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Il mondo com'è (500)
astolfo
Bafometto – Houellebecq, “Annientare”, pp. 427 segg., ne fa – ne fa fare a uno
specialista dei servizi segreti, che denomina Delano Durand – una biografia
quasi storica, fuori dalle dicerie che lo accompagnano, si accompagnano alla
parola: “Se vogliamo giocarcela pesante, direi che il nome data dal Medio Evo, e
che probabilmente è una deformazione di Maometto. Lo si ritrova per la prima
volta in una lettera di Anselmo di Ribemont, compagno di Goffredo di Buglione,
del 1089, in cui racconta l’assedio di Antiochia. Per i cavalieri cristiani del
Medio Evo i mussulmani non erano altro che adoratori del diavolo…. In breve, c’è
che Bafometto è stato in seguito adorato dai Templari, è d’altronde una delle
principali cause della distruzione
dell’ordine del Tempio, prima di essere rireso dai massoni di rito
scozzese, e in questo momento è molto popolare nei gruppi Extreme Metal e Death
Metal, principalmente norvegesi, è una vera star in quegli ambienti lì. Il
personaggio è piuttosto ambiguo, ha una testa di capro, ed è barbuto, ma nello
stesso tempo ha seni di donna”.
L’ultimo raccontato, e il più conosciuto, quello di Pierre Klossowski, è
un misto di magia e erotismo, trascendenza e perversione – dedicato a Michel
Foucault, opera del 1965 (ma wikipedia vuole he “la sua figura” aleggi “costantemente
nel romanzo ‘Il pendolo di Foucault’”, di U. Eco, 1988). Pierre Klossowski,
il fratello maggiore del più noto Balthus, Balthasar Klossowski, curava molto
questo modo di essere, del mistero, teatrale, che appariva ai concerti di Santa
Cecilia, tra 1969 e 1970, quando era all’Institut francese a Roma, in ampio tabarro,
cappellone a larga falda e occhiali scuri, in piedi su una qualche tribuna – la
sua opera, di cui “Il bafometto” considera il compimento, Deleuze dice “unità
di teologia e pornografìa... qualcosa che chiamerei pornologia superiore”.
Church of Euthanasia – La Chiesa dell’Eutanasia (CoE) è “una religione
e un’organizzazione ecologista radicale (deep ecology)”. Avviata
nel 1992 a Boston, nell’ex New England inglesizzante e puritano dei Padri
Fondatori, da Chris (Christine) Korda, una musicista elettronica e attivista
ambientale, e da Robert Kimberk, “pastore Kim”, si vuole insieme radicale e
tollerante: si è costituita per propagandare le virtù del suicidio. Ma è diventata
presto famosa, quattro anni dopo la nascita, alle elezioni presidenziali del 1996,
per aver e lanciato la candidatura di “Una Bomber”, Theodore Kaczynski – il
“matematico dotatissimo” delle biografie, auotore di una innovativa dimostrazione del “teorema di Wedderburn”, già
professore a Berkeley, che si era isolato in una capanna remota nel Montana,
dove fabbricava bombe artigianali che mandava a personalità a suo avviso implicate
nello sviluppo delle tecnologie (di cui anche lui, come già il filosofo tedesco
Heidegegr, diffidava), facendo nel complesso tre morti e una ventina di feriti,
prima di essere scoperto (condannato all’ergastolo, forse vi è morto).
La “chiesa” si dichiara “una fondazione educativa senza scopo di lucro
dedicata a ripristinare l’equilibrio tra gli esseri umani e le specie rimanenti
sulla Terra”. Da perseguire “attraverso una massiccia riduzione volontaria
della popolazione”.
Korda la vorrebbe “l’unica religione anti-umana al mondo”. All’insegna di
un unico comandamento, “non procreare” - con l’invito “salva il pianeta,
ucciditi”. Basato su quattro “pilastri”: il suicidio (“facoltativo ma
incoraggiato”), l’aboRto (“può essere necessario per evitare la
procreazione”), il cannibalismo (“obbligatorio se insisti a mangiare carne”,
ma solo se qualcuno è già morto) e la sodomia (qualsiasi atto
sessuale non destinato alla procreazione”).
