sabato 8 agosto 2026
Il giudice Falcone in libertà
La serata a Villa Taverna è per Giovanni Falcone, a fine maggio, all’aperto, grandi tavolate in giardino. L’interno non è granché. Pareti tappezzate di quadri, tutti italiani, tutti fine Ottocento, la migliore galleria forse di macchiaioli, ma monotono - è un interno borghese dei Parioli, anche con poca fantasia. Il giardino, dove sono apparecchiati i tavoli, è un vero parco invece, pieno di quinte e sorprese, si ha l’impressione di stare all’aperto, non solo ci si sta.
La benzina costa caro a Trump
Trump vittima dei
petrolieri era da vedere. Uno che ha fatto tutto per loro. Permessi di ricerca
e produzione à gogo, in ogni area di
mare e di terra. Senza più nessuna più limitazione ambientale. Con un regalo di
50 miliardi pubblici a fondo perduto nel
bilancio 2026. E una guerra per rincarare il petrolio. E loro ringraziano vendendo
la benzina il dieci, il venti, e anche il cinquanta per cento più cara. E invece
succede: “Ingrati”, tuona Trump, sul suo social
e su X. Perché non abbassano i prezzi della benzina, anzi – con la scusa
della guerra - la vogliono sempre più cara.
Sfugge
a Trump anche l’ultima “ragione” della sua guerra insensata all’Iran – la ricapitalizzazione
dell’industria petrolifera con uno zoccolo del prezzo del petrolio greggio
sempre più alto e robusto? Di fattole compagnie
petrolifere non determinano il prezzo alla pompa dei carburanti –per la benzina
non più del 5 per cento delle pompe è gestito dalle compagnie petrolifere – quelle
che producono e raffinano. Ma la benzina è in America tema sensibile.
L'Europa si suicida per legge
“Un
suicidio assistito rimane pur sempre un suicidio”, Comminato da un’altra
persona, più spesso per denaro. “Guy Debord scelse di suicidarsi alla vecchia
maniera; Jean-Luc Godard – «il più stupido maoista svizzero di tutti», per
usare un divertente slogan di ispirazione situazionista – ricorse al suicidio
assistito; il prossimo genio provocatore opterà senza dubbio per l’eutanasia
medicalizzata. Come si suol dire, l’asticella si abbassa sempre di più”. Un saggio
di Houllebecq in cui precisa la sua posizione polemica contro l’eutanasia. In
particolare contestando i concetti di “compassione” e di “rispetto” che i fautori
della buona morte professano – “Sull’eutanasia e il sudicio assistito” è il
sottotiolo.
Ma
la polemica apre, in chiave americana, col fattuale.” Nei dieci stati americani
(più il Distretto di Columbia) in cui il suicidio assistito è legale, la
percentuale di persone malate che alla fine non assumono il cocktail che gli è
stato somministrato è tutt'altro che trascurabile: in alcune giurisdizioni può
arrivare quasi alla metà”. E pone un dilemma kantiano (uu’affermazione per via
dubitativa), “un esperimento mentale (Gedankenexperiment ): supponiamo
– l’idea non è poi così assurda – che io riesca, grazie a conoscenze o alla mia
abilità nel navigare nel dark web, a procurarmi del pentobarbital, un veleno
apparentemente indolore e letale. Supponiamo poi che un amico, per il quale la
vita è diventata insopportabile, mi chieda di dargliene un po’. Come dovrei
reagire? Non c'è dubbio che accontentarlo accrescerebbe la sua libertà
individuale. È una giustificazione sufficiente?” Incalzato da un secondo dubbio,
più insidioso: “E come reagireste se uno sconosciuto vi chiedesse la stessa
cosa in cambio di denaro? E se si trattasse di una grossa somma di denaro?”
Bisogna
rivalutare l’agonia, la possiiblità di “vivere” i propri utimi momenti. E
bisoga reagire allo “scarso rispetto per la libertà individuale” e alla
“malsana propensione al microcontrollo” – “La dignità è diventata una parola
priva di significato, una barzelletta di cattivo gusto. Ho persino l’impressione
che per i miei contemporanei l’idea di una legge morale sia diventata piuttosto
oscura. A poco a poco, e senza che nessuno si opponesse – o sembrasse nemmeno
accorgersene – il nostro diritto civile si è allontanato dalla legge morale”.
La
requisitoria è severa. Ma lo scrittore non trova niente da opporre, a parte le
considerazioni personali su “rispetto” e “dignità”, che il giuramento di Ippocrate:
“«Non somministrerò veleno a nessuno, nemmeno se richiesto, né suggerirò mai
una simile pratica». Si prova una certa nostalgia di fronte alla nobile
serenità del Giuramento di Ippocrate – o, per usare un termine attuale, alla
sua fondamentale decenza – che perdura fino all'ultima frase:
«Ora, se manterrò questo giuramento e non lo infrangerò, possa io guadagnarmi
per sempre fama tra tutti gli uomini per la mia vita e per la mia arte; ma se
lo trasgredirò e lo rinnegherò, possa accadermi il contrario»”.
