Cerca nel blog

sabato 29 agosto 2026

Problemi di base rivoluzionari - 929

spock

"Morire per l'idea è il solo modo di essere all'altezza dell'idea", A. Camus?

"Non c'è felicità nell'odio", id.?

"Quelli che amano veramente la giustizia non hanno diritto all'amore", id.?

"È questo l'amore, tutto dare, tutto sacrificare, senza nulla sperare in cambio", id.?

"Si comincia per volere la giustizia è si finisce per organizzare una polizia", id.?

"L'ingiustizia separa, la vergogna, il dolore, il male che si fanno agli altri, il crimine separano", id.?

spock@antiit.eu




La cucina, specchio della famiglia

Il ritorno dell'attore e gastronomo italo-americano al Paese dei genitori, a quello del padre  in provincia di Cosenza  e a Cittanova, alle falde dell'Aspromonte,  dove la madre contava parentele strette, di quando era emigrata molto giovane, tra zii e cugini. Qui si improvvisa, con la parentela e le conoscenze, un grande pranzo in comune all'aperto  per decine di persone, attaccate- un pretesto per spiegare, servendoli, alcuni piatti locali.

È la reviviscenza di un uso comune, abbandonato senza più, senza nostalgia e neppure memoria, con la mutata, ridotta, ridottissima, struttura familiare, e la mutata convivialità, limitata per numero (le coppie) e per carica sentimentale.

Stanley Tucci, Searching for Italy - Calabria, CNN 2022, youtube

venerdì 28 agosto 2026

I berlusconeidi lanciano Vannacci

Vannacci in pole, alla prima corsa elettorale, non è male - è già una vittoria. Ma "veni, vidi, vici" il cesareo ex generale può con più plausibilita fin da ora vantare tra un mese a Reggio Calabria davanti allo Stretto, "il km più bello d'Italia". E senza aver fatto nessuna campagna bellicosa: alla sua prima prova elettorale ha già la vittoria in tasca, regalo dei berlusconeidi.

Si vota a Reggio per le suppletive, per il seggio alla Camera dell'on Cannizzaro, Forza Italia, plebiscitato sindaco della sua città.  Un seggio per sette-otto mesi, fino a quando le Camete si rinnoveranno per intero.

Forse per questo i figli di Berlusconi hanno voluto per il centro-destra la candidatura di un avvocato di Roma  -  uno degli avvocati del babbo (lo scudo contro l'assedio delle ragazze facili tutte d'improvviso tornate vergini). E due pesi massimi storici di Forza Italia hanno lasciato indispettiti per Vannacci. Uno, Domenica Giannetta, già parlamentare, ora influente consigliere regionale, si candida anche, e vincerà la suppletiva - "ho 11 mila voti", vanta creduto, che con i vannacciani porterà a 15-18 mila, quanto basta per vincere in una circoscrizione di 70-80 mila votanti, con cinque, forse sei, candidati.

Una partenza a razzo per il generale. Che ci potrà capitalizzare sopra in abbondanza. Assicurata dai figli di Berlusconi, contro la politica per cui il babbo potrebbe andare nella storia, aver portato al parlamentarismo la destra violenta, i fascisti neo ma puri e duri e i bossiani. Forse per inesperienza - la stupidità esiste? Forse per cattiveria, per interesse, per divertimento. Ma nel silenzio obbediente di Tajani, segretario o coordinatore di Forza Italia, e di Occhiuto, il presidente della Regione Calabria (cui il neo vannacciano Giannetta professa incondizionata devozione....). Forse bisogna proprio abolire il diritto di successione. Ma il problema è Forza Italia, Tajani, Occhiuto, incapace di dire alcunché: proprio un partito di plastica. Perché candidare a Reggio Calabris uno sconosciuto? Per lanciare con una vittoria subitanea il partito di Vsnnacci? Per stupidità o sono amici del giaguaro?