Ad ogni buon conto, la chiesa propaganda la riduzione della popolazione
solo con mezzi volontari – rifiutando specificamente, che non si creino
equivoci, l’assassinio e l’eugenetica come mezzi per favorirla. E promuove l’ambientalismo
più radicale. Attiva sui social, non dà numeri sugli adepti.
Jena – Accanto alla Sassonia-Anhalt
oggi nelle cronache allarmate per avere aperto in Germania la strada all’estrema
destra politica, del partito Alternative fūr Deutschland, c’è la Turingia, che
per prima per la verità ha aperto la porta a Afd, giù due anni fa, col 33 per
cento del voto. E la Turingia è il Land di molta storia tedesca, e della
migliore, Erfurt, Weimar, illustrata da Goethe, e Jena. Da quest’ultima in particolare
– oggi amministrata peraltro da un Thomas Nitzsche, l’“ultimo dei Liberali”, in
Germania specie protetta (sono confluiti tutti in Afd). Che a fine Settcento “con la sua università
realizzò una chimica umana e intellettuale che non ebbe eguali nel resto della
Germania”, Alberto Rollo, appassionato e
narratore (“Le attitudini”) del primo romanticismo su “Robinson”, 6 settembre.
E influenzo al cuore, si può aggiungere, praticamente la indirizzò, la cultura
tedesca nell’Otto e Novecento. “La presenza di Schiller era una calamita
irresistibile per molti giovani”, ricorda Rollo: “Le lezioni accademiche di
Fichte ridisegnarono il ruolo fondamentale della filosofia. L’arrivo dei
fratelli Wilhelm e Friedrich Schlegel, con le rispettive compagne Caroline e
Dorothea, rivoluzionò il clima culturale. Friedrich fu amico di Novalis e tutti
frequentavano i fratelli von Humboldt prima che Alexander, il naturalista,
cominciasse a girare il mondo”. La rivista degli Schlegel, “Athenäum”, “nei due
anni d vita, tra il 1799 e il 1800, riassunse gli entusiasmi e il respiro
filosofico, poetico e scientifico di Jena. Fu un biennio fulminante.
Circoscritta fra Kant e Hegel, fra Schiller e Goethe, la grandezza di ‘Athenäum’
fu quella di un gruppo di anticonformisti che prese le distanze dagli eccessi
della rivoluzione francese e accese la rivoluzione del pensiero, non disgiunta
da quella spirituale e poetica. Era una banda estroversa, che s’aggirava per
strade, taverne, aule, controfilosofando (secondo il loro lessico comune).
C’era tanto erotismo tra quei giovani. Si dice che i figli non riconosciuti
siano stati molti, come gli intrecci amorosi e provocatori in casa Schlegel raccontati
nel romanzo ‘Lucinda’”. Senza dimenticare Schelling, per il quale l’autore di “Lucinde”
sarà lasciato dalla moglie Caroline – per sposare l’irresistibile Schelling.
Una ricostruzione un po’ maschilista, contraria allo spirito del primo romanticismo,
per larga parte influenzato da scrittrici e poetesse, dentro e fuori del
matrimonio. E manca lo spirito di Hölderlin, presenza capitale, del primo, e
del secondo e del terzo romanticismo, che a Tubinga era stato amico fraterno di
Hegel e Schelling. Mentre Novalis, altra presenza capitale a Jena, è solo citato
(della presenza di Novalis si può recuperare ciò che ne scrivemmo vent’anni fa nel
romanzo “La gioia del giorno”: “Novalis,
il poeta dei rapimenti che studiò da ingegnere, lascia freddi. Non per l’ingegneria:
un signore che s’innamora di una dodicenne, la quale a tredici anni s’ammala e
a quindici muore, la morte spesso non è simbolica, è storia indigeribile. Sarà
invidia, forse l’amore bambino soltanto esiste, poi è tattica. Di uno che, con
meno anni, godeva a Jena la compagnia di Schiller, Fichte, Schelling, von
Humboldt, talvolta Goethe”). Novalis, al secolo Friedrich von Hardenberg,
nobile, etereo, fidanzato a una tredicenne, nei cui occhi vedeva riflesso
l’azzurro del cielo, agli stati generali del romanticismo a Jena, da lui
elevati a “comitato di salute pubblica dell’universo”, promosse una gilda di mercanti
abbastanza ricchi da provvedere “ai fini generali della poesia”.