Michel Houellebecq, The European Way to Die, “Harper’s Magazine” febbraio 2023, free online, leggibile
anche in italiano, Il modo europeo di morire)
venerdì 7 agosto 2026
Letture - 619
letterautore
Arte astratta – “L’esperienza dovrebbe averci insegnato che il codice, il regolamento di
P.S., l’elenco degli abbonati al telefono, il bollettino dei protesti cambiari
sono ottimi soggetti per un regista che ha delle idee” – Flaiano, “Duvivier”,
mini-recensione del film “Anna Karenina”,11 giugno 1949 (ora nella raccolta
“Chiuso per noia”).
L’argomentazione sarà ripresa tal quale da Sciascia
– lettore (involontario?) di Flaiano. Questi però ci aggiunge Petrolini:
“Petrolini, senza volerlo, sosteneva la stessa tesi quando affermava di voler
mettere in musica l’orario delle ferrovie: questo è uno dei pochi «libretti»
che non potrebbero influenzare con una loro prepotenza narrativa l’ispirazione
di un compositore”. E conclude da Grande Critico: “La lezione dell’arte
astratta è questa, e va accettata per i frutti che darà: una decantazione della
visione”.
Candido - “Un ottimista dimostrativo, in malafede” – E. Flaiano,”Charlot”, in
“Chiuso per noia”.
Cinema – Al meglio è, era,
“un poco d’inferno”, secondo Flaiano critico cinematografico già (dopo dieci anni
di professione, 1948) un po’annoiato (v. la raccolta Adelphi “Chiuso per noia”).
Funziona, funzionava, col brivido: “Il cinema era un tonico, risvegliava la
fantasia e placava invece desideri, dando l’illusione di averli soddisfati. Per
questi motivi il cinema americano e poi quello francese ebbero tanta fortuna. Il
pubblico chiedeva da essi un poco d’inferno nel quotidiano purgatorio”. E
portava ad esempio il 1936, “anno di pace”: “Nei quattrocento film di produzione
francese di quell’anno erano descritti: 310 omicidi, 104 furti semplici, 165 a
mano armata, 74 ricatti, 43 incendi dolosi, 114 truffe, 62 esempi di omertà,
182 di falsa testimonianza, 192 adulteri femminili e 213 maschili: un totale di
1.339 crimini e delitti, con una media di 3,4 per film”.
Commozione – “Da bambini il
mondo s’impara a conoscerlo non – come parrebbe – con immediato e originario
contatto con le cose, ma attraverso i segni di queste: parole, vignette,
racconti. Se si risale un qualunque momento di commozione estatica davanti a
qualcosa del mondo, si trova che ci commoviamo perché ci siamo già commossi; e
ci siamo già commossi perché un giorno qualcosa ci apparve trasfigurato,
staccato dal resto, per una parola, una favola, una fantasia che vi si riferiva
e lo conteneva” – Cesare Pavese, “Del moto, del simbolo e d’altro”, in “Feria
d’agosto”.
Guerra – La guerra al
cinema è, funziona se, è opinione di Flaiano critico cinematografico (“La
macchina per fare gli eroi”, un testo breve del 1947, non molti anni prima di
“Tutti a casa” (1960), etc., ora in “Chiuso per noia”), demitizzante. Quindi
meglio se in chiave comica: “E, poiché una delle caratteristiche delle ultime
guerre è di essere state combattute da popoli interi, da masse di «borghesi »,
dalle quali sarebbe emerso un nuovo tipo di eroe antimitologico, un eroe spesso
debole fisicamente e soprattutto meravigliato del suo stesso coraggio, per
questo i film comici hanno indicato un lato nuovo della verità”.
Flaiano
faceva riferimento a film di venti-trent’anni prima, di Buster Keaton, “Come
vinsi la guerra” (1926), e Charlot, “Shoulder Arms” (“Charlot soldato”), 1918.
Infanzia – “Che
l’infanzia sia poetica, è soltanto un mito dell’età matura”, C.Pavese, “Del
mito, del simbolo e d’altro”, in “Feria d’agosto”: il bambino vive di
rivelazioni “(le cose si scoprono, si battezzano, attraverso i ricordi che se
ne hanno, poiché, rigorosamente, non esiste un «vedere le cose la prima volta»:
quella che conta è sempre la seconda”)…. La poesia è altra cosa. In essa si sa
d’inventare, ciò che non accade nel concepire mitico”.
La Fontaine – “A volte l’astuzia viene usata per evitare scomodi onori: il grande
favolista La Fontaine non si lavava molto per evitare di essere invitato a
Versailles” - Giuseppe Scaraffia.
Nuba -
“I Monti Nuba sono un mito geografico e umano, invisibile reale e vivente nel
cuore del Sudan. Isolati, impervi, difficili da raggiungere da dovunque ci si
voia arrivare, sono una vasta oasi di pietra in mezzo al deserto. Durante
secoli, luogo di rifugio per vittime fuggiasche di guerre e persecuzioni.
