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domenica 6 novembre 2016

Il paradosso della scomparsa di Gobetti

Un titolo infelice, di uno studioso atipico, per di più rimosso per motivi politici. E un capolavoro nel suo genere, di acume e piglio. I migliori scrittori russi rivisti nella loro “ortodossia”, di figli di Bisanzio più che delle steppe, Puškin, Dostoevskij, Gogol, Čechov, e incluso Trockij. Figli anche dell’Ottocento.
Con molti tagli a sorpresa. Con “Le anime morte” Gogol tratteggia un affresco dantesco, tema l’orgoglio del popolo russo, con tratti manzoniani: “Il poema” – “Le anime morte” sono un poema – ha schietti toni manzoniani”. Non  senza ragione: “Manzoniano è l’esempio di un’arte riflessa, manzoniana, cauta, sostenuta da una inestinguibile luce poetica”. Dostoevskij naturalmente non è psicoanalizzato, come usa da un secolo in qua: il suo è un antintellettualismo quasi obbligato, ma sconcertato dal volontarismo, malgrado tutto, della vita, i caratteri nazionali compresi.
Uno studio vittima anche di una lettura liberale, nel 1925, di Lenin e Trockij. Le forze che la rivoluzione bolscevica ha suscitato sono di un “liberalismo sostanziale”: “Trockij afferma, per primo, una visione liberale della storia”. Un’altra statura morale, oltre che una grande intelligenza.
Mussolini disprezzava Gobetti, “insulso oppositore”, ma chiedeva ai suoi prefetti di rendergli “la vita difficile”. Cioè di bastonarlo, più volte, perquisirgli la casa, sequestrargli le carte – e questa è la “rivoluzione fascista” che invece si è rivalutata.
Piero Gobetti, Paradosso dello spirito russo, Edizioni di Storia e Letteratura, pp. 260 € 18

sabato 5 novembre 2016

La forza annienta, anche il pacifismo

Tre testi  di Simone Weil sul tema del potere. Ma centrati sul terzo, “L’Iliade, il poema della forza”
“Non ricominciamo la guerra di Troia” è un breve scritto che prende forza dall’uscita, alla vigilia della guerra nel 1939. Verrà l’anno dopo “L’Iliade o il poema della forza”. “L’ispirazione occitana” richiama il messaggio di Cristo: riconoscere la forza, e rifiutarla: “Riconoscerla come unica sovrana di questo mondo e rifiutarla con disgusto e disprezzo”. Simone Weil è qui già alla fase ultima, del  mistiscismo disincarnato.
Ne “L’Iliade” argomenta l’inconclusività della violenza, che pure si impone: “La forza trasforma chiunque da essa venga toccato”. Non è una soluzione se non distruttiva. Omero vi rappresenta non atti di eroismo, né l’imperscrutabilità del divino, ma la Forza, che rovina chi ne usa e annienta  chi la subisce. Il poema è anche l’assenza del perdono. Non c’è magnanimità, e non c’è il perdono – non c’è nella cultura greca. Ambigua categoria che la cristianità introdurrà. Omero, come le sue divinità, guardano imparziali e impassibili le sventure, dei Troiani come degli Achei. Senza perdono, l’uomo è ridotto alla sua finitezza. Ed è questo il racconto che, in filigrana storica, fonda l’Occidente. Nel mito, ma anche, nell’attualizzazione del mito, nell’Europa che Simone Weil viveva nel 1940 – nell’Europa tout court?
Un rifiuto combattivo e combattente, che il suo pacifismo impegnato, nella Resistenza – dopo un momento di “non belligeranza” nella Francia ad amministrazione italiana - e quindi nella guerra. Al punto da morirne – senza volerlo ma come di un lasciarsi morire.
Simone Weil, Il libro del potere, Chiarelettere, pp. 93 € 9,50

Problemi di base presidenziali - 299

spock

Bono Vox “donna dell’anno”, meglio di Hillary?

“Malgrado le sue frequenti bugie, i sondaggi mostrano che gli Americani credono Trump  più onesto di Hillary Clinton” - “The New Yorker”: che gara è?

È Trump Donald, come Paperino, oppure the last Trump, l’ultima Tromba di san Paolo?

È l’Ultima Tromba quella del Giudizio, o la prima,  quella della Legge di Mosè?

Obama contro il suo Fbi: è un’elezione presidenziale, dell’imperatore del mondo, o una guerra civile?

Ma la colpa è dell’Fbi o di Hillary Clinton?

O vogliamo far vincere Putin anche in America?

Hillary è Wall Street, il lupo mannaro, Trump il nuovo, l’agnello – ma che gara è?

Trump ha contro gli ispanici, gli afro, gli asiatici, i mussulmani, e i più dei bianchi: la metà dei bianchi: per chi corre?  

Ma quante donne in America si fanno stuprare a ogni elezione?

Non bisognerà evitarle, evitare le elezioni, per risparmiarsi gli stupri?

spock@antiit.eu

Recessione - 56

La disoccupazione aumenta. Si dice per effetto del “rientro” di giovani e donne sul mercato del lavoro. Ma il tasso di occupazione era fermo da metà 2015. Inoltre, il tasso di occupazione è stato tenuto su, nel mese, da un aumento dell’1 per cento degli occupati indipendenti, 56 mila unità (commercianti, artigiani, etc., attività imprenditoriali).

Gli occupati sono il 5 per cento in meno rispetto al 2007. Fatto cento il numero degli occupati a fine 2007, lo stesso indice si ferma a 95 nel 2015.

La produttività del lavoro è diminuita ancora nel 2015, di un meno 0,3 per cento. Molto al di sotto della medie Ue, più 1,6 per cento, e della media ìeuro, più 1,1 per cento.
L’Italia è l’unico paese a produttività del lavoro in calo tra le grandi economie europee, Germania, Francia, Gran Bretagna e Spagna.

Il rapporto Istat sulla redditività dei fattori di produzione vede l’Italia nell’insieme sempre indietro agli altri paesi europei da venticinque anni a questa parte, con un calo medio dello 0,1 per cento ogni anno. A causa soprattutto della produttività del lavoro (valore aggiunto per ore lavorate), sempre debole rispetto agli altri fattori di produzione. Si investe poco in lavoro.

Si investe non bene alla voce capitali. Sì in macchinari, male in tecnologia, con una calo ancora più consistente nel 2015 che per il fattore lavoro: meno 1 per cento.

L’economia figura in ripresa, debole, forse l’1 per cento, forse lo 0,5, ma il reddito ristagna, e la domanda si mantiene debole. Con i prezzi ufficialmente in  declino, malgrado il rincaro delle fonti di energia. È la deflazione, una condizione in cui l’Italia versa ormai da un venticinquennio. Che purtroppo non si dice e non si affronta.


Professione antimafia

C’è la mafia a Roma? Al punto da far sciogliere il consiglio comunale per mafia – eppure è successo: Roma sciolta per mafia…
“Riflessione poca, semplificazione moltissima”, lamenta l’autore, a proposito dell’antimafia eletta a rito: “L’antimafia s’è fatta potere”. Un potere legittimo, ma anch’esso “bisognoso di controlli”. Mentre “il populismo ha cominciato a impadronirsi anche del movimento antimafia”. E questo è sbagliato: non ha cominciato, è da lì che è partito, prima che da Di Pietro & co., dai giudici opportunisti, e dagli opportunisti della politica.
Mafia Capitale può fare comodo, per condannare Buzzi e Carminati applicando il 416 bis del codice penale, l’associazione mafiosa, invece della corruzione, quale è il caso – come in tutto il terzo settore, del resto. Col connesso concorso esterno in associazione mafiosa, che permette di colpire chi si vuole. Visconti arrabbiato un po’ lo è. Molti mafiologi dice “salgariani”: “Quelli che l’ultimo mafioso l’hanno visto il secolo scorso, ma continuano a immaginare, e a descrivere le loro immaginazioni”. Poco prima ha anche censurato un libro recente del suo stesso editore – uno specializzato nel “tutto mafia”. Ma, poi, dimentica i dubbi sui reati di associazione, la cui estensione, benché voluta da un uomo integerrimo come Pio La Torre, suscitò quarant’anni fa le perplessità di giuristi altrettanto integerrimi, siciliani e non.
Molte parole sono anche sprecate per l’informazione: che eviti le incriminazioni e le condanne alle prime voci di indagine, etc. Mentre il cronista giudiziario non può che affidarsi ai giudici delle Procure, non sta a lui trovare le prove in contrario. Ma è un pamphlet coraggioso.
Visconti è professore di diritto penale, e quindi si saprà difendere. Perché l’antimafia, prima che apparato repressivo delle mafie, è una congrega e un rito. È semplicemente successo quello che Sciascia antivedeva – anche se ne faceva colpa al povero Borsellino: l’antimafia come professione,  che agevola le carriere. I mafiosi stanno a guardare, con ogni evidenza in Calabria e in mezza Campania, tra Napoli e Caserta, e probabilmente in Sicilia, dove solo lo Stato è mafioso.
Costantino Visconti, La mafia è dappertutto. Falso!, Laterza, pp. 152 € 10