A Jena l’aria secca induceva a bere vino – il comunismo ha poi
dimenticato come si fa, come si fa il vino. Da Lipsia vi si trasferì Leibniz.
Hegel vi inventò la storia, l’anima del mondo” vedendovi a cavallo per le
strade della città, nelle sembianze di Napoleone – che però non era alto di statura.
Nietzsche vi fu tenuto coatto, dal
professor Binswanger inflessibile, benché suonasse il piano (Nietzsche), finché
non morì.
Prende il nome di Jena nelle storie della letteratura il primo
Romanticismo, detto anche “iniziale”. A Jena e fuori Jena, a Berlino e Francoforte, il primo
Romanticismo fu animato anche da scrittrici e poetesse. Da prime attrici, sul
proscenio, e non come figure di recupero. Tra esse eminenti Karoline von Günderrode (1780–1806), e Bettine von Arnim
Brentano, otre a Dorothea Veit Schlegel e Caroline Schlegel-Schelling.
Misasi - “Moro non amava
i giochi enigmistici”, afferma risoluto Bartezzaghi, per fare piazza pulita
delle ipotesi che le lettere di Moro dal carcere nascondessero messaggi
criptati. Un esercizio, ricorda, che Sciascia fece a vuoto. Mentre (almeno) un
indizio evidente c’è: un riferimento a Misasi (per Sismi) come quello che può
aiutare. L’on. Misasi era un Dc cosentino che si faceva crescere in sed e
nazionale per creare un’alternativa alla onnipresenza del socialista Mancini in
Calabria. Schivo, riservato, negli anni di De Mita avrà il suo massimo incarico
come segretario amministrativo della Dc).
Una indicazione
evidente, tanto è incongrua (incongrua la chiave Misasi in senso proprio,
riferita alla persona), che su questo sito avevamo messo in evidenza una
dozzina d’anni fa: “C’è un richiamo incongruo, nelle lettere dal carcere di
Moro, all’onorevole Misasi come uno capace di venire a capo del suo problema.
Misasi, poi con De Mita segretario amministrativo della Dc, era allora un
deputato calabrese, con qualche incarico pregresso di sottosegretario. Il suo
nome era palesemente un anagramma scoperto per il Sismi, il servizio di
controspionaggio militare. Un nome che apriva una pista. Tanto scoperta quanto
rifiutata e anzi in nessun modo praticata”.
Angelina Zampanelli – Benedetto
Croce visse per vent’anni, fino alla morte di lei, molto compianta, con
Angelina Zampanelli, sua amante (oggi si direbbe compagna) e musa. “More uxorio”,
come marito e moglie, anche se attenti a non procreare: nella stessa casa, lei
a titolo di padrona di casa, con gli amici e all’occhio dei conoscenti, insieme
anche nei frequenti viaggi. Angelina aveva 23 anni quando si incontrarono,
Benedetto 27, e già in qualche modo Croce. Era il 1893, e il luogo dell’incontro,
casuale, Salerno. Angelina era di famiglia modesta e di pochi studi, ma “bella,
alta, estroversa, e intelligente”. Romagnola, di Savignano.
Da allora e per
tutta la (sua breve) vita Angelina fu “Donna Nella” (in casa Angelinella) e “la
signora Croce”. Per tutti, conoscenti di Croce, colleghi, giornalisti politici,
frequentatori della casa, e del
pubblico, napoletano e non. Presenza specialmente apprezzata dai frequentatori
abituali di casa Croce, che variamente la citano: Di Giacomo, Giustino
Fortunato, Torraca, l’editore Ricciardi, Roberto Bracco, Michelangelo Schipa.
