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Gide protofemminista
Visto da lei,
visto da lui, visto dalla figlia della coppia. Un rapporto, e quindi una vita, felice
e infelice. In tre distinti racconti, “La vita delle mogli”, Roberto”, “Géneviève”
(tradotto “Genoveffa”).
Era un’idea di
narrazione tra le due guerre, del “punto di vista”, un esercizio che attrasse
anche Aragon, e Giono. Con situazioni però diverse, della coppia nel mondo,
mentre qui si relativizza l’amore, o il rapporto intimo: il punto di vista seziona
il rapporto di coppia e parentale, non i condizionamenti esteriori.
Questo di Gide,
tre racconti (di cui il secondo, “Roberto”, o “visto da lui”, è dedicato al
famoso filologo Ernest Robert Curtius), o un romanzo in tre parti, che vide la
luce dopo una lunghissima gestazione, se le prime bozze risalgono al 1912 e la
pubblicazione al 1929, viene iscritto in una sorta di femminismo anticipato, in
quanto fra i racconti delle stesse vicende, situazioni, caratteristiche, le
messe in quadro della madre e della figlia sembrano vere o più vere.
Il titolo in italiano
è quello di Molière. Il titolo originario, “L’école des femmes”, potrebbe sottintendere
effettivamente una forma di protofemminismo. Ma l’edizione italiana ha seguito
quella originaria, che si è fatta inizialmente in inglese, come “The School of
Wives”, pubblicata su una rivista americana che aveva commissionato il racconto,
pagandolo anticipato con una somma notevole, 1.500 dollari.
Di un autore che
non si pubblica più da fine Novecento – la “letteratura” non ha più mercato? È curioso,
la rete, interrogata sul titolo in commercio, dà sei o sette edizioni della
commedia di Molière e niente di Gide: Molière è attuale perché il teatro lo è?
Siamo un’epoca teatrale – i social, in fondo, questo sono: un piccolo
(minimo, micragnoso) teatrino domestico, coi famigli (followers).
André Gide, La
scuola delle mogli, Oscar, pp. 203 pp.vv.
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