Cerca nel blog

sabato 8 agosto 2026

Il giudice Falcone in libertà

La serata a Villa Taverna è per Giovanni Falcone, a fine maggio, all’aperto, grandi tavolate in giardino. L’interno non è granché. Pareti tappezzate di quadri, tutti italiani, tutti fine Ottocento, la migliore galleria forse di macchiaioli, ma monotono - è un interno borghese dei Parioli, anche con poca fantasia. Il giardino, dove sono apparecchiati i tavoli, è un vero parco invece, pieno di quinte e sorprese, si ha l’impressione di stare all’aperto, non solo ci si sta.
Da una quinta, in piena luce, appare il giudice Falcone. Che ride contento, seguito da una gentile signora, modesta. Ride a qualcosa che il giudice onorevole Vitalone sta raccontando, giovanile sotto la pelata. La luce è amplificata dalla sua consorte: la moglie del giudice-onorevole, anch’essa molto affettuosa con Falcone, è sfavillante in oro, capelli lunghi biondissimi, vestito oro, scarpe oro.
Il giudice Falcone è figura nota, per averlo incontrato di fronte all’uscita dall’ascensore al quarto piano del ministero. Il ministero della Giustizia è ipersorvegliato a motivo del terrorismo, ma passati tutti i controlli, e pigiato il quarto piano dell’ascensore, la sorpresa fu grande di trovarsi di fronte,  al corridoio del quarto piano, all’uscita dall’ascensore, il giudice, forse in una pausa dei cento passi nel corridoio del ministero. Con lo sguardo perso. Ma anche una presenza, si può dire, familiare, costante, al momento del parcheggio in centro, spostato per garantirne la protezione, rimemorandolo ogni mattina.
Il giudice Falcone appare lieta sorpresa alla fine del pranzo, di una tavolata a cui il giornalista era stato seduto con un marine dell’ambasciata taciturno, bello e molto elegante nella divisa ma assolutamente non interessato a niente. Con una signora, anche, amica dell’ambasciatrice, che viene dal Wisconsin, dove ha avviato una prospera attività di salsicce con le ciliegie. Interessante:
- L’idea non erano le salsicce ma le ciliegie. Il Wisconsin (o era il Michigan?) produce molte ciliegie - La signora aveva cominciato in piccolo, per scherzo, con gli amici, e quindi il racconto era stato lungo. Anche per mancanza, si vede, di altri argomenti, i pranzi seduti possono essere difficili.
Due giorni dopo, o erano tre?, a Torino, aprendo la radio in macchina all’uscita dalla Fiera del Libro, l’agitazione era massima, per la strage del giudice, della moglie, e della scorta alle porte di Palermo.


La benzina costa caro a Trump

Trump vittima dei petrolieri era da vedere. Uno che ha fatto tutto per loro. Permessi di ricerca e produzione à gogo, in ogni area di mare e di terra. Senza più nessuna più limitazione ambientale. Con un regalo di 50 miliardi pubblici a fondo perduto  nel bilancio 2026. E una guerra per rincarare il petrolio. E loro ringraziano vendendo la benzina il dieci, il venti, e anche il cinquanta per cento più cara. E invece succede: “Ingrati”, tuona Trump, sul suo social e su X. Perché non abbassano i prezzi della benzina, anzi – con la scusa della guerra - la vogliono sempre più cara.
Sfugge a Trump anche l’ultima “ragione” della sua guerra insensata all’Iran – la ricapitalizzazione dell’industria petrolifera con uno zoccolo del prezzo del petrolio greggio sempre più alto e robusto?  Di fattole compagnie petrolifere non determinano il prezzo alla pompa dei carburanti –per la benzina non più del 5 per cento delle pompe è gestito dalle compagnie petrolifere – quelle che producono e raffinano. Ma la benzina è in America tema sensibile.

