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sabato 1 agosto 2026

Le avventure di Ulisse, onestuomo

L’“Odissea” un libro di avventure, ottime per un film, come non pensarci. Nolan l’ha fatto, e ne ha ricavato il film d’avventure per eccellenza, pieno di entusiami e delusioni, trascuratezze e intuizioni, devozioni e tradimenti, violenze, delicatezze, tutto quello che capita, basta saperlo raccontare. Attorno a un onestuomo, debole come tutti, ed esposto alle collere divine, ma intemerato - tutto il contrario del furbo opportunista. 
Un film all male, con figure femminili sfocate, compresa la stessa Penelope, la moglie in eterna attesa, che pure ha molte scene (ma è Anne Hathaway, un viso innocente che non si vede come e a che scopo calato nella melma mediterranea). E un finale alla Bud Spencer - per un film di tante pretese un po’ deludente, ma in finale ci voleva bene l’eliminazione dei porci Proci (e poi, forse, la ricetta Bud Spencer non è così di serie b).
Il tonificante non è però la bellicosità – tipica dei film all male. Ma il suo contrario. La grande invenzione di Nolan è un Ulisse pacifista invece che furbo, che anzi della sua furbizia si vergogna, del cavallo di Troia. Che, commenta amaro, “dopo dieci anni d’assedio aprì la città una notte a ogni rabbia”.
 Ulisse non è un eroe: è dubbioso. Già alla partenza, quando deve armare il suo piccolo esercito per la guerra di Agamennone. E poi dopo, nella navigazione: dà ordini sbagliati, perde i compagni per manovre azzardate, è stanco, anche di se stesso, a lungo si droga (Calipso), al punto da dimenticare chi è e cosa vuole. Ma si prende tutta l’attenzione, nella lunga serie di avventure, per le qualità mimetiche magnetiche, apparentemente immobili e invece parlanti, di Matt Damon, l’architrave della narrazione - anche se la promozione privilegia il giovane Tom Holland, Telemaco, stella emergente (perlomeno nel cachet).

Un pacifista col supporto perfino di Menelao. Che si è tenuta l’infida Elena al ritorno a Sparta, ma ride del fratello maggiore e bellicoso Agamennone, che lo ha costretto a dieci anni di guerra: “Gli dei  lo hanno sistemato”, spiega a Telemaco che lo ha raggiunto per avere notizie del padre, “la cognata Clitennestra”, sorella di Elena e moglie di Agamennone, “lo ha ucciso, con l’amante Egisto, e il figlio Oreste ha dovuto a sua volta uccidere la madre con l’amante".
Le avventure, e il senso di colpa, girano attorno al “precetto di Zeus” eletto a fondamento della civiltà: l’accettazione dell’altro, ospite o viandante, come uno di famiglia. Che non è un classico: gli dei sono sempre scontenti, e quindi cattivi, nella mitologia, e nell’“Odissea” vera e propria. Ma funziona. In mezzo però, anche qui, alle ire degli dei: Ulisse incorre prima in quella di Zeus, e poi, con la maledizione di Polifemo, in quella di Poseidone - donde i tanti naufragi e la morte dei compagni. Un eroe in chiaroscuro, come tutti quelli per cui Nolan è famoso, la trilogia di Batman, Oppenheimer.
A dieci giorni dall’uscita, “l’Odissea di Nolan”, si è potuto vederlo, rifugio climatizzato nella rovente notte romana, in un cinema da 600 posti, in non più di dieci-dodici spettatori. Un capolavoro sicuramente è stata la commercializzazione del film. La creazione dell’attesa e del bisogno con varie anticipazioni, di personaggi, vicende, ruoli, luoghi, location. E la promessa di tecniche di lavorazione visionarie, l’IMAX, i 70 mm., un solo cinema a Roma (o in tutta Italia) attrezzato per sfruttarle (sul cui sito campeggiava da subito l’avviso “posti sold out”), due o tre esercenti autorizzati a proporsi come i soli, a Roma o a Napoli, o a Roma e Napoli, con lo schermo per il 70 mm., mentre il mercato si inondava con migliaia di copie - solo a Roma non meno di quattordici sale lo hanno programmato, in 70mm, doppiato e in originale. “Vederlo tutti subito”, la ricetta già sperimentata con “Barbie” qualche anno fa, sempre per riempire l’estate rovente. Viviamo d’illusioni, si sa. Con Nolan è anche facile: non è il regista dei migliori incassi? Ma, poi, più veloce di lui, e più ricca, è andata la Marvel, con un ennesimo Spider-man. Forse non abbiamo bisogno nemmeno di illusioni.

Christopher Nolan, Odissea

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