giovedì 3 novembre 2016

Ombre - 340

La giudice del primo processo Stato-mafia, quello a carico di Calogero Mannino, dichiara in 500 pagine “immotivate” e “unidirezionali, e comunque indimostrate”, le accuse della Procura, “farraginosa” l’inchiesta, estorte le dichiarazioni di alcuni pentiti, “nel corso di interrogatori anche molto sofisticati”.
Non sarà stata la giudice, Marina Petruzzella, parte del complotto? Solo che allora avrà avuto una diecina d’anni, e dunque è vero che la mafia parte da lontano?

Fatica tre giorni la sentenza della giudice Petruzzella per trovare le pagine di “la Repubblica-Palermo”. Se non lo dice il giornale non esiste?

Ben quattro giudici della Procura di Palermo sono impegnati da una dozzina d’anni sullo Stato-mafia. Raccogliendo per ora solo assoluzioni. Fanno ricorso, è vero. E dunque saranno impegnati nel processo ancora una dozzina d’anni. E la mafia?

Si accanisce la Cassazione contro Caprotti, benché morto: il suo “Falce e martello” è una inchiesta  giornalistica e non opera d’autore, ha ora statuito, e quindi è diffamatorio delle Coop. Anche se dice cose note e trite.
La Cassazione gioca sulla dimostrabilità dell’assunto, essere state le Coop favorite per la grande distribuzione nelle regione ex rosse. Dove sono le carte, le intercettazioni, le testimonianze? Già, dove sono?

Ma non c’è una sola Cassazione. Altre due sezioni della Corte hanno negli stessi giorni respinto due analoghe denunce di Coop contro Esselunga per il libro di Caprotti. Mentre, essendo defunto il presunto colpevole, anche la Coop a cui la Suprema Corte ha dato ragione ha deciso di ritirare la querela. I supremi giudici non hanno altro di cui occuparsi?

Tutti piangono il terremoto, ma una buona metà dei Comuni in Calabria e Campania, tra essi Napoli e molte cittadine delle pendici del Vesuvio, non ha approntato il piano di evacuazione. I termini per la presentazione dei piani alla Protezione Civile sono scaduti proprio in questi giorni di terremoti, nella disattenzione.

Sostegno pieno alle Procure e le Polizie italiane che inquisiscono i politici, anche se sempe dello stesso partito, “persecuzione” dell’Fbi per le mail di Hillary Clinton, anche se non è una mammoletta: “la Repubblica” grida al complotto. Doppia morale, linguaggio doppio?
 
Pignatone si fa intervista da Bianconi sul “Corriere della sera” per “giustificarsi” dell’enorme  numero di richieste dia archiviazione, dopo due anni, nel processo Mafia Capitale. Sono archiviazione, dice, per lo più di reati minori, concorrenti di altri per i quali lo stesso accusato magari è stato condannato. Ma conferma gli accusati che non c’entravano sono poco meno della metà degli inquisiti.

Pignatone va oltre col fido Bianconi. Portando a esempio dell’equanimità delle Procure un suo processo di ‘ndrangheta in cui gli archiviati furono 161. Un piccolo numero? Erano più del doppipo dei perseguiti in giudizio.

Dice Pignatone ancora a Bianconi che i giudici non hanno nessuna colpa del vezzo di condannare gli accusati senza processo. Che questo è un vizio dei giornalisti. E il giornalista, cronista giudiziario tra i meglio informati dalle Procure, non obietta. Sarà Bianconi un vizioso?

Con scarsa tempestività il capo dell’Fbi incrimina Hillary Clinton alla vigilia del voto, per fatti noti e discussi da anni. Delle due l’una. O, da superpolizia, l’Fbi non è stato tempestivissima. Oppure un partito non può governare per più di due mandati. Dopo Reagan Bush, un altro repubblicano, ma fu un errore. Poi due volte Clinton, democratico, poi due volte il repubblicano Bush jr. Dopo le due volte del democratico Obama, tocca a un repubblicano, sia pure l’impresentabile Trump?

Boeri critica l’Ape, l’anticipo della pensione, che lui ha proposto e caldeggiato, e dice che costerà 44 miliardi e non 7, come dice il governo. Mentre la sua proposta avrebbe portato a un risparmio del 4 per cento del pil (oltre 100 miliardi…). Poi dice che non l’ha detto – ma l’ha detto. Ma non si dimette. Né il governo lo dimette.
Il governo dice che la proposta di Boeri avrebbe avuto un costo di oltre 20 miliardi. Inezie.

Ma, se l’Ape è rovinosa, perché Boeri l’ha proposta e caldeggiata – contro tutto il resto dell’Inps, tra l’altro?  Perché il governo si è dovuto sobbarcare a fare una legge della proposta del presidente dell’Inps, è solo questa la ratio dell’Ape, nessun altro la richiedeva e la voleva.
Boeri, buon critico e polemista, a ruota libera, perché vuole fare anche il presidente dell’Inps? Non per i soldi. Certo che no.

“I gommoni vengono dalla Cina: vanno in Turchia, poi a Malta, poi in Libia. Sappiamo chi li produce, chi li fornisce e quanto ci guadagnano”. Impotente ma non stupido, ha voluto dire l’ammiraglio Credendino alle commissioni Esteri e Difesa alla Camera, il comandante della missione europea Eunav nel Mediterraneo.
I gommoni cinesi sono letali: sottili, reggono, se reggono, un solo viaggio, dopo poche ore di mare sono da buttare. Ma sono legali.

Poco calcio e poco business

Troppo per lo spettacolo, poco per il business: il calcio in Italia non ha più belle partite, e non è nemmeno vincente, quello dei grandi club, Inter, Juventus, Milan. Si salvano Roma e Napoli, a sprazzi, i tifosi possono godersene ancora belle partite, perché hanno ancora calciatori con la voglia di giocare, tenuti svegli da un tifo inesausto. E si salvano i club medi, cittadini, con la politica della lesina: ogni anno qualche euro in più, d diritti tv e ristorni Uefa, e niente ambizioni. Ma il grande calcio non fa spettacolo e non fa soldi, non smuove interessi solidi
L’Inter è caso ormai clinico. Padroni assenteisti che ne sfruttano il marchio per piccoli affari: Thohir per i prestiti all’8 per cento e gli sfioramenti sugli acquisti\cessioni, i cinesi per gli sfioramenti e per il merchandising nel loro sterminato mercato. Il procuratore mediatore Kia Joorabchian, lavorando per Thoir e Suning, è quello che fa e disfa la campagna acquisi\cessioni dell’Inter (e gli stessi equilibri proprietari) da circa tre anni, con spese enormi e entrate minime, anche in termini di valutazione del parco calciatori. Da ultimo ha imposto De Boer, Joao Mario e Gabigol, e ora impone, per sostituire De Boer, un altro “suo” allenatore, Hiddink, o Vilas Boas, o Vitor Pereira.
La Juventus ha speso alcune centinaia di milioni, tramite mediatori multimilionari, per una squadra senz’anima. Inerte in campo e nello spogliatoio – lo spogliatoio faceva la differenza nella rinascita dopo lo scandalo: una squadra mediocre ma vincente, a forza di volontà. Un gruppo di calciatori superpagati ha messo assieme, senza disciplina se non formale, e senza orgoglio di squadra, che si occupano di coltivare la personale immagine, protetti da procuratori superpotenti. Un mondo che la società non ha la forza morale e d’immagine per governare, e nemmeno quella finanziaria dei club spagnoli e inglesi. In piccolo, avendo pochi prim’attori, gli stessi problemi ha il Milan. Che non pensa di risolverli, ma di liberarsene dando il club agli affaristi cinesi.
C’è un affarismo ricco attorno al calcio, dei principati arabi, del boiardo russo Abramovich, e dei club spagnoli. Ricco soprattutto di privilegi fiscali. E c’è quello spicciolo, molto italian style, dei cinesi, di percentuali anche minime ma in grandi numeri. I procuratori dei calciatori, protetti dalle residenze fiscali, guadagnano tanto da poter lasciare sfioramenti ovunque, a qualsiasi dirigenza, sotto copertura anonima garantita.
Un settore molto opaco, con evidenti tracce di corruzione e appropriazione indebita. Protetto fino ad ora dall’antitrust europeo e dalle polizie fiscali nazionali.  Cui l’Italia, in teoria patria della corruzione, si adatta evidentemente poco e male.