L'Europa si suicida per legge

“Un suicidio assistito rimane pur sempre un suicidio”, Comminato da un’altra persona, più spesso per denaro. “Guy Debord scelse di suicidarsi alla vecchia maniera; Jean-Luc Godard – «il più stupido maoista svizzero di tutti», per usare un divertente slogan di ispirazione situazionista – ricorse al suicidio assistito; il prossimo genio provocatore opterà senza dubbio per l’eutanasia medicalizzata. Come si suol dire, l’asticella si abbassa sempre di più”. Un saggio di Houllebecq in cui precisa la sua posizione polemica contro l’eutanasia. In particolare contestando i concetti di “compassione” e di “rispetto” che i fautori della buona morte professano – “Sull’eutanasia e il sudicio assistito” è il sottotiolo.
Ma la polemica apre, in chiave americana, col fattuale.” Nei dieci stati americani (più il Distretto di Columbia) in cui il suicidio assistito è legale, la percentuale di persone malate che alla fine non assumono il cocktail che gli è stato somministrato è tutt'altro che trascurabile: in alcune giurisdizioni può arrivare quasi alla metà”. E pone un dilemma kantiano (uu’affermazione per via dubitativa), “un esperimento mentale (Gedankenexperiment ): supponiamo – l’idea non è poi così assurda – che io riesca, grazie a conoscenze o alla mia abilità nel navigare nel dark web, a procurarmi del pentobarbital, un veleno apparentemente indolore e letale. Supponiamo poi che un amico, per il quale la vita è diventata insopportabile, mi chieda di dargliene un po’. Come dovrei reagire? Non c'è dubbio che accontentarlo accrescerebbe la sua libertà individuale. È una giustificazione sufficiente?” Incalzato da un secondo dubbio, più insidioso: “E come reagireste se uno sconosciuto vi chiedesse la stessa cosa in cambio di denaro? E se si trattasse di una grossa somma di denaro?”
Bisogna rivalutare l’agonia, la possiiblità di “vivere” i propri utimi momenti. E bisoga reagire allo “scarso rispetto per la libertà individuale” e alla “malsana propensione al microcontrollo” – “La dignità è diventata una parola priva di significato, una barzelletta di cattivo gusto. Ho persino l’impressione che per i miei contemporanei l’idea di una legge morale sia diventata piuttosto oscura. A poco a poco, e senza che nessuno si opponesse – o sembrasse nemmeno accorgersene – il nostro diritto civile si è allontanato dalla legge morale”.
La requisitoria è severa. Ma lo scrittore non trova niente da opporre, a parte le considerazioni personali su “rispetto” e “dignità”, che il giuramento di Ippocrate: “«Non somministrerò veleno a nessuno, nemmeno se richiesto, né suggerirò mai una simile pratica». Si prova una certa nostalgia di fronte alla nobile serenità del Giuramento di Ippocrate – o, per usare un termine attuale, alla sua fondamentale decenza – che perdura fino all'ultima frase: «Ora, se manterrò questo giuramento e non lo infrangerò, possa io guadagnarmi per sempre fama tra tutti gli uomini per la mia vita e per la mia arte; ma se lo trasgredirò e lo rinnegherò, possa accadermi il contrario»”.
Michel Houellebecq, The European Way to Die, “Harper’s Magazine
” febbraio 2023, free online, leggibile anche in italiano, Il modo europeo di morire)

 

venerdì 7 agosto 2026

Letture - 619

letterautore


Arte astratta
– “L’esperienza dovrebbe averci insegnato che il codice, il regolamento di P.S., l’elenco degli abbonati al telefono, il bollettino dei protesti cambiari sono ottimi soggetti per un regista che ha delle idee” – Flaiano, “Duvivier”, mini-recensione del film “Anna Karenina”,11 giugno 1949 (ora nella raccolta “Chiuso per noia”).
L’argomentazione sarà ripresa tal quale da Sciascia – lettore (involontario?) di Flaiano. Questi però ci aggiunge Petrolini: “Petrolini, senza volerlo, sosteneva la stessa tesi quando affermava di voler mettere in musica l’orario delle ferrovie: questo è uno dei pochi «libretti» che non potrebbero influenzare con una loro prepotenza narrativa l’ispirazione di un compositore”. E conclude da Grande Critico: “La lezione dell’arte astratta è questa, e va accettata per i frutti che darà: una decantazione della visione”.
 
Candido - “Un ottimista dimostrativo, in malafede” – E. Flaiano,”Charlot”, in “Chiuso per noia”.
 
Cinema
– Al meglio è, era, “un poco d’inferno”, secondo Flaiano critico cinematografico già (dopo dieci anni di professione, 1948) un po’annoiato (v. la raccolta Adelphi “Chiuso per noia”). Funziona, funzionava, col brivido: “Il cinema era un tonico, risvegliava la fantasia e placava invece desideri, dando l’illusione di averli soddisfati. Per questi motivi il cinema americano e poi quello francese ebbero tanta fortuna. Il pubblico chiedeva da essi un poco d’inferno nel quotidiano purgatorio”. E portava ad esempio il 1936, “anno di pace”: “Nei quattrocento film di produzione francese di quell’anno erano descritti: 310 omicidi, 104 furti semplici, 165 a mano armata, 74 ricatti, 43 incendi dolosi, 114 truffe, 62 esempi di omertà, 182 di falsa testimonianza, 192 adulteri femminili e 213 maschili: un totale di 1.339 crimini e delitti, con una media di 3,4 per film”.
 
Commozione
– “Da bambini il mondo s’impara a conoscerlo non – come parrebbe – con immediato e originario contatto con le cose, ma attraverso i segni di queste: parole, vignette, racconti. Se si risale un qualunque momento di commozione estatica davanti a qualcosa del mondo, si trova che ci commoviamo perché ci siamo già commossi; e ci siamo già commossi perché un giorno qualcosa ci apparve trasfigurato, staccato dal resto, per una parola, una favola, una fantasia che vi si riferiva e lo conteneva” – Cesare Pavese, “Del moto, del simbolo e d’altro”, in “Feria d’agosto”. 
 
Guerra – La guerra al cinema è, funziona se, è opinione di Flaiano critico cinematografico (“La macchina per fare gli eroi”, un testo breve del 1947, non molti anni prima di “Tutti a casa” (1960), etc., ora in “Chiuso per noia”), demitizzante. Quindi meglio se in chiave comica: “E, poiché una delle caratteristiche delle ultime guerre è di essere state combattute da popoli interi, da masse di «borghesi », dalle quali sarebbe emerso un nuovo tipo di eroe antimitologico, un eroe spesso debole fisicamente e soprattutto meravigliato del suo stesso coraggio, per questo i film comici hanno indicato un lato nuovo della verità”.
Flaiano faceva riferimento a film di venti-trent’anni prima, di Buster Keaton, “Come vinsi la guerra” (1926), e Charlot, “Shoulder Arms” (“Charlot soldato”), 1918.
 
