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martedì 21 luglio 2026

Ombre - 831

Nella quotidiana “apertura” anti-Trump sul sito di “The Atlantic” il pastonista Graham – o Nichols, altro scrivano (se non è pseudonimo) addetto anti-Trump - enumera dozzine di reati dei quali Trump è stato accusato nella prima presidenza, malgrado i quali è ancora in sella. Se ne meraviglia, cioè, non si chiede se le accuse erano sballate. E non dà buona impressione, anche a essere anti-Trump. Il giornalismo di denuncia, in effetti, politico cioè ma non dichiarato, è insopportabile giornalismo, perché, curiosamente, giornalismo vuole dire informazione – il cui sottinteso è “corretta”.
 
Pagelle mediocri per la Spagna calcio campione del mondo. Leggermente migliori per gli argentini, gli avversari della Spagna nella finale – che non hanno mai giocato, hanno solo contenuto la Spagna per 107 minuti, 124 coi recuperi. Il portiere dell’Argentina è l’unico che ha l’8.
Come si fa a giocare per due ore senza mai tirare in porta, almeno una volta? Sarà anche questo calcio, ma come ha fatto l’Argentina ad arrivare in finale?

Paginate sul siluramente in Ucraina del ministro della Difesa Fedorov e sulla piazza che protesta contro il comandante militare Syrsky, senza dare, mai, neppure in piccolo, la ragione. Che Fedorov ha privilegiato la guerra tecnologica degli ultimi mesi, rubando la scena a Zelensky, e riducendo il reclutamento forzato. Mentre Syrsky ne è il sostenitore. Al punto di rifiutarsi di incontrare il ministro della Difesa. Avendo creato resistenze diffuse e tafferugli in piazza contro i reclutatori, p. es. a Leopoli.

“Nel dicembre 2024”, scrive su “L’Economia” Guido Santevecchi, corrispondente (ex?) da Pechino, “l’autorevole Gao” (Shanwen, capo economista di una banca d’investimenti statale), “parlando a una conferenza negli Stati Uniti aveva sostenuto che la crescita del pil cinese negli ultimi due o tre anni era stata probabilmente meno della metà delle cifre ufficiali”. Immediata “scomunica del Partito”.  A gennaio 2025 un linfoma, e ora la morte: la Lunga Marcia è inarrestabile.
 
“Al momento circa 600 milioni di cinesi vivono con circa 1.000 yuan al mese (meno di 130 euro)”, Santevechi riesce a infilare nel “pezzo”. E già che c’è, in chiave di obituary, si fa forte ancora di Gao Shanwen: “Le imprese di proprietà dello Stato cinese sono le gambe del partito Comunista”.
C’è ancora la censura – al “Corriere”, s’intende, in Cina si sa che non c’è? Avere un Santevecchi, così pieno di cose da dire, e non utilizzarlo, il dissidio dev’essere troppo.
 
“Dal Botswana al fronte”,  molti giovani africani sono stati arruolati da Putin per combattere Zelensky, naturalmente con l’inganno. Il governo del Botswana protesta. Questa sembra inventata, dal controspionaggio russo: questa volta i servizi britannici, della Russia da sempre specialisti, potrebbero avere esagerato: quelli del Botswana, e gli altri africani assoldati da Putin, non possono essere camuffati. Il “servizio” giornalistico infatti conclude, facendo aggio sull’ìgnoranza dei giornalisti, che “il Botswana, ricco di materie prime”, e anche ben governato, democratico. Mentre non è ricco – dell’ex Sud Africa è il bantustan più povero, ed è un regno tribale.
 
Leonardo Del Vecchio si compra i giornali di Riffeser, “Nazione, “Carlino, “Giorno”, nomina Orfeo direttore, e subito i giornali, moderati, diventano una piccola “Repubblica”: non c’è interstizio anche locale che non abbia le stimmate del democristianesimo di sinistra – sistema di potere che si presume democratico, aperto, liberale, e invece è arcigno e duro. Tutto cambia subito: celebrazione del G 8 di Genova, Trump bestia, il trucco delle preferenze (elettorali), il gioielliere assassino…. Con gli stessi giornalisti – solo qualche collaboratore è cambiato, p.es. Bruno Vespa, ma perché non se la sentiva o perché lo hanno allontanato?
 
Perché Trump se la prende con la Cina, che gli truccherebbe il voto di novembre? Tutti ridono, e invece un perché c’è: il cinese Xi si rifiuta di aiutare Trump a uscire dal pantano Iran. La Cina si riforniva di petrolio in Iran. È, era, la cliente quasi totalitaria, e quindi la vittima maggiore della chiusura di Hormuz. Però non fa nulla. E, si può aggiungere, è destino che l’America debba sempre sbattere contro i “musi gialli”, in Corea, in Vietnam, e ora a Hormuz? Certo, ne sanno una più delle praterie.
 
Sulla “Nazione”, unico giornale che se ne ricorda, prima della “svolta” Del Vecchio, lo storico Andrea Spiri ricostruisce e in fondo celebra “Craxi-Psi, 50 anni di svolta” – “Il 16 luglio 1976 Craxi fu eletto segretario, e il socialismo divenne riformista”. Con altri buoni momenti di buon governo, dopo quelli del primo (vero) centro-sinistra, anni 1960.
Che differenza con Stefania Craxi, che al Senato fa la manutengola dei figli di Berlusconi, A  che fine non si sa.
Craxi-crisi, nomen omen? Di Craxi la memoria non deve restare buona: prima affossatore del Psi, ora di Meloni?
 