La vita non è fatta per niente

La violenza ha le sue buone ragioni: attorno a una vita solitaria, frustrata, rancorosa, lo scrittore algerino costruisce un horror gotico di rara intensità.
“Nulla di più fragile della vita: quanta vulnerabilità!”, si commisera il protagonista narratore. Ma intende: una vita rifiutata, che si rifiuta e rifiuta, non passa indenne sulla terra, ci sono conseguenze. Il risentimento è letale del frustrato negli affetti, nella creatività, sia pure soltanto affettiva.
Il bisogno di amore è “l’esperienza centrale della nostra esistenza”. Nulla di eccezionale, ma “Elena Ferrante” lo diceva in un’intervista contemporanea – “Cugina K” è del 2003.  L’amore assassino sarà il sigillo del Millennio?
Yasmina Khadra, Cugina K, Edizioni Lavoro, pp. 89 € 8

mercoledì 2 novembre 2016

Il mondo com'è (281)

astolfo

Brexit – L’anglomane Pessoa non stimava le qualità politiche degli inglesi: “I politici inglesi… sono intelligenti per i problemi secondari e di una crassa stupidità per i problemi fondamentali”, si dice in un’autointervista - come ing. Álvaro De Campos – successiva al suo futurista “Ultimatum” del 1915.
Anche Barbara Tuchman, “La marcia della follia”, condivide questo giudizio, ricostruendo e analizzando la perdita delle colonie americane.

Capitalismo – “Il capitalismo sta per diventare un’idea razzista degli Anglo-Sassoni, il loro principio di unità morale e intellettuale, sociale, etc.”. Questo antevedeva Malaparte nel 1947-48 nel diario parigino, “Journal dìun tranger à Paris”.

Ceto medio – Nasce in Milton, nella prima “Defensio pro populo anglicano”: solo il “ceto medio” può essere sostegno della virtù. Per “ceto medio” intendendo i borghesi in contrapposizione agli aristocratici. Poiché, argomentava Milton, il lusso e la miserie impediscono entrambi l’esercizio della virtù. Traduceva l’aristotelico “in medio stat virtus”, ma applicandolo alla stutturazione della società.

Democrazia – Lo scrittore Pessoa, dovendo andare al fondo delle cose da scriptwriter pubblicitario, non ne aveva buon opinione: “La maggioranza è essenzialmente spettatrice”, si dice nell’autointervista come ing. de Campos un secolo fa, attorno al 1920: “Le stesse elezioni, data la complessità e il costo della campagna elettorale, non possono essere vinte se non da partiti elettorali organizzati. L’elettore non sceglie quel che vuole; sceglie tra questo e quello che gli danno, il che è differente”.  E ancora, altra verità: “Tutto è oligarchico nella vita delle società. La democrazia è il più stupido di tutti i miti, perché  non ha neppure un carattere mitico”.

Mediterraneo –La categoria che tiene banco da un decennio nell’opinione pubblica tedesca,  popolare e qualificata, su fino al Bundestag, alla Bundesbank, alla cancelleria, è parte del razzismo di Houston Stewart Chamberlain. Della sua lunga, insistente, “definitiva” trattazione “I fondamenti del secolo XIX”. Oggi dimenticati, “I fondamenti” furono diffusissimi, seppure probabilmente non letti (illeggibili), in Germania. Allora nella temperie della “sazietà” - la “società soddisfatta” del 1871-1918, “rigorosamente regolata in senso gerarchico”, del famoso saggio di Norbert Elias nella raccolta “I tedeschi”. Che poi farà guerra all’Europa.
La trattazione fu tradotta a Vienna nel 1889. Se ne vendette un numero incalcolabile di copie. Chamberlain fu acquisito, per via di matrimonio, in Casa Wagner. Teorizza la razza “pura”, il semita e l’ariano all’origine, e stigmatizza quelle impure, di cui i mediterranei meticciati elegge a   prototipo. Roma come la  Grecia classica – benché questa annetta largamente alla Germania, per via  dei Dori (e dei cori?) Gesù fa “quasi certamente” ariano.
La deprecazione di Chamberlain si replica per opposizione alla Germania odierna, eletta a grandezza unica e incontestabile. Mentre tornano i vecchio ritornelli – quelli di H. S. Chamlerlain: la Germania non è solo quella della Grecia e di Roma, la più grande cultura europea è tedesca, la musica, la filosofia  la letteratura tedesche che sono infinitamente superiori (questo lo dicono anche i germanisti, specialità molto infatuata), la Germania è il futuro dell’Occidente e del mondo, il paese di Bach, Beethovern, Goethe, Kant, Hegel, Wagner, e anche di Mozart – e dell’innominabile Heidegger.
 
Opinione pubblica – La spesa in pubblicità televisiva nelle primarie Usa è stata di 82 milioni di dollari per Jeb Bush, 55 per Rubio, 28,4 per Sanders, 27,9 per Hilary Clinton, 10 per Trump. I due candidati vincenti sono quelli che hanno speso meno.
I due candidati vincenti sono quelli che hanno avuto più copertura televisiva. In termini di valore di mercato pubblicitario del tempo di esposizione, Trump ha capitalizzato quasi due miliardi (1.898 milioni di dollari), Hillary Clinton 746 milioni – Sanders 321, Bush 214, Rubio 204.
I due candidati vincenti sono rispettivamente quello che ha avuto minore, o avversa, copertura giornalistica, e quella più favorevole. Hillary Clinton è stata sostenuta da 84 quotidiani, con una tiratura complessiva di 14,7 milioni di copie giornaliere – Sanders 18 quotidiani, nessuno di rilievo, con un milione di tiratura complessiva. Per i repubblicani si sono schierati 82 quotidiani. La maggior parte per Krasich, 52 testate per 8,8 milioni di copie di tiratura giornaliera. A seguire Rubio con 22 testate e 4,2 milioni di copie, e Bush, con quattro testate e 1,8 milioni di copie. Trump veniva buon ultimo nelle preferenze dei giornali: quattro di piccole dimensioni, per un totale di 500 mila copie.

Roma – Fu un impero repubblicano. Per quasi tre secoli. L’impero dei Cesari ne fu l’ampliamento, ma nella decadenza, subito dopo Augusto. Pavese lo ricorda in uno degli appunti espunti dall’edizione 1950 del diario, “Il mestiere di vivere”: “Perché i giornalisti non si ricordano che Roma fu un grande impero repubblicano? Quello che chiamiamo impero (i Cesari) fu la decadenza. Si potrebbe dire (ma non si può) che noi abbiamo fatto al contrario: prima l'impero monarchico, poi quello repubblicano. Che sarebbe un programma. Bisogna non intendersi di politica, per capire la politica”.