Infanzia – “Che l’infanzia sia poetica, è soltanto un mito dell’età matura”, C.Pavese, “Del mito, del simbolo e d’altro”, in “Feria d’agosto”: il bambino vive di rivelazioni “(le cose si scoprono, si battezzano, attraverso i ricordi che se ne hanno, poiché, rigorosamente, non esiste un «vedere le cose la prima volta»: quella che conta è sempre la seconda”)…. La poesia è altra cosa. In essa si sa d’inventare, ciò che non accade nel concepire mitico”.
 
La Fontaine – “A volte l’astuzia viene usata per evitare scomodi onori: il grande favolista La Fontaine non si lavava molto per evitare di essere invitato a Versailles” - Giuseppe Scaraffia.
 
Nuba - “I Monti Nuba sono un mito geografico e umano, invisibile reale e vivente nel cuore del Sudan. Isolati, impervi, difficili da raggiungere da dovunque ci si voia arrivare, sono una vasta oasi di pietra in mezzo al deserto. Durante secoli, luogo di rifugio per vittime fuggiasche di guerre e persecuzioni. L'incredibile varietà linguistica che caratterizza la comunità dei suoi abitanti - più di cento idiomi! - è testimone di questa variegata origine. Da sempre i Monti Nuba offrono tolleranza e pace a chi li raggiunge, al costo di una sopravvivenza conquistata a caro prezzo, in condizioni ostili, dove ogni chicco viene deposto nella terra con cure infinite! . Pietro Veronese, “Qua do la guerra civile sale anche sui monti Nuba” (“il Venerdì di Repubblica”, 7 agosto).
Un po’ più complicato che il “fascino fascista” (dei corpi, delle simmetrie) che Susan Sontag imputava 50 anni fa alla regista tedesca Leni Riefenstahl, riemersa da una lenta denazificazione con un volume fotografico giustamente ammirato, “I Nuba".
 
Postmoderno – Al cinema è grottesco, l’imitazione, Fofi stabilisce analizzando Ingmar Bergman (“Stupore e pensiero in Ingar Bergman”, ora in “Storie di cinema”): “Il postmoderno esiste e ha cambiato tutto, ma ha anche appiattito tutto… Il tentativo di fare il «nuovo» è spesso grottesco, per esempio in certi registi nordici e scandinavi, come i ridicoli «eversori» Ruben Östlud, Lars von Trier, Thomas Vinterberg, parodie, al pari del nostro Paolo Sorrentino”.
 
Passeggiate romane – Meglio al cinema? “L’opera di Stendhal più adatta ad essere trasportata sullo schermo”, secondo Flaiano, paradossale ma non del tutto, nella critica che fa alle riduzioni dei romanzi per lo schermo – alla recensione di Duvivier, “Anna Karenina”, dicendo mediocri le trasposizioni al cinema di Tolstoj, di Flaubert, di Stendhal – è le ‘Passeggiate romane’, senza trama né dialoghi”. Sull’esempio di “Ladri di biciclette”.
 
Promessi sposi – “Nel romanzo quel che il lettore cerca è ben altro”, s’impazienta Flaiano spettatore al cinema nel 1942 dei “Promessi sposi” di Camerini, altro che “i due poveri giovani che non possono sposarsi per la libidine di un signorotto”: il lettore cerca “le osservazioni dell’Anonimo, i capitoli sulla peste o sulla «monaca», la prosa sempre ardita e semplice, insomma tutto fuorché il casuale concatenarsi dei fatti”.
Tutto il contrario di Walter Scott. Del romanzo storico allora (e ora) vigente.
 
Zavattini – Avventure picaresche di poveri cristi “descritte  senza l’abituale moralismo catto-zavattiniano”, con divertita simpatia Fofi trova in un film del 1945 che nessuno ha visto, “Roma città libera”. Anche perché basato su un soggetto di Flaiano che Fofi molto apprezza, “La notte porta consiglio”. Di cui però è sceneggiatore Zavattini: “Tra gli sceneggiatori, insieme all’ottima Suso Cecchi D’Amico…. figura anche il nome di Zavattini, ancora indeciso tra il suo recente passato di svagato umorista e la sua vocazione predicatoria”.
 
