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domenica 20 settembre 2026

Quando la Russia, rivoluzionaria, rideva

 

“Alle origini del teatro satirico russo, 1917-1924”: un tema vasto, ancorché per un perido ristrezptto, essendo all’origine – all'origine e alla fne – del sovietismo come rivoluzione, dell’illusione comunista e libertaria della rivoluzione d’Ottobre. Erano anche anni di grandissima, enorme, felicità creativa. Innestata sulla più diffusa, popolaresca, anche involgarita forma tradizionale di teatro russo - avvicinata alla commedia dell'arte, ma solo per facilitarne la lettura.

Balagan è baraccone in russo. Nella fattispecie una sorta di tendone da circo, un "teatrino" che si metteva su, e spesso si smontava, nel Sette e Ottocento, per fare spettacolo  di varietà o teatrale nelle periferie e la provincia russe. Poi acomparso, negli anni 1930, dopo la fioritura rivoluzionaria, resta, come vocabolo, nel senso di spettacolo grossolano.

Antonella D'Amelia, parte del primo gruppo, "scelto", di allievi slavisti di Ripellino al suo debutto alla Sapienza nel 1961-1962, con Serena Vitale, Cesare G. De Michelis, Caterina Graziadei tra gli altri, e poi emerito di Letteratura russa all’Università di Salerno, è forse quella che più ha vissuto la passione del maestro per le maschere, le scene, i costumi - la scena. Tra Gogol', i russi in Italia, i tanti russi in Europa, e ora con questa summa della rivisitazione popolaresca del teatro - negli anni in cui la libertà sembrò possibile.

Qui rifà' informalmente, ne ripercorre l'impianto -, il classico ripelliniano "Majakowskij e il teatro russo d'avanguardia", prospettandone il retroterra, culturale e organizzativo. Con uno scavo ammirevole, di tracce trascurate o eluse. In una dettagliata "Appendice" recuperando "una moltitudine di artisti, attori, registi, ballerini, musicisti e scrittori poco noti fuori dai confini russi". Un mondo e figure marginali, rispetto al grande teatro e ai grandi innovatori coevi, Stanislavskij, Mejerchol’d, Vachtangov, l'immancabile Majakovskij. In "anni di rivoluzioni, guerra civile, carestia, penuria di rifornimenti alimentari, fucilazioni, progressive limitazioni della libertà di pensiero, di parola e di stampa". Ma fertili, come forse non mai in cosi breve lasso di tempo - "ma anche anni di progetti grandiosi, di rilevanti utopie nel mondo dell’arte».

Una trattazione varia, benché specialistica, minuta.  Il fenomeno russo ambientando con la "Pietrogrado negli anni del comunismo di guerra ". E con il complesso - discusso - ruolo di Gor’kij, "Gor'kij e 'I pensieri inattuali' ". E un excursus tra i maggiori visitatori, tra essi Bertrand Russell, Herbert Wells, Ėmma Gol’dman, Walter Benjamin, Joseph Roth, Isaac Singer ("Intermezzo: con gli occhi degli stranieri".

In sintesi, la riscoperta e la documentazione di un  "teatro politico di propaganda" . Che lega il moto rivoluzionario - "Un teatro del popolo per il popolo" - alla diffusa teatralità che dall’inizio del Novecento si era diffusa tra "caffè letterari, club d’artisti, taverne, teatrini di miniature, cabaret che sorgono ovunque come funghi e diventano nel tempo innovativi laboratori di sperimentazione teatrale e artistica"  ("Teatrini di miniature e cabaret tra numeri di varietà e impegno politico"). Un passione teatrale collegata a - derivata da - gli "spettacoli delle fiere sotto le montagne ghiacciate e nei baracconi che ogni anno nelle settimane di Carnevale e Pasqua si allestivano su vasti piazzali vicino ai fiumi",  risuscitando "i ‘palcoscenici mobili’ dei primordi sovietici (teatri-tram che battono con tirate, slogan e cartelloni le vie cittadine; treni e battelli di propaganda che  portano in ogni contrada messaggi sulla guerra e sulle conquiste bolsceviche", tra "brevi scenette satiriche". Collettivi di improvvisati girovaghi che danno voce al terevsat, il Teatro della satira rivoluzionaria. E l’agitsud, "il processo pubblico di propaganda in cui si metteva alla berlina un personaggio dell’epoca". Col litmontaž, il "montaggio letterario", stralci di documenti pubblici rimontati per illustrare  un fatto o argomento di attualità. La živaja gazeta (il ‘giornale parlato’). E le fastose inscenirovki, "azioni teatrali di massa" dai titoli roboanti - queste, sì,  di clssse, realizzate a Pietrogrado e modellate sul "Mistero buffo" di Majakovskij, come inscenato da Mejerchol’d nel primo anniversario della rivoluzione. Col contributo di Annenkov, Evreinov, Radlov, Al’tman, e altri artisti elencati, che arricchiscono il genere popolaresco di "echi delle teorie sul teatro di Vjačeslav Ivanov, acrobazie circensi, alcune teorizzazioni del Proletkul’t, gli interventi futuristi sull’architettura urbana".

Una ricerca dettaglista, nell'insieme e nei particolari, anche minimi. In una architettura narrativa che ha del prodigioso per un lavoro filologico. Con un corposo, molto suggestivo di suo, inserto fotografico in ottima colorazione di scene, bozzetti, costumi, che da soli materializzano lo spirito e i contenuti della ricerca.

Antonella D’Amelia, In principio era il Balagan, “Europa Orientalis”, Università di Salerno, pp. 311, ill,, sip

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