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Freud, il ritorno
“Annunciare oggi di voler
intraprendere un percorso di formazione psicoanalitica equivale, in molti ambienti,
ad ammettere di voler curare i propri pazienti con l'astrologia o sviscerando
una capra. Dire di sottoporsi a psicoanalisi come paziente significa rivelare
di affidare la propria salute mentale a uno stregone. Quindi, se vi dicessi che
un rispettato neuroscienziato si è proposto di riesumare Sigmund Freud e di
sostenere che sia la sua teoria della mente sia il suo metodo psicoanalitico
siano il miglior approccio – anzi, l'unico – in grado di curare i disturbi
emotivi, probabilmente lo considerereste un progetto donchisciottesco e il suo
autore forse un candidato a una seria terapia”. Ma non è il solo, e anzi la sua
lettura è quella che più si diffonde nelle neuroscienze.
“L'influenza
culturale e scientifica di Freud raggiunse il suo apice circa 70 anni fa, e
gran parte della storia della psichiatria da allora è consistita in una rinuncia all'uomo,
ai suoi concetti e alle sue tecniche terapeutiche così radicale da assumere una
connotazione di ferocia, persino di vendetta. È stato considerato sessista,
misogino, prepotente, narcisista, omofobo, pervertito, tossicodipendente,
opportunista, plagiario, fabulatore e impostore scientifico, oltre che un amico
sleale e un protetto che si appropriava indebitamente del merito altrui. Per
non parlare di un terapeuta inetto e incompetente – "un dogmatico che
intimidiva i suoi pazienti e non riusciva mai a distinguere la differenza
cruciale tra le loro fantasie e le proprie". (Così riassume la quarta di
copertina di una raccolta di saggi anti-freudiani scritti da 18 psichiatri,
filosofi, storici e altri, curata nel 1998 da Frederick Crews, critico
letterario ed ex fervente freudiano trasformatosi in un virulenza eretico).
“Se
i medici legali dovessero attribuire la morte al freudismo, potrebbero
specificare il 1963. In quell'anno, il filosofo della scienza Karl Popper
indicò la teoria psicoanalitica come l'esempio archetipico di ciò che definiva
"pseudoscientifica": peggio della semplice cattiva scienza, la
psicoanalisi, essendo non verificabile, non era affatto
scienza. Basata in gran parte sull'interpretazione altamente speculativa di
sogni ricordati in modo imperfetto, la teoria psicoanalitica era impermeabile
alla vera indagine scientifica. Pretendendo di spiegare tutto, affermò Popper,
la psicoanalisi non spiegava assolutamente nulla”. Oggi non si ricrederebbe?
Scott
Stossel, What if Freud was right?,
“The Atlantic” 5 agosto, online, leggibile anche in italiano, E se Freud avesse
avuto ragione?)
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