Zona grigia – Individuata e denominata da Renzo De Felice, e studiata da Gianni Oliva, per quella parte della popolazione che dopo il 25 luglio 1943 e fino al 25 aprile 1945 rimase passiva in attesa degli eventi, senza prendere parte alla Resistenza, nè al fascismo repubblicano, è categoria desueta. Benché presenti più di un motivo d’interesse, se si  fa la tara dell’impegno politico – che peraltro, su larghe masse, è posteriore: è il disorientamento di chi non aveva voluto la guerra, ne ha subito i danni, e si occupa di sopravvivere tenendosi lontano dai fronti.
Oliva ha studiato il fenomeno “dal basso”, parte storia della mentalità e parte autotutela, della massa cioè della popolo. Cesare Pavese offre interessanti spunti invece del disorientamento intellettuale, nei brani del diario da lui espunti dalla prima edizione del “Mestiere di vivere”, e poi recuperati come “Taccuino segreto”. Apprezzamenti per M. (Mussolini, anche per “H.” e “Franco”), ancora dopo il 25 luglio, critiche alla Resistenza, improvvisata, e una singolare baldanza militaresca, per uno mai chiamato alle armi e un po’ imboscato.  
Il disorientamento di Pavese si è voluto caratteriale. Di una personalità schiva. E di uno che sentiva poco la politica, e forse non la capiva, benché confinato giovane per motivi politici. Comunista nel dopoguerra per quieto vivere, eccetera. Era comunque uno dei tanti che la guerra aveva scosso, anche nel suo torpore di topo di lettere.

astolfo@antiit.eu

L'amore è indigente, la lettura inappetente

Ci sono le monache che fumano nei chiostri, prima che nello “Young Pope” di Sorrentino. Ma niente di più. Un quindicenne sedotto dalla madre dell'amico, una figlia suicida, un docu-film su un impostore letterario alla De Man, il decostruzionista-detective, molte storie sfiziose, c’è pure un viaggio a Lerici-Portovenere, sotto la neve, con la star del cinema del momento, e niente: l’autore sembra disappetente. Il lettore corre alla fine, ma giusto per curiosità, saltando le molte pagine riempitivo, per vedere come si compongono le vicende – si compongono, ma senza catarsi.
Inutile attardarsi. La star, fragile, diafana, a letto russa. La figlia forse è un po’ pazza. Il “De Man” è evanescente. Frigidi i numerosi variati coiti – lei non ha nemmeno un nome, giusto quello del marito, Mrs. Gray. Ci sono anche false piste: la madre seduttrice è “la mia Celia” shakespeariana, che invece non è. E un finale talmente indigente che si pensa di aver capito male. Di singolare, ecco, c’è la frigidità. Come di un compito svolto di malavoglia – in obbedienza a Plinio, “nulla dies sine linea”? Il titolo originale, “Ancient Light”, era anche sincero, non traditore come in traduzione.
C’è Leopardi, con la morte prematura, “Sopra un bassorilievo antico sepolcrale”. Ci sono il Tempo e la Memoria, “coppia pignola di arredatori,  che spostano sempre i mobili, e ridisegnano e anche riassegnano le stanze”. Che altro? Banville si salva alla fine dicendo il suo narratore “agito, da forze ignote”. E il lettore?
John Banville, Un’educazione amorosa, Guanda, pp. 280 € 17.50

martedì 1 novembre 2016

Secondi pensieri - 283

zeulig


Antisemitismo – Colin Wilson, “ La filosofia degli assassini” , lo mette in rapporto con “ un appetito di bellezza frustrata”. Tanto in Hitler quanto, precedentemente, in Lovecraft. Di cui Wilson legge la corrispondenza (la “folle esecrazione fisica” degli ebrei nella metropolitana di New York, le “esecrabili orde asiatiche che trascinano le loro sozze carcasse lungo le strade per cui muovevano un tempo gli uomini bianchi”), insieme con “Il richiamo di Chtulu”  - “una serie di incubi che gli servono a mitigare l’esecrazione che la moderna civiltà occidentale gli suscita”. Analogamente in Hitler, che fu formato all’antisemitismo da Chamberlain, come molti tedeschi, ma amava Wagner e Nietzsche, l’idealizzazione del passato  germanico cioè e della Grecia classica. Contro il materialismo della “tecnica”, e lo svilimento della tradizione e bellezza nella modernità, a opera di un ebraismo che vi presiederebbe perché sradicato . “Una volta Hitler fece notare (a Hermann Rauschning) che se Goethe non lo dilettava moltissimo, doveva però ammirarlo per questo suo verso: «Da principio fu l’azione»”. Conclude Wilson: «Bramare e non agire ingenera pestilenza», disse William Blake nell’esprimere la stessa idea”. Un po’ forzato - resta che Hitler leggeva Goethe.

Capitalismo – Può essere “ascetico” anche di fatto, per esperienza storica. Molti asceti vengono da famiglie mercantili, tra essi san Francesco, i Borromeo eccetera, e nel luteranesimo. Molti imprenditori vengono da famiglie di pastori di fede, per esempio Cecil Rhodes – ma specialmente nel calvinismo.

Evoluzione – Un fatto è indubbio: è stato l’impulso evolutivo, al cambiamento (curiosità) se non al miglioramento (etica), a muovere la civiltà. Verso meccanismi comunque complessi , se non migliori.
Diversa è l’evoluzione fisico-chimica, della materia, che è piuttosto un adattamento.

Fondo della cosa – È il tao cinese, dharma indù. Indistinto quindi, e per lo più benevolente: si vede quello che si vuole vedere.

Indiscrezione – “Le indiscrezioni seguono, come ombra, ogni segreto”. Lo argomenta Pessoa, ma è il motorino d’avviamento di Kafka. Le indiscrezioni sono inconcludenti - a loro volta enigmatiche: il segreto alimenta se stesso. L’indiscrezione ne amplia l’ombra: non “libera”, non risolve, ma complica.

Luteranesimo – Non digerisce Aristotele. C’è una lunga tradizione luterana di avversione ad Aristotele. La filosofia aristotelica – la scolastica – è per lo Spener, il teologo iniziatore del pietismo, che si ispirò al puritanesimo inglese, il più grave malanno per il cristianesimo”. Ogni altra filosofia è migliore, in specie la platonica.

Opinione pubblica – È la credulità. Senz’altro: al fondo non resta niente dio più.
È su questo che gioca la stampa scandalistica. Specie in ambito anglosassone, che pure si porta culla del giornalismo obiettivo. Il film-tv della Bbc, che qualche mese fa faceva cominciare la terza Guerra Mondiale - nell’ambito dell’antislavismo di ritorno in Gran Bretagna, parte del rinnovato sentimento sciovinista - con l’invasione russa della Lettonia, suscitò lo sdegno nazionale. L’emittente vanta un sondaggio secondo cui due terzi degli intervistati erano a favore d un attacco nucleare preventivo contro la Russia – un buon venti per cento in più dei favorevoli alla Brexit, anche se non sapevano per cosa votavano.
La Bbc aveva proposto la sua produzione  come cinema-verità, “tagliato” per indurre una sindrome bellica - più sindrome più successo. Una preparazione di molti mesi. Un war game con una war room, riprese da telecamere “nascoste”, come se carpissero dei segreti, e dialoghi costruiti su frequenti e lunghe conversazioni con gente del mestiere, militari, diplomatici, politici, analisti, strateghi, repubbliche baltiche. L’illusione del vero è stata accresciuta facendo partecipare ai giochi ex ammiragli, generali, ambasciatori, conosciuti per il loro precedente ruolo. Ma il pubblica è stato al gioco.

Progresso – Si fa – si produce – nella differenza. Se tutti fossero belli-e-buoni si sarebbe nel problema di Hume e le donne tutte belle: perché alcune sì, le poche, e le altre no? Se tutte le donne fossero belle come la più bella, le troveremmo normali, di nessun interesse.
Discende dalle diseguaglianze.

Razionalità – Max Weber la propone  (“L’etica protestante e lo spirito del capitalismo”) come razionalizzazione dell’irrazionale. Non per coerenza interna cioè. Quindi multipla e indefinibile?
“Una cosa non è «irrazionale» in se stessa ma da un dato punto di vista razionale”.
Anche gli esempi che Weber porta – in polemica con Brentano, che questa indefinitezza gli rimproverava  - confermano che Weber era per la flessibilità: “Per l’irreligioso è «irrazionale» ogni condotta religiosa della vita, per l’edonista lo è ogni condotta ascetica, anche se, misurate secondo il loro fine ultimo, costituiscono una «razionalizzazione»”.

Scongiuro – È mediterraneo. Usa anche in Grecia. E nel mondo arabo-islamico, contro ogni evento negativo, anche solo potenziale, anche sen non di implicazione diretta, immediata, una disgrazia di cui altri siano vittime, un evento temuto. Con un formulario.
È un modo di tenersi compagnia, moltiplicando gli spiriti, anche avversi.