In certo senso ammirabili “la Repubblica” e il “Corriere della sera” che a giorni alterni s’inventano una pagina su e per Matteo Renzi, che ormai rappresenta solo se stesso – forse. Un election manager non saprebbe fare meglio. “la Repubblica” fa perfino tenerezza, che venerdì s’inventa,  ultimo exploit di Orfeo direttore, una pagina in cui Renzi discetta in inglese, lose-lose,win-win, all-in, climate change, pro-pil, pro-pal. Già famoso per il pidgin english – in realtà suoni “smozzicati”, direbbero a Firenze (appresi in Arabia, quando fu ricco testimonial del Rinascimento saudita).
 
Però, inventarsi un candidato, da parte del giornale ex di Scalfari e del “Corriere della sera”, un apartito, giusto il vangelo di Scalfari, a ogni elezione, Montezemolo, Della Valle (sic!), Cottareli, ora Renzi, o Calenda, è un esercizio futile, ma tanto più dev’essere una prova di giornalismo, per i redattori e i direttori dei due quotidiani, inventarsi il niente.
 
“Il pil rallenta ancora”, Cottarelli lo calcola. Ma non rallenta da trent’anni, dagli anni 1990? Non per altro, per burocrazia, fisco, alto costo dell’energia (la più cara d’Europa). E per la democrazia debole – la manomissione della politica. Cose note, notissime. Rimedi? Nessuno – o altrimenti con l’apertura di altre falle. L’Italia è un paese ricco, ma di patrimonio: il reddito non basta più, intacca il capitale – un Paese di ricchi improduttivi.
 
“Non  stiamo impedendo questa fusione o acquisizione”, di Unicredit con Commerzbank, “né abbiamo mai tentato di farlo”, fa sapere il cancelliere tedesco Merz – “quello che abbiamo sempre sostenuto è che le modalità con cui Commerzbank è stata presa di mira non incontrano la nostra approvazione”. È vero: il governo tedesco aveva tutto il diritto di esercitare il golden power, e non lo ha fatto. A differenza dell’Italia di Giorgetti, che non vi aveva alcun diritto e lo ha fatto, a protezione della “sua” banca. La Repubblica, benché ottantenne, è sempre di “sottogoverno”.
 
Il reprint del  “Corriere della sera” del Mondiale di calcio 1938 vinto dall’Italia sull’Ungheria, è un tripudio di “osanna”, una mostra di stupidità sbalorditiva. Negli  “anni del consenso” (De Felice). Incontestabile, ma non spiegato. Questo reprint a distanza, in anastatica, invece lo spiega, come nessuno storico- sociologo ha finora fatto: la stupidità esiste.
 
Nel medesimo reprint si danno le notizie dai fronti spagnoli, vittoriose ma non lusinghiere per le truppe italiane, ridotte a 5 e 17 righe, camuffate da“eroica resistenza”. Ma di questo la colpa non è solo italiana. È proprio delle “notizie di guerra” : la guerra non è mai persa, alle brutte si resiste, eroicamente.
 
Malinconica più che marziale la sfilata di Macron col suo capo di Stato Maggiore sulla camionetta “post-bellica” per gli Champs-Elysées, per appropriarsi della difesa europea. Sparando parole con Zelensky e altri prim’attori della famosa difesa. L’Europa è così, tutta chiacchiere. Ma la Francia semper ci aggiunge di suo, la gloriola. Profanando pure il 14 luglio.
 
La vera battaglia della Francia si combatteva, lo stesso 14 luglio, la sera con la Spagna al Mondiale di calcio nord-americano. Una Francia svogliata oltre che, forse, incapace. Di atleti – nessuno nato in Francia, giusto la perfidia dell’ex premier spagnolo Rajoy – solo ricchi di soli, grazie agli sceicchi di Parigi.
 
Il giorno stesso si scopre che la Francia è la maggiore acquirente di gas russo. Malgrado le sanzioni che invece promuove – armiamoci e partite? Di gas di cui non ha bisogno, che poi rivende ai tedeschi.
S i sa che le sanzioni sono inefficaci, solo un espediente per affari poco puliti – la crescita di un ricco girone di mediatori, pagato dai consumatori con il caro-prezzi. Ma con Putin si va oltre: la Francia si fa merito di avere fermato, una volta in sei mesi, un anno, un carretta russa che funge da nave petroliera, in ossequio alle sanzioni. Nel mentre che commercia il gas russo, a spese dei tedeschi (e, sui prezzi, anche dell’Italia).
 
Ci s’infogna nella tragicomica vicenda Ranucci-Lavitola come  in uno scoop di “Report”. Corteggiamenti, travisamenti, trabocchetti (in genere a spese degli addetti stampa di onorate società, messi in mezzo e poi traditi da cinici reporter – cinici, insomma, gente di rispetto, dell’informazione).
Infognarsi è il verbo giusto, perché “Report” è maleodorante? E vuole farlo sapere –è fatto per odorare male?
 

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