Il Medio Oriente non è più made in Usa

Il titolo non è un errore. Il Medio Oriente ha avuto da settant'anni lungo tempo un assetto "americano". Dalla guerra di Suez nel 1956 , che vide il presidente Eisenhower, il "generale della vittoria", schierarsi a favore dell'Egitto, del nazionalismo arabo, contro le potenze coloniali Francia e Gran Bretagna, che, aiutate da Israele, dal generale Dayan, volevano riprendersi il canale di Suez, che i generali egiziani avevano nazionalizzato. Sull'esempio egiziano, poi, un riassetto-modernizzazione del mondo arabo in forma bonapartista promuovendo, con la sostituzione delle inette monarchie dell'ultimo colonialismo con regimi forti, militari - fino  a Gheddafi in Libia, nel 1969. O, nelle petromonarchie, Kuwait, Arabia Saudita, Qatar, Emirati, con un decisa spinta alla modernizzazione delle vecchie dinastie. Questo assetto è ora saltato

O forse no. Ma è  saltato il controllo americano sull" area. Che naviga ora autonomamente, sul piano commerciale con Cina e India, e su quello militare con Pakistan e Turchia, seppure con armamento americano. Per i timori che suscita il militatismo di Israele e per l 'incapacità americana stessa di dettare l'ordine e l'agenda alla regione, ora manifesta  dopo una guerrs inconcludente di quattro mesi contro  l'Iran. Dopo un giro di walzer, si può aggiungere, una decina di anni fa  con la Russia di Putin, sul piano energetico e in funzione anti Is, della lotta comune contro il radicalismo islamico.

Non tutto è perduto  conclude lo studioso, l'America ha margini per rimontare: non c'è un riassetto  solo tentativi. Ma non se  ne vede traccia.

Marc Lynch insegna Relazioni Internazionali alla Washington University e vi coordina gli studi sul Medio Oriente.

Marc Lynch  The End of the the American Middle East , "Foreign Affairs", sett.,ott. 2026, leggibile online, anche in italiano, La fine del Medio Oriente americano

giovedì 27 agosto 2026

Se Washington è allineata su Israele

Una revisione sarebbe in corso al Dipartimento di Stato sulle politiche mediorientali, se sono troppo sbilanciate in favore di Israele. Innescata dall'inconsulto attacco di fine febbraio all'Iran, contro ogni analisi e raccomandazione della diplomazia. Estesa retroattivamente alla guerra di Gaza. E allargata alle attività dell'esercito e dei coloni israeliani in Cisgiordania, dove si sarebbe creata di fatto una situazione che renderà impossibile la soluzione due Stati perno della diplomazia americana.

Analisi del genere non sarebbero infrequenti. Una si ricorda, che fu anche pubblicata, sei- sette anni fa, sull'influenza delle lobbies ebraiche americane sulla politica estera ( per dire che non c'erano, o non pesavano). Probabilmente parte di più ampie indagini sul peso dei gruppi d'interesse sulla politica estera Usa.

Sulla sensibilità americana per l'influenza ebraica fa testo il vecchio "The Shattered Peace", la pace divisa, il capolavoro di esordio, cinquant'anni fa, di Daniel Yergin - allora storico diplomatico, poi convertito in storico e analista del petrolio e dell'energia, sulle origini della guerra fredda: ogni posizione ebraica al Dipartimento o negli Usa veniva misurata con l'Internazionale di Mosca, gia prima della guerra, negli anni 1930, come se il bolscevismo fosse opera di un'internazionale ebraica.

Ebrei tedeschi pro Hitler

Un consistente numero di ebrei in Germania fu sostenitore di Htler. Al voto che lo portò al potere e successivamente. Il suo antisemitismo professo considerando di facciata, per meglio identificarsi con gli elettori sprovveduti. Ebrei nazionalisti, reduci della Grande Guerra, e anticomunisti- Hitler vinse al voto in battaglia serrata col partito Comunista.

Ancora nel 1934, dopo l'incendio del Reichstag, le leggi speciali ("totalitarie"), e l'apertura dei mille lager politici, di confino degli oppositori, una Lega degli Ebrei Nazionali Tedeschi, che vantava diecimila iscritti, si esercitava contro il sionismo, contro il comunismo, contro le democrazie liberali, e contro il boicottaggio delle merci tedesche all'estero, in Europa.

Tymothy W. Ryback, The Jews who voted for Hitler  "The Atlantic", leggibile anche in italiano, Gli ebrei che votarono per Hitler

mercoledì 26 agosto 2026

Ma che ci raccontano - l'Ucraina ha vinto la guerra

L'Ucraina ha ribaltato le sorti della guerra, la Russia si è indebolita, i giovani russi si sottraggono alla leva, Putin è un uomo solo al comando, l'Europa compatta ha fatto la sua prima prova di potenza autonoma. Sono "notizie di guerra", quando cioè è lecito tutto dire, ma poiché noi non siamo in guerra andrebbero verificate, soppesate. Utilizzate, soprattutto, nel quadro di una strategia vincente o meno perdente. 