Seguì Croce nelle
sue varie abitazioni, dapprima a viale Elena, poi a via Atri, e negli ultimi suoi
due anni, dal 1911, a palazzo Filomarino. Viaggiavano anche insieme molto a Parigi,
a Firenze, in lunghe villeggiature in Romagna. “E poi in Abruzzo” - racconta Nello
Ajello , “Solo per amore”, su “la Repubblica” del 22 marzo 1994 – e a Perugia,
a Palermo (in casa dei Gentile), sul lago Maggiore, in Svizzera. Fuori di casa,
Angelina si conferma “vivace”, “fresca”, “allegra”, così come la descriverà più
tardi, rimpiangendola, il filosofo. Gentile, Prezzolini, Renato Serra saranno
variamente attratti dalla sua avvenenza priva di fatuità. Prezzolini la disse “donna
di imperiale bellezza”.
Fu una convivenza spensierata
e felice, durata fino alla morte di lei, nel 1913 – soffriva di cuore, i primi
sintomi si manifestarono nel 1905, e portarono a un rallentamento dei viaggi. E
un ricordo non macchiato dai pettegolezzi, dopo morte. Fausto Nicolini, primo biografo,
dettaglista, di Croce non la menziona nemmeno. Un altro crociano, Edmondo
Cione, ne ha scritto come di “un’antica attrice di café chantant”. Pettegolezzo
che sarà ripreso da Abbagnano nei “Ricordi di un filosofo”, “una sciantosa” – con
l’aggiunta, inventata, di un matrimonio in extremis (falsa notizia forse
trascritta da un altro filosofo che per primo l’aveva adombrata, Augusto Guzzo –
il quale, però, ammirava “donna Angelani”).
La verità del rapporto è stata ristabilita da Gennaro Ssso, in “Per invigilare
me stesso”, l’edizione dei “taccuini di lavoro” di Croce.
Nessun dubbio invece
sull’aspetto fisico, di grazie e bellezza. Che alcune fotografie e qualche ritratto
testimoniano. Uno, dipinto da Salvatore Postiglione, rimarrà nella biblioteca di
Croce a palazzo Filomarino anche dopo il suo matrimonio. Quando Angela si ammalò,
Croce ne soffrì – si sa da lettere e note di amici e conoscenti, preoccupati
per la sua stessa salute: Gentile, Prezzolini, Torraca, lo scrittore Enrico
Ruta - lo stato d’animo di Croce, testimonia Ruta, somiglia a un’“agonia”.
“Donna Nella” morì
a Raiano, in Abruzzo, dove l’aria si pensava che le giovasse. A 43 anni, di broncopolmonite con sopraggiunta pleurite. Croce
ne subì un crollo psicologico, secondo gli amici che lo frequentavano. Benedetto,
scrisse Ruta a Prezzolini, “il freddo loico, l’uomo che tiene una femmina per
igiene e per divertirsi come con un grazioso cagnolino, ha pianto con me tutte
le sue lacrime... Non ho mai visto un uomo che ama la sua donna con tale
passione”. Alla cugina Teresina, Croce confidava: “La ferita che mi si è aperta
nel cuore non si rimarginerà mai”.
Con Renato Serra si
ricomponeva presto filosoficamente, seppure amaro: “Noi dobbiamo amare e
legarci, ma dobbiamo essere pronti a distaccarci senza cadere. E per non
cadere, non c' è altro modo che svolgere in sé il senso dei doveri verso la
vita. Altrimenti cosa resta? Il lurido suicidio o il lurido manicomio”. Filosofia
confermata da Ruta qualche anno dopo: “Davanti a Croce era un trivio:
uccidersi, impazzire o ammogliarsi. La casa vuota era intollerabile”. Il 7 marzo 1914, a cinque mesi e mezzo dalla
morte di Angelina, Croce ha già sposato Adele Rossi, una giovane torinese sbarcata
a Napoli per preparare la tesi laurea, che ha frequentato palazzo Filomarino vivente
ancora Angelina. Il cui ritratto rimarrà nella biblioteca.
astofo@antiit.eu
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