letterautore@antiit.eu

Freud, il ritorno

“Annunciare  oggi di voler intraprendere un percorso di formazione psicoanalitica equivale, in molti ambienti, ad ammettere di voler curare i propri pazienti con l'astrologia o sviscerando una capra. Dire di sottoporsi a psicoanalisi come paziente significa rivelare di affidare la propria salute mentale a uno stregone. Quindi, se vi dicessi che un rispettato neuroscienziato si è proposto di riesumare Sigmund Freud e di sostenere che sia la sua teoria della mente sia il suo metodo psicoanalitico siano il miglior approccio – anzi, l'unico – in grado di curare i disturbi emotivi, probabilmente lo considerereste un progetto donchisciottesco e il suo autore forse un candidato a una seria terapia”. Ma non è il solo, e anzi la sua lettura è quella che più si diffonde nelle neuroscienze.
“L'influenza culturale e scientifica di Freud raggiunse il suo apice circa 70 anni fa, e gran parte della storia della psichiatria da allora è consistita in una rinuncia all'uomo, ai suoi concetti e alle sue tecniche terapeutiche così radicale da assumere una connotazione di ferocia, persino di vendetta. È stato considerato sessista, misogino, prepotente, narcisista, omofobo, pervertito, tossicodipendente, opportunista, plagiario, fabulatore e impostore scientifico, oltre che un amico sleale e un protetto che si appropriava indebitamente del merito altrui. Per non parlare di un terapeuta inetto e incompetente – "un dogmatico che intimidiva i suoi pazienti e non riusciva mai a distinguere la differenza cruciale tra le loro fantasie e le proprie". (Così riassume la quarta di copertina di una raccolta di saggi anti-freudiani scritti da 18 psichiatri, filosofi, storici e altri, curata nel 1998 da Frederick Crews, critico letterario ed ex fervente freudiano trasformatosi in un virulenza eretico). 
“Se i medici legali dovessero attribuire la morte al freudismo, potrebbero specificare il 1963. In quell'anno, il filosofo della scienza Karl Popper indicò la teoria psicoanalitica come l'esempio archetipico di ciò che definiva "pseudoscientifica": peggio della semplice cattiva scienza, la psicoanalisi, essendo non verificabile, non era affatto scienza. Basata in gran parte sull'interpretazione altamente speculativa di sogni ricordati in modo imperfetto, la teoria psicoanalitica era impermeabile alla vera indagine scientifica. Pretendendo di spiegare tutto, affermò Popper, la psicoanalisi non spiegava assolutamente nulla”. Oggi non si ricrederebbe?
Scott Stossel, What if Freud was right?, “The Atlantic” 5  agosto, online, leggibile anche in italiano, E se Freud avesse avuto ragione?)

giovedì 6 agosto 2026

Cronache dell’altro mondo – cinesi (416)

Per generazioni la Cina ha guardato a Occidente per occhieggiare il futuro. Ora è sempre più l’Occidente che deve guardare a Est.
Industria dopo industria, dalle automobili elettriche alla telefonia e le telecomunicazioni, la Cina segna da tempo il passo dell’innovazione.
In un settore tecnologico cruciale, anzi probabilmente la tecnologia più cruciale, l’intelligenza artificiale, l’America ha finora dichiarato un chiaro anticipo. Ma anche questo ora sembra incerto. I modelli cinesi diventano più grandi e più intelligenti a un passo molto svelto. Nelle ultime settimane i laboratori cinesi ne hanno licenziato molti che hanno un ritardo solo di  mesi sui modelli americani più avanzati. Questo mentre i titani cinesi dell’IA spendono meno: le previsioni sono che investano solo un decimo, al massimo, in data centres, di quanto devono investire gli americani.
(The Economist”)

Se l’eutanasia è eugenismo

“Proposizione nunero 1: nessuno ha voglia di morire”.
“Proposizione numero 2: nessuno ha voglia di soffrire”.
“Proposizione numero 3, la più importante: si può eliminare la sofferenza fisica”. Da due secoli, “con la morfina, e con l’ipnosi”.
Non era una battaglia facile, quella a cui lo scrittore si è dedicato, contro la legge per l’eutanasia di cui il Parlamento francese aveva avviato la discussione e ora ha approvato, il 15 luglio. Un legge popolarissima. A cui il quotidiano era contrario e aveva perciò chiesto e ospitava l’intervento polemico di Houellebecq  come editoriale. “L’omissione di questi fatti”, continuava lo scrittore, “può spiegare da sola i sondaggi stupefacenti a favore dell’eutanasia (98 per cento di opinioni favorevoli)”.  Sondaggi che hanno spinto il Parlamento sd andare fino in fondo - ma su una legge che il primo ministro di Macron (grande sostenitore), Sébastien Lecornu, contesta al Consiglio costituzionale, e anche il presidente del Senato Gérard Larcher – con 60 deputati e 60 senatori - e il presidente della Camera, Yaël Braun-Pivet (ma quattro dei dieci componenti del Consiglio sono pubblicamente sosenitori della morte assistita e dell’eutanasia).
È sui concetti di “compassione” e di “dignità” che Houellebeq si profonde, protestando su di essi “menzogne palpabili!”. In particolare contesta Anne Bert, la sua pretesa che “l’eutanasia non rientra nell’eugenismo”, la purezza della razza – Bert, morta quattro anni prima, è autrice in Franca di racconti erotici. O che “l’eutanasia non è una soluzione di ordine economico”. Come no, obietta Houellebecq, “Jacques Attali e Alain Minc”, due economisti che fanno l’opinione in Francia, “vi insistono in più opere e pesantemente".
”Quando un paese – una società, una civiltà - arriva a legalizzare l’eutanasia, perde ai miei occhi ogni diritto al rispetto”, è la conclusione.
L’eugenismo è la dottrina del primo Novecento americano all’origine, poi elevata a legge da Hitler (e con discrezione praticata nel dopoguerra nei Paesi scandinavi), che si propone di “migliorare la razza”, eliminando le deficienze.
Michel Houellebecq, Une civilisation qui légalise l’euthanasie perd tout droit au respect, “Le Figaro” 5 aprile 2021

mercoledì 5 agosto 2026

Problemi di base furbi - 926

spock

Il furbo non rinuncia a ingannare se stesso?

