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lunedì 3 agosto 2026

L'immigrazione è necessaria ma non selvaggia

L’immigrazione è selvaggia in Europa, da 30 e passa anni – dai primi sbarchi organizzati dalla mafia albanese. L’immigrazione selvaggia non può essere un bene. Anzi, è spaventosa, sotto tutti gli aspetti. Troppi morti – a Ceuta, in un solo giorno, un centinaio, in tutto il Mediterraneo 32 mila negli ultimi dodici anni, cifra sicuramente sottostimata (impossibile contare i “dispersi”). È una “tratta”, non di schiavi ma costosa, organizzata da mafie – a partire dalle cifre mostruose pretese per ogni “passaggio”, 5 e 6 mila dollari, che in Africa sono un capitale. Troppi bambini allo sbando - a  Ceuta in un solo giorno poco meno di 900, che il governo spagnolo, tanto permissivo, non sa dove né come ospitarbe, né se ne cura. Ogni Paese europeo di primo approdo, da quelli continentali a quelli marittimi, ha una responsabilità europea nelle sue politiche di accoglienza, perché parte di un sistema di libera circolazione continentale delle persone.
Contro questa “tratta” non ci sono altre soluzioni che una politica dell’immigrazione. Le porte aperte e la dottrina dell’accoglienza sono impraticabili, come le porte chiuse. In Italia il Pd si fa della politica delle porte aperte motivo di orgoglio. Politica che però non praticava quando era al governo, da Napolitano a Minniti, ministri dell’Interno anzi severi. In Europa la Spagna se ne è fatta una bandiera: a gennaio un’iniziativa popolare è stata sopravanzata dal governo, che ha offerto la residenza a tutti gli immigrati di ogni specie, con cinque mesi di permanenza nel Paese. Ma contro ogni altro Paese europeo, anche governato dalla sinistra come la Spagna (con l’eccezione di Macron, il presidente francese, che però è notoriamente opportunista, il tipo morettiano del “mi si nota di più se…”, ed è in libera caduta politica, già promotore di varie durezze anti-immigrati, alla frontiera con l’Italia e a Dover).
Tiene ora banco la richiesta di Meloni e Frederiksen, due donne, due coetanee, 49 anni, ma una di destra e una di sinistra, per una risposta europea, nei criteri e nelle forme, all’immigrazione selvaggia. Una richiesta che tutti in Europa condividono – eccetto Macron. Compresi l’esecutivo di Bruxelles, che pure è stato eletto dal centro-sinistra, e il Parlamento, di analoga maggioranza.
Qualcosa come 50-100 mila morti, senza nome, nel Mediterraneo in trent’anni distruggerebbero qualsiasi sinistra delle porte aperte - se vera, non di (piccoli) politicanti. Cinquemila dollari per un milione annuo di migranti fa cinque miliardi. Un bel capitale annuo. Sottratto alla povera, poverissima, Africa - con Bangladesh et al..In omaggio al “libero mercato” dell’accoglienza – dov’è la libertà in questo mercato?
Una politica europea, dunque. Che però non c’è. C’è solo per la parte poliziesco-militare, di vigilanza alle frontiere – ma Ceuta? ma Lampedusa? E per la micro-economia (micragnosa) dell’accoglienza. Niente, in confronto ai bisogni dell’Europa. Che sono tutti, con eguale più o meno intensità per i Paesi membri, di immigrati. Di una politica quindi dell’immigrazione che preveda procedure e corridoi legali per entrare in Europa. Anche di centinaia di migliaia ogni anno, e di milioni, poiché tutti i Paesi europei ne hanno bisogno. Ma questa politica non si organizza, e anzi non si discute nemmeno. L’organizzazione amministrativa: agenzie ufficiali invece di quelle mafiose, criteri socio-sanitari, visti, passaggi aerei\marittimi, “richiami” o ricongiungimenti familiari. Tutte cose che si sanno, da decenni, ma

non si fanno. E forse solo per insipienza - la mafia della accoglienza è piccola cosa.

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