L'incredibile varietà linguistica che caratterizza la comunità dei suoi
abitanti - più di cento idiomi! - è testimone di questa variegata origine. Da
sempre i Monti Nuba offrono tolleranza e pace a chi li raggiunge, al costo di
una sopravvivenza conquistata a caro prezzo, in condizioni ostili, dove ogni
chicco viene deposto nella terra con cure infinite! . Pietro Veronese, “Qua do
la guerra civile sale anche sui monti Nuba” (“il Venerdì di Repubblica”, 7
agosto).
Un
po’ più complicato che il “fascino fascista” (dei corpi, delle simmetrie) che
Susan Sontag imputava 50 anni fa alla regista tedesca Leni Riefenstahl,
riemersa da una lenta denazificazione con un volume fotografico giustamente ammirato,
“I Nuba".
Postmoderno – Al cinema è grottesco, l’imitazione, Fofi stabilisce analizzando Ingmar
Bergman (“Stupore e pensiero in Ingar Bergman”, ora in “Storie di cinema”): “Il
postmoderno esiste e ha cambiato tutto, ma ha anche appiattito tutto… Il
tentativo di fare il «nuovo» è spesso grottesco, per esempio in certi registi
nordici e scandinavi, come i ridicoli «eversori» Ruben Östlud, Lars von Trier,
Thomas Vinterberg, parodie, al pari del nostro Paolo Sorrentino”.
Passeggiate romane – Meglio al cinema? “L’opera di Stendhal più adatta ad essere trasportata sullo schermo”,
secondo Flaiano, paradossale ma non del tutto, nella critica che fa alle
riduzioni dei romanzi per lo schermo – alla recensione di Duvivier, “Anna
Karenina”, dicendo mediocri le trasposizioni al cinema di Tolstoj, di Flaubert,
di Stendhal – è le ‘Passeggiate romane’, senza trama né dialoghi”.
Sull’esempio di “Ladri di biciclette”.
Promessi sposi – “Nel romanzo quel che il
lettore cerca è ben altro”, s’impazienta Flaiano spettatore al cinema nel 1942
dei “Promessi sposi” di Camerini, altro che “i due poveri giovani che non
possono sposarsi per la libidine di un signorotto”: il lettore cerca “le
osservazioni dell’Anonimo, i capitoli sulla peste o sulla «monaca», la prosa
sempre ardita e semplice, insomma tutto fuorché il casuale concatenarsi dei
fatti”.
Tutto
il contrario di Walter Scott. Del romanzo storico allora (e ora) vigente.
Zavattini – Avventure picaresche di poveri cristi “descritte senza l’abituale moralismo catto-zavattiniano”,
con divertita simpatia Fofi trova in un film del 1945 che nessuno ha visto,
“Roma città libera”. Anche perché basato su un soggetto di Flaiano che Fofi
molto apprezza, “La notte porta consiglio”. Di cui però è sceneggiatore
Zavattini: “Tra gli sceneggiatori, insieme all’ottima Suso Cecchi D’Amico…. figura
anche il nome di Zavattini, ancora indeciso tra il suo recente passato di
svagato umorista e la sua vocazione predicatoria”.
letterautore@antiit.eu
Freud, il ritorno
“Annunciare oggi di voler
intraprendere un percorso di formazione psicoanalitica equivale, in molti ambienti,
ad ammettere di voler curare i propri pazienti con l'astrologia o sviscerando
una capra. Dire di sottoporsi a psicoanalisi come paziente significa rivelare
di affidare la propria salute mentale a uno stregone. Quindi, se vi dicessi che
un rispettato neuroscienziato si è proposto di riesumare Sigmund Freud e di
sostenere che sia la sua teoria della mente sia il suo metodo psicoanalitico
siano il miglior approccio – anzi, l'unico – in grado di curare i disturbi
emotivi, probabilmente lo considerereste un progetto donchisciottesco e il suo
autore forse un candidato a una seria terapia”. Ma non è il solo, e anzi la sua
lettura è quella che più si diffonde nelle neuroscienze.
“L'influenza
culturale e scientifica di Freud raggiunse il suo apice circa 70 anni fa, e
gran parte della storia della psichiatria da allora è consistita in una rinuncia all'uomo,
ai suoi concetti e alle sue tecniche terapeutiche così radicale da assumere una
connotazione di ferocia, persino di vendetta. È stato considerato sessista,
misogino, prepotente, narcisista, omofobo, pervertito, tossicodipendente,
opportunista, plagiario, fabulatore e impostore scientifico, oltre che un amico
sleale e un protetto che si appropriava indebitamente del merito altrui. Per
non parlare di un terapeuta inetto e incompetente – "un dogmatico che
intimidiva i suoi pazienti e non riusciva mai a distinguere la differenza
cruciale tra le loro fantasie e le proprie". (Così riassume la quarta di
copertina di una raccolta di saggi anti-freudiani scritti da 18 psichiatri,
filosofi, storici e altri, curata nel 1998 da Frederick Crews, critico
letterario ed ex fervente freudiano trasformatosi in un virulenza eretico).