 

Il potente più astuto è esposto all’inganno dell’adulazione – chi si è umiliato per ascendere ha bisogno di lodi?

 

Il furbo ha bisogna di un mondo furbo?

 

L’astuzia è un’arma, brutta e buona – di difesa? di offesa?

 

Il furbo vuole tutti furbi  - il gioco è incessante?

 

“La donna più ingenua è cento volte più astuta dell’uomo più malizioso – A.Dumas figlio?

spock@antiit.eu

Povero Chopin

La lunga agonia, due ore, di Chopin tubercolotico a Parigi. Inframezzata, poco, da Maiorca e gli  appetiti di George Sand. Di più dal colera e altri malanni.
Poca musica – poco chopiniana.
Michal Kwiecinski, Chopin, notturno a Parigi
, Sky Cinema, Now

martedì 4 agosto 2026

Anonimo writer

I vicini rifanno la facciata, lodevolmente, dopo incrostazioni, sbriciolamenti e macchie che si sono accumulati nel tempo – noi stiamo qui da cent’anni quest’anno, loro da poco meno. Per mano di una ditta coscienziosa, che ha iniziato il lavoro e non lo lascia a metà come usa, lo porta avanti anche in questi giorni di calura. E ha completato la facciata. Ieri sera ha levato l’impalcatura. Stamani lo zoccolo di travertino un writer notturno ha subito deturpato con i ghirigori, non lavabili.
C’è dunque un writer qui in zona, che esce di notte con la bomboletta, e impiastra
 tutte le superfici pulite in cui s’imbatte. Uno che dovrebbe essere conosciuto, anche se vive di notte. E non si sa. Non si riesce nemmeno di immaginarselo. Il tipo artista? Erano writer agli inizi, quarant’anni fa?, ragazzi, tutti maschi, impegnati nella protesta. Ma questo, se è stanziale, ora andrà per i sessanta-settanta. E ogni notte va in giro a fare la sua protesta. Muta, a chi si rivolge? E sempre uguale - è la stessa che si “legge” sulle mura del quartiere camminando, ad altezza d’uomo, sotto i davanzali delle finestre al pianoterra, sui muretti delle siepi, perfino su un portone – questo forse a dispetto (specifico, cioè).

Però, allora, un momento: è a dispetto che il writer si esercita, ogni notte, instancabile? Contro chi? Pensieri gravi si accumulano, cioè senza risposta.
E poi, ancora un momento, il writer dei vicini non è il solo. Un’altra scrittura troneggia sulle pareti stamani di cristallo, insomma di vetro, della farmacia, che si è data una facciata d’architetto, tramutandosi in emporio estetico. Di uno che è diverso, non scarabocchia ma circuisce punti - sporgenze, macchie, oggetti - di un disegno a capoccia, tipo serratura. O non vorrà significare una vagina? Anche la vernice sembra diversa, sempre nera ma con molto grigio.
Beh, questo si può capirlo, c’entra la psicologia, la psicoanalisi. Ma è un altro che passa la nottata a reperire lo spazio vuoto che si sia creato, ad altezza d’uomo, su fondo chiaro su cui sia possibile passare il pennarello o la bomboletta. Che non dev’essere una vita facile, benché anonima.
 

Quando la Francia ordinò la morte del malato

Il primo intervento pubblico di Houellebecq contro l’eutanasia – allora non ancora in discussione al Parlamento in Francia, oggi legge dello Stato, dal 15 luglio. Contro la ministra della Salute e della Solidarietà, Agnès Buzyn, che si era costituita in giudizio in Cassazione con la parte della famiglia di Vincent Lambert che ne chiedeva la fine. Una lettera forte che provocò molte reazioni polemiche. Ma costò la carriera politica alla ministra, benché agisse sotto le direttive del presidente Macron: il suo primo ministro Philippe le impose la candidatura perdente per il centro-destra a sindaco di Parigi, e Buzyn è tornata a praticare l’ematologia.
“Vincent Lambert non ha redatto alcuna direttiva. Circostanza aggravante, era infermiere, avrebbe dovuto sapere, meglio di chiunque altro….”. E “non era affatto in preda a sofferenze insostenibili”. In ogni caso, “una scoperta straordinaria, che apportava una soluzione elegante a un problema che si trascina dall’origine dell’umanità”, il dolore fisico, “è stata fatta nel 1804: quella della morfina. A  cui si aggiungono “le straordinarie possibilità dell’ipnosi”.
Quanto al costo per la sanità pubblica, è un falso argomento: “Una sonda per l’acqua, e un’altra per gli alimenti, non sembrano richiedere una tecnologia considerevole, e si possono anche fare a domicilio, come avviene più spesso, e richiedevano i suoi genitori”.
No, non è per la “dignità” che la ministra è andata in Tribunale, in Cassazione. È come dice lei, per “aprire una breccia” e per “far evolvere le mentalità”. Del che, conclude lo scrittore, “non c’è motivo di rallegrarsi”.
Michel Houellebecq, Vincent Lambert, mort pour l’exemple
, “Le Monde”,11 luglio 2019, online