Tolleranza – Si ipotizza e si sviluppa contro il calvinismo e il puritanesimo anglicano. Sempre molto diffidenti contro la cultura: poesia (superstizione), feste, teatro, arte religiosa, letteratura amena , danza, canto. Oltre che contro la conversazione, ostentazione vanitosa del superfluo.  Shakespeare più volte prende a partito i puritani, per la loro intolleranza.
Lo stesso nell’etica sociale. Fuori dell’etica personale, di massima libertà, nella divisione sociale del lavoro il puritano inclina a schiavizzar il lavoratore dipendente, che deve impegnarsi sempre, eccetto qualche ora la domenica da dedicare all’ufficio sacro. E bene, a maggior gloria di Dio. Il popolo è anche teorizzato meglio povero, per restare fedele a Dio.
Nasce per questo, per essere  nato sotto questo segno protestante, il lavoro alienato in fabbrica, dove al lavoratore si richiede nient’altro che la prestazione fisica. Non un adempimento, una partecipazione, un’intelligenza. Che è durato fino al fordismo – la catena di montaggio - e oltre. Fino all’applicazione delle teorizzazioni di Abraham Maslow – ritornate via Giappone – del coinvolgimento del lavoratore nel processo produttivo.

zeulig@antiit.eu

Il Giappone è di casa

Dall’esotico all’ordinario - la sensibilità comune odierna.
È il catalogo della mostra che Milano ha organizzato a Palazzo Reale per i centocinquant’anni del primo Trattato di Amicizia e di Commercio tra il Giappone e l’Italia, 1866. Un mondo allora remoto, dell’occhio e la mente più forse che della storia, è diventato rapidamente patrimonio comune. Non per la moda Fine Secolo (Ottocento) delle “cineserie”, ma nel gusto, e nell’intelligenza delle cose. Già un secolo fa, con le prima traduzione di poesia e drammi, e in questo dopoguerra per il recupero, nelle avanguardie pittoriche e nella vita materiale (illustrazione, pubblicità, arredamento) del segno grafico. “Luoghi e volti del Giappone che hanno conquistato l’Occidente” è il sottotitolo della mostra.
Hokusai, Hiroshige, Utamaro, la Repubblica, p. 235, ill., € 14,90

lunedì 31 ottobre 2016

Problemi di base referendari - 298

spock

Perché Jack Ma è grande, e Brunetta piccolo?

Berlusconi ha organizzato tutto per far vincere Grillo a Roma, ora vuole mandarlo a Palazzo Chigi? Sarebbe giusto: dopo l’impresario il comico

Berlusconi è quello che ha fatto vincere la destra, oppure è quello che ha scardinato l’ondata gigantesca contro il compromesso storico - il potere immutabile sterile degli eunuchi, in sacrestia e cellula?

Votano i giovani “no”alla riforma che sola può aprire loro qualche prospettiva, togliendoli dal limbo della procedura interminabile: c’è voglia di sacrificio?

O, in realtà, non c’è tanto sacrificio?

Anche la novità amavano i giovani: sono questi giovani impertinenti vecchi?

Ma che ci fa Berlusconi alle donne, oltre che pagarle?

spoock@antiit.eu

È femminicidio da un secolo e mezzo, per venerazione

Cosa muove l’assassino isolato e compulsivo? Qui non si parla di mafia o killer professionali, né  di eventi accidentali, per rabbia o gesto inconsulto: no, di delitti quasi “obbligati”. Questa violenza Wilson legge come “frustrazione creativa”. Ognuno ha bisogno di esprimersi. C’è chi non ci riesce, i più, e tra questi alcuni deragliano.
Un campionario compila quindi vastissimo di assassini seriali, compulsivi. Dei tipi più vari, ma femminicidi al 99 per cento. Che si confermano un’emergenza, ma da tempo. Con più attenzione, per un paio di capitoli pieni di dettagli, a Charles Manson – probabile aborto di uno studio sul caso. La costante ripresa della vicenda detta di Jack lo Squartatore. E una presentazione estesa di Lovecraft, di cui Wilson era ammiratore – “Blake, Nietzsche e Lovecraft furono outsider solitari”
Il fatto più interessante è che, statisticamente, ci sarebbe una “progressione”, una differenziazione epocale, nel delitto: dall’assassinio per fame, o per difesa, si è passati – si era passati sessant’anni fa e ancora prima, un secolo e mezzo fa - al “bisogno sessuale”. Un “bisogno” di molteplici accezioni. Ottimista: se – poiché - c’è un “progresso”, “rimane da chiedersi quali delitti verranno a prenderne il posto”, il posto di quelli sessuali, dei femminicidi: “Se ci assiste la buon stella, nessuno. Il livello dell’autostima è infatti un livello sociale”, e quindi, crescendo l’autostima, diminuisce l’impulso ad annientare: “L’uomo ossessionato dal bisogno di autostima potrà essere uno spaccone, un prepotente, un marito impossibile,  ma la necessità di tutelare il proprio buon nome nelle relazioni sociali gli impedirà di compiere atti criminali”.
La filosofia, come si vede, non c’è. Anche la sociologia lascia a desiderare. Con finale intitolato alla “via progressista”: la psicologia motivazionale di Abraham Maslow, che avrebbe soppiantato il fordismo, o frantumazione del lavoro, la psicoanalisi di Adler, Jung, Otto Rank, Binswanger, la filosofia della scienza di Popper. Un polpettone di nuovo positivismo. Ma il libro è pieno di cose.
Di golose analisi letterarie, oltre che di narrazioni di casi celebri. Dell’impensabile della tradizione romantica anzitutto, o dell’inadeguatezza: di Rosseau, Woodsworth (“Il mondo è troppo per noi”), e della grande letteratura del Novecento: Pound. T.S.Eliot, “La terra desolata”, e poi Proust, D.H.Lawrence, Faulkner, Hemingway, Aldous Huxley, Thomas Mann, Musil, Hesse, Graham Greene – sembra non esserrci nulla in comune, e invece… Fino a Hadley Chase, “Niente orchidee per miss Blandish”, 1939. Sul marchese di Sade prossimo di Nietzsche: Nietzsche o Sade, la volontà di potenza è la stessa.  Sul “tedio” in Dostoevskij. La “vertigine della libertà” di Sartre, 1939, “L’immaginazione. Idee per una teoria delle emozioni”, o “trascendenza dell’ego”. Lo “straniero” di Camus, che si ritrova dopo il delitto. Il “gesto gratuito” di Gide, un atto di crudeltà. Miss Blandish vista da Orwell, “Raffles and Miss Blandish”: un mondo di piranha, compresa la vittima. La conversione a U di Bernard Shaw, “Back to Mehtuselah”, 1920, di fronte alla dissoluzione, della guerra e dopo: “L’avevo sempre saputo che avere una fede religiosa, per la civiltà, è questione di vita o di morte”.  Le sciocchezze di Marcuse:, “Saggio sulla liberazione”: il “sistematico uso del turpiloquio” consigliato, fino a dare del “porco” a presidenti e governatori, colpevoli dell’“innominabile delitto edipeo”, la droga per evadere dall’“io formato sistema”, e il “sabotaggio” sempre e comunque di ogni forma o norma sociale.
Il titolo originale è “Order of assassins” – Wilson è patito dei misteri, Atlantide, Aleister Crowley, Martha S., dei “poteri latenti nell’uomo”, altro suo titolo, delle invasioni stellari, e in genere dei “misteri irrisolti”, di cui ha compilato un lungo elenco. Questa “filosofia” ha fatto precedere da una  ricerca minuziosa di delitti specialmente atroci, e seriali, di cui ha compilato una sorta di enciclopedia in due volumi, “Enciclopedia del delitto”. Autore di “Outsider”, che a 24 anni, nel 1955, lo aveva imposto sulla scena letteraria, l’atto di nascita degli “angry young men” britannici, compila “La filosofia”  nel 1974 colpito dal fatto che “l’omicidio «cerebrale», l’omicidio da risentimento, è divenuto il crimine tipico del XX secolo”. Anche del XXI, evidentemente.
Il capitolo iniziale esplora l’anch’essa attualissima violenza indotta dal fanatismo tribale-religioso. Evocando gli “Assassini”, la setta ismailita di Alamut e il Vecchio della Montagna di Marco Polo, e quella indiana dei Thugs, del Vallo di Nerbussa.
Wilson, un poligrafo che si voleva filosofo, disserta se la “libido freudiana” non spieghi “il «dominio» in maniera meno convincente della volontà di potenza di Nietzsche”, col quale invece concorda: la violenza è l’espressione di un bisogno di affermazione. Anche sotto forma di sadismo, un pervertimento della volontà di potenza. Che esamina da principio nel “pensiero” pornografico e nel pensiero “magico” (Manson, Madeleine  Smith). Che trova spiegati nel primo Sartre, 1939, “L’immaginazione”. In dialettica, lui come Camus, “con James Hadley Chase, «Niente orchidee per miss Blandish»”… Disinvolto, e non.
Tra i motivi delle violenza maschile, c’è la venerazione: “Sembrerà strano, ma l’illusione che spinge certi maschi alla violenza carnale è una forma di venerazione della figura femminile”.
Colin Wilson, La filosofia degli assassini

domenica 30 ottobre 2016

Fisco, appalti, abusi (94)