“Se
i medici legali dovessero attribuire la morte al freudismo, potrebbero
specificare il 1963. In quell'anno, il filosofo della scienza Karl Popper
indicò la teoria psicoanalitica come l'esempio archetipico di ciò che definiva
"pseudoscientifica": peggio della semplice cattiva scienza, la
psicoanalisi, essendo non verificabile, non era affatto
scienza. Basata in gran parte sull'interpretazione altamente speculativa di
sogni ricordati in modo imperfetto, la teoria psicoanalitica era impermeabile
alla vera indagine scientifica. Pretendendo di spiegare tutto, affermò Popper,
la psicoanalisi non spiegava assolutamente nulla”. Oggi non si ricrederebbe?
Scott
Stossel, What if Freud was right?,
“The Atlantic” 5 agosto, online, leggibile anche in italiano, E se Freud avesse
avuto ragione?)
giovedì 6 agosto 2026
Cronache dell’altro mondo – cinesi (416)
Per generazioni la Cina ha guardato a
Occidente per occhieggiare il futuro. Ora è sempre più l’Occidente che deve guardare
a Est.
Industria dopo industria, dalle
automobili elettriche alla telefonia e le telecomunicazioni, la Cina segna da
tempo il passo dell’innovazione.
In un settore tecnologico cruciale,
anzi probabilmente la tecnologia più cruciale, l’intelligenza artificiale,
l’America ha finora dichiarato un chiaro anticipo. Ma anche questo ora sembra
incerto. I modelli cinesi diventano più grandi e più intelligenti a un passo
molto svelto. Nelle ultime settimane i laboratori cinesi ne hanno licenziato
molti che hanno un ritardo solo di mesi
sui modelli americani più avanzati. Questo mentre i titani cinesi dell’IA spendono
meno: le previsioni sono che investano solo un decimo, al massimo, in data centres, di quanto devono investire
gli americani.
(The Economist”)
Se l’eutanasia è eugenismo
“Proposizione nunero 1: nessuno ha voglia di morire”.
“Proposizione numero 2: nessuno ha voglia di soffrire”.
“Proposizione numero 3, la più importante: si può eliminare la sofferenza
fisica”. Da due secoli, “con la morfina, e con l’ipnosi”.
Non era una battaglia facile, quella a cui lo scrittore si è dedicato, contro la legge per l’eutanasia di cui il Parlamento francese aveva
avviato la discussione e ora ha approvato, il 15 luglio. Un legge
popolarissima. A cui il quotidiano era contrario e aveva perciò chiesto e ospitava
l’intervento polemico di Houellebecq come
editoriale. “L’omissione di questi fatti”, continuava lo scrittore, “può spiegare
da sola i sondaggi stupefacenti a favore dell’eutanasia (98 per cento di opinioni
favorevoli)”. Sondaggi che hanno spinto
il Parlamento sd andare fino in fondo - ma su una legge che il primo ministro
di Macron (grande sostenitore), Sébastien Lecornu, contesta al Consiglio
costituzionale, e anche il presidente del Senato Gérard Larcher – con 60 deputati
e 60 senatori - e il presidente della Camera, Yaël Braun-Pivet (ma quattro dei
dieci componenti del Consiglio sono pubblicamente sosenitori della morte
assistita e dell’eutanasia).
È sui concetti di “compassione” e di “dignità” che Houellebeq si
profonde, protestando su di essi “menzogne palpabili!”. In particolare contesta
Anne Bert, la sua pretesa che “l’eutanasia non rientra nell’eugenismo”, la purezza
della razza – Bert, morta quattro anni prima, è autrice in Franca di racconti
erotici. O che “l’eutanasia non è una soluzione di ordine economico”. Come no,
obietta Houellebecq, “Jacques Attali e Alain Minc”, due economisti che fanno l’opinione
in Francia, “vi insistono in più opere e pesantemente".
”Quando un paese – una società, una civiltà - arriva a
legalizzare l’eutanasia, perde ai miei occhi ogni diritto al rispetto”, è la
conclusione.
L’eugenismo è la dottrina del primo Novecento americano all’origine, poi elevata a legge da Hitler (e con discrezione praticata nel dopoguerra nei
Paesi scandinavi), che si propone di “migliorare la razza”, eliminando le
deficienze.
Michel
Houellebecq, Une civilisation qui légalise l’euthanasie perd tout droit au
respect, “Le Figaro” 5 aprile 2021
mercoledì 5 agosto 2026
Problemi di base furbi - 926
spock
Il furbo non rinuncia a ingannare se stesso?
Il potente più astuto è esposto all’inganno dell’adulazione
– chi si è umiliato per ascendere ha bisogno di lodi?
Il furbo ha bisogna di un mondo furbo?
L’astuzia è un’arma, brutta e buona – di difesa? di offesa?
Il furbo vuole tutti furbi
- il gioco è incessante?
“La donna più ingenua è cento volte più astuta dell’uomo
più malizioso – A.Dumas figlio?
spock@antiit.eu
Povero Chopin
La lunga agonia, due ore, di Chopin tubercolotico a Parigi.
Inframezzata, poco, da Maiorca e gli
appetiti di George Sand. Di più dal colera e altri malanni.
Poca musica – poco chopiniana.