 

lunedì 3 agosto 2026

L'immigrazione è necessaria ma non selvaggia

L’immigrazione è selvaggia in Europa, da 30 e passa anni – dai primi sbarchi organizzati dalla mafia albanese. L’immigrazione selvaggia non può essere un bene. Anzi, è spaventosa, sotto tutti gli aspetti. Troppi morti – a Ceuta, in un solo giorno, un centinaio, in tutto il Mediterraneo 32 mila negli ultimi dodici anni, cifra sicuramente sottostimata (impossibile contare i “dispersi”). È una “tratta”, non di schiavi ma costosa, organizzata da mafie – a partire dalle cifre mostruose pretese per ogni “passaggio”, 5 e 6 mila dollari, che in Africa sono un capitale. Troppi bambini allo sbando - a  Ceuta in un solo giorno poco meno di 900, che il governo spagnolo, tanto permissivo, non sa dove né come ospitarbe, né se ne cura. Ogni Paese europeo di primo approdo, da quelli continentali a quelli marittimi, ha una responsabilità europea nelle sue politiche di accoglienza, perché parte di un sistema di libera circolazione continentale delle persone.
Contro questa “tratta” non ci sono altre soluzioni che una politica dell’immigrazione. Le porte aperte e la dottrina dell’accoglienza sono impraticabili, come le porte chiuse. In Italia il Pd si fa della politica delle porte aperte motivo di orgoglio. Politica che però non praticava quando era al governo, da Napolitano a Minniti, ministri dell’Interno anzi severi. In Europa la Spagna se ne è fatta una bandiera: a gennaio un’iniziativa popolare è stata sopravanzata dal governo, che ha offerto la residenza a tutti gli immigrati di ogni specie, con cinque mesi di permanenza nel Paese. Ma contro ogni altro Paese europeo, anche governato dalla sinistra come la Spagna (con l’eccezione di Macron, il presidente francese, che però è notoriamente opportunista, il tipo morettiano del “mi si nota di più se…”, ed è in libera caduta politica, già promotore di varie durezze anti-immigrati, alla frontiera con l’Italia e a Dover).
Tiene ora banco la richiesta di Meloni e Frederiksen, due donne, due coetanee, 49 anni, ma una di destra e una di sinistra, per una risposta europea, nei criteri e nelle forme, all’immigrazione selvaggia. Una richiesta che tutti in Europa condividono – eccetto Macron. Compresi l’esecutivo di Bruxelles, che pure è stato eletto dal centro-sinistra, e il Parlamento, di analoga maggioranza.
Qualcosa come 50-100 mila morti, senza nome, nel Mediterraneo in trent’anni distruggerebbero qualsiasi sinistra delle porte aperte - se vera, non di (piccoli) politicanti. Cinquemila dollari per un milione annuo di migranti fa cinque miliardi. Un bel capitale annuo. Sottratto alla povera, poverissima, Africa - con Bangladesh et al..In omaggio al “libero mercato” dell’accoglienza – dov’è la libertà in questo mercato?
Una politica europea, dunque. Che però non c’è. C’è solo per la parte poliziesco-militare, di vigilanza alle frontiere – ma Ceuta? ma Lampedusa? E per la micro-economia (micragnosa) dell’accoglienza. Niente, in confronto ai bisogni dell’Europa. Che sono tutti, con eguale più o meno intensità per i Paesi membri, di immigrati. Di una politica quindi dell’immigrazione che preveda procedure e corridoi legali per entrare in Europa. Anche di centinaia di migliaia ogni anno, e di milioni, poiché tutti i Paesi europei ne hanno bisogno. Ma questa politica non si organizza, e anzi non si discute nemmeno. L’organizzazione amministrativa: agenzie ufficiali invece di quelle mafiose, criteri socio-sanitari, visti, passaggi aerei\marittimi, “richiami” o ricongiungimenti familiari. Tutte cose che si sanno, da decenni, ma

non si fanno. E forse solo per insipienza - la mafia della accoglienza è piccola cosa.

Fofi extralarge e i classici al cinema

Fofi al cinema è al centro del mercato editoriale – si può dire il suo lascito più importante, a un anno dalla morte. La Cineteca di Bologna completa col quarto volume (856 pagine, 26 euro) ”L’avventurosa storia del cinema italiano”. “Storia” avventurosa soprattutto per la concezione, che Fofi ideò e realizzò con Franca Faldini, la vedova di Totò: un secolo di cinema è “storicizzato” con le dichiarazioni degli stessi suoi interpreti, registi, produttori, attori, con proprie dichiarazioni se viventi, con vecchie dichiarazioni o interviste se deceduti. Un’impresa, già alla terza edizione, dopo la Feltrinelli e la Mondadori. Mentre La Nave di Teseo riedita “Cinema e bizzarrie”, altro volume corposo, di oltre 600 pagine, con le 125 schede trascritte della  trasmissione di Fofi su Rai Radio 3 “Zazà” tra il 2019 e il 2021 sul Sud (“La letteratura, la musica, lo spettacolo, il teatro, i radio documentari, il racconto e l’approfondimento sui temi della società meridionale e mediterranea. Uno spazio di ragionamento e visibilità sulla vitalità culturale del Mezzogiorno italiano”), chiacchierate per qualche motivo, anche difetto, interessanti, stimolanti. Queste redatte per l’“Internazionale” sono divagazioni su film d’autore in qualche modo riproposti - un libro, un dvd, un film restaurato dalla Cineteca di Bologna (questi soprattutto e sopra tutti pregiati): “registi, film, ricordi e racconti del grande schermo”.