La banca Ifis, dei figli di Clara Agnelli, paga ogni ano dividendi altissimi, i più elevati del listino di Borsa. Qual è il segreto del successo? “Semplice”, dice il padrone della banca, Sebastien von Fürstenberg: “Siamo specializzati in crediti deteriorati. Li acquistiamo a un certo prezzo, e li chiudiamo a un prezzo più alto”. Gli stessi crediti deteriorati per i quali il Monte dei Paschi è stato svilito dalla Banca centrale europea, e viene ceduto per centesimi ai soliti noti.

Banca Ifis recupera i crediti con azioni usuraie? “No, aspettiamo che i debitori siano in grado di pagare”.

Le “ganasce” per le auto e i pullman in sosta vietata a Roma sono “vietate” da un anno, 4 novembre 2015. Quando la sospensione del servizio fu decretata dal Tar del Lazio, che aveva annullato una gara europea indetta da Roma Capitale per l’affidamento del servizio.
Il ricorso contro la gara europea era stata presentato dalla società che aveva in gestione il servizio rimozionee “ganasce”, il consorzio Clt.

“Nei primi sei mesi dell’anno gli appalti irregolari oggetto d’indagine” della Guardia di Finanza, dice il comandante dell’arma Giorgio Toschi, “ si è quasi triplicato rispetto alo stesso periopdo dell’anno scorso”. Cioè, la Guardia di Finanza ha triplicato i controlli. Semplice.

Ma quanti appalti controlla la Finanza? Negli appalti in contestazione, continua il generale Toschi, “siamo passati da un valore di 700 milioni di euro a 2,2 miliardi”. Un centesimo del totale:: gli appalti pubblici sono al disopra di ogni sospetto.

Un litro di benzina verde costava stamani all’Ip di via Vitellia a Roma € 1,46. Il pomeriggio costava alla pompa Ip di Frascineto (Cs), sulla A 3, più agevole da rifornire che via Vitellia, € 1,76. Trenta centesimi al litro in più, 15 euro per un pieno.
C’è il libero mercato ma libero per chi? Non costava meno la. benzina altrove sull’A 3. Non c’era altra pompa che la Ip di Frascineto per un centinaio di km.

Il realismo è datato

È brillante – concitato, anche sorprendente, nel riuso dei materiali usati (i destini veristi, riciclati in neo realismo) – come lo fu a suo tempo. Ma certe ricette scadono.
Domenico Rea, Gesù, fate luce, Isbn, pp. 237 € 12

sabato 29 ottobre 2016

Letture - 278

letterautore

Dante – “Terrence Malick”, testimonia Benigni, “cattolico, religioso, conosce passi di Dante in italiano”. Dante è cattolico e religioso. L’Italia è cattolicità e religione.

Extracomunitari – Risalgono a Montesquieu, alle sue “Lettere persiane”. 1721: il genere antropologia allo specchio, o l’Europa vista da fuori. D’immediato successo, torrentizio. Allora non arrivavano stranieri “extracomunitari”, ma le loro (finte) vedute sull’Europa sì, con le “Lettere d’una peruviana” di Madame de Grafigny, 1747, etc., tutte di successo. Ogi nessuno più scrive delle stranezze dell’Europa – o l’Europa non se ne cura.

Italia – Dante è “tedesco” per molti, anche italiani, mentre da fuori si direbbe quintessenzialmente italiano – umorale, inaffidabile. Malaparte, “journal d’un étranger à Paris”, dice san Francesco, altro italiano eponimo, francese, per via della madre e del nome. E Boccaccio, per “l’humour, l’oggettività, la libertà”, le cose che dappertutto contrassegnano l’italiano. Piace all’italiano fare doni.

Si trova in Malaparte, nello stesso diario parigino, la battuta celebre, attribuita a Cocteau: “I Francesi sono degli Italiani di cattivo umore, gli Italiani dei Francesi di buon umore”.

Morte – “I morti parlano” è ritornello di uno dei racconti di Assia Djebar, “Donne d’Algeri”. Con l’eredità, le cose fatte, le memorie..

Nobel  - È come se il premio volesse salvare l’idea di letteratura – immaginativa, creativa, durevole: il massimo premio dev’essere contiguo all’immortalità. Cercando con rabdomanzia qua e là. Coi premi a Dylan dopo Fo, o Pinter,e privilegiando i poeti, Brodskij, Heaney, Szymborska, Tranströmer, anche Le Clézio e Kenzaburö Öe. Nell’assedio di tutti i romanzieri globali, miriadi, peraltro indistinti. Si barcamena per il resto salvando i campioni nazionali, G.Grass, e Herta Müller per la riunificazione, Pahmuk, Munro, Saramago, Xinjian (e Mo Yan). E le letteratura “minori”, minoritarie, emergenti, del Terzo mondo etc., come per risarcimento politico.

Ottimismo – “I fanciulli trovano il tutto anche nel niente, gli uomini il niente nel tutto”, Giacomo Leopardi. Il miglior ottimista è il pessimista?

Jean Paul – Lo scrittore atipico per eccellenza della Germania: narratore disinvolto e umorista al tempo plumbeo dei romantici, quando invadente divenne l’onda sotterranea della letteratura tedesca, col culto wertheriano della morte. Un unicum, e tuttavia ben tedesco – la censura peraltro essendo forse europea più che tedesca: “Che bene si può fare all’uomo che eguagli quello di procurargli gioia?”, si chiedeva Madame de Grafigny poco prima, nelle sue finte “Lettere di una peruviana”, 1747. Jean Paul ha provato a far conviver censura e gioia in una vasta produzione, anche drammatica, ma soprattutto satirica.
“Il vento teologico”, ammoniva nel suo “Elogio della stupidità”, “significa guerra e sangue, solleva polvere, e porta nuvole sinistre e terribili temporali”.
Anche il vento giuridico non è male, di cui l’Italia fa  protratta esperienza: “Quello giuridico, come un tornado, spazza via tutto al suo passaggio, scoperchia i tetti, strappa i vestiti dal corpo, e porta via tutti gli arredi, fino ai letti delle case distrutte”.