Michal Kwiecinski, Chopin, notturno
a Parigi,
Sky Cinema, Now
martedì 4 agosto 2026
Anonimo writer
I vicini rifanno
la facciata, lodevolmente, dopo incrostazioni, sbriciolamenti e macchie che si
sono accumulati nel tempo – noi stiamo qui da cent’anni quest’anno, loro da poco
meno. Per mano di una ditta coscienziosa, che ha iniziato il lavoro e non lo
lascia a metà come usa, lo porta avanti anche in questi giorni di calura. E ha
completato la facciata. Ieri sera ha levato l’impalcatura. Stamani lo zoccolo
di travertino un writer notturno ha subito deturpato con i ghirigori,
non lavabili.
C’è dunque un writer
qui in zona, che esce di notte con la bomboletta, e impiastra tutte
le superfici pulite in cui s’imbatte. Uno che dovrebbe essere conosciuto, anche
se vive di notte. E non si sa. Non si riesce nemmeno di immaginarselo. Il tipo
artista? Erano writer agli inizi, quarant’anni fa?, ragazzi, tutti maschi,
impegnati nella protesta. Ma questo, se è stanziale, ora andrà per i sessanta-settanta.
E ogni notte va in giro a fare la sua protesta. Muta, a chi si rivolge? E sempre
uguale - è la stessa che si “legge” sulle mura del quartiere camminando, ad altezza
d’uomo, sotto i davanzali delle finestre al pianoterra, sui muretti delle siepi, perfino su un portone – questo forse a dispetto (specifico, cioè).
Però, allora, un momento:
è a dispetto che il writer si esercita, ogni notte, instancabile? Contro
chi? Pensieri gravi si accumulano, cioè senza risposta.
E poi, ancora un momento,
il writer dei vicini non è il solo. Un’altra scrittura troneggia sulle pareti
stamani di cristallo, insomma di vetro, della farmacia, che si è data una facciata
d’architetto, tramutandosi in emporio estetico. Di uno che è diverso, non
scarabocchia ma circuisce punti - sporgenze, macchie, oggetti - di un disegno a
capoccia, tipo serratura. O non vorrà significare una vagina? Anche la vernice sembra
diversa, sempre nera ma con molto grigio.
Beh, questo si può
capirlo, c’entra la psicologia, la psicoanalisi. Ma è un altro che passa la nottata
a reperire lo spazio vuoto che si sia creato, ad altezza d’uomo, su fondo chiaro
su cui sia possibile passare il pennarello o la bomboletta. Che non dev’essere
una vita facile, benché anonima.
Quando la Francia ordinò la morte del malato
Il primo intervento pubblico di Houellebecq contro l’eutanasia – allora
non ancora in discussione al Parlamento in Francia, oggi legge dello Stato, dal
15 luglio. Contro la ministra della Salute e della Solidarietà, Agnès Buzyn,
che si era costituita in giudizio in Cassazione con la parte della famiglia di
Vincent Lambert che ne chiedeva la fine. Una lettera forte che provocò molte
reazioni polemiche. Ma costò la carriera politica alla ministra, benché agisse
sotto le direttive del presidente Macron: il suo primo ministro Philippe le impose
la candidatura perdente per il centro-destra a sindaco di Parigi, e Buzyn è
tornata a praticare l’ematologia.
“Vincent Lambert non ha redatto alcuna direttiva. Circostanza aggravante,
era infermiere, avrebbe dovuto sapere, meglio di chiunque altro….”. E “non era
affatto in preda a sofferenze insostenibili”. In ogni caso, “una scoperta
straordinaria, che apportava una soluzione elegante a un problema che si trascina
dall’origine dell’umanità”, il dolore fisico, “è stata fatta nel 1804: quella
della morfina. A cui si aggiungono “le
straordinarie possibilità dell’ipnosi”.
Quanto al costo per la sanità pubblica, è un falso argomento: “Una
sonda per l’acqua, e un’altra per gli alimenti, non sembrano richiedere una tecnologia
considerevole, e si possono anche fare a domicilio, come avviene più spesso, e
richiedevano i suoi genitori”.
No, non è per la “dignità” che la ministra è andata in Tribunale, in
Cassazione. È come dice lei, per “aprire una breccia” e per “far evolvere le
mentalità”. Del che, conclude lo scrittore, “non c’è motivo di rallegrarsi”.
Michel
Houellebecq, Vincent Lambert, mort pour l’exemple, “Le Monde”,11 luglio
2019, online
lunedì 3 agosto 2026
L'immigrazione è necessaria ma non selvaggia
L’immigrazione è selvaggia in Europa, da
30 e passa anni – dai primi sbarchi organizzati dalla mafia albanese. L’immigrazione
selvaggia non può essere un bene. Anzi, è spaventosa, sotto tutti gli aspetti. Troppi
morti – a Ceuta, in un solo giorno, un centinaio, in tutto il Mediterraneo 32
mila negli ultimi dodici anni, cifra sicuramente sottostimata (impossibile
contare i “dispersi”). È una “tratta”, non di schiavi ma costosa, organizzata
da mafie – a partire dalle cifre mostruose pretese per ogni “passaggio”, 5 e 6
mila dollari, che in Africa sono un capitale. Troppi bambini allo sbando - a Ceuta in un solo giorno poco meno di 900, che il
governo spagnolo, tanto permissivo, non sa dove né come ospitarbe, né se ne cura. Ogni Paese europeo
di primo approdo, da quelli continentali a quelli marittimi, ha una responsabilità
europea nelle sue politiche di accoglienza, perché parte di un sistema di libera
circolazione continentale delle persone.