Puo darsi che l'Ucraina  non abbia una crisi potitica (corruzione), problemi col reclutsmento, il sistema elettrico collassato. Ma perderà il Donbass, regione vasta, mineraria, e strategica. Che consente alla Russia la continuità territoriale con la Crimea. Mentre l'Europa si è invischiata in una guerra che gli Stati Uniti hanno favorito per indebolirla, separandola dalla Russia - e hanno sostenuto militarmente poco, (dietro l'implausibile scusa dello shortage di armamento - una barzelletta - e comunque a spese degli arsenali europei, e politicamente zero.

Anche sotto il profilo della "guerra giusta", l'Ucraina non ha tutti i titoli. La guerra è sicuramente di aggressione. Ma la Russia ci è arrivata dopo una serie di provocazioni: manifestazioni di piazza,  sovvertimenti politici, contro risultati elettorali non contestati, discriminazioni contro la minoranza russa e russofila, soprattutto nel Donbass. E dopo gli accordi di Minsk, mediati dall'Europa, del 2015, per appianare i contrasti con la minoranza russa, sottoscritti anche dall'Ucraina, che il governo Zelensky non ha voluto applicare.

I governi americani Bush jr. E Obama-Biden hanno favorito l'ipotesi di una Ucraina dentro la Nato. Ipotesi in contrasto con gli accordi sottoscritti con Gorbaciov per avere il consenso alla riunificazione pacifica della Germania. Malgrado gli espliciti avvertimenti dell'ambasciata americana a Mosca, resi pubblici da wikileaks o dal Dipartimento di Stato, di una "linea rossa" che il Cremlino considerava insuperabile sulla base delle intese post 1989, una Ucraina dentro la Nato.

Gli Stati Uniti non considerano la Russia un nemico, che anzi corteggiano nel quadro del confronto pacifico, economico e non militare, con la Cina comunista. Hanno però favorito e finanziato la politica ucraina anti-russa dell'interno. E condotto, attraverso gli europei antirussi - i neo membri Polonia, Baltici, i neo membri Nato scandinavi - e i governi europei deboli di Francia e Gran Betagna,  la UE a tagliarsi i ponti con la Russia, col superamento della "linea rossa" Ucraina nella Nato. Nel quadro della mai abbandonata, seppure sottotraccia, strategia anti-Fortezza Europa.

Irrilevanti le considerazioni a margine. La Russia non è una democrazia. Nemmeno l'Ucraina lo è. I giovani russi protestano contro l'arruolamento. Anche i giovani ucraini hanno protestato, a Leopoli e altrove - sarebbe questo il motivo principale del siluramento, non altrimenti spiegato , e della popolarità, del ministro della Difesa Fedorov, che puntava sulla tecnologia come arma di difesa, con meno arruolamenti forzosi di giovani di leva.

Cronache dell'altro mondo - obese bis (419)

L'America non è più il Paese degli obesi? Ozempic e Wegowy avrebbero fatto il miracolo, in un anno, o poco più.

Un anno fa l'UNICEF rilevava più obesi che "gravemente denutriti" nella fascia d'età 5-19 anni, la popolazione scolastica.  Con addensamenti in alcune aree: Stati Uniti, Sud America, Nord Africa, Australia  - con una popolazione di ragazzi obesi sopra i due  quinti del totale dei ragazzi censiti.

In poco tempo, secondo rilevamenti a campione, i farmaci GLP-1 avrebbero operato miracoli negli Stati Uniti. 

Sartre come avrebbe potuto essere

E se questo falso racconto di formzione fosse un divertimento doppio, alle spalle di se stesso, giovane borghese nato più di quanio ce ne sono? Dopo dodici anni di vita da sogno, con una madre tutta per sé, in casa dei nonni materni Schweitzer, prevenienti e complici. Il racconto è di Lucien, bbino, ragazzo, giovane, che tutto indirizza ai maggiori successi, se non che il giovanotto finisce nella boheme  di estrema destra.

Sartre amava l'ironia, anche se fini presto per non praticarla, anchikosato nel monumento di se stesso - una sorta di Guida Spirituale dell'Occidente borghese- rivoluzionario. A doppio effetto in questo lungo racconto - uscito nel 1946 [nella raccolta, cinque racconti, intitolata "Il muro", nella quale è in edizione ET Èinaudi), giacché, se il Lucien finisce antisemita e insomma mezzo nazista, Sartre finirà mezzo comunista sovietizzante, premio Lenin in petto dopo aver rifiutato il Nobel.