Pessoa – È uno dei grandi reazionari del Novecento, anche lui con Céline, Pound, Hamsun, Jünger, etc., anzi il primo della serie in ordine di tempo. E di radicalità. Di vedute molto chiare nello scritto marinettiano “Ultimatun”, che Tabucchi ha valorizzato, e nei successivi interventi, più spesso in forma di auto intervista in qualità di ingegner de Campos, attorno al 1920. Antidemocratico: “Tutto è oligarchico nella vita delle società. La democrazia è il più stupido di tutti i miti, perché  non ha neppure un carattere mitico”. L’elettore non sceglie, ovvero sceglie le pietanze che gli sono propinate. Anticapitalista: “Sono in guerra, nel mondo, due grandi forze – la plutocrazia industriale e la plutocrazia finanziaria. La plutocrazia industriale con il suo tipo di mentalità organizzatrice, la plutocrazia finanziaria con il suo tipo di mentalità speculatrice”. Nazionalista, la “mentalità speculatrice finanziaria” deprecando per “la sua indole più o meno internazionale che non ha radici, e non si connette pertanto se non con se stessa, o altrimenti solo con quella razza privilegiata che, attraverso la finanza internazionale, si può dire che oggi, senza avere patria, governa e dirige tutte le patrie”. Antisindacale: “Non esiste questione sociale, da nessuna parte… Non c’è nessun movimento di tipo radicale che non sia mosso, in ultima analisi, dal Frankfurter Bund o da qualche altro organismo dell’Internazionale Finanziaria, che è l’autentica Internazionale”. Antisemita, dal “Frankfurter Bund” alla “Internazionale Finanziaria”:  “Per salvarci? Aderire anticipatamente al futuro impero di Israele. I giudei hanno vinto la prima battaglia: l’hanno vinta a Mosca (con la rivoluzione d’Ottobre, n.d.r.), come laggiù l’ha persa Napoleone. A  tempo debito vinceranno anche la loro Waterloo”. Pessimista: “La civiltà europea attuale è moribonda. Non è il capitalismo, né la borghesia, né alcuna altra di queste formule vuote che stanno morendo; è la civiltà attuale, greco-romana e cristiana
L’“intervista” è una summa di marca reazionaria – peraltro molto ben scritta. Con una curiosa anticipazione della doppia ossessione di Heidegger, nel quadro generale della reazione anti-positivista: della tecnica disumanizzante, diseducativa, e di questa disincarnazione come propria dell’ebraismo. Già in “Ultimatum”, e poi nell’autointervista: “L’unico impero che può esserci è quello di Israele, e l’unica maniera di realizzare oggi un impero è di utilizzare la tecnica, che è il segno distintivo della nostra epoca”. Un’esagerazione, si chiede, “elucubrazione di fanatici”? “Lo è, in alcune delle sue manifestazioni. Ma nella sostanza non è nessuna elucubrazione” – un contemporaneo di Tiberio o Nerone non avrebbe sbagliato a presentirsi “assorbito, conquistato, da un’oscura setta giudaica chiamata cristianesimo…”.

Prospettive – La rivista di Malaparte ha una nutrita serie di numeri d’eccezione, malgrado le censure fasciste. Un numero ha consacrato all’esistenzialismo, con contributi di Moravia, Abbagnano, Della Volpe, e Heidegger. Camuffato, dirà Malaparte, sotto il titolo “Le ultime anime belle”, ma ben visibile. E fu una pubblicazione da tutto esaurito. Un altro numero aveva dedicato al surrealismo, “Il surrealismo e l’Italia”, movimento proibito, a gennaio del 1940, n.1 della seconda serie – la prima serie era stata molto fascista. Un fascicolo consacrato alla pittura contemporanea, e in specie a Picasso – non gradito dopo Guernica, e anzi scomunicato. Un numero alla classe operaia, sotto il titolo”Sangue operaio”, doppio, nn. 28-29, aprile-maggio 1942.

Sherlock Holmes – È l’“eroe” positivista, pratico: uno scienziato del fiuto, o dell’intuito.

Velo – Un linguaggio lo dice Assia Djebar, la scrittrice franco-algerina che fu accademica di Francia, quello del silenzio delle donne. Perciò difficile da mutare: “Un linguaggio che ha da molto tempo preso il velo”. Circospetto e coperto.
La scrittrice ne fa la riprova coi suoi “personaggi”, che normalmente sono donne, quando devono parlare arabo: “La costrizione del velo calato sui corpi e sui rumori rende rarefatto perfino l’ossigeno dei personaggi fittizi”. Una introiezione tale che perfino parlarne sembra un sacrilegio. “Da decenni almeno”, dice a un certo punto della sua vita, nel 1979, dopo che la “rivoluzione” algerina ha imbroccato la strada del’islamizzazione, ma con senso di colpa per essere per scelta francofona, “sicuramente in ragione del mio stesso intermittente silenzio di donna araba, avverto come parlare su questo terreno divenga (esclusi portavoce o «specialisti») in un modo o nell’altro una trasgressione”.

letterautore@antiit.eu

Quanto entusiasmo per il fanatismo

La lettera di Shaftesbury è sull’estremismo, in realtà, più che sul fanatismo religioso - “entusiasmo”. I Camisard che la provocarono erano modesti ugonotti – i calvinisti francesi - delle Cévennes, indotti nel 1702 a una guerra di guerriglia dopo che Luigi XIV aveva revocato con l’Editto di Fontainebleau ciò che restava di libertà di culto. Bollati come “fanatici” da cattolici e dagli altri protestanti.
Nel merito, del fanatismo religioso, Shaftesbury è poca cosa. È giusto citato da Ronald A. Fox, il cappellano cattolico di Oxford che fu lo studioso del fenomeno nella disamina “Enthusiasm”. E in senso diminutivo: per “il suo lezioso, inconcludente «Saggio sull’entusiasmo», argomentato e forse inteso a sminuire il credito della religione rivelata in generale”.
Questo non sembra. Shaftesbury si spinge a testimoniare: “L’ispirazione è il sentimento reale della presenza Divina, l’entusiasmo una falsa”.  Ma non è cosi semplice. La “lettera” si ripubblica evidentemente per fare la tara del fondamentalismo islamico, e anzi del terrorismo. Ma, al di fuori della contingenza, del terrorismo religioso, la fenomenologia del santo non è facile da mandare in giudicato, sia nel rapporto con gli altri, fedeli o critici, sia per se stesso, per fare la tara della sua verità.
Shaftesbury d’altra parte si vuole leggero: “Le opinioni più ridicole, le mode più assurde possono essere dissipate soltanto con la dote dell’irriverenza e da un pensiero meno serio e più lieve”, pretende . È autore anche di una “Lettera sul disegno”, concepita e scritta al tepore di Napoli, in cui sancisce uno stretto legame tra libertà politica e capacità artistica, nonché tra l’arte e la promozione del popolo, se non della democrazia. E lamenta - anche per questo è un po’ contemporaneo – la scarsità degli investimenti nella formazione artistica in Inghilterra. La stessa ironia Shaftesbury propone contro l’ “entusiasmo”, contro il fanatismo religioso e politico cioè, dopo la stagione hobbesiana della guerra civile, di tutti contro tutti .
Fanatismo o entusiasmo lo spiega Bidussa nell’introduzione all’edizione Feltrinelli: “Nel Settecento per dire «fanatismo» si diceva «entusiasmo»” – fanatismo religioso. Un raddoppio che Voltaire e Hume apprezzarono. Voltaire lo ascrive alla “religiosità male intesa”, il laico Hume agli intrighi del clero.
David Bidussa però, che presenta l’edizione Chiarelettere, ci trova dei connotati positivi – Shafesbury no: l’entusiasmo “non nasce né è la conseguenza di un pensiero religioso, ma è dato dalla rivolta contro un sistema che si ritiene «falso», che promette un «bene falso» e contro il quale non può esserci né tregua né pietà”. È una rivolta nel nome di Dio, “ma è anche una rivolta di coloro che scoprono la verità della parola di Dio come arma contro la corruzione, come via per la salvezza. Un modello di comportamento fondato sulla rinuncia e che legge la rinuncia come virtù”. E fa il caso dell’Afghanistan (i Talebani?) e dell’Iraq (l’Is? Al Qaeda?). E di san Francesco…
Lord Shaftesbury, Lettera sul fanatismo, Chiarelettere, pp. XXIX-56, € 8
Lettera sull’entusiasmo, Ets, pp. 105 € 10
Lettera sull’entusiasmo, Utet, pp. 88 € 5 

venerdì 28 ottobre 2016

A Sud del Sud - il Sud visto da sotto (305)

Giuseppe Leuzzi

“Angelo era un galantomo, ma come tutti i galantomini siciliani si scantava a morte dei carrabineri”. – Andrea Camilleri, “La cappella di famiglia”, 287. Vero è, anche ora.

L’etica del Nord
“Come sa ogni fabbricante, la deficiente «coscienziosità» dei lavoratori di tal paesi, per esempio dell’Italia in contrapposto alla Germania, è stato, ed in una certa misura è tuttora, uno dei principali ostacoli al loro sviluppo capitalistico”: l’altrove anticonformista Max Weber fa sue in questo passo  de “L’etica protestante e lo spirito del capitalismo” le notazioni di Sombart, “L’economia tedesca nel diciannovesimo secolo”. Di cui condivide le “precise osservazioni”, eleggendolo anzi a maestro – anche di “chi si senta spinto a contraddirne sempre più recisamente le opinioni, e ne rifiuti energicamente alcune tesi”.
Di suo peraltro lo stesso Weber aveva appena distinto l’avidità settentrionale da quella meridionale: “La «auri sacra fames» del cocchiere o del barcaiolo napoletano o dell’asiatico esercente analoghi mestieri, come anche dell’artigiano di paesi sudeuropei o asiatici, si manifesta, come ciascuno può sperimentare, straordinariamente più penetrante , e in particolare più esente da scrupoli, di un inglese nello stesso caso”. Un viaggiatore che avesse “sperimentato” Londra, o lo stesso Dickens qualche anno prima, non l’avrebbe detto. Ma il sociologo della modernità ne è convinto – lui effettivamente andava a Napoli di preferenza che a Londra.