Contro questa “tratta” non ci sono altre
soluzioni che una politica dell’immigrazione. Le porte aperte e la dottrina
dell’accoglienza sono impraticabili, come le porte chiuse. In Italia il Pd si fa
della politica delle porte aperte motivo di orgoglio. Politica che però non
praticava quando era al governo, da Napolitano a Minniti, ministri dell’Interno
anzi severi. In Europa la Spagna se ne è fatta una bandiera: a gennaio un’iniziativa
popolare è stata sopravanzata dal governo, che ha offerto la residenza a tutti
gli immigrati di ogni specie, con cinque mesi di permanenza nel Paese. Ma
contro ogni altro Paese europeo, anche governato dalla sinistra come la Spagna
(con l’eccezione di Macron, il presidente francese, che però è notoriamente opportunista,
il tipo morettiano del “mi si nota di più se…”, ed è in libera caduta politica,
già promotore di varie durezze anti-immigrati, alla frontiera con l’Italia e a
Dover).
Tiene ora banco la richiesta di Meloni
e Frederiksen, due donne, due coetanee, 49 anni, ma una di destra e una di sinistra,
per una risposta europea, nei criteri e nelle forme, all’immigrazione selvaggia.
Una richiesta che tutti in Europa condividono – eccetto Macron. Compresi l’esecutivo
di Bruxelles, che pure è stato eletto dal centro-sinistra, e il Parlamento, di
analoga maggioranza.
Qualcosa come 50-100 mila morti, senza
nome, nel Mediterraneo in trent’anni distruggerebbero qualsiasi sinistra delle porte
aperte - se vera, non di (piccoli) politicanti. Cinquemila dollari per un milione
annuo di migranti fa cinque miliardi. Un bel capitale annuo. Sottratto alla povera,
poverissima, Africa - con Bangladesh et al..In omaggio al “libero mercato”
dell’accoglienza – dov’è la libertà in questo mercato?
Una politica europea, dunque. Che però
non c’è. C’è solo per la parte poliziesco-militare, di vigilanza alle frontiere
– ma Ceuta? ma Lampedusa? E per la micro-economia (micragnosa) dell’accoglienza.
Niente, in confronto ai bisogni dell’Europa. Che sono tutti, con eguale più o
meno intensità per i Paesi membri, di immigrati. Di una politica quindi dell’immigrazione
che preveda procedure e corridoi legali per entrare in Europa. Anche di
centinaia di migliaia ogni anno, e di milioni, poiché tutti i Paesi europei
ne hanno bisogno. Ma questa politica non si organizza, e anzi non si discute
nemmeno. L’organizzazione amministrativa: agenzie ufficiali invece di quelle
mafiose, criteri socio-sanitari, visti, passaggi aerei\marittimi, “richiami” o
ricongiungimenti familiari. Tutte cose che si sanno, da decenni, ma
non si fanno. E forse solo per insipienza - la mafia della accoglienza è piccola cosa.
Fofi extralarge e i classici al cinema
Fofi al cinema è al centro del mercato editoriale – si può dire il suo lascito più importante, a un anno dalla morte. La Cineteca di Bologna completa col quarto volume (856 pagine, 26 euro) ”L’avventurosa storia del cinema italiano”. “Storia” avventurosa soprattutto per la concezione, che Fofi ideò e realizzò con Franca Faldini, la vedova di Totò: un secolo di cinema è “storicizzato” con le dichiarazioni degli stessi suoi interpreti, registi, produttori, attori, con proprie dichiarazioni se viventi, con vecchie dichiarazioni o interviste se deceduti. Un’impresa, già alla terza edizione, dopo la Feltrinelli e la Mondadori. Mentre La Nave di Teseo riedita “Cinema e bizzarrie”, altro volume corposo, di oltre 600 pagine, con le 125 schede trascritte della trasmissione di Fofi su Rai Radio 3 “Zazà” tra il 2019 e il 2021 sul Sud (“La letteratura, la musica, lo spettacolo, il teatro, i radio documentari, il racconto e l’approfondimento sui temi della società meridionale e mediterranea. Uno spazio di ragionamento e visibilità sulla vitalità culturale del Mezzogiorno italiano”), chiacchierate per qualche motivo, anche difetto, interessanti, stimolanti. Queste redatte per l’“Internazionale” sono divagazioni su film d’autore in qualche modo riproposti - un libro, un dvd, un film restaurato dalla Cineteca di Bologna (questi soprattutto e sopra tutti pregiati): “registi, film, ricordi e racconti del grande schermo”.