Fofi procede al solito disinibito, ma di gusto sicuro. E sorprendente. Il truce “Todo modo” di Petri ”prussiano”. Kurosawa ispiratore di Sergio Leone, Peckinpah e “Brancaleone”. Il “free cinema” britannico stagione breve ma intensa. Dreyer e la sua ricerca, “Ordet” specialmente, “di un linguaggio che potesse unire cinema (racconto immagine movimento) e spirito (fino all’inesprimibile) nel modo più evidente e immediato”. Il prodigo Wajda, 50 film. Una vindicatio di Lattuada. Una apologia di Flaiano, “grande scrittore, grande critico, grande umorista, grande personaggio e anche grande sceneggiatore” a proposito di un film non visto del 1945 e riedito, “Roma città libera” – basato su un racconto di Flaiano, ”La notte porta consiglio”. Milos Forman, conoscenza occasionale di gioventù a Venezia, gentile, versatile, testimone delle speranze degli anni Sessanta. Ingmar Bergman, la cui forza è innovare la tradizione, dei cui film, uno per uno, sono rintracciate le radici – “non è solo alla storia del cinema a lui precedente che Bergman si riallaccia, ma alla cultura popolare della Svezia, alla cultura religiosa della riforma, alla più intima essenza della cultura svedese e scandinava”.
A volte esagerato. “La rivoluzione di Godard” – da capolavoro in capolavoro: “Nel cinema ci sono stati Pasolini per l’Italia, Godard per la Francia”, in quanto “«fratelli maggiori» radicali e provocatori” (ma, poi, con qualche riserva su Pasolini, invidioso). Solitamente disinibito e solidamente rétro, col gusto dello storico. Con sorprese estemporanee o illuminazioni: “Molti attori comici furono usati in quegli anni (1950, n.d.r.) in film molto seri”, Rascel, Nino Taranto, Walter Chiari, Totò, Aldo Fabrizi –“i bravi comici sono bravi sempre – è cosa nota - anche in ruoli drammatici, mentre non è quasi mai vero il contrario” (forse il solo Gassmann). Con un cara memoria di Bernardo Bertolucci - malgrado il molto osannato "Novecento". E un lungo saggio, da antologia, su Fellini.
Goffredo Fofi, Storie di cinema, Internazionale Extra Large, pp. 92 € 7

domenica 2 agosto 2026

Ombre - 832

Non è (era?) mal pensato il disegno spagnolo di sovvenire al buco demografico con immigrati latinos già formati, con la Ley de Nietos di luglio (la cittadinanza ai nipoti degli emigrati, come fa l’Italia). Ma dopo avere regolarizzato gli immigrati illegali, e figli, con soli cinque mesi di Spagna – mezzo milione-un milione, le domande affluiscono, di arabi e africani. Una pacchia, da qui Ceuta.
Non ci sono antidoti per la denatalità e l’immigrazione selvaggia? Sì, basta una politica dell’immigrazione – l’hanno fatta gli Usa per oltre un secolo, con consolati e visti d’entrata.
L’Euroa “non esiste” anche in questo, che pure è semplice.
 
Si gareggia agli Europei di nuoto a Parigi come all’Olimpiade due anni fa, nella Senna. Anche se un nuotatore su tre nel 2024  è finito in ospedale. Soprattutto i fondisti, che vanno avanti e indietro per ore. I nuotatori hanno protestato e protestano, con le loro associazioni e con gli organizzatori. E niente, il nuoto fa audience tv solo nella Senna, e perisca chi capita. Ma si vuole uno sport.
 
Beatrice Venezi lamenta, in conversazione alla Versiliana, la prevalenza dell’odio femminile nei social mobilitati contro la sua nomina alla Fenice: “La solidarietà femminile funziona al contrario, come pettegolezzo”. Non è una novità. Ma niente è cambiato.
 
Crédit Agricole che dice, papale papale, Bpm-Mps “non s’ha da fare”, in lombardo, in meneghino, che capisca anche la Lega, è pura commedia dell’arte. Solo la Lega, un leghista che si è eletto perfino ministro del Tesoro, Giorgetti, non lo capisce, forse. Aveva detto no a Bpm-Unicredit, perché Unicredit “non è italiana”, sic (ma lui non sa l’inglese), e ha dato il Banco ai francesi dichiarati. Tutta stupidità?
 
Perché l’instancabile Lo Voi, Procurarore romano, non indaga al Tesoro, su eccesso di potere e mancate esercizio del dovere di sorveglianza, su Mps e Bpm? Perché sa già che scoperchierebbe una pentola che non vuole scoperchiare.
E niente anche a Milano: il Procuratore Viola, iperattivo, sul caso dorme? Della banca più lombarda e più milanese, dopo la ex Cariplo, regalata ai francesi. E chi bada ora al “territorio”?
 