Il ripudio degli “amici degli amici”
In contraddizione con lo spirito tedesco delle origini, che aveva a cuore gli “amici degli amici”, nella stessa opera Max Weber spiega il successo negli affari con il rifiuto dell’amicizia.
La “grazia” – la ricchezza – si manifesta “in fenomeni elementari della condotta e della concezione della vita”, e uno di questi è “la diffida, che con sorpresa si vede ricorrere così spesso soprattutto nella letteratura puritana inglese, ad aver fiducia nell’animo e nell’amicizia degli uomini”. La stessa confessione “sparì silenziosamente, nelle regioni dove il calvinismo si sviluppò”. Con effetti disastrosi per l’ambiente umano (“fu così tolto alla coscienza un mezzo per liberarsi periodicamente del senso di colpa”), ma non importa.
Gli “amici degli amici” non sono nati in Sicilia, ma in Germania. Sono della monaca Rosvita, la teatrante, decimo secolo: “Dilecti socius et ipse sit dilectus”. Saranno stati introdotti in Sicilia dagli svevi?

Pentimento sartoriale
Si pentono con misura, per evitare l’ergastolo con le attenuanti generiche, e uscire anche presto con la buona condotta, esemplare, prima dei trent’ani che di solito vengono loro inflitti per l’omicidio che hanno confessato – ne confessano uno solo. È una tattica che di colpo ha fatto macchia d’olio.
All’ultimo dei tanti processi in corso a Napoli per delitti di camorra, l’omicidio Montanino-Salierno, in un agguato, dodici anni fa, la pm Stefania Castaldi, pur avendo utilizzato per la sua inchiesta le dichiarazioni di alcuni degli accusati, ha denunciato il fenomeno: per quell’agguato ci sono quindici pentiti, ma di tutti – meno uno, l’armiere – la pm ha chiesto l’ergastolo. Non c’è collaborazione con la giustizia, ha spiegato, ma solo una tattica processuale.
Un dozzina d’imputati a Napoli negli ultimi due anni hanno adottato la stessa tattica. Per non finire gli anni in carcere, non al 41 bis. E magari godersi in vecchiaia una parte del bottino. Una mezza dozzina ha già ottenuto il non-ergastolo, e il non 41 bis. Una tattica avvocatesca, che non poteva non prodursi a Napoli, capitale della sartoria e della giurisperizia – anche il linguaggio è forbito, dei pentiti di un solo omicidio.
Il fenomeno era però evidente in troppi processi in Calabria e in Sicilia – probabilmente anche a Napoli. Le Procure non lo hanno rilevato perché il pentito è sempre utile? A fini di carriera? A fini politici?

Milano
Roma ha – ha avuto nel 2015 - 14 milioni di visitatori, Milano 7. Contando anche le scolaresche lombarde comandate a visitare l’Expo. Ma Milano supera Roma secondo il “Corriere della sera” di martedì 11 ottobre, e il sindaco Sala: “Da tre anni battiamo  Roma”. È una bugia, anche stupida, ma la pubblicità non è l’anima del commercio?

Milano è sanguisuga: non si sa celebrare che a spese di qualcun altro. Perfino a volte - nel “Corriere della sera” e per la sua forma più prestigiosa, Gian Antonio Stella – della Calabria, che è pure lontana, oltre che povera.

“Lo dico senza arroganza”, dice il sindaco Sala un altro giorno, “ma Milano non vuole competere con altre città italiane, quanto piuttosto con le grandi città europee”. Milano come Parigi, o come Londra. Che non hanno il mare, neanche loro, questo è vero.
Sala c’è mai stato?

Sala vuole Milano prima anche per turismo: ci sono più turisti che a Roma, afferma intrepido. Forse non è andato nemmeno a Roma.

Si fatica a non ridere di Milano. Che però è potente, ed effettivamente fa e disfa l’Italia.

Sala non ha fatto in tempo a passare da destra a sinistra, e da manager pubblico (dei partiti) a sindaco eletto che proclama la superiorità di Milano. Sarà stato eletto per questo?

Un festival della castroneria D’Orrico è riuscito a montare sul milanese “Sette” a proposito dell’insalata che l’invitata a una cena aveva trovato a mollo nel bidè degli ospiti. Era un bidè milanese? Non è detto. L’aneddoto risale a Donna Letizia, che dispensava grazie su “Grazia”, e la nobildonna, moglie di Montanelli, abitava a Roma (e quante lettere non sono inventate dai curatori di rubriche?). Ma una corrispondente individuata scrive a D’Orrico che suo marito, “uscito dalla toiletta di un bar del centro di Milano trovò nel lavandino l’insalata” per i panini del lunch.

Non è bastata l’intronizzazione, al vertice dell’arte italiana di tutti i tempi, del milanese Caravaggio, si scoprono ora ben 69 dipinti e disegni. Anonimi ma non fa nulla.
Si scoprono in chiave leghista: devono coprire, scrive Francesca Pini, “i circa otto anni della formazione del giovanissimo Caravaggio tra la Lombardia e il Veneto”.
A quando la cancellazione del Caravaggio di Napoli e la Sicilia - anche di Malta?

A lungo non furono ammessi alla comunione. “I «Lombardi», cioè banchieri, furono spesso, per tale loro qualità, esclusi dal banchetto eucaristico” (Max Weber, “L’etica protestante e lo spirito del capitalismo”), fino a tutto il Cinquecento. Nell’ambito della lotta alla “usuraria pravitas”.

La Legalità
Avviene d’estate girando per l’Aspromonte d’imbattersi qua e là nella giornata della Legalità. Sedie sparse in una radura nei boschi, un coro di voci bianche, una scuola di fiati e percussioni, una pedana di legno, dove si al pomeriggio si svolgerà il dibattito. Tra un giudice, il prefetto, o il suo vice, e qualcuno dell’ordine militare.
Ci sono fondi del ministero per questo. Non grandi spese, alcune migliaia di euro, giusto per la refezione – è pur sempre una festa: tutto semplice. Gli ospiti vengono con vetture di servizio.
Le giornate della Legalità servono, si dice, al controllo del territorio. L’ultima giornata della Legalità seguita fino al dibattito, vide un esponente dell’ordine forense accusare il vescovo di Locri Brengatini di “intrallazzi”. Di avere società, conti in banca, traffici vari, con le cooperative di giovani altrimenti senza lavoro da lui promosse. Sembrava uno sfogo da circolo dei galantuomini, da sempre mangiapreti. Ma il vescovo è stato rimosso. Dunque, non è vero che sono giornate inutili.
Fuori dalla radura giacevano i resti di una Casa del Parco. Un’architettura funzionale e leggera, con molta luce, tutta di elementi lignei. Ignifugati ma non abbastanza. Costata a due riprese un milione e mai attivata.
Il Parco l’ha donata al Comune, perché la mettesse in esercizio, come centro di accoglienza e informazione per gli escursionisti e i visitatori del Parco. Scolaresche, soprattutto, il Parco vuole avere una funzione didattica – come le giornate della Legalità. E nella buona stagione trekker, famiglie e curiosi.
Dopo una dozzina d’anni di abbandono, inaugurata ma mai aperta, la struttura è stata restaurata. E dotate delle nuove strumentazioni elettroniche, interattive. Il Comune ne ha disposto l’apertura e ha avviato la gara per la gestione. Ma solo un gruppo si è candidato. Cui i Carabinieri hanno negato il nullaosta antimafia. E la Casa una notte è bruciata. Solo la Casa, nemmeno un ramo circostante, di pini ignivori. Un lavoro pulito.
Si sa anche chi è stato. Gente che da sempre esclude dal perimetro ogni attività che non sia la sua, di rinfresco, refezione, svago. Scoraggiando e minacciando chiunque vi si attenti, e bruciando l’esercizio se necessario – dopo un primo atto intimidatorio, che metta in allarme le assicurazioni. Ma nessuno è mai stato perseguito.  

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