Fofi procede al
solito disinibito, ma di gusto sicuro. E sorprendente. Il truce “Todo modo” di
Petri ”prussiano”. Kurosawa ispiratore di Sergio Leone, Peckinpah e “Brancaleone”.
Il “free cinema” britannico stagione breve ma intensa. Dreyer e la sua ricerca,
“Ordet” specialmente, “di un linguaggio che potesse unire cinema (racconto
immagine movimento) e spirito (fino all’inesprimibile) nel modo più evidente e immediato”.
Il prodigo Wajda, 50 film. Una vindicatio di Lattuada. Una apologia di Flaiano,
“grande scrittore, grande critico, grande umorista, grande personaggio e anche grande
sceneggiatore” a proposito di un film non visto del 1945 e riedito, “Roma città
libera” – basato su un racconto di Flaiano, ”La notte porta consiglio”. Milos Forman,
conoscenza occasionale di gioventù a Venezia, gentile, versatile, testimone delle
speranze degli anni Sessanta. Ingmar Bergman, la cui forza è innovare la
tradizione, dei cui film, uno per uno, sono rintracciate le radici – “non è solo
alla storia del cinema a lui precedente che Bergman si riallaccia, ma alla cultura
popolare della Svezia, alla cultura religiosa della riforma, alla più intima essenza
della cultura svedese e scandinava”.
A volte esagerato.
“La rivoluzione di Godard” – da capolavoro in capolavoro: “Nel cinema ci sono
stati Pasolini per l’Italia, Godard per la Francia”, in quanto “«fratelli
maggiori» radicali e provocatori” (ma, poi, con qualche riserva su Pasolini, invidioso). Solitamente disinibito e solidamente rétro,
col gusto dello storico. Con sorprese estemporanee o illuminazioni: “Molti attori
comici furono usati in quegli anni (1950, n.d.r.) in film molto seri”, Rascel,
Nino Taranto, Walter Chiari, Totò, Aldo Fabrizi –“i bravi comici sono bravi sempre
– è cosa nota - anche in ruoli drammatici, mentre non è quasi mai vero il contrario”
(forse il solo Gassmann). Con un cara memoria di Bernardo Bertolucci - malgrado il molto osannato "Novecento". E un lungo saggio, da antologia, su Fellini.
Goffredo Fofi, Storie
di cinema, Internazionale Extra Large, pp. 92 € 7
domenica 2 agosto 2026
Ombre - 832
Non è (era?) mal pensato il disegno
spagnolo di sovvenire al buco demografico con immigrati latinos già
formati, con la Ley de Nietos di luglio (la cittadinanza ai nipoti degli
emigrati, come fa l’Italia). Ma dopo avere regolarizzato gli immigrati illegali,
e figli, con soli cinque mesi di Spagna – mezzo milione-un milione, le domande
affluiscono, di arabi e africani. Una pacchia, da qui Ceuta.
Non ci sono antidoti per la denatalità
e l’immigrazione selvaggia? Sì, basta una politica dell’immigrazione – l’hanno
fatta gli Usa per oltre un secolo, con consolati e visti d’entrata.
L’Euroa “non esiste” anche in questo,
che pure è semplice.
Si gareggia agli Europei di nuoto a
Parigi come all’Olimpiade due anni fa, nella Senna. Anche se un nuotatore su
tre nel 2024 è finito in ospedale. Soprattutto
i fondisti, che vanno avanti e indietro per ore. I nuotatori hanno protestato e
protestano, con le loro associazioni e con gli organizzatori. E niente, il nuoto
fa audience tv solo nella Senna, e perisca chi capita. Ma si vuole uno
sport.
Beatrice Venezi lamenta, in conversazione alla
Versiliana, la prevalenza dell’odio femminile nei social mobilitati
contro la sua nomina alla Fenice: “La solidarietà femminile funziona al
contrario, come pettegolezzo”. Non è una novità. Ma niente è cambiato.
Crédit Agricole che dice, papale papale,
Bpm-Mps “non s’ha da fare”, in lombardo, in meneghino, che capisca anche la Lega,
è pura commedia dell’arte. Solo la Lega, un leghista che si è eletto perfino
ministro del Tesoro, Giorgetti, non lo capisce, forse. Aveva detto no a Bpm-Unicredit,
perché Unicredit “non è italiana”, sic (ma lui non sa l’inglese), e ha dato il
Banco ai francesi dichiarati. Tutta stupidità?
Perché l’instancabile Lo Voi,
Procurarore romano, non indaga al Tesoro, su eccesso di potere e mancate esercizio
del dovere di sorveglianza, su Mps e Bpm? Perché sa già che scoperchierebbe una pentola che
non vuole scoperchiare.
E niente anche a Milano: il Procuratore
Viola, iperattivo, sul caso dorme? Della banca più lombarda e più milanese,
dopo la ex Cariplo, regalata ai francesi. E chi bada ora al “territorio”?
“Riconoscimento facciale, monito Ue”, “Intelligenza
Artificiale, monito Ue, “accise sui carburanti, monito Ue” (monito Ue, sulle accise?).