“Riconoscimento facciale, monito Ue”, “Intelligenza Artificiale, monito Ue, “accise sui carburanti, monito Ue” (monito Ue, sulle accise?). Non c’è battito di cigli in Italia che non susciti, per i giornali, un monito Ue. Indigenza professionale senz’altro, è un modo di dire  – non c’è l’analogo in altri giornali, di altri Paesi, che pure hanno con Bruxelles contenziosi molto seri, la Francia, la Spagna, perfino la Germania. Non inoffensiva: è l’origine – e a ben guardare la sola causa – del sovranismo indistinto anti-Ue, dell’Unione percepita come una burocrazia antitaliana.
 
È simpatico il presidente del consiglio spagnolo Sanchez, e poi è anche l’ultimo socialista in Europa. Ma manca sempre le occasioni. L’alluvione a Valencia due anni fa. Ora gli incendi, sempre attorno a Valencia, e a Madrid – se ne sta in vacanza. Mentre, per di più, la paura cresce che il socialismo spagnolo finisca come quello peruano di Alan Garcia, tra illeciti e condanne – tutta persecuzione giudiziaria non può essere.
 
La Russa che ogni paio di giorni candida Meloni al Quirinale ci è o ci fa? È elementare che le candidature a distanza si fanno per trombarle. Soprattutto quelle “con tutti i titoli”. Per non dire che Meloni non ha l’età, e forse nemmeno la voglia – con la necessaria perizia giuridica. Portare un moderato al Quirinale, lo capiscono tutti, si fa non pompandolo – è una contraddizione.
 
Si concelebra Piera Detassis con il “Corriere della sera”, che le dedica una pagina: “Io, la prima donna alla guida dei David. Così li ho rinnovati”. Nel senso di rilanciati – i David di Donatello, una delle organizzazioni premiali del cinema italiano, con i Nastri d’argento. Nel senso che li ha assegnati all’ex Pci, indefettibilmente, titoli e protagonisti, maschi e femmine. Per otto anni – non un premio non “in linea”. Tanta ortodossia sembra sciocca, ma è la verità del cinema.
 
Prima i campanili ora i campanacci – delle vacche in montagna. Disturbano, e sicuramente i residenti vinceranno le cause. Campanili e campanacci sono serviti per comprare casa con lo sconto, data la “servitù”. Ora bisogna rivalutare i cespiti. È così che cambiano le civiltà, per niente.
 
È curioso nel reprint “Corriere della sera” della vittoria al Mondiale di calcio romano nel 1934, il tono per nulla enfatico delle varie prose celebrative, e delle titolazioni. Anche Mussolini appare, non spesso, negli occhielli e i catenacci delle varie cerimonie, come “Mussolini” e non il “Duce”. Gli “anni del consenso”, il fanatismo di massa, è proprio datato, 1936-1939, della bugia dell’impero.
 
“È stato ritrovato senza vita nella sua casa a Washington Daniele Compatangelo, corrispondente de La 7 a Washington  e presidente dell’associazione giornalisti esteri nella capitale americana”. È il giornalista a cui Trump aveva confidato: “Meloni mi ha chiesto un selfie, mi ha fatto pena”.
L’audio dell’intervista non c’è. Ma Meloni non ha fatto causa a La 7: ha paura di Cairo?

Meno Cina per gli Usa, più Resto del Mondo

La cura Trump ha funzionato ma non molto. Gli sbilanci nelle partite correnti (beni e servizi ) con la Cina sono cresciuti nel 2025. Quelli del Resto del mondo, quello degli Stati Unirti invece si è ridotto – ma si è accresciuto col Resto del Mndo.
“Nel 2025, i saldi delle partite correnti globali sono ulteriormente aumentati, principalmente grazie alla Cina, dove il surplus delle partite correnti ha registrato il maggiore ampliamento degli ultimi venticinque anni. Tale aumento è stato in parte compensato da una contrazione negli Stati Uniti e nell'area euro.
“Il surplus delle partite correnti della Cina è aumentato di circa 300 miliardi di dollari lo scorso anno, il maggiore incremento in termini assoluti almeno dal 2000, raggiungendo circa lo 0,6% del PIL mondiale. Mentre il deficit delle partite correnti degli Stati Uniti si è ridotto di 69 miliardi di dollari, il suo saldo è rimasto di gran lunga il più elevato al mondo, pari a circa lo 0,9% del PIL globale, superando i surplus combinati di Cina e area euro”.
In sé, gli sbilanci nelle partite correnti non sono un male, né un bene. Né i dazi: “Storicamente, le barriere commerciali in vigore in passato non hanno avuto un impatto chiaro sui saldi aggregati delle partite correnti”. Inoltre, “la valutazione dell'impatto delle misure recenti è complicata da altri fattori, tra cui il boom dell'intelligenza artificiale”. Tuttavia qualcosa già si vede chiaro, della nuova politica commerciale americana: “È evidente che le barriere commerciali hanno portato a una marcata riconfigurazione dei modelli commerciali, con un forte calo delle importazioni statunitensi dalla Cina accompagnato da un aumento delle importazioni statunitensi dal resto del mondo”.
Con grafici e tabelle storiche.
IMF, Global current account imbalances widened further in 2025, External Sector Report, free online, leggibile anche in italiano)