, è quello che siamo, dice la moderna filosofia. Era nel senso
biblico originario la parola di Dio, proprio il suono, il nome di Dio: la
verità è quello che si dice, per questo nei suoi atti rituali il sacerdote
d’Israele non parla. E se l’interlocutore è parte di una setta, possiamo
usare contro di lui nell’argomentazione i principi di quella setta, è il topico
VIII, 9 d’Aristotele, o topica. La filosofia lo consente, Schopenhauer dice, poiché
per essa “il vero può conseguire da premesse false, ma mai il falso da premesse
vere” – questo filosofo non è antitedesco.
Viaggiare – “Ogni qualvolta ritorniamo da un viaggio, non
sappiamo mai con certezza se davvero siamo stati via”, W.G.Sebald,
“Austerlitz”, 19. È la sindrome del sedentario? Delle sue fobie, che si debba
viaggiare in aereo, o anche in macchina, o anche solo a piedi – come l’africano
fa incessantemente, nella foresta, da un punto a un altro, non importa quale
(non importa la meta, importa il cammino, il moto).
Si può viaggiare anche distratti.
Ma normalmente, viaggiando con intenzione, per
diporto o per lavoro, la differenza è incancellabile, di spazio come di
tempo.
zeulig@antiit.eu