Non c’è battito di cigli in Italia che non susciti, per i giornali, un monito
Ue. Indigenza professionale senz’altro, è un modo di dire – non c’è l’analogo in altri giornali, di
altri Paesi, che pure hanno con Bruxelles contenziosi molto seri, la Francia,
la Spagna, perfino la Germania. Non inoffensiva: è l’origine – e a ben guardare
la sola causa – del sovranismo indistinto anti-Ue, dell’Unione percepita come una burocrazia
antitaliana.
È simpatico il presidente del consiglio
spagnolo Sanchez, e poi è anche l’ultimo socialista in Europa. Ma manca sempre
le occasioni. L’alluvione a Valencia due anni fa. Ora gli incendi, sempre
attorno a Valencia, e a Madrid – se ne sta in vacanza. Mentre, per di più, la paura
cresce che il socialismo spagnolo finisca come quello peruano di Alan Garcia,
tra illeciti e condanne – tutta persecuzione giudiziaria non può essere.
La Russa che ogni paio di giorni
candida Meloni al Quirinale ci è o ci fa? È elementare che le candidature a
distanza si fanno per trombarle. Soprattutto quelle “con tutti i titoli”. Per
non dire che Meloni non ha l’età, e forse nemmeno la voglia – con la necessaria
perizia giuridica. Portare un moderato al Quirinale, lo capiscono tutti, si fa
non pompandolo – è una contraddizione.
Si concelebra Piera Detassis con il
“Corriere della sera”, che le dedica una pagina: “Io, la prima donna alla guida
dei David. Così li ho rinnovati”. Nel senso di rilanciati – i David di
Donatello, una delle organizzazioni premiali del cinema italiano, con i Nastri
d’argento. Nel senso che li ha assegnati all’ex Pci, indefettibilmente, titoli
e protagonisti, maschi e femmine. Per otto anni – non un premio non “in linea”.
Tanta ortodossia sembra sciocca, ma è la verità del cinema.
Prima i campanili ora i campanacci –
delle vacche in montagna. Disturbano, e sicuramente i residenti vinceranno le
cause. Campanili e campanacci sono serviti per comprare casa con lo sconto, data
la “servitù”. Ora bisogna rivalutare i cespiti. È così che cambiano le civiltà,
per niente.
È curioso nel reprint “Corriere
della sera” della vittoria al Mondiale di calcio romano nel 1934, il tono per
nulla enfatico delle varie prose celebrative, e delle titolazioni. Anche
Mussolini appare, non spesso, negli occhielli e i catenacci delle varie
cerimonie, come “Mussolini” e non il “Duce”. Gli “anni del consenso”, il fanatismo
di massa, è proprio datato, 1936-1939, della bugia dell’impero.
“È stato ritrovato senza vita nella sua
casa a Washington Daniele Compatangelo, corrispondente de La 7 a
Washington e presidente
dell’associazione giornalisti esteri nella capitale americana”. È il giornalista
a cui Trump aveva confidato: “Meloni mi ha chiesto un selfie, mi ha fatto
pena”.
L’audio dell’intervista non c’è. Ma
Meloni non ha fatto causa a La 7: ha paura di Cairo?
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Meno Cina per gli Usa, più Resto del Mondo
La cura Trump ha
funzionato ma non molto. Gli sbilanci nelle partite correnti (beni e servizi )
con la Cina sono cresciuti nel 2025. Quelli del Resto del mondo, quello degli
Stati Unirti invece si è ridotto – ma si è accresciuto col Resto del Mndo.
“Nel 2025, i saldi
delle partite correnti globali sono ulteriormente aumentati, principalmente
grazie alla Cina, dove il surplus delle partite correnti ha registrato il
maggiore ampliamento degli ultimi venticinque anni. Tale aumento è stato in
parte compensato da una contrazione negli Stati Uniti e nell'area euro.
“Il surplus delle
partite correnti della Cina è aumentato di circa 300 miliardi di dollari lo
scorso anno, il maggiore incremento in termini assoluti almeno dal 2000,
raggiungendo circa lo 0,6% del PIL mondiale. Mentre il deficit delle partite
correnti degli Stati Uniti si è ridotto di 69 miliardi di dollari, il suo saldo
è rimasto di gran lunga il più elevato al mondo, pari a circa lo 0,9% del PIL
globale, superando i surplus combinati di Cina e area euro”.
In sé, gli sbilanci
nelle partite correnti non sono un male, né un bene. Né i dazi: “Storicamente,
le barriere commerciali in vigore in passato non hanno avuto un impatto chiaro
sui saldi aggregati delle partite correnti”. Inoltre, “la valutazione
dell'impatto delle misure recenti è complicata da altri fattori, tra cui il
boom dell'intelligenza artificiale”. Tuttavia qualcosa già si vede chiaro,
della nuova politica commerciale americana: “È evidente che le barriere
commerciali hanno portato a una marcata riconfigurazione dei modelli
commerciali, con un forte calo delle importazioni statunitensi dalla Cina
accompagnato da un aumento delle importazioni statunitensi dal resto del mondo”.
Con grafici e
tabelle storiche.
IMF, Global
current account imbalances widened further in 2025, External Sector Report,
free online, leggibile anche in italiano)
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