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Letture - 619
letterautore
Arte astratta – “L’esperienza dovrebbe averci insegnato che il codice, il regolamento di
P.S., l’elenco degli abbonati al telefono, il bollettino dei protesti cambiari
sono ottimi soggetti per un regista che ha delle idee” – Flaiano, “Duvivier”,
mini-recensione del film “Anna Karenina”,11 giugno 1949 (ora nella raccolta
“Chiuso per noia”).
L’argomentazione sarà ripresa tal quale da Sciascia
– lettore (involontario?) di Flaiano. Questi però ci aggiunge Petrolini:
“Petrolini, senza volerlo, sosteneva la stessa tesi quando affermava di voler
mettere in musica l’orario delle ferrovie: questo è uno dei pochi «libretti»
che non potrebbero influenzare con una loro prepotenza narrativa l’ispirazione
di un compositore”. E conclude da Grande Critico: “La lezione dell’arte
astratta è questa, e va accettata per i frutti che darà: una decantazione della
visione”.
Candido - “Un ottimista dimostrativo, in malafede” – E. Flaiano,”Charlot”, in
“Chiuso per noia”.
Cinema – Al meglio è, era,
“un poco d’inferno”, secondo Flaiano critico cinematografico già (dopo dieci anni
di professione, 1948) un po’annoiato (v. la raccolta Adelphi “Chiuso per noia”).
Funziona, funzionava, col brivido: “Il cinema era un tonico, risvegliava la
fantasia e placava invece desideri, dando l’illusione di averli soddisfati. Per
questi motivi il cinema americano e poi quello francese ebbero tanta fortuna. Il
pubblico chiedeva da essi un poco d’inferno nel quotidiano purgatorio”. E
portava ad esempio il 1936, “anno di pace”: “Nei quattrocento film di produzione
francese di quell’anno erano descritti: 310 omicidi, 104 furti semplici, 165 a
mano armata, 74 ricatti, 43 incendi dolosi, 114 truffe, 62 esempi di omertà,
182 di falsa testimonianza, 192 adulteri femminili e 213 maschili: un totale di
1.339 crimini e delitti, con una media di 3,4 per film”.
Commozione – “Da bambini il
mondo s’impara a conoscerlo non – come parrebbe – con immediato e originario
contatto con le cose, ma attraverso i segni di queste: parole, vignette,
racconti. Se si risale un qualunque momento di commozione estatica davanti a
qualcosa del mondo, si trova che ci commoviamo perché ci siamo già commossi; e
ci siamo già commossi perché un giorno qualcosa ci apparve trasfigurato,
staccato dal resto, per una parola, una favola, una fantasia che vi si riferiva
e lo conteneva” – Cesare Pavese, “Del moto, del simbolo e d’altro”, in “Feria
d’agosto”.
Guerra – La guerra al
cinema è, funziona se, è opinione di Flaiano critico cinematografico (“La
macchina per fare gli eroi”, un testo breve del 1947, non molti anni prima di
“Tutti a casa” (1960), etc., ora in “Chiuso per noia”), demitizzante. Quindi
meglio se in chiave comica: “E, poiché una delle caratteristiche delle ultime
guerre è di essere state combattute da popoli interi, da masse di «borghesi »,
dalle quali sarebbe emerso un nuovo tipo di eroe antimitologico, un eroe spesso
debole fisicamente e soprattutto meravigliato del suo stesso coraggio, per
questo i film comici hanno indicato un lato nuovo della verità”.
Flaiano
faceva riferimento a film di venti-trent’anni prima, di Buster Keaton, “Come
vinsi la guerra” (1926), e Charlot, “Shoulder Arms” (“Charlot soldato”), 1918.
Infanzia – “Che
l’infanzia sia poetica, è soltanto un mito dell’età matura”, C.Pavese, “Del
mito, del simbolo e d’altro”, in “Feria d’agosto”: il bambino vive di
rivelazioni “(le cose si scoprono, si battezzano, attraverso i ricordi che se
ne hanno, poiché, rigorosamente, non esiste un «vedere le cose la prima volta»:
quella che conta è sempre la seconda”)…. La poesia è altra cosa. In essa si sa
d’inventare, ciò che non accade nel concepire mitico”.