Jean-Paul Sartre, Enfance d'un chef, Folio, pp. 130 € 2

martedì 25 agosto 2026

Ma che ci raccontano - immigrati di ritorno

All'improvviso l’Italia è invasa da immigrati di ritorno da tutta Europa - che l'Europa non vuole  e rimanda in Italia. Titoli si fanno allarmanti. Un,'invasione è minacciata. Dalla Germania per prima.

Poi dall'Austria ovviamente, e anche dalla Svizzera - che non fa parte dell'Europa, ma si sente un po' tedesca. E poi naturalmente dalla Scandinavia -  Svezia e Finlandia, non dalla Danimarca - che si sente anch'essa un po'  tedesca, e dall'Olanda, che non poteva mancare. Francia e Spagna, che invece con l'Italia sull'immigrazione litigano da sempre, "sono in standby", stanno alla finestra. 

Dramma. Poi silenzio. È che la Germania ha tre pratiche, su un centinaio di migliaia, di diritto d'asilo che, forse, pare dalle carte d'accompagnamento, non lo giustifichino. È una questione burocratica, e le burocrazie sono all'opera per non definirle, in un senso o nell'altro.

Perché tanto frastuono, allora? Per mettere in difficoltà il governo? Ma non è un servizio all'opposizione, che comunque si troverebbe anch'essa a gestire interminabili pratiche burocratiche - mentre nell'immediato si prenderebbe tutti i rifiuti. Altra ragione non c'e. Se non imitare i social, imoltiplicare e ingrossare le bufale.

Cronache dell"altro mondo - obese (418)

Trump non è più pazzo, come lo volevano gli psichiatri nella passata presidenza, ora è obeso: "È a 725 grammi dall' obesità".

È malattia grave? No, ma comporta uno stigma, sociale e anche dagli effetti pratici, ls cosiddetta "penalizzazione da obesità" (obesity penalty) - a danno soprattutto delle donne che vogliono lavorare  ms anche gli uomini in carriera.

L'America è il Paese con più obesi, in rapparto alla popolazione e in assoluto.

 

Si è giusti per sé

Kalyaev, giovane poeta neo rivoluzionario, è incaricato a Mosca dell'attentato al granduca Serge, che governa la città con pugno di ferro. Lanciando una bomba che Dora, rivoluzionaria sperimentata, ha preparato. Tra i mugugni degli altri rivoluzionari con più esperienza. 

Una prima volta Kalyaev esita, perché nella vettura sono col granduca i figli piccoli e la granduchessa. Animose discussioni seguono. Ma al secondo tentativo la bomba è lanciata. Nella repressione successiva la granduchessa Elisabeth offre la grazia, per pacificare gli animi. Ma Kalyaev la rifiuta, e va alla forca. Dora si prepara a sua volta al sacrificio per ricongiungersi all'amato. Non c'è giustizia, non c'è pace - forse in un aldilà che non esiste? 

Camus si è cimentato quattro volte col teatro. Questo dramma è l'ultimo, 1949, quando era difficile drammatizzare la rivoluzione, con la guerra fredda all'apice. La rivoluzione è dunque il rifiuto di sé stessi, o un atto (privato anch'esso) di amore.  Immedesimarsi nella temperie del pre-bolscevismo dev'essere stato difficile per Camus. Che del resto non si trova a suo agio nelle rivoluzioni, intese come violenza (terrorismo, sommossa). Critico. A volte caustico - "Si comincia per volere la giustizia e si finisce per organizzare una polizia". All'atto quarto la granduchessa e il capo della polizia hanno più argomenti. Una scommessa? Una sfida, ai professionisti della rivoluzione?

Kalyaev è ucraino. Ma non fa differenza.

Albert Camus  Les justes, Folio, pp. 150 € 6

lunedì 24 agosto 2026

Ma che ci raccontano - Lavitola

Settimane, mesi ormai, di Lavitola-Ranucci story e manca l'essenziale. Che il ristorante Cefalù non era trendy, non aveva tutta Roma in coda, vi si pranzava tranquillamente all' ultimo minuto. Non un bistrot, anche se arredato con buongusto - come i due bistrot del quartere, il Caffè Vert dell'architetto Quintiliani, e il Bixio della stilista Frida Giannini. Uno dei sei ristoranti del quartiere, nato come costola della pescheria che lo affianca, in un sito decentrato e anonimo, un strada di scorrimento, piccolo, stretto, su un marciapiedi non largo - in un'area che invece un caffè stile Futurismo nobilita.