La Fontaine – “A volte l’astuzia viene usata per evitare scomodi onori: il grande
favolista La Fontaine non si lavava molto per evitare di essere invitato a
Versailles” - Giuseppe Scaraffia.
Nuba -
“I Monti Nuba sono un mito geografico e umano, invisibile reale e vivente nel
cuore del Sudan. Isolati, impervi, difficili da raggiungere da dovunque ci si
voia arrivare, sono una vasta oasi di pietra in mezzo al deserto. Durante
secoli, luogo di rifugio per vittime fuggiasche di guerre e persecuzioni.
L'incredibile varietà linguistica che caratterizza la comunità dei suoi
abitanti - più di cento idiomi! - è testimone di questa variegata origine. Da
sempre i Monti Nuba offrono tolleranza e pace a chi li raggiunge, al costo di
una sopravvivenza conquistata a caro prezzo, in condizioni ostili, dove ogni
chicco viene deposto nella terra con cure infinite! . Pietro Veronese, “Qua do
la guerra civile sale anche sui monti Nuba” (“il Venerdì di Repubblica”, 7
agosto).
Un
po’ più complicato che il “fascino fascista” (dei corpi, delle simmetrie) che
Susan Sontag imputava 50 anni fa alla regista tedesca Leni Riefenstahl,
riemersa da una lenta denazificazione con un volume fotografico giustamente ammirato,
“I Nuba".
Postmoderno – Al cinema è grottesco, l’imitazione, Fofi stabilisce analizzando Ingmar
Bergman (“Stupore e pensiero in Ingar Bergman”, ora in “Storie di cinema”): “Il
postmoderno esiste e ha cambiato tutto, ma ha anche appiattito tutto… Il
tentativo di fare il «nuovo» è spesso grottesco, per esempio in certi registi
nordici e scandinavi, come i ridicoli «eversori» Ruben Östlud, Lars von Trier,
Thomas Vinterberg, parodie, al pari del nostro Paolo Sorrentino”.
Passeggiate romane – Meglio al cinema? “L’opera di Stendhal più adatta ad essere trasportata sullo schermo”,
secondo Flaiano, paradossale ma non del tutto, nella critica che fa alle
riduzioni dei romanzi per lo schermo – alla recensione di Duvivier, “Anna
Karenina”, dicendo mediocri le trasposizioni al cinema di Tolstoj, di Flaubert,
di Stendhal – è le ‘Passeggiate romane’, senza trama né dialoghi”.
Sull’esempio di “Ladri di biciclette”.
Promessi sposi – “Nel romanzo quel che il
lettore cerca è ben altro”, s’impazienta Flaiano spettatore al cinema nel 1942
dei “Promessi sposi” di Camerini, altro che “i due poveri giovani che non
possono sposarsi per la libidine di un signorotto”: il lettore cerca “le
osservazioni dell’Anonimo, i capitoli sulla peste o sulla «monaca», la prosa
sempre ardita e semplice, insomma tutto fuorché il casuale concatenarsi dei
fatti”.
Tutto
il contrario di Walter Scott. Del romanzo storico allora (e ora) vigente.
Zavattini – Avventure picaresche di poveri cristi “descritte senza l’abituale moralismo catto-zavattiniano”,
con divertita simpatia Fofi trova in un film del 1945 che nessuno ha visto,
“Roma città libera”. Anche perché basato su un soggetto di Flaiano che Fofi
molto apprezza, “La notte porta consiglio”. Di cui però è sceneggiatore
Zavattini: “Tra gli sceneggiatori, insieme all’ottima Suso Cecchi D’Amico…. figura
anche il nome di Zavattini, ancora indeciso tra il suo recente passato di
svagato umorista e la sua vocazione predicatoria”.
letterautore@antiit.eu
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