Ranucci ci è capitato per incontrare una donna, amica o amante. Mieli e Cappellini ( direttore di "la Repubblica"), da soli, senza compagnia,  non per svago, nel sito decentrato e anonimo dove sta il Cefalù, per incontrarvi Ranucci? Per scoprire o concordare che?

Lavitola non nasce dal nulla, soprattutto per un giornalista. Ha un passato noto di maneggione e truffatore. Ha intascato oltre 20 milioni di contributi pubblici per un falso giornale di un falso partito socialista - forte di un'amicizia decisiva alla Direzione Editoria di Palazzo Chigi. Di questo è stato riconosciuto colpevole, ha fatto il carcere, e dovrà risarcire la somma. Il giornale faceva dirigere nominalmente da un nullafacente, che poi fece senatore con i voti di Di Pietro - e infine portò da Di Pietro a Berlusconi, che aveva bisogno di un voto in Senato. Per Berlusconi si era distinto poi nell'affare delle prosperose ragazze pugliesi desiderose di una notte nel "lettone di Putin", a palazzo Grazioli a Roma, residenza dell'allora Cav.

Tutto questo era noto a tutti i giornalisti. E tuttavia abbiamo visto un montaggio IA su molti giornali in cui un Lavitola giovanile, magro e bello sfoglia pensieroso un giornale con la testata del Psi, "Avanti!", nel suo ottocentesco corsivo, invece  che la imitazione, "L'Avanti!", con cui concorreva ai fondi per l'Editoria - il partito Socialista ha dovuto fare una lunga spiegazione, per dire quello  che tutti, nei giornali e online, sanno.

La fantasia sotto l'impegno

Curioso effetto di questa ripresa- suggestione ďi Benni nella scelta di racconti brevi e minimi del quotidiano: come di una ripresa-suggestione di temi e stilemi alla Malerba - con più di una punta alla Landolfi (distaccata per non farsi tragica). Ma sotto la cappa di un impegno quasi febbrile. Operoso, costante - come sotto catechismo, anche (tanto più) da penitente convinto. Ridere si, insomma, e scoperchiare false fondamenta, ma da apologo, con morale.

Stefano Benni, Ridere sul serio, "la Repubblica", nn. vv., in edicola


domenica 23 agosto 2026

Cronache dell'altro mondo - librarie (417)

 Un distruzione scandosa di molti libri, a migliaia, a milioni viene denunciata, opera dei colossi tecnologici per nutrire loro Intligenze Artificiali. Distruzioni fisiche  materiali, con rottura di copertine e rilegatura per favorire una lettura, digestione più rapida del testo. Quando si farà la storia dell'IA si racconterà anche questa paura (è una paura che si alimenta per fare aneddoto  per ricolizzarla)?

Molti libri sono già stati distrutti, da Google come da molti servizi bibliotecari e librari, per rendere fruibili in rete, scansionati, senza spesa e senza spostamento fisico, libri e riviste. Liberi da diritti. E senza distruzione del "libro", solo di una sua copia fra le tante stampate - con esclusione dei volumi di valore antiquario.

Il mondo che si vuole voce ha già dimenticato questa forma di velocizzazione, e gratuità, della lettura? O non legge?

Umori e tremori del maschio giovane

Un giovane laborioso e ricco, cocco di mamm, sta per sposare. Una ragazza sportiva e disinvolta, che gli si esibisce, oh delusione dell'amore romantico, nuda. Sua unica confidente, in tanto turbinio, la gatta Saha, che gli tiene compagnia la notte, nel "suo naufragio quotidiano", di incertezze risorgenti, fastidi, timori.

Gli editori, tutti, anche i francesi, presentano il racconto come di una condivisione domestica uomo- animale, di linguaggi, anche sonori, e di intimità, a premio su ogni altro rapporto. Basandosi anche sulla passione di Colette per i gatti. Ma questo è scontato - e aneddoto povero, che il giovane Alain trovi più rispondenza in Saha che nella bella e sportiva Camille. In realtà il racconto si legge, come il più famoso "Cheri", per la sottile indagine delle pulsioni maschili nella adolescenza e prima giovinezza (di cui Colette fece anche esperienza personale). Un caso più unico che raro nella tanta narrativa giovanilistica - specie in questi anni di selfie. Per di più a opera di una scrittrice. Un maschile come è, incerto, e portato piuttosto alle defaillances.

Molti editori hanno il racconto in catalogo (scaduti i diritti d'autore), Adelphi, Oscar, Sellerio, mentre lo ripubblicano L'Orma e RusconiLibri.

Colette, La gatta, edd. vv. € 8-12